{"id":9030,"date":"2024-08-24T13:53:20","date_gmt":"2024-08-24T13:53:20","guid":{"rendered":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=9030"},"modified":"2024-08-24T13:53:20","modified_gmt":"2024-08-24T13:53:20","slug":"24-agosto-2024-un-soldato-di-israele-obiettore-di-coscienza-dopo-la-sua-esperienza-nella-striscia-di-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=9030","title":{"rendered":"24  agosto  2024 &#8211;  Un soldato di Israele obiettore di coscienza dopo la sua esperienza nella striscia di Gaza"},"content":{"rendered":"<p>Leggo con emozione un articolo della bravissima Francesca Mannocchi\u00a0 e apprezzo molto la cortesia de La Stampa di consentirmene la lettura anche se non sono abbonata<br \/>\nLo conservo nella mia memoria storica , il mio blog,\u00a0 e ne segnalo la lettura a chi possa e voglia procurarsi il quotidiano.<\/p>\n<p>La Stampa\u00a0 24\u00a0 agost0 2024\u00a0 pag 14-15<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Yuval Green, da riservista a obiettore di coscienza: \u201cMi hanno detto di bruciare le case dei civili palestinesi. Questa guerra \u00e8 una follia\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Francesca\u00a0 Mannocchi<\/strong><\/p>\n<p>KADIMA (ISRAELE).\u00a0<strong>\u00abSono stato cinquanta giorni a Gaza, da soldato, ti guardi a destra, a sinistra e vedi solo distruzione, tutto \u00e8 in rovina<\/strong>, non ci sono strade, tanti ospedali e universit\u00e0 sono stati distrutti. Non ci sono parole per spiegare la quantit\u00e0 di danni e questo non si pu\u00f2 giustificare. Credo che il motivo per cui sto rilasciando interviste ora, il motivo per cui sto parlando pubblicamente sia che voglio chiedere alle persone di aiutarmi a spingere a firmare un accordo di cessate il fuoco, per poter porre fine a tutta questa morte intorno a noi\u00bb.<\/p>\n<p>Un buon soldato<\/p>\n<p>Da ragazzo\u00a0<strong>Yuval Green non aveva dubbi.<\/strong>\u00a0Sarebbe stato un<strong>\u00a0buon soldato<\/strong>, avrebbe eseguito i suoi doveri perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che ogni ragazzo e ogni ragazza israeliano cresce: imparando che una delle parti pi\u00f9 importanti della vita sar\u00e0 far parte dell\u2019esercito.<strong>\u00a0Suo padre era un paracadutista, \u00e8 stato un ufficiale per molto tempo, e Yuval,<\/strong>\u00a0come tutti, ha ascoltato i racconti sull\u2019esercito fin da quando era bambino. Per questo, col tempo, non ha solo desiderato di essere un soldato combattente, ma di far parte di una delle unit\u00e0 speciali. Prima \u00e8 finito in Marina e poi, come suo padre, nei paracadutisti. \u00c8 poi diventato il paramedico della sua \u00a0unit\u00e0.Oa Rafah si scava tra le macerie dopo il raid israeliano<br \/>\nL\u2019obiezione di coscienza<\/p>\n<p>Alla fine di giugno,\u00a0<strong>dopo cinquanta giorni dentro Gaza, Yuval Green ha deciso di lasciare l\u2019esercito<\/strong>. Pochi giorni, insieme ad altri 40 riservisti,\u00a0<strong>ha firmato una lettera aperta per dichiarare che non avrebbe pi\u00f9 continuato a prestare servizio nelle operazioni a Rafah<\/strong>, nella parte meridionale della Striscia di Gaza:\u00a0<strong>\u00abI sei mesi in cui abbiamo preso parte allo sforzo bellico ci hanno dimostrato che l\u2019azione militare da sola non riporter\u00e0 a casa gli ostaggi &#8211; si legge nella lettera -.\u00a0<\/strong>L\u2019invasione di Rafah, oltre a mettere in pericolo le nostre vite e quelle degli innocenti a Rafah, non riporter\u00e0 indietro vivi gli ostaggi. Pertanto, dopo la decisione di entrare a Rafah piuttosto che concludere un accordo sugli ostaggi, noi, riservisti uomini e donne, dichiariamo che la nostra coscienza non ci consente di dare una mano a perdere la vita degli ostaggi e a boicottare un altro accordo\u00bb.<\/p>\n<h2>La lettera<\/h2>\n<p>I\u00a0<strong>firmatari sanno che la loro posizione \u00e8 un\u2019eccezione nell\u2019esercito.\u00a0<\/strong>Impopolare prima del 7 ottobre, irricevibile oggi per gran parte della societ\u00e0 israeliana.<br \/>\nLo sa anche Yuval Green che, se chiamato di nuovo, non ha intenzione di presentarsi di nuovo per il servizio di riserva. Yuval, che non si cura delle sanzioni a cui potrebbe andare incontro, perch\u00e9, dice, non rischia la vita, ma lo status sociale e \u00abcome mi sono sacrificato per il servizio militare, cos\u00ec ora mi sacrificher\u00f2 per la mia coscienza\u00bb.<br \/>\n<strong>Yuval ha incontrato\u00a0<\/strong><em><strong>La Stampa<\/strong><\/em><strong>\u00a0nella casa dei suoi genitori a Kadima<\/strong>, una cittadina fondata negli Anni Trenta da coloni emigrati dalla Germania. In casa le sorelle, sua madre e molti libri, a riempire gli scaffali testi sulle tradizioni palestinesi, sulla storia e i costumi della Palestina.<\/p>\n<p><strong>\u00abSono entrato nell\u2019esercito credendo che fosse la cosa giusta da fare. Solo dopo aver terminato il servizio militare regolare ho cominciato a mettere in discussione tutto,<\/strong>\u00a0a chiedermi se essere parte dello stato di occupazione fosse davvero giusto\u00bb. Ha cominciato a pensarci\u00a0<strong>a Hebron, in arabo al-Khalil. \u00c8 l\u00ec che ha cominciato a capire che servire l\u2019esercito fosse per lui completamente sbagliato.<\/strong>\u00a0\u00c8 l\u00ec che ha guardato l\u2019occupazione negli occhi. \u00abHebron \u00e8 una citt\u00e0 occupata, \u00e8 completamente palestinese, a eccezione di alcuni quartieri israeliani che stanno cancellando la vita delle persone intorno. \u00c8 ancora pi\u00f9 chiaro che in altri posti della Cisgiordania perch\u00e9 vedi ogni giorno come la segregazione e i coloni influenzino le vite dei palestinesi. E non puoi ignorarlo\u00bb. Lui, almeno, non ha potuto. Pensa di essere stato pi\u00f9 gentile degli altri, con i palestinesi che incontrava, ma \u00abero comunque parte del sistema che stava sottraendo la loro terra\u00bb. I suoi dubbi non facevano che crescere, cos\u00ec<strong>\u00a0alla fine di settembre Yuval Green ha deciso di scrivere una lettera per i suoi amici nell\u2019unit\u00e0.<\/strong>\u00a0Voleva inviarla l\u20198 ottobre, il giorno dopo la fine della festa di Simhat Torah. Poi il 7 ottobre ha cambiato tutto, ha rimesso i suoi dubbi nel cassetto e Yuval si \u00e8 messo a disposizione dell\u2019esercito. Ha pensato che fosse necessario essere presente, che fosse suo dovere. \u00c8 stato richiamato, \u00e8 andato in uno dei magazzini militari, si \u00e8 equipaggiato e si \u00e8 unito di nuovo alla sua unit\u00e0. Si \u00e8 addestrato per un paio di mesi e poi, alla fine di novembre, \u00e8 entrato a Gaza.<\/p>\n<h2>La linea rossa<\/h2>\n<p>Quando \u00e8 iniziata l\u2019offensiva militare,\u00a0<strong>Yuval Green pensava che l\u2019equazione fosse semplice: vanno liberati gli ostaggi e quindi tutto sar\u00e0 molto breve.<\/strong>\u00a0Poi ha capito di aver calcolato male tutto. Tempi e intenzioni del governo. La linea rossa \u00e8 arrivata durante la sua missione a Khan Younis, quando il suo comandante ha chiesto ai soldati di incendiare una abitazione civile. Green ha chiesto il motivo di quell\u2019ordine ma la risposta non \u00e8 stata sufficiente: \u00abTutto ruota attorno a come le cose appaiono dal punto di vista israeliano. Israele cerca sempre di spiegare le proprie azioni dicendo che tutto ci\u00f2 che fa a Gaza \u00e8 per uno scopo militare\u00bb.\u00a0<strong>Green non capiva la ragione operativa, strategica di quell\u2019ordine. Ha chiesto se ci fossero prove che appartenesse ad Hamas,\u00a0<\/strong>il comandante ha risposto che bisognava essere sicuri che non ci fosse attrezzatura militare, Yuval ha risposto che quello non era un motivo ragionevole per bruciare una casa \u00abfondamentalmente, quello che il comandante mi ha detto era che stavamo bruciando ogni casa o distruggendo ogni casa. Io ho detto \u201cquesto \u00e8 folle\u201d, andiamo in cos\u00ec tante abitazioni, come possiamo distruggere le case di cos\u00ec tante persone?\u00bb. Ha capito, in quel momento, che per il suo comandante fosse \u00abscontato\u00bb dare alle fiamme quell\u2019edificio, \u00abpenso che questo sia un esempio di come Israele giustifichi le sue azioni con motivazioni militari. Molte volte queste motivazioni sono corrette, stanno cercando di raggiungere degli obiettivi, ma molte volte non \u00e8 dato sapere se queste motivazioni sono realmente di carattere militare o se sono animate da vendetta o motivazioni brutalmente ideologiche\u00bb.<br \/>\n<strong>Quando ha parlato col suo comandante, Yuval Green, ha pensato che le motivazioni che gli dava avessero pi\u00f9 a che fare con la vendetta che con la strategia militare.<\/strong>\u00a0A rafforzare la sua scelta anche la condotta dei soldati. Vedeva persone intorno a s\u00e9 lasciare graffiti, insulti, sulle macerie delle abitazioni dei gazawi, infliggere danni inutili a cose e case, portare via i \u201csouvenir dalle case arabe\u201d.\u00a0<strong>Era per lui tutto inaccettabile, si opponeva continuamente. Nessuno della sua unit\u00e0, dunque, \u00e8 rimasto sorpreso quando Yuval andato via.\u00a0<\/strong>Come lui non \u00e8 rimasto sorpreso nel vedere cosa stesse accadendo alla societ\u00e0 israeliana dopo il 7 ottobre, perch\u00e9 erano sentimenti che covavano da tanto tempo. Tutti i suoi amici reagivano in modo orribile, demonizzando i palestinesi, sostenendo che la modalit\u00e0 dell\u2019offensiva fosse la sola possibile perch\u00e9 non esistono innocenti a Gaza. Che la soluzione fosse, in sintesi, ucciderli tutti. Cose che non aveva mai sentito prima, non cos\u00ec, pubblicamente e senza pudore, opinioni che, un tempo molto estreme, sono diventate improvvisamente comuni, normali.\u00a0<strong>Era sconvolto ma non stupito perch\u00e9 molte persone pensavano anche prima del 7 ottobre che i palestinesi dovessero essere espulsi da Gaza. Solo che ora hanno cominciato a dirlo pubblicamente:<\/strong>\u00a0\u00abQuando le persone dicono che non ci sono innocenti a Gaza, penso sia corretto dire che non esistono innocenti in tutto il conflitto.<strong>\u00a0Se vai in una casa israeliana e apri un armadio trovi un\u2019uniforme dell\u2019Idf, l\u2019esercito israeliano cerca di proteggere il Paese dagli attacchi ma allo stesso tempo siamo parte del sistema che sta cercando di occupare la Palestina. Siamo tutti coinvolti e non possiamo continuare con la disumanizzazione delle persone di Gaza<\/strong>. Hanno il diritto di vivere esattamente come noi. E chiunque cerchi di minare sotto questo diritto sta facendo male a s\u00e9 stesso e alle persone che stanno cercando di trovare pace in questo conflitto. \u00c8 tutto molto chiaro: se non usciamo da Gaza moriranno molte altre persone. E questo crea semplicemente le prossime generazioni che saranno furiose con Israele. Non stiamo facendo bene a noi stessi e non stiamo facendo bene ai palestinesi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggo con emozione un articolo della bravissima Francesca Mannocchi\u00a0 e apprezzo molto la cortesia de La Stampa di consentirmene la lettura anche se non sono abbonata Lo conservo nella mia memoria storica , il mio blog,\u00a0 e ne segnalo la lettura a chi possa e voglia procurarsi il quotidiano. 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