{"id":3549,"date":"2015-01-02T17:07:16","date_gmt":"2015-01-02T17:07:16","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3549"},"modified":"2015-01-03T03:35:37","modified_gmt":"2015-01-03T03:35:37","slug":"2-gennaio-2015-garanti-competenti-e-il-rispetto-di-giovani-studenti-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3549","title":{"rendered":"2 gennaio 2015  &#8211;  Garanti, competenti e il rispetto di giovani studenti \u2013 4"},"content":{"rendered":"<p>Speravo di concludere prima questa miniserie , ma quest\u2019ultima puntata mi ha un po\u2019 tormentato. Comunque le precedenti si trovano nelle tre giornate che collego con link:<br \/>\n15 dicembre\u00a0 <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3501\">https:\/\/diariealtro.it\/?p=3501<\/a><br \/>\n16 dicembre\u00a0 <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3510\">https:\/\/diariealtro.it\/?p=3510<br \/>\n<\/a>18 dicembre\u00a0 <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3522\">https:\/\/diariealtro.it\/?p=3522<\/a><\/p>\n<p><strong><strong>L\u2019imperativo categorico (mutilato)<\/strong><\/strong><\/p>\n<p>Finalmente sono arrivata a Kant, di cui il\u00a0 relatore n. 1 nel suo intervento aveva\u00a0 citato integralmente la seconda formula dell\u2019imperativo categorico \u00ab<em><em>agisci in modo tale da considerare\u00a0 l\u2019umanit\u00e0\u00a0 in te e negli altri, sempre anche come un fine, mai soltanto come mezzo\u00bb.<\/em><\/em> Non ho nulla da obiettare sull\u2019insieme della relazione anche se non apprezzo le citazioni decontestualizzate che, prese in s\u00e9, scatenano di regola non tanto la riflessione quanto l\u2019esplosione dei buoni sentimenti e le fibrillazioni del cosiddetto buon senso che trova belle parole cui aggrapparsi spesso falsificandone il significato. Il mio problema \u00e8 sorto a relazione conclusa quando ho chiesto ai presenti (relatori e garanti) ragione della loro eventuale soddisfazione per la sottrazione alla legge e la riduzione ad esecuzione di una circolare di un principio fondante la nostra civilt\u00e0, la garanzia del certificato di nascita. Per chiarezza premetto, ricordando l\u2019art. 7 della Convention\u00a0 on the Rights of the Child (in Italia legge 176\/1991) ci\u00f2 che autorevolmente ne dice Geeta Rao Gupta, Vicedirettore dell\u2019UNICEF.\u00a0 \u00ab<em>La registrazione alla nascita \u00e8 pi\u00f9 di un semplice diritto. Riguarda il modo in cui la societ\u00e0 riconosce l\u2019identit\u00e0 e l\u2019esistenza di un bambino<\/em>. <em>La registrazione alla nascita \u00e8 fondamentale per garantire che i bambini non vengano dimenticati, che non vedano negati i propri diritti o che siano esclusi dai progressi della propria nazione<\/em>\u00bb. Il relatore del 10 dicembre, riferendosi alla mia domanda, ha esordito cos\u00ec: \u00ab<em>possiamo realizzare questo diritto e questo ideale che ci preme nel momento in cui troviamo una risposta anche a certe paure reali e irrazionali che le persone hanno rispetto alla loro sicurezza<\/em>\u00bb \u00a0\u00ab<strong><em><strong>Cio\u00e8 a me interessa portare a casa il risultato\u00bb. *<br \/>\n<\/strong><\/em><\/strong>Poi, evidentemente per concentrare l\u2019attenzione su un cammino storicamente almeno in parte realizzato, ha segnalato contraddizioni originaria fra i principi della Costituzione degli Stati Uniti e il trattamento di neri e donne. Molto disinvoltamente ha cos\u00ec trasferito il ragionamento dall\u2019esistenza giuridica che il certificato di nascita garantisce a specifici diritti negati a particolari categoria di persone, di cui per\u00f2 non \u00e8 messa in dubbio l\u2019esistenza, negazioni cui via via la storia ha posto un almeno parziale rimedio promuovendo un cammino verso l\u2019uguaglianza. Ma per iniziare quel cammino negli USA si \u00e8 dovuta negare la liceit\u00e0 della schiavit\u00f9 e per farlo si \u00e8 combattuta una guerra (guerra di secessione 1861-1865).<br \/>\nIl relatore ha fatto per\u00f2 due affermazioni molto gravi e fra loro connesse, a mio parere pericolosamente. Infatti la ricerca del risultato nulla ha a che fare con l\u2019imperativo categorico di Kant alla cui seconda formula ha fatto esplicito riferimento (e questo spero che gli insegnanti presenti lo abbiano chiarito agli studenti al ritorno in classe) e ha subordinato il rispetto di quel diritto alle \u2018paure\u2019 di una parte della popolazione.<\/p>\n<p><strong><strong>Kant ci viene ancora in aiuto.<\/strong><\/strong><\/p>\n<p>Il nostro, che aveva pubblicato nel 1788 la Critica della ragion Pratica (da cui \u00e8 stata tratta la formula dell\u2019imperativo categorico citata il 10 dicembre), nel 1793 precisava in un prezioso breve saggio: <em>\u00abSi chiama teoria un complesso di regole anche pratiche, quando queste regole sono pensate come principi generali e si fa, inoltre, astrazione da una quantit\u00e0 di condizioni che pure hanno necessaria influenza sulla loro applicazione. Inversamente non si chiama pratica qualsiasi atto, ma solo quello che attua uno scopo ed \u00e8 pensato in rapporto a certi principi della condotta rappresentati nella loro generalit\u00e0<strong><strong>\u00bb<\/strong><\/strong><\/em> E fra teoria e pratica <em>\u00abdeve aggiungersi un atto del giudizio per il quale l\u2019uomo pratico distingue se il caso cade o non sotto la regola<\/em><strong><em><strong><em>\u00bb<\/em><\/strong><\/em><\/strong>. **<br \/>\nSecondo il nostro relatore 1 quindi quell\u2019atto di giudizio per cui dovremmo chiederci se la teoria, quale espressa nella funzione che attribuiamo al certificato di nascita deve realizzarsi per tutti gli esseri umani o solo per una parte di loro (grande o piccola che sia), ha un limite quantitativo: \u00ab<em>Allora se io sento che una fetta della popolazione \u00e8 spaventata dall\u2019immigrato io devo lottare per riconoscere il diritto di riconoscere il diritto dei suoi figli e creare le condizioni per cui si abbassi una tensione sociale che non ci consente di essere puri, trasparenti e vedere il problema per quello che \u00e8<strong><strong><em>\u00bb <\/em><\/strong><\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Strategie<em><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><\/em><\/strong>Gi\u00e0 perch\u00e9 \u00a0<em>\u00ab<\/em><em>Si pone il problema delle strategie. Allora le strategie richiedono di trovare modi di crescita culturale perch\u00e9 noi dobbiamo far s\u00ec che i principi e i diritti siano sentiti come significativi per tutta la popolazione. Faccio un esempio. Noi dobbiamo lottare perch\u00e9 indipendentemente da chi \u00e8 tuo padre o da quelli che sono i [&#8230;] di tuo padre \u00a0un bambino appena nato andrebbe riconosciuto. Ma possiamo realizzare questo diritto e questo ideale che ci preme nel momento in cui troviamo una risposta anche a certe paure reali e irrazionali che le persone hanno rispetto alla loro sicurezza. Cio\u00e8 a me interessa portare a casa il risultato<strong><strong>\u00bb<\/strong><\/strong>. <\/em>Come volevasi dimostrare, mi avevano insegnato a scrivere a conclusione della dimostrazione di un teorema, solo che l\u2019obiettivo di \u2018portare a casa un risultato\u2019 \u00e8 estraneo alla pura formalit\u00e0 dell\u2019imperativo categorico e va considerato su altro piano..<\/p>\n<p>Restiamo quindi al rapporto teoria \u2013 pratica .<br \/>\n<strong><strong>Teoria<\/strong><\/strong>: l\u2019art. 7 della Convention (e conseguentemente della legge 176)<br \/>\n<em><strong><em>Art. 7 <\/em><\/strong><\/em><em>. Il fanciullo \u00e8 registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.<br \/>\n<\/em><strong> <strong> Pratica: \u00a0<\/strong><\/strong>la lettera g del comma 22 dell\u2019art 1 della legge 94\/2009 che contraddice la generalit\u00e0 dell\u2019art. 7<br \/>\n<strong><strong>Domanda per pronunciare un giudizio: \u00a0<\/strong><\/strong>Cade o no la limitazione imposta nel 2009 sotto la regola della teoria come espressa nell\u2019art. 7 della legge 176\/1991?<\/p>\n<p><strong><strong>Il prezzo delle strategie<br \/>\n<\/strong><\/strong>Articolo meglio la domanda retorica scritta sopra: la strumentalizzazione che la pratica impone quando subordina il diritto di un soggetto debole alle paure di una parte \u2018forte\u2019 della popolazione cade sotto la regola della teoria affermata nell\u2019art. 7? Sia chiaro che blandire questa parte (che si \u00e8 imposta nel 2009) nel caso specifico significa negare il riconoscimento dell\u2019identit\u00e0 e dell\u2019esistenza di un bambino.<br \/>\nEvidentemente c\u2019\u00e8 chi se la sente.<\/p>\n<p>NOTE * \u00a0Chi volesse leggere integralmente la risposta del relatore1 potr\u00e0 trovarla nel mio post del 15 dicembre nel capitoletto \u2018Illusa da giovane, scema da vecchia\u2019<br \/>\n** Sopra il detto comune: \u00abQuesto pu\u00f2 essere giustificato in teoria, ma non vale per la pratica\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Speravo di concludere prima questa miniserie , ma quest\u2019ultima puntata mi ha un po\u2019 tormentato. 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