{"id":5103,"date":"2017-07-15T09:02:20","date_gmt":"2017-07-15T09:02:20","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5103"},"modified":"2017-07-15T09:02:20","modified_gmt":"2017-07-15T09:02:20","slug":"15-luglio-2017-giovanni-franzoni-ricorda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5103","title":{"rendered":"15 luglio 2017 &#8211; Giovanni Franzoni ricorda"},"content":{"rendered":"<p><strong>La cacciata di dom Franzoni<\/strong><br \/>\nLa Chiesa us\u00f2 la Dc, ma alla fine fu usata, come apparve allora, da Amintore Fanfani nella battaglia per il referendum sul divorzio. Mi schierai pubblicamente per il \u00abno\u00bb, no all\u2019abrogazione della legge Fortuna-Baslini che per la prima volta in Italia dava la possibilit\u00e0 di divorziare. In ogni luogo dove andavo a parlare venivo annunciato dalla pubblicit\u00e0 delle mie recenti dimissioni, ero gi\u00e0 \u00abl\u2019ex abate\u00bb.<br \/>\nNon andavo a fare esplicita propaganda, accettavo solo gli inviti ai dibattiti sulla famiglia. A Palermo, a Taranto, a Bergamo. Ogni volta che qualcuno mi chiedeva un\u2019opinione sul divorzio, rispondevo: credo nella libera scelta, e lo dico.<br \/>\nVestivo sempre con la talare quando andavo in pubblico. Arrivai a Taranto preceduto dai titoli dei giornali locali. Seppi poi che l\u2019arcivescovo Motulese non l\u2019aveva presa affatto bene; aveva premuto su Roma perch\u00e9 si prendessero provvedimenti nei miei confronti.<br \/>\nMancano poco pi\u00f9 di due settimane al referendum, il clima \u00e8 rovente. Sono a Desenzano sul Garda, sto predicando gli esercizi spirituali con un gruppo di missionari che deve partire per i Paesi europei in cui si trovano comunit\u00e0 di immigrati di lingua italiana: Svizzera meridionale, Lussemburgo, Francia. In convento mi arriva un telegramma firmato dall\u2019Abate Angelo Mifsud, un maltese, (presiedeva la Congregazione Cassinese). Letterale: \u00abSe non cessate di tenere assemblee sul divorzio sarete sospeso ipso facto a divinis\u00bb.<br \/>\nIpso facto, contro ogni diritto moderno. Il giorno dopo ho un convegno alla Camera di commercio di Bergamo; parto per capire come posso gestire la giornata.<br \/>\nArrivo nel centro storico e per strada vedo persone che manifestano, cartelli in mano. La Camera di commercio \u00e8 chiusa: su pressioni democristiane l\u2019uso della sala \u00e8 stato revocato. Seguo in macchina il flusso della gente, si stanno spostando verso la chiesa di San Pietro, gremita. C\u2019\u00e8 gente seduta con le gambe penzoloni dalle finestre. Mi faccio largo, vado all\u2019altare e dico: \u00abIo non posso parlare, voi non potete parlare perch\u00e9 vi chiudono in faccia il portone, i fatti parlano da soli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La punizione<\/strong><br \/>\nNon avevo grande paura dei provvedimenti ecclesiastici. Immaginavo piuttosto che con il polverone alzato da una sospensione a divinis avrei potuto condizionare pi\u00f9 pesantemente il voto dei cattolici. Annullo l\u2019incontro previsto due giorni dopo alla Fatme, a Roma, con il socialista Paris Dell\u2019Unto, vice sindaco della citt\u00e0. Era un sabato, il 27 aprile 1974. La domenica ero su tutte le tv: \u00abIl noto Dom Franzoni \u00e8 stato sospeso a divinis\u00bb.<br \/>\nMi avevano sospeso, anche se non ero intervenuto al dibattito. E i giornalisti continuano a usare quel \u00abdom\u00bb per definire un monaco, per differenziarlo dal \u00abdon\u00bb che precede un normale prete.<br \/>\nIn Italia il \u00abDom\u00bb, abbreviazione mitteleuropea di Dominus non \u00e8 stata mai adottata dai benedettini, ma per lungo tempo, e ancor oggi qualche volta, debbo convivere con i due appellativi che precedono la mia identit\u00e0: l\u2019ex abate, il dom. E con un sogno ricorrente: le assemblee con la Conferenza episcopale, le grandi assisi del Concilio.<br \/>\nIo, in grandi stanze, attorno a grandi tavoli, insieme ai miei confratelli.<br \/>\nLa firma sotto la sospensione a divinis \u00e8 del Cardinal vicario Ugo Poletti che, devo dire \u2013 non per astio ma perch\u00e9 ne sono convinto \u2013 era persona di intelligenza modesta e di modesta cultura. Non era un conservatore n\u00e9 un democratico, era un uomo che sapeva muoversi insieme al vento e che teneva in massima attenzione la politica.<br \/>\nAccettai in silenzio, anche se in cuor mio sentivo di avere doppiamente ragione: dal punto di vista sostanziale, perch\u00e9 quelle erano le conseguenze di aver preso sul serio il Concilio, e dal punto di vista formale perch\u00e9 la procedura di sospensione a divinis era fondata su presupposti inesistenti.<br \/>\nRicordo con simpatia, per\u00f2, che dopo la vittoria del referendum, i radicali festeggiarono in piazza Navona urlando: \u00abSe ci fosse ancora la possibilit\u00e0 di eleggere un papa per acclamazione, Franzoni sarebbe papa a furor di popolo\u00bb.<br \/>\nMi sono poi ritirato con la mia Comunit\u00e0 di base che gi\u00e0 da quasi un anno si riuniva in via Ostiense, al 152 b, cento metri pi\u00f9 in l\u00e0 dell\u2019appartamento che condividevo con Don Pierre. Il mio impegno pro-referendum mi aveva fatto perdere di vista anche l\u2019amico coinquilino. Era quasi sempre solo e, dopo qualche mese, decise di tornare in Belgio. Ho scoperto in quella occasione quanto sia difficile vivere insieme in un appartamento di quaranta metri quadrati e quanto si possa essere violenti senza accorgersene, scoprendo poi, magari da un gesto della bocca, di avere ferito l\u2019altro.<br \/>\nVolevo che l\u2019esperienza con il nostro gruppo di laici non finisse con la mia uscita da San Paolo. Cercai di nuovo il Cardinal Poletti, e, dopo avergli spiegato che la sentenza di sospensione a divinis era a mio avviso invalida perch\u00e9 io avevo ubbidito all\u2019ingiunzione di non parlare pi\u00f9 in pubblico disdicendo tutti gli appuntamenti, lui ammise che forse effettivamente c\u2019era stato qualche errore ma si appell\u00f2 alla mia comprensione delle procedure e delle prassi ecclesiastiche per cui non dovevo aspettarmi che la Chiesa ammettesse pubblicamente di avere sbagliato. Mi sugger\u00ec inoltre di trovare un vescovo benevolo pronto a incardinarmi nella sua diocesi.<br \/>\nContattai Monsignor Luigi Liverzani, a Frascati, la diocesi pi\u00f9 vicina. Era una persona informata, aperta, vicina al mondo del lavoro, mi avrebbe preso nella sua diocesi senza alcuna condizione. Presentai quel nome a Poletti e il vicario mi rispose che Frascati era troppo vicina a Roma.<br \/>\n\u00abC\u2019\u00e8 un chilometraggio minimo, vostra Eminenza?\u00bb.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che voleva spezzare il mio rapporto con la comunit\u00e0 e questo non l\u2019avrei mai permesso. Rimasi sospeso per due anni e, contro ogni diritto canonico, vagante senza sede. Furono tre le motivazioni vere di quel provvedimento eccessivo. Il momento storico: il Partito comunista che cresceva e il referendum sul divorzio che la Dc voleva vincere e perse; il mio ruolo: ero stato un prelato di Santa Romana Chiesa e avevo appartenuto alla Conferenza episcopale italiana; la mia sede: vivevo e operavo a Roma, a pochi chilometri dalla Santa Sede e ogni mio bisbiglio era ascoltato oltretevere.<br \/>\nDue anni dopo si aggiunger\u00e0 il caso Lefebvre: la Chiesa non poteva accettare le sfide che quel vescovo ultraconservatore le stava portando. Per punire lui, che aveva fatto il piccolo scisma di Econe, Paolo VI fu costretto a dare un colpo anche al dissenso cattolico, e ad emarginarmi dalla Chiesa.<br \/>\nAvevo collaborato fin dalla sua nascita con la rivista cattolica di ispirazione conciliare \u00abCom\u00bb, che presto si fonder\u00e0 con la rivista protestante \u00abNuovi tempi\u00bb.\u00c8 in quella sede che per la prima volta manifestai una adesione alle politiche sociali e sanitarie delle amministrazioni di sinistra e per la prima volta feci una dichiarazione di voto per il Pci alle politiche del 1976.<br \/>\nScrissi che il Partito comunista italiano aveva dimostrato di adoperare l\u2019analisi e la prassi marxista in modo critico, che era stato capace dimettersi al servizio del Paese e della causa antifascista, che si era sforzato di modificare alcune ipotesi iniziali, che aveva privilegiato forme di lotte civili e politiche come espressione della forza della ragione rispetto all\u2019arroganza del potere. \u00abE se il voto resta un episodio\u00bb, dissi, \u00abla mia adesione politica \u00e8 di ogni giorno; non prender\u00f2 la tessera solo per obbedire all\u2019articolo 43 del Concordato che me lo impedisce\u00bb.<br \/>\nIl 20 giugno 1976 il Pci guadagn\u00f2 3 milioni e 600mila voti arrivando a una percentuale del 34,4% . Nonostante lo scandalo Lockheed la Dc mantenne i suoi, e rest\u00f2 al 38,7%.<br \/>\nNella domenica del voto il cardinal Poletti prepar\u00f2 una lettera e me la fece recapitare presso la \u00absedicente Comunit\u00e0 cattolica di base\u00bb, in Via Ostiense 152b. Tra parentesi, a questo proposito, la Comunit\u00e0 non \u00e8 mai stata riconosciuta in alcun modo dall\u2019Istituzione se non con lo sprezzante appellativo di \u00absedicente\u00bb, proprio come le prime comunit\u00e0 cristiane che non avevano diritto di cittadinanza nel mondo romano.<br \/>\nUnica, rilevante eccezione mons. Clemente Riva, vescovo ausiliario di Roma sud, rosminiano, che, venutoci a trovare poco tempo prima degli eventi che sto raccontando, dopo aver pregato con noi ci disse (pi\u00f9 o meno, ma in sostanza): \u00abIo non sono qui per darvi un avallo che del resto non mi chiedete, tuttavia voi siete per me, nel mio settore, una comunit\u00e0 di fede tra le altre\u00bb. In quel periodo Poletti, che mi d\u00e0 ancora del tu, mi fa sapere: \u00abO fai ritorno umile e sincero alla disciplina ecclesiale riconoscendo pubblicamente i tuoi errori oppure sarai ridotto allo stato laicale\u00bb.<br \/>\nSe non abiuro e mi inghiotto la dichiarazione di voto comunista le possibilit\u00e0 sono due; o mi autoriduco o mi puniranno loro.<br \/>\nRispondo che avrei sentito prima la mia comunit\u00e0 e la convoco per il luned\u00ec successivo,il 28 giugno. Quell\u2019assemblea si apre a tutte le comunit\u00e0 di base e a chiunque voglia intervenire. Quattro amici salgono a San Giovanni in Laterano e invitano nel salone anche il cardinale che mi sta punendo. Poletti rifiuta seccato e proibisce a qualsiasi autorit\u00e0 del Vicariato di farsi vedere. L\u2019assemblea della comunit\u00e0 di San Paolo \u00e8 affollata. C\u2019\u00e8 Don Enzo Mazzi da Firenze, c\u2019\u00e8 Don Lutte dalla Magliana, Suor Cleofe e l\u2019avvocato Francesco Zanchini.<br \/>\nIl \u00abCorriere della Sera\u00bb definisce il nostro salone squallido. A me sembra spoglio, non squallido.<br \/>\nPrevale l\u2019idea di riaprire il dialogo, senza rinunciare alle nostre convinzioni di fondo.<br \/>\nIn quel periodo ripresero le azioni violente di Civilt\u00e0 Cristiana contro la Comunit\u00e0 e la mia persona: un giorno venne parzialmente incendiata la sede della Comunit\u00e0 e sul muro del corridoio di ingresso trovammo la scritta \u00abFranzoni al rogo\u00bb.<br \/>\nIntanto la Cei sta organizzando a Roma un secondo convegno, \u00abEvangelizzazione e promozione umana\u00bb. Portiamo il nostro contributo con una lettera in cui diciamo in sostanza: \u00abNoi cristiani ci vergogniamo di una citt\u00e0 santa come Roma dove la Chiesa \u00e8 in collusione con chi non cede un\u2019unghia dei suoi privilegi ottenuti con il sangue dei pi\u00f9 poveri. La chiesa \u00e8 violenta quando fa passare come volont\u00e0 di Dio pratiche sessuofobiche, antievangeliche e antiumane. Nei quartieri bisognosi la Chiesa non deve invadere spazio prezioso con edifici dedicati al culto quando pu\u00f2 bastare un locale ampio e decoroso che pu\u00f2 essere utilizzato anche per le assemblee di quartiere\u00bb.<br \/>\nLe nostre analisi vengono accolte in citt\u00e0 a tutti i livelli, invece il Vaticano liquida il documento come pieno di superbia. Il Cardinal Poletti aveva mal sopportato che avessi reso pubblica la lettera con cui minacciava di allontanarmi dalla Chiesa. E allora, su \u00abl\u2019Osservatore Romano\u00bb, tacciandomi di scorrettezza, di mancanza di stile, di voler turbare le persone inesperte e impreparate aizzandole contro la Chiesa, rende pubblica la versione integrale di quel documento. Dice: \u00abDon Giovanni, le tue dichiarazioni su \u201cCom-Nuovi tempi\u201d hanno riproposto clamorosamente davanti al popolo italiano il tuo caso e i tuoi rapporti con la Chiesa.<br \/>\nCon il documento che notificava la sospensione a divinis da te firmato il 19 luglio 1974 ti eri impegnato a chiarire il tuo pensiero dottrinale e la tua posizione disciplinare entro sei mesi. N\u00e9 la tua lettera del 23 dicembre 1974, n\u00e9 gli scritti successivi hanno offerto plausibile spiegazione del tuo comportamento e del tuo insegnamento. Anzi, c\u2019\u00e8 stato un progressivo deterioramento con caratteristiche sempre pi\u00f9 aggressive verso la Chiesa e i suoi pastori. Le tue dichiarazioni su \u201cCom-Nuovi tempi\u201d hanno precipitato tutto, per di pi\u00f9 in chiave elettorale, tanto lontana da una visione ecclesiale del tuo problema, suscitando meraviglia e scandalo tra il clero e il popolo cristiano\u00bb.<br \/>\nEntro dieci giorni devo rispondere, \u00aboppure la Chiesa dovr\u00e0 adottare il provvedimento di riduzione allo stato laicale in poenam\u00bb.<br \/>\nIl giorno dopo quell\u2019assemblea Paolo VI, seguendo la teoria degli opposti estremismi, sospende a divinis, per un anno, l\u2019Arcivescovo Marcel Lefebvre. Nelle stesse ore io spedisco al Vicario generale una lettera in cui ribadisco la mia fede nelle maggiori verit\u00e0 della chiesa cattolica: \u00abCredo in Ges\u00f9 Cristo e l\u2019amore per lui non \u00e8 ignara rassegnazione, ma scelta di vita e di lotta per gli sfruttati di ogni tempo\u00bb.<br \/>\nDico: \u00abLa mia tensione con l\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica non \u00e8 mai dipesa da motivi di fede, ma da mie scelte politiche che non ritengo erronee anche se in contrasto con la linea ufficiale portata avanti dalla Conferenza episcopale italiana. Mi sento prete fino in fondo e non chieder\u00f2 mai la riduzione allo stato laicale\u00bb.<br \/>\nGi\u00e0, il Cardinal Poletti iniziava ad avanzare motivi dottrinali per giustificare le sanzioni contro di me. Nell\u2019intervento autoritativo per la riduzione allo stato laicale, infatti, si parler\u00e0 di atti contro le verit\u00e0 di fede perch\u00e9 avevo dato la mia dichiarazione di voto per il Pci e la mia adesione alle sue lotte politiche. Questi erano, per la mia Chiesa, \u00abatti contro natura\u00bb. Mi avrebbero telefonato e scritto miei congiunti preoccupati che avessi compiuto chiss\u00e0 quali perversioni.<br \/>\nLa mia corrispondenza con le zie Anita e Nella, ampiamente riportata in appendice, rende molto bene, a mio avviso, il clima di quel periodo e le reazioni umane.<br \/>\nIn Vaticano si sosteneva infatti che il comunismo era contro l\u2019ordinamento naturale delle cose e contro la dottrina della Chiesa, ma io avevo esplicitamente detto che aderivo alle forme partecipative nel sociale del Pci e basta. L\u2019applicazione dei diritti in questo Paese era roba degli assessori di sinistra. Nella psichiatria, nell\u2019handicap, nella scuola, nell\u2019infanzia c\u2019era sempre un\u2019avanguardia di sinistra. Il comunista non istituzionale Franco Basaglia, direttore dell\u2019ospedale psichiatrico di Trieste, mi spiegava che a Gorizia e a Trieste non avrebbe fatto nulla se non vi fosse stata una giunta di sinistra. Quando enunci dei principi sei radicale, quando devi chiudere un manicomio o devi aprire una comunit\u00e0 alloggio ti affidi a una prassi per niente anticristiana. Io non aderivo al marxismo, n\u00e9, assolutamente, all\u2019ateismo. Aderivo alla prassi delle giunte di sinistra in Italia. Devo anche dire, per\u00f2, che in quel periodo molti preti \u00abspretati\u00bb sono stati silenziati dallo stesso Pci: non voleva che mettessero in difficolt\u00e0 le politiche di compromesso storico di Enrico Berlinguer.<br \/>\nIl partito faceva assumere gli ex sacerdoti negli apparati amministrativi vicini al partito, loro trovavano moglie e smettevano di essere un problema. Per la Chiesa e per il Partito.<br \/>\nIl nuovo incontro con il Cardinal Poletti serv\u00ec a poco. Il vicario mi disse che il caso non era pi\u00f9 di sua competenza e che ne erano stati investiti organismi ufficiali ecclesiali, genericamente. La faccenda era andata a finire nelle mani della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant\u2019Uffizio), ed era intervenuto direttamente Paolo VI. Le riduzioni allo stato laicale sono infatti di diretta competenza del papa. Una bella apertura in quei giorni arriv\u00f2 da Monsignor Bettazzi, che scrisse una lettera a Enrico Berlinguer. In essa il vescovo di Ivrea diceva di guardare con attenzione l\u2019impegno del Pci a realizzare un\u2019esperienza originale di comunismo, diversa da comunismi di altre nazioni.<br \/>\nQuel dialogo tra un vescovo e un segretario di partito corrispondeva al dialogo che c\u2019era tra la base cattolica e quella comunista.<br \/>\nNoi non volevamo un nuovo sincretismo tra ideologia marxista e fede cristiana, n\u00e9 mettere il ministero episcopale al servizio di una parte politica, chiedevamo solo di amare Cristo nella Chiesa senza rompere la nuova solidariet\u00e0 creata con i lavoratori organizzati.<br \/>\nTratto da &#8220;Autobiografia di un cattolico marginale&#8221; di Giovanni Franzoni<\/p>\n<p>Fonte<br \/>\nhttp:\/\/www.solidando.net\/teologia\/testi\/franzoni1.htm<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cacciata di dom Franzoni La Chiesa us\u00f2 la Dc, ma alla fine fu usata, come apparve allora, da Amintore Fanfani nella battaglia per il referendum sul divorzio. 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