{"id":3893,"date":"2015-07-17T19:42:01","date_gmt":"2015-07-17T19:42:01","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=3893"},"modified":"2015-07-17T19:42:01","modified_gmt":"2015-07-17T19:42:01","slug":"15-07-2015-se-terra-e-un-accordo-storico-se-non-terra-sarebbe-stato-tale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3893","title":{"rendered":"15-07-2015. \u2013 Se terr\u00e0 \u00e8 un accordo storico, se non terr\u00e0 sarebbe stato tale-2"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il pericolo non viene pi\u00f9 da Teheran\u00a0 Roberto Toscano<\/strong><\/p>\n<p>Oltre dieci anni di negoziati accompagnati da accanite polemiche e da quasi quotidiani dibattiti a livello politico e tra esperti. Ultimamente, una serie di scadenze che non erano tali, proroghe, negoziati ad oltranza. Finalmente, un accordo. Un accordo la cui importanza \u00e8 dimostrata nello stesso tempo sia dalla difficolt\u00e0 di raggiungerlo che dalla determinazione di entrambe le parti di conseguirlo nonostante critiche, accuse, ostilit\u00e0 e dubbi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le difficolt\u00e0, non ci si dovrebbe lasciare trarre in inganno dalle pur autentiche complessit\u00e0 del dossier nucleare, per superare le quali \u00e8 stata necessaria tutta l\u2019abilit\u00e0 di negoziatori di grande professionalit\u00e0. Se si fosse applicato il Tnp, il Trattato di non-proliferazione, una soluzione sarebbe stata trovata oltre dieci anni fa, ai tempi del governo riformista di Khatami, allora pronto ad accettare sostanzialmente gli stessi compromessi che sono alla base dell\u2019intesa di Vienna. In sintesi, un do ut des fra riconoscimento del diritto iraniano all\u2019energia nucleare e l\u2019accettazione di limiti e ispezioni.<\/p>\n<p>Ma l\u2019Iran era considerato \u00abspeciale\u00bb per tutta una serie di motivi: il lungo isolamento internazionale; la reciproca ostilit\u00e0 con gli Stati Uniti, retaggio di una storia difficile da superare; il sospetto delle sue ambizioni egemoniche da parte dei Paesi arabi del Golfo; le accuse israeliane di antisemitismo e intenzioni genocide, alimentate dalla retorica islamo-populista di Ahmadinejad.<\/p>\n<p>Se alla fine un accordo \u00e8 stato raggiunto \u00e8 perch\u00e9 sia americani che europei sono arrivati alla conclusione che &#8211; al di l\u00e0 della storia, delle rivalit\u00e0 geopolitiche, della retorica rivoluzionaria &#8211; l\u2019Iran \u00e8 in realt\u00e0 un Paese razionale, come ha detto Obama commentando l\u2019accordo, e che quindi con l\u2019Iran si possono raggiungere intese, accettare compromessi basati su considerazioni di interesse nazionale piuttosto che di ideologia, instaurare rapporti fatti di una miscela di collaborazione e contrapposizione, di contenimento e riconoscimento di legittimi interessi nazionali.<\/p>\n<p>Il vero scontro sull\u2019opportunit\u00e0 o meno di arrivare a un accordo sul nucleare, uno scontro che rimane aperto e che ancora potrebbe produrre sorprese (soprattutto nel Congresso americano &#8211; dove, come ha detto Obama, per evitare una bocciatura potrebbe essere necessario l\u2019uso del veto presidenziale), non \u00e8 mai stato, nonostante le apparenze, davvero centrato sul numero di centrifughe o sulle scorte di uranio arricchito, ma sulla natura del regime iraniano, sul suo ruolo regionale, sulle sue ambizioni geopolitiche.<\/p>\n<p>E\u2019 al riguardo rivelatore che negli ultimi giorni il negoziato abbia minacciato di arenarsi su un tema che non ha niente a che vedere con il nucleare, l\u2019embargo alla vendita di armi all\u2019Iran &#8211; che l\u2019accordo di Vienna mantiene comunque per i prossimi cinque anni &#8211; e che i nemici dell\u2019intesa, invece di prospettare improbabili \u00abprimi colpi\u00bb nucleari iraniani contro Israele, abbiano messo l\u2019accento sul pericolo che la fine delle sanzioni possa mettere a disposizione del regime iraniano enormi risorse finanziarie aggiuntive da adibire a una politica eversiva ed espansiva a livello regionale.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio dal contesto regionale che \u00e8 dipesa la disponibilit\u00e0 al compromesso (inevitabile quando non si tratta di una pura e semplice resa) da parte del Presidente Obama, e non solo. Si fa davvero molta fatica, oggi, ad accogliere la tesi di Netanyahu sull\u2019Iran come nemico principale e minaccia alla stabilit\u00e0 regionale se non mondiale nel momento in cui lo Stato Islamico rivela non solo una tremenda sostenibilit\u00e0 militare, ma anche ambizioni espansive dal punto di vista sia ideologico che territoriale. Ambizioni che il regime iraniano ha da tempo abbandonato, dopo i primi anni di illusioni rivoluzionarie, per una realistica constatazione dell\u2019impossibilit\u00e0 di estendere a livello regionale il khomeinismo per un Paese irrimediabilmente minoritario, in quanto persiano e non arabo, sciita e non sunnita.<\/p>\n<p>L\u2019Iran rimane anche dopo l\u2019accordo sul nucleare un interlocutore\/avversario problematico ma tutt\u2019altro che irrazionale o fanatico. Se mai cinico, abile nella strategia e nella tattica, ma nel perseguimento del proprio interesse nazionale e non di un disegno smisurato ed apocalittico (il Califfato) come quello dello Stato Islamico. Uno Stato Islamico la cui minaccia crediamo abbia non poco pesato nel convincere i 5+1 della necessit\u00e0 di raggiungere, attraverso la rimozione dell\u2019ostacolo costituito dalla questione nucleare, un tipo di rapporto meno conflittuale con l\u2019Iran, nella convinzione che Teheran possa costituire, come gi\u00e0 peraltro sta gi\u00e0 facendo in Iraq, un indispensabile baluardo contro l\u2019avanzata dello Stato Islamico e la minaccia di un crollo dello Stato iracheno.<\/p>\n<p>A Vienna si \u00e8 pensato certamente all\u2019Iraq, e anche alla Siria, dato che soltanto un deciso intervento iraniano potrebbe fare pendere la bilancia verso quella soluzione diplomatica che Assad, incapace di prevalere ma difficile da sconfiggere militarmente, potrebbe accettare soltanto dietro pressione del suo alleato principale, l\u2019Iran. Un Iran che non \u00e8 da escludere che sia pronto ad accettare un compromesso piuttosto che correre il rischio che la Siria finisca per cadere sotto il controllo del jihadismo pi\u00f9 radicale, contemporaneamente anti-occidentale e anti-iraniano.<\/p>\n<p>E\u2019 una scommessa forte e non priva di azzardo, ma non molto diversa da quella che fu a suo tempo alla base della distensione con l\u2019Urss e della normalizzazione con la Cina, avversari ben pi\u00f9 minacciosi, militarmente e ideologicamente, di quanto non sia mai stato l\u2019Iran. Una scommessa il cui esito promette (o minaccia, come ritiene chi la teme) di ristrutturare l\u2019intero quadro geopolitico del Medio Oriente e &#8211; va aggiunto &#8211; anche di determinare profonde trasformazioni interne nel regime iraniano. E\u2019 chiaro che Obama, accettando di iniziare un difficile processo di normalizzazione con l\u2019Iran, abbandona &#8211; e sauditi ed israeliani difficilmente lo perdoneranno per questo &#8211; il disegno, tanto ipotetico quanto rischioso, di un cambiamento di regime, ma faremmo bene a notare che non solo i cittadini iraniani, ma anche la stragrande maggioranza della diaspora iraniana, senza escludere i pi\u00f9 coraggiosi dissidenti, la cui credibilit\u00e0 politica e morale \u00e8 dimostrata dalla repressione patita, salutano questo accordo come la promettente premessa di un cambiamento nel regime capace di aprire la strada all\u2019emergere di un Paese pi\u00f9 prospero e pi\u00f9 forte anche internazionalmente, non pi\u00f9 isolato e boicottato. La speranza \u00e8 che in queste condizioni diventi pi\u00f9 facile riprendere anche se gradualmente un disegno di cambiamento in senso democratico. Proprio per questo motivo non mancano, nelle correnti pi\u00f9 radicali del regime, timori sulle possibili ripercussioni interne dell\u2019accordo concluso a Vienna.<\/p>\n<p>Subito chi \u00e8 contrario all\u2019accordo lo ha definito \u00abun regalo agli ayatollah\u00bb basato su pericolose concessioni. A Teheran, invece, \u00e8 grande festa popolare, non di regime.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2015\/07\/15\/cultura\/opinioni\/editoriali\/il-pericolo-non-viene-pi-da-teheran-h9mXnhgIA0kPorO2lQJrHI\/pagina.html\"><u>http:\/\/www.lastampa.it\/2015\/07\/15\/cultura\/opinioni\/editoriali\/il-pericolo-non-viene-pi-da-teheran-h9mXnhgIA0kPorO2lQJrHI\/pagina.html<\/u><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pericolo non viene pi\u00f9 da Teheran\u00a0 Roberto Toscano Oltre dieci anni di negoziati accompagnati da accanite polemiche e da quasi quotidiani dibattiti a livello politico e tra esperti. 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