{"id":7299,"date":"2020-05-31T06:25:38","date_gmt":"2020-05-31T06:25:38","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=7299"},"modified":"2020-05-31T06:27:26","modified_gmt":"2020-05-31T06:27:26","slug":"31-maggio-2020-il-vescovo-di-roma-ai-sacerdoti-della-sua-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7299","title":{"rendered":"31 maggio 2020  &#8211;  Il Vescovo di Roma ai sacerdoti della sua diocesi"},"content":{"rendered":"<p>LETTERA DEL SANTO PADRE AI SACERDOTI DELLA DIOCESI DI ROMA<br \/>\nCari fratelli,<br \/>\nin questo tempo pasquale pensavo di incontrarvi e celebrare insieme la Messa Crismale. Non essendo possibile una celebrazione di carattere diocesano, vi scrivo questa lettera. La nuova fase che iniziamo ci chiede saggezza, lungimiranza e impegno comune, in modo che tutti gli sforzi e i sacrifici fatti finora non siano vani.<br \/>\nDurante questo tempo di pandemia, molti di voi hanno condiviso con me, per posta elettronica o telefono, che cosa significava questa situazione imprevista e sconcertante. Cos\u00ec, senza poter uscire n\u00e9 avere un contatto diretto, mi avete permesso di conoscere \u201cdi prima mano\u201d ci\u00f2 che stavate vivendo. Questa condivisione ha nutrito la mia preghiera, in molti casi per ringraziare della testimonianza coraggiosa e generosa che ricevevo da voi; in altri, era la supplica e l\u2019intercessione fiduciosa nel Signore che sempre tende la sua mano (cfr Mt 14,31). Sebbene fosse necessario mantenere il distanziamento sociale, questo non ha impedito di rafforzare il senso di appartenenza, di comunione e di missione che ci ha aiutato a far s\u00ec che la carit\u00e0, specialmente con le persone e le comunit\u00e0 pi\u00f9 svantaggiate, non fosse messa in quarantena. Ho potuto constatare, in quei dialoghi sinceri, che la necessaria distanza non era sinonimo di ripiegamento o chiusura in s\u00e9 che anestetizza, addormenta e spegne la missione.<br \/>\nIncoraggiato da questi scambi, vi scrivo perch\u00e9 voglio essere pi\u00f9 vicino a voi per accompagnare, condividere e confermare il vostro cammino. La speranza dipende anche da noi e richiede che ci aiutiamo a mantenerla viva e operante; quella speranza contagiosa che si coltiva e si rafforza nell\u2019incontro con gli altri e che, come dono e compito, ci \u00e8 data per costruire la nuova \u201cnormalit\u00e0\u201d che tanto desideriamo.<br \/>\nVi scrivo guardando alla prima comunit\u00e0 apostolica, che pure visse momenti di confinamento, isolamento, paura e incertezza. Trascorsero cinquanta giorni tra l\u2019immobilit\u00e0, la chiusura, e l\u2019annuncio incipiente che avrebbe cambiato per sempre la loro vita. I discepoli, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano per paura, furono sorpresi da Ges\u00f9 che \u00abstette in mezzo e disse loro: \u201cPace a voi!\u201d. Detto questo, mostr\u00f2 loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Ges\u00f9 disse loro di nuovo: \u201cPace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi\u201d. Detto questo, soffi\u00f2 e disse loro: \u201cRicevete lo Spirito Santo\u201d\u00bb (Gv 20,19-22). Che anche noi ci lasciamo sorprendere!<br \/>\n\u00abMentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore\u00bb (Gv 20,19)<br \/>\nOggi come ieri sentiamo che \u00able gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d\u2019oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi \u00e8 di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore\u00bb (Gaudium et spes, 1). Come conosciamo bene tutto questo! Tutti abbiamo ascoltato i numeri e le percentuali che giorno dopo giorno ci assalivano; abbiamo toccato con mano il dolore della nostra gente. Ci\u00f2 che arrivava non erano dati lontani: le statistiche avevano nomi, volti, storie condivise. Come comunit\u00e0 presbiterale non siamo stati estranei a questa realt\u00e0 e non siamo stati a guardarla alla finestra; inzuppati dalla tempesta che infuriava, voi vi siete ingegnati per essere presenti e accompagnare le vostre comunit\u00e0: avete visto arrivare il lupo e non siete fuggiti n\u00e9 avete abbandonato il gregge (cfr Gv 10,12-13).<br \/>\nAbbiamo patito la perdita repentina di familiari, vicini, amici, parrocchiani, confessori, punti di riferimento della nostra fede. Abbiamo visto i volti sconsolati di coloro che non hanno potuto stare vicino e dire addio ai propri cari nelle loro ultime ore. Abbiamo visto la sofferenza e l\u2019impotenza degli operatori sanitari che, sfiniti, si esaurivano in interminabili giornate di lavoro preoccupati di soddisfare cos\u00ec tante richieste. Tutti abbiamo sentito l\u2019insicurezza e la paura di lavoratori e volontari che si esponevano quotidianamente perch\u00e9 i servizi essenziali fossero assicurati; e anche per accompagnare e prendersi cura di coloro che, a causa della loro esclusione e vulnerabilit\u00e0, subivano ancora di pi\u00f9 le conseguenze di questa pandemia. Abbiamo ascoltato e visto le difficolt\u00e0 e i disagi del confinamento sociale: la solitudine e l\u2019isolamento soprattutto degli anziani; l\u2019ansia, l\u2019angoscia e il senso di non-protezione di fronte all\u2019incertezza lavorativa e abitativa; la violenza e il logoramento nelle relazioni. La paura ancestrale del contagio \u00e8 tornata a colpire con forza. Abbiamo condiviso anche le angoscianti preoccupazioni di intere famiglie che non sanno cosa mettere nei piatti la prossima settimana.<br \/>\nAbbiamo sperimentato la nostra stessa vulnerabilit\u00e0 e impotenza. Come il forno prova i vasi del vasaio, cos\u00ec siamo stati messi alla prova (cfr Sir 27,5). Frastornati da tutto ci\u00f2 che accadeva, abbiamo sentito in modo amplificato la precariet\u00e0 della nostra vita e degli impegni apostolici. L\u2019imprevedibilit\u00e0 della situazione ha messo in luce la nostra incapacit\u00e0 di convivere e confrontarci con l\u2019ignoto, con ci\u00f2 che non possiamo governare o controllare e, come tutti, ci siamo sentiti confusi, impauriti, indifesi. Viviamo anche quella rabbia sana e necessaria che ci spinge a non farci cadere le braccia di fronte alle ingiustizie e ci ricorda che siamo stati sognati per la Vita. Come Nicodemo, di notte, sorpresi perch\u00e9 \u00abil vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene n\u00e9 dove va\u00bb, ci siamo chiesti: \u00abCome pu\u00f2 accadere questo?\u00bb; e Ges\u00f9 ci ha risposto: \u00abTu sei maestro d\u2019Israele e non conosci queste cose?\u00bb (cfr Gv 3,8-10).<br \/>\nLa complessit\u00e0 di ci\u00f2 che si doveva affrontare non tollerava ricette o risposte da manuale; richiedeva molto pi\u00f9 di facili esortazioni o discorsi edificanti, incapaci di radicarsi e assumere consapevolmente tutto quello che la vita concreta esigeva da noi. Il dolore della nostra gente ci faceva male, le sue incertezze ci colpivano, la nostra comune fragilit\u00e0 ci spogliava di ogni falso compiacimento idealistico o spiritualistico, come pure di ogni tentativo di fuga puritana. Nessuno \u00e8 estraneo a tutto ci\u00f2 che accade. Possiamo dire che abbiamo vissuto comunitariamente l\u2019ora del pianto del Signore: abbiamo pianto davanti alla tomba dell\u2019amico Lazzaro (cfr Gv 11,35), davanti alla chiusura del suo popolo (cfr Lc 13,14; 19,41), nella notte oscura del Getsemani (cfr Mc 14,32-42; Lc 22,44). \u00c8 anche l\u2019ora del pianto del discepolo davanti al mistero della Croce e del male che colpisce tanti innocenti. \u00c8 il pianto amaro di Pietro dopo il rinnegamento (cfr Lc 22,62), quello di Maria Maddalena davanti al sepolcro (cfr Gv 20,11).<br \/>\nSappiamo che in tali circostanze non \u00e8 facile trovare la strada da percorrere, e nemmeno mancheranno le voci che diranno tutto quello che si sarebbe potuto fare di fronte a questa realt\u00e0 sconosciuta. I nostri modi abituali di relazionarci, organizzare, celebrare, pregare, convocare e persino affrontare i conflitti sono stati modificati e messi in discussione da una presenza invisibile che ha trasformato la nostra quotidianit\u00e0 in avversit\u00e0. Non si tratta solo di un fatto individuale, familiare, di un determinato gruppo sociale o di un Paese. Le caratteristiche del virus fanno scomparire le logiche con cui eravamo abituati a dividere o classificare la realt\u00e0. La pandemia non conosce aggettivi, confini e nessuno pu\u00f2 pensare di cavarsela da solo. Siamo tutti colpiti e coinvolti.<br \/>\nLa narrativa di una societ\u00e0 della profilassi, imperturbabile e sempre pronta al consumo indefinito \u00e8 stata messa in discussione, rivelando la mancanza di immunit\u00e0 culturale e spirituale davanti ai conflitti. Una serie di vecchi e nuovi interrogativi e problemi (che molte regioni ritenevano superati e consideravano cose del passato) hanno occupato l\u2019orizzonte e l\u2019attenzione. Domande che non troveranno risposta semplicemente con la riapertura delle varie attivit\u00e0; piuttosto sar\u00e0 indispensabile sviluppare un ascolto attento ma pieno di speranza, sereno ma tenace, costante ma non ansioso che possa preparare e spianare le strade che il Signore ci chiama a percorrere (cfr Mc 1,2-3). Sappiamo che dalla tribolazione e dalle esperienze dolorose non si esce uguali a prima. Dobbiamo essere vigilanti e attenti. Il Signore stesso, nella sua ora cruciale, preg\u00f2 per questo: \u00abNon prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno\u00bb (Gv 17,15). Esposti e colpiti personalmente e comunitariamente nella nostra vulnerabilit\u00e0 e fragilit\u00e0 e nei nostri limiti, corriamo il grave rischio di ritirarci e di stare a \u201crimuginare\u201d la desolazione che la pandemia ci presenta, come pure di esasperarci in un ottimismo illimitato, incapace di accettare la reale dimensione degli eventi (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 226-228).<br \/>\nLe ore di tribolazione chiamano in causa la nostra capacit\u00e0 di discernimento per scoprire quali sono le tentazioni che minacciano di intrappolarci in un\u2019atmosfera di sconcerto e confusione, per poi farci cadere in un andazzo che impedir\u00e0 alle nostre comunit\u00e0 di promuovere la vita nuova che il Signore Risorto ci vuole donare. Sono diverse le tentazioni, tipiche di questo tempo, che possono accecarci e farci coltivare certi sentimenti e atteggiamenti che non permettono alla speranza di stimolare la nostra creativit\u00e0, il nostro ingegno e la nostra capacit\u00e0 di risposta. Dal voler assumere onestamente la gravit\u00e0 della situazione, ma cercando di risolverla solo con attivit\u00e0 sostitutive o palliative aspettando che tutto ritorni alla \u201cnormalit\u00e0\u201d, ignorando le ferite profonde e il numero di persone cadute nel frattempo; fino al rimanere immersi in una certa paralizzante nostalgia del recente passato che ci fa dire \u201cniente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima\u201d e ci rende incapaci di invitare gli altri a sognare e ad elaborare nuove strade e nuovi stili di vita.<br \/>\n\u00abVenne Ges\u00f9, stette in mezzo e disse loro: \u201cPace a voi!\u201d. Detto questo, mostr\u00f2 loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Ges\u00f9 disse loro di nuovo: \u201cPace a voi!\u201d\u00bb (Gv 20,19-21).<br \/>\nIl Signore non ha scelto o cercato una situazione ideale per irrompere nella vita dei suoi discepoli. Certamente avremmo preferito che tutto ci\u00f2 che \u00e8 accaduto non fosse successo, ma \u00e8 successo; e come i discepoli di Emmaus, possiamo anche continuare a mormorare rattristati lungo la strada (cfr Lc 24,13-21). Presentandosi nel Cenacolo a porte chiuse, in mezzo all\u2019isolamento, alla paura e all\u2019insicurezza in cui vivevano, il Signore \u00e8 stato in grado di trasformare ogni logica e dare un nuovo significato alla storia e agli eventi. Ogni tempo \u00e8 adatto per l\u2019annuncio della pace, nessuna circostanza \u00e8 priva della sua grazia. La sua presenza in mezzo al confinamento e alle assenze forzate annuncia, per i discepoli di ieri come per noi oggi, un nuovo giorno capace di mettere in discussione l\u2019immobilit\u00e0 e la rassegnazione e di mobilitare tutti i doni al servizio della comunit\u00e0. Con la sua presenza, il confinamento \u00e8 diventato fecondo dando vita alla nuova comunit\u00e0 apostolica.<br \/>\nDiciamolo con fiducia e senza paura: \u00abDove abbond\u00f2 il peccato, sovrabbond\u00f2 la grazia\u00bb (Rm 5,20). Non temiamo gli scenari complessi che abitiamo perch\u00e9 l\u00ec, in mezzo a noi, c\u2019\u00e8 il Signore; Dio ha sempre compiuto il miracolo di generare buoni frutti (cfr Gv 15,5). La gioia cristiana nasce proprio da questa certezza. In mezzo alle contraddizioni e all\u2019incomprensibile che ogni giorno dobbiamo affrontare, sommersi e persino storditi da tante parole e connessioni, si nasconde la voce del Risorto che ci dice: \u00abPace a voi!\u00bb.<br \/>\n\u00c8 confortante prendere il Vangelo e contemplare Ges\u00f9 in mezzo al suo popolo, mentre accoglie e abbraccia la vita e le persone cos\u00ec come si presentano. I suoi gesti danno corpo al bellissimo canto di Maria: \u00abHa disperso i superbi nei pensieri del loro cuore. Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili\u00bb (Lc 1,51-52). Egli stesso ha offerto le sue mani e il suo costato ferito come una via di risurrezione. Non nasconde n\u00e9 dissimula le sue piaghe; anzi, invita Tommaso a toccare con mano come un costato ferito pu\u00f2 essere fonte di Vita in abbondanza (cfr Gv 20,27-29).<br \/>\nIn ripetute occasioni, come accompagnatore spirituale, ho potuto essere testimone del fatto che \u00abla persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore, \u00e8 capace di raggiungere le profondit\u00e0 della vita e di essere veramente felice. Quella persona \u00e8 consolata, ma con la consolazione di Ges\u00f9 e non con quella del mondo. Cos\u00ec pu\u00f2 avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smette di fuggire dalle situazioni dolorose. In tal modo scopre che la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l\u2019angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri. Questa persona sente che l\u2019altro \u00e8 carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano. Cos\u00ec \u00e8 possibile accogliere quell\u2019esortazione di san Paolo: \u201cPiangete con quelli che sono nel pianto\u201d (Rm 12,15). Saper piangere con gli altri, questo \u00e8 santit\u00e0\u00bb (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 76).<br \/>\n\u00ab\u201cCome il Padre ha mandato me, anche io mando voi\u201d. Detto questo, soffi\u00f2 e disse loro: \u201cRicevete lo Spirito Santo\u201d\u00bb (Gv 20,21-22).<br \/>\nCari fratelli, in quanto comunit\u00e0 presbiterale siamo chiamati ad annunciare e profetizzare il futuro, come la sentinella che annuncia l\u2019aurora che porta un nuovo giorno (cfr Is 21,11): o sar\u00e0 qualcosa di nuovo, o sar\u00e0 di pi\u00f9, molto di pi\u00f9 e peggio del solito. La Risurrezione non \u00e8 solo un evento storico del passato da ricordare e celebrare; \u00e8 di pi\u00f9, molto di pi\u00f9: \u00e8 l\u2019annuncio della salvezza di un tempo nuovo che risuona e gi\u00e0 irrompe oggi: \u00abProprio ora germoglia, non ve ne accorgete?\u00bb (Is 43,19); \u00e8 l\u2019ad-venire che il Signore ci chiama a costruire. La fede ci permette una realistica e creativa immaginazione, capace di abbandonare la logica della ripetizione, della sostituzione o della conservazione; ci invita ad instaurare un tempo sempre nuovo: il tempo del Signore. Se una presenza invisibile, silenziosa, espansiva e virale ci ha messo in crisi e ci ha sconvolto, lasciamo che quest\u2019altra Presenza discreta, rispettosa e non invasiva ci chiami di nuovo e ci insegni a non avere paura di affrontare la realt\u00e0. Se una presenza impalpabile \u00e8 stata in grado di scompaginare e ribaltare le priorit\u00e0 e le apparentemente inamovibili agende globali che tanto soffocano e devastano le nostre comunit\u00e0 e nostra sorella terra, non temiamo che sia la presenza del Risorto a tracciare il nostro percorso, ad aprire orizzonti e a darci il coraggio di vivere questo momento storico e singolare. Un pugno di uomini paurosi \u00e8 stato capace di iniziare una corrente nuova, annuncio vivo del Dio con noi. Non temete! \u00abLa forza della testimonianza dei santi sta nel vivere le Beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale\u00bb (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 109).<br \/>\nLasciamoci sorprendere ancora una volta dal Risorto. Che sia Lui, dal suo costato ferito, segno di quanto diventa dura e ingiusta la realt\u00e0, a spingerci a non voltare le spalle alla dura e difficile realt\u00e0 dei nostri fratelli. Che sia Lui a insegnarci ad accompagnare, curare e fasciare le ferite del nostro popolo, non con timore ma con l\u2019audacia e la prodigalit\u00e0 evangelica della moltiplicazione dei pani (cfr Mt 14,15-21); con il coraggio, la premura e la responsabilit\u00e0 del samaritano (cfr Lc 10,33-35); con la gioia e la festa del pastore per la sua pecora ritrovata (cfr Lc 15,4-6); con l\u2019abbraccio riconciliante del padre che conosce il perdono (cfr Lc 15,20); con la piet\u00e0, la delicatezza e la tenerezza di Maria di Betania (cfr Gv 12,1-3); con la mansuetudine, la pazienza e l\u2019intelligenza dei discepoli missionari del Signore (cfr Mt 10,16-23). Che siano le mani piagate del Risorto a consolare le nostre tristezze, a risollevare la nostra speranza e a spingerci a cercare il Regno di Dio al di l\u00e0 dei nostri rifugi abituali.Lasciamoci sorprendere anche dal nostro popolo fedele e semplice, tante volte provato e lacerato, ma anche visitato dalla misericordia del Signore. Che questo popolo ci insegni a plasmare e temperare il nostro cuore di pastori con la mitezza e la compassione, con l\u2019umilt\u00e0 e la magnanimit\u00e0 della resistenza attiva, solidale, paziente e coraggiosa, che non resta indifferente, ma smentisce e smaschera ogni scetticismo e fatalismo. Quanto c\u2019\u00e8 da imparare dalla forza del Popolo fedele di Dio che trova sempre il modo di soccorrere e accompagnare chi \u00e8 caduto! La Risurrezione \u00e8 l\u2019annuncio che le cose possono cambiare. Lasciamo che sia la Pasqua, che non conosce frontiere, a condurci creativamente nei luoghi dove la speranza e la vita stanno combattendo, dove la sofferenza e il dolore diventano uno spazio propizio per la corruzione e la speculazione, dove l\u2019aggressivit\u00e0 e la violenza sembrano essere l\u2019unica via d\u2019uscita.<br \/>\nCome sacerdoti, figli e membri di un popolo sacerdotale, ci spetta assumere la responsabilit\u00e0 per il futuro e proiettarlo come fratelli. Mettiamo nelle mani piagate del Signore, come offerta santa, la nostra fragilit\u00e0, la fragilit\u00e0 del nostro popolo, quella dell\u2019umanit\u00e0 intera. Il Signore \u00e8 Colui che ci trasforma, che si serve di noi come del pane, prende la nostra vita nelle sue mani, ci benedice, ci spezza e ci condivide e ci d\u00e0 al suo popolo. E con umilt\u00e0 lasciamoci ungere dalle parole di Paolo affinch\u00e9 si diffondano come olio profumato nei diversi angoli della nostra citt\u00e0 e risveglino cos\u00ec la speranza discreta che molti \u2013 tacitamente \u2013 custodiscono nel loro cuore: \u00abSiamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Ges\u00f9, perch\u00e9 anche la vita di Ges\u00f9 si manifesti nel nostro corpo\u00bb (2 Cor 4,8-10). Partecipiamo con Ges\u00f9 alla sua passione, la nostra passione, per vivere anche con Lui la forza della risurrezione: certezza dell\u2019amore di Dio capace di muovere le viscere e di uscire agli incroci delle strade per condividere \u201cla Buona Notizia con i poveri, per annunciare la liberazione ai prigionieri e la vista ai ciechi, per dare libert\u00e0 agli oppressi e proclamare un anno di grazia dal Signore\u201d (cfr Lc 4,18-19), con la gioia che tutti possono partecipare attivamente con la loro dignit\u00e0 di figli del Dio vivente.<br \/>\nTutte queste cose, che ho pensato e sentito durante questo tempo di pandemia, voglio condividerle fraternamente con voi, perch\u00e9 ci aiutino nel cammino della lode al Signore e del servizio ai fratelli. Spero che a tutti noi servano per \u201camare e servire di pi\u00f9\u201d.<br \/>\nIl Signore Ges\u00f9 vi benedica e la Vergine Santa vi protegga. E, per favore, vi chiedo di non dimenticarvi di pregare per me.<br \/>\nFraternamente,<br \/>\nFrancesco<br \/>\nRoma, presso San Giovanni in Laterano, 31 maggio 2020, Solennit\u00e0 di Pentecoste.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/letters\/2020\/documents\/papa-francesco_20200531_lettera-sacerdoti.html?fbclid=IwAR1j4v-OdhIdQdh64DrEXhc_EJnEaG6JoxHuEJ8eDxYuELvWZcK9R5I4sRo\">http:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/letters\/2020\/documents\/papa-francesco_20200531_lettera-sacerdoti.html?fbclid=IwAR1j4v-OdhIdQdh64DrEXhc_EJnEaG6JoxHuEJ8eDxYuELvWZcK9R5I4sRo<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LETTERA DEL SANTO PADRE AI SACERDOTI DELLA DIOCESI DI ROMA Cari fratelli, in questo tempo pasquale pensavo di incontrarvi e celebrare insieme la Messa Crismale. Non essendo possibile una celebrazione di carattere diocesano, vi scrivo questa lettera. 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