{"id":5373,"date":"2017-11-09T06:47:12","date_gmt":"2017-11-09T06:47:12","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5373"},"modified":"2017-11-11T03:47:56","modified_gmt":"2017-11-11T03:47:56","slug":"9-novembre-2017-grossman-legge-primo-levi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5373","title":{"rendered":"9 novembre 2017  &#8211;  Grossman legge Primo Levi"},"content":{"rendered":"<p>4 novembre 2017 Leggere Primo Levi.<br \/>\n<strong>David Grossman spiega perch\u00e9 i suoi libri parlano del presente<\/strong><br \/>\n<em>David Grossman dedica queste parole al dottor Pietro Bartolo e al suo costante e instancabile impegno nell\u2019aiutare le persone che, costrette a lasciare i loro Paesi e le loro case, arrivano a Lampedusa.<\/em><\/p>\n<p>Le opere di Primo Levi mi accompagnano da quando ho letto per la prima volta Il sistema periodico. Mentre leggevo sentivo che, pagina dopo pagina, il libro di questo autore, di quest\u2019uomo, analogamente ad altri tre o quattro, mi indicava un modo unico e particolare non solo di osservare la vita, ma di viverla.<br \/>\nVorrei condividere con voi alcune riflessioni fatte di recente nel rileggere Se questo \u00e8 un uomo, il primo libro di Levi , in cui racconta dei quasi dodici mesi trascorsi nel campo di sterminio di Auschwitz. Si potrebbe parlare ore e ore e giorni di quest\u2019opera, nel turbamento che suscita nel lettore proprio a causa dello stile sobrio e limpido dello scrittore anche quando descrive gli orrori pi\u00f9 terribili mai patiti da esseri umani, il processi di distruzione e della perdita di ogni sembianza umana non solo da parte dei nazisti e die loro sottoposti ma anche delle vittime. ma poich\u00e9 il tempo non basterebbe, ho scelto di parlare dell\u2019unico, cruciale, contatto umano, che Levi ebbe ad Auschwitz con un uomo di nome Lorenzo.<br \/>\n\u201cLa storia della mia relazione con Lorenzo\u201c, scrive Primo Levi, \u201c\u00e8 insieme luna e breve, piana e enigmatica; essa \u00e8 una storia di un tempo e di una condizione ormai cancellati da ogni realt\u00e0 presente, e perci\u00f2 non credo che potr\u00e0 essere compresa altrimenti di come si comprendono oggi i fatti della leggenda e della storia pi\u00f9 remota.<br \/>\nIn termini concreti esse si riduce a poca cosa: un operaio civile italiano mi port\u00f2 un pezzo di pane e gli avanzi del suo rancio ogni giorno per sei mesi; mi don\u00f2 una sua maglia piena di toppe; scrisse per me in Italia una carolina, e mi fece avere la risposta. Per tutto questo non chiese mai n\u00e9 accetto alcun compenso, perch\u00e9 era buono e semplice e non pensava che si dovesse fare il bene per un compenso\u201c.<br \/>\nE prosegue Levi:<br \/>\n\u201cInfatti noi per i civili siamo gli intoccabili. I civili, pi\u00f9 o meno esplicitamente e con tutte le sfumature che stanno fra il disprezzo e la commiserazione, pensano che, per essere stati condannati a questa nostra vita, per essere ridotti a questa nostra condizione, noi dobbiamo esserci macchiati di una qualche misteriosa gravissima colpa. Ci odono parlare in molte lingue diverse, che essi non comprendono, e che suonano loro grottesche come voci animali; ci vedono ignobilmente asserviti , senza capelli, senza onore e senza nome, ogni giorno percossi, ogni giorno pi\u00f9 abietti, e mai leggono nei nostri occhi una luce di ribellione, o di pace o di fede. Ci conoscono ladri e malfidi, fangosi cenciosi e affamati, e, confondendo l\u2019effetto con la causa, ci giudicano degno della nostra abiezione. Chi potrebbe distinguere i nostri visi? per loro noi siamo Kazett, neutro singolare\u201d.<br \/>\nLeggo la descrizione di Primo Levi su come le guardie, i Kapos e i civili vedevano i detenuti ebrei , e su come il semplice operaio Lorenzo vedeva lui, e penso a quanto \u00e8 grande la forza dello sguardo , a quanto \u00e8 cruciale il modo in cui osserviamo una persona. Una persona che potrebbe essere il nostro partner, un nostro figlio, un collega, un vicino , chiunque abbia una certa rilevanza nella nostra vita e, naturalmente anche un perfetto sconosciuto, e talvolta persino un nemico.<br \/>\nUn semplice operaio italiano di nome Lorenzo guard\u00f2 Primo Levi come si guarda un uomo. Si rifiut\u00f2 di ignorare la sua umanit\u00e0, di collaborare con coloro che la volevano cancellare e, cos\u00ec facendo, gli salv\u00f2 la vita, niente di meno. Quanto semplice e grande fu quel suo comportamento.<br \/>\nPenso alla forza di uno sguardo benevolo nella vita di una persona. Non solo nelle circostanze di follia estrema di Auschwitz ma nella vita normale, di tutti i giorni. E questo mi porta a ripensare a una donna che ho conosciuto, la quale, quando chiese all&#8217;uomo di cui era innamorata di sposarla, gli promise che lo avrebbe sempre guardato con occhi benevoli: &#8220;Gli occhi di un testimone pieno d&#8217;amore&#8221;, gli disse. E l&#8217;uomo pens\u00f2 che mai in vita sua gli avevano detto qualcosa di tanto bello.<br \/>\nHo l&#8217;impressione che chi ha il privilegio di avere un testimone amorevole nella propria vita, o anche &#8221; solo&#8221; un testimone che cerca il bene dentro di noi per farlo emergere, ha buone possibilit\u00e0 di diventare una persona migliore, forse anche un po&#8217; pi\u00f9 felice. Se abbiamo il privilegio di avere qualcuno nella nostra vita che ci guarda con occhi pieni d&#8217;amore ecco che quello sguardo ci dice che forse in noi c&#8217;\u00e8 qualcosa di meglio di quel che pensavamo. Di quel che osavamo credere.<br \/>\nUn testimone amorevole ci pu\u00f2 anche mostrare come ritornare sulla giusta via nel caso ce ne fossimo discostati, o ci fossimo un po&#8217; persi, e, senza muovere rimproveri o accuse, ci pu\u00f2 ricordare l'&#8221; Io&#8221; dal quale ci siamo allontanati e il fatto che ci siamo abituati a condurre un&#8217;esistenza parallela a quella che potremmo, o vorremmo vivere.<br \/>\nLorenzo, un semplice operaio italiano, insistette a guardare Primo Levi con gli occhi di un uomo, e si ritrov\u00f2 davanti un uomo. Non un Muselmann privo di identit\u00e0, non un morto che camminava con un numero tatuato sul braccio al posto del nome e del cognome. Lorenzo si rifiut\u00f2 di assecondare la pretesa dei sovrani- tiranni di vedere i prigionieri secondo il loro punto di vista. Guard\u00f2 Primo Levi come si guarda un uomo e, cos\u00ec facendo, stravolse la natura della situazione in cui si trovavano.<br \/>\nNel momento in cui occhi benevoli, che credono in noi, ci suggeriscono una possibilit\u00e0 di tipo diverso, celata persino a noi perch\u00e9 repressa da altri, da noi stessi, o dalle circostanze avverse della vita, una possibilit\u00e0 nella quale non osiamo pi\u00f9 sperare e che forse abbiamo completamente dimenticato, ci sono pi\u00f9 probabilit\u00e0 che questa possibilit\u00e0 si trasformi in realt\u00e0. E noi abbiamo pi\u00f9 probabilit\u00e0 di riscatto.<br \/>\nNel Salmo 27,12 \u00e8 scritto: Non darmi in balia dei miei nemici, perch\u00e9 sono sorti contro di me falsi testimoni. Com&#8217;\u00e8 bello questo versetto. Dice semplicemente: non lasciare che io veda me stesso come mi vedono i miei nemici perch\u00e9 loro mi guardano con occhi di testimoni falsi, ostili.<br \/>\nStranamente, infatti, e non di rado, noi stessi ci associamo a uno sguardo ostile, critico, destabilizzante e rovinoso nei nostri confronti. Uno sguardo che possiede un terribile potere distruttivo: quello di mettere in dubbio noi stessi e tutto ci\u00f2 che siamo.<br \/>\nE Primo Levi scrive anche di questo, della collaborazione fra vittime e tiranni nel processo di annichilimento. &#8220;I personaggi di queste pagine non sono uomini. La loro umanit\u00e0 \u00e8 sepolta, o essi stessi l&#8217;hanno sepolta, sotto l&#8217;offesa subita o inflitta altrui. Le SS malvage e stolide, i Kapos, i politici, i criminali, i prominenti grandi e piccoli, fino agli H\u00e4ftlinge indifferenziati e schiavi, tutti i gradini della insana gerarchia voluta dai tedeschi, sono paradossalmente accomunati in una unitaria desolazione interna&#8221;.<br \/>\nQuando leggiamo questa descrizione la nostra ammirazione per il coraggio di un operaio italiano, di un uomo, e per la sua eroica rivolta contro la macchina di sterminio e di annientamento messa a punto dai nazisti, aumenta.<br \/>\nE si potrebbe proiettare lo spirito di rivolta di quell&#8217;operaio nella realt\u00e0 della nostra epoca che, ovviamente, \u00e8 del tutto diversa da quella creata dai nazisti, rivendicando cos\u00ec il nostro diritto a una libert\u00e0 di sguardo, a un&#8217;ottica del tutto personale nei confronti degli esseri umani, sia in ambito personale che pubblico o &#8221; nazionale&#8221;.<br \/>\nEppure, bench\u00e9 al giorno d&#8217;oggi uno dei modi pi\u00f9 ovvi di esercitare la nostra libert\u00e0 sia quello di formulare la realt\u00e0 secondo i nostri criteri e non in base a clich\u00e9 e a rappresentazioni vuote e manipolatrici che governanti, politici, comandanti di eserciti o i mezzi di comunicazione di massa (che sono l\u2019elemento principale e dominante nel determinare il mondo in cui viviamo) ci propongono, molti di noi rinunciano a questa libert\u00e0 con entusiasmo sospetto.<br \/>\nma non dobbiamo guardare con occhi benevoli soltanto i singoli, gli individui, ma anche i gruppi. Ricordo, per esempio, i primi reportages televisivi sulle ondate di profughi in fuga dalla Sicilia verso l\u2019Europa (e chi pu\u00f2 ricordarli meglio di voi in Italia?). Le riprese mostravano quasi esclusivamente una folla enorme, senza volto, senza nome. Uno sciame umano in movimento (ricorro di proposito a una descrizione tanto impersonale e disumana) che creava un senso di piena, di inondazione, di invasione e anche, certamente, di minaccia per chi subiva l\u2019invasione. A tratti, qua e l\u00e0, spuntavano esseri umani. Probabilmente, pi\u00f9 di ogni altro, ricordiamo il piccolo Aylan Kurdi, il cui corpo giaceva sulla spiaggia con la guancia appoggiata sulla sabbia come su un cuscino. Inorridimmo tutti a quella vista ma ben presto il nostro sguardo di telespettatori torn\u00f2 essere vitreo. Forse \u00e8 proprio quando il cuore si commuove davanti alla sofferenza e all\u2019infelicit\u00e0 che ci affrettiamo a chiuderci in noi stessi, a volgere lo sguardo altrove?<br \/>\nE\u2019 difficile superare l\u2019umanissima tentazione di sbirciare la ferita di un altro. Lanciarle solo un\u2019occhiata, senza esporsi, senza guardarla veramente, in modo da non sentirci obbligati a fare qualcosa per il ferito, ad agire in modo concreto.<br \/>\nLa maggior parte dei mass media si basa su questo sguardo fugace, su questo occhieggiare quasi pornografico, senza alcun impegno n\u00e9 disponibilit\u00e0 da parte nostra ad assumerci responsabilit\u00e0 verso la sofferenza di cui siamo testimoni, limitandoci a una sbirciatina che stimola il nostro istinto sensazionalistico, la nostra smania di melodramma.<br \/>\nMa un profugo, uno sfollato, ha bisogno di uno sguardo completamente diverso: diretto, profondo, benevolo, che gli restituisca dignit\u00e0, pienezza, integrit\u00e0 umana.<br \/>\nSolo se riusciremo a osservarlo in questo modo, a estrapolare dai clich\u00e9 mediatici del \u201crifugiato\u201d, del \u201cprofugo\u201d, della \u201cpovera vittima\u201d, il viso dell\u2019uomo che era prima che la sua vita si ribaltasse, comincer\u00e0 per lui un vero processo di guarigione e di riabilitazione. E se anche altri guarderanno i profughi in questo modo , si innescher\u00e0 un\u2019azione pi\u00f9 ampia e concreta da parte della societ\u00e0 e dello Stato. Senza uno sguardo umano, mirato, consapevole e rivelatore (anche di se stesso) noin esiste infatti alcuna vera azione sociale n\u00e9 politica.<br \/>\nTalvolta i nostri occhi si soffermeranno su un semplice momento umano: il contatto tra una madre e un figlio, l\u2019immagine di un giovane che sorregge l\u2019anziano padre o di una coppia che, malgrado lo sgomento, mostra un istinto di protezione reciproco, serba una goccia di intimit\u00e0 e di amore nel mondo alieno e incomprensibile nel quale si trova improvvisamente catapultata.<br \/>\nUno sguardo consapevolmente e deliberatamente alla ricerca di piccole manifestazioni umane richiede, ovviamente, uno sforzo di coscienza, di volont\u00e0, ma ha il potere di creare la realt\u00e0: ecco, mentre guardate alla televisione un altro prevedibile servizio sull\u2019ennesimo gruppo di profughi approdati alle coste italiana a bordi di un barcone fatiscente, osservate un uomo in particolare , sconvolto e sofferente. Uno come ne avete visti tanti a migliaia, al punto di divenire trasparente. Immaginatelo in un momento diverso della vita, com\u2019era solo fino a poche settimane fa, a casa sua, libero, con una routine, una famiglia, amici, una professione. Immaginate la musica, i cibi che amava, magari una sua modesta passione per qualcosa. Immaginate i suoi segreti, la sua intimit\u00e0, qualche debolezza, qualche virt\u00f9. Un essere umano. Niente di pi\u00f9, ma certamente niente di meno.<br \/>\nE ancora una cosa: l\u2019uomo a cui rivolgerete questo sguardo sar\u00e0 il primo a \u201cguarire\u201d dallo stato di rifugiato. Il primo a liberarsi dalla paralisi mentale che lo attanaglia e a cominciare a ricostruire la propria vita. E questo, in fin dei conti, \u00e8 nell\u2019interesse di tutti i Paesi che accolgono profughi..<br \/>\nDateci condizioni di vita decenti \u2013 ci dicono senza parole i rifugiati di tutto il mondo, gli sfollati, i poveri, gli affamati, i bambini senza istruzione, i miserabili.<br \/>\nAccordateci condizioni di vita sicure, dignitose. Oppure guardateci, nient\u2019altro. Insistete a vedere visi umani nella massa indistinta di coloro che sono stati sradicati e trascinati arbitrariamente via dalla loro case. Fateci questo dono, siate generosi e avremo la possibilit\u00e0 di recuperare ci\u00f2 che abbiamo perso.<br \/>\nDi tutto questo parla Primo Levi nel suo libro Se questo \u00e8 un uomo, e in tutte le sue opere. E, ancor pi\u00f9, parla di tutto questo con il suo modo di essere. \u201cPer quanto di senso pu\u00f2 avere il voler precisare le cause per cui proprio la mia v ita (scrive Primo Levi nel suo libro Se questo \u00e8 un uomo) fra migliaia di altre equivalenti, ha potuto reggere alla prova, io credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi; e non tanto per il suo aiuto materiale quanto per avermi costantemente rammentato, con la sua presenza, con il suo modo cos\u00ec piano e facile di essere buono, che ancora esisteva un mondo giusto al di fuori del nostro +, qualcosa e qualcuno di ancora puro e intero, di non corrotto e non selvaggio, estraneo all\u2019odio e alla paura; qualcosa di assai mal definibile, una remota possibilit\u00e0 di bene, per cui tuttavia metteva conto di conservarsi\u201d.<br \/>\n(traduzione di Alessandra Shomroni)<\/p>\n<p>NOTA<br \/>\nInserisco il link che porta per\u00f2 (almeno per ora) a una pagina vuota con il solo titolo<br \/>\nPer l\u2019importanza che riservo a questo testo l\u2019ho copiati manualmente<br \/>\n<a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2017\/11\/04\/leggere-primo-levi-grossman-spiega-perche-i-suoi-presente01.html?ref=search\">http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2017\/11\/04\/leggere-primo-levi-grossman-spiega-perche-i-suoi-presente01.html?ref=search<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>4 novembre 2017 Leggere Primo Levi. 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