{"id":4619,"date":"2016-09-27T05:11:24","date_gmt":"2016-09-27T05:11:24","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=4619"},"modified":"2016-09-28T06:20:04","modified_gmt":"2016-09-28T06:20:04","slug":"27-settembre-2012-la-grammatica-della-generativita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4619","title":{"rendered":"27 settembre 2016   &#8211;  La grammatica della generativit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un articolo di Lidia Maggi (pubblicato in Riforma del 26 settembre 2016)<\/strong><\/p>\n<p>Mia madre mi ha partorita quando aveva 27 anni. Prima di me, per quanto ho potuto ricostruire, altri tre figli, di cui il primo riconosciuto dal padre minorenne, ma non da lei, che lo aveva messo al mondo.<\/p>\n<p>Mia madre, nonostante il disagio sociale e le condizioni di vita difficili, \u00e8 stata una donna molto fertile, forse troppo fertile; e solo per gli ultimi due, dei numerosi figli che ha partorito, \u00e8 riuscita ad essere, in qualche modo, madre. Per tutti gli altri, hanno sopperito le istituzioni o le adozioni.<\/p>\n<p>Se non posso dire, a pieno titolo, di avere avuto dei genitori, riconosco che la mia vita \u00e8 stata attraversata da figure genitoriali, mentori, persone che mi hanno accudito, accompagnato, corretto e aperto il futuro. Queste figure non coincidono con la fertilit\u00e0 dei miei genitori biologici eppure \u00e8 anche a loro che devo la mia gratitudine per avermi partorito a nuove possibilit\u00e0 di vita. Sono un caso estremo?<\/p>\n<p>Dopo anni di esperienza pastorale, non mi convince pi\u00f9 l\u2019idea che la mia vicenda familiare lo sia. Ascolto troppe storie di ferite affettive, causate da violenze domestiche e abusi; e constato che le famiglie pi\u00f9 propense a fare figli sono spesso quelle dove il disagio sociale \u00e8 pi\u00f9 alto. Ma, anche questa non \u00e8 una regola. Conosco famiglie numerose sane, con incastri complessi e creativi. Grandi funamboli quei genitori capaci, nonostante i pochi aiuti sociali, di tenere assieme una gestione familiare faticosa.<\/p>\n<p>Certo, in Italia ci sono coppie che non fanno figli. \u00c8 un dato di fatto. Ma ridurlo a puro dato medico, senza inserire la questione in un quadro necessariamente complesso suona offensivo, e non solo per le coppie che non riescono ad avere un figlio, ma anche per chi, come me, dovr\u00e0 per tutta la vita fare i conti con una fertilit\u00e0 biologica che non \u00e8 coincisa con una vocazione alla genitorialit\u00e0.<\/p>\n<p>E se questo non bastasse, cosa dire delle donne che, dopo lunghi percorsi di liberazione sono arrivate a poter controllare il proprio processo produttivo attraverso una sessualit\u00e0 consapevole? L\u2019indignazione pi\u00f9 grande per\u00f2, per questo modo banale e superficiale di affrontare il tema della crescita, la sento nei confronti di tutti quei bambini nati, educati e cresciuti nel nostro paese a cui viene negata la cittadinanza solo perch\u00e9 figli di immigrati. Bambini, adolescenti che non hanno diritto di sentirsi, a pieno titolo, parte del paese in cui nascono e crescono. Sono cos\u00ec tanti quei bambini e quelle bambine madrelingua italiani, che, se fossero riconosciuti nella loro piena dignit\u00e0 di cittadini, invertirebbero le statistiche catastrofiche e allarmistiche sull\u2019invecchiamento della popolazione. Ma loro non contano, hanno la pelle troppo scura, anche se parlano perfettamente il nostro dialetto e faticano con la lingua d\u2019origine dei loro genitori.<\/p>\n<p>Insomma, parlare di sterilit\u00e0 o fertilit\u00e0 per affrontare il tema del rapporto tra generazioni \u00e8 riduttivo. Persino nella Bibbia, quando si parla della sterilit\u00e0 delle matriarche, non ci si limita ad affrontare un problema fisiologico, ma si allude al complesso rapporto con il futuro, con le generazioni che verranno. Dietro la sterilit\u00e0 delle matriarche, c\u2019\u00e8 la consapevolezza biblica che il futuro non arriva mai per inerzia: bisogna continuamente rinegoziarlo. Ogni generazione \u00e8 chiamata ad aprire una nuova breccia ed occorre tutta la creativit\u00e0 divina e umana per aprire al nuovo. Del resto, per le Scritture, la storia della salvezza non \u00e8 un assunto astratto: passa attraverso il rapporto tra le generazioni. \u00c8 storia partorita, non ideologia gridata.<\/p>\n<p>Per aprire al futuro, non basta parlare di sterilit\u00e0 e isolare un aspetto, quello biologico. Solo una politica cieca, settoriale, arriva a ridurre la progettualit\u00e0 verso le generazioni future al \u00abFertility day\u00bb. Occorre riscoprire, invece, una grammatica della generativit\u00e0 che affronti la complessit\u00e0 della questione per arrivare, al di l\u00e0 della propaganda, a garantire politiche che favoriscano il fluire della vita, anche in tempi di crisi. Non \u00e8 solo un problema biologico e non riguarda soltanto le giovani coppie che decidono o non possono o non desiderano avere figli. Riguarda tutti noi. C\u2019\u00e8 tutta una societ\u00e0 che deve uscire dalla sterilit\u00e0 del lamento, per riscoprire linguaggi generativi. \u00c8 prioritario articolare una grammatica della generativit\u00e0. Poi, sulla base di quella grammatica potranno prendere forma una pluralit\u00e0 di discorsi, anche opposti. E il dibattito pubblico sar\u00e0 arricchito dalla molteplicit\u00e0 delle narrazioni. A patto, per\u00f2, che i differenti discorsi seguano le regole grammaticali. Mi sembra che il discorso della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, proprio perch\u00e9 non tiene conto di questa complessit\u00e0, risulti sgrammaticato. Chi non conosce coppie sterili \u00abgenerative\u00bb e coppie fertili che non lo sono? Generare un figlio, una figlia richiede tempi lunghi, impegno, cura, dedizione, responsabilit\u00e0, progettualit\u00e0, fiducia nel futuro, sostegno economico ed educativo. Niente a che vedere con questa campagna pubblicitaria del Ministero della salute. Un\u2019iniziativa ideologica e irresponsabile. Sterile.<\/p>\n<p><strong>Chi \u00e8 Lidia Maggi:<\/strong><\/p>\n<p><em>Lidia Maggi, teologa, \u00e8 pastora battista in servizio a Varese. Oltre alla cura delle chiese a lei affidate, si occupa di formazione e di dialogo ecumenico. E&#8217; responsabile della rivista &#8220;La Scuola domenicale&#8221;. Collabora con diverse riviste cattoliche (Rocca, Mosaico di pace, matrimonio&#8230;) e protestanti su temi biblici e di dialogo ecumenico ed interreligioso<\/em>.<\/p>\n<p><em>Riforma, il periodico su cui \u00e8 stato pubblicato l\u2019articolo ricopiato in questo post, \u00e8 il settimanale delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo di Lidia Maggi (pubblicato in Riforma del 26 settembre 2016) Mia madre mi ha partorita quando aveva 27 anni. 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