{"id":376,"date":"2009-06-24T09:34:02","date_gmt":"2009-06-24T08:34:02","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.altervista.org\/blog\/?p=376"},"modified":"2009-06-24T09:34:02","modified_gmt":"2009-06-24T08:34:02","slug":"24-giugno-2009-5-diario-di-viaggio-iran-2009-unintervista-a-shirin-ebadi-e-un-articolo-del-premio-nobel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=376","title":{"rendered":"24 giugno 2009 &#8211; 5. Diario di viaggio, Iran 2009.                             Due interviste a Shirin Ebadi e un articolo del premio Nobel."},"content":{"rendered":"<p><strong>5 &#8211; Documentazione e un po&#8217; di terminologia<\/strong><br \/>\nGli articoli che trascrivo pi\u00f9 avanti riguardano tutti donne e in buona parte sono opera del premio Nobel Shirin Ebadi.<\/p>\n<p>Intendo la mia scelta di privilegiare l&#8217;informazione al femminile, come un piccolissimo omaggio a Neda, vittima simbolo di questo giugno iraniano.<br \/>\nTraggo le prime due interviste dal Numero 861 del 24 giugno 2009<br \/>\nNOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO &#8211; e-mail: <a href=\"mailto:nbawac@tin.it\">nbawac@tin.it<\/a><br \/>\nDirettore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9\/E, 01100 Viterbo\u00a0&#8211;<\/p>\n<p><strong>\u00a0IRAN. FRANCESCA CAFERRI INTERVISTA SHIRIN EBADI<br \/>\n<\/strong>Dal quotidiano &#8220;La Repubblica&#8221; del 23 giugno 2009 col titolo &#8220;&#8221;In Iran censura e violenza: chiedo l&#8217;aiuto dell&#8217;Europa&#8221;<\/p>\n<p>Avrebbe voluto tornare in Iran, ma i suoi amici l&#8217;hanno fermata. Da dieci giorni Shirin Ebadi \u00e8 in Europa. Gli occhi sono fissi a Teheran, dove la premio Nobel si ripromette di rientrare fra pochi giorni, ma la scelta, per ora, \u00e8 quella di rimanere lontana da casa, dove rischia l&#8217;arresto, per far sentire al mondo la voce dei riformisti iraniani. &#8220;Sono pi\u00f9 utile fuori dal Paese che all&#8217;interno, dove regna la censura&#8221;, spiega. La settimana scorsa la Ebadi \u00e8 andata alle Nazioni Unite di Ginevra per chiedere che le elezioni siano annullate. Ieri ha ripetuto questo messaggio all&#8217;Alto rappresentante per la politica estera della Ue Javier Solana: nelle prossime ore lo ribadir\u00e0 al Parlamento europeo.<br \/>\nFrancesca Caferri: Signora Ebadi, la tensione nel suo Paese \u00e8 altissima. Si aspettava quello che \u00e8 successo quando \u00e8 partita, il giorno delle elezioni?<br \/>\nShirin Ebadi: No. Tutti si aspettavano che avrebbe vinto Moussavi. Era un&#8217;opinione condivisa. Poi ci sono stati quei risultati e le persone hanno cominciato a chiedersi dove fossero finiti i loro voti. Ed \u00e8 esplosa la rabbia: non sono stati solo gli annunci sui falsi risultati che hanno fatto infuriare la gente. Ma soprattutto le premature congratulazioni della Guida suprema Khamenei ad Ahmadinejad. Nessuno poteva aspettarsi che le leggi venissero violate in questa maniera. N\u00e8 tantomeno questo comportamento verso il popolo.<br \/>\nFrancesca Caferri: Quindi lei pensa che ci siano stati brogli nei risultati&#8230;<br \/>\nShirin Ebadi: Gli oppositori di Ahmadinejad e le persone che dimostrano in piazza lo pensano. Giustamente, ritengo. I raid dei poliziotti dopo il voto, quando sono stati attaccati i dormitori degli studenti universitari e molte persone sono state arrestate, rendono questa ipotesi pi\u00f9 credibile. Ma a questo punto il fatto pi\u00f9 importante non sono pi\u00f9 i brogli ma la maniera in cui sono state trattate le persone che partecipavano alle proteste. La gente che manifesta pacificamente non merita di ricevere pallottole come risposta. Nessuno immaginava che il governo fosse cos\u00ec crudele e violento.<br \/>\nSono state aggredite persone indifese: la Costituzione iraniana dice che le manifestazioni e i raduni pacifici devono essere consentiti. Questo non \u00e8 stato rispettato. Tutto il mondo ha visto quanto pacifiche fossero le manifestazioni del popolo iraniano e quanto violenta la risposta.<br \/>\nFrancesca Caferri: Da fuori questa appare soprattutto come una rivolta di giovani e di donne: la sorprende?<br \/>\nShirin Ebadi: No. Sia i giovani che le donne negli ultimi anni hanno sofferto per la diseguaglianza, che comunque ha toccato tutta la popolazione. Volevano pi\u00f9 libert\u00e0, non erano soddisfatti, volevano cambiare. Pensavano, come tanta gente, che i riformisti avrebbero vinto. Sarebbe andata cos\u00ec se non ci fossero stati i brogli che hanno portato alla vittoria di Ahmadinejad. Di fronte a questo il popolo iraniano ha chiesto di annullare le elezioni: e non si fermer\u00e0 fino quando questo non succeder\u00e0.<br \/>\nFrancesca Caferri: Anche se questo significher\u00e0 pi\u00f9 violenza?<br \/>\nShirin Ebadi: Le persone che sono a favore delle riforme non ricorrono alla violenza. Non \u00e8 nel loro modo di comportarsi. La violenza \u00e8 venuta dalla parte della polizia e del governo. Le proteste continueranno, la gente non user\u00e0 la violenza, cos\u00ec come non l&#8217;ha usata fino a questo momento: in questa maniera otterr\u00e0 i risultati che vuole.<\/p>\n<p><strong>IRAN. FRANCESCA DONNER INTERVISTA RIYA HAKAKIAN<\/strong><br \/>\n[da Notizie Minime della nonviolenza in cammino&#8230;.<br \/>\nRingraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: <a href=\"mailto:sheela59@libero.it\">sheela59@libero.it<\/a>) per averci messo a disposizione la seguente intervista nella sua traduzione]<\/p>\n<p>Roya Hakakian, giornalista nata a Teheran, \u00e8 l&#8217;autrice di numerose raccolte di poesie e del romanzo autobiografico Viaggio dalla Terra del No. Poich\u00e9 ha lasciato l&#8217;Iran nel 1984 all&#8217;et\u00e0 di 18 anni non le \u00e8 mai stato permesso di tornare nel proprio paese.<br \/>\n*<br \/>\nFrancesca Donner: Qual \u00e8 stata la tua prima reazione nel vedere donne fra i dimostranti nelle strade dell&#8217;Iran?<br \/>\nRoya Hakakian: La presenza delle donne non \u00e8 affatto una sorpresa per me.<br \/>\nSono decenni che l&#8217;Iran ha un vigoroso movimento femminista. Negli ultimi anni &#8217;90 la nuova generazione si \u00e8 fatta avanti, e nei primi anni del 2000 le donne si sono organizzate ed unite in modi che non avevano pi\u00f9 sperimentato sin dalla rivoluzione del 1979. La cosa \u00e8 cominciata con il movimento raccoltosi attorno alla petizione per porre fine alle condanne a morte delle donne per lapidazione, e si \u00e8 espansa sino a divenire la campagna &#8220;Un milione di firme&#8221;. Perci\u00f2, quel che ho visto \u00e8 esattamente quel che mi aspettavo.<br \/>\nFrancesca Donner: Che rischi stanno correndo i dimostranti?<br \/>\nRoya Hakakian: Enormi. Solo guardando le fotografie e i video ti accorgi che il regime sta usando delle tattiche particolari: agenti travestiti armati di lame circolano tra la folla e aggrediscono i dimostranti dall&#8217;interno mentre questi si sentono relativamente al sicuro, convinti di essere circondati da persone che la pensano come loro. Non \u00e8 lontanamente paragonabile alla situazione del 1978-1979, quando lo Sci\u00e0 venne rovesciato. Sebbene io fossi molto giovane, ero conscia della nettezza del confronto: la gente sapeva chi stava fronteggiando, c&#8217;era una chiara contrapposizione tra le guardie ed i soldati dello Sci\u00e0 e il resto del popolo. I confini erano chiari, allora, ma il presente regime non agisce cos\u00ec. Alcuni giornalisti hanno notato l&#8217;uso di polizia che non parla persiano. Poich\u00e9 il regime teme che la lealt\u00e0 dei poliziotti possa andare altrove, ha importato truppe per il controllo della folla da altri paesi arabi, di modo che i dimostranti non possano comunicare con loro. Gli iraniani parlano persiano, gli arabi parlano arabo, e ci\u00f2 rende difficile comunicare e far passare la polizia dall&#8217;altra parte. Credo che a questo punto al regime non importi pi\u00f9 chi ha di fronte, se donne o uomini, giovani o vecchi. L&#8217;unica misura che pu\u00f2 garantire un certo grado di sicurezza \u00e8 il numero delle persone che scendono in strada. Negli scorsi 15 anni, non abbiamo mai avuto manifestazioni da un milione di persone. Negli ultimi giorni pi\u00f9 di un milione di persone hanno marciato per le strade di Teheran. La gente dev&#8217;essere talmente disgustata da essere pronta a pagare il prezzo che la protesta richiede.<br \/>\nFrancesca Donner: \u00c8 un momento di cambiamento per le donne?<br \/>\nRoya Hakakian: Si&#8217;. Il movimento femminista, che non \u00e8 mai scomparso in Iran, si \u00e8 unito ad altri movimenti contrari al regime. Ci\u00f2 era accaduto in Iran anche alla fine degli anni &#8217;70, ma purtroppo ebbe un effetto terribile sul movimento delle donne. Le donne in qualche modo si convinsero che le restrizioni alla loro libert\u00e0 non erano poi cos\u00ec importanti, che dovevano fare sacrifici per il bene comune, cos\u00ec lo Sci\u00e0 se ne and\u00f2, e arrivarono i veli. Questa generazione di femministe \u00e8 molto pi\u00f9 avvisata al proposito. E i movimenti sociali sono molto pi\u00f9 favorevoli alle cause delle donne di quanto lo fossero negli anni &#8217;70. Trent&#8217;anni pi\u00f9 tardi, gli uomini iraniani hanno compreso che il loro destino \u00e8 legato a quello delle donne iraniane: se le donne stanno meglio, gli uomini staranno meglio anche loro.<br \/>\nFrancesca Donner: La moglie di Mousavi, Zahra Rahnavard, rappresenta in qualche modo il volto nuovo delle donne in Iran?<br \/>\nRoya Hakakian: La sua presenza sulla scena politica \u00e8 una manifestazione della forza del movimento femminista. \u00c8 stata una strategia intelligente che lei fosse visibile. Mousavi voleva appellarsi alle donne, che costituiscono un grosso blocco elettorale, sono tenaci e sanno come organizzarsi. Cos\u00ec Mousavi, pi\u00f9 che a chiunque altro, ha parlato al<br \/>\nmovimento femminista.<br \/>\nFrancesca Donner: Che ruolo giocano internet e la moderna tecnologia nell&#8217;aiutare le iraniane a portare il loro messaggio all&#8217;esterno?<br \/>\nRoya Hakakian: Penso un ruolo enorme. Io ho una pagina su Facebook dove centinaia di persone sono diventate mie amiche dall&#8217;Iran. \u00c8 gente che non ho mai visto o conosciuto. Postano fotografie, videoclips, notizie. Non ho avuto bisogno di guardare nessun telegiornale, guardo il telegiornale solo per misurare la differenza di tempo fra la velocit\u00e0 dei network sociali e la lentezza delle televisioni nel riportare le notizie.<br \/>\nFrancesca Donner: Cos&#8217;hai saputo negli ultimi anni della situazione delle donne in Iran? Le loro vite sono cambiate o no?<br \/>\nRoya Hakakian: Le situazioni variano. La vita pu\u00f2 essere molto differente per una donna che abiti in una grande citt\u00e0 o in un remoto villaggio. C&#8217;\u00e8 stata per\u00f2 una grande metamorfosi dal 1979, quando il regime cominci\u00f2 ad erodere e cancellare i diritti delle donne che sotto lo Sci\u00e0 il movimento femminista era persino riuscito ad estendere. Il regime teocratico ha adottato un approccio molto &#8220;macho&#8221;, e ha visto come una priorit\u00e0 assoluta lo spingere indietro le donne. Ha istituito i codici di abbigliamento ed ha chiuso importanti campi accademici alle donne, come la legge e l&#8217;ingegneria.<br \/>\nNon aveva messo in conto l&#8217;enorme contrattacco che ne sarebbe scaturito, e non solo da donne che avevano goduto delle loro libert\u00e0. Le sfide sono venute al regime anche dall&#8217;interno, dalle &#8220;loro&#8221; donne, che hanno detto: &#8220;Siamo musulmane, abbiamo il velo in testa e vogliamo partecipare. Continuate a ripeterci che siamo fratelli e sorelle, perci\u00f2, fintanto che siamo devote, dovete garantirci pari opportunit\u00e0&#8221;. Il regime aveva promosso e incoraggiato le donne &#8220;devote&#8221;, e spesso erano donne che non avevano mai pensato a se stesse fuori dalla cucina, perci\u00f2 esse si sono sentite legittimate a protestare. \u00c8 stato un risvolto a cui gli uomini non avevano pensato. Queste donne hanno contribuito a coltivare un&#8217;intera generazione che in precedenza non era politicamente attiva.<br \/>\nFrancesca Donner: A questo punto, qual \u00e8 la tua pi\u00f9 grande speranza per le donne iraniane?<br \/>\nRoya Hakakian: Che ottengano una pi\u00f9 vasta solidariet\u00e0 e che si dedichino con forza alla causa femminista. Molto di quel che vediamo in questo stesso momento, quello che percepiamo come un grande movimento sociale contro i brogli elettorali, viene in realt\u00e0 dall&#8217;enorme ammontare di attivit\u00e0 svolte nel corso degli anni dal movimento femminista. Le donne sono quelle che hanno messo insieme le infrastrutture, che hanno pianificato ed organizzato le manifestazioni, e sanno come farlo bene. Il movimento odierno deve moltissimo della sua esistenza a quello delle donne, ed alle infrastrutture che le donne hanno costruito.<br \/>\nFrancesca Donner: Cosa possono fare le persone che in tutto il mondo vorrebbero mostrare il loro sostegno all&#8217;eguaglianza delle donne in Iran?<br \/>\nRoya Hakakian: Si potrebbe cominciare una campagna portando nastri o distintivi. Ma soprattutto dobbiamo tenere in mente questo: siamo tutti molto pi\u00f9 connessi, come esseri umani, di quanto lo siamo mai stati. I nostri destini sono legati insieme, interdipendenti.<\/p>\n<p>Riporto ora un articolo, sempre di Shirin Ebadi, tratto -Gioved\u00ec 12 Febbraio,2009 \u2013 dal sito ildialogo.org<br \/>\nLA DONNA E IL DIVORZIO IN IRAN di Javad Daneshpour<\/p>\n<p>Le donne iraniane sono costrette a convivere con una situazione paradossale. Da un lato hanno conquistato ampi spazi nella societ\u00e0 (pi\u00f9 del 65% degli iscritti all\u2019universit\u00e0\u2019 sono donne e molte di loro ricoprono posti di rilievo a livello professionale) e dall\u2019altro devono ancora lottare per affermare i propri diritti in una societ\u00e0 intrisa di una tradizione e di una religione interpretate in modo maschilista. Il movimento femminile iraniano resta, tuttavia, molto combattivo, al di l\u00e0 dei molti ostacoli legali e istituzionali, delle minacce e degli arresti. L\u2019iniziativa pi\u00f9 rilevante \u00e8 stata la Campagna di un milione di firme per cambiare le leggi discriminatorie per le donne in Iran, dichiarata vincitrice del Premio Simone de Beauvoir 2009, un premio destinato al personaggio femminile pi\u00f9 meritevole nel campo della lotta contro le discriminazioni e per la libert\u00e0 della donna.<\/p>\n<p>Questo articolo, scritto da Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace 2003, \u00e8 apparso sul quotidiano Rooz on line, il 6 febbraio 2009, e tratta di una nuova norma che riduce ulteriormente i diritti gi\u00e0 limitati delle donne iraniane.<\/p>\n<p><strong>OGNUNO INFORMI ALTRE CINQUE PERSONE<br \/>\n<\/strong>La protesta delle donne iraniane al disegno di legge intitolato \u201cDiritto di Famiglia\u201d e il parziale smacco dei conservatori nell\u2019imporre loro ulteriori maggiori limitazioni con il matrimonio ha indotto i difensori delle leggi misogine a escogitare un nuovo espediente. Questo espediente consiste nel cercare di \u201cingannare legalmente\u201d le donne, al momento della stipula del contratto di matrimonio, grazie a una piccola ma determinante variante al contratto stesso. Ci\u00f2 \u00e8 reso possibile grazie alla sostituzione di un termine arabo, \u2018end ol motaleba, con un altro termine anch\u2019esso arabo, \u2018end ol esteta, in un contesto dove, probabilmente, la maggior parte delle donne non solo non si accorge di questa modifica, ma anche nel caso in cui se ne accorgesse, non si renderebbe conto delle gravi ripercussioni giuridiche del nuovo termine, di cui, probabilmente, molte di loro ignorano perfino il significato.<br \/>\nBisogna chiarire che, in Iran, da circa settanta anni, nel contratto di matrimonio, veniva fissato il mehrieh, che la moglie poteva esigere \u2018end ol motaleba, vale a dire in qualsiasi momento avesse voluto reclamarlo, anche subito dopo il matrimonio, e che il marito aveva l\u2019obbligo di onorare. L\u2019aggiunta di questa clausola e la sottoscrizione del contratto erano molto importanti poich\u00e9, in caso di fallimento del matrimonio, offriva alla donna una possibilit\u00e0 \u2013 anche se minima \u2013 di mettere fine alla vita coniugale.<br \/>\n\u00c8 noto che in Iran, la legge riconosce all\u2019uomo il diritto al divorzio, mentre la donna pu\u00f2 avvalersi di questo diritto solo se pu\u00f2 dimostrare che il marito \u00e8 violento o \u00e8 affetto da gravi problemi psichici o fisici. L\u2019iter \u00e8 talmente impervio che molte donne, che vorrebbero mettere fine alla vita coniugale, si trovano costrette, loro malgrado, a portare avanti per lunghi anni e, a volte, per tutta la vita, una difficile convivenza matrimoniale. In queste circostanze segregazioniste, l\u2019unica via di uscita per affrancarsi da una tale situazione era esigere il mehrieh, in altri termini la donna considerando il mehrieh qualcosa di \u2018end ol motalebe (comunque esigibile) nel contratto di matrimonio, poteva rivolgersi al tribunale e nel caso in cui il marito non fosse stato in grado di onorare la richiesta, in cambio della rinuncia al mehrieh poteva convincere o costringere il marito al divorzio (la famosa frase: \u201cRinuncio al mehrieh e mi salvo la vita.\u201d). Comunque neppure questa via si rivelava per molte donne, reticenti per vari motivi a citare il marito in giudizio per esigere il mehrieh, una soluzione per affrancarsi da una vita grama. Restava, tuttavia, per una buona parte di quelle donne, che erano scontente della vita coniugale e non avevano diritto di chiedere il divorzio, l\u2019unica via percorribile. In breve, il mehryeh, essendo \u2018end ol motaleba, restava l\u2019unico strumento per le donne private del diritto al divorzio.<br \/>\nLa recente modifica al contratto di matrimonio toglie, purtroppo, anche questa minima possibilit\u00e0. Nei nuovi contratti di matrimonio, dopo l\u2019indicazione del mehryeh, viene stabilito che il mehryeh deve essere soddisfatto \u2018end ol esteta (in luongo di \u2018end ol motaleba). Questo vuol dire che il marito, contrariamente a prima, quando era tenuto a onorare il mehrieh \u201cnel momento in cui la moglie lo esigeva\u201d, ora \u00e8 tenuto a onorarlo \u201cnel momento in cui ha la possibilit\u00e0 di farlo\u201d. In altri termini, qualora una donna non tolleri pi\u00f9 suo marito e intenda porre fine alla vita coniugale, non solo non avr\u00e0 diritto al divorzio, ma, rivolgendosi al tribunale per esigere il mehrieh, non avr\u00e0 neppure la possibilit\u00e0 di divorziare dal marito, giacch\u00e9 il marito potr\u00e0 dichiarare in tribunale di essere nell\u2019impossibilit\u00e0 di onorare il mehrieh. Questo provvedimento, in un momento in cui i diversi strati sociali si trovano in difficolt\u00e0 economiche e molti uomini, per diverse motivazioni, possono sostenere o dimostrare di essere nell\u2019impossibilt\u00e0 di onorare il mehrieh, offre il destro a quegli uomini dispotici che vogliono costringere le mogli impotenti a non mettere fine alla vita coniugale.<br \/>\nL\u2019irrigidimento della legge in materia di matrimonio per le donne, come \u00e8 stato esposto, significa, forse, che, a seguito delle modifiche apportate ad hoc nel contratto di matrimonio, le donne iraniane non avranno pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di usare la leva del mehrieh per ottenere il divorzio?<br \/>\nBisogna precisare che questo diritto vige ancora, anche se con pi\u00f9 difficolt\u00e0 rispetto a prima. Tuttavia, perfino nella nuova situazione, le donne potrebbero impedire di vedere calpestata la loro minima possibilit\u00e0 di divorziare purch\u00e9 accorte e irremovibili sui loro diritti. Per fare ci\u00f2, \u00e8 necessario che le donne, al momento della stipula del contratto di matrimonio, pretendano che venga aggiunta allo stesso contratto una frase scritta a mano, che imponga che il mehrieh debba essere esigibile \u2018end ol motalebe. L\u2019aggiunta di questa formula, firmata da entrambi i coniugi prima del matrimonio, d\u00e0 la possibilit\u00e0 alla donna, nel caso in cui intenda mettere fine alla vita coniugale, di poter esigere il mehrieh in aula di tribunale. In questo modo, nel caso in cui il marito fosse impossibilitato a onorarlo, la donna, potrebbe divorziare dal marito, in cambio di rinuncia.<br \/>\nQuesta soluzione, in ogni caso, ha bisogno della fermezza delle donne, nel momento del matrimonio, per convincere il futuro marito a sottoscrivere questa clausola che non sar\u00e0 sempre facile e possibile. Ma, sicuramente, in molti casi, le donne, al momento del matrimonio, quando non ci sono ancora contrasti tra i coniugi e non c\u2019\u00e8 ancora un matrimonio, che le neghi il diritto al divorzio, possono mantenere un minimo di diritto, ricorrendo a questo sistema.<br \/>\nQui emerge una domanda importante: qual \u00e8 la percentuale delle donne a conoscenza di questa piccola modifica apportata al contratto di matrimonio e delle conseguenze che questa comporta? Logicamente questa percentuale non \u00e8 molto alta.<br \/>\nSembra, dunque, necessario che, a parte le attivit\u00e0, a lungo termine, dei militanti dei diritti della donna che cercano di contrastare le leggi e le regole segregazioniste in scala macroscopica, ogni donna (e sicuramente ogni uomo egualitario) si attivi per informare altri sulle nuove condizioni imposte alla donna, al momento del matrimonio, e i metodi per contrastare le nuove imposizioni.<br \/>\nA questo proposito, esorto ogni persona che legga questo articolo a farlo conoscere a cinque donne tra parenti e conoscenti. Ognuno di noi, tenti di chiarire ad almeno cinque donne iraniane quali varianti siano state apportate nei nuovi contratti di matrimonio, quali possano essere le conseguenze per la donna e come si possano contrastare gli effetti.<br \/>\nQuesto \u00e8 il minimo che possono fare, quanti diano importanza al destino delle proprie figlie e sorelle di fronte ai nemici incalliti della parit\u00e0 dei diritti tra donne e uomini.<br \/>\nShirin Ebadi (traduzione dal persiano di Javad Daneshpour)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due interviste a Shirin Ebadi e un articolo del premio Nobel.<\/p>\n<p>9 agosto 2010.<br \/>\nIl diario di un viaggio ormai lontano (Iran 2009 &#8211; organizzato da Confronti) si \u00e9 concluso qui.<br \/>\nProver\u00f2 a riprenderlo. Ho i miei appunti e categorie e tag potranno dare continuit\u00e0 al racconto<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6,13],"tags":[22,25,30],"class_list":["post-376","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-medio-oriente","category-viaggi","tag-confronti","tag-donne","tag-iran-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/376","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=376"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/376\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=376"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=376"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=376"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}