{"id":5881,"date":"2018-07-02T06:25:08","date_gmt":"2018-07-02T06:25:08","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=5881"},"modified":"2018-07-02T06:26:48","modified_gmt":"2018-07-02T06:26:48","slug":"2-luglio-2018-ho-un-sogno-n-252","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=5881","title":{"rendered":"2 luglio 2018  &#8211;  Ho un sogno n.252"},"content":{"rendered":"<p><strong>E\u2019 uscito il Bollettino mensile HUS.<\/strong><br \/>\n<em>Ne riporto l\u2019 editoriale e due articoli con la mia firma.<\/em><\/p>\n<p><strong>PER UNA CONVIVENZA SOCIALMENTE DESIDERABILE<\/strong><\/p>\n<p>Quando nel 1991 abbiamo iniziato a pubblicare Ho un sogno coltivavamo la speranza di giungere in pochi decenni a una societ\u00e0 pacifica, solidale e aperta. Sembrava un\u2019e\u00acvoluzione scontata, frutto della sempre pi\u00f9 ampia evidenza scientifica e della crescita culturale, che avrebbero portato a dare attenzione ai veri problemi del nostro pianeta: l\u2019evoluzione climatica, la perdita di biodiversit\u00e0, l\u2019accesso equo alle risorse e ai benefici in un\u2019economia sempre pi\u00f9 concentrata nelle mani di piccole \u00e9lite. Cos\u00ec non \u00e8 stato.<br \/>\nL\u2019Unione europea che costituiva uno dei nuclei pi\u00f9 elevati di apertura a un futuro sostenibile e di relazioni eque con il resto del mondo, si \u00e8 chiusa in una fortezza, attenta agli egoismi nazionali e alla \u201cpancia\u201d dei propri elettori. Le migrazioni e l\u2019accoglienza dei rifugiati sono passati da aspetti importanti da governare a temi utili per riaffermare visioni nazionalistiche e per costruire il consenso all\u2019interno dei singoli Paesi.<br \/>\nLa scarsa attenzione al rispetto del diritto internazionale e al compimento degli accordi tra gli Stati membri, basi morali e giuridiche del progetto europeo, unite all\u2019irrespon\u00acsabilit\u00e0 dei politici populisti hanno alimentato il senso di insicurezza personale e di marginalit\u00e0 e generato sentimenti di rivalsa e di rabbia. La voglia di cambiamento, in particolare tra i giovani, si \u00e8 rivolta verso i movimenti xenofobi e posizioni \u201csovraniste\u201d, che privilegiano le parole d\u2019odio e lo scontro al dialogo e alla collaborazione.<br \/>\nChe fare? \u00c8 senz\u2019altro importante, anzi necessario, costruire una forte opposizione a qualsiasi politica che alimenti esclusione e odio, in particolare quando si prendono di mira gli ultimi e su questo numero di Ho un sogno, segnaliamo alcune azioni concrete in questa direzione. Ci\u00f2 che non \u00e8 opportuno fare \u00e8 approfondire il solco tra le persone e i gruppi che hanno visioni diverse, tra un noi, spiriti liberi e solidali e un loro, cinici e razzisti. Al contrario, \u00e8 utile aprire ambiti di dialogo, di ascolto attivo di posizioni e interessi diversi, di riflessione pi\u00f9 profonda di quella veicolata attraverso i social media. Perch\u00e9 il nostro cammino di civilt\u00e0 \u00e8 sicuramente meno lineare di quanto atteso, ma non pu\u00f2 che essere inclusivo e popolare. Come ricordava Alex Langer, il grande costruttore di ponti tra comunit\u00e0, che ci ha lasciato proprio ai primi di luglio del 1995, un futuro per affermarsi deve essere non solo giusto, ma socialmente desiderabile.<br \/>\n(<em>Alex Langer mor\u00ec il 3 luglio 1995 &#8211; data segnalata nel mio post di ieri)<\/em><\/p>\n<p><strong>Per lui non \u00e8 finita la pacchia \u00e8 finita la vita &#8211; 1 giugno 2018.<\/strong><br \/>\nSoumaila Sacko \u00e8 morto colpito da un proiettile in testa mentre stava recuperando alcune lamiere in un vecchio stabilimento ab\u00acbandonato in localit\u00e0 \u201cex Fornace\u201d di San Calogero. Era un mi\u00acgrante regolare del Mali, bracciante sfruttato nei campi agricoli di Reggio Calabria, padre di una figlia di 5 anni. Soumaila era impegnato nella lotta allo sfruttamento e lavorava per un salario di tre euro l\u2019ora al giorno. Era un sindacalista che aiutava i suoi compagni ad avere pi\u00f9 diritti.\u00a0<a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?attachment_id=5879\" rel=\"attachment wp-att-5879\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-5879\" src=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/sacko.png\" alt=\"\" width=\"264\" height=\"156\" \/><\/a><br \/>\nDopo aver ricevuto nel nostro Paese il saluto degli sfruttati come lui, Soumaila Sacko \u00e8 tornato nel suo paese, il Mali, accolto dall\u2019affetto e dal dolore straziante dei suoi familiari. Ma, come ha dichiarato Livia Turco, Soumaila Sacko deve continuare a vi\u00acvere in mezzo a noi. Abbiamo bisogno di vedere il suo volto per ri\u00actrovare noi stessi, la nostra dignit\u00e0 di popolo, la nostra etica pub\u00acblica di paese solidale, la nostra radice di popolo di emigranti. Il<br \/>\nvolto di Sacko per ricordarci quello dei nostri connazionali morti a Marcinelle, quelli morti sui barconi che salpavano gli oceani per andare nelle Americhe. Abbiamo bisogno del volto di Sacko in mezzo a noi per rimetterci in viaggio, per ritrovare l\u2019orgoglio dei nostri valori e delle tante battaglie compiute in passato. Per sollecitare ciascuno di noi a costruire un legame umano e sociale con le persone che ci vivono accanto. Anche quando sono immi\u00acgrati. Insieme si possono costruire quartieri pi\u00f9 vivibili. Pu\u00f2 tor\u00acnare in gioco l\u2019umanit\u00e0 di ciascuno, si pu\u00f2 affrontare finalmente il grande assente dalle politiche pubbliche e dal dibattito pub\u00acblico che \u00e8 la costruzione della convivenza, compito non facile perch\u00e9 significa superare le distanze, avere e praticare obiettivi comuni per la comunit\u00e0. Come sanno bene tanti italiani che que\u00acsta fatica e bellezza della convivenza l\u2019hanno scoperta e la prati\u00accano da tanto tempo. Non esiste solo il risentimento e la paura.<br \/>\nHo il sogno che un giorno tutti gli uomini si alzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli. Questa mattina ho ancora il sogno che un giorno ogni nero della nostra patria, ogni uomo di colore di tutto il mondo, sar\u00e0 giudicato sulla base del suo carattere piuttosto che su quella del colore della sua pelle, e ogni uomo rispetter\u00e0 la dignit\u00e0 e il valore della personalit\u00e0 umana. Ho ancora il sogno che un giorno la giustizia scorrer\u00e0 come acqua e la ret-titudine come una corrente poderosa. Ho ancora il sogno che un giorno la guerra cesser\u00e0, che gli uomini muteranno le loro spade in aratri e che le nazioni non insorgeranno pi\u00f9 contro le nazioni, e la guerra non sar\u00e0 neppure oggetto di studio.<br \/>\nMartin Luther King (a 50 anni dal suo assassinio &#8211; 4 aprile 1968).<\/p>\n<p><strong>E non basta. Cos\u00ec nel numero di marzo (HUS 251)<\/strong><br \/>\nIl 5 marzo muore a Firenze Idy Diene, un senegalese di 54 anni, freddato a colpi di pistola sul ponte Vespucci dove vendeva ombrelli.<br \/>\nAnche il suo assassino ha un nome: \u00e8 un ex tipografo in pensione Roberto Pirrone che, dopo essere stato arrestato, ha dichiarato di aver sparato a caso contro il primo che passava perch\u00e9, uscito di casa per suicidarsi, non aveva avuto il coraggio di farlo. Dai frammenti di notizie che si colgono la prigione gli sembrava una garanzia di sopravvivenza fuori della sua abitazione dove si affollavano difficolt\u00e0 di ogni genere e dove la polizia ha trovato numerose armi, legalmente in suo possesso.<br \/>\nLa storia, che si muove fra odio, violenza e dolore, ha un\u2019altra protagonista, una donna senegalese, Rokhaya Mbengue. Viveva nel suo paese quando le era giunta la notizia della morte del primo marito, Samb Modou, assassinato il 13 dicembre 2011 in piazza Dalmazia a Firenze dall\u2019estremista di destra Gianluca Casseri. Con lui era stato ucciso il suo connazionale Diop Mor.<br \/>\nRokhaya allora era emigrata in Italia per continuare l\u2019impegno a far studiare in Senegal la figlia Fatou. Qui era stata aiutata da Idy Diene, cugino del marito, che nel 2011 si era fatto carico del rientro nella sua terra della salma di Samb. Infine lo aveva sposato e cos\u00ec lo descrive \u201cLa mia vita insieme a Idy \u00e8 stata bellissima: Idy era una brava persona, era gentile, il suo cuore era puro come quello di un diamante\u201d.<br \/>\nCon la salma di Idy che deve tornare in Senegal se ne vuole andare anche Rokhaya per ricongiungersi alla figlia. Per garantirle gli studi subiva il pregiudizio e tollerava il disprezzo.-\u201cA volte salgo sull\u2019autobus e mi siedo. E subito quello che \u00e8 accanto a me si alza perch\u00e9 io sono nera\u201d. Ora ha paura. E\u2019 cittadina italiana ma il colore della sua pelle si \u00e8 fatto per lei condanna irrimediabile nel paese che pretende di essere suo.<br \/>\nGli insulti che Rokhaya subiva hanno un fattore di crescita anche nella pratica del bullismo che crea spesso azioni collettive contro persone deboli che possono essere perseguitate senza che ne ricada un danno sui persecutori. Era una pratica che ai tempi del servizio militare obbligatorio assumeva nelle caserme le caratteristiche di un feroce rito iniziatico, un rito che si ripeteva grossolano e anche spietato nelle universit\u00e0 per le matricole. Si \u00e8 poi sviluppato come bullismo contro i gay, i disabili, gli stranieri.<br \/>\nProprio in quei primi giorni di marzo, quando veniva assassinato Idy Diene, si consumava l\u2019agonia di Mariam Moustafa, italiana di origine egiziana, una ragazza di 18 anni nata e vissuta in Italia.<br \/>\nDa qualche tempo la famiglia si era trasferita in Inghilterra sperando di trovarvi migliori opportunit\u00e0 di vita. Mariam era iscritta al Nottingham College dove studiava ingegneria.<br \/>\nPicchiata ferocemente il 20 febbraio da un gruppo di \u2018bulle\u2019, sembra non avesse neppure ricevuto cure appropriate nell\u2019ospedale dove era stata ricoverata e il 14 marzo cessava di vivere.<br \/>\nRaccontando questa vicenda il linguaggio giornalistico testimonia l\u2019uso di un femminile che \u00e8 difficile trovare nei dizionari. Di fatto per\u00f2 al bullo si unisce la bulla non solo in Inghilterra.<\/p>\n<p><em>Informazione:<\/em> Chi volesse prendere visione di HUS pu\u00f2 rivolgersi alla libreria CLUF di via Gemona 22 o, per riceverlo,\u00a0 scrivere a asspp -at &#8211; iol.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 uscito il Bollettino mensile HUS. Ne riporto l\u2019 editoriale e due articoli con la mia firma. 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