{"id":7184,"date":"2020-03-16T07:35:11","date_gmt":"2020-03-16T07:35:11","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=7184"},"modified":"2020-03-19T17:00:14","modified_gmt":"2020-03-19T17:00:14","slug":"16-marzo-2020-nati-in-italia-senza-nome-mai-piu_3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7184","title":{"rendered":"16 marzo 2020 &#8211; Nati in Italia senza nome, mai pi\u00f9_3"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un ragazzino senza \u2018documenti\u2019.<br \/>\n<\/strong>Pochi giorni prima dell\u2019arrivo del corona virus, mentre il gruppetto NonSoChe continuava instancabile le prove dello spettacolo che aveva organizzato per far conoscere la dimensione drammatica dell\u2019essere persona nata e immediatamente privata di un\u2019esistenza riconosciuta tramite il certificato di nascita , stavo considerando non da sola la possibilit\u00e0 di proiettare pubblicamente un film che identifica proprio quella tematica: CAFARNAO, scritto e diretto da Nadine Labaki.<br \/>\n[ fonte 1]<br \/>\nNadine Labaki ha scelto per titolo una parola che significa &#8220;accumulo disordinato di oggetti&#8221;<br \/>\nper raccontare la storia caratterizzata da un forte senso di caos che travolge la vita del piccolo protagonista, interpretato da Zain Al Rafeea.<\/p>\n<p>\u00abIl dodicenne Zain vive tra le baraccopoli di Beirut con la sua famiglia ma, dopo essere stato arrestato per aver pugnalato un uomo, cita in giudizio i suoi genitori per averlo fatto nascere sapendo gi\u00e0 di non potergli offrire cura, sicurezza e affetto.<br \/>\nLa madre Souad e il padre Selim sono talmente poveri che non hanno potuto pagare le tasse per registrare la nascita dei loro figli che, pertanto, sono privi di documenti.<br \/>\nPer questo non possono andare a scuola e sono costretti a guadagnarsi da vivere con alcuni lavori improvvisati. Dopo che la sorella a cui \u00e8 molto legato viene costretta a sposarsi a soli 11 anni, Zain scappa di casa e inizia a lottare per sopravvivere da solo in una realt\u00e0 frenetica e difficile.<br \/>\nL&#8217;incontro con l&#8217;immigrante etiope Rahil un&#8217;anima gentile che sta nascondendo il figlio di un anno Yonas ai datori di lavoro e alle autorit\u00e0 in una baracca fra detriti e ruggine, gli dona una speranza seppur per poco\u00bb.<br \/>\nLa vicenda si snoda poi in un crescendo drammatico di cui sar\u00e0 possibile avere qualche notizia da un\u2019altra e pi\u00f9 ampia recensione. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0 [fonte 2]<\/p>\n<p>La recensione che segue e si pu\u00f2 leggere integralmente in calce coglie un elemento fondamentale nella narrazione: l\u2019impietosa immagine di un ambiente degradato il cui squallore materiale \u00e8 immagine a specchio dello squallore morale . \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0 [fonte 3]<\/p>\n<p><strong>Quando l\u2019et\u00e0 si misura dalle ossa del polso<\/strong><br \/>\nAccade per\u00f2 che, concentrando l\u2019interesse su questo aspetto, lo spettatore italiano allontani da s\u00e9 il racconto che rappresenta l\u2019estraneit\u00e0 assoluta dell\u2019altro, del diverso da noi e in qualche modo<br \/>\nesorcizza il significato della domanda del giudice che si ascolta nella clip: \u201cQuanti anni hai?\u201d.<br \/>\nLa crudezza del bambino che, guardando i genitori, risponde: \u201cLo chieda a loro\u201d trova la risposta razionale nell\u2019intervento dell\u2019avvocata che lo rappresenta e spiega al giudice che Zain non ha il certificato di nascita consegnando un documento con l\u2019ipotesi di un medico sull\u2019et\u00e0 presumibile del ragazzino.<br \/>\n<strong>In Italia un piccolo figlio di sans papier non avrebbe bisogno di avvocato: potrebbe semplicemente citare la legge voluta per creare paura e che nessuno vuol modificare.<\/strong><\/p>\n<p>LINK<\/p>\n<p>[fonte 1] Da qui si pu\u00f2 vedere in anteprima la clip essenziale per capire il filo conduttore del film in anteprima<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/spettacoli\/cinema\/2019\/03\/26\/news\/nadine_labaki_cafarnao_-222547112\/\">https:\/\/www.repubblica.it\/spettacoli\/cinema\/2019\/03\/26\/news\/nadine_labaki_cafarnao_-222547112\/<\/a><\/p>\n<p>[fonte 2] Notizie essenziali sul film e accesso a numerose recensioni<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.mymovies.it\/film\/2018\/cafarnao\/\">https:\/\/www.mymovies.it\/film\/2018\/cafarnao\/<\/a><\/p>\n<p>[fonte 3] <em>Contraddicendo il mio costume nello stendere queste note (che non a caso e per me ho chiamato \u201cfonti\u201d) pubblico un articolo in chiaro.<\/em><br \/>\n<em>Appartengo alla generazione dei pioneristici cineforum e non ho dimenticato l\u2019importanza di Ladri di biciclette (1948), il film di De Sica che pu\u00f2 aiutare una riflessione anche oggi<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.mymovies.it\/film\/2018\/cafarnao\/pubblico\/?id=1142643\">https:\/\/www.mymovies.it\/film\/2018\/cafarnao\/pubblico\/?id=1142643<\/a><\/p>\n<p><strong>luned\u00ec 15 aprile 2019 L&#8217;infanzia rubata nel grande caos dell&#8217;esistenza di laurence316<\/strong><br \/>\nAssurdamente criticato da una parte della miope critica italica (che ha voluto ad ogni costo vedere nel film inesistenti ricatti emotivi, spettacolarizzazioni, malcelate disonest\u00e0 intellettuali, un deplorevole sfruttamento dell\u2019infanzia [usata, a quanto pare, come \u201cgrimaldello emotivo\u201d] e infiniti altri criminosi sotterfugi e doppi fini [a quanto pare, se ci si impegna a fondo, si pu\u00f2 arrivare a convincersi fermamente della pi\u00f9 inesistente delle presenze]), Cafarnao si afferma invece, al contrario, come uno dei pi\u00f9 toccanti, commoventi ed insieme duri e amari film della stagione.<br \/>\nUn film che quella stessa critica non avrebbe mai osato criticare se fosse stato prodotto negli anni \u201850, recasse un\u2019impronta maggiormente nostrana e passasse sotto l\u2019etichetta di neorealismo. S\u00ec, perch\u00e9 il 3\u00b0 film della regista libanese non pu\u00f2 che ricordare quella straordinaria stagione del nostro cinema. Non si tratta certo di un capolavoro di paragonabile statura, ma riporta alla memoria, in qualche modo, Ladri di biciclette, nel personaggio del piccolo Zain, meno impotente del piccolo protagonista del grande film del \u201848, ma altrettanto continuamente atterrito e abbattuto da un mondo di adulti indifferenti e approfittatori (e nessuno, non v\u2019\u00e8 dubbio, oserebbe parlare di \u201cdisonesto ricatto emotivo\u201d nel caso del film di De Sica e del pianto finale del piccolo Bruno).<br \/>\nOvviamente, in questo Cafarnao ci si spinge oltre: Zain, nella volutamente provocatoria scena iniziale, intende portare alla sbarra i propri genitori, \u201ccolpevoli\u201d di averlo fatto nascere in tale miseria materiale e umana.<br \/>\nCon un ragionamento forse un poco troppo elaborato per un ragazzino di quell\u2019et\u00e0 che non ha mai frequentato una scuola, Zain in ogni caso porta alla luce ineludibili e spinose questioni di pianificazione familiare e controllo delle nascite, inducendo immancabilmente lo spettatore a riflettere. Arrivando ad indagare dove si pu\u00f2 dire che finisca la pura fatalit\u00e0 (la semplice sfortuna dell\u2019essere nati in contesti simili ed essere di conseguenza costretti ad arrangiarsi come meglio si riesce) e dove invece inizi la responsabilit\u00e0 individuale (per esempio, nella decisione di trascinare in quella stessa crude e invivibile realt\u00e0 nuove vite, per giunta in grande numero, per poi, magari, dare in moglie le femminucce alle prime avvisaglie di pubert\u00e0 [ad un et\u00e0 in cui non pu\u00f2 assolutamente esistere consenso ragionato n\u00e9 tantomeno reciprocit\u00e0], al fine, si suppone, di alleviare un poco il disagio economico).<br \/>\nAltro tema cardine (e conseguente) \u00e8, ovviamente, quello dei diritti negati dell\u2019infanzia.<br \/>\nAl di l\u00e0 di questi aspetti centrali, diversi sono gli ulteriori temi trattati, o anche solamente sfiorati (l\u2019immigrazione, l\u2019emarginazione sociale, il razzismo, la condizione femminile), ma il film non si fa mai predicatorio, ricattatorio, didascalico, ed anzi si mantiene saldamente per quasi tutta la durata (gli ultimi cinque minuti, alla ricerca di una sorta di lieta fine, sono forse un po\u2019 deboli) e coinvolge fin quasi a togliere il respiro (\u201ccolpa\u201d non solo della narrazione, ma di una macchina a mano che tampina costantemente i protagonisti [con una perseveranza che sarebbe piaciuta a Zavattini]).<br \/>\nUn film da vedere, umanista e indimenticabile, che riesce vincitore anche grazie alla straordinaria prova del piccolo protagonista (nella realt\u00e0 un immigrato con vicende similari alle spalle, poi emigrato in Norvegia) e all\u2019ottima fotografia di Aoun.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un ragazzino senza \u2018documenti\u2019. Pochi giorni prima dell\u2019arrivo del corona virus, mentre il gruppetto NonSoChe continuava instancabile le prove dello spettacolo che aveva organizzato per far conoscere la dimensione drammatica dell\u2019essere persona nata e immediatamente privata di un\u2019esistenza riconosciuta tramite il certificato di nascita , stavo considerando non da sola&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7184\" title=\"Read more 16 marzo 2020 &#8211; Nati in Italia senza nome, mai pi\u00f9_3\">Read more &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[15,63],"class_list":["post-7184","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache","tag-anagrafe","tag-pandemonio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7184","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7184"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7184\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7185,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7184\/revisions\/7185"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7184"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7184"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7184"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}