{"id":8599,"date":"2023-10-17T18:56:30","date_gmt":"2023-10-17T18:56:30","guid":{"rendered":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=8599"},"modified":"2023-10-17T18:56:30","modified_gmt":"2023-10-17T18:56:30","slug":"17-ottobre-2023-_-armare-lo-sguardo_-btselem","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=8599","title":{"rendered":"17  ottobre  2023  _ Armare lo sguardo_ B&#8217;Tselem"},"content":{"rendered":"<p>16 OTTOBRE 2023ANTICHI SAMUEL, LESSICO DELLA CONTEMPORANEIT\u00c0\u00a0\u00a0di SAMUEL ANTICHI<\/p>\n<p><strong>Raccontare il conflitto israelo-palestinese, il caso di B\u2019Tselem.<\/strong><\/p>\n<p>Con l\u2019attacco da parte di Hamas contro Israele il 7 ottobre scorso, l\u2019Occidente rivolge nuovamente l\u2019attenzione a un conflitto che imperversa in realt\u00e0 da settantacinque anni e il cui acuirsi era gi\u00e0 riconducibile alla ri-elezione di Benjamin Netanyahu nel novembre 2022. L\u2019occupazione israeliana, oltre a livello territoriale, si \u00e8 contraddistinta per un processo di armamento dello sguardo che prevede l\u2019appropriazione del campo di percezione e della rappresentabilit\u00e0, limitando lo spettro visivo con schermi difensivi, alzando muri e torri di controllo. Inoltre, come sottolinea l\u2019architetto Eyal Weizman, gli insediamenti israeliani sono costruiti molto spesso su zone collinari in modo da poter adottare una separazione verticale, dall\u2019alto verso il basso, tra loro e i villaggi palestinesi a valle, impiegando una one-way hierarchy of vision.<\/p>\n<p>Analogamente, le strade sono direzionate e le finestre delle abitazioni orientate verso i villaggi palestinesi. Questo permette anche ai coloni israeliani di indirizzare lo sguardo costantemente verso il nemico in una forma di controllo e sorveglianza. Il processo di armamento dello sguardo viene incrementato a partire dal 2011 quando l\u2019esercito di difesa israeliano (IDF) inizia a fornire videocamere ai soldati che operano nei territori occupati attraverso un\u2019iniziativa denominata Documenting Warrior Project. In aggiunta, l\u2019anno successivo, viene formata un\u2019unit\u00e0 speciale di \u201cCamera-combattenti\u201d (Lochamim-Tzalmim) addestrati in campo militare e cinematografico. A partire dall\u2019operazione \u201cMargine di protezione\u201d, campagna militare delle forze armate israeliane nella striscia di Gaza, nell\u2019estate del 2014, i video-operatori seguono costantemente l\u2019esercito di difesa producendo quelle che potremmo definire, parafrasando il pensiero di Judith Butler, compliant images, immagini che aderiscono alla prospettiva visuale dello stato colonizzatore, dove \u00ablo sguardo rimane limitato ai parametri stabiliti di una determinata azione\u00bb (Butler 2005, p. 822).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 recentemente, l\u2019IDF ha incoraggiato i militari ad utilizzare anche i propri smartphone per raccogliere materiale video da pubblicare, andando ad arricchire ulteriormente i canali ufficiali dell\u2019esercito. Oltre ai soldati muniti di videocamera e operatori embedded, troviamo anche un corpo speciale composto da sole donne denominato Tazpitaniot (osservatrici) che controllano da remoto i filmati di pi\u00f9 di 1700 camere di sicurezza posizionate in punti strategici a Gaza e in Cisgiordania. Le strutture di video sorveglianza si estendono con l\u2019utilizzo di droni e della fotografia aerea per la mappatura e controllo del territorio.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte invece, per controbilanciare il regime scopico egemonico imposto dall\u2019occupazione israeliana, l\u2019organizzazione non governativa B\u2019Tselem, \u2013 Centro di Informazione per i diritti umanitari nei territori occupati, ad esempio, ha lanciato nel 2007 Camera Distribution Project, tre anni prima delle Primavere Arabe, che hanno reso evidente il ruolo dei digital e social media nel trasmettere e restituire i conflitti politici cos\u00ec come denunciare la violazione dei diritti umanitari. Il progetto, che inizialmente si chiamava Shooting Back, ha l\u2019intento di \u201carmare\u201d i cittadini palestinesi fornendo loro una handycam in modo da poter contrattaccare, filmando, le violenze subite e perpetrate dall\u2019esercito israeliano. Camera Project, esponendo le ingiustizie, le violenze e gli abusi subiti dai cittadini palestinesi nel regime di occupazione, mettendo in discussione la legittimit\u00e0 dei comportamenti dei coloni israeliani a livello internazionale, decostruisce lo stesso apparato di potere che queste azioni regolarizza.<\/p>\n<p>Ridotti a corpi da osservare, controllare e ispezionare, soggetti ad un regime scopico di occupazione, la pratica documentaria come forma di attivismo rende visibile l\u2019invisibilit\u00e0 a cui \u00e8 confinata la popolazione palestinese. Le videocamere nelle mani dei volontari tentano di rovesciare la dominazione visuale imposta dai colonizzatori rivendicando il proprio right to look, \u00abun\u2019autonomia basata su uno dei suoi principi primi: il diritto all\u2019esistenza\u00bb (Mirzoeff 2011, p. 477). Questo aspetto richiama inoltre il carattere di precariet\u00e0 delle vite perse in guerra espresso da Judith Butler che sottolinea come, all\u2019interno delle dinamiche di potere, dominio e prevaricazione esercitate da un regime oppressivo, alcune vite non vengano considerate da compiangere, in quanto \u00abnon si possono percepire vite specifiche come ferite o perse se prima non sono percepite come viventi\u00bb (Butler 2009, p. 50). Dal momento della sua fondazione, B\u2019Tselem ha svolto un lavoro di documentazione e di ricerca pubblicando statistiche, informazioni cos\u00ec come testimonianze e filmati sulle violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele nei confronti della popolazione palestinese. L\u2019archivio video di B\u2019Tselem contiene pi\u00f9 di 5000 ore di materiale video, di cui una buona parte \u00e8 accessibile online.<\/p>\n<p>L\u2019amateurized media universe che ha preso vita a partire dai filmati realizzati dai volontari di B\u2019Tselem per certi versi si discosta da quello di altre forme di video-attivismo, per esempio la narrazione della guerra civile siriana, caratterizzato come sottolinea Papadopoulos da ipermobilit\u00e0, opacit\u00e0, non narrativit\u00e0 e raw audio. L\u2019intenzione pi\u00f9 che fornire allo spettatore un\u2019esperienza soggettiva e incarnata, immergerlo all\u2019interno della natura del conflitto, \u00e8 quella di carattere sia testimoniale che informativo. Piuttosto che focalizzare l\u2019attenzione esclusivamente sulla rappresentazione grafica della violenza perpetrata dall\u2019esercito israeliano attraverso immagini sensazionalistiche, l\u2019obiettivo \u00e8 quello di mostrare le pratiche di controllo dei coloni esponendo azioni ormai iscrivibili alla routine quotidiana. Molti dei video realizzati dai volontari cercano di mostrare il meccanismo strutturale dell\u2019occupazione che consiste prima di tutto nell\u2019invasione e nell\u2019appropriazione dello spazio privato, perquisizioni nelle case durante la notte, abbattimento di abitazioni, espropriazione di terreni, blocco dell\u2019accesso alle cisterne dell\u2019acqua, azioni legali e permesse che diventano parte di un vero e proprio piano regolatore.<\/p>\n<p>I volontari di B\u2019Tselem nello specifico, una volta che iniziano a collaborare al progetto, prendono parte ad una serie di workshop in cui i field researchers e i membri dell\u2019organizzazione insegnano loro alcune tecniche di ripresa da utilizzare in determinati contesti. Oltre a istruzioni di base, come mi \u00e8 stato detto nelle interviste che ho condotto nel mio periodo di ricerca a Gerusalemme presso l\u2019organizzazione, un punto su cui ci si sofferma nel workshop \u00e8 l\u2019importanza di tenere la videocamera stabile, perch\u00e9 troppi movimenti rischiano di rendere il tutto troppo confuso e di infastidire e confondere lo spettatore.<\/p>\n<p>Per stabilizzare l\u2019inquadratura, viene insegnata ai volontari la cosiddetta posizione del T Rex in cui i gomiti sono attaccati e la videocamera posizionata all\u2019altezza del petto. Per evitare di doversi accostare troppo all\u2019azione e mettere magari a rischio la propria vita, uno strumento per avvicinare lo sguardo della camera impiegato spesso nei video di B\u2019Tselem, che non viene invece pressoch\u00e9 mai usato nei filmati amatoriali della guerra civile siriana, \u00e8 lo zoom. Il consiglio rimane comunque quello di fare uno zoom ad allargare il campo e quindi inserire il contesto piuttosto che uno zoom in dove l\u2019inquadratura rischia di diventare meno stabile. Con l\u2019intento di raccogliere materiale per mostrare il meccanismo strutturale e sistemico dell\u2019occupazione e della violazione dei diritti umanitari, B\u2019Tselem pone l\u2019attenzione su quella che \u017di\u017eek ha definito objective violence, una violenza molto spesso invisibile perch\u00e9 insita all\u2019interno di determinate dinamiche di potere coloniale.<\/p>\n<p>Contrariamente, la violenza soggettiva mostra \u00abuna perturbazione dello stato normale e pacifico delle cose\u00bb, per questo motivo \u00e8 visibile ed esercitata da un soggetto chiaramente identificabile (una persona armata) contro una vittima chiaramente identificabile (persona ferita dal colpo dell\u2019arma) (\u017di\u017eek 2008, p. 2). Se da una parte, la violenza soggettiva richiama particolare attenzione perch\u00e9 squarcia il velo di normalit\u00e0, un \u201cnon-violent zero level\u201d, la violenza oggettiva mostra \u00abla violenza inerente a questo normale stato delle cose\u00bb, le dinamiche di violenza e soprusi che reggono sistematicamente i meccanismi di un regime oppressivo (ibidem).<\/p>\n<p>Piuttosto che collezionare esclusivamente immagini di violenza grafica che potrebbero avere un apporto prevalentemente sensazionalistico, andando a costituire singoli frammenti di violenza soggettiva, B\u2019Tselem nel suo raccogliere materiale in un archivio digitale dove vengono mostrati i meccanismi che regolano le dinamiche di occupazione, e come queste perdurino nel tempo, cerca di rendere visibile la violenza oggettiva, provando a raggiungere un impatto maggiore. Usando la macchina da presa come arma di comunicazione di massa, tentano di rovesciare la dominazione visuale imposta dai colonizzatori mettendo in mostra le dinamiche di potere che regolarizzano la violazione perpetua dei diritti umanitari nei territori occupati.<\/p>\n<p>Riferimenti bibliografici<\/p>\n<ol start=\"2021\">\n<li>Berdugo, The Weaponized Camera in the Middle East Videography, Aesthetics, and Politics in Israel and Palestine, Bloomsbury, London, 2021.<\/li>\n<li>Butler, Photography, War, Outrage, in \u201cPMLA\u201d, v. 120, n. 3, 2005.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Id., Frames of War: When Is Life Grievable?, Verso, London, 2009.<\/p>\n<ol start=\"2011\">\n<li>Mirzoeff, The Right to Look, in \u201cCritical Inquiry\u201d, v. 37, n. 3, 2011.<\/li>\n<li>Papadopoulos, Citizen camera-witnessing: Embodied political dissent in the age of mediated mass self-communication, in \u201cNew media &amp; society\u201d, v. 16, v. 5, 2013.<\/li>\n<li>Weizman, Hollow Land: Israel\u2019s Architecture of Occupation, Verso, London, 2007.<\/li>\n<li>\u017di\u017eek, Violence: Six sideways reflections, Picador, New York, 2008.<\/li>\n<\/ol>\n<p>NOTA<\/p>\n<p><strong>B&#8217;Tselem<\/strong>\u00a0(<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ebraico\">ebraico<\/a>: \u05d1\u05e6\u05dc\u05dd, &#8220;a immagine di&#8221;, come in Genesi 1:27) \u00e8 una organizzazione israeliana non governativa (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Organizzazione_non_governativa\">ONG<\/a>). Il B&#8217;Tselem si riferisce a s\u00e9 stesso come &#8220;Il Centro di informazione israeliano per i diritti umani nei territori occupati&#8221;. Il gruppo \u00e8 stato fondato il 3 febbraio\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1989\">1989<\/a>\u00a0da un gruppo di personalit\u00e0 pubbliche israeliane, tra cui avvocati, accademici, giornalisti e membri della\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Knesset\">Knesset<\/a>. Il suo direttore esecutivo \u00e8 Jessica Montel.<\/p>\n<p>Gli obbiettivi dichiarati di B&#8217;Tselem sono &#8220;documentare ed educare il pubblico ed i politici israeliani sulle violazioni dei diritti umani compiuti dallo stato di Israele nei\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Territori_occupati\">territori occupati<\/a>, impegnarsi nella lotta contro il fenomeno della negazione tra i cittadini israeliani e contribuire a creare una cultura dei diritti umani in Israele&#8221;.<\/p>\n<p>Nel dicembre 1989 l&#8217;organizzazione ha ricevuto il\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Carter-Menil_Human_Rights_Prize&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Carter-Menil Human Rights Prize<\/a>. B&#8217;Tselem \u00e8 finanziata dal ministero degli esteri del\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Regno_Unito\">Regno Unito<\/a>\u00a0e della\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Norvegia\">Norvegia<\/a>, come pure le fondazioni con sede in\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Europa\">Europa<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nord_America\">Nord America<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>16 OTTOBRE 2023ANTICHI SAMUEL, LESSICO DELLA CONTEMPORANEIT\u00c0\u00a0\u00a0di SAMUEL ANTICHI Raccontare il conflitto israelo-palestinese, il caso di B\u2019Tselem. 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