{"id":3764,"date":"2015-05-10T06:19:43","date_gmt":"2015-05-10T06:19:43","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3764"},"modified":"2015-05-10T06:38:35","modified_gmt":"2015-05-10T06:38:35","slug":"9-maggio-2015-clandestino-nellutero-valigia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3764","title":{"rendered":"10 maggio 2015  &#8211;  Clandestino nell\u2019utero-valigia"},"content":{"rendered":"<p><strong><strong>Dal blog di Daniele Barbieri, un pezzo di Daniela Pia<a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/ricongiungimento-familiare1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-3757\" src=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/ricongiungimento-familiare1-300x168.jpg\" alt=\"ricongiungimento familiare1\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/ricongiungimento-familiare1-300x168.jpg 300w, https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/ricongiungimento-familiare1.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/strong><\/strong><\/p>\n<p>Noi donne sappiamo cosa significa \u201ctrasportare\u201d un bambino.<\/p>\n<p>Ce lo portiamo appresso per nove mesi, quando tutto va bene. Lo culliamo nel liquido amniotico, gli parliamo senza proferir parola. Lo accarezziamo attraverso il ventre. Lo partoriamo nel dolore per godere subito dopo della gioia della sua pelle, del vagito, del pugno che stringe il dito e delle labbra che si attaccano al seno.<\/p>\n<p>Sappiamo che ogni distacco \u00e8 fonte di dolore, ansia e preoccupazione.<\/p>\n<p>Ma, nel nostro mondo fatto di tutele e certezze, il tempo del distacco possiamo gestirlo, sappiamo che nessuno potr\u00e0 frapporsi, senza fare i conti con la legge, a volte un poco miope, al ricongiungimento di una madre con il proprio figlio. Questo \u201cnaturalmente\u201d se sei una madre dell\u2019opulento Occidente industrializzato, membro dunque della \u201ccivilissima\u201d Europa, quella trincerata dietro il filo spinato di una linea Maginot tesa a escludere gli ultimi, i fratelli e i figli pi\u00f9 bisognosi: quelli che eravamo noi\u2026 non molto tempo fa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se sei nato dalla parte sbagliata del mondo \u2013 quello che fa partorire infinite volte nel dolore, nella fame, nella guerra \u2013 il distacco si fa odissea. E il mare non \u00e8 liquido amniotico ma nemico, una scommessa che sai di poter perdere ma che devi fare se vuoi far sopravvivere i tuoi figli. \u00abFatti non fummo a viver come bruti, ma seguir virtute e conoscenza\u00bb ma quella conoscenza pare perduta nel nostro comodo <em>experire<\/em> il mondo.<\/p>\n<p>Quando non \u00e8 il mare, il limbo da attraversare per trovare una parvenza di futuro si fa aria. Cercare di ritrovare una madre attraverso l\u2019aria \u00e8 un poco pi\u00f9 arduo. Il cordone ombelicale si avviluppa e si annoda, persino in un trolley: solo che il neonato \u00e8 gi\u00e0 cresciuto, ha 8 anni ormai, eppure non ha dimenticato la postura fetale. La tiene per ore. Infinite. Il grembo di plastica non lo culla; non \u00e8 l\u2019 ecografia che lo indaga per tutelarlo, \u00e8 uno scanner che lo rivela per denunciarlo: clandestino. Bimbo clandestino alla ricerca del suo destino che ha nome di madre. Bizzarro bagaglio in mano a una fanciulla, nipote di Nessuno, 19 anni a sfidare il filo spinato che separa madri e figli.<\/p>\n<p>Sento di non poter contenere questa infamia. Mi arrogo il diritto di donna di appellarmi a tutti i tribunali del mondo perch\u00e9 facciano propria la postura fetale di un figlio che sfida la sorte e sceglie di rattrappirsi in un utero di plastica per ritrovare sua madre.<\/p>\n<p><strong><strong>Ne avevo scritto ieri e mi ripeto<\/strong><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019articolo che ho trascritto \u00e8 molto bello. Sono certa che emozioner\u00e0 molte donne, molte persone.\u00a0 Ha emozionato anche me, lo confesso, anche se sono allergica alle emozioni che ci giustificano quando ci rifiutiamo di uscire da noi stessi e agire su un piano di tutela di altrui diritti. Chiedo per\u00f2 a tutte le donne italiane che si sono sentite coinvolte da questo scritto di simpatizzare anche con le madri che \u2013 a causa della lettera g del comma 22 dell\u2019art. 1 del pacchetto sicurezza (legge 94\/2009) \u2013 hanno paura a registrare la nascita del proprio figlio. Ne ho scritto tante volte, riporto il link all\u2019ultima relazione organica (2 maggio) che ho trascritto, cui faccio seguire doverosamente il link dal blog di Barbieri.<br \/>\nIl\u00a0 bambino salvato (forse: sar\u00e0 ricongiunto a sua madre?) da una valigia mi fa pensare a Mos\u00e8 salvato dalla distruzione voluta dal faraone in un cestino di giunchi improprio quanto una valigia<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3746\"><u>https:\/\/diariealtro.it\/?p=3746<\/u><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/clandestino-nellutero-valigia\/\"><u>http:\/\/www.labottegadelbarbieri.org\/clandestino-nellutero-valigia\/<\/u><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal blog di Daniele Barbieri, un pezzo di Daniela Pia Noi donne sappiamo cosa significa \u201ctrasportare\u201d un bambino. Ce lo portiamo appresso per nove mesi, quando tutto va bene. Lo culliamo nel liquido amniotico, gli parliamo senza proferir parola. 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