{"id":7022,"date":"2019-12-17T20:33:24","date_gmt":"2019-12-17T20:33:24","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=7022"},"modified":"2019-12-17T20:33:24","modified_gmt":"2019-12-17T20:33:24","slug":"17-dicembre-2019-una-intervista-che-ci-propone-una-pagina-di-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7022","title":{"rendered":"17 dicembre 2019  &#8211;   Una intervista che ci propone una pagina di storia"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Espresso 17 novembre<strong><br \/>\nPadre Sorge: \u00abRuini sbaglia a benedire Matteo Salvini. Il Vaticano fece lo stesso col Duce\u00bb<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<em>Il grande gesuita racconta i suoi tre Papi, la politica e gli attacchi contro Bergoglio. \u00abCi vuole un sinodo della chiesa italiana. Per dire che odio, razzismo e chiudere i porti ai naufraghi sono contro il vangelo\u00bb <\/em><br \/>\n<em>di Marco Damilano<br \/>\n<\/em><br \/>\nNella mia lunga vita ho avuto tre sogni: diventare un santo sacerdote gesuita; impegnarmi con tutte le forze nella costruzione della citt\u00e0 dell\u2019uomo; realizzare con fede e amore la Chiesa del Concilio, rinnovata, libera dal potere, povera, in dialogo con il mondo. Il primo sogno, ahim\u00e8, \u00e8 ancora tale, ma ho fiducia che il Signore lo compir\u00e0. Il secondo sogno l\u2019ho visto realizzarsi progressivamente nel lungo arco della mia vita, soprattutto negli anni \u201980, quando mi trovai a combattere la mafia che in Sicilia mirava al cuore dello Stato. Gli undici anni vissuti a Palermo li ho passati quasi tutti sotto scorta armata. Agostino Catalano, uno dei miei \u201cangeli\u201d, salt\u00f2 in aria con Paolo Borsellino. Purtroppo non potei essere vicino a lui e alla sua famiglia, perch\u00e9 mi trovavo in America Latina. Il terzo sogno lo rincorro da 50 anni (cio\u00e8, dalla fine del Concilio), met\u00e0 dei quali alla Civilt\u00e0 Cattolica, accanto a tre grandi papi\u00bb.<br \/>\nTambi\u00e9n est\u00e1n los jesuitas, si diceva in America Latina: se la situazione \u00e8 disperata, ci sono i gesuiti. Eccone uno illustre, un grande vecchio italiano. Padre Bartolomeo Sorge il 25 ottobre ha compiuto novant\u2019anni, parla nella casa di Gallarate che ospit\u00f2 negli ultimi anni il cardinale Carlo Maria Martini. Ha diretto dal 1973 al 1985 la rivista Civilt\u00e0 Cattolica, ha promosso la \u201cprimavera di Palermo\u201d con il sindaco Leoluca Orlando negli anni \u201980. Oggi usa i social. Un tweet su Matteo Salvini: \u00abNon basta baciare in pubblico Ges\u00f9: l\u2019ha gi\u00e0 fatto anche Giuda\u00bb. Si calca un basco nero sul capo e si racconta.<\/p>\n<p><strong>Nella leggenda nera dei suoi avversari lei \u00e8 stato un potente gesuita, influente nella Chiesa e tra i politici cattolici. \u00c8 vero che stava per essere nominato cardinale?<\/strong><br \/>\n\u00abL\u2019ho saputo con certezza solo di recente, leggendo i documenti pubblicati documenti pubblicati da Stefania Falasca nel suo libro sulla morte di papa Luciani. Ho appreso che Giovanni Paolo I voleva mandarmi patriarca a Venezia al suo posto, rimasto vacante dopo la sua elezione al pontificato. Provvidenzialmente il cardinale Antonio Poma, presidente della Cei, si oppose e la ebbe vinta. Per due motivi. Il primo fu che, dopo la lettera di Enrico Berlinguer al vescovo Luigi Bettazzi, avevo auspicato che i cattolici non temessero di confrontarsi culturalmente con i comunisti. Il secondo, che fin dalla relazione finale che tenni al convegno della Chiesa italiana su \u201cEvangelizzazione e promozione umana\u201d (1976), prevedendo la fine della Dc, mi davo da fare affinch\u00e9 si trovasse un modo nuovo di presenza politica dei cattolici in Italia, diverso dal partito democristiano. Fu cos\u00ec che persi la gondola&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 un italiano del \u2019900. Che formazione ha avuto?<\/strong><br \/>\n\u00abSono nato a Rio Marina, nell\u2019isola d\u2019Elba. La mia famiglia si trattenne qualche tempo in Toscana e poi si trasfer\u00ec in Veneto. Morto mio pap\u00e0 in guerra, non ci siamo pi\u00f9 mossi da Castelfranco. A 17 anni entrai nella Compagnia di Ges\u00f9, desideroso soprattutto di dedicarmi all\u2019apostolato spirituale. Non avrei mai immaginato di finire in politica! Studiai filosofia nella facolt\u00e0 dei gesuiti milanesi e teologia in Spagna, all\u2019Universit\u00e0 di Comillas. Erano gli anni della dittatura di Franco e, come da noi durante il fascismo, circolavano le barzellette. Un esempio? Un signore &#8211; raccontavano &#8211; giunge di corsa, tutto trafelato, al palazzo del Caudillo. Lo fermano: \u201cChe cosa vuole? Perch\u00e9 tutta questa fretta?\u201d. \u201cDevo sparare un colpo a Franco\u201d. \u201cBeh! Allora si metta in coda!\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Subito per\u00f2 i suoi superiori la spostarono sulla politica.<\/strong><br \/>\n\u00ab\u00c8 cos\u00ec. Terminata la formazione, nel 1960, fui inviato subito alla Civilt\u00e0 Cattolica. Direttore era padre Roberto Tucci. Avevo appena 30 anni, mi concessero cinque anni di tempo per specializzarmi. Dopo un biennio alla facolt\u00e0 di Scienze Sociali dell\u2019Universit\u00e0 Gregoriana, mi laureai in scienze politiche alla Sapienza di Roma e cominciai a \u201cscarabocchiare\u201d sulla rivista, Divenni cos\u00ec politologo, giornalista e vice-direttore, finch\u00e9 il generale dei gesuiti padre Pedro Arrupe, nel 1973, mi nomin\u00f2 direttore. In quella posizione, privilegiata ma piena di responsabilit\u00e0, fui testimone diretto del periodo pi\u00f9 difficile del post-Concilio. Gli anni esaltanti della rinascita e della nuova e tormentata primavera ecclesiale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Gli anni, anche, dell\u2019inverno: il terrorismo, le divisioni e la contestazione nella Chiesa, la fine del pontificato di Paolo VI e l\u2019elezione del papa polacco Giovanni Paolo II che si abbatt\u00e9 sul cattolicesimo italiano.<\/strong><br \/>\n\u00abFinch\u00e9 visse Paolo VI, ebbi sempre le spalle coperte. Il papa mi voleva bene e mi incoraggiava. Un giorno, in un\u2019udienza privata, mi disse: \u201cLei, padre, fa sempre un passo avanti, prima che arriviamo noi\u201d, ma aggiunse subito: \u201cvada avanti! Prosegua sempre nella fedelt\u00e0 adulta al Magistero della Chiesa\u201d (parole sue!). Nei dodici anni della mia direzione, la rivista fu sempre improntata alla linea di papa Montini. Le prime difficolt\u00e0 iniziarono per me nel 1978 quando, morto Paolo VI e dopo la meteora di papa Luciani, venne eletto papa Giovanni Paolo II. Nella Chiesa italiana il clima cambi\u00f2 visibilmente. A partire dal Convegno ecclesiale di Loreto nel 1985, l\u2019interpretazione profetica del Concilio, sostenuta con coraggio e sapienza da Montini, fu lasciata cadere. La visione wojtyliana di una Chiesa \u201cforza sociale\u201d, apertamente schierata in difesa dei \u201cvalori non negoziabili\u201d, prese il sopravvento sulla visione montiniana della Chiesa del dialogo e della \u201cscelta religiosa\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La scelta religiosa era il distacco dal collateralismo, del voto per la Dc. Contestata dal nuovo potere forte del mondo cattolico: Comunione e liberazione.<\/strong><br \/>\n\u00abIl modello principale dell\u2019impegno dei laici nel mondo, costituito dall\u2019Azione Cattolica, fu messo in discussione dall\u2019affermarsi del nuovo stile battagliero e militante di Comunione e Liberazione, pi\u00f9 vicino allo stile di papa Wojtyla. In una intervista al Sabato (settimanale di Cl) mi permisi di farlo notare: \u201cSe oggi avessi 17 anni, sarei certamente un ciellino. Infatti trovo in Cl quell\u2019entusiasmo che ieri, da ragazzo, mi attrasse nell\u2019Azione Cattolica. Il problema \u00e8 che, tra ieri e oggi, c\u2019\u00e8 stato di mezzo il Concilio, il quale ha spiegato chiaramente che il Signore ci comanda di salare il mondo, non di trasformare il mondo in una saliera!\u201d Non l\u2019avessi mai detto! Non me l\u2019hanno pi\u00f9 perdonato, neppure a distanza di anni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Infatti lei fu estromesso dalla direzione di Civilt\u00e0 Cattolica.<\/strong><br \/>\n\u00abDi fronte alle crescenti difficolt\u00e0 che incontravo nel mantenere la rivista fedele alla linea montiniana, ne parlai con il padre generale Hans-Peter Kolvenbach: \u201cSe bisogna cambiare linea editoriale, \u00e8 meglio cambiare il direttore\u201d. Quando fui destinato a Palermo, in molti scrissero: padre Sorge \u00e8 stato spedito in esilio. In realt\u00e0, il Centro Studi Sociali dei gesuiti di Palermo stentava a decollare, mentre la situazione in Sicilia era drammatica. Bisognava fare qualcosa. Nacque cos\u00ec l\u2019Istituto di formazione politica Pedro Arrupe, che segn\u00f2 l\u2019inizio del proliferare delle scuole sociali e politiche, un po\u2019 in tutte le diocesi italiane\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il centro Arrupe approv\u00f2 e sostenne la giunta di Leoluca Orlando con la Dc e insieme il Pci, che, alla fine degli anni \u201980, diede origine alla Primavera di Palermo, divenendo un caso nazionale. Per questo, lei e padre Ennio Pintacuda foste attaccati dai socialisti con Claudio Martelli, , dagli andreottiani e perfino dal presidente Cossiga. Vi paragonavano ai gesuiti rivoluzionari del \u2018700 in America Latina, quelli del film \u201cMission\u201d&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abMi rendevo perfettamente conto della delicatezza della situazione politica, che si sarebbe creata dando vita alla giunta di Palermo. Ma era necessario farlo, se si voleva rompere il predomino che la mafia aveva in citt\u00e0. Ricordo il decisivo intervento di Sergio Mattarella, che al telefono, senza mai alzare la voce ma portando convincenti ragioni politiche, vinse in extremis le ultime resistenze di chi a Roma si opponeva al varo della giunta Orlando. Fu un\u2019esperienza difficile, ma piena di speranza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il 16 novembre 1989, in Salvador, sei gesuiti e due donne furono trucidati all\u2019universit\u00e0 dagli squadroni della morte. Tra loro il rettore padre Ignacio Ellacur\u00eda. In Sicilia in quegli anni la mafia uccise un prete, padre Pino Puglisi, e lei girava sotto scorta.<\/strong><br \/>\n\u00abFurono anni terribili. Ma non dimenticher\u00f2 mai la gioia che provai quando vidi l\u2019intera citt\u00e0 di Palermo reagire apertamente contro la mafia, superando la paura e l\u2019omert\u00e0 che l\u2019avevano tenuta a lungo inchiodata. Finalmente si era svegliata la coscienza popolare, reagendo alla rassegnazione dominante, che mi aveva impressionato negativamente, quando giunsi in Sicilia\u00bb.<br \/>\nChe pontefice \u00e8 il primo gesuita papa, Francesco?<br \/>\n\u00abPer me, \u00e8 una prova che Dio guida la storia e la Chiesa. C\u2019era bisogno di un papa che avesse il coraggio evangelico di riprendere il cammino della riforma interna della Chiesa, voluta dal Concilio, proseguendo l\u2019opera iniziata da Paolo VI e rimasta interrotta con la sua morte, dopo che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, con altrettanta generosit\u00e0, si erano spesi per rinnovare i rapporti ad extra della Chiesa con il mondo. Erano da prevedere le reazioni violente, che oggi si abbattono su papa Francesco da parte di chi, in fondo, dimostra solo di non aver veramente accettato il Concilio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 lo scontro nella Chiesa di papa Bergoglio?<\/strong><br \/>\n\u00abIl problema sta nella interpretazione del Concilio. Nella Chiesa si sono confrontate, fin dall\u2019inizio, la lettura profetica, fatta da Giovanni XXIII, da Paolo VI e da Papa Luciani, e l\u2019altra lettura (del tutto legittima) di natura prevalentemente giuridica, come si \u00e8 sempre applicata in passato nella interpretazione dei testi dei 20 precedenti concili ecumenici. Non si tratta di un confronto astratto e teorico, coinvolge la vita concreta e le scelte quotidiane dei cristiani\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Vale anche per la Chiesa italiana? In Italia le chiese si svuotano e la maggior parte degli italiani si disinteressa delle discussioni interne dei vescovi e del clero. Mentre, per beffa, la rappresentazione del cristianesimo sembra occupata sulla scena pubblica da Matteo Salvini, che brandisce la corona del rosario nelle piazze e perfino nell\u2019aula del Senato?<\/strong><br \/>\n\u00abCredo che nella Chiesa italiana si imponga ormai la convocazione di un Sinodo. I cinque Convegni nazionali ecclesiali, che si sono tenuti a dieci anni di distanza uno dall\u2019altro, non sono riusciti &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; a tradurre il Concilio in italiano. C\u2019\u00e8 bisogno di un forte scossone, se si vuole attuare la svolta ecclesiale che troppo tarda a venire. Solo l\u2019intervento autorevole di un Sinodo pu\u00f2 avere la capacit\u00e0 di illuminare le coscienze sulla inaccettabilit\u00e0 degli attacchi violenti al papa, sulla natura anti-evangelica dell\u2019antropologia politica, oggi dominante, fondata sull\u2019egoismo, sull\u2019odio e sul razzismo, che chiude i porti ai naufraghi e nega solidariet\u00e0 alla senatrice Segre, testimone vivente della tragedia nazista della Shoah, sull\u2019assurda strumentalizzazione politica dei simboli religiosi, usati per coprire l\u2019immoralit\u00e0 di leggi che giungono addirittura a punire chi fa il bene e salva vite umane. La Chiesa non pu\u00f2 pi\u00f9 tacere. Deve parlare chiaramente. \u00c8 suo preciso dovere non giudicare o condannare le persone, ma illuminare le coscienze\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 un ecclesiastico importante ha parlato, \u00e8 il cardinale Camillo Ruini. Per dire che Salvini reagisce alla scristianizzazione e con lui la Chiesa deve parlare, per farlo maturare. Lei lo esorcizza, Ruini lo benedice.<\/strong><br \/>\n\u00abNella storia della Chiesa italiana, Ruini \u00e8 l\u2019ultimo epigono autorevole della stagione di papa Wojtyla. Giovanni Paolo II, dedito totalmente alla sua straordinaria missione evangelizzatrice a livello mondiale, di fatto rimise nelle mani di Ruini le redini della nostra Chiesa, nominandolo per 5 anni segretario generale della Cei, per 16 anni presidente dei vescovi e per 17 anni vicario generale della diocesi di Roma. Per quanto riguarda il suo atteggiamento benevolo verso Salvini, dobbiamo dire che \u00e8 del tutto simile a quello che altri prelati, a suo tempo, ebbero nei confronti di Mussolini. Purtroppo la storia insegna che non basta proclamare alcuni valori umani fondamentali, giustamente cari alla Chiesa, se poi si negano le libert\u00e0 democratiche e i diritti civili e sociali dei cittadini\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ruini afferma anche di considerare irrilevante e finito il ruolo dei cattolici democratici, che lui chiama \u00abil cattolicesimo politico di sinistra\u00bb, e invece si compiace per la sua scelta di influenzare il centrodestra: quasi la rivendicazione di un ruolo strategico. Anche per lei \u00e8 cos\u00ec?<\/strong><br \/>\n\u00abUna opinione personale, per quanto autorevole e degna di rispetto, non riuscir\u00e0 mai a cambiare la storia o a riscriverla in modo diverso da quella che essa veramente fu\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E di Matteo Renzi che pensa? Anche lui \u00e8 un bersaglio dei suoi tweet.<\/strong><br \/>\n\u00abRipeto il giudizio che ne ho dato pochi giorni fa. \u00c8 impressionante vedere che, nel momento in cui la crisi politica si fa pi\u00f9 acuta, emerge sempre l\u2019uno o l\u2019altro personaggio che mira a porsi come l\u2019uomo solo al comando, l\u2019uomo della Provvidenza. Sia Berlusconi, sia Renzi, sia Salvini mostrano la medesima propensione. Nessuno di loro, dopo le sconfitte subite, ha mai pensato di farsi da parte, come sarebbe stato logico e onesto. Ciascuno di loro ha continuato a ritenersi il salvatore d\u2019Italia! \u00c8 un sintomo caratteristico del populismo, di una malattia mortale della democrazia, che pi\u00f9 di una volta, ha gi\u00e0 spianato la strada a regimi totalitari e alla dittatura\u00bb<\/p>\n<p><strong>Faccia un altro sogno, in conclusione.<\/strong><br \/>\n\u00abLa mia \u00e8 un\u2019et\u00e0, nella quale i sogni non si fanno pi\u00f9, ma si raccontano. Rimane invece sempre viva la speranza, che come si dice \u00e8 l\u2019ultima a morire. La mia speranza \u00e8 questa: che i giovani, dopo aver letto il racconto che ho fatto dei tre sogni della mia vita, continuino &#8211; loro s\u00ec &#8211; a sognare e s\u2019impegnino con entusiasmo a proseguire il rinnovamento della Chiesa e dell\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/plus\/articoli\/2019\/11\/15\/news\/a-benedire-salvini-ruini-sbaglia-1.340844\">http:\/\/espresso.repubblica.it\/plus\/articoli\/2019\/11\/15\/news\/a-benedire-salvini-ruini-sbaglia-1.340844<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Espresso 17 novembre Padre Sorge: \u00abRuini sbaglia a benedire Matteo Salvini. Il Vaticano fece lo stesso col Duce\u00bb Il grande gesuita racconta i suoi tre Papi, la politica e gli attacchi contro Bergoglio. \u00abCi vuole un sinodo della chiesa italiana. 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