{"id":5624,"date":"2018-03-24T15:53:28","date_gmt":"2018-03-24T15:53:28","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5624"},"modified":"2018-03-24T15:53:28","modified_gmt":"2018-03-24T15:53:28","slug":"24-marzo-2018-la-sinistra-se-ne-andata-da-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5624","title":{"rendered":"24 marzo 2018 &#8211; La sinistra se n\u2019\u00e8 andata da s\u00e9"},"content":{"rendered":"<p><strong>da Il Manifesto 10 marzo<\/strong><br \/>\n<em>\u00abL\u2019animo nostro informe\u00bb. Un\u2019Italia irriconoscibile. La sinistra del 2018 non \u00e8 stata messa sotto da nessuno. Gli elettori si sono limitati a sfilarle accanto per andare altrove. Come si lascia una casa in rovina<\/em><br \/>\ndi Marco Revelli<\/p>\n<p>L\u2019Italia del day after non ce la dicono i numeri, le tabelle dei voti. Ce la dicono le mappe, ce la dicono i colori. Ed \u00e8 un\u2019Italia irriconoscibile, quasi tutta blu nel centro nord, tutta gialla nel centro sud. Verrebbe da dire: l\u2019Italia di Visegrad e l\u2019Italia di Masaniello.<br \/>\nL\u2019Italia di sopra allineata con l\u2019Europa del margine orientale, l\u2019Europa avara che contesta l\u2019eccesso di accoglienza e coltiva il timore di tornare indietro difendendo col coltello tra i denti le proprie piccole cose di pessimo gusto: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, passando per il corridoio austriaco\u2026<br \/>\nL\u2019Italia di sotto piegata nel suo malessere da abbandono mediterraneo, nella consapevolezza disperante del fallimento di tutte le proprie classi dirigenti, e in tumultuoso movimento processionale nella speranza di un intervento provvidenziale (un novum, qualcuno che al potere non c\u2019\u00e8 finora stato mai) che la salvi dall\u2019inferno.<br \/>\nL\u2019una attirata dal flauto magico della flat tax, l\u2019altra da quello del reddito di cittadinanza.<br \/>\nIn mezzo il nulla, o quasi: una sottile fascia, slabbrata, colorata di rosso nei territori in cui era radicato il nucleo forte dell\u2019insediamento elettorale della sinistra, e che ora appare in progressiva disgregazione, con i margini che gi\u00e0 cambiano.<br \/>\nBisogner\u00e0 ben dircelo una buona volta fuori dai denti, se non altro per mantenere il rispetto intellettuale di noi stessi: in questa nuova Italia bicolore la sinistra non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Non ha pi\u00f9 spazio come presenza popolare, come corpo sociale culturalmente connotato, neppure come linguaggio e modo di sentire comune e collettivo. Persino come parola. La sua identit\u00e0 politica, un tempo tendenzialmente egemonica, non ha pi\u00f9 corso legale. L\u2019acqua in cui eravamo abituati a nuotare da sempre \u00e8 defluita lontano \u2013 molto lontano \u2013 e noi ce ne stiamo qui, abbandonati sulla sabbia come ossi di seppia. Disseccati e spogli.<\/p>\n<p><strong>NON \u00c8 UNA \u00abSCONFITTA storica<\/strong>\u00bb, come quella del \u201948 quando il Fronte popolare fu messo sotto dalla Dc atlantista e degasperiana, ma non usc\u00ec di scena. \u00c8 piuttosto un \u00abesodo\u00bb. Allora il giorno dopo, come dice Luciana Castellina, si pot\u00e9 ritornare al lavoro e alla lotta, perch\u00e9 quell\u2019esercito era stato battuto in battaglia ma c\u2019era, aveva un corpo, messo in minoranza ma consistente, e nelle fabbriche gli operai comunisti ritornavano a tessere la propria tela come pesci nell\u2019acqua, appunto.<br \/>\nOggi no: la sinistra del 2018 (se ha ancora un senso chiamarla cos\u00ec) non \u00e8 stata messa sotto da nessuno. Non \u00e8 stata selezionata come avversario da battere da nessuno degli altri contendenti. Se n\u2019\u00e8 andata da s\u00e9. O quantomeno si \u00e8 messa di lato. Gli elettori si sono limitati a sfilarle accanto per andare altrove. Come si lascia una casa in rovina. Ha ragione Roberto Saviano quando dice che i blu e i gialli hanno potuto occupare tutto lo spazio perch\u00e9 dall\u2019altra parte non c\u2019era pi\u00f9 nulla. Da questo punto di vista questo esito elettorale almeno un merito ce l\u2019ha: ci mette di fronte a un dato di verit\u00e0. E a un paio di constatazioni scomode: che l\u2019\u00abonda nera\u00bb non era affatto illusoria, \u00e8 stata veicolata al nord da Salvini, ed \u00e8 stata neutralizzata al sud dai 5Stelle (come fece a suo tempo la Dc).<\/p>\n<p><strong>D\u2019ALTRA PARTE<\/strong> un tratto di verit\u00e0 ci viene consegnato anche dalla catastrofica esperienza del quadriennio renziano. L\u2019opera devastante di \u00abMister Catastrofe\u00bb, come felicemente lo chiama Asor Rosa, costituisce un ottimo experimentum crucis. Utilissimo \u2013 a volerlo utilizzare per quello che \u00e8: una sorta di vivisezione senza anestesia \u2013 per indagare che cosa sia diventato il Pd a dieci anni dalla sua nascita, ma anche cosa rimanga delle sue identit\u00e0 pregresse, delle culture politiche che plasmarono il suo background novecentesco, dell\u2019antropologia dei suoi quadri e dei suoi membri, del suo radicamento sociale, del grado di tenuta o viceversa di evaporazione dei riferimenti nel set di tradizioni che definiscono ogni comunit\u00e0. Matteo Renzi, nella sua breve ma tumultuosa (quasi isterica) esperienza da leader nazionale ha stressato il proprio partito in ogni sua fibra, ne ha rovesciato (e irriso) tutti i valori, ha umiliato persone e idee che di quella tradizione avessero anche una minima traccia, ha rovesciato di 180 gradi l\u2019asse dei riferimenti sociali (gli operai di Mirafiori sostituiti da Marchionne), ha provocato a colpi di fiducia l\u2019approvazione di leggi impopolari e antipopolari, ha rieducato alla retorica e alla menzogna una comunit\u00e0 che aveva fatto del rigore intellettuale un mito se non una pratica effettiva, ha cancellato ogni traccia di \u00abdiversit\u00e0 berlingueriana\u00bb dando voce al desiderio smodato di \u00abessere come tutti\u00bb, di coltivare affari e cerchi magici, erigendo a modelli antropologici i De Luca delle fritture di pesce e i padri etruschi dei crediti facili agli amici\u2026 Ora, con tutto questo, ci si sarebbe potuto aspettare che, se di quella tradizione fosse rimasto qualcosa, se un qualche corpo collettivo di \u00absinistra storica\u00bb fosse rimasto dentro quelle mura, si sarebbe fatto sentire (\u201cse non ora, quando\u201d, appunto). Tanto pi\u00f9 dopo il compimento del gran passo \u2013 del rito sacrificale \u2013 della scissione. Un esodo di massa, al seguito del quadro dirigente che avevano seguito fino al 2013.<\/p>\n<p><strong>INVECE NIENTE:<\/strong> fuori da quelle mura \u00e8 uscito un fiume di disgustati, ma \u00e8 filtrato appena un esile rivolo, una minuscola \u00abbase\u00bb al seguito di un pletorico gruppo dirigente. Il 3 e rotti percento di Liberi ed Eguali misura le dimensioni di uno spazio residuale. Non annuncia \u2013 e lo dico con rammarico e rispetto per chi ci ha creduto \u2013 nessun nuovo inizio, ma piuttosto un\u2019estenuazione e tendenzialmente una fine. Dice che non c\u2019\u00e8 resilienza, in quello che fu nel passato il veicolo delle speranze popolari. N\u00e9 l\u2019esperienza pur generosa (per lo meno nella sua componente giovanile) di Potere al popolo \u2013 purtroppo sfregiata dal pessimo spettacolo in diretta la sera dei risultati con i festeggiamenti mentre si compiva una tragedia politica nazionale -, pu\u00f2 tracciare un possibile percorso alternativo: il suo risultato frazionale, sotto la soglia minima di visibilit\u00e0, ci dice che neppure l\u2019uso di un linguaggio mimetico con quello \u00abpopulista\u00bb aiuta a superare l\u2019abissale deficit di credibilit\u00e0 di tutto ci\u00f2 che appare riesumare miti, riti, bandiere travolte, a torto o a ragione, dal maelstrom che ci trascina.<\/p>\n<p><strong>SI DISCUTER\u00c0 A LUNGO<\/strong> degli errori compiuti, che pure ci sono stati: delle candidature sbagliate (come si fa a scegliere come frontman il presidente del Senato in un\u2019Italia che odia tutto ci\u00f2 che \u00e8 istituzionale e puzza di ceto politico?). Delle modalit\u00e0 di costruzione della proposta politica, assemblata in modo meccanico. Della compromissioni di molti con un ciclo politico segnato da scelte impopolari. Tutto vero. Ma non basta. La caduta della sinistra italiana tutta intera s\u2019inquadra in un ciclo generale che vedo la tendenziale e apparentemente irreversibile dissoluzione delle famiglie del socialismo europeo, e con esse l\u2019uscita di scena della categoria stessa di \u201ccentro-sinistra\u201d, inutilizzabile per anacronismo.<\/p>\n<p><strong>PER QUESTO NON BASTA fare<\/strong>. Occorre pensare e ripensare. Guardare le cose per come sono e non per come vorremmo che fossero. Misurare i nostri fallimenti. Costruire strumenti di analisi pi\u00f9 adeguati. Perch\u00e9 questo mondo che non riconosciamo, non ci riconosce pi\u00f9\u2026 Come il Montale del 1925 (millenovecentoventicinque!) mi sentirei di dire: \u00abNon chiederci la parola che squadri da ogni lato | l\u2019animo nostro informe, e a lettere di fuoco | lo dichiari e risplenda come un croco | perduto in mezzo a un polveroso prato\u00bb, per concludere, appunto, con il poeta, che questo solo sappiamo \u00abci\u00f2 che non siamo, ci\u00f2 che non vogliamo\u00bb<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/la-sinistra-se-ne-andata-da-se\">https:\/\/ilmanifesto.it\/la-sinistra-se-ne-andata-da-se<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Il Manifesto 10 marzo \u00abL\u2019animo nostro informe\u00bb. Un\u2019Italia irriconoscibile. La sinistra del 2018 non \u00e8 stata messa sotto da nessuno. Gli elettori si sono limitati a sfilarle accanto per andare altrove. 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