{"id":7408,"date":"2020-08-16T16:50:58","date_gmt":"2020-08-16T16:50:58","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=7408"},"modified":"2020-08-16T16:50:58","modified_gmt":"2020-08-16T16:50:58","slug":"16-agosto-2020-ismet-mujezinovic-il-dramma-di-un-autoritratto-di-bozidar-stanisic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7408","title":{"rendered":"16 agosto 2020  &#8211;  Ismet Mujezinovi\u0107, il dramma di un autoritratto di \u00a0\u00a0Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107"},"content":{"rendered":"<p><em>Presentazione<br \/>\nBo\u017eidar Stani\u0161i\u0107, oggi cittadino italiano, ci offre l&#8217;opportunit\u00e0 di conoscere storia e cultura di un paese che non\u00a0 c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<br \/>\nAi migranti che sono approdati nel nostro paese in cerca di pace (Bo\u017eidar \u00e8 arrivato con la sua famiglia nel 1992) abbiamo offerto (o forse imposto) la nostra cultura e la sua memoria, ma abbiamo ignorato la memoria che ognuno di loro porta con s\u00e9.<br \/>\nIn questo blog si pu\u00f2 leggere, il 31 luglio la segnalazione in video di un messaggio di pace di te ex combattenti della Bosnia Erzegovina per risalire al\u00a0<\/em><em>22 novembre 2014 con un suo ricordo del poeta Crnjanski.<br \/>\nNel link in calce a questo e ad altri scritti si trovano anche altri indizi che sostengono una, almeno mia, volont\u00e0 di condivisione delle nostre memorie\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7412\" src=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/ismet-173x300.jpg\" alt=\"\" width=\"173\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/ismet-173x300.jpg 173w, https:\/\/diariealtro.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/ismet.jpg 461w\" sizes=\"auto, (max-width: 173px) 100vw, 173px\" \/>\u00a0 \u00a0<strong>Autoritratto con medaglia d&#8217;onore\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Cinquant\u2019anni fa Ismet Mujezinovi\u0107 (Tuzla, 1907-1984) portava a termine il suo \u201cAutoritratto con medaglia d\u2019onore\u201d. Uno sguardo alla vita e all\u2019opera di uno dei pi\u00f9 grandi pittori bosniaci e jugoslavi del Novecento<\/em><\/p>\n<p><em>La Bosnia, giorni lontani\u2026 Le riproduzioni di dipinti e disegni di Ismet Mujezinovi\u0107 dedicati alla lotta partigiana erano presenti in tutti i libri di testo per le scuole elementari e superiori. \u201cCon i suoi quadri ha dato un grande contributo alla Rivoluzione, alla Jugoslavia e allo sviluppo del socialismo\u2026\u201d. C\u2019era scritto cos\u00ec oppure sto solo immaginando, dopo tutto quello che \u00e8 accaduto\u00a0l\u00ec, in quel paese che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9?<\/em><\/p>\n<p><strong>Ismet, vita e opere<\/strong><\/p>\n<p>La monografia \u201cIsmet Mujezinovi\u0107\u201d (1985), scritta dal professor Ibrahim Krzovi\u0107, \u00e8 il primo grande studio dedicato all\u2019opera di Mujezinovi\u0107 in cui sono analizzate tutte le fasi del suo sviluppo artistico, i suoi punti di vista sull\u2019arte, il suo rapporto con la societ\u00e0 e con se stesso. E naturalmente, il suo percorso di vita: gli anni liceali, trascorsi nella sua citt\u00e0 natale, Tuzla; gli studi all\u2019Accademia di Belle Arti di Zagabria; la prima mostra personale organizzata a Belgrado nel 1930; il breve periodo viennese e un pi\u00f9 lungo soggiorno di studio a Parigi; il ritorno in patria nel 1933; il periodo trascorso a Spalato, dove collabora con Me\u0161trovi\u0107 alla realizzazione delle cariatidi destinate al Monumento al milite ignoto sul monte Avala; l\u2019arrivo a Sarajevo dove con un gruppo di artisti fonda\u00a0<em>Collegium Artisticum<\/em>\u00a0ed esegue quadri su commissione per una famiglia di Spalato; il matrimonio con l\u2019insegnante Marija Sisari\u0107; poi la partecipazione alla Lotta popolare di liberazione (NOB), a cui aderisce subito, fin dai primi giorni della resistenza alle forze di occupazione; la perdita di molte sue opere (tra 1000 e 2000); il ritorno a Sarajevo dopo la guerra; la decisione di diventare un artista indipendente e di tornare nella sua natia Tuzla dove, fino all\u2019ultimo respiro, ha lasciato tracce non solo con le sue interpretazioni pittoriche dei temi legati alla guerra, ma anche con il suo impegno per far progredire la cultura, l\u2019arte e l\u2019istruzione. Lo so, questo riassunto su vita e opere di un pittore di cui andrebbero fieri anche i paesi con un patrimonio artistico molto pi\u00f9 importante di quello della Bosnia Erzegovina \u00e8 troppo breve e scarno.<\/p>\n<p><strong>Autoritratto con medaglia d\u2019onore<\/strong><\/p>\n<p>Ho visto Mujezinovi\u0107 solo una volta. Molto tempo fa, quando facevo il servizio militare a Tuzla, nella primavera del 1979. Un\u2019immagine lontana: un palco montato nella piazza centrale della citt\u00e0, tutto rivestito di rosso e decorato con bandiere; ad un certo punto arrivano vari presidenti: il presidente del municipio, quello del Comitato cittadino della Lega dei comunisti, quello della Lega socialista del popolo lavoratore, quello dell\u2019Organizzazione della giovent\u00f9 jugoslava, etc. Dopo di loro sul palco salgono i combattenti distintisi nella Lotta popolare di liberazione. Un\u2019immagine lontana, ma chiara: i combattenti stanno dietro i rappresentanti del Partito e delle autorit\u00e0 locali; una quinta scenica composta da volti silenziosi. No, Ismet non ha parlato. Hanno parlato quelli che nessuno ricorda pi\u00f9. (C\u2019\u00e8 una certa giustizia nella relazione tra storia dell\u2019arte e storia della politica: \u201cgli artisti\u201d della politica vengono facilmente cancellati dalla memoria con la semplice, ma impietosa gomma del tempo.) Ismet \u00e8 sceso dal palco allo stesso modo in cui vi \u00e8 salito: senza fretta, smagrito, ripiegato su se stesso, con barba e capelli ormai bianchi.<\/p>\n<p>A quel tempo non conoscevo il suo \u201cAutoritratto con medaglia d\u2019onore\u201d, olio su tela (170&#215;100 cm). L\u2019ho visto per la prima volta in quella monografia, di cui ho scritto una recensione. Su quale giornale? Non mi ricordo pi\u00f9\u2026<\/p>\n<p>Ismet ha realizzato anche alcuni quadri monumentali dedicati alle grandi battaglie della Seconda guerra mondiale: la battaglia della Sutjeska, quella della Neretva e quella per la liberazione di Jajce. Impressionato dall\u2019ostinazione dei suoi commilitoni nel non voler lasciare indietro nessun compagno ferito, Mujezinovi\u0107 nelle sue opere ha affrontato anche questo tema, cos\u00ec come molti altri temi che hanno contrassegnato la sua esperienza di guerra. E lo ha fatto con uno sguardo schietto sulla realt\u00e0 e sull\u2019altro, uno sguardo influenzato in modo determinante dal suo soggiorno a Parigi e dalla sua amicizia con i pittori che non esitarono ad affrontare temi sociali e a dedicarsi alla ricerca di una propria gamma di colori. Nelle opere di Ismet il pathos e la monumentalit\u00e0 non sono imposti dal socialrealismo, bens\u00ec sinceri.<\/p>\n<p>Un capitolo a s\u00e9 meriterebbe la mano di questo maestro del disegno (il figlio di Ismet, Ismar Mujezinovi\u0107, anch\u2019egli pittore, nonch\u00e9 compositore e scrittore, racconta che suo padre era in grado di realizzare un disegno in grande formato in una ventina di minuti\u2026).<\/p>\n<p>Ognuno di noi, visitatori occasionali del campo delle arti figurative, tende a scegliere e ricordare meglio certe opere di un artista piuttosto che altre. Tra le opere di Mujezinovi\u0107 ve n\u2019\u00e8 una che mi colpisce particolarmente, un dipinto intitolato \u201cMe\u0161a e Darka\u201d, realizzato in quell\u2019ormai lontano periodo post-bellico in cui Me\u0161a Selimovi\u0107 cadde in disgrazia a causa della sua decisione di separarsi dalla sua prima moglie. Di tutte le porte delle case degli \u201camici\u201d Selimovi\u0107 trov\u00f2 aperta solo quella dell\u2019appartamento di Marija e Ismet a Sarajevo. Quel dipinto mostra due volti preoccupati, stanchi. Darka ha appoggiato la testa sulla spalla di Me\u0161a, lui ha uno sguardo assente, chiss\u00e0 dove sono volati i suoi pensieri. Tuttavia, lo sfondo del dipinto \u00e8 azzurro, sembra l\u2019azzurro di un mare lontano sfiorato dalla luce del sole. Una luce debole, che si sforza di penetrare attraverso il sipario del cielo, ma pur sempre una luce\u2026<\/p>\n<p>I visitatori del centro storico di Tuzla non possono non imbattersi in due statue di bronzo raffiguranti Me\u0161a e Ismet. Quella porta che Ismet aveva aperto ai suoi amici, abbandonati da tutti, \u00e8 solo uno dei dettagli che ci portano a pensare che il credo di Ismet fosse simile a quello di Auguste Rodin: essere uomo prima ancora di essere artista.<\/p>\n<p>\u201cAutoritratto con medaglia d\u2019onore\u201d \u00e8, a mio avviso, l\u2019opera pi\u00f9 drammatica di Mujezinovi\u0107. Non so se nella storia della pittura degli slavi meridionali esista un altro esempio di autoritratto la cui esecuzione si \u00e8 protratta per cos\u00ec tanto tempo come nel caso di questa opera. Mujezinovi\u0107 inizi\u00f2 a realizzare questo quadro nel 1966 e l\u2019ultimo colpo di pennello lo diede nel 1970. Furono anni turbolenti nella Jugoslavia del dopoguerra, contrassegnati dai dissidi ai vertici del partito, dalle proteste studentesche, dal dilagare del nazionalismo\u2026 Sembra che questi eventi avessero rallentato Mujezinovi\u0107 nell\u2019esecuzione dell\u2019autoritratto, spingendolo a mettere in discussione il passato, il presente e, soprattutto, gli ideali della Rivoluzione. Ma una cosa \u00e8 certa: Mujezinovi\u0107 era uno di quei sostenitori della Rivoluzione che dopo la guerra non rinunciarono ad ascoltare la propria coscienza e la ragione, per non parlare dell\u2019onest\u00e0 e dell\u2019umilt\u00e0.<\/p>\n<p>Quell\u2019autoritratto mostra Ismet in piedi accanto a una cassetta portacolori aperta, su un tappeto color rosso, lo stesso rosso della bandiera di quel paese per il quale Mujezinovi\u0107 aveva combattuto da partigiano; indossa semplici pantaloni da lavoro, \u00e8 a petto nudo; la tavolozza in una mano e il pennello nell\u2019altra. Con lo sguardo fisso\u2026 verso cosa? Verso l\u2019orizzonte che i partigiani sognavano, ma che, una volta conquistata la libert\u00e0, cominci\u00f2 ad oscurarsi?<\/p>\n<p>In una delle brevi lettere che mi ha recentemente mandato, Samir Sufi, curatore della Galleria internazionale del ritratto di Tuzla, ha spiegato che \u201cquesto \u00e8 uno dei pochi quadri in cui Mujezinovi\u0107, un disegnatore e pittore straordinario, ha rappresentato in modo suggestivo solo gli occhi; lo sguardo \u00e8 velato, torbido (ma ciononostante si vede tutto). A causa della sua esperienza passata, non era in grado di vedere chiaramente il futuro che, ora possiamo affermarlo tranquillamente, era incerto [\u2026] Durante la guerra Tito e Mujezinovi\u0107 erano commilitoni e grandi amici; Ismet aveva il grado di maggiore e aveva partecipato a tutte le offensive. Alcune persone, presenti in quell\u2019occasione, hanno raccontato che Ismet, dopo un po\u2019 di tempo, aveva scritto una lettera a Tito in cui lo aveva messo in guardia da una nuova recrudescenza del nazionalismo sul territorio dell\u2019ex Jugoslavia\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Il bianco del petto nudo di Ismet \u00e8 in netto contrasto con lo sfondo blu scuro. Sul lato sinistro del petto \u00e8 appesa una medaglia d\u2019onore; un rivolo di sangue scende lungo il corpo dell\u2019artista ed ex partigiano. Tutte le grandi opere d\u2019arte sono definite dal tempo in cui sono nate. Ed \u00e8 per questo che Ismet ci appare in questo modo anche oggi, come se volesse dire: \u201cCos\u2019altro dovrei aggiungere? Non basta che io stia qui davanti a voi, col mio sangue e quello dei miei compagni morti?\u201d. S\u00ec, le grandi opere d\u2019arte hanno una voce, che non \u00e8 mai patetica.<\/p>\n<p>Mi ricordai di quell\u2019autoritratto di Mujezinovi\u0107 in quell\u2019ormai lontano novembre del 1990 quando i tre popoli costituenti della Bosnia Erzegovina, scegliendo di votare per i partiti nazionalisti alle prime elezioni democratiche, aprirono la prima pagina di una lunga storia di divisioni e discordie. Dei risultati di quella vittoria di Pirro sul socialismo jugoslavo \u201cgodiamo\u201d ancora oggi. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia, una storia lunga, troppo lunga.<\/p>\n<p><strong>Ismet, Tuzla, Bosnia, ex Jugoslavia<\/strong><\/p>\n<p>Mujezinovi\u0107 era impegnato anche in ambito sociale; altruista, convinto che il bene pubblico sia pi\u00f9 importante di qualsiasi interesse privato. L\u2019attuale collezione della Galleria internazionale del ritratto di Tuzla \u00e8 frutto dell\u2019impegno di Mevludin Ekme\u010di\u0107 e Ismet Mujezinovi\u0107. Su loro iniziativa, nel 1964 molti artisti dell\u2019ex Jugoslavia donarono le loro opere alla Galleria del ritratto jugoslavo, successivamente denominata Galleria internazionale del ritratto. Ancora oggi l\u2019attenzione della Galleria \u00e8 focalizzata sull\u2019analisi e la presentazione di un importante genere artistico, quello appunto del ritratto. Oggi la Galleria ospita una raccolta di oltre 5000 opere dei pi\u00f9 grandi pittori dell\u2019ex Jugoslavia, di cui oltre 2000 opere di Mujezinovi\u0107, e rappresenta quindi una vera e propria pinacoteca. Mujezinovi\u0107 fu anche uno dei fondatori \u2013 secondo molti il pi\u00f9 meritevole \u2013 dell\u2019Universit\u00e0 di Tuzla, istituita nel 1976.<\/p>\n<p>Nel 2013 la Commissione per la salvaguardia dei monumenti nazionali della Bosnia Erzegovina ha classificato come monumenti nazionali due collezioni del patrimonio della Galleria di Tuzla: la collezione \u201cTito nelle opere degli artisti figurativi jugoslavi\u201d e la collezione \u201cIsmet Mujezinovi\u0107\u201d.<\/p>\n<p>Oggi la citt\u00e0 di Tuzla \u00e8 l\u2019unica custode e promotrice dell\u2019opera di Mujezinovi\u0107. Solo a Tuzla si \u00e8 celebrato il 110\u00b0 anniversario della nascita dell\u2019artista. Sarajevo, un\u2019altra citt\u00e0 amata da Ismet, sembra essere lontana, troppo lontana da Tuzla. Per non parlare di altre citt\u00e0 della regione. Tuttavia, l\u2019importante \u00e8 che la Galleria di Tuzla sia visitata da numerose scolaresche. Il percorso della ricezione dell\u2019arte \u00e8 lungo. Qui non ci sono scorciatoie. L\u2019arte \u2013 come anche la letteratura secondo Ki\u0161 \u2013 agisce in modo sotterraneo. E riesce, sempre, a raggiungere un certo numero di persone.<\/p>\n<p>Per concludere, una raccomandazione ai viaggiatori europei che decidono di visitare i Balcani (esclusi quelli che pensano che per raggiungere i Balcani debbano lasciare il territorio europeo): visitate la\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/medjunarodna.galerija.portreta\/\">Galleria internazionale del ritratto di Tuzla\u00a0\u00a0<\/a>. Nella collezione permanente della Galleria sono esposte 35 opere di Mujezinovi\u0107. (Oltre che a Tuzla, le opere di Mujezinovi\u0107 \u2013 disegni, acquerelli, grafiche e dipinti \u2013 realizzate nel periodo compreso tra il 1925 e il 1984, sono presenti in numerosi musei, gallerie d\u2019arte ed edifici pubblici in tutta la regione, nonch\u00e9 in alcune collezioni private.) Per visitare la casa di Mujezinovi\u0107 a Tuzla \u00e8 sufficiente avvisare in anticipo i responsabili della struttura. Se poi il Covid 19 dovesse continuare a rappresentare un ostacolo al vostro desiderio di viaggiare, potete sempre viaggiare in rete: a breve dovrebbe essere disponibile una visita virtuale della Galleria.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Ismet-Mujezinovic-il-dramma-di-un-autoritratto-202384\">https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Ismet-Mujezinovic-il-dramma-di-un-autoritratto-202384<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Autori\/(author)\/Bo%C5%BEidar%20Stani%C5%A1i%C4%87\">https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Autori\/(author)\/Bo%C5%BEidar%20Stani%C5%A1i%C4%87<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentazione Bo\u017eidar Stani\u0161i\u0107, oggi cittadino italiano, ci offre l&#8217;opportunit\u00e0 di conoscere storia e cultura di un paese che non\u00a0 c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. 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