{"id":5801,"date":"2018-05-27T04:49:35","date_gmt":"2018-05-27T04:49:35","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5801"},"modified":"2018-05-27T04:49:35","modified_gmt":"2018-05-27T04:49:35","slug":"27-maggio-2018-piero-stefani-dallantigone-di-sofocle-al-testamento-biologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5801","title":{"rendered":"27 maggio 2018 &#8211; Piero Stefani Dall\u2019Antigone di Sofocle al testamento biologico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ilregno.it\/attualita\/2018\/10\/nessuno-vive-per-se-piero-stefani\">Il Regno<\/a> \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Parole delle Religioni Nessuno vive per s\u00e9<\/p>\n<p>\u00c8 dato di parlare di realt\u00e0 contemporanee anche partendo da molto lontano. Cos\u00ec avviene anche nel caso del testamento biologico.<\/p>\n<p><strong>Primo quadro<\/strong>. Nel pi\u00f9 celebre coro dell\u2019Antigone di Sofocle (rappresentata ad Atene nel 442 a.C.) si legge che \u00abmolte sono le cose meravigliose\/misteriose ma nessuna lo \u00e8 pi\u00f9 dell\u2019uomo\u00bb, lui che invent\u00f2 le tecniche, vinse il mare e la terra, soggiog\u00f2 gli animali e costru\u00ec case e citt\u00e0 e \u00aba se stesso insegn\u00f2 l\u2019uso dell\u2019agile pensiero espresso in aeree parole e l\u2019impulso di ordinarsi in citt\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Nell\u2019elenco trovano posto la cultura, la tecnica, la socialit\u00e0 e la politica. L\u2019orizzonte generale vale anche per il nostro tema. Tutti i fattori nominati rientrano in gioco nel testamento biologico; tuttavia, se si fosse costretti a scegliere a chi dare la preminenza, bisognerebbe optare, almeno per certi versi, per la tecnica. \u00c8 cos\u00ec perch\u00e9 \u00e8 stata quest\u2019ultima a realizzare quanto un tempo era giudicato impossibile. I problemi inediti sorgono l\u00e0 dove ci si inoltra su terreni un tempo preclusi.<\/p>\n<p>La domanda se sia giusto o conveniente fare tutto quello che ci \u00e8 dato di compiere sorge solo allorch\u00e9 \u00e8 diventato possibile quanto un tempo era giudicato impossibile. \u00abAd impossibilia nemo tenetur\u00bb; i \u00abpossibilia\u00bb, di contro, sono luoghi della scelta. La decisione implica la cultura, la socialit\u00e0, la polis; essa non dipende perci\u00f2 in modo diretto dalla tecnica. Tuttavia \u00e8 quest\u2019ultima (che naturalmente \u00e8, a sua volta, frutto della cultura) che ci costringe a confrontarci con scelte in precedenza precluse. Di fronte all\u2019impetuosa crescita di quel che \u00e8 dato di fare, insorge il problema di cosa sia giusto compiere o non compiere. I confini di pertinenza dell\u2019etica si sono dilatati.<\/p>\n<p><strong>Secondo quadro<\/strong>. Le considerazioni fin qui compiute sono riferite a un ambito greco; cosa dire quando si prendono le mosse dalla Bibbia? In linea di massima si potrebbe affermare che una specie di corrispettivo biblico del coro dell\u2019Antigone \u00e8 costituito dal Salmo 8.<\/p>\n<p>\u00abSignore (JHWH), Signore (Adonay) nostro, quanto \u00e8 magnifico il tuo nome su tutta la terra! \/ Poich\u00e9 elevata sopra i cieli \u00e8 la tua maest\u00e0, \/ dalla bocca di bimbetti e lattanti hai tratto forza a motivo dei tuoi avversari \/ per ridurre al silenzio nemici e ribelli. \/ Quando vedo i cieli, opera delle tue dita, \/ la luna e le stelle che hai collocato, \/ che cos\u2019\u00e8 l\u2019uomo perch\u00e9 te ne ricordi, \/ il figlio dell\u2019uomo perch\u00e9 vigili su di lui? \/ L\u2019hai diminuito fino a essere di poco inferiore a Dio, \/ di gloria e onore lo hai incoronato \/ gli hai conferito il governo sulle opere della tua mano \/ tutto hai posto sotto i suoi piedi, \/ tutte le greggi e gli armenti \/ e anche le bestie della campagna, \/ gli uccelli del cielo e i pesci del mare \/ che percorrono le vie del mare. \/ Signore (JHWH), Signore (Adonay) nostro, quanto \/ \u00e8 magnifico il tuo nome su tutta la terra!\u00bb. \u00a0 \u00a0\u00a0 [Nota 1]<\/p>\n<p>Nel Salmo \u00e8 racchiusa una domanda rivolta al tu divino: \u00abChe cos\u2019\u00e8 l\u2019uomo perch\u00e9 te ne ricordi?\u00bb. Il testo biblico non solleva la questione filosofica del \u00abche cos\u2019\u00e8 (ti esti)?\u00bb greco; esso per\u00f2 non chiede neppure \u00abchi \u00e8 l\u2019uomo?\u00bb usando una forma personale (in ebraico sarebbe consentito farlo). Gli esseri umani, pur chiamati a governare la terra e a essere vicari e luogotenenti (khalifa, come dichiara il Corano 2,30-31) di Dio in questo mondo, sono legati alla condizione biologica del \u00abche cos\u2019\u00e8\u00bb.<\/p>\n<p>Il Signore ha affidato alle creature umane il compito d\u2019amministrare la terra (che \u00e8 sua, non nostra); tutto ci\u00f2 rimanda per\u00f2 a un\u2019ulteriore domanda avvertita fortemente nella nostra epoca: colui che governa gli altri \u00e8 in grado di farlo nei confronti di se stesso? La creatura umana sa autogovernarsi? La risposta biblica \u00e8 che \u00e8 nelle condizioni di compierlo soltanto se si pone in ascolto del tu di Dio. La prospettiva vale ancora oggi? Vale per tutti?<\/p>\n<p><strong>Terzo quadro<\/strong>. Partiamo anche questa volta da un passo biblico che per\u00f2 assumeremo in modo largamente metaforico. \u00c8 tratto dal libro del Levitico. Preso alla lettera, si tratta di una legge agricola e sociale: \u00abQuando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, n\u00e9 raccoglierete ci\u00f2 che resta da spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non raccoglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero\u00bb (Lv 19,9-10).<\/p>\n<p>Quando si miete un campo non si deve andare fino in fondo. Non bisogna fare tutto quanto si \u00e8 nelle condizioni di attuare, occorre lasciare uno spazio non mietuto. Anche nel campo della vita si pu\u00f2 decidere di non spingersi fino ai confini estremi resi accessibili dalla tecnica. Ci \u00e8 concesso di sospendere la mietitura. C\u2019\u00e8 anche comandato di arrestarci? Il fattore decisivo sta nel fatto che quando ci si ferma, non lo si faccia solo per s\u00e9 stessi. La sospensione deve andare a favore del povero.<\/p>\n<p>Nel lessico corrente l\u2019aggettivo \u00abpovero\u00bb \u00e8 riservato al morto; poveri sono tuttavia anche coloro che sopravvivono, privati della presenza di chi \u00e8 a loro caro. La scelta di non impugnare pi\u00f9 la \u00abfalce\u00bb non deve essere frutto di una pura autodeterminazione. Il criterio da seguire da parte di tutti \u00e8 una recezione laica del detto di Paolo: \u00abNessuno vive per se stesso, nessuno muore per se stesso\u00bb (Rm 14,7); a questo la fede aggiunge una sua motivazione specifica: \u00abPerch\u00e9 se viviamo, viviamo per il Signore, se moriamo, moriamo nel Signore\u00bb (Rm 14,8). Tuttavia si pu\u00f2 giungere alla seconda parte solo passando per la prima, che vale per tutti.<\/p>\n<p><strong>Sul testamento biologico<\/strong>. Nel caso del testamento biologico entrano in gioco fattori anche pi\u00f9 specifici di quelli finora elencati. Essi sono riconducibili in buona misura all\u2019ambito di tre coppie [nota 2]. La prima \u00e8 costituita da un confronto tra \u00abbiofilia\u00bb e \u00abbiolatria\u00bb. Occorre essere amanti della vita, ma non porla come valore assoluto. Vi sono circostanze in cui il credente \u00e8 chiamato a ripetere con il salmista: \u00abPoich\u00e9 il tuo amore \u00e8 meglio della vita\u00bb (Sal 63,4). Ma vi sono pure situazioni che vanno coniugate in modi, per cos\u00ec dire, pi\u00f9 laici.<\/p>\n<p>Quasi ogni persona sa che, a volte, rinunciare alla vita in favore di altri pu\u00f2 essere un valore pi\u00f9 alto che trattenerla. Il punto \u00e8 cos\u00ec chiaro che al riguardo non ci sono molte parole da aggiungere. Pi\u00f9 significativo \u00e8 occuparsi del secondo binomio nel quale si confrontano tra loro \u00abbiocentrismo\u00bb e \u00abantropocentrismo\u00bb. Su questo fronte si \u00e8 infatti assistito alla nascita di un atteggiamento inedito definibile \u00abbiocentrismo antropocentrico\u00bb.<\/p>\n<p>Quando si afferma che la vita va rispettata fino alla sua fine naturale, oltre ad applicare un aggettivo improprio a una condizione che sussiste solo a motivo di una dose molto elevata di artificialit\u00e0, si riserva un integrale rispetto biologico esclusivamente all\u2019essere umano. Tuttavia, sul piano della biologia la vita \u00e8 inserita in una rete relazionale che esclude ogni netta separazione tra ambiti.<\/p>\n<p>L\u2019approccio evolutivo ha dimostrato in modo inconfutabile il legame tra le vite. Nell\u2019ambito del biologismo nulla riesce a separare la vita della specie umana da quella di altri viventi; se si vuole individuare una distinzione occorre dunque situarla su un altro piano. Il biologismo antropologico che si ostina a prolungare la vita umana mentre non avanza alcuna obiezione alla soppressione di quella animale \u00e8 dunque una contraddizione logica da cui derivano, a cascata, una serie di improprie conseguenze etiche.<br \/>\nIl kerygma della risurrezione. \u00abNessuno vive per se stesso\u00bb: la massima interagisce anche con la nostra terza coppia che mette in relazione tra loro \u00abvita biologica\u00bb e \u00abvita biografica\u00bb. Nella prospettiva biologistica tutto si colloca su un piano che esula dalla soggettivit\u00e0 personale; non cos\u00ec nell\u2019ambito delle biografie, nel quale l\u2019autocoscienza soggettiva e le relazioni con altre persone svolgono un ruolo determinante.<\/p>\n<p>Nelle scelte relative alla parte finale della vita, la componente biografica \u00e8 chiamata a prevalere su quella biologica; in questo caso, il versante qualitativo conta molto di pi\u00f9 di una estenuata componente quantitativa orientata a un puro e semplice prolungamento dell\u2019esistenza. Occorre dunque cercare di dar senso al vissuto non isolando la morte dell\u2019individuo da quanto ha costituito il multiforme tessuto della sua vita.<\/p>\n<p>Le prospettive fin qui indicate sono ormai largamente condivise dalle Chiese, le quali in molti casi sembrano propense a promuovere una nuova forma di ars moriendi volta a donare senso e conforto all\u2019atto di congedarsi dalla vita. In questo ambito, si forniscono aiuti d\u2019ordine spirituale non alieni da apporti psicologici e si favorisce il controllo del dolore compiuto attraverso il potenziamento di cure palliative.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto positivo di questa linea di condotta \u00e8 evidente. Rimane l\u2019interrogativo se il compito insostituibile delle Chiese sia soltanto quello di proporre un modo d\u2019agire largamente condiviso pure da approcci etico-sapienziali di orientamento laico, o non comporti soprattutto la presenza nei dibattiti e nella prassi di quanto raramente emerge: l\u2019annuncio del kerygma della risurrezione.<\/p>\n<p>Darlo come un ovvio presupposto dottrinale, non bisognoso d\u2019essere riannunciato di fronte a ogni morte, \u00e8 segno inequivocabile dello smarrimento di un autentico linguaggio di fede. L\u2019annuncio perci\u00f2 viene avvolto nel silenzio, proprio nei momenti fondamentali nei quali sarebbe chiamato a testimoniare la presenza di un orizzonte che trascende sia il dominio della tecnica sia i benefici arrecati da una condivisa sapienza etica.<\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; font-family: 'Georgia','serif';\"><span style=\"color: #000000;\">[nota 1] <\/span><\/span>Traduzione mia.<\/p>\n<p>[nota 2]\u00a0Per queste tre coppie sono debitore all\u2019intervento di don Roberto Massaro, pronunciato nel corso del convegno promosso dal gruppo SAE di Napoli: \u00abTestamento biologico e tematiche di fine vita: aspetti etici, psicologici e spirituali\u00bb, Napoli, 15.3.2018.<\/p>\n<p>FONTE:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilregno.it\/attualita\/2018\/10\/nessuno-vive-per-se-piero-stefani\">http:\/\/www.ilregno.it\/attualita\/2018\/10\/nessuno-vive-per-se-piero-stefani<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Regno \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Parole delle Religioni Nessuno vive per s\u00e9 \u00c8 dato di parlare di realt\u00e0 contemporanee anche partendo da molto lontano. 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