{"id":4178,"date":"2016-01-09T15:46:02","date_gmt":"2016-01-09T15:46:02","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=4178"},"modified":"2016-01-09T18:34:11","modified_gmt":"2016-01-09T18:34:11","slug":"9-gennaio-2016-dal-n-242-di-ho-un-sogno-dicembre-2015-due","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4178","title":{"rendered":"9 gennaio 2016.  Dal n. 242 di Ho un sogno (dicembre 2015 &#8211; Due)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il corpo delle donne, costante oggetto di contesa <\/strong><\/p>\n<p>Il 9 dicembre un diffuso quotidiano locale intitolava in cronaca di Udine: \u201cLe mussulmane: s\u00ec allo sport ma in palestre senza maschi\u201d. Tutto era partito da un\u00a0 gruppo di donne che si riuniscono nei locali della scuola media Bellavitis a seguito di una intelligente iniziativa dell\u2019associazione locale La Tela che ha promosso un laboratorio di italiano. Sono donne straniere, ben integrate, che affrontano consapevolmente i problemi dei loro figli, ormai seconda generazione nata, cresciuta e scolarizzata in Italia e hanno trovato una risposta al loro desiderio di acquisire migliori competenze nell\u2019uso della lingua italiana. Gli interventi che si sono susseguiti sul quotidiano hanno giocato fra due possibili, diverse interpretazioni. La prima muove dalla constatazione che l\u2019esercizio fisico delle donne corrisponde ad esigenze diverse da quelle degli uomini, come ben sanno palestre private che offrono iniziative riservate integralmente alle donne e come tali pubblicizzate senza che intervengano obiezioni. La seconda sembra essere una interpretazione ricondotta a motivazioni \u2018religiose\u2019, un no ad attivit\u00e0 che avvengano in contatto con maschi non familiari. In tal caso sarebbe stato auspicabile un chiarimento della prima notizia, informando l\u2019opinione pubblica che anche l\u2019accesso a strutture sportive in Italia non pu\u00f2 avvenire a seguito di un discrimine religioso mentre nulla vieta la creazione di spazi separati, ove necessario, per sesso. Comunque, come ci dice Maria Rosa Loffreda presidente de La Tela, le corsiste hanno semplicemente ragionato sull\u2019importanza dello sport in un processo di integrazione senza nulla chiedere. Il dibattito iniziato il 9 dicembre si \u00e8 trascinato per alcuni giorni fino ad approdare a un articolo il cui titolo, in luogo di un discrimine, afferma un rifiuto generalizzato, chiosato in forma che lascia perplessi. \u201cNo a spazi per sole donne negli impianti sportivi\u201d, recita il 13 dicembre il sullodato quotidiano. Chiariscono le assessore allo Sport, all\u2019Educazione e agli Stili di Vita (Basana) e al Bilancio e all\u2019Efficacia Organizzativa (Del Torre), pur senza rifiutare in assoluto la possibilit\u00e0 di \u201cchiedere uno spazio in palestra e riservarlo alle sole donne\u201d (Basana), che la \u201cCasa delle Donne \u00e8 aperta da sempre anche agli uomini\u201d (Del Torre). E ancora all\u2019inizio dell\u2019articolo, in un testo non virgolettato riferito all\u2019assessore Basana, \u00e8 riportata una curiosa considerazione per cui \u201ci diritti di alcuni non possono ledere quelli di altri. Ovvero quelli degli uomini che in quelle ore verrebbero esclusi dagli impianti sportivi\u201d. Chi si \u00e8 occupato di pari opportunit\u00e0 fin da quando il termine ha fatto la sua comparsa nel linguaggio istituzionale ricorda bene i muri alzati in nome della \u2018reverse discrimination\u2019, la discriminazione indiretta che avvantaggerebbe impropriamente il soggetto debole. Ricominciamo aggrappandoci al pretesto religioso di cui, anche in questo caso, c\u2019\u00e8 chi ha gi\u00e0 fatto politico abuso? Augusta De Piero<\/p>\n<p><strong>&#8220;El muro devi restar su&#8221;<\/strong>,<\/p>\n<p>A Trieste, vicino al Molo Fratelli Bandiera, c\u2019\u00e8 l\u2019ultimo stabilimento balneare in Italia \u2013 ma forse anche in Europa \u2013 in cui la spiaggia e il mare sono divisi in base ai sessi, met\u00e0 per gli uomini e met\u00e0 per le donne, che accedono al bagno per accessi diversi. Si chiama Lanterna ed \u00e8 noto come <em>Pedocin<\/em> (piccola cozza). La storia della Lanterna \u00e8 iniziata pi\u00f9 di un secolo fa, quando Trieste era ancora porto\u00a0 dell\u2019impero austro ungarico. E\u2019 stato pi\u00f9 volte proposto invano l\u2019abbattimento del muro che divide uomini e donne. Anni fa venne fatto anche un referendum e il responso che sanciva il mantenimento del muro fu praticamente plebiscitario. Nel 2009 il bagno \u00e8 stato interamente ristrutturato e riportato alle sue sembianze originarie e, come allora, resta inamovibile la divisione per sessi, difesa in nome di una dichiarata scelta di libert\u00e0, una possibilit\u00e0 in pi\u00f9 per le bagnanti (e specularmente i bagnanti) di fare quello che vogliono.<\/p>\n<p><strong>NOTA<\/strong><br \/>\nHo scritto quanto precede per Ho un sogno turbata dall\u2019uso fatto dalla locale informazione in merito al fatto che signore di origine nord africana e non solo (e perfettamente inserite nel quartiere udinese di via Di Giusto) esprimessero un proprio parere sulla positivit\u00e0 di una disponibilit\u00e0 della palestra per attivit\u00e0 al femminile. Ho riportato brevi citazioni delle dichiarazioni di due assessore del comune, pubblicate virgolettate dalla stampa locale, che mi hanno lasciato sgomenta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il corpo delle donne, costante oggetto di contesa Il 9 dicembre un diffuso quotidiano locale intitolava in cronaca di Udine: \u201cLe mussulmane: s\u00ec allo sport ma in palestre senza maschi\u201d. Tutto era partito da un\u00a0 gruppo di donne che si riuniscono nei locali della scuola media Bellavitis a seguito di&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4178\" title=\"Read more 9 gennaio 2016.  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