{"id":6106,"date":"2018-09-13T22:23:48","date_gmt":"2018-09-13T22:23:48","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=6106"},"modified":"2018-09-13T22:23:48","modified_gmt":"2018-09-13T22:23:48","slug":"14-settembre-2018-nessun-cittadino-e-al-di-sopra-della-legge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=6106","title":{"rendered":"14 settembre 2018  &#8211;  Nessun cittadino \u00e8 al di sopra della legge."},"content":{"rendered":"<p><strong>Dal sito ufficiale del Presidente della Repubblica<\/strong><br \/>\n<strong>Roma, 12\/09\/2018<\/strong><\/p>\n<p><em>Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia in occasione del 100\u00b0 anniversario della nascita del Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Sc\u00e0lfaro.<\/em><\/p>\n<p>Rivolgo un saluto e un ringraziamento al presidente della Camera, che ci ospita, al presidente del Senato, al presidente della Corte costituzionale, alla signora Marianna Scalfaro e a tutti i presenti cui sottrarr\u00f2 qualche minuto per associarmi al ricordo del Presidente Scalfaro.<br \/>\nRicordare il Presidente Oscar Luigi Scalfaro nel centenario della nascita significa non solo onorare la memoria di un protagonista della vita pubblica nazionale, ma anche ripercorrere pi\u00f9 di mezzo secolo di storia repubblicana, vissuto da Scalfaro all\u2019interno delle istituzioni, di cui \u00e8 stato attore ma anche attento osservatore.<br \/>\nTratteggiare la sua figura e il suo contributo alla vita pubblica nello spazio di pochi minuti risulta un\u2019impresa complessa, peraltro agevolata dai due interventi, importanti e approfonditi, del professor Riccardi e del presidente Violante: ne hanno delineato, con nitore e completezza, la figura.<br \/>\nVorrei quindi riprendere soltanto alcuni fili dei discorsi fin qui tracciati e proporre qualche riflessione.<br \/>\nNon vi \u00e8 dubbio che il settennato al Quirinale rappresenti il compimento della vita pubblica e istituzionale di Scalfaro e, quindi, il punto centrale per valutarne il contributo allo sviluppo della storia della Repubblica.<br \/>\nScalfaro, al Quirinale, si trov\u00f2, immediatamente, a gestire una delle transizioni pi\u00f9 profonde e, per qualche aspetto, drammatiche del nostro sistema politico, quello delle diverse crisi dei partiti tradizionali, eredi della Resistenza e artefici della Costituzione, che fino a quel momento avevano retto, in sostanziale continuit\u00e0, le sorti del Paese, superando, nei ruoli diversi di maggioranza e di opposizione, numerose e difficili prove: la ricostruzione, la gestione del boom economico e degli squilibri sociali, il terrorismo, la divisione in blocchi della comunit\u00e0 internazionale, la nascita e lo sviluppo dell\u2019integrazione d\u2019Europa.<br \/>\nScalfaro seppe tenere la barra dritta in un momento in cui il diffuso discredito dei partiti, con la diffidenza e la protesta dell\u2019opinione pubblica, la crisi economica e monetaria, le bombe della protervia della mafia facevano temere il collasso del sistema democratico, trascinando, insieme al mondo politico, le stesse istituzioni della Repubblica.<br \/>\nCon la nascita dei governi Amato e Ciampi, il presidente Scalfaro riusc\u00ec a condurre il Paese verso una fase politica nuova, che modific\u00f2 profondamente la geografia del Parlamento, salvaguardando al contempo la tenuta delle istituzioni e il quadro democratico complessivo.<br \/>\nQualche commentatore \u00e8 rimasto sorpreso dalla circostanza che il compito di traghettare il sistema politico e istituzionale verso lidi nettamente diversi dal passato fosse toccato in sorte a un uomo di lunga militanza politica, peraltro con scarso appoggio nel suo partito di riferimento, partito che si trovava, in quel momento, in profonda crisi di consenso e di posizione. Certo, Scalfaro era esponente di rilievo di quel mondo che si manifestava in esaurimento e aveva rivestito importanti incarichi pubblici, svolti con dedizione e scrupolo, ma era una personalit\u00e0 forte soprattutto delle sue convinzioni, solide e radicate.<br \/>\nLa crisi dei partiti, le degenerazioni del correntismo, gli eccessi di una concezione della politica che veniva accusata di mera gestione del potere, non lo avevano lambito. A rileggere i suoi interventi precedenti alla sua non prevista elezione a Capo dello Stato, ci si accorge che aveva denunciato, con grande lucidit\u00e0, la crisi, innanzitutto morale, del sistema politico e aveva espresso, con largo anticipo, allarmi per evitarne il collasso.<br \/>\nAnche il suo predecessore al Quirinale, Francesco Cossiga aveva indicato anzitempo, con acume, faglie che, di l\u00ec a breve, avrebbero provocato la rottura del quadro politico. Ma mentre Cossiga spingeva nettamente sulla necessit\u00e0 di un profondo cambio di sistema istituzionale, di un passaggio a una fase ordinamentale nuova della Repubblica, Scalfaro attribuiva la causa del malessere non alla presunta arretratezza della Carta Costituzionale, ma piuttosto ai comportamenti di chi era chiamato a interpretarla; comportamenti e azioni che, rispetto ad essa, segnavano uno scostamento, una deviazione, se non addirittura, talvolta, uno svuotamento.<br \/>\nTornare alla Costituzione, ai suoi valori autentici, ai comportamenti dei fondatori era, per lui, la strada maestra per recuperare efficacia e credibilit\u00e0 all\u2019azione della politica. Riuscire a salvare le istituzioni repubblicane, e quindi l\u2019equilibrio dei poteri disegnati dalla Costituzione, mentre tutto sembrava franare intorno a esse, fu la sua sfida: vinta. E fu anche il suo grande merito politico e istituzionale.<br \/>\nQuesta sua peculiare posizione, di richiamo all\u2019esempio degli uomini della Costituzione e di fedelt\u00e0 ai suoi principi, gli procur\u00f2, in quegli anni, l\u2019accusa di conservatorismo istituzionale.<br \/>\nScalfaro, certamente, era devoto alla Costituzione, che aveva, da giovanissimo, contribuito a scrivere e a votare ma non aveva mai escluso la possibilit\u00e0 di riformarla, in una prospettiva di aggiornamento, che lasciasse per\u00f2 intatta la parte dei principi e, in quella ordinamentale, mantenesse ferma la centralit\u00e0 del Parlamento e l\u2019equilibrio dei poteri disegnato dai costituenti.<br \/>\nProbabilmente era la sua formazione culturale, unita alla lunga esperienza di uomini e di vicende, che lo spingeva a non riporre la sua fiducia esclusivamente nell\u2019ingegneria costituzionale, nell\u2019efficacia risolutiva delle norme. Ma, piuttosto, a individuare nella coscienza delle persone, e nei loro conseguenti comportamenti, la chiave, indispensabile, per determinare processi virtuosi nella politica, nell\u2019economia, nell\u2019azione sociale.<br \/>\nIn questo senso, si pu\u00f2 sicuramente concordare con chi ha definito Scalfaro un \u201cmoralista\u201d; moralista, ovviamente, nell\u2019accezione pi\u00f9 alta del termine.<br \/>\nLa sua visione del mondo si dipanava, tutta, all\u2019interno delle regole del gioco democratico. I suoi convincimenti, di cui andava orgoglioso e che non nascondeva, non erano di ostacolo alla comprensione e alla collaborazione con portatori di altre visioni, per Scalfaro altrettanto legittime e democraticamente degne di rispetto e di attenzione. La sua forte carica etica, legata al senso della sacralit\u00e0 dell\u2019esistenza umana, non postulava mai prevaricazione, esclusione pregiudiziale o pretese di superiorit\u00e0.<br \/>\nLa sua fede religiosa, coerentemente vissuta, ha sempre accompagnato il suo cammino politico, senza mettere mai in discussione, in alcun modo, la laicit\u00e0 dello Stato, nel solco della tradizione di De Gasperi, che rimase per tutta la vita il suo maestro e il suo ispiratore.<br \/>\nAnche in riferimento a quell\u2019insegnamento si colloca, tra gli eventi significativi del mandato di Scalfaro, il sostegno, convinto, agli sforzi dell\u2019Italia per l\u2019ingresso tra i fondatori dell\u2019euro, nel maggio 1998.<br \/>\nLa sua visione lo faceva, peraltro, dubitare sull\u2019efficacia di un\u2019Unione Europea che avesse tratto la sua unica ragion d\u2019essere dal versante economico e commerciale, auspicando per l\u2019Europa \u00abun\u2019anima politica\u00bb, l\u2019unica che avrebbe potuto assicurarle quel destino di pace e di solidariet\u00e0, avviato dai padri fondatori. Non rinunciava a polemizzare con la concezione \u201cragionieristica\u201d ed \u201cegoistica\u201d che, a volte, dominava &#8211; e tuttora si manifesta &#8211; sia a Bruxelles sia tra gli Stati membri.<br \/>\nDurante il suo settennato al Quirinale, che ha attraversato una stagione complessa, ricca di avvenimenti e rivolgimenti interni e internazionali, Scalfaro si trov\u00f2 spesso a dover tentare di dirimere contrasti, accuse, polemiche accese tra settori politici e la magistratura. Nel suo magistero presidenziale, il rispetto vicendevole tra i poteri dello Stato rappresentava, insieme, dovere istituzionale e condizione essenziale di buon funzionamento dello Stato. E\u2019 buona regola, del resto, che i poteri statali non si atteggino ad ambienti rivali e contrapposti ma collaborino lealmente al servizio dell\u2019interesse generale.<br \/>\nNel primo discorso di fine anno, il 31 dicembre del 1992, osservava:<br \/>\n\u00abOccorre che vi sia intesa, collaborazione, convergenza fra i poteri dello Stato. Questa \u00e8 la democrazia. Ciascuno dei poteri nella propria responsabilit\u00e0, nel proprio essenziale compito e ambito costituzionale, ma tutti convergenti al bene comune, che \u00e8 servire il cittadino\u00bb.<br \/>\nManifestava costantemente, con chiarezza, la convinzione che il pluralismo dei poteri dello Stato e l\u2019equilibrio tra di essi costituiscono garanzie irrinunciabili di vera democrazia e di presidio della libert\u00e0 dei cittadini.<br \/>\nLa sua visione, di equilibrio, distinzione e collaborazione tra politica e magistratura, partiva da lontano. Scalfaro, che apparteneva, con grande orgoglio, all\u2019ordine giudiziario, intervenne durante i lavori della Costituente nella discussione sulla funzione della magistratura, affermando: \u201dLa magistratura non pu\u00f2 e non deve fermarsi mai nella sua opera di giustizia nei confronti di chicchessia; ma non si deve neppure dare l&#8217;impressione che in questa opera vi possa essere la contaminazione di una ragion politica\u201d.<br \/>\nPer scongiurare questo pericolo si oppose, in quella sede \u2013 insieme, tra gli altri, a Calamandrei e Leone &#8211; alla tendenza, espressa da parte comunista, che proponeva giudici eletti dal popolo, e contrast\u00f2quella di chi avrebbe voluto sottoporli al diretto controllo del ministero della Giustizia.<br \/>\nScalfaro sostenne che i cittadini sono chiamati a eleggere in Parlamento e negli enti locali i propri rappresentanti politici ma che questo non poteva essere \u00abpossibile in tema di giustizia che deve essere una\u00bb. E aggiungeva: \u00abNon potr\u00e0 mai esservi giustizia di destra, di centro o di sinistra. Guai a porre a fianco del sostantivo giustizia un qualunque aggettivo. Alla base della democrazia due colonne stanno, entrambe salde: la libert\u00e0 e la giustizia\u00bb.<br \/>\nCome hanno disposto i costituenti, nel nostro ordinamento non esistono giudici elettivi. I nostri magistrati traggono legittimazione e autorevolezza dal ruolo che loro affida la Costituzione. Non sono, quindi, chiamati a seguire gli orientamenti elettorali ma devono applicare la legge e le sue regole.<br \/>\nCome spesso ebbe a ricordare anche il presidente Scalfaro, queste valgono per tutti, senza aree di privilegio per nessuno, neppure se investito di pubbliche funzioni; neppure per gli esponenti politici. Perch\u00e9 nessun cittadino \u00e8 al di sopra della legge.<br \/>\nLa Repubblica e la sua democrazia sono presidiate da regole. Il rispetto di queste \u00e8 indispensabile: sempre, quale che sia l\u2019intenzione di chi si propone di violarle.<br \/>\nIl settennato di Scalfaro, come ogni altro, e il suo successivo impegno per la Costituzione, non furono esenti da critiche e da polemiche. Al di l\u00e0 delle legittime diverse valutazioni, rimane il riconoscimento, con assoluta chiarezza, della sua fedelt\u00e0 alla Costituzione, del suo ottimismo incrollabile sulle sorti dell\u2019Italia, della sua determinazione nell\u2019assumere posizioni considerate giuste, anche contro, se necessario, l\u2019opinione prevalente; incurante della possibilit\u00e0 di attacchi, di eventuale impopolarit\u00e0, attento soltanto al suo dovere verso la comunit\u00e0 nazionale.<br \/>\nIn una stagione tormentata, piena di insidie e di sussulti, Scalfaro fu un uomo saldo nei convincimenti, risoluto e coraggioso nelle decisioni. Un uomo, forse, di altri tempi. Ma che seppe essere all\u2019altezza dei tempi quando fu chiamato ad assolvere, con dignit\u00e0 e onore, le massime responsabilit\u00e0 nella vita dell\u2019Italia repubblicana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal sito ufficiale del Presidente della Repubblica Roma, 12\/09\/2018 Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia in occasione del 100\u00b0 anniversario della nascita del Presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Sc\u00e0lfaro. 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