{"id":664,"date":"2011-03-08T08:03:04","date_gmt":"2011-03-08T07:03:04","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.altervista.org\/blog\/?p=664"},"modified":"2011-03-08T08:03:04","modified_gmt":"2011-03-08T07:03:04","slug":"8-marzo-2911-donne-sotto-traccia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=664","title":{"rendered":"8 marzo 2011  &#8211;  Donne sotto traccia 1"},"content":{"rendered":"<p><strong>Novembre 2010<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il benessere delle nuove famiglie<\/strong> \u00e8 stato il tema di un incontro promosso il 23 ottobre scorso dal GrIS del Friuli Venezia Giulia, presso l\u2019Ospedale di Gorizia.<\/p>\n<p>Le nuove famiglie (le famiglie migranti) sono state presentate attraverso il punto di vista di donne mediatrici culturali e di comunit\u00e0 (particolarmente formate all\u2019attenzione competente al sistema sanitario) e, nello stesso tempo componenti delle \u2018nuove famiglie\u2019.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il punto di vista si moltiplicava, insieme vita e specchio della vita stessa, complessa e difficile anche per i pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>E proprio i bambini a Gorizia sono stati i protagonisti, attraverso i racconti che hanno permesso di arricchire la logica quantitativa delle statistiche per entrare nei processi affascinanti di una cultura, fatta di nuove relazioni, di strumenti di comprensione del vissuto che non possono essere immaginati a tavolino, ma che chiedono di essere conosciuti perch\u00e9 ci permettono di prefigurare il domani del nostro paese.<\/p>\n<p>\u2019Il quattro novembre saremo tutti italiani\u2019, cos\u00ec dichiarava una piccola al rientro da scuola, opponendo\u00a0 alla sorpresa dei familiari un perentorio \u2018lo ha detto la maestra\u2019. Non \u00e8 stato possibile sapere se vi fosse stata una comunicazione equivoca o che altro, ma era chiaro che la fermezza della piccola manifestava il suo desiderio di diversit\u00e0. Nata qui, la cultura familiare non le appartiene, il suo riferimento sono i suoi amichetti.<\/p>\n<p>E una madre, mediatrice nella vita oltre che nella professione, riferiva \u2013 non senza disagio \u2013 della decisione di consentire alla figlia di indossare quei jeans stretti che le permettevano di essere \u2018normale\u2019 a scuola.<\/p>\n<p>Sotto la traccia dei racconti si delineavano le figure di altre donne, silenti e assenti, chiuse nelle mura domestiche e perci\u00f2 impermeabili ai modi e alle relazioni della societ\u00e0 in cui i loro figli vivono.<\/p>\n<p>Immigrate a seguito del marito, sole in una realt\u00e0 in cui non godono di relazioni parentali e amicali, oberate dal lavoro e dai figli di regola numerosi, hanno come riferimento sicuro il ricordo di certezze altrove maturate e appaiono rigide nella loro diversit\u00e0. E\u2019 una diversit\u00e0 tanto pi\u00f9 vistosa quanto pi\u00f9 quotidiana che si rende leggibile negli abiti, nel cibo, nei silenzi imposti dalla difficolt\u00e0 di dirsi e di dire, dall\u2019ignoranza della lingua che la fatica e la solitudine impediscono di apprendere. Capita che quando si incontrano con altri molte di loro abbassino gli occhi.<\/p>\n<p>Per loro \u00e8 un segno di rispetto per chi \u00e9 pi\u00f9 vecchio o investito di autorit\u00e0.<\/p>\n<p>E alla mamma che, in nome di quel rispetto, impone alla figlia di abbassare gli occhi quando le parla, la bambina ribatte: \u201cLa maestra invece mi dice \u2018guardami in faccia quando ti parlo\u2019. Cosa devo fare?\u201d.<\/p>\n<p>Se il gioco degli sguardi diventer\u00e0 un sereno \u2018guardiamoci\u2019 quella bambina sar\u00e0 stata mediatrice di un processo culturale ancora tutto da scoprire.<\/p>\n<p><strong>Nota informativa<\/strong><br \/>\nLa\u00a0 Societ\u00e0 Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM \u2013 www.simmweb.it) \u2013cui si deve l\u2019impegno che ha consentito di non privare gli operatori sanitari di quel fondamento deontologico che \u00e8 il segreto professionale \u2013realizza molte delle sue attivit\u00e0 attraverso i Gruppi Immigrazione Salute (GrIS).<br \/>\nPer contatti con il GrIS del Friuli Venezia Giulia, la cui pagina \u00e8 raggiungibile dal sito simmweb, gris.friuliveneziagiulia@simmweb.it\u00a0 &#8211; Portavoce: Guglielmo Pitzalis<\/p>\n<p><strong>Gennaio 2011 \u2013 \u00a0Faten, cittadina di Udine.<\/strong><\/p>\n<p><em>Dieci anni fa ho curato per Ho un sogno la presentazione di alcune storie di donne immigrate e mi sono chiesta se non sia possibile raggiungerle di nuovo e leggere con loro lo svolgersi della loro vita in questi due anni.<\/em><\/p>\n<p>Il primo nuovo incontro \u00e8 con Faten. Nel 2001 avevo intervistato una giovane donna, gentile e inappuntabile nell\u2019aspetto, che era arrivata sette anni prima dalla Siria con un permesso di lavoro.<\/p>\n<p>Oggi mi trovo davanti una imprenditrice (che ancora fa onore al significato del suo nome, affascinante) che gestisce con il marito attivit\u00e0 di ristorazione e catering e anche una scuola di danza cui fanno capo alcune iniziative culturali, (\u201cdi cultura araba-medio orientale!\u201d, precisa Faten, attenta a sottolineare i caratteri plurali delle presenze straniere).<\/p>\n<p>Questi lunghi anni di presenza in Italia le hanno insegnato il rischio di accettare, e in qualche modo giustificare, la divisione dei migranti in quei blocchi tanto cari a semplificazioni che facilmente scivolano nel pregiudizio.<\/p>\n<p>La Siria da cui proviene \u2013 precisa- non \u00e8, ad esempio, il Maghreb, pur se la religione maggioritaria \u00e8 la stessa. Le differenze sono molte, cos\u00ec come in Europa.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 la religione, quella che- secondo una parte dell\u2019opinione pubblica italiana &#8211; vorrebbe le donne coperte e con il volto velato.<\/p>\n<p>La donna che ho davanti veste come me, pantaloni, maglioncino e camicetta, non l\u2019ho mai vista velata n\u00e9 con la testa coperta oltre la necessit\u00e0 di difendersi dal freddo. Eppure so che \u00e8 mussulmana praticante, che ha fatto il pellegrinaggio a La Mecca (uno dei pilastri dell\u2019Islam, cui si \u00e8 accompagnata al marito) ed \u00e8 tornata \u2013 secondo il titolo che spetta ai pellegrini- \u2018agia\u2019.<\/p>\n<p>\u201cUna responsabilit\u00e0 in pi\u00f9, precisa, nella preghiera, nella condotta della vita, nell\u2019educazione dei figli\u201d.<\/p>\n<p>Dieci anni fa era mamma di Omar, un bambino la cui educazione era al centro dei suoi pensieri. Mi aveva detto: \u201cPer me il fatto che il bambino conosca un\u2019altra religione \u00e8 cosa che lo fa arricchire, ma mi obbliga a un doppio impegno perch\u00e9 voglio trasmettergli la nostra religione e la nostra cultura e quando torna a casa devo impegnarmi in un grande sforzo per offrirgli un\u2019informazione adeguata sulla nostra fede e le nostre usanze. Mi ripaga il fatto che il mio bambino cos\u00ec diventa pi\u00f9 ricco. Io sono facilitata dal fatto di essere cresciuta in Siria, in una societ\u00e0 multiculturale e multireligiosa: frequentavo arabi, armeni, curdi, cristiani di varie confessioni. Ricordo che nelle reciproche feste ci scambiavamo gli auguri\u201d.<\/p>\n<p>Con la piccola Leila (che oggi ha otto anni) le cose sono meno facili: alla serenit\u00e0 di Omar (che oggi frequenta un istituto superiore della citt\u00e0) Leila oppone un suo precoce spirito critico.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione costante all\u2019educazione dei figli e alla vita familiare (\u201cappena arrivata in Italia \u2013mi dice- ero rimasta sgradevolmente colpita dalla poca disponibilit\u00e0 a sacrificarsi per la famiglia\u201d) non le impedisce di seguire con impegno il lavoro che occupa una trentina di dipendenti, per un terzo italiani.<\/p>\n<p>Le chiedo quali siano a suo parere le ragioni del successo dei ristoranti che lei e il marito dirigono e Faten osserva che il cibo che loro offrono, curato anche nella presentazione, piace perch\u00e9 \u00e8 sano, nell\u2019insieme vicino alla dieta mediterranea, le materie prime fresche vengono dal mercato locale, altre (grano, semola, una particolare birra leggermente alcolica ma compatibile con le prescrizioni coraniche) dalla Siria.<\/p>\n<p>Affronta il problema del pregiudizio che colpisce l\u2019Islam con molta tranquillit\u00e0 ma non senza determinazione, attribuendo all\u2019ignoranza, che porta a confondere la religione con tradizioni locali radicate che dalla religione non provengono, alcuni eventi e costumi che lei stessa non pratica.<\/p>\n<p>Da quattro anni ha chiesto, insieme al marito, la cittadinanza italiana ma non ha avuto ancora risposta.<\/p>\n<p><strong>Febbraio 2011\u00a0 -In Bosnia come in Italia: lotta alla discriminazione <\/strong><em>(<\/em><strong>\u00a0SK).<\/strong><\/p>\n<p>Continuando con la rivisitazione delle interviste proposte dieci anni fa su Ho un Sogno incontrola bosniaca\u00a0SK, che ha voluto dar continuit\u00e0 alla scelta di allora anche presentandosi con le sole iniziali.<\/p>\n<p>SK e il marito B rappresentano una figura propria nel panorama delle migrazioni: la loro presenza \u00e8 infatti il risultato di una guerra europea e del clima di nazionalismo impazzito forse causa, forse conseguenza di quella guerra o forse entrambe le cose.<\/p>\n<p>Giunti in Italia dalla Bosnia nel 1992, sono una coppia mista, lei appartenente al gruppo croato, lui serbo e, se nella realt\u00e0 di quella che fu la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia\u00a0 questo non era un problema, oggi, che i nazionalismi degli anni \u201990 hanno identificato e radicalizzato le differenze, lo sarebbe.<\/p>\n<p>Il rifiuto della guerra di SK e B ci propone una scelta di vita estranea alla violenza che alla guerra si collega e che spesso si manifesta nelle scelte che ne seguono. SK sorride ricordando le citt\u00e0 legate alla vita sua e della famiglia: Doboj, dove \u00e8 nata, oggi appartiene alla Repubblica Srpska (l\u2019entit\u00e0 serba della nuova Bosnia), mentre\u00a0 Visoko (la cittadina dove \u00e8 nato B) e Maglaj \u2013 dove la famiglia si \u00e8 formata e dove \u00e8 vissuta \u2013 sono zone a maggioranza mussulmana.<\/p>\n<p>Le \u2018nuove\u2019 realt\u00e0, stabilizzate dal riconoscimento internazionale seguito all\u2019armistizio di Dayton, si rispecchiano anche nella scuola \u2013dove le classi mostrano una monoetnicit\u00e0 un tempo sconosciuta \u2013 e nella lingua in cui si radicalizzano terminologie e pronunce che sottolineano non tanto differenze quanto una voluta separazione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec anche le religioni entrano nel quadro che SK prospetta come elementi di novit\u00e0 che la turbano.<\/p>\n<p>L\u2019influenza delle chiese ortodossa e cattolica e dell\u2019islam \u00e8 forte in tutti i settori della societ\u00e0; inoltre l\u2019islam della Bosnia, un tempo europeo, si \u00e8 modificato per l\u2019imitazione di modelli precedentemente sconosciuti. Anche le nuove, numerose moschee non rappresentano pi\u00f9 le storiche modalit\u00e0 degli edifici bosniaci.<\/p>\n<p>E non mancano modificazioni del comportamento personale: in Bosnia il velo era indumento sconosciuto. Oggi invece molte donne lo indossano senza che faccia parte del tradizionale costume bosnjacco e, come altrove in Europa, non copre la testa delle madri, che lo avevano dismesso, ma delle figlie che se ne sono appropriate. Ci ritroviamo concordi nel non riuscire a considerare questa una scelta di libert\u00e0, pur nel rispetto dovuto alle manifestazioni personali di un credo religioso.<\/p>\n<p>Il veloce passaggio sul problema del velo, ci porta a parlare dell\u2019integrazione che per SK ha la sua chiave insostituibile nella parit\u00e0 di diritti di fronte all\u2019accesso al lavoro. E\u2019 appena tornata dal Belgio dove l\u2019ha impressionata l\u2019evidente molteplicit\u00e0 etnica nella conduzione dei pubblici servizi da parte di persone evidentemente diverse.<\/p>\n<p>Le viene naturale ripensare a domande di partecipazione a concorsi per l\u2019accesso al lavoro rifiutate perch\u00e9 il richiedente non era cittadino italiano.<\/p>\n<p>A questo punto il colloquio si fa dolente perch\u00e9 accanto all\u2019inadeguatezza delle leggi che regolano l\u2019immigrazione si profila la tragica mancanza di lavoro. E cos\u00ec non parlo pi\u00f9 con una migrante, ma con una neo cittadina italiana, angosciata quanto me.<\/p>\n<p><strong>Scheda<\/strong><\/p>\n<p>La Bosnia (Bosnia Herzegovina \u2013 capitale Sarajevo) si trova nei Balcani occidentali, confina con la Serbia ad est, il Montenegro a sud-est e con la Croazia a nord e ad ovest. Fino all\u2019aprile 1992, faceva parte della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia.<br \/>\nNell\u2019ex Jugoslavia era stato riconosciuto uno status particolare per tre delle numerose etnie che ne facevano parte (Serbi, Croati e Bosnjacchi) e che, nella Bosnia post bellica, costituiscono riferimento per una suddivisione territoriale.<br \/>\nLa Repubblica Srpska (capitale Banja Luka) \u00e8 l\u2019area a grande maggioranza serba, mentre croati e Bosnjacchi si dividono a macchia di leopardo il resto del territorio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Voglio continuare anche se i silenzi, la difficolt\u00e0 di dialogo scoraggiano. Almeno quello con me stessa me lo devo assicurare. Nessuno \u00e8 tenuto a condividere ci\u00f2 che per me ha contato e conta (conter\u00e0?) ma io non lo posso buttare. Probabilmente inizio un nuovo corso del mio blog, uno dei tanti che hanno testimoniato le mie incertezze, i miei dubbi, le mie speranze. Spero di farlo presto e ne scriver\u00f2.<br \/>\nOggi trascrivo tre piccoli articoli che ho scritto per il mensile Ho un sogno (lo trovate alla Libreria Universitaria di Udine  &#8211;  Cluf.  via Gemona 22) e che continueranno.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,7],"tags":[25,29,46],"class_list":["post-664","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache","category-migranti","tag-donne","tag-informazione","tag-religioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/664","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=664"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/664\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=664"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=664"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=664"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}