{"id":7319,"date":"2020-06-06T09:54:29","date_gmt":"2020-06-06T09:54:29","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=7319"},"modified":"2020-06-07T16:57:17","modified_gmt":"2020-06-07T16:57:17","slug":"6-giugno-2020-non-dimentico-il-vescovo-romero-e-lavvocata-marianela-garcia-vilas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7319","title":{"rendered":"6 giugno 2020   &#8211;  Non dimentico il vescovo Romero e l&#8217;avvocata Marianela Garcia Vilas"},"content":{"rendered":"<p><em>Prima di ricopiare l&#8217;articolo pubblicato\u00a0 recentemente su Internazionale voglio ricordare alcune date<\/em><br \/>\n<em>&#8211; 24 marzo 1980 assassinio del vescovo salvadoregno Romero, canonizzato da papa Francesco\u00a0 il 14 ottobre 2018 e citato nell&#8217;articolo che segue ;<br \/>\n<\/em>&#8211;<em> 13 marzo 1983 assassinio dell\u2019avvocata Marianela Garcia Vilas che sostenne nell&#8217;esercizio coraggioso della sua professione le vittime della violenza e fu collaboratrice del vescovo Romero<\/em><br \/>\n<em>L\u2019ho ricordata in diariealtro in occasione dell&#8217;informazione che pubblicavo su un altro impegno per la giustizia esercitato in tempi e luoghi a noi pi\u00f9 vicini da una professionista donna <\/em><br \/>\n<em>il 20 gennaio 2019 &#8216;stragi del mare e della burocrazia&#8217; (link in fondo)<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-7327\" src=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/corpi_155641-md-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/corpi_155641-md-300x200.jpg 300w, https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/corpi_155641-md-768x512.jpg 768w, https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/corpi_155641-md-150x100.jpg 150w, https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/corpi_155641-md.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>AUTORITRATTO DI UNO STATO DIVENTATO BRUTALE COME LE GANG<\/strong><br \/>\n<strong>Carlos Dada, El Faro, El Salvador 29 maggio 2020<\/strong><br \/>\nLe fotografie hanno un\u2019estetica morbosa. File interminabili di uomini delle gang posizionati come se remassero coordinati, o provassero una coreografia sincronizzata. Una massa che distrugge ogni individualit\u00e0 e privilegia le geometrie dell\u2019insieme; un organismo fatto di uomini uguali, prodotti in serie, rasati a zero, denudati a eccezione delle mutande bianche, pieni di tatuaggi, seduti con le gambe aperte per toccare con il petto la persona di fronte, con le mani ammanettate dietro la schiena, inevitabilmente a contatto con l\u2019inguine e i testicoli del detenuto alle spalle, che ha a sua volta le mani ammanettate dietro, le gambe aperte e la testa appoggiata sulla spalla del detenuto di fronte. Attaccato uno all\u2019altro. L\u2019altro a un altro ancora. E cos\u00ec all\u2019infinito, a perdita d\u2019occhio.<br \/>\nAttaccati al punto che, se a una delle estremit\u00e0 qualcuno collegasse dell\u2019elettricit\u00e0, questa si trasmetterebbe come una catena fino all\u2019altra estremit\u00e0. Oppure un virus.<br \/>\nSe non ci fosse una macchina fotografica a immortalarla, la scena non avrebbe alcun senso. I detenuti sono stati tirati fuori dalle loro celle, disposti nel cortile fino a creare un assemblaggio ideale per i fotografi del governo di El Salvador. Il ritratto pianificato di un insieme di criminali, come un mostro dalle mille teste, sottomesso dalla mano pesante dell\u2019esercito. Mano pesante. Ancora una volta.<\/p>\n<p><strong>Grande ondata di omicidi<\/strong><br \/>\nNon c\u2019\u00e8 niente di spontaneo in queste scene. Diffuse dalla presidenza, le foto hanno occupato le prime pagine di riviste di tutto il mondo, sorprendendo i loro caporedattori non solo per la forza visiva, ma anche per il significato che veicolano: propaganda, populismo, brutalit\u00e0 premeditata. Un ammasso di esseri umani voluto dal governo salvadoregno in piena pandemia da coronavirus. Il tutto accompagnato da un tweet del presidente Nayib Bukele, che autorizzava la polizia a ricorrere alla \u201cforza letale\u201d nella lotta alle gang criminali.<br \/>\nNel Salvador invece le immagini, come il tweet presidenziale, sono state apprezzate, probabilmente per le stesse ragioni. Com\u2019\u00e8 possibile che i salvadoregni festeggino quel che fuori del paese \u00e8 condannato con tanto vigore?<br \/>\nLe foto sono state scattate dopo la pi\u00f9 grande ondata di omicidi che questo governo abbia mai affrontato, attribuita ai membri delle bande criminali Mara Salvatrucha e Barrio 18. Sessanta morti in tre giorni, tra cui piccoli commercianti, venditori ambulanti e fornai, uccisi per non aver pagato il denaro dell\u2019estorsione. Cos\u00ec ha vissuto buona parte dei salvadoregni negli ultimi tre decenni: sottomessa alla volont\u00e0 dei criminali che violentano le sue figlie, che uccidono i suoi figli, che estorcono e controllano intere comunit\u00e0.<br \/>\nLo ammetto: dopo anni passati ad ascoltare i racconti degli orrori commessi dai delinquenti, non ho pi\u00f9 lo stomaco di dire niente a loro discolpa. Capisco che sono un doloroso monito per tutto il male che abbiamo fatto come societ\u00e0, che loro stessi sono vittime dell\u2019abbandono dello stato. Che sono cresciuti in un mondo che gli ha dato poche possibilit\u00e0, nel quale il crimine dava un senso a una vita condannata alla miseria e nella quale la violenza era l\u2019unico strumento di potere o di sopravvivenza<\/p>\n<p><strong>NON SI DOVREBBERO TRARRE LEZIONI MORALI DAI CITTADINI DISPERATI. N\u00c9 ESIGERLE<\/strong><br \/>\nCapisco tutto questo. Ma ogni volta che ripenso alle madri che cercano i loro figli, o in lacrime per l\u2019assassinio delle loro figlie, provo una stretta allo stomaco. Ogni volta che ascolto o leggo testimonianze della loro crudelt\u00e0, molte volte descritte da loro stessi, mi sento disgustato. Sono azioni abominevoli. E allora penso: se mi sento cos\u00ec io, chiss\u00e0 come soffrono i familiari di queste vittime.<br \/>\nPoche cose mi paiono pi\u00f9 naturali del fatto che queste madri e questi padri approvino qualsiasi atto di repressione esercitato su questi criminali, e che le famiglie si sentano vendicate da qualsiasi azione che provochi sofferenza ai responsabili del loro dolore. Per questo capisco che si ammettano le immagini dei detenuti messi in fila, che siano approvate le esecuzioni extragiudiziali che i poliziotti commettono contro i presunti malviventi, anche se gi\u00e0 immobilizzati, e l\u2019invito di Bukele a poliziotti e soldati di ricorrere alla \u201cforza letale\u201d.<br \/>\nIl ragionamento \u00e8 molto semplice: se le gang sono responsabili della maggior parte degli omicidi; se sottomettono centinaia di migliaia di salvadoregni al loro crudele dominio; se violentano le loro figlie, assassinano i loro figli, li ricattano con le estorsioni\u2026 Se sono insomma il cancro della nostra societ\u00e0, perch\u00e9 criticare chi contribuisce, in qualsiasi modo, a estirpare questo tumore? \u00c8 questa la logica di fondo delle spirali della violenza. Per\u00f2 non si dovrebbero trarre lezioni morali dai cittadini disperati. N\u00e9 esigerle.<\/p>\n<p><strong>Difendere lo stato di diritto<\/strong><br \/>\nIl problema sorge quando sono le nostre autorit\u00e0 a violare la legge. Quando poliziotti o soldati si trasformano in rapitori, giudici ed esecutori. Quando il presidente s\u2019impegna a usare tutte le risorse dello stato per difendere poliziotti che hanno abusato di questa forza letale. Quando, in piena pandemia, si organizza un\u2019azione di sovraffollamento per inviare un messaggio politico, tramite le immagini di una coreografia grottesca. Il disprezzo per i diritti umani \u00e8 scandaloso. S\u00ec, \u00e8 immorale. Ma \u00e8 anche illegale.<br \/>\nDalle autorit\u00e0 dobbiamo aspettarci, ed esigere, il rispetto delle leggi e azioni esercitate nei limiti delle leggi. Altrimenti delegittimano il sistema e le istituzioni della repubblica. Cancellano quello stesso stato di diritto che sarebbero obbligate a garantire e che gli conferisce, giustamente, autorit\u00e0. E devono rispettare le leggi con tutti i cittadini. Con quelli che sono stati buoni, ma anche con quelli che sono stati cattivi. La punizione di questi ultimi, per aver attentato al nostro contratto sociale o ai nostri diritti, \u00e8 effettivamente contemplata dalla legge. \u00c8 la nostra unica giustificazione, come societ\u00e0, per mantenere degli esseri umani chiusi nelle nostre prigioni: \u00e8 la punizione prevista per quanti violano la legge. \u00c8 un principio elementare per la vita di una comunit\u00e0: tutti abbiamo dei diritti e le autorit\u00e0 sono obbligate non solo a rispettare i nostri diritti, ma a garantirli.<\/p>\n<p><strong>QUASI TUTTI GLI UOMINI DELLE GANG CHE APPAIONO IN QUELLE FOTO, ERANO DEI BAMBINI NEL 2003<\/strong><br \/>\nHa ragione chi dice che gli uomini delle gang sono i primi a non riconoscere i diritti degli altri. Noi tutti c\u2019indigniamo per ogni nuova notizia delle atrocit\u00e0 commesse da molti di loro. Ma questo non esonera lo stato dal rispettare i suoi obblighi legali. In questo consiste lo stato di diritto. Quando la polizia o il presidente violano la legge non stanno proteggendo i loro cittadini, ma tradendo i meccanismi concepiti per difenderli, ovvero le leggi e i tribunali che applicano la giustizia. Quel che fanno \u00e8 trascinare il paese in una situazione alla \u201csi salvi chi pu\u00f2\u201d in cui le leggi non proteggono pi\u00f9 i cittadini, ma solo la capacit\u00e0 di esercitare violenza.<br \/>\n\u201cNon si pu\u00f2 fare il male per ottenere il bene\u201d, era stato il monito di monsignor Romero in una delle sue lettere pastorali, e lo ha ripetuto pi\u00f9 volte nelle sue omelie. Quando si compie il male, ne conseguono mali maggiori.<br \/>\nQuasi tutti i membri delle gang che appaiono ammassati nelle foto diffuse dal palazzo presidenziale, erano dei bambini nel 2003. Quell\u2019anno il presidente Francisco Flores lanci\u00f2 la prima campagna di repressione delle bande. Incaric\u00f2 poliziotti di sfondare le porte nelle comunit\u00e0 pi\u00f9 povere, a mezzanotte, con il fucile spianato e di compiere enormi retate di ragazzi tatuati. In quelle stesse case vivevano quei bambini: fratelli, vicini o figli delle persone arrestate. Cosa speravamo che ne fosse di loro? E cosa ci aspettavamo che ne fosse della polizia, dopo che \u00e8 stata lasciata impunita la prima esecuzione extragiudiziale, e poi la seconda, e la terza?<br \/>\n\u00c8 una costante della nostra storia: quando lo stato infrange le leggi non fa altro che perpetuare il ciclo della violenza. Lo sappiamo perch\u00e9 politici di diversi partiti hanno utilizzato le gang a fini elettorali. La loro intenzione non \u00e8 sradicare la violenza, bens\u00ec sfruttare la disperazione delle vittime che chiedono soluzioni urgenti a problemi urgenti. Perci\u00f2 espongono pubblicamente i criminali cosicch\u00e9 la gente gli sputi addosso, gli dimostri il proprio disprezzo, gli auguri di essere uccisi dal virus, di ammazzarsi tra di loro o per mano della polizia. O scendono a patti con le gang perch\u00e9 riducano gli omicidi, trasformandole cos\u00ec in attori politici.<br \/>\nLa violenza, ripeteva Romero, pu\u00f2 essere sradicata solo occupandosi delle sue cause strutturali. Romero \u00e8 stato il pi\u00f9 importante difensore dei diritti umani. Le autorit\u00e0 che violano la legge, ammoniva, devono rispondere di questi crimini.<br \/>\nMi preme ricordarlo perch\u00e9 Nayib Bukele \u00e8 gi\u00e0 il terzo presidente che, esponendo il ritratto di Romero nel palazzo presidenziale, autorizza violazioni dei diritti umani e si scaglia contro le organizzazioni che difendono questi princ\u00ecpi fondamentali. Non che i presidenti precedenti avessero evitato il terreno della brutalit\u00e0: ma non esibivano il ritratto di \u00d3scar Romero nel palazzo presidenziale, una consuetudine inaugurata da Mauricio Funes.<\/p>\n<p><strong>Lo stato imbarbarito<\/strong><br \/>\nBukele non si \u00e8 comportato diversamente. Nelle ultime settimane ha accusato le organizzazioni per i diritti umani di essere \u201corganizzazioni di facciata\u201d che difendono interessi nascosti. \u00c8 una retorica che sfortunatamente in El Salvador conosciamo bene, gi\u00e0 da prima che cominciasse la guerra. E ogni volta la usano coloro che giustificano la violazione dei diritti umani in nome della lotta ai nemici del popolo.<br \/>\nQuelle foto degli uomini delle gang in carcere, ammassati gli uni accanto agli altri, sono autoritratti dello stato. Nati come strumento di propaganda \u2013 immagine, violenza, politica \u2013 portano lo stato sullo stesso piano morale delle gang, quello di organizzazioni criminali. Mi spiego: le gang assassinano, stuprano, commettono estorsioni, sottomettono, minacciano; hanno all\u2019attivo una lista lunghissima di barbarie, di atti inumani. Lo stato, invece, \u00e8 umanista per concezione (l\u2019essere umano, dice il primo articolo della costituzione, \u00e8 l\u2019origine e il fine dell\u2019attivit\u00e0 dello stato). \u00c8 civilizzato. \u00c8 una differenza fondamentale. Lo stato possiede il monopolio della forza, ma perch\u00e9 sia legittima dev\u2019essere usata rispettando rigorosamente le leggi.<br \/>\nNella strategia contro le gang o contro le bande di rapitori o trafficanti di droga, quel che \u00e8 in gioco \u00e8 proprio il trionfo dello stato (istituzionale, costituzionale, legale) su quanti minacciano tali valori. Vale a dire il trionfo della civilt\u00e0 sulla barbarie. Il paradosso \u00e8 che, invece di cambiare i criminali, di renderli civili, \u00e8 lo stato a essersi imbarbarito. Se questa \u00e8 una guerra tra le gang e lo stato, come sostenuto dal governo, allora \u00e8 chiaro chi \u00e8 che sta vincendo<\/p>\n<p><strong>AL PRESIDENTE BUKELE DANNO FASTIDIO LE LEGGI, MA ANCHE I DIRITTI UMANI<\/strong><br \/>\nIl 28 aprile, dopo l\u2019ondata di critiche arrivate da organizzazioni legali e di difesa dei diritti umani, nazionali e internazionali, Bukele ha twittato: \u201cSappiamo tutti qual \u00e8 il loro programma internazionale, che non ha nulla a che fare con i diritti umani. Il suo programma \u00e8 difendere coloro che violentano, rapiscono, uccidono e fanno a pezzi\u201d. L\u2019attacco \u00e8 continuato il 2 maggio: \u201cConosciamo il programma di queste ong di facciata, finanziate da poteri oscuri, che vogliono vedere l\u2019America Latina trascinata nel caos. Grazie a Dio, le loro comunicazioni e lettere sono irrilevanti in El Salvador\u201d. Si tratta di una posizione molto diffusa in America Latina: siccome i difensori dei diritti umani tacciono quando sono i criminali a violare i diritti, e protestano quando sono questi ultimi a essere colpiti, allora queste organizzazioni difendono i criminali. La cosa \u00e8, ovviamente, falsa.<br \/>\nCi sono cose che le persone accusate di violazione dei diritti umani cercano quasi invariabilmente di ignorare: i cittadini colpiti dalle azioni di altre persone (le vittime di rapine, atti violenti, omicidi, estorsioni e cos\u00ec via) devono poter contare sulla protezione dello stato e sulle sue istituzioni \u2013 pubblico ministero, tribunali \u2013 per ottenere giustizia. Ma chi protegge i cittadini quando \u00e8 lo stato stesso, o alcuni dei suoi funzionari, a violare i diritti dei cittadini?<br \/>\nI difensori dei diritti umani e gli avvocati hanno come compito proprio quello di difendere i cittadini (buoni o cattivi) quando le autorit\u00e0 hanno violato i loro diritti. Per questo sono state create queste figure. In El Salvador, l\u2019ufficio per la difesa dei diritti umani (Pddh) \u00e8 nato nel quadro degli Accordi di pace, per garantire che non ci saremmo pi\u00f9 trovati indifesi di fronte ad abusi di potere. Affinch\u00e9 i cittadini abbiano qualcuno cui rivolgersi quando diventano vittime dello stato. In tutti gli altri casi, anche per le vittime di atti commessi dalle gang, \u00e8 lo stato ad avere il compito di proteggere le persone e i loro diritti. Se le istituzioni non risolvono una questione (per negligenza, malevolenza o corruzione) le vittime possono rivolgersi al Pddh perch\u00e9, oltre che di un delitto, sono vittime di uno stato che non ha reso loro giustizia. Esistono inoltre organizzazioni non governative di difesa dei diritti umani, che hanno come principale funzione la denuncia e il sostegno alle vittime.<\/p>\n<div id=\"p_757215_i_10\" class=\"item_text\">\n<p>A Bukele danno fastidio le leggi, ma anche i diritti umani. La loro realizzazione e la loro difesa ostacolano la concezione del potere di un presidente che non crede di doverlo condividere con altre istituzioni dello stato, e che considera come ostacoli i contrappesi del sistema democratico, siano essi il parlamento, la corte suprema, i tribunali, la Pdhh, i mezzi d\u2019informazione, Human rights watch, Amnesty international, l\u2019Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, i sindacati, l\u2019universit\u00e0 gesuita Uca, l\u2019ordine dei medici o qualsiasi altra organizzazione che critichi il suo operato. E che si frapponga tra i suoi piani e le sue truppe.<\/p>\n<p>Simone Weil, la filosofa francese che tra le due guerre mondiali abbracci\u00f2 il cattolicesimo operaio, aveva riflettuto su queste cose. E concluse che \u201c<em>la brutalit\u00e0, la violenza e la disumanizzazione hanno un prestigio immenso\u2026 Per ottenere un prestigio equivalente, le virt\u00f9 contrarie devono essere esercitate in maniera costante ed efficace\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Quando si combatte la brutalit\u00e0 con altra brutalit\u00e0, quando alla barbarie si risponde con la barbarie, il risultato \u00e8 inequivocabilmente lo stesso: il proseguimento del ciclo della violenza.<\/p>\n<p>Disprezzare i diritti umani e attaccare i difensori dei diritti umani ha l\u2019obiettivo politico, come quasi tutte le espressioni di questa amministrazione, di sviare l\u2019attenzione dal vero problema, che \u00e8 strutturale. Per risolverlo, per spezzare cio\u00e8 il ciclo della violenza, servono esattamente le misure opposte: prestare attenzione alle sue cause strutturali, a partire dal rispetto della legge, ovvero della civilt\u00e0. Anche con gli uomini di una gang.<\/p>\n<p><em>(Traduzione di Federico Ferrone)<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_note\">\n<p>Questo articolo \u00e8 uscito sul giornale online salvadoregno <a href=\"https:\/\/elfaro.net\/es\/202005\/columnas\/24433\/Autorretrato-con-pandilleros.htm\">El Faro<\/a>.<\/p>\n<\/div>\n<p><em>Nayib Bukele<\/em><br \/>\n<em>El uso de la fuerza letal est\u00e1 autorizado para defensa propia o para la defensa de la vida de los salvadore\u00f1os.<\/em><br \/>\n<em>Instamos a la oposici\u00f3n a que se pongan del lado de la gente honrada, y a las instituciones que controlan a dejar de proteger a quienes asesinan a nuestro pueblo.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/carlos-dada\/2020\/05\/29\/salvador-carcere-gang\">https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/carlos-dada\/2020\/05\/29\/salvador-carcere-gang<\/a><br \/>\n<em>Il link consente anche la visibilit\u00e0 delle fotografie<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=6386\"><span style=\"color: #000000;\">Stragi del mare e della burocrazia<\/span> \u00a0\u00a0 https:\/\/diariealtro.it\/?p=6386<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima di ricopiare l&#8217;articolo pubblicato\u00a0 recentemente su Internazionale voglio ricordare alcune date &#8211; 24 marzo 1980 assassinio del vescovo salvadoregno Romero, canonizzato da papa Francesco\u00a0 il 14 ottobre 2018 e citato nell&#8217;articolo che segue ; &#8211; 13 marzo 1983 assassinio dell\u2019avvocata Marianela Garcia Vilas che sostenne nell&#8217;esercizio coraggioso della sua&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7319\" title=\"Read more 6 giugno 2020   &#8211;  Non dimentico il vescovo Romero e l&#8217;avvocata Marianela Garcia Vilas\">Read more &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[25,29,52],"class_list":["post-7319","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache","tag-donne","tag-informazione","tag-violenzanon"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7319","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7319"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7319\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7328,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7319\/revisions\/7328"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7319"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7319"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/diariealtro.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7319"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}