{"id":5683,"date":"2018-04-13T06:51:45","date_gmt":"2018-04-13T06:51:45","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5683"},"modified":"2018-04-14T04:59:40","modified_gmt":"2018-04-14T04:59:40","slug":"13-aprile-2018-ill-card-ravasi-concede-interviste-a-vogue-e-io-gli-scrivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5683","title":{"rendered":"13 aprile 2018  &#8211;  Il card Ravasi concede una intervista a Vogue e io gli scrivo"},"content":{"rendered":"<p>La giornalista<strong> Marina Valensise ha intervistato il cardinal Ravasi.<\/strong><br \/>\n(Vogue Italia, aprile 2018, n.812, pag. 50).<br \/>\nIl card. Ravasi \u00e8 Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.<\/p>\n<p>Marina Valensise apre l&#8217;intervista:<br \/>\n<em>\u00abDio fece all\u2019uomo e alla sua donna tuniche di pelle e li vest\u00ec\u00bb: moda e religione cattolica sembrano mondi lontanissimi, specie negli anni di Papa Francesco. Eppure, spiega Monsignor Ravasi (e una mostra a New York), sono molti i fili che li legano. A partire dalla Bibbia.<\/em><br \/>\n<em>Dall\u2019eleganza di papa Ratzinger, che restaur\u00f2 il camauro e la mozzetta, e che per<\/em> <em>le scarpine di vitello rosso, simbolo della passione di Cristo, scelse un famoso artigiano di Verona. Alla semplicit\u00e0 francescana di papa Bergoglio, sotto il cui papato Santa Romana Chiesa abbandona ogni sfarzo per mettersi all\u2019unisono con l\u2019umanit\u00e0 contemporanea e servirla meglio. In un mondo dove la produzione di ricchezza sembra fuori controllo, e la sua ripartizione mai cos\u00ec iniqua, niente pi\u00f9 della moda parrebbe lontano dalla Chiesa di papa Francesco. Eppure, l\u2019incontro tra due mondi tanto lontani pu\u00f2 rivelarsi sorprendentemente fecondo: lo testimonia la mostra \u201cHeavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination\u201d, al Metropolitan Museum di New York (dal 10 maggio all\u20198 ottobre); e lo spiega a Vogue Italia il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura.<\/em><\/p>\n<p><strong>Eminenza, non \u00e8 paradossale combinare insieme il messaggio cristiano e il mondo del lusso?<\/strong><br \/>\nNon tanto, se pensiamo che l\u2019uomo non \u00e8 ci\u00f2 che mangia, come diceva il filosofo e matematico materialista Ludwig Feuerbach nel XIX secolo, ma anche ci\u00f2 che veste. Nel libro della Genesi, cap. III, v.20, del resto, Dio entra in scena non solo come creatore, ma come sarto: \u00abIl signore Dio fece all\u2019uomo e alla sua donna tuniche di pelle e li vest\u00ec\u00bb. E nel vestire, oltre all\u2019aspetto materiale, c\u2019\u00e8 un aspetto morale, poich\u00e9 il vestito ha lo scopo di difendere, celare e tutelare il mistero della sessualit\u00e0 e della vita, e c\u2019\u00e8 un aspetto metaforico, che io stesso testimonio indossando la porpora cardinalizia, poich\u00e9 la veste rinvia all\u2019investitura, e cio\u00e8 alla funzione sociale di chi la porta, e alla rappresentazione simbolica che ne consegue.<\/p>\n<p><strong>Vuol dire che il lusso \u00e8 parte integrante della Chiesa cattolica e della storia della Chiesa di Roma?<\/strong><br \/>\nI paramenti ecclesiastici sono un ornamento, tipico della celebrazione di un rito, che rinvia alla liturgia. Basta visitare i musei diocesani sparsi in tutta Europa per constatare che sono colmi di oggetti sacri legati al culto ecclesiastico. Io sotto la veste cardinalizia indosso un abito laico. Nei primi secoli del Cristianesimo si celebrava in abiti normali. L\u2019unico non ammesso era quello militare, su cui San Paolo costruir\u00e0 la sua famosa metafora \u00abRivestitevi dell\u2019armatura di Dio per resistere alle insidie del diavolo\u00bb (Lettera agli Efesini, cap. 6, ndr). L\u2019abito liturgico \u00e8 cos\u00ec ricco e sontuoso perch\u00e9 rappresenta la dimensione trascendente del mistero religioso, e cerca di ornare ci\u00f2 che \u00e8 divino con qualcosa di splendido e meraviglioso. In questo senso, la mostra al Metropolitan \u00e8 espressione sociale della vita di un popolo e di una comunit\u00e0. \u00c8 esperienza culturale e al tempo stesso sacrale e religiosa.<\/p>\n<p><strong>Da alto prelato della Chiesa cattolica, lei davvero non vede incompatibilit\u00e0 tra l\u2019alta moda e il messaggio del Vangelo?<\/strong><br \/>\nInsisto, anche i paramenti pi\u00f9 semplici possono testimoniare di un eccesso di lusso, della futilit\u00e0 e dell\u2019inutilit\u00e0 proprie del lusso. Ma come nei paramenti ecclesiastici appare la sacralit\u00e0 della funzione liturgica, cos\u00ec negli abiti di lusso dell\u2019alta moda appare una funzione simbolica che trascende la mera funzione del coprirsi.<\/p>\n<p><strong>Non crede che sia dissacrante adottare immagini votive come avviene in alcuni marchi dell\u2019alta moda?<\/strong><br \/>\nLa Chiesa non dovrebbe tutelare il suo repertorio di immagini sacre? Il desiderio di dissacrare \u00e8 innato nell\u2019animo umano. \u00c8 un istinto infantile, appare nel bimbo che esagera i suoi comportamenti con gesti proibiti. Nella dissacrazione di molti artisti contemporanei c\u2019\u00e8 per\u00f2 un aspetto positivo: si dissacra solo ci\u00f2 che conta, solo ci\u00f2 che \u00e8 importante.<\/p>\n<p><strong> Chi se la prende pi\u00f9, oggi, con i simboli dell\u2019imperatore romano?<\/strong><br \/>\nNessuno. Mentre la simbologia religiosa \u00e8 quella che incide di pi\u00f9. Tempo fa, andai a Monaco e visitai i musei della Baviera. Vidi la mostra di un fotografo tedesco, una sequenza di foto impressionanti di uffici pubblici, aule scolastiche e altri luoghi dove, a dispetto della secolarizzazione imperante, erano stati mantenuti i crocefissi\u2026<\/p>\n<p><strong>E che ne dice di un artista come Cattelan che rappresenta papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite?<\/strong><br \/>\nIl senso \u00e8 identico: non mi batto per cancellare un simbolismo, ma per attingere a un altro. Colpire una figura sacrale \u00e8 certamente molto pi\u00f9 incisivo. Ma al di l\u00e0 della forma un po\u2019 provocatoria, resta il fatto che si riconosce valore al simbolo religioso. Oggi, i linguaggi simbolici pi\u00f9 importanti continuano a essere quelli artistico-religiosi. E l\u2019innamoramento resta un canale di conoscenza che ha tra le persone un\u2019affermazione maggiore dei linguaggi tecnico-scientifici. Dare valore ai linguaggi religiosi, dunque, \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 profonda e segreta della persona umana. Se la scienza rappresenta la scena del mondo contemporaneo, l\u2019umano cerca sempre qualcos\u2019altro.<\/p>\n<p><strong>Cosa risponderebbe agli integralisti che considerano incomprensibile, addirittura diabolico, il connubio tra spiritualit\u00e0 cattolica e materialismo del mondo del lusso?<\/strong><br \/>\nSan Paolo, nella Prima lettera ai Tessalonicesi, capitolo V, diceva di verificare tutto e conservare ci\u00f2 che \u00e8 bello. \u201cKalon\u201d in greco voleva dire bello e buono. La moda \u00e8 una forma di comunicazione molto rilevante della cultura contemporanea. Una donna, vestendosi, ricorre a certi canoni. Ma anche una persona povera lo fa, cercando di vagliare vari aspetti. Certamente, il mondo del lusso \u00e8 fuori dalla Chiesa. Ma noi abbiamo la missione anche di entrare in un mondo che rappresenta a volte in modo evidente alcune malattie del nostro tempo: l\u2019esteriorit\u00e0, la banalit\u00e0, la superficialit\u00e0. Ora se l\u2019indifferenza e la superficialit\u00e0 ne sono la componente dominante, \u00e8 anche vero che secondo il messaggio cristiano \u00e8 indispensabile entrare anche nel mondo del lusso, come in qualsiasi altro mondo dove c\u2019\u00e8 il male.<\/p>\n<p><strong>Cosa l\u2019ha spinta a farlo con la mostra americana?<\/strong><br \/>\nUn antico desiderio. In passato, quando ero a capo della Biblioteca Ambrosiana a Milano, ebbi spesso la stessa richiesta dal mondo della moda, che per\u00f2 non riusc\u00ec ad aver seguito. In quel mondo, dicevano, c\u2019erano pur sempre persone che avevano bisogno di sentire un\u2019altra voce. I modelli, costretti a una vita ascetica, spesso brutale, hanno un desiderio di bellezza, esprimono una ricerca di bellezza che guarda altrove. D\u2019altra parte, chi oggi entra in una Pinacoteca senza conoscere alcunch\u00e9 della Bibbia non riesce a capire l\u201980 per cento di quello che sta guardando. \u00c8 proprio per questo motivo, e cio\u00e8 per dialogare con il mondo della bellezza \u2013 che fu per secoli la nostra prerogativa, anche se la grammatica di oggi \u00e8 diversa, a causa del divorzio tra la Chiesa e il mondo contemporaneo \u2013, che a Venezia abbiamo inaugurato il padiglione Vaticano alla Biennale di architettura.<\/p>\n<p><strong>Lei dunque crede in un incontro necessario tra il mondo della fede e quello della bellezza?<\/strong><br \/>\nS\u00ec, perch\u00e9 fede e bellezza, per loro natura, non rappresentano il visibile, ma l\u2019invisibile nel visibile, come diceva Paul Klee. Dialogo, inoltre, vuol dire incontro tra due \u201clogoi\u201d, e cio\u00e8 due ragioni, due discorsi seri, ma nella radice del termine c\u2019\u00e8 anche \u201cdia\u201d che vuol dire entrare in profondit\u00e0. Alla luce dell\u2019esperienza del Cortile dei Gentili, il forum con i rappresentanti del mondo laico che da anni organizziamo in Vaticano, posso dire di aver sempre trovato un grande interesse ai nostri temi da parte del mondo estraneo alla Chiesa.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 la sua risposta a una nuova evangelizzazione?<\/strong><br \/>\nAlla base di ogni persona umana c\u2019\u00e8 quello che Platone mise in bocca al suo maestro Socrate prima di morire: una vita senza ricerca non merita di essere vissuta. Quelli che operano nel settore del lusso e dell\u2019alta moda hanno tutto del mondo, stanno bene, sono ricchi, appagati, ma alla fine c\u2019\u00e8 in loro una domanda sul senso della vita, sulla morte, sull\u2019amore, sul dolore e sono convinti che la risposta stia altrove. Anche nelle persone pi\u00f9 superficiali, in balia della generale avidit\u00e0, oggi non troviamo pi\u00f9 gli atei militanti di un tempo, gli oppositori della religione, gli anticristiani come Friedrich Nietzsche. Che Dio esista o non esista non \u00e8 un male in s\u00e9, ma \u00e8 diventato ormai una virt\u00f9 soggettiva ed etica. In questa luce, \u00e8 significativo sentire un discorso diverso. E io ogni volta mi stupisco di quanto colpiscano i temi legati al Vangelo, di quanta forza conservi ancora il messaggio cristiano in un mondo secolarizzato come il nostro conte<\/p>\n<p><strong>La mia risposta \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <\/strong>Udine 11 aprile 2018<\/p>\n<p>Eminenza Reverendissima,<br \/>\ndurante una delle mie non infrequenti incursioni nel sito Alzo gli occhi verso il cielo, prezioso contenitore organizzato di molto materiale interessante, ho trovato la Sua intervista, condotta dalla giornalista Marina Valensise con grande professionalit\u00e0, intervista originariamente pubblicata sulla rivista Vogue Italia, dove pure \u00e8 accessibile.<br \/>\nQuindi non me ne voglia se a pubblica stimolazione propongo la mia pubblica risposta (preceduta da questa che spero La raggiunga sia in rete che con la vecchia posta cartacea).<br \/>\nLei, con questa intervista e con gli articoli sul domenicale de Il Sole 24 ore, si rapporta consapevolmente al mondo del mercato che, nel caso di Vogue, si propone esclusivo veicolo di immagini di bellezza.<br \/>\nUn tempo non se ne sarebbe saputo nulla. Oggi la rete consente di averne informazione.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 da parte mia alcuna intenzione di riesumare un distacco demonizzante da quel mondo, come avrei potuto trovare un tempo in un esponente di alto livello gerarchico della Chiesa cattolica; e ci\u00f2 \u00e8 bene.<br \/>\nVoglio per\u00f2 soffermarmi su un punto che cito dall\u2019intervista: <em>\u00abnel vestire \u2026 c\u2019\u00e8 un aspetto metaforico, che io stesso testimonio indossando la porpora cardinalizia, poich\u00e9 la veste rinvia all\u2019investitura, e cio\u00e8 alla funzione sociale di chi la porta, e alla rappresentazione simbolica che ne consegue\u00bb. <\/em>E, sollecitato dalla intervistatrice, Lei aggiunge: <em>\u00abI paramenti ecclesiastici sono un ornamento, tipico della celebrazione di un rito, che rinvia alla liturgia. \u2026 L\u2019abito liturgico \u00e8 cos\u00ec ricco e sontuoso perch\u00e9 rappresenta la dimensione trascendente del mistero religioso, e cerca di ornare ci\u00f2 che \u00e8 divino con qualcosa di splendido e meraviglioso\u00bb.<\/em><br \/>\nCerto la bellezza pu\u00f2 essere richiamo a quel momento \u2018splendido e meraviglioso\u2019.<br \/>\nUn\u2019opera bella (o che ricerca bellezza) pu\u00f2 essere presente nelle gallerie d\u2019arte per la gioia e la contemplazione di milioni di persone, una musica pu\u00f2 essere ascoltata in una sala stracolma senza desiderare di possederne lo spartito, un film pu\u00f2 essere visto da milioni di persone.<br \/>\nNegli eventi che si snodano nella quotidiana liturgia della vita \u2013 e l\u2019abito ne \u00e8 parte ineludibile &#8211; l\u2019elemento discriminante fra l\u2019abito quotidiano e l\u2019abito firmato, cui appartiene quella bellezza su cui lei riflette nell\u2019intervista, \u00e8 il denaro per cui c\u2019\u00e8 chi quell\u2019abito pu\u00f2 ammirare e possedere, e chi pu\u00f2 solo ammirare.<br \/>\nNon sono cos\u00ec ingenua da immaginare una prevalente contemplazione disinteressata di un vestito.<br \/>\nE nello stesso tempo so che nella formazione del suo costo c\u2019\u00e8 il lavoro.<br \/>\nC\u2019\u00e8 il lavoro libero del creatore di un\u2019opera d\u2019arte e c\u2019\u00e8 il lavoro delle\/gli esecutori. Questo, nel migliore dei casi, si svolge in una situazione organizzata in modo da rispettare le regole di una civilt\u00e0 non estranea necessariamente al mercato ma non sempre tale da caratterizzarlo ma infine non posso permettermi neppure di ignorarne l\u2019aspetto inquietante di estraneit\u00e0 a regole di civilt\u00e0.<br \/>\nSappiamo che anche prodotti di grande marca, presentateci come nazionali, conoscono le dita di bambine e bambini dell\u2019Asia, incollati a un tessuto che, diventando abito, assicura un guadagno ad altri, abbandonando loro a una stentata, indegna sopravvivenza. Ci sono bambini che \u2013 anche in America Latina \u2013 si sono fatti sindacalisti e alcuni sono rimasti vittime del loro coraggio.<br \/>\nE sappiamo anche (perch\u00e9 talvolta le notizia sfuggono al controllo censorio) di sfruttamento di chi lavora nel nostro territorio per produrre una bellezza che non si sottrae al commercio. Il lavoro nero, merce appetibile anche da organizzazioni criminali, \u00e8 una piaga che si estende ovunque.<br \/>\nE non solo lavoro nero. Come valutiamo la situazione della modella che, per poter sfilare, \u00e8 condannata alla taglia 40? Un abito indossato da una ragazza resa anoressica pu\u00f2 essere valutato come \u2018bello\u2019, abbandonando all\u2019indifferenza del silenzio la condizione di chi lo indossa?<br \/>\nNon legga come maligna la domanda che ora le pongo ma solo come solidale per chi \u00e8 condannato a una attivit\u00e0 spersonalizzante e peggio: le suore che nei conventi lavorano per costruire e mantenere la bellezza che giustamente l\u2019affascina sono retribuite secondo le regole di un mercato corretto?<br \/>\nEminenza, pur apprezzando il Suo competente interesse, svelatoci dall\u2019intervista di Vogue, per una inconsueta riconosciuta forma di bellezza, non posso non essere colpita dalla mancanza di una parola di attenzione per chi quella bellezza contribuisce a produrre in condizioni che possono arrivare alla schiavit\u00f9.<br \/>\nCordialmente<br \/>\nAugusta De Piero<br \/>\nPS: N<em>aturalmente nella lettera inviata c&#8217;erano i dati che mi identificavano: indirizzo e telefono)<\/em><\/p>\n<p>FONTI<\/p>\n<p>Marina Valensise, Vogue Italia, aprile 2018, n.812, pag. 50<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it\/2018\/04\/l-intervista-al-cardinale-ravasi-su.html#more\">https:\/\/alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it\/2018\/04\/l-intervista-al-cardinale-ravasi-su.html#more<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vogue.it\/news\/vogue-arte\/2018\/04\/09\/intervista-al-cardinale-ravasi\/\">http:\/\/www.vogue.it\/news\/vogue-arte\/2018\/04\/09\/intervista-al-cardinale-ravasi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La giornalista Marina Valensise ha intervistato il cardinal Ravasi. 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