{"id":4719,"date":"2016-11-14T17:12:29","date_gmt":"2016-11-14T17:12:29","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=4719"},"modified":"2016-11-14T17:12:29","modified_gmt":"2016-11-14T17:12:29","slug":"14-novembre-2016-a-scuola-ma-non-da-sole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4719","title":{"rendered":"14 novembre 2016   &#8212;   A scuola ma non da sole."},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Due storie americane fra il 1960 e il 2016<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il 14 novembre 1960 per la prima volta in Louisiana una bambina afroamericana entrava in una scuola per bianchi<a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?attachment_id=4721\" rel=\"attachment wp-att-4721\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-4721\" src=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/xus_marshals_with_young_ruby_bridges_on_school_steps.jpgqitokfys6UTR_.pagespeed.ic_.Bew-_ccFAU-300x142.jpg\" alt=\"xus_marshals_with_young_ruby_bridges_on_school_steps-jpgqitokfys6utr_-pagespeed-ic-bew-_ccfau\" width=\"300\" height=\"142\" srcset=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/xus_marshals_with_young_ruby_bridges_on_school_steps.jpgqitokfys6UTR_.pagespeed.ic_.Bew-_ccFAU-300x142.jpg 300w, https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/xus_marshals_with_young_ruby_bridges_on_school_steps.jpgqitokfys6UTR_.pagespeed.ic_.Bew-_ccFAU-768x362.jpg 768w, https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/xus_marshals_with_young_ruby_bridges_on_school_steps.jpgqitokfys6UTR_.pagespeed.ic_.Bew-_ccFAU.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>Una bambina di sei anni, un fiocco nei capelli, la cartella nella mano destra e l\u2019aria seria e un po\u2019 preoccupata di chi inizia un nuovo percorso. Sembrerebbe una normale fotografia del primo giorno di scuola ma ad allargare lo sguardo sull\u2019immagine si nota tutta la tensione di una situazione anomala: una piccola afroamericana scortata dai federali che la proteggono dalla folla inferocita che vorrebbe impedirle di entrare in classe. Il suo nome \u00e8 Ruby Bridges ed \u00e8 la prima bambina di colore nel sud degli stati Uniti ad avere l\u2019accesso a una scuola fino a quel momento frequentata soltanto da bianchi.<\/p>\n<p>Siamo a New Orleans, in Lousiana, nel 1960, e da poco \u00e8 finalmente passata la sentenza della Corte Suprema che stabilisce la desegregazione delle scuole: basta con i ghetti, d\u2019ora in poi le classi saranno miste. Una decisione che incontra una grande resistenza a livello sociale, fra pregiudizi e razzismo da un lato e la paura della repressione dall\u2019altro. Infatti, nel tentativo di dimostrare che non sono all\u2019altezza degli istituti per bianchi, i bambini neri vengono sottoposti a un test attitudinale particolarmente complesso quando ancora frequentano l\u2019asilo: un crudele \u2013 e inutile \u2013 stratagemma per ritardare la decisione della Corte.<\/p>\n<p>Ruby \u00e8 una dei sei bambini afroamericani a passare l\u2019esame, l\u2019unica a poter andare alla William Frantz, la scuola elementare per bianchi a pochi isolati da casa sua. Il padre non vorrebbe mandarla, ben conscio di che cosa la aspetta, ma la madre insiste: studier\u00e0 in una scuola migliore e segner\u00e0 anche una svolta importante nel cammino dei diritti per i cittadini afroamericani.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per la determinazione di una donna e il coraggio di una bambina, la storia fa un balzo in avanti. Ma il cammino verso l\u2019uguaglianza \u00e8 lastricato di ingiustizie e sofferenza, e in questo caso non si tratta solo di un\u2019immagine figurata, visto che la piccola Ruby deve essere protetta da militari armati per evitare gli attacchi della folla che cerca di aggredirla lungo la strada; e una volta arrivata passer\u00e0 tutta la mattina dal direttore, perch\u00e9 gli altri allievi non sono venuti, tenuti a casa dai genitori in segno di protesta. Il secondo giorno il film \u00e8 lo stesso: soltanto un bambino bianco entrer\u00e0 a scuola, accompagnato dal pastore metodista Lloyd Anderson Foreman.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 un anno duro per Ruby: ogni giorno scortata dai federali anche per andare in bagno, costretta a mangiare da sola il cibo che si porta da casa, per evitare che qualcuno tenti di avvelenarla, come \u00e8 successo il secondo giorno di scuola; unica alunna della sua classe, senza compagni che vogliano sedersi accanto a lei, riuscir\u00e0 a studiare soltanto grazie all\u2019impegno di una maestra, Barbara Henry, che la prende sotto la sua protezione e decide controcorrente di occuparsi della sua istruzione. Anche la famiglia subisce dei pesanti contraccolpi: il padre perde il lavoro, i nonni, proprietari di una fattoria nel Mississippi, vengono espropriati della terra.<\/p>\n<p>I federali la ricordano oggi come una bambina determinata, che non piangeva n\u00e9 si lamentava mai. Ma il coraggio non \u00e8 sinonimo di indifferenza, e non evita le ferite: Ruby non riesce a mangiare a scuola e la notte ha gli incubi, si sveglia urlando. Con l\u2019aiuto di uno psicologo e l\u2019affetto dei genitori, la bambina riuscir\u00e0 ad arrivare alla fine dell\u2019anno, vincendo a poco a poco le resistenze dei suoi compagni e ricompattando la piccola comunit\u00e0 scolastica. La seconda elementare si svolger\u00e0 infatti in modo normale, quasi non fosse mai esistita la lotta estenuante dell\u2019anno precedente; il padre trova un altro impiego, i ragazzini si frequentano anche fuori dalle aule scolastiche senza badare al colore della pelle e la vita riprende a scorrere regolarmente. Ruby e la sua mamma hanno vinto.<\/p>\n<p>Da adulta Ruby Bridges \u00e8 diventata un\u2019attivista dei diritti degli afroamericani e con la sua Ruby Bridges Foundation, che ha sede a New Orleans, continua a battersi contro i pregiudizi con le armi del rispetto, della tolleranza, dell\u2019istruzione e della valorizzazione delle differenze: \u00abil razzismo \u00e8 una malattia degli adulti e dobbiamo usare i bambini per evitare che si diffonda\u00bb, \u00e8 il suo motto. La sua storia \u00e8 una pietra miliare nella lunga lotta di liberazione degli afroamericani. Il quadro del pittore Norman Rockwell, The Problem All Live With, del 1964, che ritrae la piccola con i federali sulla strada per la scuola, \u00e8 diventato un\u2019icona del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti. Non a caso, dietro suggerimento di Ruby, il presidente Obama lo ha installato come monito alla Casa Bianca, nel corridoio fuori dalla Stanza Ovale. Chiss\u00e0 che fine far\u00e0, con il restyling dell\u2019arredamento del neoeletto Trump e di sua moglie Melanie.<\/p>\n<p><strong>13\/11\/2016 Natasha Nkhama, vittima di insulti razzisti da parte di un sostenitore di Trump, riceve una sorpresa straordinaria dagli studenti del suo campus.<br \/>\n<\/strong>L&#8217;Huffington Post\u00a0\u00a0\u00a0 |\u00a0 Di Ilaria Betti<\/p>\n<p>\u00c8 stata insultata per il colore della pelle e spinta gi\u00f9 dal marciapiede da un ragazzo che giustificava il suo gesto ripetendo lo slogan di Trump: &#8220;Make America great again&#8221;. Natasha Nkhama ha raccontato il brutto episodio, avvenuto alla Baylor University in Texas, in un video diventato virale. E grazie proprio a quel filmato pi\u00f9 di 300 studenti hanno deciso di farle una sorpresa, accompagnandola, in gruppo, ad una lezione, dimostrandole che l&#8217;amore pu\u00f2 vincere sulla rabbia.<\/p>\n<p>&#8220;Mentre andavo in classe, questo ragazzo mi ha urtata e mi ha spinta gi\u00f9 dal marciapiede. Mi ha detto: &#8216;Nessun negro \u00e8 ammesso su questo marciapiede&#8217;. Io ero scioccata, non avevo parole&#8221;, racconta nel video. Uno studente di passaggio ha detto qualcosa all&#8217;aggressore e lui, di tutta risposta, ha ammesso: &#8220;Sto solo cercando di rendere l&#8217;America grande di nuovo&#8221;, ripetendo lo slogan del neoeletto presidente Donald Trump, &#8220;Make America great again&#8221;. &#8220;Quindi &#8211; aggiunge la giovane nel filmato &#8211; se avete votato per Trump, spero che capirete cosa questo possa significare per una persona con un altro punto di vista&#8221;.<\/p>\n<p>Grazie anche al video e al passaparola, la storia di Natasha si \u00e8 diffusa nel campus. Gli studenti hanno cos\u00ec deciso di fare un gesto dimostrativo per lei e accompagnarla, tutti insieme, alla sua lezione di venerd\u00ec mattina. Si sono accordati sui social usando l&#8217;hashtag #IWalkWithNatasha (&#8220;Io cammino con Natasha&#8221;) e, in pi\u00f9 di 300, si sono presentati all&#8217;uscita dell&#8217;istituto, sorprendendola. I professori hanno lasciato che uscissero prima dalle loro classi, consentendo la buona riuscita dell&#8217;improvvisata.<\/p>\n<p>Natasha \u00e8 rimasta senza parole alla vista di tutte quelle persone, accorse l\u00ec per lei, per accompagnarla, per ricordarle che la gentilezza \u00e8 l&#8217;arma pi\u00f9 potente contro il razzismo e la rabbia. &#8220;Vorrei che tutti vedessero questo gesto &#8211; ha commentato &#8211; e sapessero che Baylor \u00e8 il campus dell&#8217;amore<\/p>\n<p>FONTI:<\/p>\n<p>http:\/\/www.riforma.it\/it\/articolo\/2016\/11\/14\/una-storia-americana<\/p>\n<p>http:\/\/www.huffingtonpost.it\/2016\/11\/13\/natasha-nkhama-vittima-insulti-sorpresa-_n_12942156.html?utm_hp_ref=italy<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due storie americane fra il 1960 e il 2016 Il 14 novembre 1960 per la prima volta in Louisiana una bambina afroamericana entrava in una scuola per bianchi Una bambina di sei anni, un fiocco nei capelli, la cartella nella mano destra e l\u2019aria seria e un po\u2019 preoccupata di&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=4719\" title=\"Read more 14 novembre 2016   &#8212;   A scuola ma non da sole.\">Read more &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,9],"tags":[],"class_list":["post-4719","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache","category-razzismo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4719","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4719"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4719\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4722,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4719\/revisions\/4722"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}