{"id":7389,"date":"2020-07-31T09:51:43","date_gmt":"2020-07-31T09:51:43","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=7389"},"modified":"2020-07-31T10:01:31","modified_gmt":"2020-07-31T10:01:31","slug":"31-luglio-2020-hanno-occhi-per-vedere-e-non-vedono-hanno-orecchi-per-udire-e-non-odono-ez-12-2-per-fortuna-ce-chi-vede-e-ascolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7389","title":{"rendered":"31 luglio 2020 &#8211; Hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono (Ez. 12, 2). Per fortuna c\u2019\u00e8 chi vede e ascolta"},"content":{"rendered":"<p>Ricevo<em> la segnalazione che trascrivo dall\u2019amico <\/em><em>Bo\u017eidar\u00a0 Stani<\/em><em>\u0161<\/em><em>i\u0107 , insegnante e scrittore,\u00a0 che nel 1992 fugg\u00ec da Maglaj, la sua citt\u00e0 il luogo, sfondo del racconto che segue) .<br \/>\nOggi \u00e8 cittadino italiano, autore anche dall&#8217;articolo che mi ha segnalato.\u00a0 \u00a0 \u00a0[fonte 1]<br \/>\nNon \u00e8 la prima storia, fattami conoscere da Bo\u017eidar e non solo: fa parte di storie che si infilano nella mia posta per canali oscurati, ignorati dai media pi\u00f9 diffusi.<br \/>\nIo le pubblico nel mio blog per far memoria di un filo che almeno per me e qualche altro lettore non vuole spezzarsi e pretendere di essere, e di poter essere anche in futuro, testimonianza della \u00a0storia che si sviluppa sotto i nostri occhi e non vogliamo vedere\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 [fonte 3]\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Bosnia Erzegovina: tre ex soldati, un messaggio di pace<\/strong><\/p>\n<p>Il documentario \u201cMaglaj \u2013 guerra e pace\u201d parla di tre ex soldati di Maglaj \u2013 un serbo, un croato e un bosgnacco \u2013 che nella guerra del 1992-95 avevano combattuto l\u2019uno contro l\u2019altro, e oggi di nuovo vivono nella stessa citt\u00e0 e lavorano insieme per costruire un futuro migliore<\/p>\n<p><strong>30\/07\/2020 &#8211;\u00a0 Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107<\/strong><\/p>\n<p>Alla fine di maggio di quest\u2019anno ho ricevuto un invito, a dire il vero inaspettato, dal Centro per la costruzione della pace \u201cKaruna\u201d\u00a0 di Sarajevo per partecipare alla proiezione di un film documentario intitolato \u201cMaglaj \u2013 rat i mir\u00a0 \u201d [Maglaj \u2013 guerra e pace]. Una proiezione online naturalmente, cio\u00e8 \u201ca distanza\u201d, a causa del coronavirus. Non sapevo che il film fosse stato realizzato gi\u00e0 nel 2018, ma non \u00e8 mai troppo tardi per le buone notizie. E un\u2019altra buona notizia \u00e8 che in Bosnia Erzegovina questo documentario gi\u00e0 da qualche tempo \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di una semplice testimonianza della guerra combattuta tra il 1992 e il 1995 in un paese che ancora oggi \u00e8 lontano dal raggiungere una riconciliazione e dall\u2019elaborare un progetto concreto per il futuro.<\/p>\n<p>Tre ex comandanti, un unico messaggio<\/p>\n<p>&#8220;Mi chiamo Marko Zeli\u0107, sono un ex membro del Consiglio di difesa croato&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Mi chiamo Rizo Salki\u0107, mi chiamano Italiano. Sono un ex membro dell\u2019Armija della Bosnia Erzegovina&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Mi chiamo Boro Jevti\u0107, sono un ex membro dell\u2019Esercito della Republika Srpska&#8221;.<\/p>\n<p>Maglaj Guerra e Pace<br \/>\nRegia e sceneggiatura: Alen \u0106osi\u0107, Will Richard, Asmir Muratovi\u0107<br \/>\nDirettore della fotografia: Asmir Muratovi\u0107<br \/>\nScenografie: Alen \u0106osi\u0107<br \/>\nCostumi: Alen \u0106osi\u0107<br \/>\nTecnico del suono: Asmir Muratovi\u0107<br \/>\nMontaggio: Asmir Muratovi\u0107<br \/>\nProduzione: OSCE Mission in BiH<\/p>\n<p>Vai al tralier del docufilm\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0[fonte 2]<\/p>\n<p>Prima della guerra Marko, Rizo e Boro erano amici, lavoravano nella stessa fabbrica. Nella nostra guerra fratricida divennero nemici. Poi una volta finita la guerra, tornarono ad essere amici. E con questo documentario, il cui titolo allude al titolo dell\u2019immortale romanzo di Tolstoj, mandano un chiaro messaggio a tutti i cittadini della Bosnia Erzegovina (compresi quelli della diaspora) che il futuro del loro paese passa attraverso la costruzione della convivenza e della pace. Prima di loro nessun partecipante diretto alle guerre in ex Jugoslavia ha mai compiuto un gesto simile.<\/p>\n<p>Il film \u201cMaglaj \u2013 guerra e pace\u201d lancia un messaggio e un monito anche all\u2019intera regione, soprattutto alle giovani generazioni, sull\u2019assurdit\u00e0 dei disastri provocati dalle guerre e distruzioni, ma anche sull\u2019importanza della convivenza e del dialogo.<\/p>\n<p>Finora non abbiamo mai visto n\u00e9 generali n\u00e9 politici n\u00e9 presidenti delle ex repubbliche jugoslave fare una cosa simile (se si esclude il breve periodo all\u2019inizio del XXI secolo in cui al potere erano due politici inclini al dialogo: Ivo Josipovi\u0107 e Boris Tadi\u0107), e ora in un documentario apparentemente modesto possiamo ascoltare un dialogo tra tre ex soldati, tre protagonisti di uno stesso microcosmo bellico. E il microcosmo di Maglaj era maledettamente interessante. Prima i serbi avevano combattuto contro i croati e i bosgnacchi, poi i croati avevano combattuto contro i bosgnacchi, e infine i croati e i serbi si erano schierati contro i bosgnacchi. Tutto questo su un fazzoletto di terra. La citt\u00e0 di Maglaj sub\u00ec un assedio da parte delle forze serbe e croate che si protrasse per nove mesi, durante i quali veniva costantemente bombardata.<\/p>\n<p><strong>La scintilla ispiratrice del film<\/strong><\/p>\n<p>Alen \u0106osi\u0107, regista e sceneggiatore del film \u201cMaglaj \u2013 guerra e pace\u201d spiega come \u00e8 nato e come \u00e8 stato accolto questo documentario.<\/p>\n<p>\u201cIl film Maglaj \u2013 rat i mir \u00e8 stato realizzato su iniziativa della missione Osce in Bosnia Erzegovina\u00a0 , dove lavoro come program officer. Ho conosciuto i tre protagonisti del film quando lavoravo come traduttore dall\u2019inglese per le forze dell\u2019Ifor (battaglione danese) che tra il 1995 e il 2004 erano impegnate nell\u2019implementazione dalla parte militare degli Accordi di Dayton sul territorio di Maglaj, Doboj e \u017dep\u010de. L\u2019idea del film \u00e8 nata durante le attivit\u00e0 messe in atto dall\u2019Ufficio temporaneo della missione Osce a Maglaj, aperto a seguito delle alluvioni che colpirono Maglaj nel maggio 2014, e durante la collaborazione con i tre comandanti alla realizzazione di alcuni progetti della missione Osce volti alla costruzione della riconciliazione e della convivenza sul territorio dei comuni di Maglaj, Doboj e \u017dep\u010de. Con Boro Jevti\u0107, presidente del municipio di Bo\u010dinja, collaboriamo ormai da qualche anno per favorire il rientro dei serbi a Maglaj; con Marko Jevti\u0107 abbiamo collaborato all\u2019epoca in cui era presidente del consiglio comunale di Maglaj per combattere la discriminazione nelle scuole nei comuni di Maglaj e \u017dep\u010de, e Rizo Salki\u0107 l\u2019ho conosciuto quando lavorava come ufficiale di collegamento responsabile delle operazioni di sminamento umanitario avviate dopo la guerra.<\/p>\n<p>Durante i nostri incontri e momenti di socializzazione spontanei molto spesso abbiamo parlato della guerra sul territorio di Maglaj, delle azioni belliche e delle sofferenze patite da tutte e tre le parti [coinvolte nel conflitto]. Ci siamo spesso recati sulle [ex] linee del fronte e abbiamo parlato delle operazioni militari viste dalla loro prospettiva. Ho pensato: se loro tre \u2013 che avevano ricoperto posizioni di alto livello nei rispettivi eserciti, guidando grandi brigate e combattendo l\u2019uno contro l\u2019altro durante i quattro anni di guerra da queste parti \u2013 sono in grado di parlare cos\u00ec apertamente, allora sarebbe ottimo riprendere tutto con una videocamera per trasmetterlo agli altri. L\u2019ho proposto ai dirigenti dell\u2019Osce e mi hanno dato il via libera per realizzare questo progetto.<\/p>\n<p>Le prime proiezioni del film a Maglaj e Doboj, organizzate dalla missione Osce in Bosnia Erzegovina, sono state, a mio avviso, gli eventi pi\u00f9 partecipati del periodo post-bellico e rappresentano uno dei rari esempi di dialogo sulle vicende belliche vista da tale prospettiva. Le sale cinematografiche a Maglaj e Doboj (Maglaj si trova nel territorio della Federazione BiH e Doboj nell\u2019altra entit\u00e0 del paese, la Republika Srpska) erano stracolme di gente. Successivamente abbiamo organizzato proiezioni del film, seguite da discussioni a cui hanno partecipato i tre protagonisti, anche in altre citt\u00e0 della Bosnia Erzegovina, e anche il Centro per la costruzione della pace Karuna usa questo documentario nelle sue attivit\u00e0 volte alla costruzione della pace. Il film \u00e8 stato presentato al Sarajevo Film Festival dello scorso anno. Dopo la presentazione del film ai diplomatici di stanza a Sarajevo e dopo la partecipazione [dei tre protagonisti del film] a una trasmissione sull\u2019emittente televisiva N1, la storia del film e dei suoi protagonisti \u00e8 stata riportata da Reuters e dal New York Times. Eravamo intenzionati a continuare a promuovere il film e l\u2019idea che sta alla sua base, a presentarlo in tutta la regione, ma anche nei paesi in cui vive una consistente comunit\u00e0 bosniaco-erzegovese. Tuttavia, dopo lo scoppio dell\u2019epidemia di coronavirus, abbiamo temporaneamente sospeso le nostre attivit\u00e0\u2026\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le parole dei protagonisti di Guerra e pace<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNoi sappiamo che quella guerra era puro interesse e che in quella guerra la gente comune era una vittima collaterale. Quando \u00e8 iniziata quella maledetta guerra nessuno di noi pensava che sarebbe potuta durare cos\u00ec a lungo. Pensavamo che sarebbe stata pi\u00f9 breve e meno intensa, che non avrebbe portato via cos\u00ec tante vite, che non avrebbe comportato tanta violenza. Quel che \u00e8 accaduto \u00e8 accaduto. Molte persone, soprattutto giovani, non sono consapevoli delle conseguenze della guerra. Ne siamo usciti distrutti. Abbiamo perso le nostre famiglie. Molti se ne sono andati dalla Bosnia, e continuano ad andarsene a causa della situazione creatasi [dopo la guerra]. La guerra \u00e8 guerra. Al massimo il 5-10% della popolazione voleva quella guerra. Gli altri non hanno avuto alcuna voce in capitolo e sono stati semplicemente spinti alla guerra\u2026\u201d. (Rizo Salki\u0107)<\/p>\n<p>\u201cForse pu\u00f2 sembrare un po\u2019 strano sentire una storia in cui tre combattenti induriti dalla guerra e dalle vicende belliche oggi parlano di pace e portano con loro un messaggio di riconciliazione, in tutta la Bosnia Erzegovina, e nella regione. Ognuno di noi deve sentire quella pace nel cuore e nell\u2019anima. Quindi non si tratta di una pace artificiale, cos\u00ec come non \u00e8 artificiale nemmeno l\u2019amicizia tra noi tre che proveniamo dalla stessa citt\u00e0. \u00c8 vero che abbiamo combattuto l\u2019uno contro l\u2019altro. Durante la guerra io e Rizo abbiamo combattuto contro Boro. Poi le circostanze sono cambiate e Boro e io abbiamo combattuto contro Rizo, e poi di nuovo io e Boro abbiamo combattuto contro Rizo, e gi\u00e0 questa frase rispecchia l\u2019assurdit\u00e0 della guerra\u2026\u201d. (Marko Zeli\u0107)<\/p>\n<p>\u201cLa guerra \u00e8 una grande ingiustizia, un\u2019assurdit\u00e0, una cosa inutile. La gente pensava: entriamo in guerra, spariamo un po\u2019, poi torniamo a casa. Ma quando le persone hanno cominciato a morire, quando abbiamo cominciato a perdere i nostri cari\u2026 \u00c8 la pi\u00f9 grande tragedia! Non dobbiamo permettere che accada di nuovo. Noi tre insieme, non \u00e8 una messinscena. \u00c8 qualcosa che viene dall\u2019anima. Lo abbiamo fatto perch\u00e9 ne abbiamo sentito il bisogno. Non ci aspettavamo che [il film] avrebbe attirato cos\u00ec tanta attenzione. L\u2019idea era quella di fare qualcosa per la nostra citt\u00e0. Cercare di smuovere la situazione dal punto morto e dire che la guerra non deve accadere mai pi\u00f9. Se dovessimo dare retta ai politici accadr\u00e0 di nuovo, ma non dobbiamo permetterlo\u2026\u201d. (Boro Jevti\u0107)<\/p>\n<p>Dopo tutto<\/p>\n<p>Tutti noi, rimasti l\u00ec o sparsi per il mondo, ormai da anni riceviamo notizie che parlano soprattutto dell\u2019acuirsi delle divisioni su base etnica e religiosa; dell\u2019allontanamento culturale e linguistico; di vari guerrafondai, vecchi e nuovi, e profittatori di guerra, ma anche di quelli che sfruttano ampiamente una \u201ctransizione\u201d infinita; della revisione della storia e della glorificazione di quelli che hanno perso la Seconda guerra mondiale; di \u201ceroi\u201d che in realt\u00e0 sono criminali di guerra; dei media facilmente corruttibili; di nazionalismo e sciovinismo come le principali (e per molti vantaggiose) tendenze politiche e sociali.<\/p>\n<p>In questo contesto, il film \u201cMaglaj, rat i mir\u201d appare come una viva testimonianza del fatto che in Bosnia Erzegovina, e nell\u2019intera regione, la Ragione e il Bene non sono del tutto scomparsi, sono stati relegati in secondo piano, quindi marginalizzati. Mentre guardavo questo documentario mi chiedevo se in qualche modo fosse possibile proiettarlo in tutte le scuole in Bosnia Erzegovina, nella regione e, perch\u00e9 no, in Europa.<\/p>\n<p><strong>Ma forse sto solo fantasticando?<\/strong><\/p>\n<p>Per concludere cito le parole di Amra Pand\u017eo, direttrice del centro Karuna che, rincuorata dalle reazioni positive del pubblico presente alle proiezioni del film, ha affermato: \u201cIn Bosnia Erzegovina, a quanto pare, esistono due mondi paralleli: uno \u00e8 quello che vediamo sui media, e l\u2019altro \u00e8 quello abitato da persone comuni, che passano il tempo nei loro soggiorni, sui loro divani, mangiando grah o pasulj [due termini, croato e serbo, che indicano fagioli]. La prima Bosnia Erzegovina vive nelle assurde e accese polemiche tra le \u00e9lite politiche decadenti della regione, mentre la seconda chiama con Viber un vecchio compagno di scuola che vive nell\u2019altra entit\u00e0, o in un altro paese, e parla con lui come non riesce a fare con nessun altro. Dal momento che cerco sempre di sottolineare la coesione che esiste tra i cittadini e le cittadine della Bosnia Erzegovina, e che pu\u00f2 essere ulteriormente sviluppata, spesso mi criticano, dicendomi che &#8216;la realt\u00e0 \u00e8 un\u2019altra&#8217;. Non so chi vive nella realt\u00e0 e non pretendo di conoscere alcuna verit\u00e0 superiore, ma mi accompagnano le incredibili storie di cittadini e cittadine bosniaco-erzegovesi che fanno del loro meglio per evitare che gli anni Novanta si ripetano. Forse non hanno una coscienza politica abbastanza sviluppata da poter dare il proprio voto ai politici meno inclini a provocare conflitti; sono sicuramente schiacciati dalla povert\u00e0 e non sono capaci di percepire il mondo in una prospettiva di lungo termine, n\u00e9 tanto meno sono in grado di separare le loro ansie e paure dalle decisioni che prendono. Tuttavia, nelle piccole citt\u00e0 della Bosnia Erzegovina vivono persone calorose che fanno s\u00ec che uno straniero, dopo aver ascoltato le loro storie sincere, vi chieda: \u2018Com\u2019\u00e8 possibile che qui ci sia stata una guerra?\u2019\u201d.<\/p>\n<p><strong>NOTE\u00a0 \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>[fonte 1]\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Bosnia-Erzegovina-tre-ex-soldati-un-messaggio-di-pace-203606\">https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Bosnia-Erzegovina-tre-ex-soldati-un-messaggio-di-pace-203606<\/a><\/p>\n<p>Il 23 maggio 2014 Bo\u017eidar\u00a0 Stani\u0161i\u0107 mi aveva segnalato un articolo di Paolo Rumiz, che ricordava una terribile alluvione che aveva interessato la stessa citt\u00e0, pubblicato nel mio blog<br \/>\n<a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=3078\">https:\/\/diariealtro.it\/?p=3078<\/a><\/p>\n<p>[fonte 2]\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OdHSWIHjxZw\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OdHSWIHjxZw<\/a><\/p>\n<p>[fonte 3]<br \/>\nL\u201911 marzo avevo trascritto alcune storie di donne, precedentemente pubblicate da Ho Un Sogno,\u00a0 fra cui quella di sua moglie SK, che era fuggita con lui e il figlio M. che allora aveva nove anni<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"7Z5Ryu1Ufv\"><p><a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=664\">8 marzo 2011  &#8211;  Donne sotto traccia 1<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;8 marzo 2011  &#8211;  Donne sotto traccia 1&#8221; &#8212; Diari e Altro\" src=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=664&#038;embed=true#?secret=7Z5Ryu1Ufv\" data-secret=\"7Z5Ryu1Ufv\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricevo la segnalazione che trascrivo dall\u2019amico Bo\u017eidar\u00a0 Stani\u0161i\u0107 , insegnante e scrittore,\u00a0 che nel 1992 fugg\u00ec da Maglaj, la sua citt\u00e0 il luogo, sfondo del racconto che segue) . Oggi \u00e8 cittadino italiano, autore anche dall&#8217;articolo che mi ha segnalato.\u00a0 \u00a0 \u00a0[fonte 1] Non \u00e8 la prima storia, fattami conoscere&nbsp; <a href=\"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7389\" title=\"Read more 31 luglio 2020 &#8211; Hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono (Ez. 12, 2). 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