{"id":5198,"date":"2017-08-14T14:03:33","date_gmt":"2017-08-14T14:03:33","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5198"},"modified":"2017-08-14T14:03:33","modified_gmt":"2017-08-14T14:03:33","slug":"14-agosto-2017-dichiarazione-di-indipendenza-dellindia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5198","title":{"rendered":"14 agosto 2017  &#8211;  Dichiarazione di indipendenza dell&#8217;India"},"content":{"rendered":"<p>Copio da un blog di cui non trovo il nome dell\u2019autore<\/p>\n<p><strong>agosto 15, 2013 L\u2019indipendenza indiana e la partizione del 15 agosto 1947<br \/>\n<\/strong><a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?attachment_id=5199\" rel=\"attachment wp-att-5199\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-5199\" src=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/partizione500-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/partizione500-200x300.jpg 200w, https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/partizione500.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><br \/>\nOggi non lavoro, non perch\u00e9 sia Ferragosto ma perch\u00e9 \u00e8 festa nazionale; vengo svegliato dai 21 colpi di pistola sparati in onore di questa solenne festivit\u00e0. Il primo ministro issa la bandiera al Forte Rosso di Delhi e, supportato dall\u2019inno nazionale indiano \u201cJana Gana Mana\u201d, tiene un discorso dalle sue mura rendendo omaggio ai leaders della libert\u00e0. Poi passa la parata dell\u2019esercito. In giro per la citt\u00e0 c\u2019\u00e8 caos, ci sono sfilate ed eventi culturali e l\u2019effige indiana \u00e8 rappresentata ovunque, sui vestiti della gente, sulle case e sui veicoli; sento in distanza canti patriottici e osservo i grandi cartelloni che promuovono la visione cinematografica di film che ricordano quell\u2019evento. Andare a trovare gli amici oggi \u00e8 cosa ardua ma con la metropolitana ce la posso fare. Scrivo una lettera ai miei amici italiani cui far\u00e0 piacere ricevere il francobollo che le Poste Indiane hanno stampato in ricordo dell\u2019 evento. Approfittando delle promozioni commerciali che i negozi usano fare in questo giorno, mi fermo in libreria per acquistare un libro e scelgo quello di Kushwant Singh, \u201cUn treno per il Pakistan\u201d, del 1956, che racconta i grandi spostamenti di masse umane vive e morte ai tempi della Partizione. Egli scrive: \u201cL\u2019estate del 1947 non fu come le altre estati indiane. Quell\u2019anno persino il tempo, in India, sembrava diverso. Faceva pi\u00f9 caldo del solito e tutto era pi\u00f9 secco e polveroso. E l\u2019estate dur\u00f2 pi\u00f9 a lungo. Nessuno ricordava un\u2019 epoca in cui i monsoni erano giunti con tanto ritardo. Per settimane, le rare nubi produssero solo ombre. Niente pioggia. La gente continu\u00f2 a dire che Dio li stava punendo per i loro peccati.\u201d. In questo libro, l\u2019immaginario villaggio di Mano Majra, nel Punjab indiano vicino al nuovo confine con il Pakistan, lungo la ferrovia fra Delhi e Lahore, abitato principalmente da sikh e musulmani \u00e8 il teatro di quanto, violento e sanguinoso, \u00e8 avvenuto realmente in tanti villaggi dell\u2019India, quando il vicino di casa \u00e8 diventato il nemico perch\u00e9 altri lo hanno deciso e solo perch\u00e9 appartiene ad una religione differente.<br \/>\nLa libreria dedica uno spazio raccolto ai libri che raccontano quel fatto e cos\u00ec mi soffermo sul racconto \u201cI figli della mezzanotte\u201d che Salman Rushdie ha scritto nel 1980 e che quest\u2019anno \u00e8 diventato un film sotto la regia della grande Deepa Metha.<\/p>\n<p><strong>Ma cosa \u00e8 successo in quell\u2019anno? Era il 1947.<\/strong><br \/>\nAndiamo un po\u2019 indietro. Nel 1600, la Compagnia delle Indie orientali assume, su concessione della regina Elisabetta, il monopolio commerciale sull\u2019oceano indiano. A quel tempo l\u2019India fa gola per i suoi prodotti (spezie e cotone) e per i suoi tesori, oro, diamanti, perle, argento (ricordi il grande diamante Kohinoor?) e le dispute intestine tra i re indiani per il dominio delle terre favoriscono le intenzioni degli inglesi perch\u00e9 il dividi et impera funziona sempre, allora come oggi. Con l\u2019Indian Act del 1784 la dirigenza della Compagnia ottiene dal governo di Londra il mandato ad agire in nome della corona inglese; e cos\u00ec i britannici arrivano a dominare pressoch\u00e9 tutta l\u2019India che, nel 1818, diventa colonia inglese, con a capo un vicer\u00e9 e capitale Calcutta. Nel 1858, la Compagnia delle Indie Orientali si scioglie, e il Government of India Act sancisce la fine del grande impero Moghul spodestandone anche l\u2019ultimo dei sovrani. Il principio della reversibilit\u00e0 che annette automaticamente alla corona i territori posseduti da sovrani senza eredi aiuta gli inglesi, tra il 1848 e il 1856, nella loro politica di espansione fino a che, nel 1877 la regina Vittoria viene incoronata Imperatrice delle Indie. Intanto, sin dalla met\u00e0 del 19\u00b0 secolo, la nazione acquisisce un nuovo spirito di nazionalismo. In questo contesto, nel 1885, Allan Octavian Hume fonda il Congresso Nazionale Indiano, un partito politico laico di centrosinistra contro l\u2019imperialismo britannico che si batte per una partecipazione degli Indiani nel governo del Paese; nel 1916 si unisce alla Lega musulmana in questa richiesta di autonomia che ottengono nel 1921, quando gli inglesi riconoscono agli indiani potere decisionale in materia di insegnamento, opere pubbliche, industrie e agricoltura non mollando tuttavia il potere in materia di difesa, politica estera, giustizia e finanza. A capo del Congresso vi \u00e8 Gandhi che, con i suoi principi di non violenza disobbedienza civile, continua la lotta per l\u2019indipendenza. Nel 1929, nella sessione del Congresso Nazionale Indiano, viene promulgata la \u201cDichiarazione di indipendenza dell\u2019India\u201d e il 26 gennaio viene dichiarato Giorno dell\u2019Indipendenza. Ma Gandhi non ha vita facile e, quando, nel 1930, raccoglie sale dal mare (marcia del sale), a dimostrazione della sua forte avversione al governo inglese che del sale detiene il monopolio, viene arrestato. Il Congresso non appoggia gli inglesi neppure durante la seconda guerra mondiale mantenendosi sempre in posizione neutrale, giusto per non supportare, viceversa, le idee naziste. Va detto tuttavia che molti soldati indiani combatterono valorosamente per gli inglesi. Gandhi e il Congresso non si arrendono e ancora pi\u00f9 fortemente chiedono alla corona di lasciare l\u2019India ma anche questa volta, siamo nel 1942, \u00e8 l\u2019incarcerazione per tutta la dirigenza del Congresso. Al movimento di opposizione non violenta del Congresso corrisponde tuttavia una serie di tumulti e sommosse che hanno caratterizzato, e da sempre, anche per motivi religiosi (musulmani contro induisti), tutto il Paese. Intanto la Lega Musulmana, che invece aveva appoggiato gli inglesi durante la Guerra, chiede la realizzazione di due nazioni e del separatismo islamico, idea mai condivisa dal Congresso. La Lega Musulmana, preoccupata di una possibile ascesa induista in una eventuale India indipendente, reclama una nazione tutta per s\u00e9, ad impronta islamica, quello che sar\u00e0 il Pakistan. Mentre in Inghilterra il partito laburista vince le elezioni, il Governo inglese sembra voler liberare il Paese, ormai divenuto una bomba esplosiva, dalla sua egemonia, fino a che il 3 giugno 1947 dichiara di voler porre fine al raj britannico e di accettare l\u2019idea di partizionamento britannica in due stati, quella che si chiama la \u201cpartizione\u201d; il vicer\u00e9 decide di spostare pi\u00f9 avanti (succeder\u00e0 ad agosto) la questione dopo aver visto i disordini fuori controllo in tutto il Paese. Allo scoccare della mezzanotte, il 15 agosto 1947, il nuovo primo Primo Ministro dell\u2019India, Jawaharlal Nehru, legge il discorso decisivo, proclamando l\u2019indipendenza dell\u2019India dall\u2019Impero Britannico. Ecco cosa celebra l\u2019India oggi. Si concludono cos\u00ec tre secoli di dominio britannico nel mio Paese. Il 14 e 15 agosto 1947, nella Partizione dell\u2019India, nascono due stati sovrani, il Pakistan (poi Repubblica islamica del Pakistan), con a capo Muhammad Ali Jinnah primo governatore generale e l\u2019Unione dell\u2019India (poi Repubblica dell\u2019India). Si chiama Partizione perch\u00e9 il Bengala, provincia dell\u2019India britannica viene diviso tra lo Stato pakistano del Bengala orientale (ora Bangladesh) e lo Stato indiano del Bengala occidentale mentre la regione del Punjab dell\u2019India britannica viene divisa tra la provincia del Punjab dello Stato del Pakistan occidentale e lo Stato indiano del Punjab. La secessione del Bangladesh dal Pakistan con la guerra di liberazione del Bangladesh nel 1971 non \u00e8 intesa in questo termine di partizione e neppure le precedenti separazioni del Ceylon (l\u2019attuale Sri Lanka) e della Birmania (oggi Myanmar) dall\u2019amministrazione dell\u2019India britannica.<\/p>\n<p><strong>Ma non tutto fu cos\u00ec facile<\/strong>. Tutt\u2019altro. Succede che i nuovi Stati del Pakistan e della nuova India, le cui frontiere vengono disegnate su base religiosa, devono scambiarsi le genti che vivono nei territori soggetti alla Partizione. Tutti i musulmani devono andare in Pakistan e tutti gli induisti e i sikh devono insediarsi in India. Migliaia e migliaia di persone su entrambi i lati dei nuovi confini muoiono nelle violenze, mentre l\u2019intera nazione sta celebrando il Giorno dell\u2019Indipendenza e Gandhi, a Calcutta, cerca di arginare il massacro. Infatti ormai l\u2019odio esploso tra queste due nazioni fa s\u00ec che esse si restituiscano non solo profughi ma anche corpi massacrati spesso caricati sui treni che zeppi di cadaveri attraversano il confine, mentre al governo la situazione \u00e8 sfuggita di mano. Decidono di scambiarsi persino i matti dei manicomi, oltre ai criminali peggiori, come ben descrive Saadat Hasan Manto nel suo \u201cToba Tek Singh\u201d del 1955, villaggio del Punjabi pakistano.<br \/>\nMi porto via anche \u201cFreedom at Midnight\u201d un libro che Larry Collins e Dominique Lapierre scrissero nel 1975, raccontando gli eventi dell\u2019indipendenza indiana, fino alla morte di Gandhi.<\/p>\n<p><strong>Il 26 gennaio 1950<\/strong> l\u2019India diventa poi una Repubblica e ha la sua Costituzione, oggi la pi\u00f9 lunga del mondo. Nel 1952, nella prima elezione generale del Paese con una franchigia universale, Nehru porta il Congresso Nazionale Indiano ad una netta vittoria e viene riconfermato nelle elezioni del 1957. La storia poi continua ma non \u00e8 quella che oggi voglio raccontare. I rapporti con il Pakistan sono tuttora critici.<br \/>\nTorno a casa, dimenticando il frastuono, sulla linea della metro che attraversa il quartiere finanziario di Gurgaon ma lo sguardo che cade sui mendicanti al bordo delle strade mi ricorda che qualcosa, nonostante l\u2019indipendenza, deve ancora essere messa a posto.<\/p>\n<p>FONTE:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/passoinindia.wordpress.com\/2013\/08\/15\/lindipendenza-indiana-e-la-partizione-del15-agosto-1947\/\">L&#8217;indipendenza indiana e la partizione del 15 agosto&nbsp;1947.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Copio da un blog di cui non trovo il nome dell\u2019autore agosto 15, 2013 L\u2019indipendenza indiana e la partizione del 15 agosto 1947 Oggi non lavoro, non perch\u00e9 sia Ferragosto ma perch\u00e9 \u00e8 festa nazionale; vengo svegliato dai 21 colpi di pistola sparati in onore di questa solenne festivit\u00e0. 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