{"id":5609,"date":"2018-03-17T18:27:08","date_gmt":"2018-03-17T18:27:08","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5609"},"modified":"2018-03-17T18:27:12","modified_gmt":"2018-03-17T18:27:12","slug":"17-marzo-2018-la-moglie-delluomo-ucciso-a-firenze-spiega-cose-il-razzismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5609","title":{"rendered":"17 marzo 2018 &#8211; La moglie dell&#8217;uomo ucciso a Firenze spiega cos&#8217;\u00e8 il razzismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un articolo del 13 marzo di Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale<\/strong><\/p>\n<p>Ha una specie di rosario tra le mani, il kurus: una catena di perline di legno che scorre nervosamente con le dita. Rokhaya Mbengue si nasconde dietro un velo viola decorato con fiori e gocce argentate, mentre siede in silenzio nel salotto della casa di Pontedera, in provincia di Pisa, circondata da amici e parenti venuti a trovarla.<br \/>\nNon ha nemmeno quarant\u2019anni, ma ha gi\u00e0 perso due mariti nello stesso modo: entrambi uccisi per strada a Firenze da due italiani che non li conoscevano nemmeno. Seduta su un materasso steso per terra in un appartamento al terzo piano di un palazzo, la donna \u00e8 piegata su se stessa nel gesto ripetitivo di pregare contando le perline di legno del rosario. Tutti sono intorno a lei. L\u2019unico rumore \u00e8 quello della pioggia che entra dalla finestra. Ogni tanto arriva qualche schiamazzo dei bambini di casa che si rincorrono nel corridoio.<br \/>\nEra nel suo paese a Morola, in Senegal, quando il 13 dicembre 2011 Rokhaya Mbengue, soprannominata Kenne, ha saputo che il suo primo marito, Samb Modou, era stato ucciso da un uomo bianco che si era messo a sparare contro i neri. Gianluca Casseri, un militante di CasaPound, aveva ucciso due venditori ambulanti senegalesi al mercato di piazza Dalmazia, nel centro di Firenze. Tra loro c\u2019era Samb Modou.<br \/>\nRicorda di essere rimasta senza fiato, per giorni con la sua unica figlia, Fatou, ad aspettare che tornasse il corpo del marito dall\u2019Italia. \u201cNella nostra religione, se uno muore dobbiamo seppellirlo il prima possibile per garantirgli la pace\u201d, spiega Suleiman Seck, un cugino che \u00e8 rimasto in piedi accanto a lei e l\u2019aiuta a parlare quando le parole s\u2019inceppano.<br \/>\n\u201cHo pensato che non mi sarei mai ripresa da quel dolore, era troppo\u201d, ricorda Kenne. Ma poi per il bene della figlia Fatou, si \u00e8 tolta il lutto e si \u00e8 comportata come la famiglia le ha consigliato e come prevede la tradizione senegalese. Ha sposato uno dei cugini di Samb, Idy Diene, un uomo molto religioso che viveva in Italia dal 2001 e si era occupato di tutte le questioni burocratiche per il rimpatrio della salma. Dopo il matrimonio con Diene, Kenne si \u00e8 trasferita in Italia. Voleva lavorare per assicurare un futuro a sua figlia Fatou, rimasta senza padre.<br \/>\nCome un diamante<br \/>\nI primi tempi a Firenze sono stati duri, ricorda. Ma poi \u00e8 stata assunta come badante nella casa di una signora che l\u2019ha accolta come una figlia. \u201cLa mia vita insieme a Idy \u00e8 stata bellissima: Idy era una brava persona, era gentile, il suo cuore era puro come quello di un diamante\u201d. Rokhaya Mbengue si copre con il velo che le nasconde gli zigomi pronunciati e gli occhi allungati, cerchiati da un\u2019ombra scura, dopo giorni di pianto. Anche la donna italiana per cui lavorava voleva molto bene a suo marito e ci parlava spesso al telefono, \u201cperch\u00e9 Idy amava scherzare\u201d. \u201cIl giorno in cui \u00e8 stato ucciso ci avevamo parlato verso le 10, avevamo riso\u201d, racconta Kenne.<br \/>\nSolo due ore dopo, mentre era sul ponte Amerigo Vespucci a vendere ombrelli, Idy Diene, un uomo corpulento di 54 anni, che tutti dipingono come \u201cun uomo di pace\u201d \u00e8 stato colpito da tre proiettili: uno alla nuca, uno al petto e uno alle gambe. A sparare il sessantacinquenne Roberto Pirrone, ex tipografo in pensione, che dopo essere stato arrestato ha detto alla polizia di aver sparato a caso contro il primo che passava, perch\u00e9 era uscito di casa per suicidarsi, ma non aveva avuto il coraggio di farlo.<br \/>\nKenne non ha nemmeno voluto vedere la foto dell\u2019assassino di suo marito. \u201cUna persona buona \u00e8 andata via, un uomo che pensava solo a lavorare. Ora chi si occuper\u00e0 dei suoi figli?\u201d. Se potesse incontrare Pirrone, Kenne non vorrebbe parlargli. \u00c8 molto religiosa, crede nella giustizia divina. \u201cDio \u00e8 grande, pi\u00f9 grande di tutti noi, io voglio solo pregare per mio marito\u201d, dice mentre le si spezza la voce. \u201cC\u2019erano altre persone sul ponte, ma la violenza omicida di Pirrone si \u00e8 scagliata contro l\u2019unico nero, colpito alle spalle. In sette anni sono morti tre senegalesi a Firenze, tutti nello stesso modo e noi ora abbiamo paura, aggiunge Suleiman.<br \/>\nKenne non vuole pi\u00f9 rimanere in Italia, anche se da poco ha ottenuto la cittadinanza italiana. Vuole tornare da sua figlia in Senegal. \u201cIo ho paura a camminare per strada, ho troppa paura\u201d, dice. Il razzismo per Kenne \u00e8 il disprezzo immotivato e quotidiano, che pu\u00f2 diventare improvvisamente una condanna a morte. \u201cA volte salgo sull\u2019autobus e mi siedo. E subito quello che \u00e8 accanto a me si alza perch\u00e9 io sono nera\u201d, racconta. \u201cMolte volte i colleghi al lavoro nemmeno ci dicono buongiorno e non rispondono quando li salutiamo\u201d, aggiunge Suleiman. \u201cAltre volte ci insultano per strada o sui mezzi pubblici senza motivo\u201d.<br \/>\nAliou Diene, il fratello minore di Idy, \u00e8 distrutto. \u00c8 stato lui a convincere il fratello a venire in Italia nel 2001, perch\u00e9 aveva trovato un buon lavoro a Firenze in una pelletteria, e sperava che anche lui potesse trovare qualcosa di simile. Invece Idy Diene faceva l\u2019ambulante: vendeva accendini, fazzoletti, ombrelli. Non era mai riuscito a stabilizzarsi e anche per questo da tre anni aveva problemi a rinnovare il permesso di soggiorno, cos\u00ec non poteva tornare in Senegal a trovare la famiglia. \u201cEra un uomo di pace, non aveva problemi con nessuno. Non aveva mai litigato con nessuno\u201d, racconta Aliou. \u201cOgni cosa che aveva era pronto a dartela, era una persona generosa\u201d, aggiunge con una voce morbida Abdullahi, il figlio diciottenne di Aliou. \u201cMi ha cresciuto come un figlio e aveva sempre buoni consigli per me\u201d.<br \/>\n\u201cEra molto religioso e frequentava la moschea di Firenze, aveva studiato l\u2019arabo, leggeva il Corano\u201d. Lavorava e basta, dice il fratello con cui condivideva la casa di Pontedera. La stanza di Idy Diene \u00e8 rimasta come sospesa: un luogo immobile in cui i familiari si affacciano ogni tanto per guardare quello che apparteneva a Diene e sentirsi ancora vicini. Al centro un letto matrimoniale con una coperta rossa e un enorme pavone disegnato, sul comodino alcune medicine, un armadio sul lato destro della stanza \u00e8 circondato da borsoni e valige. Sulla parete \u00e8 appesa una foto plastificata che ritrae Idy Diene con sua moglie Kenne, sono abbracciati, stretti stretti. Indossano cappelli di lana, sembra inverno. Sorridono. Sullo scaffale sotto alla finestra c\u2019\u00e8 un libro, L\u2019amica geniale di Elena Ferrante, e sopra al libro un piccolo portachiavi di pezza.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 pi\u00f9 il tempo della paura<\/strong><br \/>\nNel salotto della casa all\u2019ora di pranzo la tv \u00e8 sintonizzata su una rete egiziana, un imam recita la preghiera. La sala \u00e8 piena di ragazzi e ragazze, donne e uomini venuti da tutta la Toscana. Due uomini s\u2019inginocchiano vicino ad Aliou, seduto sul divano, gli prendono le mani, poi insieme le alzano a conca verso il cielo e cominciano a pregare. Sono gesti che tutti riconoscono e cos\u00ec si uniscono alla preghiera condotta da Aliou.<br \/>\n\u201cQuando vedevo tutte quelle persone arrivare alla manifestazione, molti italiani che conoscevano Idy e che piangevano per lui, le mie lacrime si sono fermate. Le loro lacrime asciugavano le mie lacrime\u201d, racconta Suleiman che insieme ad Aliou e ad altri familiari ha aperto la manifestazione contro il razzismo che ha portato in piazza diecimila persone a Firenze il 10 marzo. \u201cPi\u00f9 eravamo e pi\u00f9 non sentivo paura\u201d, continua. \u201cIdy aveva molta paura dopo che era stato ucciso suo cugino Samb Modou\u201d, racconta Suleiman. Gli aveva raccontato che quando vedeva un bianco mettere le mani in tasca si allontanava perch\u00e9 temeva che potesse estrarre una pistola. \u201cEppure la sua paura non l\u2019ha salvato, questo significa che non \u00e8 pi\u00f9 il tempo di avere paura\u201d, conclude.<\/p>\n<p><strong>Aggiungo: Chi era Idy Diene<\/strong><br \/>\nAlla fine sono stati almeno diecimila, e pacifici, i partecipanti alla manifestazione che si \u00e8 tenuta a Firenze in ricordo di Idy Diene, il senegalese di 54 anni freddato a colpi di pistola, senza un motivo apparente, luned\u00ec scorso nel capoluogo toscano, sul ponte Vespucci, dal tipografo in pensione Roberto Pirrone.<\/p>\n<p>Fonte:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/annalisa-camilli\/2018\/03\/13\/moglie-idy-diene-firenze\">https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/annalisa-camilli\/2018\/03\/13\/moglie-idy-diene-firenze<\/a><br \/>\nL\u2019articolo di internazionale \u00e8 reperibile anche nel sito ildialogo.org<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ildialogo.org\/cEv.php?f=http:\/\/www.ildialogo.org\/norazzismo\/notizie_1521005976.htm\">http:\/\/www.ildialogo.org\/cEv.php?f=http:\/\/www.ildialogo.org\/norazzismo\/notizie_1521005976.htm<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo del 13 marzo di Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale Ha una specie di rosario tra le mani, il kurus: una catena di perline di legno che scorre nervosamente con le dita. 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