{"id":9372,"date":"2025-09-25T15:59:57","date_gmt":"2025-09-25T15:59:57","guid":{"rendered":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=9372"},"modified":"2025-09-25T15:59:57","modified_gmt":"2025-09-25T15:59:57","slug":"25-settembre-2025_-da-questa-terra-un-grido-di-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diariealtro.it\/?p=9372","title":{"rendered":"25 settembre 2025_  Da questa terra  .. un grido di pace"},"content":{"rendered":"<p>Avvenire\u00a0 24 settembre\u00a0 2025.<br \/>\nChiese unite sul confine\u00a0\u00a0 \u00ab Da\u00a0 questa terra ferita il nostro Grido di pace \u00bb di Giacomo Gambassi inviato a Gorizia<\/p>\n<p>\u00abA 80 anni dalla fine della seconda Guerra mondiale, in un tempo sempre pi\u00f9 dilaniato da conflitti violenti, noi, Chiese in Italia, Slovenia e Croazia, leviamo insieme, con forza, il nostro grido di pace\u00bb.<strong>\u00a0Vescovi e giovani, gli uni accanto agli altri, di tre Paesi che per decenni anni la geopolitica con la sua cortina di ferro ha etichettato come \u201cnemici\u201d si ritrovano lungo il confine, figlio dell\u2019ultima guerra mondiale, che ancora taglia a met\u00e0 piazza Transalpina a Gorizia\u00a0<\/strong>e che passa davanti alla stazione ferroviaria di Nova Gorica. Da una parte, l\u2019Italia; dall\u2019altra, le terre dell\u2019ex Jugoslavia. Confine ormai soltanto sulla carta, dove fino a ventuno anni fa correva il filo spinato e poi il cemento e la recinzione che, in mezzo alle case e alle strade, avevano diviso la citt\u00e0 e di fatto ne avevano create due: Gorizia e Nova Gorica. Di quella \u201clinea del terrore\u201d resta un\u2019impronta circolare nel cuore della piazza che \u00e8 oggi simbolo della riconciliazione oltre le ferite della storia.\u00a0<strong>Ed \u00e8 da qui che viene lanciato l\u2019Appello per la pace nel mondo voluto dalle Chiese dei tre Paesi\u00a0<\/strong>e firmato questa sera poco dopo le 8 di sera dai presidenti delle tre Conferenze episcopali: il cardinale Matteo Zuppi per quella italiana; il vescovo di Novo Mesto, Andrej Saje, per quella slovena; e l\u2019arcivescovo di Zagabria, Drazen Kutlesa per quella croata. Con loro, i ragazzi \u00abgermogli di pace\u00bb, come vengono definiti nel testo, \u00abin questa terra di confine che porta ancora i segni di tragiche esperienze di guerra e di violenza, ma che \u00e8 anche crocevia di dialogo interculturale, ecumenico e interreligioso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il documento viene letto prima della veglia di preghiera che si tiene nella chiesa di Maria Santissima Regina, nei pressi del confine-non confine fra Italia e Slovenia.\u00a0<\/strong>L\u2019unica navata non riesce a contenere la folla. La pioggia costringe a spostare dalla piazza all\u2019interno l\u2019appuntamento che la Cei ha voluto proprio a Gorizia dove ha \u201ctrasferito\u201d per tre giorni il Consiglio permanente.<strong>\u00a0Una preghiera che \u00abparte da questo territorio, si estende a tutti i Balcani e si allarga fino ad unire, in un unico abbraccio, Terra Santa, Ucraina e tutte le altre zone insanguinate dalla guerra\u00bb,<\/strong>\u00a0prosegue l\u2019Appello. Perch\u00e9\u00a0<strong>\u00abnon possiamo rimanere in silenzio di fronte alla drammatica escalation di violenza, al moltiplicarsi di atti di disumanit\u00e0, all\u2019annientamento di citt\u00e0 e di popoli. Il grido che sale da molte parti del Pianeta \u00e8 straziante e non pu\u00f2 restare inascoltato\u00bb.<br \/>\n<\/strong>Le\u00a0 tre Chiese si fanno interpreti del \u201csogno di fraternit\u00e0\u201d che sale dal basso e che le localit\u00e0 dell\u2019Isonzo hanno saputo trasformare in realt\u00e0.<strong>\u00a0\u00abEsprimiamo e incarniamo nel quotidiano questo anelito per superare frontiere e barriere, troviamo insieme la forza, il coraggio, la determinazione per spezzare ogni spirale di risentimento e di violenza \u2013 evidenzia il documento \u2013. Guardando oltre i confini nazionali, non pi\u00f9 linee di separazione, ma luoghi di amicizia e incontro,<\/strong>\u00a0comprendiamo che le identit\u00e0 culturali e spirituali nazionali si fondono oggi in un pi\u00f9 alto e condiviso patrimonio identitario europeo\u00bb\u00a0 Come testimoniano Gorizia e Nova Gorica unite quest\u2019anno dall\u2019esperienza della Capitale europea della cultura: la prima Capitale transfrontaliera della cultura. \u00a0\u00a0\u00ab\u00a0\u00a0 \u00bb<br \/>\nTutto ci\u00f2, aggiungono i vescovi, \u00abrichiama ed esige coraggiose e feconde esperienze\u00bb, per \u00ab perdonare e chiedere perdono, dalle quali pu\u00f2 sorgere il bene assoluto della pace, secondo le intuizioni dei \u201cpadri fondatori\u201d dell\u2019Europa comunitaria.<br \/>\n<strong>Un\u2019Europa di pace, aperta al mondo, capace di ispirare fratellanza e universalismo ben al di l\u00e0 della sua geografia\u00bb. Visione che contrasta con un continente che ha appena varato un piano di riarmo e che \u00e8 attraversato da venti bellicisti.<br \/>\n<\/strong>\u00abDio vuole la pace e noi siamo i suoi artigiani\u00bb, \u00e8 il compito che si assume il mondo cattolico. Poi il richiamo alle parole che Leone XIV aveva rivolto ai vescovi italiani nella prima udienza alla Cei lo scorso giugno.<br \/>\n<strong>\u00abCi impegniamo \u2013 assicura l\u2019appello \u2013 a essere \u201ccase della pace\u201d e a promuovere nei nostri territori, con i giovani, le famiglie, le scuole proposte di educazione alla nonviolenza,<\/strong>\u00a0iniziative di accoglienza che aiutino a trasformare la paura dell\u2019altro in occasioni di scambio\u00bb.<br \/>\nA partire dalle bussole che sono antidoto a conflitti e soprusi: il \u00abrispetto dell\u2019inalienabile dignit\u00e0 di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale\u00bb; la \u00abvicinanza ai poveri, ai malati e agli anziani\u00bb; \u00abla verit\u00e0 e la giustizia\u00bb; la \u00ablibert\u00e0 religiosa, diritto umano fondamentale\u00bb; la \u00abguarigione delle ferite storiche\u00bb; la \u00abcura del Creato, che siamo chiamati a custodire e a consegnare alle nuove generazioni\u00bb.<br \/>\nInfine\u00a0<strong>l\u2019invito ai \u00abresponsabili dei popoli\u00bb perch\u00e9 puntino sulla \u00abnonviolenza, il dialogo, l\u2019ascolto\u00bb e \u00abfavoriscano soluzioni capaci di garantire sicurezza e dignit\u00e0 per tutti\u00bb.\u00a0 <\/strong>\u00ab\u00a0\u00a0 \u00bb<\/p>\n<p>La serata si apre con i saluti dell\u2019arcivescovo di Gorizia, Carlo Roberto Maria Redaelli, padrone di casa, e del vescovo di Capodistria, Peter Stumpf, nel cui territorio si trova Nova Gorica. E con gli interventi dei sindaci delle due citt\u00e0, Rodolfo Ziberna e Samo Turel. Una presenza che dice come la politica \u00abapprezzi i valori cristiani che costruiscono ponti di pace\u00bb, sottolinea Stumpf.<strong>\u00a0\u00abDa Gorizia, con l\u2019esperienza che ha reso le frontiere delle cerniere, diciamo a chi \u00e8 nella disperazione: la pace \u00e8 possibile &#8211; incoraggia il cardinale Zuppi nell\u2019omelia -. Di fronte alla violenza che si profila come uno spettro apocalittico armato da inauditi strumenti di micidiali distruzioni, non vogliamo che la pace diventi di nuovo una tregua, quasi sia ineluttabile la guerra\u00bb.<br \/>\n<\/strong>Da qui la richiesta di \u00abpace per la Striscia di Gaza, pace per l\u2019Ucraina, pace per tutti i conflitti che sono pezzi di quell\u2019unica guerra mondiale\u00bb.<br \/>\nIl presidente della Cei punta l\u2019indice contro le \u00abideologie totalitarie\u00bb e i \u00abnazionalismi che hanno reso l\u2019altro solo un nemico\u00bb. E sprona a superare il \u00absenso di impotenza\u00bb e a\u00a0<strong>\u00abdisarmare i cuori\u00bb praticando \u00abl\u2019amore del prossimo, la giustizia, il perdono cristiano\u00bb e \u00abnon rifiutando qualche sacrificio che, senza offendere la dignit\u00e0 di chi si fa generoso, renda la pace pi\u00f9 rapida, cordiale e duratura\u00bb.<br \/>\nNella veglia vengono ripercorse le intuizioni profetiche degli ultimi Papi:<\/strong>\u00a0dall\u2019\u00abinutile strage\u00bb di Benedetto XV all\u2019urgenza di essere \u00abartigiani\u00bb di pace \u00abnei luoghi della vita quotidiana\u00bb di Leone XIV.<br \/>\n<strong>Parole che sono pronunciate in quattro lingue: italiano, sloveno, croato e friulano.<br \/>\n<\/strong>E alla fine\u00a0<strong>il popolo della pace che raccoglie tre nazioni raggiunge piazza Transalpina, il punto della frontiera e dell\u2019incontro,<\/strong>\u00a0dove, dopo una processione nel cuore della notte ma illuminata dalla luce della candele, viene recitata la preghiera dell\u2019unit\u00e0: quella del \u201cPadre nostro\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Pubblichiamo qui di seguito il testo dell&#8217;appello per la pace pronunciato questa sera in piazza Transalpina durante la Veglia di preghiera per la pace nel mondo, alla quale ha preso parte una rappresentanza di giovani italiani e sloveni.<\/u><\/strong><\/p>\n<p><em>A 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, in un tempo sempre pi\u00f9 dilaniato da conflitti violenti, noi, Chiese in Italia, Slovenia e Croazia, leviamo insieme, con forza, il nostro grido di pace e il nostro appello, perch\u00e9 ogni comunit\u00e0 cristiana sia protagonista di speranza, vigile e attiva nel promuovere e sostenere cammini di riconciliazione.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Siamo qui con i giovani, \u201cgermogli di pace\u201d<\/em><\/strong><em>, in questa terra di confine che porta ancorai segni di tragiche esperienze di guerra e di violenza, ma che \u00e8 anche crocevia di dialogo interculturale, ecumenico e interreligioso. Non a caso, san Giovanni Paolo II defin\u00ec Gorizia \u00abla porta dell\u2019Italia, che pone in comunicazione il mondo latino con quello slavo: porta aperta sull\u2019est euro- peo e sull\u2019Europa centrale\u00bb (2 maggio 1992).<\/em><\/p>\n<p><em>La nostra preghiera parte da questo territorio, si estende a tutti i Balcani e si allarga fino ad unire, in un unico abbraccio, Terra Santa, Ucraina e tutte le altre zone insanguinate dalla guerra. Non possiamo restare in silenzio di fronte alla drammatica escalation di violenza, al moltiplicarsi di atti di disumanit\u00e0, all\u2019annientamento di citt\u00e0 e di popoli. Il grido che sale da molte parti del Pianeta \u00e8 straziante e non pu\u00f2 restare inascoltato.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Dio vuole la pace e noi siamo i suoi artigiani.\u00a0<\/em><\/strong><em>Esprimiamo e incarniamo nel quotidiano questo anelito per superare frontiere e barriere, troviamo insieme la forza, il coraggio, la determi- nazione per spezzare ogni spirale di risentimento e di violenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Guardando oltre i confini nazionali \u2013 non pi\u00f9 linee di separazione, ma luoghi di amicizia e incontro fra i popoli \u2013 comprendiamo che le identit\u00e0 culturali e spirituali nazionali si fondono oggi in un pi\u00f9 alto e condiviso patrimonio identitario europeo. Questo richiama ed esige coraggiose e feconde esperienze di riconciliazione, per perdonare e chiedere perdono, dalle quali pu\u00f2 sorgere il bene assoluto della pace, secondo le intuizioni dei \u201cpadri fondatori\u201d dell\u2019Europa comunitaria. Un\u2019Europa di pace, aperta al mondo, capace di ispirare fratellanza e universalismo ben al di l\u00e0 della sua geografia.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Noi, Chiese in Italia, Slovenia e Croazia, ci impegniamo a essere \u201ccase della pace\u201d<\/em><\/strong><em>\u00a0e a promuovere \u2013 nei nostri territori, con i giovani, le famiglie, le scuole \u2013 proposte di educazione alla nonviolenza, iniziative di accoglienza che aiutino a trasformare la paura dell\u2019altro in occasioni di scambio, momenti di preghiera e attivit\u00e0 che favoriscano la cultura dell\u2019incontro, del dialogo ecumenico e interreligioso, del disarmo e della solidariet\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Noi, Chiese in Italia, Slovenia e Croazia, ci impegniamo per il rispetto dell\u2019inalienabile dignit\u00e0 di ogni persona<\/em><\/strong><em>, dal concepimento alla morte naturale; per la vicinanza ai poveri, ai malati e agli anziani; per la verit\u00e0 e la giustizia come cardini della vita comune; per la libert\u00e0 religiosa, diritto umano fondamentale; per la riconciliazione e la guarigione delle ferite storiche; per la cura del Creato, che siamo chiamati a custodire e a consegnare alle nuove generazioni migliore di come lo abbiamo ricevuto.<\/em><\/p>\n<p><em>Unite dall\u2019unico anelito di pace, riaffermiamo la nonviolenza, il dialogo, l\u2019ascolto e l\u2019incontro come metodo e stile di fraternit\u00e0, coinvolgendo tutti, a partire dai responsabili dei popoli e delle nazioni, perch\u00e9 favoriscano soluzioni capaci di garantire sicurezza e dignit\u00e0 per tutti. Per questo, offriamo la nostra testimonianza e la nostra azione.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Matteo Card. Zuppi<\/em><\/strong><em>, presidente della Conferenza episcopale italiana<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Andrej Mons. Saje,<\/em><\/strong><em>\u00a0presidente della Conferenza episcopale slovena<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Dra\u017een Mons. Kutle\u0161a,<\/em><\/strong><em>\u00a0presidente della Conferenza episcopale croata<\/em><\/p>\n<p><strong>E\u00a0 non manca il richiamo alla tragedia che si consuma in Palestina<\/strong><\/p>\n<p>\u00abViolenza inaccertabile contro un intero popolo\u00bb. \u00abEsilio forzato della popolazione palestinese\u00bb. \u00abInutile strage\u00bb. Sono parole inequivocabili quelle che arrivano dai vescovi italiani sulla tragedia di Gaza. Contenute nella Nota approvata dal Consiglio permanente che per tre giorni si \u00e8 riunito a Gorizia, la terra che racconta una riconciliazione possibile oltre gli scontri, le guerre, i nazionalismi e le ideologie. Una Nota targata Cei che \u00e8 prima di tutto una \u00abdenuncia\u00bb, come si legge nel testo diffuso ieri.\u00a0\u00abPerch\u00e9 la vicinanza della Chiesa all\u2019uomo di ogni tempo comporta anche la denuncia di situazioni incompatibili con la sua dignit\u00e0\u00bb, spiega il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, l\u2019arcivescovo Giuseppe Baturi, nella conferenza stampa in cui presenta il documento. \u201cSia pace in Terra Santa\u201d, il titolo. \u00abVogliamo essere desti di fronte agli eventi della storia e critici di fronte a scelte che provocano morte e distruzione\u00bb, dicono i vescovi. Da qui il grido: \u00abChiediamo con forza che a Gaza cessi ogni forma di violenza\u00bb. L\u2019arcivescovo Baturi cita il cardinale presidente Matteo Zuppi che aveva gi\u00e0 puntato l\u2019indice contro le \u00absofferenze ingiustificabili, intollerabili, inconcepibili\u00bb che si vivono nella Striscia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.msn.com\/it-it\/notizie\/other\/il-grido-dei-vescovi-italiani-per-gaza-si-fermi-ogni-violenza\/ar-AA1NdJT3?ocid=msedgdhp&amp;pc=ENTPSP&amp;cvid=68d554e9834b4f8c93d74565d64a707f&amp;ei=14\">https:\/\/www.msn.com\/it-it\/notizie\/other\/il-grido-dei-vescovi-italiani-per-gaza-si-fermi-ogni-violenza\/ar-AA1NdJT3?ocid=msedgdhp&amp;pc=ENTPSP&amp;cvid=68d554e9834b4f8c93d74565d64a707f&amp;ei=14<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avvenire\u00a0 24 settembre\u00a0 2025. 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