{"id":889,"date":"2010-07-08T15:55:37","date_gmt":"2010-07-08T14:55:37","guid":{"rendered":"http:\/\/diariealtro.altervista.org\/blog\/?p=3"},"modified":"2010-07-08T15:55:37","modified_gmt":"2010-07-08T14:55:37","slug":"i-tempi-non-si-scelgono-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=889","title":{"rendered":"08 luglio 2010 &#8211; I tempi non si scelgono &#8211; 1"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif; color: #0000ff;\"><strong><span style=\"color: #000066;\"><a href=\"http:\/\/www.diariealtro.altervista.org\/ARCHIVIO\/Archivio_4Luglio_2010.php\">I tempi non si scelgono<br \/>\nIn essi si vive e si muore. -1<\/a><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000066;\"><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif; color: #0000ff; font-size: x-small;\"><em>Ho ricopiato il titolo dalla citazione di una poesia di Aleksander Ku\u0161ner, proiettata alla mostra Russie! A Ca\u2019 Foscari \u2013 Venezia<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif; color: #0000ff; font-size: small;\">Ricomincio a scrivere, provo perch\u00e9 credo non sia giusto abbandonare un impegno intrapreso con me stessa (anche se non sarebbe il primo) e poi questa \u2018non carta\u2019 \u00e8 l\u2019unico luogo in cui posso rendere visibili, almeno a me, le mie parole.<br \/>\nSto leggendo un libro di grande interesse, un\u2019inchiesta giornalistica vera fatta sul campo e non sulle veline. E\u2019 un volume regalatomi da un\u2019amica, cui sono molto grata. Si tratta di Fabrizio Gatti. Bilal (viaggiare, lavorare, morire da clandestini. 2007 BUR).<br \/>\nLeggendo per un po\u2019 ho riconosciuto i modi di scrittura e i modi del lavoro di Ryszard Kapuscinski, il vero giornalismo d\u2019inchiesta, quello dei giornalisti che consumano le scarpe diceva Igor Man. Qualche cosa per\u00f2 mi turbava: quanto pi\u00f9 Gatti si addentrava nelle piaghe di un\u2019Africa percorsa da lui come da uno dei tanti dannati che da quella terra cercano di venire in Europa, tanto pi\u00f9 mi richiamava il giornalista polacco e insieme percepivo una distanza enorme fra loro.<br \/>\nL\u2019africa postcoloniale di Kapuscinski, per quanto misera, lasciava intravedere la possibilit\u00e0 di un futuro sperato, desiderato, prossimo ad essere progetto (che solo nel Sud Africa di Mandela ha funzionato). L\u2019Africa di Gatti \u00e8 solo disperazione che il coraggio di chi se ne va non riscatta. Il futuro, se c\u2019\u00e9, \u00e8 altrove e altrove va ricercato senza progetto perch\u00e9 progetto non \u00e8 possibile. Lo \u2018sprezzo del pericolo\u2019 scrive Gatti, riprendendo con voluto sarcasmo un\u2019espressione cara ai militari che riconoscono quello sprezzo nelle loro medaglie e non in chi affronta un viaggio folle per aiutare altri \u2013forse- a sopravvivere. E sono proprio i militari che contribuiscono alla reclusione dei disperati, identificati come \u2018clandestini\u2019, di cui non sanno riconoscere il coraggio che celebrano nei loro medaglieri..<br \/>\nE ancora Gatti, tentato da pensieri violenti verso gli schiavisti che incontra in Italia. : \u201cAbbiamo soltanto due modi di risolvere i conflitti. Attraverso le parole o attraverso la violenza\u201d (pag. 481) Nell\u2019alternativa parole-violenza il giornalista crede ancora; io sempre meno: scopro ogni giorno parole che coprono violenza attraverso quella rassegnazione che si propone come saggezza realista ed \u00e8 fondamentalmente ipocrisia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif; color: #000066; font-size: small;\">La violenza del non detto.<\/span><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif; color: #0000ff; font-size: small;\"><br \/>\nOgni volta che affronto il senso delle parole, la loro possibilit\u00e0 di essere sostanza di un progetto, di farsi motori di modifica, provo uno sgomento crescente.<br \/>\nNon trovo silenzio (sarebbe meglio quando la parola si fa beffa), trovo chiacchiera, adeguamento al peggio il cui confine, sempre pi\u00f9 mobile, si sposta verso il baratro facile da prevedere ma contro il quale non si sono costruite difese.<br \/>\nDa anni era facile presagire il crollo della politica: la caricatura vile e ben accolta da molti fattane dalla Lega Nord, epifania di quanto di peggio si pu\u00f2 costruire nel vivere collettivo, avamposto spudorato e gradito del berlusconismo pi\u00f9 becero, catalogo delle bestialit\u00e0 del buon senso e crogiolo per la loro esasperazione, non aveva trovato oppositori e oggi \u00e8 senso comune.<br \/>\nDa una parte se ne rideva con la spocchiosa superiorit\u00e0 di chi \u00e8 immediatamente in grado di identificare le stupidaggini dette da altri, dall\u2019altra la si accoglieva come un laboratorio di matte e insieme utili bestialit\u00e0: se quel che diceva Bossi riusciva sgradito lo si attaccava (la bandiera come carta igienica&#8230;) se quel che diceva Bossi passava senza traumi &#8211; o addirittura riusciva accettabile &#8211; se ne faceva tesoro. Un tab\u00f9 violato pu\u00f2 diventare un luogo comune pronto all\u2019uso (le espressioni di antimeridionalismo, le dichiarazioni razziste&#8230;).<br \/>\nSe a ci\u00f2 si unisce il degrado delle istituzioni, conseguente il degrado del personale politico, \u00e8 chiaro che il luogo deputato alle decisioni collettive si fa impraticabile.<br \/>\nA livello nazionale deputati e senatori sono eletti dal popolo solo nella loro quantit\u00e0 ma, come persone, sono designati in forma ferrea dalle decisioni delle segreterie dei partiti. Quel che conta \u00e8 avere molti eletti per governare con qualsiasi mezzo (la storia del ministro lampo Brancher ne \u00e8 un esempio meravigliosamente chiaro) o per fare opposizione senza scomodarsi a creare un progetto, soddisfatti di urlare vari e scoordinati \u2018no\u2019, logicamente traballanti quanto i \u2018s\u00ec\u2019.<br \/>\nChi parla e prima pensa in questo coacervo non \u00e8 gradito da nessuna parte.<br \/>\nIl consenso sembra incompatibile con il pensiero.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif; color: #0000ff; font-size: small;\"><span style=\"color: #000066;\">I comuni, primo luogo istituzionale del vivere insieme.<\/span><br \/>\nI comuni, primo luogo istituzionale del pensare insieme. Sono diventati il primo gradino di un cursus honorum o, se l\u2019onore ricevuto non ha corso, un luogo per elevarsi sopra i propri concittadini a onore e gloria del partito o della lobby che ti ha sostenuto. E partito e lobby agli eletti chiedono poi di pagare il conto e il pagamento viene onorato per quanto squallido..<br \/>\nHo scritto per pi\u00f9 di un anno del problema della <a href=\"http:\/\/www.diariealtro.altervista.org\/PAGINE%20SECONDARIE\/09_trim4\/2009_11_10_I%20sans%20papier%20d%27Italia.php\">registrazione anagrafica <\/a>dei figli dei sans papier e non sono riuscita a trovare quasi nessuno che capisse come questa dissennata decisione del governo, diventata legge e malamente rabberciata da una circolare salva vergogne come un perizoma raccattato per necessit\u00e0, fosse un insulto al ruolo stesso dei sindaci, tranquilli nel loro pacioso adattarsi a non conoscere chi nasce nel loro territorio.<br \/>\nStiamo costruendo \u2013 segnandoli dalla nascita- persone senza cittadinanza, senza genitori riconosciuti come tali, senza diritti. Fra una quindicina d\u2019anni forse ne parler\u00e0 un nuovo Kapuscinski, ne inorridir\u00e0 un nuovo Gatti senza bisogno di cambiare continente.<br \/>\nContemporaneamente si pongono le basi per riportare i comuni a un ruolo neopodestarile.<br \/>\nLa solidariet\u00e0 si trasforma in piet\u00e0 capace di assistenza ma la piet\u00e0 dei \u2018buoni\u2019 non riscatta la sciatteria di chi vuole ignorare l\u2019etica della solidariet\u00e0 \u2018politica, economica e sociale\u2019 (Costituzione della Repubblica \u2013 art.2)<br \/>\nAnni fa avevo sperato in una svolta promossa e voluta dalle associazioni che si formano nella societ\u00e0 civile. Ora non pi\u00f9&#8230;<br \/>\n(continua)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif; color: #0000ff; font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tempi non si scelgono In essi si vive e si muore. -1 Ho ricopiato il titolo dalla citazione di una poesia di Aleksander Ku\u0161ner, proiettata alla mostra Russie! 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