{"id":6047,"date":"2018-08-22T05:53:03","date_gmt":"2018-08-22T05:53:03","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=6047"},"modified":"2018-08-22T05:53:03","modified_gmt":"2018-08-22T05:53:03","slug":"22-agosto-2018-a-proposito-di-pedofilia-nella-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=6047","title":{"rendered":"22 agosto 2018  &#8211;  A proposito di pedofilia nella chiesa"},"content":{"rendered":"<p><strong>20 agosto 2018 \u00a0\u00a0 LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO<\/strong><\/p>\n<p><strong>AL POPOLO DI DIO<\/strong><br \/>\n\u00abSe un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme\u00bb (1 Cor 12,26). Queste parole di San Paolo risuonano con forza nel mio cuore constatando ancora una volta la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate. Un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell\u2019intera comunit\u00e0, siano credenti o non credenti. Guardando al passato, non sar\u00e0 mai abbastanza ci\u00f2 che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sar\u00e0 mai poco tutto ci\u00f2 che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie \u00e8 anche il nostro dolore, perci\u00f2 urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p>1. Se un membro soffre<br \/>\nNegli ultimi giorni \u00e8 stato pubblicato un rapporto in cui si descrive l\u2019esperienza di almeno mille persone che sono state vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza per mano di sacerdoti, in un arco di circa settant\u2019anni. Bench\u00e9 si possa dire che la maggior parte dei casi riguarda il passato, tuttavia, col passare del tempo abbiamo conosciuto il dolore di molte delle vittime e constatiamo che le ferite non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocit\u00e0, come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte; le ferite \u201cnon vanno mai prescritte\u201d. Il dolore di queste vittime \u00e8 un lamento che sale al cielo, che tocca l\u2019anima e che per molto tempo \u00e8 stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido \u00e8 stato pi\u00f9 forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravit\u00e0 cadendo nella complicit\u00e0. Grido che il Signore ha ascoltato facendoci vedere, ancora una volta, da che parte vuole stare. Il cantico di Maria non si sbaglia e, come un sottofondo, continua a percorrere la storia perch\u00e9 il Signore si ricorda della promessa che ha fatto ai nostri padri: \u00abHa disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote\u00bb (Lc 1,51-53), e proviamo vergogna quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ci\u00f2 che recitiamo con la nostra voce.<br \/>\nCon vergogna e pentimento, come comunit\u00e0 ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravit\u00e0 del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli. Faccio mie le parole dell\u2019allora Cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerd\u00ec Santo del 2005), si un\u00ec al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: \u00abQuanta sporcizia c\u2019\u00e8 nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! [\u2026] Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue \u00e8 certamente il pi\u00f9 grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal pi\u00f9 profondo dell\u2019animo, il grido: Kyrie, eleison \u2013 Signore, salvaci (cfr Mt 8,25)\u00bb (Nona Stazione).<\/p>\n<p>2. Tutte le membra soffrono insieme<br \/>\nLa dimensione e la grandezza degli avvenimenti esige di farsi carico di questo fatto in maniera globale e comunitaria. Bench\u00e9 sia importante e necessario in ogni cammino di conversione prendere conoscenza dell\u2019accaduto, questo da s\u00e9 non basta. Oggi siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Se in passato l\u2019omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidariet\u00e0, intesa nel suo significato pi\u00f9 profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 228). Tale solidariet\u00e0 ci chiede, a sua volta, di denunciare tutto ci\u00f2 che possa mettere in pericolo l\u2019integrit\u00e0 di qualsiasi persona. Solidariet\u00e0 che reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale, \u00abperch\u00e9 si tratta di una cecit\u00e0 comoda e autosufficiente dove alla fine tutto sembra lecito: l\u2019inganno, la calunnia, l\u2019egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialit\u00e0, poich\u00e9 \u201canche Satana si maschera da angelo della luce\u201d (2 Cor 11,14)\u00bb (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 165). L\u2019appello di San Paolo a soffrire con chi soffre \u00e8 il miglior antidoto contro ogni volont\u00e0 di continuare a riprodurre tra di noi le parole di Caino: \u00abSono forse io il custode di mio fratello?\u00bb (Gen 4,9).<br \/>\nSono consapevole dello sforzo e del lavoro che si compie in diverse parti del mondo per garantire e realizzare le mediazioni necessarie, che diano sicurezza e proteggano l\u2019integrit\u00e0 dei bambini e degli adulti in stato di vulnerabilit\u00e0, come pure della diffusione della \u201ctolleranza zero\u201d e dei modi di rendere conto da parte di tutti coloro che compiono o coprono questi delitti. Abbiamo tardato ad applicare queste azioni e sanzioni cos\u00ec necessarie, ma sono fiducioso che esse aiuteranno a garantire una maggiore cultura della protezione nel presente e nel futuro.<br \/>\nUnitamente a questi sforzi, \u00e8 necessario che ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno. Tale trasformazione esige la conversione personale e comunitaria e ci porta a guardare nella stessa direzione dove guarda il Signore. Cos\u00ec amava dire San Giovanni Paolo II: \u00abSe siamo ripartiti davvero dalla contemplazione di Cristo, dovremo saperlo scorgere soprattutto nel volto di coloro con i quali egli stesso ha voluto identificarsi\u00bb (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 49). Imparare a guardare dove guarda il Signore, a stare dove il Signore vuole che stiamo, a convertire il cuore stando alla sua presenza. Per questo scopo saranno di aiuto la preghiera e la penitenza. Invito tutto il santo Popolo fedele di Dio all\u2019esercizio penitenziale della preghiera e del digiuno secondo il comando del Signore (<em>Nota 1<\/em>), che risveglia la nostra coscienza, la nostra solidariet\u00e0 e il nostro impegno per una cultura della protezione e del \u201cmai pi\u00f9\u201d verso ogni tipo e forma di abuso.<br \/>\nE\u2019 impossibile immaginare una conversione dell\u2019agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio. Di pi\u00f9: ogni volta che abbiamo cercato di soppiantare, mettere a tacere, ignorare, ridurre a piccole \u00e9lites il Popolo di Dio abbiamo costruito comunit\u00e0, programmi, scelte teologiche, spiritualit\u00e0 e strutture senza radici, senza memoria, senza volto, senza corpo, in definitiva senza vita (<em>Nota 2<\/em>).\u00a0 Ci\u00f2 si manifesta con chiarezza in un modo anomalo di intendere l\u2019autorit\u00e0 nella Chiesa \u2013 molto comune in numerose comunit\u00e0 nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso sessuale, di potere e di coscienza \u2013 quale \u00e8 il clericalismo, quell\u2019atteggiamento che \u00abnon solo annulla la personalit\u00e0 dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente\u00bb (<em>Nota 3<\/em>). Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all\u2019abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo.<br \/>\nE\u2019 sempre bene ricordare che il Signore, \u00abnella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identit\u00e0 senza appartenenza a un popolo. Perci\u00f2 nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunit\u00e0 umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo\u00bb (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 6). Pertanto, l\u2019unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si \u00e8 preso tante vite \u00e8 viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come Popolo di Dio. Questa consapevolezza di sentirci parte di un popolo e di una storia comune ci consentir\u00e0 di riconoscere i nostri peccati e gli errori del passato con un\u2019apertura penitenziale capace di lasciarsi rinnovare da dentro. Tutto ci\u00f2 che si fa per sradicare la cultura dell\u2019abuso dalle nostre comunit\u00e0 senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscir\u00e0 a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione. La dimensione penitenziale di digiuno e preghiera ci aiuter\u00e0 come Popolo di Dio a metterci davanti al Signore e ai nostri fratelli feriti, come peccatori che implorano il perdono e la grazia della vergogna e della conversione, e cos\u00ec a elaborare azioni che producano dinamismi in sintonia col Vangelo. Perch\u00e9 \u00abogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni pi\u00f9 eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale\u00bb (Esort. ap. Evangelii gaudium, 11).<br \/>\nE\u2019 imprescindibile che come Chiesa possiamo riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocit\u00e0 commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i pi\u00f9 vulnerabili. Chiediamo perdono per i peccati propri e altrui. La coscienza del peccato ci aiuta a riconoscere gli errori, i delitti e le ferite procurate nel passato e ci permette di aprirci e impegnarci maggiormente nel presente in un cammino di rinnovata conversione.<br \/>\nAl tempo stesso, la penitenza e la preghiera ci aiuteranno a sensibilizzare i nostri occhi e il nostro cuore dinanzi alla sofferenza degli altri e a vincere la bramosia di dominio e di possesso che tante volte diventa radice di questi mali. Che il digiuno e la preghiera aprano le nostre orecchie al dolore silenzioso dei bambini, dei giovani e dei disabili. Digiuno che ci procuri fame e sete di giustizia e ci spinga a camminare nella verit\u00e0 appoggiando tutte le mediazioni giudiziarie che siano necessarie. Un digiuno che ci scuota e ci porti a impegnarci nella verit\u00e0 e nella carit\u00e0 con tutti gli uomini di buona volont\u00e0 e con la societ\u00e0 in generale per lottare contro qualsiasi tipo di abuso sessuale, di potere e di coscienza.<br \/>\nIn tal modo potremo manifestare la vocazione a cui siamo stati chiamati di essere \u00absegno e strumento dell\u2019intima unione con Dio e dell\u2019unit\u00e0 di tutto il genere umano\u00bb (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 1).<br \/>\n\u00abSe un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme\u00bb, ci diceva San Paolo. Mediante l\u2019atteggiamento orante e penitenziale potremo entrare in sintonia personale e comunitaria con questa esortazione, perch\u00e9 crescano tra di noi i doni della compassione, della giustizia, della prevenzione e della riparazione. Maria ha saputo stare ai piedi della croce del suo Figlio. Non l\u2019ha fatto in un modo qualunque, ma \u00e8 stata saldamente in piedi e accanto ad essa. Con questa posizione esprime il suo modo di stare nella vita. Quando sperimentiamo la desolazione che ci procurano queste piaghe ecclesiali, con Maria ci far\u00e0 bene \u201cinsistere di pi\u00f9 nella preghiera\u201d (cfr S. Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 319), cercando di crescere nell\u2019amore e nella fedelt\u00e0 alla Chiesa. Lei, la prima discepola, insegna a tutti noi discepoli come dobbiamo comportarci di fronte alla sofferenza dell\u2019innocente, senza evasioni e pusillanimit\u00e0. Guardare a Maria vuol dire imparare a scoprire dove e come deve stare il discepolo di Cristo.<br \/>\nLo Spirito Santo ci dia la grazia della conversione e l\u2019unzione interiore per poter esprimere, davanti a questi crimini di abuso, il nostro pentimento e la nostra decisione di lottare con coraggio.<\/p>\n<p>Vaticano, 20 agosto 2018<br \/>\nFrancesco<\/p>\n<p>Nota 1 _ \u00abQuesta specie di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno\u00bb ( Mt 17,21).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nota 2_ Cfr Lettera al Popolo di Dio pellegrino in Cile, 31 maggio 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nota 3_ Lettera al Cardinale Marc Ouellet, Presidente della Pontificia Commissione per l\u2019America Latina, 19 marzo 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Michael Davide Semeraro &#8220;Lettera al popolo di Dio&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Tutti ricordiamo con commozione il primo apparire di papa Francesco alla loggia centrale della Basilica di san Pietro per presentarsi alla Chiesa e al mondo come Vescovo di Roma. Di certo papa Francesco, sin dal primo momento, ha parlato una che si \u00e8 espressa con le parole e, soprattutto, con i gesti.<br \/>\nQuell\u2019attimo di lungo silenzio, che ha preceduto l\u2019inatteso saluto familiare di un semplice ed intimo , ha permesso di comprendere come il nuovo Vescovo di Roma veniva a salutare la Chiesa di Dio che \u00e8 in Roma e, attraverso di essa, tutte le Chiese sparse nel mondo. Era rivestito degli abiti propri che indicano il suo ministero, in realt\u00e0 spogliandosi di tutto ci\u00f2 che perpetuava i segni del potere imperiale-sacerdotale del Sommo Pontefice. Rivestendo il ministero petrino ha dismesso quel sommo pontificato ereditato dal paganesimo, cos\u00ec stridente con la nudit\u00e0 del Crocifisso.<br \/>\nIl solenne riconoscimento della precedenza del popolo di Dio radicato nel battesimo, da cui fluisce non solo il mistero della Chiesa, ma anche ogni suo ministero, \u00e8 stato centrale in tutto il magistero, di parole e gesti, in questi cinque anni abbondanti. Il giorno della memoria di san Bernardo, autore del \u201cDe consideratione\u201d, in cui l\u2019abate di Clairvaux insegnava al suo antico discepolo, divenuto papa Eugenio III, ad esercitare bene il suo ministero, papa Francesco ha pubblicato la sua Lettera al popolo di Dio. Se la prima sera del suo \u201cpontificato\u201d, Francesco si \u00e8 leggermente inclinato per ricevere la silenziosa benedizione del popolo di Dio e del popolo di Umanit\u00e0, riunito in piazza san Pietro e collegato con Roma da tutto il mondo, con questa Lettera si mette in ginocchio per chiedere perdono. Il messaggio \u00e8 inequivocabile .<br \/>\nIn questi ultimi anni, a pi\u00f9 riprese e in varie parti del mondo, la Chiesa \u00e8 stata messa in ginocchio dal susseguirsi di scandali per gli . Alcune diocesi sono ormai in ginocchio non solo a livello economico, ma di dignit\u00e0. Papa Francesco non si accontenta di prendere atto che la Chiesa \u00e8 stata messa in ginocchio dalle circostanze. In fedelt\u00e0 al suo ministero chiede a tutti i fedeli, come popolo santo di Dio che sa di essere non una societ\u00e0 pi\u00f9 o meno perfetta, ma il Corpo di Cristo, di mettersi spontaneamente in ginocchio per riconoscere i suoi errori. La Chiesa nell\u2019umilt\u00e0 e nella verit\u00e0 di Cristo si cosparge il capo di cenere, per far s\u00ec che la sofferenza inflitta si trasformi in appello alla conversione. Oggi, la Chiesa, che in molte e troppe occasioni \u00e8 stata fustigatrice dei mali altrui, riconosce, in tutta umilt\u00e0, il proprio bisogno di penitenza e di urgente rinnovamento interiore. Con parole forti papa Francesco richiama il senso del popolo di Dio che fa il mistero della Chiesa e ricorda a tutti che . Come battezzati siamo tutti implicati, perch\u00e9 ci riconosciamo nella sofferenza degli abusati e nella responsabilit\u00e0 di quanti si sono macchiati di queste colpe. L\u2019antico adagio patristico, che indicava la Chiesa come , ritrova tutta la sua profondit\u00e0 di senso e di appello.<br \/>\nPapa Francesco sta mantenendo la sua parola e si dimostra ancora una volta pastore onesto e umile. Rimane fermo il suo primo segno, quando chiese al popolo di ratificare, con una preghiera di benedizione, la scelta fatta dai cardinali di santa romana Chiesa. Il segnale che resta fondamentale \u00e8 quello della spoliazione che significa concretamente abbracciare un lungo processo di declericalizzazione delle strutture e dello stile nella vita della Chiesa. Declericalizzare significa rinunciare continuamente alla mentalit\u00e0 di un potere ricevuto e da esercitare come privilegio ed esenzione da valutazione. Declericalizzare significa cercare appassionatamente, ogni giorno, di imitare e assumere (Fil 2, 5) e lo stile di Cristo Signore, il quale (2, 7).<br \/>\nNella Lettera al popolo di Dio, ci\u00f2 che \u00e8 stato ripetuto in mille modi in questi anni dal Vescovo di Roma viene indicato come la sfida primaria e fondamentale della nostra vita di Chiesa. Siamo di fronte ad un appello profetico alla conversione che non \u00e8 pi\u00f9 procrastinabile. Se qualcuno non l\u2019avesse capito o non lo volesse capire, papa Francesco, con l\u2019autorit\u00e0 oggettiva del suo magistero ordinario, chiama con nome e cognome il male fondamentale della Chiesa: .<br \/>\nEsercitando il suo ministero di (Lc 22, 32) e di orientamento del cammino della Chiesa nella sua fedelt\u00e0 incarnata e non incartata al Vangelo, papa Francesco mobilita il popolo di Dio in questa missione interna di declericalizzazione radicale e urgente. Dopo duemila anni, il \u201ccristianesimo\u201d \u2013 ormai al suo inevitabile tramonto come sistema religioso \u2013 \u00e8 chiamato a radicarsi di nuovo nella logica esigente del Vangelo. Siamo di fronte ad un appello urgente di partire interiormente per una \u201ccrociata evangelica\u201d, la pi\u00f9 esigente e cos\u00ec disarmata da essere disarmante. Saremo capaci, come popolo di Dio, di rispondere a questo appello come, in passato, ci siamo impegnati \u2013 non senza ambiguit\u00e0 \u2013 in altre \u201ccrociate\u201d assai meno compatibili con il Vangelo? Il primo passo, perch\u00e9 questo possa avvenire, \u00e8 un sussulto di intelligenza e di ricerca del modo pi\u00f9 adeguato di essere Chiesa nel nostro tempo per gli uomini e le donne che attendono, attraverso di noi, la grazia del Vangelo. Un simile processo implica una riflessione radicale sull\u2019esercizio dei vari ministeri nella Chiesa e, in particolare, di quelli legati al sacramento dell\u2019Ordine.<br \/>\nRiprendo, con gratitudine e stima, le parole con cui padre Ghislain Lafont \u2013 monaco e teologo ultranovantenne \u2013 ha concluso la recensione al mio ultimo libro (1), in cui cerco di dare il mio contributo proprio a questa riflessione che papa Francesco rilancia con urgenza. Cos\u00ec scrive padre Lafont: &lt;\u00e8 un invito a ripensare e ad esercitare il \u201csacerdozio\u201d all\u2019interno di una vocazione cristiana che cerca di assumere interamente la propria umanit\u00e0. In conclusione, l\u2019autore fa allusione alla Rivoluzione copernicana, poi alla Rivoluzione francese, ci\u00f2 che fa del suo libro il carattere di provocazione per una terza Rivoluzione, proprio mentre \u2013 ci tocca ammetterlo \u2013 gli anni che ci separano dal Concilio Vaticano II evocano piuttosto la Restaurazione&gt;.<br \/>\nDopo la Lettera al popolo di Dio, vorrei, idealmente o virtualmente, dedicare proprio al Vescovo di Roma questo mio testo \u2013Preti senza battesimo?\u2013 per sostenere con il mio piccolo contributo il compito che papa Francesco affida a tutti i battezzati. Ritrovare l\u2019ordine nella vita della Chiesa e in particolare nel ministero dei chierici esige di rimettere in ordine la gerarchia dei sacramenti. Il cammino che ci viene indicato sar\u00e0 possibile solo se saremo capaci di ritrovare, tutti insieme e in modo eguale, il fondamento del Battesimo nella comunione al Corpo di Cristo che viene nutrita e rafforzata dall\u2019Eucaristia.<br \/>\nNon ci resta che metterci tutti in ginocchio! Dobbiamo farlo non solo per esprimere il necessario stato di cui ci richiama papa Francesco in riparazione degli scandali. Dobbiamo metterci serenamente in ginocchio per ritrovare l\u2019attitudine propria e specifica di ogni buon (Mt 13, 52). Il Cristo Signore si \u00e8 messo amorosamente al posto di chi serve e ci ha chiesto di (Gv 13, 14). Come dimenticare ci\u00f2 che segue: (13, 17)? Non ci resta che cominciare con entusiasmo e tutti insieme\u2026 non \u00e8 mai troppo tardi se cominciamo (Lc 19, 9).<br \/>\nFr. MichaelDavide, osb<\/p>\n<p>[1] Preti senza battesimo? Una provocazione, non un giudizio, San Paolo 2018.<\/p>\n<p>20 agosto<br \/>\n<a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/letters\/2018\/documents\/papa-francesco_20180820_lettera-popolo-didio.html\">http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/letters\/2018\/documents\/papa-francesco_20180820_lettera-popolo-didio.html<\/a><\/p>\n<p>21 agosto<br \/>\n<a href=\"https:\/\/alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com\/2018\/08\/michaeldavide-semeraro-lettera-al.html#more\">https:\/\/alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com\/2018\/08\/michaeldavide-semeraro-lettera-al.html#more<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>20 agosto 2018 \u00a0\u00a0 LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL POPOLO DI DIO \u00abSe un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme\u00bb (1 Cor 12,26). 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