{"id":8539,"date":"2023-09-02T07:04:51","date_gmt":"2023-09-02T07:04:51","guid":{"rendered":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=8539"},"modified":"2023-09-02T07:05:57","modified_gmt":"2023-09-02T07:05:57","slug":"2-settembre-2023-_-colpi-di-stato-in-africa-un-mio-piccolo-dossier","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=8539","title":{"rendered":"2 settembre  2023  _  Colpi di stato in Africa &#8211;  Un mio piccolo dossier"},"content":{"rendered":"<p>Dopo il Niger, il Gabon. A mettere in fila gli eventi, si potrebbe immaginare un domino Wagner nell\u2019Africa francofona: dopo il fallito \u2018putsch\u2019 in Russia dei mercenari di Evgheny Prigozhin il 24 e 25 giugno, c\u2019\u00e8 stato un colpo di Stato in Niger il 25 luglio della guardia presidenziale contro il presidente Mohamed Bazoum, filo-occidentale; e, ieri, a una settimana dalla tragica scomparsa di Prigozhin in uno schianto aereo, c\u2019\u00e8 stato un colpo di Stato in Gabon contro il presidente Ali Bongo Ondimba, appoggiato (non senza screzi) da Parigi.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.giampierogramaglia.eu\/2023\/09\/01\/gabon-epidemia-colpi-stato\/\"><em>(Giampiero Gramaglia \u2013 Gp News)<\/em><\/a><\/p>\n<p>31 agosto 2023.<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/pierre-haski\/2023\/08\/31\/africa-gabon-colpi-stato\"><strong>Le ragioni dei continui colpi di stato in Africa<\/strong><\/a><strong><br \/>\n<\/strong><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/autori\/pierre-haski\"><strong>Pierre Haski<\/strong><\/a><strong>,\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/fonti\/france-inter\"><strong>France Inter<\/strong><\/a><strong>,\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/paesi\/francia\"><strong>Francia<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Il fenomeno \u00e8 eccezionale e non pu\u00f2 essere spiegato in modo semplicistico.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/pierre-haski\/2021\/09\/06\/guinea-golpe-terzo-mandato-conde\">Guinea<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/pierre-haski\/2022\/01\/11\/mali-elezioni-sanzioni\">Mali<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/boubacar-sanso-barry\/2022\/10\/06\/i-militari-fuori-dalla-politica\">Burkina Faso<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/2023\/07\/31\/golpe-occidente-jihadisti-migranti\">Niger<\/a>\u00a0e il 30 agosto anche il Gabon: negli ultimi anni cinque paesi francofoni dell\u2019Africa hanno vissuto colpi di stato militari. Inevitabilmente emergono diversi interrogativi.<\/p>\n<p>Tra le spiegazioni semplicistiche possiamo elencare una semplice epidemia di golpe, un complotto russo o un rifiuto della Francia. Senza dubbio questi ingredienti sono presenti qua e l\u00e0, a vario grado. Ma bisogna approfondire.<\/p>\n<p>Il punto in comune tra le vicende citate \u00e8 il fallimento degli stati postcoloniali, creati sotto una forte influenza francese e caratterizzati da due fasi storiche, una autoritaria e l\u2019altra democratica, o per essere pi\u00f9 precisi pseudo-democratica.<\/p>\n<p>Nel 1960, quando diverse colonie francesi ottennero l\u2019indipendenza, il presidente Charles de Gaulle e il suo \u201cmonsieur Afrique\u201d, il discusso Jacques Foccart, misero in piedi regimi il cui obiettivo era quello di garantire l\u2019influenza francese dietro una facciata di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Gabon \u00e8 stato la caricatura di questo processo.<\/p>\n<p><strong>Democrazie senza alternanza, senza contropoteri e senza alcun freno alla corruzione. Ma ora questo inganno politico sta saltando per aria<\/strong><\/p>\n<p>Foccart \u00a0ha raccontato di aver\u00a0 scelto personalmente Omar Bongo (padre) quando il primo presidente del paese, L\u00e9on Mba, ha scoperto di essere affetto da un cancro, nel 1965. Bongo, all\u2019epoca trentenne, era il direttore di gabinetto del presidente. Sostenuto da Foccart, ha guidato il Gabon fino alla sua morte, nel 2009. Poi il figlio, Ali Bongo Ondimba, ha preso il suo posto fino al golpe del 30 agosto 2023, arrivato dopo quasi sessant\u2019anni di dominio della famiglia Bongo.<\/p>\n<p>Questo non basta a spiegare il colpo di stato, ma aiuta a comprendere la gioia popolare che ha accompagnato il golpe. Inoltre da questa prospettiva \u00e8 facile capire l\u2019impasse politica in cui si trovava il Gabon, al pari di altri paesi del continente.<\/p>\n<p>Durante la prima fase la Francia non si \u00e8 solo adattata, ma ha tirato le fila del regime autoritario. In occasione della mia prima visita a Libreville, nel 1981, i tre uomini forti del paese erano l\u2019ambasciatore francese, il comandante francese della guardia presidenziale e il capo di Elf, la compagnia petrolifera francese. Nel paese nessuno poteva fare niente senza il loro consenso.<\/p>\n<p>Dopo la caduta del muro di Berlino, Fran\u00e7ois Mitterrand ha vincolato gli aiuti francesi alla democratizzazione del regime. Un escamotage che ha permesso agli autocrati di prolungare il loro dominio, come dimostra in modo lampante il caso dei due Bongo, padre e figlio, ma anche quello di Paul Biya, l\u2019eterno presidente del Camerun. Democrazie senza alternanza, senza contropoteri e senza alcun freno alla corruzione. Ma ora questo inganno politico sta saltando per aria un po\u2019 ovunque.<\/p>\n<p>La Francia ha progressivamente allentato la presa politica. Gli interessi economici francesi nel continente si sono ridotti, con l\u2019eccezione proprio del Gabon. Nel frattempo la Cina si \u00e8 ritagliata un\u00a0 ruolo di primo piano in buona parte dell\u2019Africa,<\/p>\n<p>Ma ancora oggi sopravvivono l\u2019eredit\u00e0, il quadro istituzionale e i blocchi politici lasciati dalla Francia, mentre le nuove generazioni non sopportano pi\u00f9 di essere mal governate e i militari si presentano come salvatori della patria. Parigi si illude evocando il ritorno di istituzioni che hanno perso tutta la loro legittimit\u00e0, ma il patto sociale si \u00e8 rotto, e forse questa \u00e8 l\u2019occasione di rinegoziarlo.<\/p>\n<p>In queste condizioni, come sottolineava qualche settimana fa il pensatore di origine camerunese\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/idees\/article\/2023\/08\/04\/achille-mbembe-en-afrique-la-stabilite-passera-par-une-demilitarisation-effective-de-tous-les-domaines-de-la-vie-politique-economique-et-sociale_6184430_3232.html\">Achille Mbembe sul quotidiano Le Monde<\/a>, \u201ci golpe appaiono come l\u2019unico modo di provocare un cambiamento, di assicurare una forma di alternanza al vertice dello stato e di accelerare la transizione generazionale\u201d. Una tripla necessit\u00e0 che non abbiamo voluto considerare e che oggi esplode, nel bene e nel male.\u00a0\u00a0\u00a0 <em>(Traduzione di Andrea Sparacino)<\/em><\/p>\n<p><em>Internazionale ha una newsletter settimanale che racconta cosa succede in Africa.\u00a0Ci si iscrive\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/newsletter\"><em>qui<\/em><\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.informazione.it\/a\/E1A08107-59E0-48E3-9C42-6CF47F5AA405\/Gabon-dopo-Niger-epidemia-colpi-di-Stato-in-Africa-prosegue\">Gabon: dopo Niger, epidemia colpi di Stato in Africa prosegue (gyvs) (informazione.it)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/pierre-haski\/2023\/08\/31\/africa-gabon-colpi-stato\">https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/pierre-haski\/2023\/08\/31\/africa-gabon-colpi-stato<\/a><\/p>\n<p><strong>L\u2019epidemia di golpe africani: un allarme per l\u2019Europa<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/firme\/federico-rampini\">diFederico Rampini| 30 agosto 2023<\/a><\/p>\n<p>Un filo conduttore \u00e8 la crisi di molti esperimenti democratici in Africa: solo il 38% degli africani \u00e8 soddisfatto di come funziona la democrazia, le loro \u00e9lite intellettuali la associano all\u2019Occidente inteso come imperialismo e neo-colonialismo<\/p>\n<p>Il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/23_agosto_30\/golpe-gabon-elezioni-b6a766fa-4713-11ee-ad83-e73f5dbf84cb.shtml\">golpe in Gabon\u00a0<\/a>\u00e8 l\u2019<strong>ottavo consecutivo in soli tre anni\u00a0<\/strong>in quella parte dell\u2019Africa, cio\u00e8 la fascia occidentale e centrale del continente. Lo hanno preceduto Mali, Guinea, Burkina Faso e di recente<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/23_agosto_06\/niger-golpe-stadio-2473d33e-347d-11ee-aa95-d76d2964c992.shtml\">\u00a0il Niger<\/a>, alcuni dei quali hanno subito dei colpi di Stato militari a ripetizione (\u00e8 cos\u00ec che si arriva al totale di otto).<\/p>\n<p>L\u2019instabilit\u00e0 politica che questa \u201cepidemia\u201d segnala, il grave arretramento della democrazia che genera, hanno spinto il responsabile della politica estera Ue Josep Borrell a parlare di \u201cun grosso problema per l\u2019Europa\u201d. A conferma, della crisi in Gabon parleranno a breve i ministri della Difesa dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>In cerca di semplificazioni sarebbe facile soffermarsi su un aspetto:\u00a0<strong>tutti i paesi sopra elencati per la \u201cepidemia dei golpe\u201d sono ex-colonie francesi<\/strong>. Molti di loro in seguito alla presa di potere dell\u2019esercito hanno denunciato gli accordi con la Francia, in certi casi (Mali, Burkina)\u00a0<strong>cacciando i contingenti delle forze armate di Parigi<\/strong>.<\/p>\n<p>Siamo dunque in presenza di una \u00abseconda morte dell\u2019impero coloniale francese in Africa\u00bb?\u00a0<strong>Senza dubbio il sentimento anti-francese gioca un ruolo<\/strong>. Nel Niger poco dopo la deposizione del presidente democraticamente eletto abbiamo visto scendere in piazza delle folle che inneggiavano ai militari golpisti,\u00a0<strong>urlavano \u00ababbasso la Francia e viva Putin\u00bb<\/strong>. Le accuse di neocolonialismo contro Emmanuel Macron e i suoi predecessori sono pratica corrente. \u00c8 ancora presto per dire se il copione si ripeter\u00e0\u00a0<strong>in Gabon, dove pure la presenza transalpina \u00e8 rilevante<\/strong>, per esempio con la societ\u00e0 Elf nel petrolio. Greggio e cacao sono le due principali esportazioni del Gabon.<\/p>\n<p>Un\u00a0<strong>simbolo<\/strong>\u00a0che spesso viene usato<strong>\u00a0per esemplificare i retaggi di colonialismo\u00a0<\/strong>francese, \u00e8\u00a0<strong>l\u2019unione monetaria nel Cfa o franco africano<\/strong>, un\u2019istituzione abbastanza curiosa anche nel nome, visto che a Parigi il franco non esiste pi\u00f9, sostituito ovviamente dall\u2019euro da oltre un ventennio.<\/p>\n<p><strong>Il Cfa \u00e8 un\u2019architettura a dir poco barocca<\/strong>: quella sigla descrive in realt\u00e0 due unioni monetarie, una per l\u2019Africa centrale e l\u2019altra per l\u2019Africa occidentale; tutt\u2019e due legate all\u2019euro da una parit\u00e0 fissa e garantite dal Tesoro di Parigi. Si possono tracciare delle (vaghe) analogie con il Commonwealth britannico.\u00a0<strong>La Francia ne ricava pochi vantaggi comunque. In compenso paga un prezzo politico<\/strong>: nell\u2019immaginario collettivo di molti paesi africani la sola esistenza di un \u201cfranco Cfa\u201d \u00e8 un simbolo potentissimo di ci\u00f2 che loro percepiscono come un retaggio coloniale.<\/p>\n<p>Ma le\u00a0<strong>accuse a Parigi\u00a0<\/strong>sono solo in parte giustificate,<strong>\u00a0per lo pi\u00f9\u00a0<\/strong>invece sono\u00a0<strong>pretestuose<\/strong>, incoerenti, in malafede. Gli stessi paesi che ora cacciano i militari francesi, magari per sostituirli con mercenari russi, l\u2019altroieri avevano chiesto aiuto a Parigi per combattere terroristi jihadisti e milizie separatiste. Gli stessi militari che hanno preso il potere a ripetizione, invocando come pretesto per i loro golpe l\u2019incapacit\u00e0 dei governi civili di garantire ordine e sicurezza, sono essi stessi responsabili per clamorosi insuccessi nel reprimere terroristi, jihadisti, organizzazioni criminali. I generali che cacciano i politici accusandoli di corruzione sono di solito i primi campioni della corruzione.<\/p>\n<p><strong>Celebrare la seconda morte dell\u2019impero francese \u00e8 una forzatura<\/strong>\u00a0anche perch\u00e9 la crisi della democrazia \u2013 e della sicurezza \u2013 si estende oltre l\u2019Africa francofona.\u00a0<strong>L\u2019anglofono Zimbabwe ha appena tenuto delle elezioni di dubbia correttezza<\/strong>, non pi\u00f9 limpide di quanto lo sia stata in Gabon la vittoria del \u201cfiglio d\u2019arte\u201d Ali Bongo (il 64enne presidente appena deposto viene da una dinastia initerrottamente al potere da 56 anni, suo padre Omar Bongo govern\u00f2 dal 1967 al 2009).\u00a0<strong>Il Sudan, che non \u00e8 un ex colonia francese\u00a0<\/strong>bens\u00ec fu un possedimento in condominio anglo-egiziano,\u00a0<strong>\u00e8 ancora devastato dalla guerra tra due fazioni militari<\/strong>. Una ricaduta di disordini e di repressione si sta verificando anche in\u00a0<strong>Etiopia<\/strong>, la nazione dell\u2019Africa che si vanta di non essere mai stata colonizzata da nessuno (a ragione gli etiopi definiscono \u201coccupazione\u201d l\u2019episodio italiano, che considerano talmente breve e con impatto troppo modesto per potersi definire una colonizzazione).<\/p>\n<p>Un<strong>\u00a0filo conduttore \u00e8 la crisi di molti esperimenti democratici in Africa<\/strong>. L\u2019ultimo\u00a0<strong>sondaggio Afrobarometro\u00a0<\/strong>rivela che<strong>\u00a0solo il 38% degli africani sono soddisfatti di come funziona la democrazia\u00a0<\/strong>nel proprio paese (quelli che ce l\u2019hanno). Secondo la ong americana Freedom House met\u00e0 degli Stati continentali sono \u201cnon liberi\u201d, il 43% \u201cparzialmente liberi\u201d.<\/p>\n<p>Noi occidentali per\u00f2\u00a0<strong>questi giudizi dovremmo maneggiarli con moderazione\u00a0<\/strong>e<strong>\u00a0spirito critico<\/strong>, tenuto conto che anche le opinioni pubbliche di casa nostra danno segnali di delusione e disaffezione verso il sistema politico democratico. Dovremmo anche considerare<strong>\u00a0quel che sta accadendo in Africa come un\u2019emergenza che ci riguarda per diversi aspetti<\/strong>, non tutti scontati. Da una parte \u00e8 un \u201cgrosso problema\u201d (come dice Borrell) perch\u00e9<strong>\u00a0la catena dei golpe investe zone strategiche per l\u2019Europa\u00a0<\/strong>sia come origini di flussi migratori sia come giacimenti di risorse energetiche e minerarie. D\u2019altra parte \u00e8 un \u201cgrosso problema\u201d<strong>\u00a0se e quando questi golpe poggiano su narrazioni anti-occidentali e spianano la strada a ulteriori penetrazioni di Cina, Russia<\/strong>, o anche altri attori come Arabia saudita, Turchia.<\/p>\n<p>Dietro quest\u2019ultimo fenomeno c\u2019\u00e8 una tendenza allarmante che accomuna tanti paesi africani: troppo spesso<strong>\u00a0le loro \u00e9lite intellettuali tendono ad associare la democrazia all\u2019Occidente\u00a0<\/strong>nel senso deteriore che esse danno alla parola Occidente,\u00a0<strong>cio\u00e8 come simbolo di imperialismo<\/strong>, post o neo-colonialismo, sfruttamento. Cos\u00ec facendo queste \u00e9lite ottengono il triplice risultato di screditare la democrazia, avallare i golpe, legittimare le intese fra golpisti e\u00a0<strong>Pechino, Mosca<\/strong>, eccetera.<\/p>\n<p>\u00c8 utile che del tema si occupino i ministri della Difesa europei perch\u00e9<strong>\u00a0buona parte dell\u2019Africa soffre per un deficit di sicurezza prima ancora che di stabilit\u00e0 o di libert\u00e0<\/strong>. La democrazia non sopravvive se non \u00e8 capace di assicurare ai propri cittadini un minimo di \u201clegge e ordine\u201d (tema sottovalutato o incompreso negli stessi paesi occidentali).\u00a0<strong>I militari del Gabon<\/strong>, come quelli del Niger, Mali e Burkina Faso prima di loro<strong>, sono dei bugiardi quando promettono sicurezza visto che fino a ieri hanno avuto vasti poteri per mantenere l\u2019ordine e non lo hanno fatto<\/strong>. Qualcuno per\u00f2 dovr\u00e0 riuscirci prima o poi. Crescita economica, sviluppo, occupazione, istruzione e sanit\u00e0, progrediscono se esiste un minimo di sicurezza.\u00a0<strong>L\u2019Europa dovrebbe sviluppare una offerta alternativa\u00a0<\/strong>\u2013 in una cornice di rispetto dei diritti umani \u2013<strong>\u00a0rispetto al Gruppo Wagner\u00a0<\/strong>o altre milizie mercenarie.<\/p>\n<p>Il fatto che il golpe del Gabon sia accaduto a cos\u00ec breve distanza da quello del Niger ricorda\u00a0<strong>un altro fallimento che si sta consumando: quello della comunit\u00e0 economica dell\u2019Africa occidentale, Ecowas<\/strong>. Sotto la leadership della nazione pi\u00f9 importante di tutto il continente, la Nigeria, l\u2019Ecowas aveva promesso\/minacciato un intervento militare multinazionale per ripristinare il legittimo governo civile in Niger. Poi\u00a0<strong>l\u2019Ecowas si \u00e8 impaurita<\/strong>, soprattutto perch\u00e9 all\u2019interno della stessa Nigeria sono cresciute le resistenze. Forse l\u2019Unione europea dovrebbe riprendere il bandolo della matassa proprio da l\u00ec.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/oriente-occidente-federico-rampini\/23_agosto_30\/epidemia-golpe-africani-allarme-l-europa-dd15cd58-474b-11ee-ad83-e73f5dbf84cb.shtml\">L\u2019epidemia di golpe africani: un allarme per l\u2019Europa- Corriere.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il Niger, il Gabon. 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