{"id":6575,"date":"2019-04-25T17:40:50","date_gmt":"2019-04-25T17:40:50","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=6575"},"modified":"2019-04-25T17:40:50","modified_gmt":"2019-04-25T17:40:50","slug":"25-aprile-2015-1-dicembre-1943-il-rettore-concetto-marchesi-si-conceda-dagli-studenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=6575","title":{"rendered":"25 aprile 2015   &#8211;  1 dicembre 1943: Il rettore Concetto Marchesi si conceda dagli studenti"},"content":{"rendered":"<p><em>Oggi Giampaolo Borghello nel discorso ufficiale all&#8217;evento del 25 aprile ha ricordato il saluto di Marchesi agli studenti dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova, congedandosi da loro come rettore prima di entrare in clandestinit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><strong>Studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Padova!<\/strong><br \/>\nSono rimasto a capo della vostra Universit\u00e0 finch\u00e9 speravo di mantenerla immune dall\u2019offesa fascista e dalla minaccia germanica; fino a che speravo di difendervi da servit\u00f9 politiche e militari e di proteggere con la mia fede pubblicamente professata la vostra fede costretta al silenzio e al segreto. Tale proposito mi ha fatto resistere, contro il malessere che sempre pi\u00f9 mi invadeva nel restare a un posto che ai lontani e agli estranei poteva apparire di pacifica convivenza mentre era un posto di ininterrotto combattimento.<br \/>\nOggi il dovere mi chiama altrove.<\/p>\n<p>Oggi non \u00e8 pi\u00f9 possibile sperare che l\u2019Universit\u00e0 resti asilo indisturbato di libere coscienze operose, mentre lo straniero preme alle porte dei nostri istituti e l\u2019ordine di un governo che \u2013 per la defezione di un vecchio complice \u2013 ardisce chiamarsi repubblicano vorrebbe convertire la giovent\u00f9 universitaria in una milizia di mercenari e di sgherri massacratori.<\/p>\n<p>Nel giorno inaugurale dell\u2019anno accademico avete veduto un manipolo di questi sciagurati, violatori dell\u2019Aula Magna, travolti sotto la immensa ondata del vostro irrefrenabile sdegno. Ed io, o giovani studenti, ho atteso questo giorno in cui avreste riconsacrato il vostro tempio per pi\u00f9 di vent\u2019anni profanato; e benedico il destino di avermi dato la gioia di una cos\u00ec solenne comunione con l\u2019anima vostra. Ma quelli, che per un ventennio hanno vilipeso ogni onorevole cosa e mentito e calunniato, hanno tramutato in vanteria la disfatta e nei loro annunci mendaci hanno soffocato il vostro grido e si sono appropriata la vostra parola.<\/p>\n<p>Studenti: non posso lasciare l\u2019ufficio del Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Padova senza rivolgervi un ultimo appello. Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall\u2019ignavia, dalla servilit\u00e0 criminosa, voi insieme con la giovent\u00f9 operaia e contadina, dovete rifare la storia dell\u2019Italia e costituire il popolo italiano.<\/p>\n<p>Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c\u2019\u00e8 tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c\u2019\u00e8 tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina.<br \/>\nStudenti: mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi maestro e compagno, dopo la fraternit\u00e0 di una lotta assieme combattuta. Per la fede che vi illumina, per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l\u2019oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l\u2019Italia dalla schiavit\u00f9 e dall\u2019ignominia, aggiungete al labaro della vostra Universit\u00e0 la gloria di una nuova pi\u00f9 grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo.<br \/>\nIl Rettore: Concetto Marchesi<br \/>\n(1\u00b0 dicembre 1943)<\/p>\n<p><strong>CONCETTO MARCHESI biografia<\/strong><br \/>\nConcetto Marchesi nacque a Catania nel 1878 e frequent\u00f2 in questa citt\u00e0 il prestigioso liceo classico \u201cNicola Spedalieri\u201d. All\u2019universit\u00e0 di Catania fu discepolo di Mario Rapisardi e da costui deriv\u00f2 non solo il primo interesse per la poesia (vedi il libro di versi \u201cBattaglie\u201d) e per i classici latini, ma anche quello spirito ribelle e polemico che lo port\u00f2 anche in prigione per qualche mese. Infatti, prendendo il titolo del poema rapisardiano \u201cLucifero\u201d, fond\u00f2 e diresse per breve tempo l\u2019omonimo giornale \u201cLucifero\u201d, avendo dei guai con la polizia, che lo censur\u00f2 e soppresse, anche perch\u00e8 il Marchesi gi\u00e0 a 16 anni aveva cominciato a prendere le difese di operai, contadini e detenuti miserabili o politici.<br \/>\nSi laure\u00f2 a Firenze nel 1899 col latinista Sabbadini, discutendo una tesi su Bartolomeo della Fonte, lavoro a carattere filologico-erudito come il successivo sull\u2019Etica Nicomachea (1904).Cominci\u00f2 ad insegnare nei ginnasi inferiori di Nicosia (EN) e Siracusa e nei licei di Verona e Messina. Ottenuta poi una cattedra nel liceo di Pisa, cominci\u00f2 a prepararsi per la docenza universitaria e vinse anche il concorso per provveditore agli studi, venendo assegnato a Grosseto. A Pisa si spos\u00f2 con la figlia del Sabbadini, Ada, avendone la figlia Lidia. Divenuto titolare di letteratura latina all\u2019universit\u00e0 di Messina, insegnando studiava per una seconda laurea; e cos\u00ec i suoi stessi colleghi lo proclamarono dottore in giurisprudenza con una tesi sul pensiero politico di Tacito Il Marchesi pass\u00f2 poi all\u2019universit\u00e0 di Padova, ricoprendone la carica di Rettore nel difficile periodo della Repubblica Sociale. A Padova visse per 30 anni.<br \/>\nIntanto curava le edizioni di Apuleio, Ovidio, Amobio e Sallustio, e fra l\u2019altro uscivano sue monografie su Marziale (1914), Seneca (1921), Giovenale (1922), Fedro (1923), Tacito (1924), Petronio (1940) e soprattutto la sua Storia della letteratura latina (1924-27), che ebbe anche un\u2019edizione minore intitolata Disegno storico della letteratura latina.<br \/>\nSocialista dall\u2019et\u00e0 di 15 -16 anni, nel 1921 a Livorno partecip\u00f2 alla fondazione del Partito Comunista, rimanendo fedele a questa ideologia (sia pure con differenziazioni personali) fino alla morte. Nel periodo del rettorato padovano rivolse un celebre e nobile appello agli studenti, invitandoli a liberare l\u2019Italia dall\u2019ignominia e a farne uno Stato democratico.<br \/>\nQuindi partecip\u00f2 attivamente alla Resistenza, operando a Milano e nel bellunese e poi riparando in Svizzera. Nel 1944 avvenne a Firenze l\u2019assassinio di Giovanni Gentile, e il Marchesi fu accusato d\u2019esserne il mandante morale, essendo quell\u2019anno uscita una sua lettera aperta in cui s\u2019annunciava un\u2019imminente sentenza di morte. In realt\u00e0 il suo scritto era stato manomesso dai capi partigiani e il primo a dolersene fu lo stesso Marchesi.<br \/>\nDopo la guerra, fu deputato alla Costituente e svolse un elevato ruolo d\u2019intellettuale e di maestro. Come costituente, violando la disciplina del suo partito, vot\u00f2 contro l\u2019inclusione dell\u2019art. 7 (patti lateranensi) nella Costituzione, della quale fu uno dei pi\u00f9 attivi artefici.<br \/>\nScrisse anche saggi di profonda umanit\u00e0, come il libro di Tersite (1920-1951), \u201cDivagazioni\u201d (1953) e il \u201cCane di terracotta\u201d (1954). Sebbene non credente e in polemica con le gerarchie ecclesiastiche, am\u00f2 lo studio della letteratura cristiana, dichiar\u00f2 di preferire Sant\u2019Agostino e coltiv\u00f2 amicizie con sacerdoti dotti, con cui discuteva di cultura classica: notevoli i suoi soggiorni all\u2019eremo di Rua di Feletto (TV) e l\u2019amicizia con don Primo Mazzolari. Qualcuno ha anche affermato che alla fine si sia convertito.<br \/>\nMor\u00ec nel 1957, e la sua commemorazione alla Camera fu fatta da Palmiro Togliatti, in un clima di generale commozione e ammirazione. Una testimonianza su di lui ha lasciato Norberto Bobbio, mentre suoi biografi sono stati Ezio Franceschini (autore del libro Concetto Marchesi), Luciano Canfora e Sebastiano Saglimbeni. Canfora lo ha definito \u201cun latinista e un intellettuale di singolare e solitario profilo, che affondava le sue radici nella tradizione risorgimentale meridionale\u201d; mentre il Saglimbeni ha curato la pubblicazione in volume dei discorsi parlamentari, degli articoli di giornali e di altre opere del Marchesi.<br \/>\nConcetto Marchesi Partigiano<br \/>\nInterruppe, comunque, la sua attivit\u00e0 di pubblicista politico poco dopo il trasferimento a Padova: fino all\u2019agosto 1924 aveva collaborato (con lo pseudonimo di Aper) al Prometeo di Bordiga; l\u2019ultimo scritto politico fu una dura requisitoria contro i cattolici apparsa ne l\u2019Unit\u00e0 in data 17 genn. 1925 (Giubileo). Poi, dopo gli anni di apparente inerzia del periodo fascista, nella primavera del 1943 Marchesi, contattato da Amendola, rappresentante del centro estero del Partito comunista italiano (PCI), riacquist\u00f2 un ruolo politico.<br \/>\nNella prima fase della cospirazione antifascista, precedente il 25 luglio, tenne un atteggiamento duttile, di moderata apertura nei confronti della monarchia. In maggio, come altri esponenti dell\u2019antifascismo, incontr\u00f2 clandestinamente il generale Cadorna, appena giunto a Ferrara al comando della divisione Ariete, per sondare l\u2019atteggiamento dell\u2019esercito nel caso di eventuali iniziative contro il regime. Partecip\u00f2 a riunioni clandestine dei partiti antifascisti e fu in tali circostanze che Amendola lo defin\u00ec \u201ccollegato con l\u2019organizzazione comunista\u201d. Tramite Antoni, fece pervenire alla principessa Maria Jos\u00e9 di Savoia un messaggio del PCI di appoggio all\u2019azione della monarchia nel caso il re avesse preso l\u2019iniziativa di congedare Mussolini.<br \/>\nDopo la caduta di Mussolini, il 12 agosto, con Roveda e Amendola, Marchesi rappresent\u00f2 il PCI nel Comitato centrale delle opposizioni, costituito dai partiti antifascisti, e il successivo 10 settembre, insieme con Trentin ed Meneghetti, fond\u00f2 il Comitato di liberazione nazionale (CLN) veneto. Intanto, dal 1\u00b0 settembre, era stato nominato dal governo Badoglio rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Padova; le sue dimissioni da quella carica, presentate dopo la nascita, sempre in settembre, della Repubblica sociale italiana (RSI) furono respinte dal ministro dell\u2019Educazione nazionale \u201crepubblichino\u201d, Biggini; Marchesi, nonostante le pressioni del PCI in senso contrario, decise di rimanere rettore in cambio dell\u2019impegno, da parte di Biggini, che fosse garantita \u201cl\u2019immunit\u00e0 dell\u2019Universit\u00e0\u201d.<br \/>\nSuo proposito era quello di fare del rettorato una sede \u201cprotetta\u201d e insospettabile per organizzare la resistenza e \u201ccoprire gli studenti attivisti\u201d. Il discorso da lui pronunciato il 9 novembre per l\u2019inaugurazione dell\u2019anno accademico, pur essendo, in realt\u00e0, una sorta di sfida alla faccia \u201csocializzatrice\u201d del neofascismo ottenne, forse strumentalmente, una eco positiva nella stampa repubblichina e gli procur\u00f2, da parte del centro romano del PCI, una \u201cgrave misura disciplinare\u201d (forse sospensione, non espulsione dal partito) a causa della sua ostinazione a permanere nel rettorato.<br \/>\nProbabilmente per evitare l\u2019arresto gi\u00e0 meditato dalle autorit\u00e0 tedesche, il 15 novembre, mentre si riproponevano incidenti tra studenti e milizia repubblichina, Marchesi si spost\u00f2 a Firenze e rientr\u00f2 per\u00f2 dopo poco a Padova dove, nascosto in casa di Turra, scrisse il celebre appello agli studenti che incitava alla resistenza armata (datato 1\u00b0 dicembre, fu diffuso il 5 dello stesso mese). Il 29 novembre, sotto falso nome, era trasferito da Padova a Milano; infine, il 9 febbr. 1944, nonostante il centro milanese del PCI lo volesse a Roma, pass\u00f2 in Svizzera, con l\u2019appoggio dalla rete partigiana facente capo al suo allievo Franceschini.<br \/>\nL\u2019attivit\u00e0 di Marchesi in Svizzera, nel corso del 1944, fu intensa: dal 22 febbraio, attraverso i servizi di informazione anglo-americani, Radio Londra e la stampa locale, provvide a diffondere l\u2019appello agli studenti e la \u201clettera aperta\u201d, replica all\u2019iniziativa \u201cpacificatrice\u201d di Giovanni Gentile; dal 9 febbraio al 4 dicembre costitu\u00ec il \u201ccapolinea\u201d svizzero della formazione clandestina FRAMA (Franceschini-Marchesi) connessa al CLN veneto e al Partito d\u2019azione (Pd\u2019A). Dopo aver stabilito, sempre grazie alla FRAMA, rapporti con Dulles e MacCaffery, dei servizi di informazione alleati, recuper\u00f2 il contatto con il PCI, cui comunic\u00f2 le ipotesi di collaborazione militare che venivano dagli alleati; da aprile a novembre diresse una nuova via di aviorifornimenti per i partigiani combattenti nel Nord-Italia, mentre in settembre, nel breve periodo della Repubblica partigiana della Val d\u2019Ossola, si era recato a Domodossola.<br \/>\nRientrato a Roma il 10 dic. 1944, Marchesi prosegu\u00ec l\u2019attivit\u00e0 politica all\u2019interno del PCI. Il 23 genn. 1945, fu nominato capo dell\u2019ufficio stampa del ministero dell\u2019Italia occupata (ministro Marchesi Scoccimarro) nel II governo Bonomi; in febbraio, membro dell\u2019Alta Corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, poi del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, nonch\u00e9 della Consulta nazionale. L\u20198 genn. 1946 entr\u00f2 a far parte del nuovo comitato centrale del PCI; eletto in giugno alla Costituente, per la circoscrizione di Verona, vi pronunci\u00f2 un memorabile discorso a sostegno della sua scelta personale di non votare, rompendo la disciplina di partito, l\u2019articolo 7 della Costituzione, inglobante i Patti lateranensi nella nuova carta repubblicana. Nell\u2019aprile 1948, fu eletto alla Camera dei deputati per la circoscrizione di Venezia.<br \/>\n0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi Giampaolo Borghello nel discorso ufficiale all&#8217;evento del 25 aprile ha ricordato il saluto di Marchesi agli studenti dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova, congedandosi da loro come rettore prima di entrare in clandestinit\u00e0. Studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Padova! 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