{"id":9032,"date":"2024-08-26T15:30:18","date_gmt":"2024-08-26T15:30:18","guid":{"rendered":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=9032"},"modified":"2024-08-26T15:30:49","modified_gmt":"2024-08-26T15:30:49","slug":"26-agosto-2024-_-per-integrare-pagina-facebook","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=9032","title":{"rendered":"26   agosto  2024   _  Per integrare pagina facebook"},"content":{"rendered":"<p>Aggiungo una posizione di chiese protestanti che non\u00a0 riesco a trasferire su facebook nella pagina che ho ripreso dal sito del prof\u00a0 Ferrario<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il ruolo delle Chiese nel dibattito sul conflitto israelo-palestinese\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>20 Giugno 2024<\/p>\n<p>di Fulvio Ferrario. Professore di Teologia dogmatica presso la Facolt\u00e0 valdese di Teologia di Roma.<\/p>\n<p><em>Nel fuoco del pluridecennale dibattito sul conflitto israelo-palestinese sono coinvolte anche le Chiese cristiane. In questo articolo si formulano degli \u201cappunti\u201d su quali caratteristiche (non) dovrebbe avere una \u201cpostura ecclesiale\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Nel fuoco dell\u2019attuale (in realt\u00e0, pluridecennale) dibattito sul conflitto israelo-palestinese, vorrei formulare alcuni appunti sul compito della Chiesa e della teologia. Si tratta, come sempre, dell\u2019intreccio tra un determinato parlare, un determinato tacere e un determinato agire, che non sono giustapposti, n\u00e9 gerarchizzati per importanza, bens\u00ec intrecciati in quella che potremmo chiamare una\u00a0<em>postura ecclesiale<\/em>. Anche in questo caso, \u00e8 pi\u00f9 semplice partire dalle caratteristiche che tale postura\u00a0<em>non dovrebbe<\/em>\u00a0possedere.<\/p>\n<p><strong>Una postura ecclesiale dovrebbe evitare di riflettere, semplicemente, le opinioni politiche di una parte della chiesa: al contrario, essa dovrebbe presupporre l\u2019esistenza di sensibilit\u00e0 profondamente diverse.<\/strong>\u00a0<strong>Nella fattispecie, il fatto che una parte della Chiesa viene da una tradizione di solidariet\u00e0 politica profonda con le istanze palestinesi e, almeno in parte, anche con le loro espressioni istituzionali, come l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, fin dai tempi di Arafat; un\u2019altra parte dell\u2019opinione pubblica ecclesiale ha coltivato per anni un rapporto politico e ideale con la visione sottesa allo Stato di Israele e alla sua lotta per la difesa della propria esistenza e indipendenza.<\/strong>\u00a0Ciascuna delle due parti tiene o dovrebbe tener conto del punto di vista dell\u2019altra. La tensione, per\u00f2, \u00e8 troppo consistente per poter essere superata mediante il ben noto schema: \u00abpur prendendo atto di questo o quello, ripetiamo quanto pensavamo gi\u00e0 prima\u00bb. Troppo spesso la proposizione concessiva \u00e8 utilizzata non per riconoscere le ragioni dell\u2019altra parte, bens\u00ec per immunizzarsene preventivamente.<\/p>\n<p><strong>Una postura ecclesiale dovrebbe evitare, almeno in linea generale, di fondarsi su analisi geopolitiche: esse sono in genere opinabili e in ogni caso la comunit\u00e0 cristiana non sempre dispone delle competenze richieste per svilupparle.<\/strong><\/p>\n<p>Una postura ecclesiale dovrebbe evitare la pulsione a \u00abdire comunque qualcosa\u00bb: \u00e8 essenziale chiarire con precisione a chi ci si rivolge e perch\u00e9, il che comprende valutare la praticabilit\u00e0 dell\u2019obiettivo. Le Chiese, nella societ\u00e0 attuale, sono troppo deboli per permettersi discorsi inefficaci: se parlano o agiscono, devono avere un obiettivo preciso e verificabile.<\/p>\n<p><strong>Una postura ecclesiale dovrebbe evitare un utilizzo superficiale di citazioni bibliche e di parole d\u2019ordine che vorrebbero essere teologiche: la citazione appiccicata a un\u2019argomentazione precostituita costituisce un abuso della Scrittura da parte di chi dovrebbe fondare su di essa il proprio annuncio.<\/strong>\u00a0So per amara esperienza personale quanto sia difficile rimanere fedeli a questo proposito, ma la sua importanza giustifica ampiamente lo sforzo. Quando la Chiesa di Ges\u00f9 cita la Scrittura, dev\u2019essere consapevole di richiamarsi in tal modo alla parola di Dio stesso, assumendosi la responsabilit\u00e0 che ci\u00f2 comporta.<\/p>\n<p>Una postura ecclesiale \u00e8 tendenzialmente scettica nei confronti di parole o azioni \u201ca buon mercato\u201d, che cio\u00e8 soddisfano una umanissima esigenza di esprimersi, ma dimenticano che una parola che non giudica e converte anzitutto noi stessi\/e, imponendoci scelte precise, \u00e8, come minimo, esposta al rischio di risultare futile. Chi parla in nome di Ges\u00f9 Cristo non pu\u00f2 permettersi la futilit\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo aver evidenziato alcune almeno delle tentazioni pi\u00f9 pericolose, proviamo a riflettere in termini positivi.<\/p>\n<p>Una postura ecclesiale si fonda su un atteggiamento di ascolto della Scrittura e di preghiera. In esso, la comunit\u00e0 impara che il Signore non fornisce risposte prefabbricate n\u00e9 conferme delle nostre convinzioni, bens\u00ec ci pone di fronte a responsabilit\u00e0 spesso limitate (se un accordo di pace non sar\u00e0 raggiunto domani, non sar\u00e0 colpa nostra), ma precise. Ascolto biblico e preghiera impongono anche la sospensione almeno temporanea di reazioni istintive: ogni parlare e ogni agire trovano nel silenzio qualificato un terreno di sviluppo.<\/p>\n<p>Una postura ecclesiale si pone in ascolto delle sorelle e dei fratelli cristiane\/i direttamente coinvolti nella tragedia; non necessariamente per ripetere ci\u00f2 che esse\/i dicono, ma perch\u00e9 sa di non poter parlare senza di loro.<\/p>\n<p>Una postura ecclesiale si pone in ascolto delle sorelle e dei fratelli ebrei\u00a0e musulmani\u00a0e delle loro espressioni istituzionali anche in Italia, nella fedelt\u00e0 a un dialogo ormai consolidato. Anche in questo caso, non si tratta necessariamente di fare proprie le posizioni altrui, bens\u00ec di sapere che il dialogo passa anche per un ascolto che pu\u00f2 essere estremamente difficile.<\/p>\n<p><strong>Una postura ecclesiale sa che l\u2019idea, effettivamente feconda, di\u00a0<em>equivicinanza<\/em>\u00a0non costituisce una nuova parola d\u2019ordine da sbandierare all\u2019occorrenza, bens\u00ec un atteggiamento spirituale da costruire giorno per giorno, il che comporta la costante e dolorosa messa in questione di punti di vista che ci sono cari.<\/strong><\/p>\n<p>Una postura ecclesiale include sempre l\u2019azione solidale nei confronti delle vittime: essa detiene la semplicit\u00e0 dell\u2019obbedienza resa a Ges\u00f9, non richiede analisi particolari, non pu\u00f2 pretendere di offrire soluzioni, impone l\u2019impegno di risorse umane e finanziarie, \u00e8 consapevole della propria precariet\u00e0, ma anche della propria efficacia.<\/p>\n<p>Una postura ecclesiale non esclude affatto la denuncia, anzi, molto spesso la richiede. Poich\u00e9 il soggetto che parla \u00e8 la chiesa cristiana, anche la denuncia sar\u00e0 nel nome del Dio di Ges\u00f9 Cristo e non di qualche tesi politica. In questo caso deve risultare chiaro, anzitutto,\u00a0<em>perch\u00e9 e in che senso<\/em>\u00a0il Nome di Dio \u00e8 invocato in tale contesto. In secondo luogo, dev\u2019essere chiaro\u00a0<em>chi<\/em>\u00a0\u00e8 oggetto della denuncia: non pu\u00f2 trattarsi, semplicemente, di \u00abchi lavora per la guerra\u00bb, gi\u00e0 solo per il fatto che tutti i peggiori guerrafondai hanno sempre sostenuto di essere per la pace e spesso hanno fondato movimenti o \u00abconferenze\u00bb orientati alla loro idea di pace.. Terzo: dalla denuncia devono scaturire conseguenze, che coinvolgono chi parla, chi ascolta, chi \u00e8 oggetto della denuncia stessa.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima parola sulla vocazione\u00a0<em>profetica<\/em>\u00a0della chiesa. Certamente Ges\u00f9 \u00e8 stato anche un profeta e, anzi, secondo la classica teologia protestante, ha svolto questo servizio in modo eminente (insieme a quelli di re e di sacerdote); esso, dunque, coinvolge anche la chiesa. Quest\u2019ultima deve per\u00f2 essere prudente nei confronti di una certa\u00a0<em>libido prophetandi<\/em>\u00a0che ogni tanto sembra possederla. I profeti e le profetesse, di solito, sono tali malgrado la loro volont\u00e0, a motivo di un\u2019investitura irresistibile e costosa da parte di Dio. Il desiderio di \u00abprofetare\u00bb non \u00e8 di per s\u00e9 illegittimo, ma la prudenza consiglia di assumere, come primo e fondamentale obiettivo, quello di dire cose non inopportune e possibilmente sagge. Se a poi Dio piacer\u00e0 effondere il suo Spirito di profezia, la sua Chiesa risponder\u00e0 con un \u00abAmen\u00bb.<\/p>\n<p>Ph. chiesa presbiteriana \u00a9\u00a0<a href=\"https:\/\/unsplash.com\/it\/@kmitchhodge\">K. Mitch Hodge<\/a>\u00a0via\u00a0<em>Unsplash\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Fulvio Ferrario\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>Professore di Teologia dogmatica presso la Facolt\u00e0 valdese<br \/>\ndi Teologia di Roma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aggiungo una posizione di chiese protestanti che non\u00a0 riesco a trasferire su facebook nella pagina che ho ripreso dal sito del prof\u00a0 Ferrario &nbsp; Il ruolo delle Chiese nel dibattito sul conflitto israelo-palestinese\u00a0\u00a0\u00a0 20 Giugno 2024 di Fulvio Ferrario. 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