{"id":4055,"date":"2015-10-23T11:14:28","date_gmt":"2015-10-23T11:14:28","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=4055"},"modified":"2015-10-23T11:14:28","modified_gmt":"2015-10-23T11:14:28","slug":"23-ottobre-2015-un-vecchio-ma-sempre-valido-articolo-di-moni-ovadia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4055","title":{"rendered":"23 ottobre 2015 \u2013 Un vecchio, ma sempre valido, articolo di Moni Ovadia"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Oltre alle ragioni che lo definiscono, il conflitto israelo-palestinese \u00e8 importante perch\u00e9 evoca ripetutamente, nella dimensione fantasmatica, lo spettro dell\u2019antisemitismo, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice. I processi di permanente vittimizzazione che si sinergizzano con i complessi di colpa occidentali, legittimano un\u2019&#8217;industria dell\u2019Olocausto&#8217;. Questa, a mio parere, \u00e8 una delle derive pi\u00f9 allarmanti e ciniche della memoria&#8221;<\/p>\n<p>Il<strong> conflitto israelo-palestinese<\/strong> \u00e8 uno dei problemi centrali del nostro tempo sul piano reale ma ancor di pi\u00f9 sul piano della percezione simbolica, anche se tutto sommato riguarda un numero limitato di persone rispetto alle moltitudini dei grandi scacchieri incandescenti. Perch\u00e9 \u00e8 tanto importante? A mio parere perch\u00e9, oltre alle ragioni fattuali che lo definiscono, evoca ripetutamente nella dimensione fantasmatica, lo spettro dell\u2019<strong>antisemitismo<\/strong>, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice. La Shoah non solo ha espresso in s\u00e9 il male assoluto, ma ha cambiato definitivamente la nostra visione antropologica del mondo e ha sconvolto le categorie del pensiero e del linguaggio. Oggi, la memoria della Shoah entra nel conflitto sul piano dell\u2019immaginario producendo rebound psicopatologici che mettono in scacco non solo il dialogo fra posizioni diverse, ma la possibilit\u00e0 stessa di elaborare un approccio critico senza provocare reazioni isteriche o furiose.<\/p>\n<p>Molti ebrei in <strong>Israele<\/strong> e nella diaspora, reagiscono psicologicamente a ogni riflessione severa come se, invece di vivere a <strong>Tel Aviv<\/strong> o a Parigi nel 2014, vivessero a Berlino nel 1935. Ora, essendo ebreo anch\u2019io, per dovere di onest\u00e0 intellettuale \u00e8 giusto che dichiari la mia posizione perch\u00e9 essa \u00e8 tutt\u2019altro che neutrale. Sostengo con piena adesione i diritti del popolo Palestinese, non contro Israele, ma perch\u00e9 il loro riconoscimento \u00e8, a mio parere, precondizione per ogni trattativa che porti alla pace. Ritengo che la responsabilit\u00e0 principale (non unica) dell\u2019attuale disastro, abbia origine nella cinquantennale occupazione da parte dell\u2019esercito e dell\u2019Autorit\u00e0 israeliana e la relativa illegittima colonizzazione delle terre che appartengono ai palestinesi secondo i decreti della legalit\u00e0 internazionale. Su <strong>Gaza<\/strong>, l\u2019\u201coccupazione\u201d \u00e8 esercitata sempre da parte dell\u2019autorit\u00e0 civile e militare di Israele con un ininterrotto <strong>assedio<\/strong> e comporta il totale controllo dell\u2019entrata e uscita delle merci e delle persone, dello spazio aereo, marittimo, delle risorse idriche, energetiche e persino dell\u2019anagrafe. I tunnel, in qualche misura, sono una risposta a questo stato di cose. I missili lanciati contro la popolazione civile di Israele sono atto di guerra illegale secondo le convenzioni internazionali, ma non si pu\u00f2 far finta di dimenticare che un assedio \u00e8 esso stesso atto di guerra.<\/p>\n<p>\u00c8 stata pratica sistematica degli ultimi governi israeliani il mantenimento dello status quo attraverso la politica dei fatti compiuti e il mantenimento dello status quo impedisce, de facto, ogni altro sbocco come quello della trattativa. Lo dimostra il reiterato nulla di fatto con <strong>Abu Mazen<\/strong> che, in cambio della sua super disponibilit\u00e0 a trattare, ha ricevuto solo umiliazioni anche dal finto mediatore statunitense. Ora, la politica dello status quo significa contestualmente il suo peggioramento e l\u2019ineludibile scoppio dei ciclici conflitti con Hamas che terminano con la devastazione di Gaza, una micidiale conta di vittime civili palestinesi e, fortunatamente sul piano umanitario, un esiguo numero di vittime israeliane, soprattutto militari. Ci\u00f2 non significa che non siano vittime e che la loro morte non sia un lutto.<\/p>\n<p>Gli zeloti pro israeliani quando ascoltano o leggono queste mie opinioni critiche, reagiscono immancabilmente con insulti, maledizioni e invettive. Il genere \u00e8: \u201cSei un rinnegato, nemico del popolo ebraico, ebreo antisemita o ebreo che odia se stesso\u201d. La critica da parte di un ebreo della diaspora alla politica di governi israeliani pu\u00f2 essere considerata tradimento, antisemitismo od odio verso se stessi solo se collocata nel quadro di un\u2019i<strong>dentificazione nazionalista<\/strong> di ebreo, israeliano, popolo ebraico, popolo d\u2019Israele, Stato d\u2019Israele, suo governo e \u201cterra promessa\u201d. Ma se qualcuno osa fare notare, da posizioni critiche, tale pericolosa identificazione, ecco arrivare addosso all\u2019incauto le accuse infamanti di antisemita o <strong>antisionista<\/strong>, che, per molti \u201camici di Israele\u201d \u2013 anche persone di indiscutibile livello culturale \u2013, sono la stessa cosa. Il carattere fantasmatico della percezione della critica come minaccia innesca irrazionali reazioni furiose che producono alluvioni di tweet, di email rivolte agli organi di stampa e di esternazioni su Facebook dove il diritto all\u2019incontinenza mentale \u00e8 garantita dell\u2019indipendenza della Rete.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>ossessione<\/strong> della nuova Shoah dietro la porta scatena processi di permanente vittimizzazione che si sinergizzano con i complessi di colpa occidentali, legittimando un\u2019\u201cindustria dell\u2019Olocausto\u201d che fa un uso strumentale e ricattatorio della memoria dell\u2019immane catastrofe per fini di propaganda, come bene spiega un saggio fondamentale di<strong> Norman Finkielstein<\/strong>, uno scrittore ebreo statunitense. Questa, a mio parere, \u00e8 una delle derive pi\u00f9 allarmanti e ciniche della memoria stessa a cui si prestano non pochi politici europei reazionari o ex-post fascisti, magari facendosi intervistare all\u2019uscita da una visita al memoriale di un lager nazista per dichiarare: \u201cMi sento israeliano!\u201d. Questo \u00e8 un modo per trarre \u201cprofitto\u201d dall\u2019orrore a vantaggio degli eredi delle classi politiche europee che non si opposero allora al nazismo e all\u2019antisemitismo e oggi lasciano sguazzare indisturbati, nell\u2019Europa comunitaria, neonazisti di ogni risma. L\u2019infame Europa del mainstream delle sue classi dirigenti conservatrici allora stette a guardare lo sporco lavoro dei nazisti collaborando o, nel migliore dei casi, rimanendo indifferenti. Dopo la guerra questi signori hanno progressivamente trattato \u201cil problema ebraico\u201d \u201cesportandolo\u201d con piglio colonialista in medioriente. Oggi cercano credibilit\u00e0 e verginit\u00e0 israelianizzando tout court l\u2019ebreo con una mortificante omologazione.<\/p>\n<p>A questa operazione si prestano purtroppo le dirigenze della gran parte delle istituzioni ebraiche, come ha dimostrato il caso della cantante <strong>Noa<\/strong>. L\u2019artista israeliana doveva tenere un concerto a <strong>Milano<\/strong> organizzato dall\u2019Adei Wizo, un\u2019organizzazione femminile ebraica. Ma Noa, per il solo fatto di avere espresso l\u2019opinione che la colpa dell\u2019ultimo conflitto di Gaza era degli estremisti delle due parti, si \u00e8 vista cancellare il concerto. Questo episodio dimostra che neppure una dichiarazione equilibrata, neanche se fatta da una cittadina israeliana, sia accettabile per chi vuole <strong>omologare l\u2019ebreo all\u2019israeliano<\/strong>, salvo poi infuriarsi indignato con chi smaschera l\u2019intento. Dall\u2019altra parte, ultras \u201cfilopalestinesi\u201d si esercitano nella gratificante impresa di fare di <strong>Auschwitz<\/strong>, del nazismo e della svastica, oggetti contundenti da scagliare contro l\u2019ebreo in Israele e spesso contro l\u2019ebreo tout court, ma soprattutto contro il vagheggiato ebreo onnipotente della mitica lobby ebraica. L\u2019intento \u00e8 quello di dimostrare che Israele \u00e8 come la Germania di Hitler e che ebrei si comportano come SS. Sotto sotto c\u2019\u00e8 la vocazione impossibile e sconcia di pareggiare i conti per neutralizzare il deterrente della Memoria. Ma questa sottocultura pseudopolitica, prima di scandalizzare, colpisce per la sua deprimente rozzezza. Sarebbe facile dimostrare l\u2019assurdit\u00e0 di simili farneticazioni, inoltre finisce sempre per rivelarsi una sorta di boomerang che danneggia la causa palestinese. Tutto ci\u00f2 poco interessa a chi deve placare il proprio narcisismo militante, inoltre, questo tipo di militanza che si esprime con slogan di \u201cestrema sinistra\u201d e di roghi di bandiere ha inquietanti punti di contatto con quella dei neonazisti che, pur di soddisfare la loro inestinguibile sete di antisemitismo, si iscrivono fra gli ultras filopalestinesi. Per denunciare <strong>l\u2019oppressione<\/strong> del popolo palestinese ci sono un linguaggio puntuale e concetti giuridici elaborati dal diritto internazionale. \u00c8 dissennato proiettare l\u2019immaginario della memoria della Shoah in paragoni inaccettabili. Anche i proclami di antisionismo sono poco sensati, poco centrati e non tengono conto delle articolazioni del fenomeno.<\/p>\n<p>A mio parere, il sionismo in quanto tale si \u00e8 estinto da un pezzo. Anche di esso sono rimaste proiezioni fantasmatiche mentre nella realt\u00e0 l\u2019ideologia della destra reazionaria dominante in Israele \u00e8 un <strong>ultranazionalismo<\/strong> del \u201cgrande Israele\u201d compromesso con il fanatismo religioso. Del sionismo \u00e8 rimasto lo spirito dell\u2019equivoco slogan delle origini: \u201cUn popolo senza terra per una terra senza popolo\u201d. Ancora oggi, a distanza di pi\u00f9 di un secolo, la destra reazionaria di <strong>Netanyahu<\/strong> ha re-imbracciato quella miopia militante che vorrebbe cancellare nei palestinesi lo status di nazione e di popolo. Ma in questi ultimi giorni perfino il falco Bibi, mettendo la mordacchia ai pi\u00f9 falchi di lui nel suo governo, ha intuito che nella sanguinosa polveriera mediorientale una tregua \u201cduratura e permanente\u201d con Hamas \u00e8 pi\u00f9 auspicabile che far scempio di civili innocenti. Secondo me, ci\u00f2 di cui c\u2019\u00e8 vitale bisogno in Israele \u00e8 che la sua classe dirigente si armi di coscienza critica e di lungimirante pragmatismo per dismettere vittimizzazione e propaganda e ascoltare anche le critiche pi\u00f9 dure come un contributo e non come un pericolo. Certo, una tregua non fa primavera n\u00e9 la fa una manifestazione della fragile opposizione che in giorni recenti \u00e8 coraggiosamente tornata a mostrarsi in piazza Rabin per fare ascoltare una lingua diversa da quella dello sciovinismo militare. Ma sono barlumi di una possibile alternativa all\u2019asfissia della guerra. <strong> di Moni Ovadia\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Da Il Fatto Quotidiano del 29 Agosto 2014<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/08\/29\/gaza-moni-ovadia-io-ebreo-sostengo-i-diritti-palestinesi-ecco-perche\/1102601\/\">http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/08\/29\/gaza-moni-ovadia-io-ebreo-sostengo-i-diritti-palestinesi-ecco-perche\/1102601\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Oltre alle ragioni che lo definiscono, il conflitto israelo-palestinese \u00e8 importante perch\u00e9 evoca ripetutamente, nella dimensione fantasmatica, lo spettro dell\u2019antisemitismo, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice. 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