{"id":4130,"date":"2015-12-09T10:04:06","date_gmt":"2015-12-09T10:04:06","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=4130"},"modified":"2015-12-09T10:04:06","modified_gmt":"2015-12-09T10:04:06","slug":"9-dicembre-2009-da-my-home-is-where-im-happy-blog-di-max-mauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4130","title":{"rendered":"9 dicembre 2009  Da \u201cMy Home is where I\u2019m happy\u201d, blog di Max Mauro"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il vuoto al di qua della barriera. Il<a href=\"https:\/\/maxmauro.wordpress.com\/2015\/12\/06\/il-vuoto-oltre-la-barriera-il-razzismo-nel-calcio-e-le-parole-di-un-allenatore\"> razzismo nel calcio <\/a>e le parole di un\u00a0allenatore<\/strong><\/p>\n<p>Un giocatore dilettante di calcio\u00a0viene squalificato per dieci giornate per insulti razzisti rivolti ad un avversario di origine africana. Capita in Friuli,\u00a0campionato di prima categoria della provincia di Udine. Cos\u00ec riferisce il quotidiano locale, <a href=\"http:\/\/messaggeroveneto.gelocal.it\/sport\/2015\/12\/03\/news\/vai-a-mangiare-banane-stangato-1.12553349?ref=hfmvudbs-2\"><u>il Messaggero Veneto<\/u><\/a>. Gli insulti razzisti sono consuetudine domenicale per i calciatori dilettanti di colore, ma il pi\u00f9 delle volte non vengono sentiti dall\u2019arbitro e pertanto non finiscono nel referto. Talvolta, raramente, l\u2019autore dell\u2019insulto \u00e8 cos\u00ec sboccato e sfacciato che l\u2019arbitro non pu\u00f2 ignorarlo. Scatta cos\u00ec la squalifica di dieci giornate, introdotta dalla FIGC nel 2013 per dare un segnale \u201cforte\u201d di impegno contro il razzismo nel calcio a tutti i livelli, come sollecitato dalla UEFA. In realt\u00e0, questa norma \u00e8 stata applicata in pochissime occasioni.<\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi due anni la squalifica per insulti razzisti ha colpito giocatori di diverse\u00a0categorie dilettantistiche, e perfino un ex giocatore di serie A, Bonazzoli, esibitosi in insulti razzisti verso un arbitro di origine immigrata durante una partita di Serie D. A di l\u00e0 del numero di tesserati squalificati, il problema \u00e8 diffuso, capillare. Il sistema calcio italiano \u00e8 impregnato di una cultura razzista storicizzata e di pregiudizi verso tutto quello che non \u00e8 \u201cbianco, italiano, maschio, apparentemente eterosessuale\u201d.\u00a0Cos\u00ec si spiegano le uscite apertamente razziste del presidente della FIGC Tavecchio, di quelle altrettanto razziste di Sacchi (troppi neri nelle squadre giovanili), Eranio (i neri non san difendere), De Laurentis (meno male che erano olandesi, mica nigeriani), Paolo Berlusconi (il negretto Balotelli), Zamparini (lo zingaro Mutu), Marcello Lippi (nel calcio italiano non esiste razzismo) giusto per citarne alcuni entrati nelle cronache negli ultimi anni. E che dire delle dichiarazioni dell\u2019ex presidente della Lega Nazionale dilettanti contro il calcio femminile (quattro lesbiche) e quelle omofobe dell\u2019allenatore dell\u2019Arezzo (in campo non voglio checche).<\/p>\n<p>In questo triste contesto, la storia di Udine diventa significativa soprattutto per le dichiarazioni rilasciate al\u00a0giornale locale dall\u2019allenatore\u00a0del giocatore squalificato. Per la cronaca, lo stesso giocatore aveva da poco completato una squalifica di quattro mesi, poi ridotta a due, per aver aggredito l\u2019arbitro durante una partita ufficiale. Nonostante ci\u00f2,\u00a0l\u2019allenatore si perita di difenderlo rivoltando la questione, operando una capriola dialettica inspiegabile con gli strumenti della ragione. Lo fa facendo passare il giocatore razzista e tutti\u00a0\u201cnoi bianchi\u201d (nelle sue parole)\u00a0come vittime.\u201dSiamo arrivati al punto in cui a essere\u00a0penalizzati siamo noi bianchi. I giocatori di altra razza possono insultarci passandola sempre liscia, mentre chi offende loro viene punito. Ma forse non \u00e8 nemmeno il caso di arrabbiarci o meravigliarci, visto che stiamo mettendo in discussione perfino il presepio nelle scuole\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 difficile immaginare un\u2019argomentazione cos\u00ec limpidamente, profondamente razzista e allo stesso tempo diretta,\u00a0comprensibile ai pi\u00f9 e destinata a trovare purtroppo dei consensi. E\u2019 un piccolo saggio di ignoranza storica che andrebbe inserito nei libri di scuola per aiutarci a capire cosa non va in una societ\u00e0 che non (ri)conosce il razzismo. Non dimentichiamo che pochi mesi fa il parlamento italiano ha assolto, con voto trasversale, il senatore\u00a0della Lega Nord ed ex-ministro Roberto Calderoli che aveva paragonato l\u2019ex ministra Cecile Kyenge a una scimmia. Per i parlamentari di opposte fazioni politiche il suo non \u00e8 un insulto che incita all\u2019odio razziale e non merita di essere giudicato da un tribunale. Conta meno di una querela per diffamazione. A parte\u00a0tutto questo, la dichiarazione dell\u2019allenatore di Udine merita una riflessione e una risposta. Non pu\u00f2 essere ignorata, perch\u00e9 \u00e8 molto pi\u00f9 grave degli insulti rivolti\u00a0dal suo giocatore ad un avversario di colore e perch\u00e9 fa capire che il problema \u00e8 pi\u00f9 profondo di quello che appare.<\/p>\n<p>Come per altri aspetti, il calcio funziona da amplificatore di sentimenti che scorrono sottopelle nella societ\u00e0 e ne rappresentano i tratti meglio di molti trattati sociologi o editoriali giornalistici. In termini rozzi l\u2019allenatore\u00a0ci dice: il razzismo esiste, ma i razzisti sono \u201cloro\u201d. Per loro si intende tutto quello che \u00e8 \u201caltro\u201d dall\u2019idea di \u201citaliano\u201d trasmessaci dalla scuola, dalla televisione, dalla politica, dalla societ\u00e0. E\u2019 altro chi ha un colore della pelle un p\u00f2 pi\u00f9 scuro, \u00e8 altro lo straniero in generale, l\u2019immigrato, l\u2019extracomunitario. E\u2019 ovvio che il nero \u00e8 pi\u00f9 \u201caltro\u201d di altri perch\u00e9 quella che \u00e8 semplicemente una caratteristica somatica\u00a0assomma nel discorso razzista tutte le altre categorie. E\u2019 l\u2019altro per\u00a0\u00a0definizione. James Baldwin,\u00a0in un illuminante saggio attorno a un suo viaggio in Svizzera negli anni cinquanta, sottolinea come il nero (the black man) cerca, utilizzando tutte le risorse a sua disposizione, di far s\u00ec che il bianco (the white man) smetta di considerarlo un\u2019esotica rarit\u00e0 e lo riconosca come un essere umano. D\u2019altra parte, ricorda Baldwin, \u00e8 stato l\u2019uomo bianco occidentale a trascinare violentemente il nero dentro la sua storia riducendolo in schiavit\u00f9 e privandolo irrimediabilmente del suo passato. Baldwin aveva negli occhi la sua stessa storia famigliare, essendo figlio di un figlio di schiavi della Louisiana.<\/p>\n<p>Dunque, le parole dell\u2019allenatore. Come \u00e8 possibile un ragionamento come il suo? Da dove nasce un tale vuoto culturale e umano? Perch\u00e9 i grandi veicoli di cultura popolare non fanno uno sforzo per spiegare la societ\u00e0 ai suoi cittadini?<\/p>\n<p>Tutte domande che reclamano risposta. Io credo che al di l\u00e0 delle squalifiche quello che pu\u00f2 realmente portare un cambiamento, nello sport e nella societ\u00e0, \u00e8 il dialogo. Il dialogo e l\u2019educazione, intendendo per questo l\u2019intervento formativo delle istituzioni. In questo caso specifico, perch\u00e9 la federazione invece di comminare\u00a0una squalifica di dieci giornate non ne d\u00e0 una di cinque ma obbliga lo squalificato a un breve percorso formativo per imparare l\u2019ABC del razzismo. Che so, un incontro di tre\u00a0ore nella sede della federazione con una persona esperta di interculturalismo e sport. Magari una persona di colore. O l\u2019obbligo ad\u00a0arbitrare una partita tra\u00a0bambini di varie origini etniche.\u00a0Se non si presenta all\u2019incontro la squalifica viene raddoppiata. E\u2019 un\u2019idea, un suggerimento. Ovviamente, nel caso di Udine il percorso formativo sarebbe ancora pi\u00f9 necessario per l\u2019allenatore, visto che ha la doppia funzione di persona pubblica (rilascia dichiarazioni alla stampa, che gliele pubblica) e di educatore, visto che gestisce un gruppo di giovani uomini, molti ancora dei ragazzi. La formazione non solo sportiva \u00e8 il nodo nevralgico del sistema sportivo. L\u2019ignoranza combinata all\u2019arroganza, l\u2019arroganza data dall\u2019ignoranza, trova numerossimi esponenti nel calcio, a tutti i livelli.<\/p>\n<p>Il problema riguarda\u00a0non solo gli appassionati di calcio e chi lo pratica e lo gestisce,\u00a0e non \u00e8\u00a0purtroppo nuovo. Quante volte abbiamo dovuto sentire affermare che \u201cs\u00ec, insomma, se mi dicono che son grasso mica posso accusarli di razzismo, e cosa vogliono questi, un insulto \u00e8 un insulto, non c\u2019\u00e8 differenza tra dare del ciccione a uno o dirgli sporco negro\u201d. Un insulto \u00e8 un insulto, non c\u2019\u00e8 differenza. Questo \u00e8 l\u2019assunto di molte persone, anche laureate, anche impegnate nel sociale. Non \u00e8\u00a0verbo che attecchisce solo nelle menti di moltitudini annebbiate da giornate passate con la televisione accesa e l\u2019occhio alle ultime offerte per un nuovo telefono cellulare. E\u2019 un\u2019idea che ha a che fare con la mancanza di istruzione basica, e di informazione.<\/p>\n<p>Un insulto razzista non \u00e8 un insulto come un altro. Qualsiasi insulto \u00e8 un gesto violento, che vuole offedere e urtare chi lo riceve. Ma un insulto personale \u00e8 un insulto personale, diretto alla persona o al massimo ai suoi familiari. Un insulto che fa riferimento a un\u2019origine, alla provenienza e soprattutto un insulto che usa delle caratteristiche somatiche come il colore della pelle per definire qualcuno (in termini espressamente spregiativi) ha un carico di violenza diverso. Soprattutto, ha una storia che non pu\u00f2 essere ignorata. E\u2019 un insulto che riguarda moltitudini. Riguarda molte persone\u00a0che possono sentirsi comprensibilmente toccate da questo attacco anche senza riceverlo direttamente. Questa \u00e8 solo una approssimazione dell\u2019insulto razzista. Un tentativo di mirare a un uditorio dall\u2019udito malfunzionante o parzialmente disconnesso come quello rappresentato dall\u2019allenatore sopracitato. L\u2019insulto razzista \u00e8 solo una componente, la pi\u00f9 immediatamente visibile, del razzismo che pervade la societ\u00e0. Per questo non pu\u00f2 essere ignorato.<\/p>\n<p>L\u2019insulto razzista va compreso nel quadro di una societ\u00e0, quella italiana, che ha disconosciuto\u00a0la sua criminogena storia coloniale e le leggi razziali del Fascismo (quanto spazio hanno questi temi nei manuali di storia in uso nelle scuole italiane?) e che ha chiamato immigrati perch\u00e9\u00a0ne aveva e ne bisogno, ma non ha permesso loro e ai loro figli di diventare altro che lavoranti manuali e quando i lavori umili non sono pi\u00f9 disponibili o diventano\u00a0estremamente volatili, lascia loro come destino, spesso, solo l\u2019emarginazione.<\/p>\n<p>E\u2019 facile dar la colpa a Salvini, alla sua esposizione mediatica, all\u2019arsenale di surreali parabole che infila una dietro l\u2019altra per manipolare la realt\u00e0 e nel fare degli immigrati, negli stranieri, il capro espiatorio di tutti problemi di questa terra. E\u2019 vero, non si pu\u00f2 negare la pericolosit\u00e0 di simili discorsi. Allo stesso tempo, non va sottovalutata l\u2019importanza della televisione nel dare insistentemente voce a messaggi\u00a0allucinati e renderli \u201cpopolari\u201d. Ma questa \u00e8 solo una parte della storia. Le parole uscite dal senno dell\u2019allenatore di Udine segnalano un salto di qualit\u00e0 nel razzismo popolare perch\u00e9 identificano una forma di \u201cvittimismo\u201d inedita, almeno in Italia.<\/p>\n<p>Il contesto generale di crisi economia e sociale (che non \u00e8 problema specifico dell\u2019Italia, va detto,\u00a0ma trova qui particolare enfasi), gli attacchi di Parigi, l\u2019idea di un Islam necessariamente ostile reiterata a destra e a manca, contribuiscono a creare un tappeto emotivo di insicurezze dove chi \u00e8 predisposto ad accettare discorsi razzisti ne diventa latore entusiasta e sordo alla ragione. E riesce perfino a inventarsi vittima. Ma vittima di cosa? E\u2019 questo che \u00e8 difficile da comprendere. Serve uno sforzo condiviso per arrivare alle sorgenti di ignoranza. Per esempio, gli stessi che si scandalizzano perch\u00e9 un preside mette in discussione l\u2019opportunit\u00e0 di canti natalizi di una sola religione nella scuola sono i primi ad iscrivere i propri figli in scuole con basse presenze di immigrati. Il pregiudizio \u00e8 loro, non di chi cerca forme di dialogo che fanno parte della storia di tutte le societ\u00e0, da che mondo e mondo. Uno\u00a0sforzo andrebbe anche diretto a comprendere che lo sport, oggi pi\u00f9 che mai, va inteso\u00a0come fenomeno culturale che ha delle implicazioni nel modo in cui vediamo e capiamo il mondo. Il calcio non pu\u00f2 essere lasciato a chi non capisce e non \u00e8 interessato a fare della societ\u00e0 un posto migliore per tutti. Parafrasando quanto scrisse C.R.L. James nel suo straordinario studio sul cricket e il post-<a href=\"https:\/\/maxmauro.wordpress.com\/2015\/12\/06\/il-vuoto-oltre-la-barriera-il-razzismo-nel-calcio-e-le-parole-di-un-allenatore\">colonialismo nei Caraibi potremmo chiederci: cosa capisce di calcio chi solo di calcio sa?<\/a><\/p>\n<p><u>https:\/\/maxmauro.wordpress.com\/2015\/12\/06\/il-vuoto-oltre-la-barriera-il-razzismo-nel-calcio-e-le-parole-di-un-allenatore<\/u><a href=\"https:\/\/maxmauro.wordpress.com\/2015\/12\/06\/il-vuoto-oltre-la-barriera-il-razzismo-nel-calcio-e-le-parole-di-un-allenatore\/\"><u>\/<\/u><\/a><\/p>\n<p><em>\u00ab<strong>Max Mauro<\/strong> \u00e8 nato a Frauenfeld (Svizzera) nel 1967, figlio di emigranti friulani. Scrittore, giornalista, ricercatore dell\u2019umano paese ed ex cantante punk, si interessa di migrazioni, culture di confine, culture giovanili, sport critico, viaggi (preferibilmente in bicicletta). Ha lavorato come giornalista in Venezuela e raccolto storie di migranti in Sud Africa e Germania. Nel 2013 ha completato un dottorato di ricerca presso il Centre for Transcultural Research and Media Practice di Dublino, Irlanda, con uno studio etnografico sullo sport e i giovani di origine immigrata. Da ottobre 2013 lavora come Associate Lecturer presso la School of Communications and Writing, Southampton Solent University. A febbraio 2014 ha ricevuto una borsa di ricerca della FIFA per condurre uno studio su giovani calciatori di origine immigrata e senso di appartenenza in Italia<\/em>\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vuoto al di qua della barriera. Il razzismo nel calcio e le parole di un\u00a0allenatore Un giocatore dilettante di calcio\u00a0viene squalificato per dieci giornate per insulti razzisti rivolti ad un avversario di origine africana. Capita in Friuli,\u00a0campionato di prima categoria della provincia di Udine. 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