{"id":5151,"date":"2017-08-02T17:32:13","date_gmt":"2017-08-02T17:32:13","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5151"},"modified":"2017-08-02T17:39:18","modified_gmt":"2017-08-02T17:39:18","slug":"2-agosto-2017-medici-senza-frontiere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5151","title":{"rendered":"2 agosto 2017  &#8211;  Codice di condotta: la lettera di MSF al Ministro dell&#8217;Interno"},"content":{"rendered":"<p>31 Luglio 2017<br \/>\nGent.mo &#8211; Marco Minniti &#8211; Ministro dell\u2019Interno<br \/>\nGentile Ministro,<br \/>\nLe scriviamo per comunicarle la risposta di Medici Senza Frontiere (MSF) al suo invito a firmare il Codice di Condotta predisposto dal Ministero dell\u2019Interno in consultazione con la Commissione Europea.<br \/>\nAncor prima di entrare nel merito, ci preme innanzitutto ribadire l\u2019apprezzamento della nostra organizzazione per l\u2019esemplare ruolo svolto dall\u2019Italia nel salvare centinaia di migliaia di vite lungo la pericolosa rotta del Mediterraneo centrale. In questi anni complicati, il disfunzionale sistema di asilo dell\u2019Unione Europea e una risposta insufficiente da parte degli altri Stati membri hanno fatto ricadere sulle sole autorit\u00e0 italiane sfide importanti, che avrebbero meritato ben altra attenzione da parte della comunit\u00e0 europea e internazionale.<br \/>\nAnche a partire da queste considerazioni, MSF ha scelto di partecipare alla discussione sul Codice di Condotta con un approccio assolutamente aperto e costruttivo. Il nostro obiettivo \u00e8 sempre stato quello di garantire il miglior coordinamento possibile tra tutti gli attori coinvolti, contribuendo al tempo stesso a rimuovere ogni elemento di dubbio e sospetto sugli obiettivi e le modalit\u00e0 di lavoro delle organizzazioni umanitarie impegnate nel soccorso in mare.<br \/>\nNel corso delle ultime settimane, abbiamo condiviso con il suo Ministero una serie di preoccupazioni sul Codice di Condotta, richiedendo chiarimenti su temi specifici e sollecitando emendamenti sostanziali che ciavrebbero messo nelle condizioni di poter firmare il documento. Dopo un\u2019attenta valutazione della versione conclusiva del Codice, riconosciamo che sono stati fatti sforzi significativi per rispondere ad alcune delle osservazioni presentate da MSF e dalle altre organizzazioni. Tuttavia alcune delle preoccupazioni e richieste che abbiamo indicato nella lettera del 27 luglio scorso sono state lasciate senza risposta. Le linee di riferimento e l\u2019impianto generale del Codice \u2013 dobbiamo dirlo con chiarezza \u2013 sono rimasti sostanzialmente immutati. Per questa ragione, con dispiacere e dopo attenta considerazione, riteniamo che allo stato attuale non sussistano le condizioni perch\u00e9 MSF possa sottoscrivere il Codice di Condotta proposto dalle autorit\u00e0 italiane.<br \/>\nBen consapevoli del rilievo e delle possibili conseguenze di questa nostra decisione, vorremmo cogliere questa opportunit\u00e0 per spiegare apertamente e con maggiore dettaglio alcune delle motivazioni che ne sono alla base.<br \/>\nAbbiamo sempre sottolineato che l\u2019attivit\u00e0 di ricerca e soccorso (SAR) in mare ha il solo obiettivo di salvare vite in pericolo e che la responsabilit\u00e0 di organizzare e condurre questa attivit\u00e0 risiede innanzitutto nelle istituzioni statali. L\u2019impegno di MSF e delle altre organizzazioni umanitarie nelle attivit\u00e0 SAR mira anzitutto a colmare un vuoto di responsabilit\u00e0 lasciato dai governi: auspichiamo che questo vuoto sia solo temporaneo e da tempo chiediamo agli Stati membri UE di creare un meccanismo dedicato e proattivo diricerca e soccorso che integri gli sforzi compiuti dalle autorit\u00e0 italiane. Dal nostro punto di vista, il Codice di Condotta non riafferma con sufficiente chiarezza la priorit\u00e0 del salvataggio in mare, non riconosce il ruolo di supplenza svolto dalle organizzazioni umanitarie e soprattutto non si propone di introdurre misure specifiche orientate in primo luogo a rafforzare il sistema di ricerca e soccorso.<br \/>\nAl contrario, riteniamo che per la formulazione ancora poco chiara di alcune parti, il Codice rischi nella sua attuazione pratica di contribuire a ridurre l\u2019efficienza e la capacit\u00e0 di quel sistema. Ci riferiamo in modo specifico all\u2019impegno richiesto alle navi di soccorso di concludere la loro operazione provvedendo allo sbarco dei naufraghi nel porto sicuro di destinazione, invece che attraverso il loro trasbordo su altre navi. Fatte salve le circostanze straordinarie indicate nel Codice, questa modalit\u00e0 di organizzazione delle operazioni riduce la presenza di assetti navali nell\u2019area SAR e comporta aggravi non necessari alle navi di soccorso non predisposte per operare regolarmente i trasferimenti a terra delle persone. Nell\u2019esperienza degli ultimi due anni, le navi pi\u00f9 piccole hanno spesso fornito un contributo essenziale alle operazioni SAR, stabilizzando i barconi in difficolt\u00e0 in attesa che navi pi\u00f9 grandi provvedessero al soccorso e all\u2019imbarco dei naufraghi. Le nostre unit\u00e0 navali sono molto spesso sopraffatte dall\u2019elevato numero di barconi che si trovano contemporaneamente in stato di difficolt\u00e0, e la vita e la morte in mare \u00e8 una questione di minuti. Il Codice di Condotta mette a rischio questa fragile equazione di collaborazione tra diverse navi con diverse capacit\u00e0, comportando il rischio effettivo che le navi pi\u00f9 piccole siano costrette ad abbandonare frequentemente la zona di ricerca e soccorso e, nel medio periodo, addirittura a cessare di operare.<br \/>\nIl Codice sembra poi ricercare il coinvolgimento di altri governi nel meccanismo di soccorso in mare, in particolare per l\u2019impegno a informare immediatamente le autorit\u00e0 dello Stato di bandiera e a coinvolgere l\u2019MRCC pi\u00f9 vicino alla zona in cui si verifica un evento SAR. Fino ad oggi abbiamo lavorato sotto l\u2019esclusivo coordinamento dell\u2019MRCC di Roma, riconoscendo in ogni circostanza la pi\u00f9 assoluta efficienza e dedizione. Abbiamo richiesto garanzie che l\u2019obbligo di coinvolgere altri MRCC non avrebbe comportato rallentamenti nelle operazioni di soccorso e nella determinazione del luogo sicuro in base agli accordi internazionali. I cambiamenti apportati a questo impegno nella versione definitiva del Codice non rispondono sufficientemente a questa richiesta e poich\u00e9 la non chiara assegnazione delle responsabilit\u00e0 tra gli MRCC attivi nell\u2019area ha in passato provocato tragedie, questa rimane per MSF una preoccupazione cruciale.<br \/>\nAbbiamo infine esaminato le disposizioni del Codice alla luce dei nostri principi umanitari di indipendenza, imparzialit\u00e0 e neutralit\u00e0. La presenza a bordo di funzionari di polizia armati \u00e8 contraria alla politica \u201cno- weapons\u201d che applichiamo rigorosamente in tutti i nostri progetti nel mondo. \u00c8 per noi anche una questione di sicurezza e per questa ragione ne richiediamo il rispetto sia agli eserciti e alle forze di polizia che ai gruppi armati e alle milizie di ogni tipo. Mentre la nuova versione del Codice garantisce che le attivit\u00e0 umanitarie non saranno ostacolate dalla presenza di funzionari di polizia a bordo delle nostre navi, si richiede ancora alle nostre \u00e9quipe di contribuire attivamente alla raccolta di elementi utili ad attivit\u00e0 di polizia e investigative, e questo costituisce una distorsione sostanziale della nostra missione. Il Codice non fa poi alcun riferimento ai principi umanitari e alla necessit\u00e0 di mantenere la pi\u00f9 assoluta distinzione tra le attivit\u00e0 di polizia e repressione delle organizzazioni criminali e l\u2019azione umanitaria, che non pu\u00f2 essere che autonoma e indipendente.<br \/>\nIl rigoroso rispetto dei principi umanitari riconosciuti a livello internazionale \u00e8 per noi un presupposto irrinunciabile. Essi rappresentano la sola garanzia di poter accedere, quasi ovunque nel mondo, alle popolazioni in stato di maggiore necessit\u00e0, assicurando allo stesso tempo ai nostri operatori un sufficiente livello di sicurezza. Ogni compromesso su questi principi \u00e8 potenzialmente in grado di ridurre la percezione di MSF come organizzazione medico\u2010umanitaria effettivamente indipendente e imparziale.<br \/>\nSiamo pi\u00f9 che convinti che di fronte a queste motivazioni, cos\u00ec vitali per un\u2019organizzazione come la nostra, anche lei comprender\u00e0 la responsabilit\u00e0 della posizione netta e rigorosa che abbiamo scelto di assumere, in una circostanza in cui \u00e8 elevato il rischio che venga fraintesa o male interpretata dalle autorit\u00e0 e dall\u2019opinione pubblica. Non \u00e8 la prima volta che ci accade, temiamo non sar\u00e0 l\u2019ultima.<br \/>\nA queste osservazioni si aggiungono le preoccupazioni che gi\u00e0 abbiamo condiviso con lei sulla drammatica situazione in Libia. Le persone di cui ci prendiamo cura nei centri di detenzione intorno a Tripoli e quelle che soccorriamo in mare condividono le stesse vicende di violenza e trattamenti disumani. Le strategie messe in atto dalle autorit\u00e0 italiane ed europee per contenere le partenze dalle coste libiche sono, nelle circostanze attuali, estremamente preoccupanti. La Libia non \u00e8 un posto sicuro dove riportare le persone in fuga, n\u00e9 dal territorio europeo n\u00e9 dal mare. Ovviamente le attivit\u00e0 di ricerca e soccorso non costituiscono la soluzione per affrontare i problemi causati dai viaggi sui barconi e le morti in mare, ma sono necessarie in assenza di qualunque altra alternativa sicura perch\u00e9 le persone possano trovare sicurezza. Contenere l\u2019ultima e unica via di fuga dallo sfruttamento e dalla violenza non \u00e8 dal nostro punto di vista accettabile.Anche per questa ragione, il recente annuncio dell\u2019operazione militare italiana nelle acque libiche costituisce un elemento di ulteriore preoccupazione che ci ha confermato la necessit\u00e0 di segnare l\u2019assoluta indipendenza delle nostre attivit\u00e0 di soccorso in mare dagli obiettivi militari e di sicurezza.<br \/>\nNel comunicare la nostra impossibilit\u00e0 a sottoscrivere il Codice di Condotta nell\u2019attuale formulazione, intendiamo confermare pubblicamente che tutte le operazioni di MSF in mare si sono sempre svolte sotto il coordinamento dell\u2019MRCC e in piena conformit\u00e0 alle norme vigenti, nazionali e internazionali. Allo stesso tempo comunichiamo la nostra intenzione di continuare a rispettare quelle disposizioni del Codice che non sono contrarie ai punti sopra illustrati, tra cui quelle relative alle capacit\u00e0 tecniche, alla trasparenza finanziaria, all\u2019uso dei trasponder e dei segnali luminosi. Confermiamo inoltre l\u2019impegno a coordinare ogni nostra iniziativa con l\u2019MRCC e anche a garantire l\u2019accesso a bordo di funzionari di polizia giudiziaria, secondo quanto sopra espresso, cos\u00ec come la collaborazione costruttiva con le autorit\u00e0 italiane, nel pieno rispetto degli obblighi di legge.<br \/>\nNel restare a completa disposizione per discutere con maggiore dettaglio la nostra decisione, le confermo la volont\u00e0 di MSF di proseguire la collaborazione con il suo Ministero per contribuire a migliorare il coordinamento e l\u2019efficacia delle operazioni di ricerca e soccorso in mare.<br \/>\nIn fede,<br \/>\nGabriele Eminente<br \/>\nDirettore Generale Medici Senza Frontiere Italia<\/p>\n<p>http:\/\/www.medicisenzafrontiere.it\/notizie\/news\/codice-di-condotta-la-lettera-di-msf-al-ministro-dellinterno?utm_campaign=nl258&#038;utm_medium=email&#038;utm_source=regolari&#038;url_map=linktext&#038;codiceCampagna=17.PRW.NL.8.ENEWSREG&#038;codiceCausale=835&#038;utm_content=<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>31 Luglio 2017 Gent.mo &#8211; Marco Minniti &#8211; Ministro dell\u2019Interno Gentile Ministro, Le scriviamo per comunicarle la risposta di Medici Senza Frontiere (MSF) al suo invito a firmare il Codice di Condotta predisposto dal Ministero dell\u2019Interno in consultazione con la Commissione Europea. 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