{"id":8180,"date":"2022-12-06T15:31:38","date_gmt":"2022-12-06T15:31:38","guid":{"rendered":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=8180"},"modified":"2022-12-06T15:31:38","modified_gmt":"2022-12-06T15:31:38","slug":"6-dicembre-2022-lobiezione-di-coscienza-e-una-virtu-da-coltivare-intervista-a-mao-valpiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=8180","title":{"rendered":"6 dicembre  2022   &#8211;   L\u2019obiezione di coscienza \u00e8 una virt\u00f9. Da coltivare. Intervista a Mao Valpiana"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019obiezione di coscienza \u00e8 una virt\u00f9. Da coltivare. Intervista a Mao Valpiana<\/strong><\/p>\n<p><strong><em><a href=\"https:\/\/www.adista.it\/Luca%20Kocci\/articoli\">Luca Kocci\u00a0<\/a>03\/12\/2022, 21:34\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/strong><strong><em>Tratto da:\u00a0<\/em><\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.adista.it\/edizione\/5062\">Adista Notizie\u00a0n\u00b0 42 del 10\/12\/2022<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>41303 VERONA-ADISTA.\u00a0<\/strong>Per approfondire i temi dell\u2019obiezione di coscienza e del militarismo (v. notizia precedente), Adista ha intervistato\u00a0<strong>Mao Valpiana<\/strong>, presidente del Movimento nonviolento e componente dell\u2019esecutivo di Rete italiana Pace e Disarmo.<\/p>\n<p><strong>Il 15 dicembre saranno cinquanta anni dall\u2019approvazione della prima legge per l\u2019obiezione di coscienza al servizio militare. Nonostante i suoi molti limiti, credo che si sia trattato di una legge molto importante per il movimento per la pace. Cosa ne pensi?<\/strong><\/p>\n<p>Pochi giorni dopo l\u2019approvazione della legge, Azione nonviolenta (dicembre 1972) titolava \u00abVotata la legge truffa sull\u2019obiezione di coscienza\u00bb, con il sottotitolo \u00abChi per grazia sovrana verr\u00e0 ammesso a compiere il servizio civile alternativo, dovr\u00e0 pagarlo con una ferma maggiorata di 8 mesi, rimanendo in pi\u00f9 sempre soggetto a tutti gli effetti, quale \u201csoldato distaccato\u201d, alla giurisdizione militare\u00bb. Per rendere ancor meglio il giudizio fortemente negativo sulla legge, Pietro Pinna, l\u2019estensore dell\u2019articolo presentato come editoriale non firmato, scriveva: \u00abUn Parlamento il quale doveva riconoscere il diritto, aperto a tutti, a obiettare (\u2026) vota una legge che si traduce e serve al suo opposto, cio\u00e8 a statuire il reato dell&#8217;obiezione di coscienza. Non c&#8217;\u00e8 da farsi meraviglia di quest&#8217;esito, abnorme e logico insieme, da parte di un Parlamento composto di forze politiche che, dalla prima all&#8217;ultima, di destra e di sinistra, sono tutte concordi sul principio sommo (per il potere) della necessit\u00e0 dell&#8217;apparato di guerra\u00bb. In sostanza si dice che non viene riconosciuta l\u2019istanza fondativa dell\u2019obiezione, cio\u00e8 la messa in discussione radicale della struttura dell\u2019esercito, come strumento di guerra. Tuttavia, dopo le dichiarazioni di principio, si riconosce che la legge apre comunque uno spiraglio che dovr\u00e0 essere utilizzato per ottenere altri risultati, passando dalla testimonianza degli obiettori in carcere, alle lotte per la costruzione e la gestione del servizio civile. E infatti, furono proprio il Movimento nonviolento e il Partito radicale, protagonisti della lotta e del digiuno per ottenere la legge, a fondare e sostenere la Lega degli obiettori di coscienza, che dal 1973 in poi gest\u00ec la nascita e la crescita del servizio civile come pratica di impegno per il movimento pacifista dentro la societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quali sono stati gli effetti di quella legge sulla societ\u00e0 italiana?<\/strong><\/p>\n<p>Il servizio civile, cos\u00ec come si \u00e8 sviluppato in Italia, \u00e8 stato una \u201cinvenzione\u201d degli obiettori stessi. Lo Stato aveva predisposto un servizio civile nazionale unico, che immaginava nel corpo, allora militarizzato, dei pompieri. Gli obiettori rifiutarono, non rispondendo alla chiamata, e contrapposero invece un servizio civile diversificato, da attuarsi negli enti del privato sociale (assistenziali, culturali, ambientali, sindacali, ecc.) che si convenzionavano con il Ministero della Difesa per accogliere gli obiettori nelle loro sedi sparse su tutto il territorio nazionale. Dopo le prime resistenze da parte dell\u2019amministrazione militare, pass\u00f2 e si diffuse questo modello di servizio civile, che presto divenne uno dei pi\u00f9 avanzati d\u2019Europa. L\u2019obiettore di coscienza in pochi anni divenne una figura riconosciuta che lavorava nel territorio a fianco degli ultimi. Enti o associazioni importanti, come la Comunit\u00e0 di Capodarco, l\u2019Istituto don Calabria, l\u2019ospedale psichiatrico di Basaglia, accolsero per primi gli obiettori, e \u201csdoganarono\u201d questa figura dandone un\u2019immagine positiva.<\/p>\n<p><strong>La fine della leva obbligatoria \u00e8 stata una vittoria per il movimento? Oppure l\u2019esercito dei professionisti ha provocato delle conseguenze negative \u2013 a cominciare dall\u2019aumento delle spese per gli armamenti \u2013 di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze?<\/strong><\/p>\n<p>La leva obbligatoria \u00e8 un\u2019invenzione napoleonica, che rispondeva alla concezione \u201cmoderna\u201d della guerra su larga scala. Dopo la prima e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, cambia nei fatti anche la concezione della guerra stessa, sempre pi\u00f9 sofisticata, sempre pi\u00f9 tecnica, sempre pi\u00f9 professionale. La leva popolare quindi ha un suo naturale decadimento, che lascia il posto al professionismo militare. Diminuisce il numero dei soldati, ma cresce la spesa. La sospensione dell\u2019obbligo, cio\u00e8 della schiavit\u00f9 militare, \u00e8 per noi certamente un fatto positivo, anche se questo non cambia di una virgola il male della struttura militare di preparazione e attuazione della guerra, che per certi versi diventa ancor peggiore.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una \u201cterza via\u201d fra esercito di leva e dei professionisti?<\/strong><\/p>\n<p>No. La nostra prospettiva resta quella del disarmo unilaterale; quindi per noi la via \u00e8 quella dell\u2019abolizione degli eserciti.<\/p>\n<p><strong>Con la \u201csospensione\u201d della leva obbligatoria, non si parla pi\u00f9 di obiezione, che invece resta un valore da rilanciare. Basta vedere quello che sta succedendo oggi nella guerra in Ucraina, con migliaia di obiettori, di cui per\u00f2 i grandi mezzi di informazione preferiscono non dire nulla. Cosa ne pensi?<\/strong><\/p>\n<p>Sono d\u2019accordo. L\u2019obiezione di coscienza resta un caposaldo della nonviolenza. Prima ancora di fare del bene \u00e8 importante non collaborare con il male, diceva il Mahatma Gandhi. I ragazzi russi e ucraini che rifiutano le armi, rischiando di persona e affrontando il carcere e il disprezzo, sono gli unici che si sottraggono alla guerra e prefigurano una via di pace. I mezzi di informazione non ne parlano perch\u00e9 sanno che il loro esempio sarebbe contagioso, come lo fu per molti ragazzi americani ai tempi del Vietnam. Ogni recluta pu\u00f2 essere un obiettore di coscienza, ogni soldato un disertore. Dobbiamo aiutare e sostenere ogni singolo obiettore, dell\u2019una e dell\u2019altra parte: patrioti disarmati che non vogliono odiare la patria altrui.<\/p>\n<p><strong>Quella fiscale contro le spese militari poterebbe essere una campagna di obiezione da rilanciare oggi?<\/strong><\/p>\n<p>Purtroppo il sistema tributario odierno, con la tassazione alla fonte, non permette pi\u00f9 una vera e propria obiezione fiscale alle spese militari, come si poteva fare con la Campagna che mettemmo in atto dal 1981 al 1998. Tuttavia nella nostra proposta di legge per la Difesa civile non armata e nonviolenta, sostenuta dalla campagna \u201cUn\u2019altra difesa \u00e8 possibile\u201d, \u00e8 prevista la possibilit\u00e0 dell\u2019opzione fiscale, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 per il cittadino contribuente di scegliere se finanziare la difesa armata o la difesa nonviolenta. Dobbiamo impegnarci affinch\u00e9 questa prospettiva diventi politicamente realizzabile.<\/p>\n<p><strong>Dopo la manifestazione nazionale del 5 novembre, \u00e8 ipotizzabile la ripresa di un movimento per la pace che possa contare su \u201cgrandi numeri\u201d? Oppure dal 2003 \u2013 il movimento pacifista \u00absuperpotenza mondiale\u00bb, come scriveva il New York Times \u2013 a oggi sono cambiate troppe cose e quella situazione non \u00e8 pi\u00f9 proponibile? Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>Portare pi\u00f9 di centomila persone in piazza, coinvolgendo oltre 600 organizzazioni, \u00e8 stato un risultato politico importante. Soprattutto perch\u00e9 la manifestazione del 5 novembre a Roma non \u00e8 un fatto isolato, ma fa parte di un percorso che \u00e8 partito da lontano, da quando \u00e8 iniziato il processo di costruzione della \u201cRete italiana pace e disarmo\u201d che d\u00e0 voce a un movimento pacifista finalmente maturo, che non si accontenta di slogan o ritualit\u00e0, che \u00e8 anche un soggetto politico autonomo ed indipendente. La mobilitazione permanente in atto che ora si riconosce nel cartello \u201cEurope for Peace\u201d, ha l\u2019ambizione di mettere in campo un movimento europeo che possa essere interlocutore di partiti, governi e diplomazie per la costruzione di una Agenda di pace. Il movimento pacifista \u00e8 gi\u00e0 maggioritario nell\u2019opinione pubblica<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019obiezione di coscienza \u00e8 una virt\u00f9. Da coltivare. 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