{"id":4013,"date":"2015-09-14T08:07:57","date_gmt":"2015-09-14T08:07:57","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=4013"},"modified":"2015-09-14T08:07:57","modified_gmt":"2015-09-14T08:07:57","slug":"14-settembre-2015-smettiamola-di-tollerare-gli-intolleranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4013","title":{"rendered":"14 settembre 2015 &#8211;  Smettiamola di tollerare gli intolleranti"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>\u00a0da Internazionale, un articolo di Luigi Manconi, parlamentare <\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti.\u2013 Karl Popper<\/em><\/p>\n<p>Il sistema democratico \u00e8 quello dove la libert\u00e0 di espressione e di parola trova il suo massimo riconoscimento e prevede le tutele pi\u00f9 robuste per la sua piena affermazione. Al contempo \u00e8 proprio il sistema democratico quello in cui la libert\u00e0 di espressione e di parola \u00e8 pi\u00f9 frequentemente sottoposta a tensioni e messa alla prova da controversie intorno all\u2019esistenza o meno di vincoli e limiti al suo incondizionato dispiegarsi. Nel mio piccolo e in un singolare aggrovigliarsi di problematiche affini, ho dovuto affrontare in poche settimane una parte significativa delle contraddizioni che la libert\u00e0 di espressione e di parola pu\u00f2 incontrare. E ho dovuto assumere decisioni tutt\u2019altro che facili, per nulla automatiche e fatalmente tortuose. Espongo qui di seguito una premessa e tre vicende dove le questioni prima indicate si sono manifestate in tutta la loro scivolosit\u00e0 e ambiguit\u00e0. Premessa. Ritengo scontato che le parole di Domenico Dolce e Stefano Gabbana non debbano essere in alcun modo perseguite e sanzionate. Ma se questo \u00e8 fin troppo ovvio, tutto il resto \u00e8 maledettamente complicato. Uno. Il processo a carico di Erri De Luca per istigazione a delinquere. Qui siamo in presenza di un caso residuale di reato d\u2019opinione. Ovvero parole. Perle di saggezza o sesquipedali minchiate che siano, si tratta comunque di fonemi. Ed \u00e8 davvero puerile immaginare che eventuali atti di sabotaggio effettivamente compiuti da militanti No Tav siano stati determinati, o sollecitati, o incentivati o anche solo legittimati, dalle affermazioni di uno scrittore. D\u2019altra parte, questi ha avuto buon gioco a ricordare come il verbo sabotare abbia una pluralit\u00e0 di significati, e richiami una variet\u00e0 di esperienze storiche, non certo tutte riducibili ad atti di violenza e a manifestazioni cruente. E ha fatto bene De Luca a richiamare il \u201cbuon uso del sabotaggio\u201d, teorizzato e praticato dal mahatma Gandhi. Tutto ci\u00f2 non solo contribuisce a rendere poco plausibile l\u2019accusa di \u201cistigazione\u201d, ma consente soprattutto di misurare la distanza profonda tra libert\u00e0 di espressione (di qualunque espressione) e commissione di reati. Ma, detto questo, si pu\u00f2 entrare propriamente nel merito. Il \u201csabotaggio\u201d sarebbe il delitto cui, secondo la procura di Torino, De Luca avrebbe istigato i suoi lettori. E, in effetti, De Luca aveva parlato letteralmente di \u201csabotaggio\u201d della Tav, come unica alternativa alle mediazioni fallite. E come sabotaggio in senso letterale e tecnico sembrerebbe averlo inteso la procura: ovvero, come recita l\u2019articolo 508 del codice penale, quella forma particolare di danneggiamento di \u201cmacchine, scorte o strumenti destinati alla produzione (\u2026) industriale\u201d. Dunque, De Luca avrebbe istigato alla commissione (del tutto eventuale e ipotetica) di tale reato. Ma proprio a questo si riferiva De Luca dicendo che la Tav \u201cva sabotata\u201d? Forse intendeva, pi\u00f9 verosimilmente, il sabotaggio in senso atecnico, quale azione politica di contestazione e contrasto, ma non necessariamente violenta. In quest\u2019ipotesi, quindi, De Luca risponderebbe penalmente per aver espresso un\u2019opinione, al pi\u00f9 aver fatto propaganda politica avversa a un\u2019iniziativa del governo; nell\u2019esercizio, dunque, di un diritto fondamentale. E l\u2019imputazione ricorderebbe un po\u2019 quella \u201cpropaganda antinazionale\u201d che solo da otto anni non \u00e8 pi\u00f9 reato. E comunque, se anche alludesse non al sabotaggio in senso lato, ma proprio a quel particolare danneggiamento punito dal codice, De Luca risponderebbe pur sempre di un\u2019opinione. Che non sarebbe legittimo punire neppure per evitare che quegli atti di virtuale violenza cui egli istigherebbe siano poi, effettivamente, realizzati. In una democrazia, infatti, il limite ultimo cui pu\u00f2 spingersi la pena \u00e8 quello del tentativo: di quegli atti, cio\u00e8, finalizzati in maniera diretta e inequivocabile alla commissione di un delitto. Spingersi oltre vorrebbe dire processare e punire, appunto, le intenzioni. La conquista pi\u00f9 grande dei sistemi liberali e dello stato democratico \u00e8 quella di sostituire al diritto penale delle intenzioni il diritto penale del fatto, limitando cio\u00e8 la punibilit\u00e0 alle sole azioni manifestate con atti esteriori e lesivi di valori essenziali per l\u2019ordinamento. Le costituzioni moderne hanno poi codificato il principio di materialit\u00e0 come presupposto di legittimazione della pena; che pu\u00f2 sanzionare solo il \u201cfatto\u201d umano, che sia oltretutto lesivo di beni giuridici. La stessa apologia \u00e8 stata ritenuta dalla consulta legittima solo in quanto intesa come non limitata alla mera \u201cmanifestazione di pensiero pura e semplice, ma a quella che per le sue modalit\u00e0 integri comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti\u201d (sentenza 65\/1970). Due. La deliberazione del senato sull\u2019insindacabilit\u00e0 delle parole indirizzate da Roberto Calderoli verso l\u2019allora ministra C\u00e9cile Kyenge. Quanto fin qui scritto pu\u00f2 valere nel caso delle frasi di Calderoli contro C\u00e9cile Kyenge? Ecco che il vicepresidente del senato ha detto: \u201cSmanettando con internet, apro il sito del governo italiano e vedo venire fuori la Kyenge: io resto secco. Io sono anche un amante degli animali, per l\u2019amor del cielo, ho avuto le tigri, gli orsi, le scimmie e tutto il resto, poi i lupi anche ho avuto. Per\u00f2 quando vedo uscire delle sembianze di orango, io resto ancora sconvolto. Non c\u2019\u00e8 niente da fare\u201d (Treviglio, 13 luglio 2013). Qui siamo in presenza di un caso in cui la piena libert\u00e0 di parola e di espressione ha superato incontrovertibilmente un limite insuperabile. Dunque, da un punto di vista istituzionale e procedurale, il mio voto \u00e8 decisamente a favore della sindacabilit\u00e0 di quelle parole. Sono convinto, infatti, che non si tratti di una mera espressione della funzione parlamentare e che quelle frasi non siano riconducibili al mandato istituzionale, per il quale soltanto \u00e8 riconosciuta la prerogativa della \u201cinsindacabilit\u00e0\u201d. Ma tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 limitarsi a considerazioni di ordine giuridico-formale. Da qui una digressione. Io non so se il senatore Calderoli sia razzista. \u00c8 questione che riguarda solo lui. Ma le sue parole, quelle s\u00ec, sono inequivocabilmente razziste. Personalmente mi auguro che, in ultima istanza, Calderoli non lo sia perch\u00e9 il razzismo addolora e affatica il razzista oltre a infliggere ben pi\u00f9 gravi dolori e fatiche alle sue vittime. \u00c8 per tale ragione che ricorro a questo temine assai raramente e con estrema prudenza. Cos\u00ec che \u2013 contrariamente a quanto pensano molti (e moltissimi leghisti tra essi) \u2013 io non definisco la Lega un partito razzista, se non quando strettamente necessario. Quando, cio\u00e8, le parole e le politiche della Lega risultano inconfutabilmente razziste. Tanta cautela \u00e8 motivata dal fatto che, nelle societ\u00e0 democratiche e liberali quell\u2019epiteto (razzista) \u00e8 tutt\u2019ora, e provvidenzialmente, la definizione pi\u00f9 connotativa in senso spregiativo. In altre parole \u00e8 il termine che, in quelle stesse societ\u00e0 democratiche e liberali, esprime la pi\u00f9 radicale interdizione morale. Dopo di che, in questa circostanza il ragionamento da fare \u00e8 piuttosto un altro: ed \u00e8, per cos\u00ec dire, precedente. Perch\u00e9 qui l\u2019offesa da prendere in considerazione non \u00e8 quella indirizzata contro l\u2019appartenente a un\u2019etnia, a una confessione religiosa, a una minoranza straniera: qui l\u2019offesa \u00e8 indirizzata, piuttosto, contro l\u2019elemento costitutivo della persona umana. Ovvero la sua dignit\u00e0 e l\u2019immagine pubblica di essa; e il suo \u201cdiritto ad avere diritti\u201d. E qui interviene il discorso della insindacabilit\u00e0. Nonostante l\u2019abuso che se ne \u00e8 fatto \u2013 e i mutamenti avvenuti nel quadro politico istituzionale \u2013 io considero l\u2019insindacabilit\u00e0 una tutela importante del parlamentare. Un filtro necessario a garantirne l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza. E tuttavia \u2013 come corte costituzionale e Cedu hanno pi\u00f9 volte chiarito \u2013 il limite che il mandato parlamentare, pur nel suo pi\u00f9 ampio e libero esercizio, non pu\u00f2 superare \u00e8 quello della dignit\u00e0 umana. La cui violazione degrada quell\u2019essenziale prerogativa democratica in un inaccettabile strumento di prevaricazione e umiliazione dell\u2019altro. Tre. La legge contro il negazionismo. La terza vicenda che riguarda in profondit\u00e0 la questione della libert\u00e0 di espressione e di parola \u00e8 quella relativa al dibattito sulla normativa in materia di negazionismo (approvata dal senato l\u201911 febbraio scorso). Dibattito che, ancora una volta, ci ha posti di fronte a quella che sociologi e filosofi del diritto definiscono una scelta tragica, ovvero un conflitto tra due beni ugualmente meritevoli di tutela: da un lato, il diritto alla piena libert\u00e0 di espressione e di parola, e, dall\u2019altro, il diritto alla tutela della dignit\u00e0 della persona (come singola, come vittima e come parte di un gruppo), quale valore fondamentale. In un sistema democratico questi due diritti possono confliggere: e cercare la strada per una loro composizione \u00e8 un\u2019impresa assai ardua. E spesso al di l\u00e0 della nostra portata. In generale, penso che un sistema democratico debba essere abbastanza forte e maturo per tollerare qualunque parola efferata, qualunque propaganda crudele, qualunque affermazione suscettibile di offendere la sensibilit\u00e0 individuale e collettiva. Penso, insomma che la democrazia debba correre il rischio della libert\u00e0. E, tuttavia, ritengo che questa capacit\u00e0 di infinita tolleranza da parte dei sistemi democratici possa trovare un limite: e che quel limite risieda esattamente nella intangibilit\u00e0 della dignit\u00e0 della persona. Direi, nella sua inavvicinabilit\u00e0. Tanto pi\u00f9 quando quella persona \u00e8 un soggetto massimamente vulnerabile, come appunto la vittima. E la vittima \u00e8 una figura simbolica e allo stesso tempo terribilmente concreta. \u00c8 l\u2019immagine di una ingiustizia patita, ma contemporaneamente l\u2019oggetto in carne e ossa di quella stessa ingiustizia. \u00c8 significativo che la corte costituzionale tedesca, nel 1994, abbia qualificato come parte della \u201cpersonale autopercezione e dignit\u00e0 [degli ebrei tedeschi] l\u2019essere considerati come appartenenti a un gruppo di persone distinte per il loro destino. Chiunque cerchi di negare [la shoah] nega a ciascuno di loro il valore personale a cui ha diritto\u201d. Ebbene, quando la libert\u00e0 di espressione e di parola arriva a ledere la dignit\u00e0 della vittima, io credo che qui, esattamente a questo punto, si rende necessario imporre un limite. E se si ritiene che la violazione di quel limite debba essere sanzionata penalmente (visto che sono reati il pascolo abusivo, l\u2019oltraggio a pubblico ufficiale e perfino l\u2019alterazione delle creste papillari, ovvero la pi\u00f9 frequente forma di autolesionismo dei migranti), deve trattarsi, conseguentemente di un reato non di opinione, bens\u00ec di vera e propria discriminazione. Di violazione, cio\u00e8, della dignit\u00e0. Non \u00e8 facile tracciare il perimetro di questa azione penale di tutela della persona dalla violenza e dalla discriminazione: e, anzi, rispetto a temi che come questo coinvolgono la memoria di una tragedia collettiva, si avverte l\u2019incommensurabilit\u00e0 e l\u2019assoluta inadeguatezza (del diritto e) della pena a esprimere il reale disvalore \u2013 umano, sociale, politico \u2013 del rifiuto di riconoscere quella storia e quella identit\u00e0. Non \u00e8 proprio possibile affidare, non al carcere, ma alla discussione pubblica, alla formazione, alla cultura, il compito di contrastare quella degenerazione della memoria? Soprattutto per questi crimini, che forse non si possono \u201cpunire n\u00e9 perdonare\u201d, ci sarebbe allora bisogno di quel \u201cqualcosa di meglio del diritto penale\u201d cui pensava Gustav Radbruch, grande teorico dell\u2018\u201cingiustizia legale\u201d, proprio ai tempi dell\u2019olocausto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/luigi-manconi\/2015\/03\/31\/liberta-espressione-erri-de-luca-cecile-kyenge-negazionismo\">http:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/luigi-manconi\/2015\/03\/31\/liberta-espressione-erri-de-luca-cecile-kyenge-negazionismo<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0da Internazionale, un articolo di Luigi Manconi, parlamentare Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti.\u2013 Karl Popper Il sistema democratico \u00e8 quello dove la libert\u00e0 di espressione e di parola trova il suo massimo riconoscimento e prevede le tutele pi\u00f9 robuste per la sua&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4013\" title=\"Read more 14 settembre 2015 &#8211;  Smettiamola di tollerare gli intolleranti\">Read more &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-4013","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-razzismo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4013","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4013"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4013\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4014,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4013\/revisions\/4014"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4013"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4013"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4013"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}