{"id":7579,"date":"2021-03-13T21:21:02","date_gmt":"2021-03-13T21:21:02","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.it\/?p=7579"},"modified":"2021-03-13T21:21:02","modified_gmt":"2021-03-13T21:21:02","slug":"13-marzo-2021-genere-e-linguaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=7579","title":{"rendered":"13  marzo  2021   &#8211;    Genere e linguaggio"},"content":{"rendered":"<p><em>Dal 31 gennaio non scrivo nulla nel mio blog: sono preoccupata e in qualche modo intristita.<\/em><br \/>\n<em>Ma ho deciso che cos\u00ec non va. Il mio povero rozzo blog, da anni aggiornato, arricchito da un piccolo glossario,\u00a0 mi ha consentito e so che mi consentir\u00e0 ancora\u00a0 di tirare un filo rosso fra notizie e considerazioni.<\/em><br \/>\n<em>Mi \u00e8 servito molto e mi servir\u00e0 ancora in questo clima di paura indotta che mi fa temere il dopo covid pi\u00f9 del covid.<\/em><br \/>\n<em>Leggendo una serie di considerazioni sul genere nel linguaggio scritto e orale, mi stavo chiedendo &#8220;che fare?&#8221; e poi ho trovato questo intervento magistrale che mi ha convinto ad andare avanti.<\/em><br \/>\n<em>La sigla che si pu\u00f2 leggere pi\u00f9 sotto, CPO; significa Comitato Pari Opportunit\u00e0 ecc.<\/em><\/p>\n<p><strong>Grammatica e pregiudizi<\/strong><\/p>\n<p>26 Gen 2020\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oralegalenews.it\/category\/magazine\/16-febbraio-2020\/\">#16 Febbraio ll<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oralegalenews.it\/category\/rubriche\/il-linguaggio-semplice\/\">Il linguaggio semplice<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oralegalenews.it\/category\/magazine\/\">Magazine<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oralegalenews.it\/category\/rubriche-in-homepage\/\">Rubriche in Homepage<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oralegalenews.it\/category\/rubriche\/uguaglianza-differenze\/\">Uguaglianza e differenze<\/a><\/p>\n<p><strong>Il linguaggio di genere e la cultura paritaria<\/strong><\/p>\n<p><strong>di Pina Rifiorati (Avvocata in Udine e Presidente del CPO dell\u2019Ordine degli Avvocati di Udine)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Linguaggio e parit\u00e0 di genere<\/strong><\/p>\n<p>La tematica della rappresentanza paritaria non pu\u00f2 prescindere da un confronto sul linguaggio di genere e, dunque, da un dibattito culturale, come correttamente ci ricorda il titolo delle nostre giornate di lavoro.<br \/>\nLe parole hanno lo scopo preciso di veicolare i concetti ai quali, proprio attraverso l\u2019uso sapiente delle stesse, siamo in grado di attribuire un senso piuttosto che un altro.<\/p>\n<p>Sebbene il linguaggio serva a collegare, unire, relazionare, in una parola a comunicare, esso pu\u00f2 diventare strumento per discriminare, escludere, segregare: modificare il linguaggio, dunque, significa incidere sulla realt\u00e0 che ci circonda, con la consapevolezza che la questione non \u00e8 grammaticale, ma culturale e la lingua costituisce strumento utile ed essenziale per produrre e riconoscere i cambiamenti.<\/p>\n<p>Il linguaggio non discriminatorio trova fondamento nel principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione che, all\u2019art. 3 comma 1 (tutti i cittadini hanno par dignit\u00e0 sociale e sono uguali davanti ala legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni personali, condizioni sociali e personali), individua nella pari dignit\u00e0 un valore assoluto, mentre, al comma 2 (\u201cla Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica economica e sociale del paese\u201d), attribuisce alle istituzioni centrali e locali l\u2019onere di rimuovere gli ostacoli che limitano l\u2019applicazione di tale valore, di creare e diffondere le buone prassi, di realizzare azioni positive che, lungi dall\u2019essere paradigmi formali e vuoti di contenuto, sono concreti progetti volti a contrastare le discriminazioni, anche linguistiche.<\/p>\n<p>Dirimente \u00e8 anche l\u2019art. 51 della Costituzione relativo al libero accesso di uomini e donne agli uffici pubblici che, a seguito della riforma del 2003, ha introdotto le pari opportunit\u00e0 in Costituzione (\u201ca tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunit\u00e0 fra uomo e donna\u201d), a riprova che la realizzazione della rappresentanza paritaria in senso sostanziale \u00e8 valore di rango primario e ha come ineludibile presupposto l\u2019introduzione di regole vere e proprie che garantiscano la rimozione degli ostacoli frapposti all\u2019uguaglianza sostanziale.<\/p>\n<p>Quando le donne negli anni ottanta hanno iniziato a ricoprire ruoli professionali e istituzionali con una certa frequenza (ancora scarsa in senso assoluto, ma comunque finalmente degna di nota) \u2013 all\u2019indomani della conquista delle libert\u00e0 sessuali che le avevano impegnate negli anni \u201870 e dopo oltre settant\u2019anni di lotte per la conquista dei diritti fondamentali (diritto di voto, diritto al lavoro, accesso all\u2019esercizio delle funzioni pubbliche) \u2013 il problema del linguaggio neppure si poneva.<\/p>\n<p>Le donne professioniste, lavoratrici, politiche continuavano ad essere nominate al maschile, cosicch\u00e9 la loro entrata in scena nella societ\u00e0 e nel mondo del lavoro pass\u00f2 sotto silenzio, nascosta dietro il dito della regola cosiddetta del neutro maschile, inclusiva anche del femminile, del tutto sconosciuta nella nostra lingua che invece declina i sostantivi a seconda del genere.<\/p>\n<p>In quegli anni, invero, precisamente nel 1987, era stato pubblicato, con la collaborazione della gi\u00e0 istituita Commissione Nazionale per la Parit\u00e0 e le Pari Opportunit\u00e0 tra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il pioneristico volume di Alma Sabatini \u201c<em>Il sessismo nella lingua italiana<\/em>\u201d e \u201c<em>Le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana<\/em>\u201d che si poneva lo scopo, come si legge in premessa \u201c\u2026\u00a0<strong><em>di dare visibilit\u00e0 linguistica alle donne e pari valore linguistico ai termini riferiti alle donne<\/em><\/strong>\u201d: all\u2019epoca fu accolto pi\u00f9 con sarcasmo, quello che troppo spesso fa capolino anche oggi, che con vero e proprio interesse, a riprova dell\u2019evidente difficolt\u00e0 nel nostro Paese di accettare le donne ricoprano nei ruoli professionali, sociali e apicali.<\/p>\n<p><strong>Linee guida per l\u2019uso di genere nel linguaggio amministrativi<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni 2000, quando al pi\u00f9 si sentiva dire avvocato donna o sindaco donna, il tema dell\u2019uso non discriminatorio del linguaggio \u00e8 stato rimesso in scena e posto all\u2019attenzione pubblica, anche in ambito istituzionale, grazie alle \u201c<strong>Linee guida per l\u2019uso di genere nel linguaggio amministrativo<\/strong>\u201d di Cecilia Robustelli elaborato nel 2011, in collaborazione con l\u2019Accademia della Crusca, e adottato da molte amministrazioni locali, dal Ministero Istruzione Universit\u00e0 e Ricerca e dalle aziende sanitarie, attraverso la sottoscrizione di protocolli volte a siglare buone prassi linguistiche.<\/p>\n<p>Il Protocollo pi\u00f9 recente \u00e8 stato adottato nell\u2019agosto 2019 dal Comune di Milano che ha approvato \u201c<strong>Le linee guida per l\u2019adozione della parit\u00e0 di genere nei testi amministrativi e nella comunicazione istituzionale del Comune<\/strong>\u201d nel quale si legge fra l\u2019altro \u201c\u2026\u00a0<em>dagli avvisi ai cittadini alle delibere deve adottarsi un linguaggio pi\u00f9 idoneo all\u2019equilibrio di genere e utile al superamento di ogni tipo di discriminazione, adeguando al genere femminile il linguaggio usato dalla PA<\/em>\u201d , in modo che il linguaggio negli atti amministrativi e nei moduli sia conforme ai principi di uguaglianza fra uomo e donna.<\/p>\n<p>Sono seguiti numerosi protocolli che hanno coinvolto anche l\u2019amministrazione della giustizia, soprattutto grazie al lavoro dei Comitati Pari Opportunit\u00e0 attivi presso gli Ordini degli Avvocati: nell\u2019ambito delle varie tematiche legate alle disparit\u00e0 professionali, prima fra tutte quella sul legittimo impedimento a tutela della genitorialit\u00e0, \u00e8 stata affrontata la questione del linguaggio.<br \/>\nCito fra gli altri i Protocolli di Milano e Bergamo del 2018 (nel quale si sottolinea l\u2019importanza delle parole nella lotta alle discriminazioni in quanto \u201cla differenza per esistere va nominata\u201d) e il Protocollo di Cremona del 2019.<br \/>\nQuest\u2019ultimo appare particolarmente significativo ove ha ritenuto necessario specificare che le colleghe devono essere chiamate avvocata e non signora, costringendoci a prendere atto che ancora oggi la discussione linguistica pu\u00f2 vertere, non tanto e non solo sulla declinazione di genere, ma addirittura sul riconoscimento tout court del ruolo professionale in capo alle donne.<\/p>\n<p>Ancora oggi, dunque, pur nell\u2019evidenza della realt\u00e0 che ci circonda \u2013 magistratura e avvocatura ove le donne sono presenti in numero di poco superiore agli uomini nella prima e di poco inferire nella seconda \u2013 la presenza femminile rischia di restare nascosta \u201cdentro\u201d il genere maschile.<br \/>\nEppure, il termine avvocata lo troviamo gi\u00e0 citato e presente non solo nel Salve Regina (preghiera del secolo XIV), ma anche nelle motivazioni della sentenza con la quale la Corte di Cassazione di Torino nel lontano 1885 bocci\u00f2 l\u2019iscrizione all\u2019albo degli Avvocati di Torino di Lidia Poet \u2013 collega ed eroina del suo tempo che lott\u00f2 per conquistare il proprio diritto al lavoro \u2013 all\u2019esito dell\u2019impugnazione dal solerte Procuratore del Re.<\/p>\n<p>La Corte, fra le altre aberranti motivazioni (ne cito alcune: \u201cl\u2019influenza del sesso sulle capacit\u00e0 e condizione giuridica \u00e8 dovunque sempre stata tale che a riguardo delle donne \u00e8 di dovere riconoscere e mantenere in massima uno stato particolarmente restrittivo dei diritti\u201d; \u201cLo Stato nella sua sociale e politica organizzazione e l\u2019amministrazione di quanto s\u2019attiene alla cosa pubblica, hanno sempre avuto, e mantengono tutt\u2019ora pella loro essenza un carattere virile prevalente cos\u00ec manifestamente decisivo che le donne non vi possono avere una parte attiva troppo estesa\u201d), ne adduce una di matrice linguistica: \u201cE\u2019 di vero, non \u00e8 poi argomento tanto lieve quello di trovarsi sempre adoperato il genere mascolino avvocato, e mai la parola avvocata, che pur esiste nella lingua italiana, e si usa nel comune parlare\u201d, escludendo dunque le donne dall\u2019esercizio dell\u2019attivit\u00e0 forense in quanto la legge, parlando solo di avvocati, di certo non poteva riferirsi anche alle donne.<\/p>\n<p>Se gi\u00e0 nel secolo scorso era dunque chiaro che l\u2019avvocata non \u00e8 la Madonna, ma che in quella preghiera le si attribuisce il ruolo di assistenza e difensora tipico della nostra professione, dovremmo anche noi dopo un secolo accettarlo come sostantivo appropriato.<\/p>\n<p><strong>Il pregiudizio \u00e8 pi\u00f9 forte della grammatica<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 tante resistenze?<br \/>\nProviamo ad esaminarle, riconducendole in tre gruppi argomentativi ed evidenziando come esse non fanno riferimento a regole oggettive, ad argomenti razionali, ma hanno piuttosto un richiamo squisitamente culturale, legato a stereotipi e\/o pregiudizi ancora molto radicati nel nostro Paese.<br \/>\nI benaltristi ritengono che l\u2019utilizzo delle parole di genere sia indifferente rispetto alla tematica discriminatoria, affermando che ci sono questioni e problemi pi\u00f9 importanti di cui occuparci.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non occuparcene con le parole giuste? Il linguaggio \u00e8 sostanza e veicolo fondamentale dei cambiamenti culturali, se \u00e8 vero che chi parla bene pensa bene, \u00e8 altres\u00ec corretto affermare che nessun cambiamento sar\u00e0 possibile senza un utilizzo appropriato e soprattutto consapevole dei termini e delle parole.<br \/>\nNell\u2019ambito delle politiche antidiscriminatorie gli aspetti linguistici costituiscono il fondamentale e ineludibile punto di partenza, utile a rendere visibile il ruolo delle donne, a riconoscerlo, anzich\u00e9 occultarlo o segregarlo.<br \/>\nCambiare il lessico, usando peraltro le regole esistenti, non significa enfatizzare le differenze, come pure qualcuno ha detto, ma superarle proprio attraverso il loro riconoscimento.<\/p>\n<p>A parere di altri e altre, il lessico al femminile \u00e8 cacofonico: \u201cavvocata non si pu\u00f2 sentire\u201d sento spesso dire da colleghi e colleghe (a onor del vero soprattutto colleghe) i quali e le quali tuttavia non hanno risposte razionali quando domando loro come mai non trovano altrettanto impronunciabili parole come maestra, infermiera e cameriera, mestieri di cura da sempre svolti dalle donne e per i quali riconoscere il femminile non ha destabilizzato alcuno.<br \/>\nAbbiamo sdoganato e accettato neologismi come bannare e digitare, mutuando parole da altre lingue e inquinando la nostra senza per nulla scandalizzarci, ma non riusciamo a dire prefetta o difensora (in Spagna utilizzati da sempre), a riprova che \u00e8 solo l\u2019uso generalizzato di un termine a fare la differenza: pi\u00f9 la useremo pi\u00f9 sar\u00e0 musica per le nostre orecchie.<\/p>\n<p>Infine, coloro che insistono con la regola del neutro maschile rendono oltremodo evidente come il pregiudizio pu\u00f2 essere pi\u00f9 forte della grammatica e della sintassi.<\/p>\n<p>\u201c<strong><em>Conta la professione<\/em><\/strong>\u201d, mi dicono spesso le colleghe, \u201c\u00a0<strong><em>il ruolo che \u00e8 sostantivo maschile<\/em><\/strong>\u201d, affermazioni che lasciano trasparire il timore, dettato da secoli di segregazione sociale, istituzionale e lavorativa, che il proprio mestiere, se declinato al maschile, possa assumere maggiore autorevolezza, nella malcelata convinzione che sar\u00e0 meno faticoso acquistare prestigio e credibilit\u00e0 se verremo appellate al maschile, mentre, se siamo avvocate, dobbiamo innanzitutto superare i pregiudizi culturali legati al sesso e poi discutere di competenza (\u201ci<em>l rifugio rassicurante del femminile nel maschile garantisce alla donna che ricopre il ruolo quella patina di seriet\u00e0 e, se vogliamo, di consuetudine che impegno e abnegazione non sono in grado di assicurare<\/em>\u201d spiega F. Fusco nel suo \u201cLa lingua e il femminile nella lessicografia italiana, tra stereotipi e (in)visibilit\u00e0, ed. dell\u2019Orso, 2012).<\/p>\n<p>Le regole grammaticali, dunque, per quanto precise, vengono disapplicate o applicate con difficolt\u00e0, a volte smentite, altre volte ignorate e derise (pensiamo alle solite battute che si sentono dire \u201callora devo dire pediatro\u201d, \u201cperch\u00e9 un uomo non si chiama giornalisto\u201d\u2026, detto da chi ignora che in quei sostantivi l\u2019ultima desinenza non declina il genere che invece trover\u00e0 riconoscimento con l\u2019utilizzo dell\u2019articolo), altre volte addirittura inventate, come quella dell\u2019inclusione al maschile che, pure, tiene banco da decenni.<br \/>\nDunque, il problema non \u00e8 la lingua e le sue regole, ma le convinzioni culturali di cui il linguaggio \u00e8 espressione e i dissensi e le resistenze che ancora ci sono, dimostrano come consuetudine e tradizione sono pi\u00f9 forti della ragione e ci impediscono di vedere la realt\u00e0 intorno a noi, rendendoci ciechi davanti alle differenze.<\/p>\n<p><strong>Il linguaggio nell\u2019amministrazione della giustizia<\/strong><\/p>\n<p>Il linguaggio utilizzato riveste una fondamentale importanza anche nell\u2019amministrazione della giustizia, soprattutto quando si tratta di tutelare i diritti di persone discriminate che spesso vengono colpevolizzate o sono oggetto di vittimizzazione secondaria.<br \/>\nValgano come esempio le domande sulle abitudini sessuali che ancora oggi si sentono formulare alle vittime di violenza sessuale, come non fossero passati quarant\u2019anni, ma un solo giorno, dal processo per stupro del \u201978, trasmesso all\u2019epoca dalla Rai e conservato al Moma di New York, e dalle parole della collega Lagostena Bassi \u201cnon sono il difensore di Fiorella, ma l\u2019accusatore di un certo modo di fare processi per stupro\u201d, come se il bene giuridico tutelato in quelle tipologie di reati fosse ancora la morale pubblica e non la dignit\u00e0 della persona.<\/p>\n<p>La dott.ssa Paola De Nicola, con la quale ho l\u2019onore di condividere questa tavola rotonda, ha avuto la sensibilit\u00e0 di affrontare e di porre all\u2019attenzione di magistratura e avvocatura il tema del pregiudizio, anche linguistico, che pu\u00f2 essere pi\u00f9 importante del giudizio in quanto pu\u00f2 deviare, condizionare e compromettere chi \u00e8 chiamato ad applicare la legge.<\/p>\n<p>Dunque, le norme, come la grammatica, non riescono a scardinare la cultura e gli stereotipi, anche linguistici, che ci rimandano ancora a un modello di donna che, pur non sembrando pi\u00f9 attuale, resiste.<\/p>\n<p>I linguisti ci insegnano che la lingua ha una struttura dinamica che cambia in continuazione, che modella e nomina le evoluzioni e i cambiamenti sociali, \u00e8 il costrutto di una societ\u00e0 e la conseguenza di un ambiente e di un modo di pensare, crea la realt\u00e0 e la descrive. Se attraverso il linguaggio vogliamo rappresentare la societ\u00e0 che ci circonda, ove le cariche sono assolte da uomini e donne, \u00e8 necessario adeguare il nostro linguaggio.<\/p>\n<p>Di tale necessit\u00e0 debbano convincersi e farsi portatrici innanzitutto le donne. Anche i cambiamenti culturali pi\u00f9 complessi si possono ottenere se, chi subisce la discriminazione, ne diventa consapevole: la lingua \u00e8 questione sostanziale e non marginale nella conquista della parit\u00e0, dobbiamo superare insicurezza e disistima ataviche che, ancora oggi, portano molte di noi a ritenere di maggiore pregio e potere l\u2019utilizzo del maschile.<\/p>\n<p>L\u2019avvocatura, impegnata nella difesa dei diritti fondamentali, gioca anche in questo caso il ruolo fondamentale di contribuire al progresso civile del Paese, alla diffusione della legalit\u00e0, a fianco dei cittadini e a tutela dei loro diritti, in applicazione dei principi fondamentali della Costituzione.<\/p>\n<p>I comitati pari opportunit\u00e0, quali organismi istituzionali presenti in tutti (o quasi) gli ordini professionali, resi obbligatori dalla legge professionale del 2012, hanno il compito di accendere i riflettori sulle disparit\u00e0, sulle zone di ombra, guardando alla realt\u00e0 che ci circonda da un nuovo punto di vista: un lavoro che ci pu\u00f2 esporre alla derisione, a volte anche alle offese, ma che ci rende visionarie e visionari, come lo sono state spesso e in tempi molto pi\u00f9 difficili altre donne e uomini prima di noi.<\/p>\n<p><em>Intervento svolto quale Presidente del Cpo dell\u2019Ordine degli Avvocati di Udine al Congresso dell\u2019Associazione Nazionale Magistrati e del Cpo dell\u2019Ordine degli Avvocati di Materia tenutosi a Matera il 13-14 settembre 2019 dal titolo \u201cLa cultura della rappresentanza paritaria nella magistratura e nelle istituzioni forensi: dall\u2019uguaglianza formale all\u2019uguaglianza sostanziale\u201d<\/em><\/p>\n<p>. <a href=\"https:\/\/www.oralegalenews.it\/magazine\/grammatica-e-pregiudizi\/9650\/2020\/?fbclid=IwAR3YT1dKxPC9CC-EZbFMNK_L8-eFJMoWIlYAPLCBvFgqa4ywottd8NL_pdQ\">https:\/\/www.oralegalenews.it\/magazine\/grammatica-e-pregiudizi\/9650\/2020\/?fbclid=IwAR3YT1dKxPC9CC-EZbFMNK_L8-eFJMoWIlYAPLCBvFgqa4ywottd8NL_pdQ<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 31 gennaio non scrivo nulla nel mio blog: sono preoccupata e in qualche modo intristita. 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