{"id":4050,"date":"2015-10-18T05:23:25","date_gmt":"2015-10-18T05:23:25","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=4050"},"modified":"2015-10-18T05:23:25","modified_gmt":"2015-10-18T05:23:25","slug":"18-ottobre-2015-sbucano-i-bambini-invisibili-terza-puntata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4050","title":{"rendered":"18 ottobre 2015 \u2013 Sbucano i bambini invisibili \u2013Terza puntata"},"content":{"rendered":"<p><strong><strong>Una integrazione<\/strong><\/strong><\/p>\n<p><em><em>Ieri ho scritto anche degli ostacoli incontrati nella societ\u00e0 civile nel portare avanti la segnalazione del rifiuto al certificato di nascita. Si tratta di atteggiamenti omissori non di aperto contrasto (almeno nella maggior parte) ma ho dovuto constatare che non riesco a chiarire equivoci anche in gruppi significativi.<br \/>\nDa uno di questi ho ricevuto un messaggio che mi ha molto turbato.<br \/>\nNella consapevolezza che al momento \u00e8 essenziale l\u2019approvazione del comma 3 dell\u2019articolo 2 della norma che porta il numero 2092 per superare la\u00a0disposizione della legge\u00a0del 2009 che negava (e nega perch\u00e9 ancora in vigore)\u00a0l\u2019esistenza giuridica ai figli dei sans papier, preferisco \u2013 per ragioni di chiarezza e trasparenza \u2013 riportare la mia relazione al convegno cui il 9 ottobre ha dato ospitalit\u00e0 il Centro Balducci .<\/em><\/em><\/p>\n<p><strong><strong>Relazione del 9 ottobre<\/strong><\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019anno 2009, al tempo del quarto governo Berlusconi, ministro dell\u2019interno l\u2019on Maroni, il Parlamento italiano si apprestava a votare la legge che, approvata, sarebbe stata chiamata \u2018pacchetto sicurezza\u2019. La votazione si sarebbe conclusa con voto di fiducia nel mese di luglio e la legge avrebbe portato il n. 94. Molto ci sarebbe da dire in proposito ma mi soffermer\u00f2 soltanto sull\u2019oggetto di cui al titolo di questo incontro: <strong><strong>i bambini invisibili<\/strong><\/strong>.<\/p>\n<p>I bambini, una particolare categoria di bambini costruita per l\u2019occasione, vennero resi invisibili a seguito della lettera g, del comma 22, dell\u2019art. 1 della legge 94\/2009. Quella lettera afferma, sia pur attraverso una formula criptica che si rifiuta alla immediata lettura, che lo straniero non comunitario debba presentare il permesso di soggiorno per registrare la dichiarazione della nascita in Italia del proprio figlio. Cos\u00ec si \u00e8 negata a un padre, a una madre la possibilit\u00e0 di assicurare al proprio figlio un nome, un\u2019identit\u00e0, di testimoniarne la cittadinanza ed affermarne il diritto di essere componente riconosciuto della propria famiglia. Sono i dati che vengono trascritti nel certificato di nascita. Il certificato \u00e8 diritto personale del bambino ma oggi in Italia sulla testa del genitore che, privo del titolo di soggiorno, glielo voglia assicurare quale fondamento di un\u2019esistenza giuridicamente riconosciuta, pesa il rischio dell\u2019espulsione. Il diritto del nuovo nato si \u00e8 fatto trappola. Spesso alle critiche viene opposta una questione \u00a0di quantit\u00e0. Quante volte mi sono sentita chiedere: \u201cMa quanti sono?\u201d. Non \u00e8 un problema di quantit\u00e0, non stiamo pesando le bottiglie rotte in un cassonetto della raccolta differenziata per capire a che punto il comune tragga profitto dalla raccolta, stiamo affermando un diritto assoluto che l\u2019umanit\u00e0 dovrebbe sostenere prima ancora della legge. Ce lo ricorda da quattro anni la Convention on the Rights of the Child , gruppo che raccoglie associazioni e realt\u00e0 coordinate da Save the Children\u00a0 e chiede con forza una soluzione istituzionale del problema, raccomandando al Parlamento una riforma legislativa che garantisca il diritto alla registrazione di tutti i minori nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori. Certamente anche il governo in carica nel 2009 previde un sistema di salvezza, ma non in legge; scelse di affidare la sorte di un nuovo essere umano alla labile volatilit\u00e0 di una circolare. Non voglio entrare ora nella tecnicit\u00e0 della legge. Abbiamo qui chi potr\u00e0 dircene con pi\u00f9 competenza e significato di ruolo di quanto io abbia e soprattutto potr\u00e0 informarci in merito alle modifiche che si stanno discutendo (o sono gi\u00e0 state discusse) alla camera a proposito della lettera g. Quindi continuo con la narrazione, lasciando all\u2019on Rosato l\u2019onore di poterci aprire alla speranza che potrebbe consentirci di parlare al presente di quanto io sto per narrare al passato, a un passato che non dobbiamo per\u00f2 dimenticare e, per capirne il significato, \u00e8 utile ripercorrerne la storia. Aprendo questo intervento ho parlato del periodo in cui il Parlamento si apprestava a votare la legge perch\u00e9 ha una specifica importanza che impegna ad attenzione e gratitudine per chi in quel periodo \u00e8 stato pubblicamente attivo.<\/p>\n<p>Infatti il progetto presentato prevedeva la cancellazione dell\u2019articolo in vigore allora &#8211; e ancora oggi &#8211; che recita \u201c<em>L&#8217;accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non pu\u00f2 comportare alcun tipo di segnalazione all&#8217;autorit\u00e0, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parit\u00e0 di condizioni con il cittadino italiano\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Se fosse stata realizzata la cancellazione dell\u2019articolo che ho appena letto, \u00a0sarebbe stato cancellato il principio del segreto professionale fondante la deontologia medica che impegna il medico a \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (art. 10 del codice di deontologia medica)<\/p>\n<p><em><em>\u201cmantenere il segreto su tutto ci\u00f2 di cui \u00e8 a conoscenza in ragione della propria attivit\u00e0 professionale\u201d. \u2026 <\/em><\/em>e precisa che<em> \u201cla violazione del segreto professionale assume maggiore gravit\u00e0 quando ne possa derivare \u2026 nocumento per la persona assistita o per altri\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ricordo la reazione allora fortissima degli ordini professionali da noi pubblicizzata dalla componente locale della Societ\u00e0 Italiana di Medicina delle Migrazioni e voglio citare quanto scrisse l\u2019allora presidente provinciale dell\u2019Ordine dei medici di Udine in un comunicato pubblicato anche dai media locali:<\/p>\n<p><em><em>\u201c Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l\u2019obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione<\/em><\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Purtroppo, anche per l\u2019indifferenza della societ\u00e0 che si definisce civile, la lettera g invece rest\u00f2, penalizzando per due anni anche chi volesse sposarsi pur se privo di permesso\u00a0 di soggiorno. Ho detto per due anni perch\u00e9 nel 2011 una sentenza della Corte Costituzionale sottrasse i matrimoni alla previsione della lettera g rimasta come un inamovibile, squallido e disonorante pilastro, per penalizzare esclusivamente i neonati, ultimo resto di un progetto che si era proposto di usare anche la debolezza del malato, dell\u2019infartuato, del ferito per farne forza di chi lo volesse distruggere. E in ogni caso la \u2018debolezza\u2019 da usarsi era quella dello straniero non comunitario attraverso uno slalom fra le maglie delle leggi per sentirsi vincitori di non so che e come tali presentarsi a una popolazione che si voleva e si vuole e si costruisce impaurita. Ora quella forza pu\u00f2 ancora rivolgersi legalmente solo contro i neonati. Ormai solo alla politica \u2013 che non si umili alla ricerca di consenso fondato sul numero di chi si associ alla volont\u00e0 devastatrice\u2013 \u00e8 dato essere parola autorevole e alta per affermare un principio che ne proclami l\u2019onore nel farsi voce di chi nasce sul nostro territorio, chiunque sia, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0(art. 3 Costituzione).<\/p>\n<p>Per capire il senso del disprezzo che consente di penalizzare i neonati, alcuni neonati, fino a negarne l\u2019esistenza legale \u2013ci aiuta anche la storia e non mi rifaccio alla grande storia che ci ha fornito testimonianze incancellabili (per brevit\u00e0 ricordo due nomi soltanto, Primo Levi e Hannah Arendt che ci hanno offerto strumenti per pensare l\u2019impensabile e per dire l\u2019indicibile). Voglio invece far memoria di un esempio di piccola storia, quella della famiglia Cardosi, una famiglia italiana la cui madre fu deportata ad <a href=\"https:\/\/www.google.it\/search?rls=com.microsoft:it-IT:IE-SearchBox&amp;biw=1138&amp;bih=511&amp;q=Auschwitz&amp;spell=1&amp;sa=X&amp;ved=0CBoQvwUoAGoVChMIhOXTuoityAIVhNUaCh33fANS\"><u>Auschwitz<\/u><\/a> dove mor\u00ec. Racconta una figlia in un prezioso libretto che onora la piccola editoria per essere stato pubblicato ma che \u00e8 immeritatamente poco noto:<\/p>\n<p>\u201c<em><em>Mia madre era stata arrestata, perch\u00e9 ebrea, la mattina del 12 maggio 1944 nella nostra abitazione di Gallarate da agenti di pubblica sicurezza per ordine della questura di Varese \u2026 e consegnata alle SS del comando di polizia germanica del carcere di San Vittore a Milano\u201d. <\/em><\/em>La colpa di quella donna era di essere ebrea e questa sua caratteristica di razza era stata identificata da solerti funzionari italiani del regno d\u2019Italia ancora nel 1938 quando, a seguito delle leggi razziali, era stata cacciata dalle scuole del regno dove insegnava come maestra elementare. E non l\u2019aveva salvata neppure l\u2019essere cattolica e sposata a un \u2018ariano\u2019. Dal 13 maggio all\u2019 8 giugno 1944 fu ristretta nel carcere di San Vittore a Milano, poi spostata a Fossoli e infine definitivamente ad <a href=\"https:\/\/www.google.it\/search?rls=com.microsoft:it-IT:IE-SearchBox&amp;biw=1138&amp;bih=511&amp;q=Auschwitz&amp;spell=1&amp;sa=X&amp;ved=0CBoQvwUoAGoVChMIhOXTuoityAIVhNUaCh33fANS\"><u>Auschwitz<\/u><\/a><em>. <\/em>La figlia maggiore, Giuliana allora diciottenne, cos\u00ec ci narra della sua visita al carcere. Era in fila con i familiari dei detenuti cui era concesso portare un pacco per il cambio di biancheria e viveri e<\/p>\n<p>\u201c<em>Quando venne il mio turno l\u2019agente di custodia italiano incaricato del ritiro dei pacchi, dopo un rapido controllo sui registri, mi disse che il nome della mamma non risultava. Mi chiese il motivo dell\u2019arresto e quando glielo dissi raccolse il mio fagotto e me lo scaravent\u00f2 in faccia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong><strong>Se una persona non ha un nome giuridicamente riconosciuto non pu\u00f2 avere rapporti familiari: la sua famiglia come luogo di relazioni definite, non esiste. <\/strong><\/strong>La situazione dei detenuti a San Vittore \u00e8 confermata dal rapporto inviato dal comandante provinciale della Guardia nazionale repubblicana di Milano l\u201911 gennaio 1945 al capo della Provincia di Milano e per conoscenza alla G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana &#8211; a scanso di equivoci non si tratta della Repubblica Italiana ma della repubblica di Sal\u00f2). Testimoniando la presenza all\u2019interno del carcere di San Vittore di due reparti, uno giudiziario e uno tedesco, scrive<\/p>\n<p>\u201c<em>Non risulta \u2026 che i detenuti presso questo reparto vengano sottoposti a mezzi coercitivi. La disciplina \u00e8 alquanto rigida su ci\u00f2 che concerne il tenore di vita dei detenuti. Non cos\u00ec si pu\u00f2 dire per i detenuti di razza ebraica, la sorte dei quali si ignora\u201d. <\/em> Era e ancora pu\u00f2 essere il destino dei senza nome quando arrivano al vortice che via via si forma per cui c\u2019\u00e8 sempre un punto di partenza. Affido alla riflessione di tutti noi il commento di Giuliana Cardosi:<\/p>\n<p><em><em>\u00a0\u201cCapii allora che .. gli ebrei avevano perduto qualsiasi identit\u00e0 , quindi nei loro confronti la violazione di qualsiasi obbligo civile ed umano era permessa\u201d.<\/em><\/em><\/p>\n<p>Non credo ci sia bisogno di declinare le tante analogie fra gli eventi del 1944 e la situazione che si \u00e8 voluta rendere possibile sei ani fa. Non ne avrei il tempo e non credo sia necessario. Quel pacco negato arriv\u00f2 a Clara Pirani, la mamma di Giuliana Cardosi, per l\u2019attivit\u00e0 clandestina di un agente penitenziario, Andrea Schivo, che si fece garante di umanit\u00e0 nel mantenere il legame fra i familiari e i carcerati. Quando fu scoperto fin\u00ec a Flossemburg \u00a0dove mor\u00ec il 29 gennaio 1945. E\u2019 ricordato in Israele allo Yad Vashem (il museo dell\u2019olocausto di Gerusalemme) come Giusto fra le nazioni. In Italia le sorelle Cardosi (Giuliana, Marisa e Gabriella) gli hanno dedicato il loro libro. E io mi permetto di affidare la sua memoria, che ci onora fra tanto squallore, alla presidente dell\u2019Ufficio regionale FVG di Garanzia dei diritti della persona con la funzione specifica di garanzia per i bambini e gli adolescenti. Per fortuna di tutti noi ha ben altri strumenti di quel fondamentale rispetto di s\u00e9 come essere umano che Andrea Schivo seppe efficacemente manifestare di cui sa fare l\u2019uso migliore, garante di bambini e adolescenti che \u2013 se le vengono presentati &#8211; sono in stato di sofferenza e sono anche certa che sapr\u00e0 sostenere i parlamentari che vogliono liberarci dalla vergogna che ci \u00e8 stata imposta con una legge che conta ormai sei anni.<\/p>\n<p>Ricordo che l\u2019organizzazione mondiale della sanit\u00e0 ha definito la salute: <strong><strong>stato di benessere fisico, mentale e sociale <\/strong><\/strong>e sono certa che tutti vogliano e vogliamo (perch\u00e9 non si pu\u00f2 giocare con le responsabilit\u00e0) associarsi, come medici di una ferita non del corpo ma di umanit\u00e0, all\u2019antico giuramento di Ippocrate che fa parte delle nostre radici di europei fin dal IV secolo a. C. In un suo passo recita In qualsiasi casa andr\u00f2, io vi entrer\u00f2 per il sollievo dei malati, e mi asterr\u00f2 da ogni offesa e danno volontario, e fra l&#8217;altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.<\/p>\n<p>[continua3]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una integrazione Ieri ho scritto anche degli ostacoli incontrati nella societ\u00e0 civile nel portare avanti la segnalazione del rifiuto al certificato di nascita. Si tratta di atteggiamenti omissori non di aperto contrasto (almeno nella maggior parte) ma ho dovuto constatare che non riesco a chiarire equivoci anche in gruppi significativi.&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4050\" title=\"Read more 18 ottobre 2015 \u2013 Sbucano i bambini invisibili \u2013Terza puntata\">Read more &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,8,9],"tags":[15,17,18,29,31],"class_list":["post-4050","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache","category-minori","category-razzismo","tag-anagrafe","tag-associazioni","tag-bambini","tag-informazione","tag-istituzioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4050","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4050"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4050\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4052,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4050\/revisions\/4052"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4050"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4050"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4050"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}