{"id":5334,"date":"2017-10-26T13:50:39","date_gmt":"2017-10-26T13:50:39","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5334"},"modified":"2017-10-26T13:55:02","modified_gmt":"2017-10-26T13:55:02","slug":"26-ottobre-2017-leggendo-haaretz-quotidiano-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5334","title":{"rendered":"26 ottobre 2017  &#8211;  Leggendo Haaretz, quotidiano di Israele"},"content":{"rendered":"<p><strong>16 0ttobre 2017 Amira\u00a0 Hass, Haaretz<\/strong><br \/>\n<em>Quando Israele annuncia una chiusura dei territori occupati, crea la falsa impressione che i palestinesi normalmente abbiano libert\u00e0 di movimento \u2013 cosa che non avviene dal gennaio 1991.<\/em><\/p>\n<p>Alcuni articoli pubblicati su Haaretz prima della festa di Sukkot (festa del pellegrinaggio, una delle pi\u00f9 importanti festivit\u00e0 ebraiche, che dura 8 giorni tra settembre e ottobre, ndtr.) mi hanno ricordato la grande distanza tra il 21 di Schocken Street (gli uffici di Haaretz) e Qalandya, Nablus o Jayyous. Mi hanno ricordato (ancora e ancora) quanto malamente io abbia fallito nei miei tentativi di descrivere, spiegare ed illustrare la politica israeliana di restrizione della libert\u00e0 di movimento. Poich\u00e9 ho scritto migliaia di pagine sulla politica di chiusura nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania fin da quando \u00e8 stata istituita nel gennaio 1991, riconosco la mia personale responsabilit\u00e0 sulla questione.<br \/>\nParecchi miei colleghi di Haaretz (anche in un editoriale) hanno giustamente criticato l\u2019ordine della leadership politica e militare israeliana di vietare l\u2019uscita dei palestinesi dalla Cisgiordania durante l\u2019intera festa di Sukkot. I giornalisti hanno sottolineato la crudelt\u00e0 di recare danno alla vita di decine di migliaia di lavoratori con una punizione collettiva, con un blocco.<br \/>\nMa questi articoli hanno creato la falsa impressione che i checkpoint siano normalmente aperti per tutti e, di conseguenza, giustificano in qualche modo il termine usato dall\u2019apparato militare \u2013 \u201cattraversamenti\u201d, come se fossero valichi di frontiera tra due Stati uguali e sovrani.<br \/>\nDalle critiche contenute negli articoli sembra che, proprio come l\u2019israeliano medio pu\u00f2 salire su un autobus o su una macchina e viaggiare verso est in qualunque giorno della settimana ed a qualunque ora, un comune palestinese possa analogamente imboccare le stesse superstrade di lusso e dirigersi ad ovest. Verso il mare. O a Gerusalemme. Dalla sua famiglia in Galilea; a sua scelta, per quasi tutti i giorni e a qualunque ora, tranne durante lo Shabbat [festa ebraica del riposo che avviene di sabato ndt] e i giorni di festivit\u00e0.<br \/>\nRipetiamolo ancora una volta: il blocco non \u00e8 mai stato tolto da quando venne imposto alla popolazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania (esclusa Gerusalemme est) il 15 gennaio 1991. Come potremmo definirlo oggi, pi\u00f9 di 26 anni dopo? Il blocco \u00e8 il ripristino della Linea Verde (confine de facto dello stato di Israele fino al 1967, ndtr.) \u2013 ma solo in una direzione e per un solo popolo. E\u2019 inesistente per gli ebrei, ma esiste sicuramente per i palestinesi (insieme al suo nuovo rafforzamento, la barriera di separazione in Cisgiordania).<br \/>\nA volte il blocco \u00e8 meno rigido; a volte di pi\u00f9. In altri termini, a volte parecchi palestinesi ottengono permessi di ingresso in Israele, a volte pochi, o nessuno del tutto, o quasi nessuno (a Gaza). Ma \u00e8 sempre una minoranza di palestinesi a cui Israele concede i permessi \u2013 soprattutto perch\u00e9 alcuni settori dell\u2019economia israeliana (in particolare quello dell\u2019agricoltura e dell\u2019edilizia, e anche il servizio di sicurezza dello Shin Bet) hanno bisogno di loro.<br \/>\nPer quasi due decenni, e per propri calcoli politici interni, Israele ha rispettato il diritto dei palestinesi alla libert\u00e0 di movimento \u2013 con poche eccezioni \u2013 e loro entravano in Israele e viaggiavano tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania senza dover chiedere un permesso a tempo limitato.<br \/>\nMa dal 1991 Israele ha negato il diritto alla libert\u00e0 di movimento a tutti i palestinesi in queste aree, con poche eccezioni, in base a criteri e quote che stabilisce e modifica come gli conviene.<br \/>\nIl gennaio 1991 \u00e8 storia antica per molti lettori e soggetti interessati, alcuni dei quali sono addirittura nati dopo quella data. Ma per tutti i palestinesi che hanno pi\u00f9 di 42 anni, il gennaio 1991 \u00e8 una delle tante date che segnano un altro arretramento e un altro cambiamento in negativo nelle loro vite.<br \/>\nNella storiografia della nostra dominazione sui palestinesi, il 15 gennaio 1991 dovrebbe essere studiato come una pietra miliare (non la prima n\u00e9 l\u2019unica) dell\u2019apartheid israeliano. Un Paese che va dal mare (Mediterraneo) al fiume (Giordano), due popoli, un governo la cui politica determina le vite di entrambi i popoli; il diritto democratico di eleggere un governo \u00e8 garantito ad un solo popolo e a parte del secondo. Questo \u00e8 risaputo. Due sistemi giuridici separati; due sistemi di infrastrutture separati e ineguali \u2013 uno potenziato per un popolo, uno sgangherato e deteriorato per l\u2019altro.<br \/>\nE non meno importante: libert\u00e0 di movimento per un popolo; diversi gradi di restrizione del movimento, fino alla totale assenza di libert\u00e0 di muoversi, per l\u2019altro. Il mare? Gerusalemme? Gli amici che vivono in Galilea? Sono tutti lontani da Qalqilyah (cittadina palestinese in Cisgiordania, ndtr.) come la luna \u2013 e non solo durante la festa di Sukkot.<br \/>\nE\u2019 importante anche la tecnica di come \u00e8 stato in realt\u00e0 attuato il blocco. Un cambiamento drastico non accade mai all\u2019improvviso, non \u00e8 mai dichiarato pubblicamente. Viene sempre presentato come una reazione \u2013 non come un\u2019iniziativa. (Gli israeliani vedono il blocco come un mezzo per impedire gli attacchi suicidi , ignorando appositamente che \u00e8 iniziato molto prima che quelli cominciassero).AMIRA<\/p>\n<p>Dal 1991 la negazione della libert\u00e0 di movimento \u00e8 solo diventata pi\u00f9 tecnologicamente sofisticata: strade separate, checkpoint e metodi di perquisizione pi\u00f9 umilianti e dispendiosi di tempo; costanti identificazioni biometriche; un sistema infrastrutturale che consente il ripristino dei checkpoint intorno alle enclave della Cisgiordania e le mantiene separate tra di loro. La gradualit\u00e0 calcolata e la mancata comunicazione preventiva di questa politica e dei suoi obbiettivi, la chiusura interna delle enclave palestinesi circondate dall\u2019area C (sotto il controllo israeliano, ndtr.) \u2013 tutto questo normalizza la situazione.<br \/>\nIl blocco (come elemento fondamentale dell\u2019apartheid) \u00e8 percepito come lo stato naturale e permanente, la situazione standard di cui la popolazione non si accorge pi\u00f9. Ecco perch\u00e9 un peggioramento temporaneo della situazione, annunciato anticipatamente, desta attenzione o rilevanza.<br \/>\nComunque, io non sono un tipo megalomane, quindi non assumo tutta la responsabilit\u00e0 sulle mie spalle. L\u2019incapacit\u00e0 delle parole di descrivere e spiegare a fondo i tanti aspetti della dominazione israeliana sui palestinesi \u00e8 un fenomeno sociologico e psicologico, che non \u00e8 attribuibile all\u2019impotenza di uno o due scrittori. Le parole non pervengono \u2013 anche per coloro che si oppongono al blocco \u2013 in tutto il loro significato, perch\u00e9 \u00e8 dura vivere costantemente con la consapevolezza e la comprensione che abbiamo creato un regime di oscurit\u00e0 per i non ebrei; che il nostro demone che pianifica di peggiorare le cose \u00e8 abilissimo e che noi viviamo benissimo accanto agli orrori che abbiamo creato.<br \/>\n(Traduzione di Cristiana Cavagna)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.haaretz.com\/misc\/article-print-page\/.premium-1.817381?&amp;ts=_1508366008946\">https:\/\/www.haaretz.com\/misc\/article-print-page\/.premium-1.817381?&amp;ts=_1508366008946<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>16 0ttobre 2017 Amira\u00a0 Hass, Haaretz Quando Israele annuncia una chiusura dei territori occupati, crea la falsa impressione che i palestinesi normalmente abbiano libert\u00e0 di movimento \u2013 cosa che non avviene dal gennaio 1991. 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