{"id":3637,"date":"2015-02-04T07:55:21","date_gmt":"2015-02-04T07:55:21","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3637"},"modified":"2015-02-04T09:00:31","modified_gmt":"2015-02-04T09:00:31","slug":"4-febbraio-2015-rossana-rossanda-una-donna-che-non-voglio-dimenticare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3637","title":{"rendered":"4 febbraio 2015 -Rossana Rossanda &#8211; una donna che non voglio dimenticare"},"content":{"rendered":"<p><strong>Anniversario<\/strong>: 4 febbraio 1913 nasce Rosa Parks<\/p>\n<p><strong>Intervista di Antonio Gnoli la Repubblica &#8211; 1 febbraio 2015<\/strong><br \/>\nNella sua casa di Parigi la fondatrice del manifesto ricorda incontri e incomprensioni, amici ed avversari, delusioni e grandi sogni vissuti con il partito comunista Sommersi come siamo dai luoghi comuni sulla vecchiaia non riusciamo pi\u00f9 a distinguere una carrozzella da un tapis roulant. Lo stereotipo della vecchiaia sorridente che corre e fa ginnastica ha finito con l&#8217;avere il sopravvento sull&#8217;immagine ben pi\u00f9 mesta di una decadenza che provoca dolore e tristezza. Guardo Rossana Rossanda, il suo inconfondibile neo. La guardo mentre i polsi esili sfiorano i braccioli della sedia con le ruote. La guardo immersa nella grande stanza al piano terra di un bel palazzo sul lungo Senna. La guardo in quel concentrato di passato importante e di presente incerto che rappresenta la sua vita. Da qualche parte Philip Roth ha scritto che la vecchiaia non \u00e8 una battaglia, ma un massacro. La guardo con la tenerezza con cui si amano le cose fragili che si perdono. La guardo pensando che sia una figura importante della nostra storia comune. Legata al partito comunista, fu radiata nel 1969 e insieme, tra gli altri, a Pintor, Parlato, Magri, Natoli e Castellina, contribu\u00ec a fondare Il manifesto. Mi guarda un po&#8217; rassegnata e un po&#8217; incuriosita. Qualche mese fa ha perso il compagno K. S. Karol. \u00abPer una donna come me, che ha avuto la fortuna di vivere anni interessanti, l&#8217;amore \u00e8 stato un&#8217;esperienza particolare. Non avevo modelli. Non mi ero consegnata alle aspirazioni delle zie e della mamma. Non volevo essere come loro. Con Karol siamo stati assieme a lungo. Io a Roma e lui a Parigi. Poi ci siamo riuniti. Quando ha perso la vista mi sono trasferita definitivamente a Parigi. Siamo diventati come due vecchi coniugi con il loro alfabeto privato \u00bb, dice. Quando vi siete conosciuti esattamente? \u00abNel 1964. Venne a una riunione del partito comunista italiano come giornalista del Nouvel Observateur. Quell&#8217;anno mor\u00ec Togliatti. Lasci\u00f2 un memorandum che Luigi Longo mi consegn\u00f2 e che a mia volta diedi al giornale Le Monde, suscitando la collera del partito comunista francese\u00bb. Collera perch\u00e9? \u00abEra un partito chiuso, ortodosso, ligio ai rituali sovietici. Louis Aragon si lament\u00f2 con me del fatto che avrei dovuto dare a lui quello scritto. Lui si sarebbe fatto carico di una bella discussione in seno al partito. Per poi non concludere nulla. Era tipico\u00bb. Cosa? \u00abVedere questi personaggi autorevoli, certo, ma alla fine capaci di pensare solo ai propri interessi\u00bb. Ma non era comunista? \u00abEra prima di tutto insopportabile. Rivestito della fatua certezza di essere &#8220;Louis Aragon&#8221;! Ne conservo un ricordo fastidioso. La casa stupenda in rue Varenne. I ritratti di Matisse e Picasso che lo omaggiavano come un principe rinascimentale. Che dire? Provavo sgomento. E fastidio\u00bb. Lei come \u00e8 diventata comunista? \u00abScegliendo di esserlo. La Resistenza ha avuto un peso. Come lo ha avuto il mio professore di estetica e filosofia Antonio Banfi. Andai da lui, giuliva e incosciente. Mi dicono che lei \u00e8 comunista, gli dissi. Mi osserv\u00f2, incuriosito. E allarmato. Era il 1943. Poi mi sugger\u00ec una lista di libri da leggere. Tra cui Stato e rivoluzione di Lenin. Divenni comunista all&#8217;insaputa dei miei, soprattutto di mio padre. Quando lo scopr\u00ec si rivolse a me con durezza. Gli dissi che l&#8217;avrei rifatto cento volte. Avevo un tono cattivo, provocatorio. Mi guard\u00f2 con stupore. Replic\u00f2 freddamente: fino a quando non sarai indipendente dimentica il comunismo \u00bb. E lei? \u00abMi laureai in fretta. Poi cominciai a lavorare da Hoepli. Nella casa editrice, non lontano da San Babila, svolgevo lavoro redazionale, la sera frequentavo il partito\u00bb. Tra gli anni Quaranta e i Cinquanta era forte il richiamo allo stalinismo. Lei come lo visse? \u00abOggi parliamo di stalinismo. Allora non c&#8217;era questo riferimento. Il partito aveva una struttura verticale. E non \u00e8 che si faceva quello che si voleva. Ma ero abbastanza libera. Sposai Rodolfo, il figlio di Banfi. Ho fatto la gavetta nel partito. Fino a quando nel 1956 entrai nella segreteria. Mi fu affidato il compito di rimettere in piedi la casa della cultura\u00bb. Lei \u00e8 stata tra gli artefici di quella egemonia culturale oggi rimproverata ai comunisti. \u00abQuale egemonia? Nelle universit\u00e0 non ci facevano entrare\u00bb. Ma avevate le case editrici, il cinema, il teatro. \u00abAvevamo soprattutto dei rapporti personali\u00bb. Ma anche una linea da osservare. \u00abTogliatti era mentalmente molto pi\u00f9 libero di quanto non si sia poi detto. A me il realismo sovietico faceva orrore. Cosa posso dirle? Non credo di essere stata mai stalinista. Non ho mai calpestato il prossimo. A volte ci sono stati rapporti complicati. Ma fanno parte della vita\u00bb. Con chi si \u00e8 complicata la vita? \u00abCon Anna Maria Ortese, per esempio. L&#8217;aiutai a realizzare un viaggio in Unione Sovietica. Tornando descrisse un paese povero e malandato. Non ne fui contenta. Pensai che non avesse capito che il prezzo di una rivoluzione a volte \u00e8 alto. Glielo dissi. Avvertii la sua delusione. Come un senso di infelicit\u00e0 che le mie parole le avevano provocato. Poi, improvvisamente, ci abbracciammo scoppiando a piangere\u00bb. Pensava di essere nel giusto? \u00abPensavo che l&#8217;Urss fosse un paese giusto. Solo nel 1956 scoprii che non era quello che avevo immaginato \u00bb. Quell&#8217;anno alcuni restituirono la tessera. \u00abE altri restarono. Anche se in posizione critica. La mia libert\u00e0 non fu mai seriamente minacciata n\u00e9 oppressa. Il che non significa che non ci fossero scontri o critiche pesanti. Scrissi nel 1965 un articolo per Rinascita su Togliatti. Lo paragonavo al protagonista de Le mani sporche di Sartre. Quando il pezzo usc\u00ec Giorgio Amendola mi fece a pezzi. Come ti sei permessa di scrivere una cosa cos\u00ec? Tra i giovani era davvero il pi\u00f9 intollerante\u00bb. Citava Sartre. Era molto vicino ai comunisti italiani. \u00abPer un periodo lo fu. In realt\u00e0 era un movimentista. Con Simone De Beauvoir venivano tutti gli anni in Italia. A Roma alloggiavano all&#8217;Hotel Nazionale. Lo vedevo regolarmente. Una sera ci si incontr\u00f2 a cena anche con Togliatti\u00bb. Dove? \u00abIn una trattoria romana. Era il 1963. Togliatti era incuriosito dalla fama di Sartre e quest&#8217;ultimo guardava al capo dei comunisti italiani come a una risorsa politica. Certamente pi\u00f9 interessante dei comunisti francesi. Per\u00f2 non si impressionarono l&#8217;un l&#8217;altro. La sola che parlava di tutto, ma senza molta emotivit\u00e0, era Simone. Quanto a Sartre era molto alla mano. Mi sorpresi solo quando gli nominai Michel Foucault. Reag\u00ec con durezza\u00bb. Foucault aveva sparato a zero contro l\u2019esistenzialismo. Si poteva capire la reazione di Sartre. \u00abAvevano due visioni opposte. E Sartre avvertiva che tanto Foucault quanto lo strutturalismo gli stavano tagliando, come si dice, l\u2019erba sotto i piedi\u00bb. Ha conosciuto Foucault personalmente? \u00abBenissimo: un uomo di una dolcezza rara. Studiava spesso alla Biblioteca Mazarine. E certi pomeriggi veniva a prendere il t\u00e8 nella casa non distante che abitavamo con Karol sul Quai Voltaire. Era un\u2019intelligenza di primordine e uno scrittore meraviglioso. Quando scopr\u00ec di avere l\u2019Aids, mi commosse la sua difesa nei riguardi del giovane compagno\u00bb. Un altro destino tragico fu quello di Louis Althusser. \u00abEro a Parigi quando uccise la moglie. La conoscevo bene. E ci si vedeva spesso. Un\u2019amica comune mi chiam\u00f2. Disse che Helene, la moglie, era morta di infarto e lui ricoverato. Naturalmente le cose erano andate in tutt\u2019altro modo\u00bb. Le cronache dicono che la strangol\u00f2. Non si \u00e8 mai capita la ragione vera di quel gesto. \u00abHelene venne qualche giorno prima da me. Era disperata. Disse che aveva capito a quale stadio era giunta la malattia di Louis\u00bb. Quale malattia? \u00abAlthusser soffriva di una depressione orribile e violenta. E penso che per lui fosse diventata qualcosa di insostenibile. Non credo che volesse uccidere Helene. Penso piuttosto all\u2019incidente. Alla confusione mentale, generata dai farmaci\u00bb. Era stato uno dei grandi innovatori del marxismo. \u00abAlcuni suoi libri furono fondamentali. Non le ultime cose che uscirono dopo la sua morte. Non si pu\u00f2 pubblicare tutto\u00bb. A proposito di depressione vorrei chiederle di Lucio Magri che qualche anno fa, era il 2011, scelse di morire. Lei ebbe un ruolo in questa vicenda. Come la ricorda oggi? \u00abLucio non era affatto un depresso. Era spaventosamente infelice. Aveva di fronte a s\u00e9 un fallimento politico e pensava di aver sbagliato tutto. O meglio: di aver ragione, ma anche di aver perso. Dopo aver litigato tante volte con lui, lo accompagnai a morire in Svizzera. Non mi pento di quel gesto. E credo anzi che sia stata una delle scelte pi\u00f9 difficili, ma anche profondamente umane\u00bb. Tra le figure importanti nella sua vita c\u2019\u00e8 stata anche quella di Luigi Pintor. \u00abLui, ma anche Aldo Natoli e Lucio Magri. Tre uomini fondamentali per me. Non si sopportavano tra di loro. Cucii un filo esile che prov\u00f2 a tenerli insieme\u00bb. Parlava di fallimento politico. Come ha vissuto il suo? \u00abCon la stessa intensa drammaticit\u00e0 di Lucio. Quello che mi ha salvato \u00e8 stata la grande curiosit\u00e0 per il mondo e per la cultura. Quando Karol era bloccato dalla malattia, mi capitava di prendere un treno la mattina e fermarmi per visitare certi posti meravigliosi della provincia e della campagna e tornare la sera. Godevo della bellezza dei luoghi che diversamente dall\u2019Italia non sono stati rovinati\u00bb. Se non avesse fatto la funzionaria comunista e la giornalista cosa avrebbe voluto fare? \u00abHo una certa invidia per le mie amiche \u2014 come Margarethe von Trotta \u2014 che hanno fatto cinema. In fondo i buoni film come i buoni libri restano. Il mio lavoro, ammesso che sia stato buono, \u00e8 sparito. In ogni caso, quando si fa una cosa non se ne fa un\u2019altra\u00bb. Il suo esser comunista avrebbe potuto convivere con qualche forma di fede? \u00abNon ho pi\u00f9 un\u2019idea di Dio dall\u2019et\u00e0 di 15 anni. Ma le religioni sono una grande cosa. Il cristianesimo \u00e8 una grande cosa. Paolo o Agostino sono pensatori assoluti. Ho amato Dietrich Bonhoeffer. Straordinario il suo magistero. E il suo sacrificio\u00bb. Si accetta pi\u00f9 facilmente la disciplina di un maestro o quella di un padre? \u00abI maestri li scegli, o ti scelgono. I padri no\u00bb. Il rapporto con suo padre come \u00e8 stato? \u00abEra un uomo all\u2019antica. Parlava greco e latino. Si laure\u00f2 a Vienna. C\u2019era molta apprensione economica in famiglia. La crisi del 1929 colp\u00ec anche noi che eravamo parte dell\u2019impero austro-ungarico. Il nostro rapporto, bello, lo rovinai con parole inutili. Con mia madre, pi\u00f9 giovane di vent\u2019anni, eravamo in sintonia. Sembravamo quasi sorelle. Si scappava in bicicletta per le stradine di Pola\u00bb. Dove lei \u00e8 nata? \u00abS\u00ec, siamo gente di confine. Gente istriana, un po\u2019 strana\u00bb. Si riconosce un lato romantico? \u00abSe c\u2019\u00e8 si ha paura di tirarlo fuori. Non c\u2019\u00e8 donna che non senta forte la passione. Dai 17 anni in poi ho spesso avvertito la necessit\u00e0 dell\u2019innamoramento. E poi ho avuto la fortuna di sposare due mariti, passabilmente spiritosi, che non si sono mai sognati di dirmi cosa fare. Ho condiviso parecchie cose con loro. Poi i casi della vita a volte remano contro\u00bb. Come vive il presente, questo presente? \u00abCome vuole che lo viva? Met\u00e0 del mio corpo non risponde. E allora ne scopri le miserie. Provo a non essere insopportabile con chi mi sta vicino e penso che in ogni caso fino a 88 anni sono stata bene. Il bilancio, da questo punto di vista, \u00e8 positivo. Mi dispiacerebbe morire per i libri che non avr\u00f2 letto e i luoghi che non avr\u00f2 visitato. Ma le confesso che non ho pi\u00f9 nessun attaccamento alla vita\u00bb. Ha mai pensato di tornare in Italia? \u00abNo. Qui in Francia non mi dispiace non essere pi\u00f9 nessuna. In Italia la cosa mi infastidirebbe\u00bb. \u00c8 l\u2019orgoglio che glielo impedisce? \u00ab\u00c8 una componente. Ma poi che Paese siamo? Boh\u00bb. E le sue radici: Pola? L\u2019Istria? \u00abCosa vuole che siano le radici. Non ci penso. La vera identit\u00e0 uno la sceglie, il resto \u00e8 caso. Non vado pi\u00f9 a Pola da una quantit\u00e0 di anni che non riesco neppure a contarli. Ricordo il mare istriano. Alcuni isolotti con i narcisi e i conigli selvaggi. Mi manca quel mare: nuotare e perdermi nel sole del Mediterraneo. Ma non \u00e8 nostalgia. Nessuna nostalgia \u00e8 cos\u00ec forte da non poter essere sostituita dalla memoria. Ogni tanto mi capita di guardare qualche foto di quel mondo. Di mio padre e di mia madre. E penso di essere nonostante tutto una parte di loro come loro sono una parte di me\u00bb.<br \/>\n<em>pubblicata su la Repubblica di domenica 1 febbraio 2015 &#8211; <\/em><br \/>\n<em>See more at: http:\/\/fondazionepintor.net\/rossanda\/intervista\/gnoli\/#sthash.xRbr8u9r.dpuf<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anniversario: 4 febbraio 1913 nasce Rosa Parks Intervista di Antonio Gnoli la Repubblica &#8211; 1 febbraio 2015 Nella sua casa di Parigi la fondatrice del manifesto ricorda incontri e incomprensioni, amici ed avversari, delusioni e grandi sogni vissuti con il partito comunista Sommersi come siamo dai luoghi comuni sulla vecchiaia&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3637\" title=\"Read more 4 febbraio 2015 -Rossana Rossanda &#8211; una donna che non voglio dimenticare\">Read more &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,9],"tags":[25,29],"class_list":["post-3637","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache","category-razzismo","tag-donne","tag-informazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3637","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3637"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3637\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3641,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3637\/revisions\/3641"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3637"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3637"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3637"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}