10 settembre 2019 – Il discorso completo di Conte alla Camera nel giorno della fiducia


9 settembre 2019  –  Il discorso integrale pronunciato questa mattina alle 11 dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel giorno della fiducia all’esecutivo giallorosso all’interno dell’aula Parlamentare. Molti i temi affrontati da Giuseppe Conte nel suo discorso per richiedere all’Aula la fiducia al nuovo governo.
Signor Presidente, gentili deputate e deputati, prima di avviare le mie comunicazioni in quest’Aula concedetemi innanzitutto di rivolgere un saluto e ringraziamento al presidente della Repubblica, il quale anche in queste ultime fasi così determinanti per la vita della nostra repubblica, esercitando con scrupolo le proprie prerogative costituzionali ha guidato il paese con equilibrio ed è stato riferimento per tutti.

Il programma di governo
Oggi ci presentiamo per chiedere a voi, rappresentanti del popolo italiano, la fiducia del nuovo governo che sarà il mio compito guidare con disciplina e onore. Il programma che illustro non è un elencazione di proposte eterogenee, né tantomeno la sommatoria delle diverse posizioni delle forze politiche per sostenere questa iniziativa. È, al contrario, una sintesi programmatica che disegna l’Italia del futuro, è un progetto di governo del Paese fortemente connotato sul piano politico, che annuncia risposte alle attese e bisogni dei cittadini che ci impegniamo a realizzare con lavoro e impegno di donne e uomini che qui mi affiancano. Ha l’ambizione di delineare la società in ci vogliamo vivere non solo noi stessi, ma che vogliamo consegnare ai figli e nipoti, nella consapevolezza che il patto che oggi proponiamo a voi si proietta per essere sostenibile in una dimensione intergenerazionale. Questo progetto politico segna l’inizio di una nuova, che consideriamo risolutiva, stagione riformatrice.
Come più volte sollecitato dalle forze di maggioranza, presenta elementi e caratteristiche di novità: nuovo è nella sua impostazione, nel suo impianto progettuale, nella determinazione a invertire gli indirizzi meno efficaci delle pregresse azioni, nelle modalità di elaborazione di soluzioni ai bisogni dei cittadini, nuovo nel suo sforzo di affrontare le questioni più critiche. Nello stesso tempo questo progetto, per quanto avanzato, ambisce a recuperare con umiltà un metodo di condotta politica che valorizzi, traendo ispirazione dal migliore passato, equilibrio e misura, sobrietà e rigore, affinché i cittadini possano guardarci con rinnovata fiducia, quella fiducia nelle istituzioni che è presupposto imprescindibile affinché le azioni di governo possano rivelarsi efficaci.
Si tratta di un progetto politico di ampia portata anche culturale; vogliamo volgerci alle spalle il frastuono di programmi inutili e dichiarazioni bellicose. Io e i miei Ministri prendiamo l’impegno a curare le parole, usare un lessico più consono e rispettoso delle persone, della diversità delle idee. Ci impegniamo a essere pazienti anche nel linguaggio, misurandolo sull’esigenza della comprensione; la lingua del governo sarà una lingua mite, perché siamo consapevoli che la forza della nostra azione non si misurerà con l’arroganza delle nostre parole. I cittadini ci guardano, ascoltano, attendono una parola e un’azione all’altezza della funzione a cui siamo chiamati, si attendono consapevolezza del ruolo e un supplemento di umanità, non possiamo deludere le loro aspettative.

Il Nuovo Umanesimo
Faccio mie le parole pronunciate da Saragat nella seduta inaugurale dell’assemblea costituente: “Fate che il volto di questa repubblica sia un volto umano, la democrazia non è solo un rapporto tra maggioranza e minoranza (…), ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo, dove questi rapporti sono umani la democrazia esiste, dove sono inumani essa è la maschera di una nuova tirannide”. Lavoriamo dunque insieme, ogni giorno, per promuovere una democrazia autenticamente umana. Il nostro governo si richiamerà a un quadro di principi e valori che offrano respiro e orizzonte alle proprie politiche, sono principi non negoziabili perché universali, si collocano in una dimensione sovra governativa, non hanno colore politico, sono scritti nella nostra Costituzione, che ho richiamato sintetizzandoli con Nuovo Umanesimo: il primato della persona, con i suoi diritti inviolabili e inderogabili doveri, il lavoro come supremo valore sociale per rendere ogni uomo un cittadino pleno iure, l’uguaglianza nelle sue varie declinazioni, il principio di laicità e la tutela di libertà religiosa, il ripudio della guerra, la promozione di pace e giustizia. All’interno di questi valori, si ascrive la nostra azione riformatrice, racchiusa in un programma del quale sarò il garante e che cercherò di tratteggiare in questo mio intervento.
Gli obiettivi posti a fondamento della formazione di governo mira a far rinascere il paese nel segno di sviluppo, innovazione, equità sociale; molte le sfide che ci attendono a partire dalla prossima relazione di bilancio, in un quadro caratterizzato da profonda incertezza dato dalle tensioni commerciali, le crisi di settori cruciali come quello manifatturiero, ci obbligano a definire un’agenda di ampio respiro e lungo periodo per rilanciare crescita sostenibile, occupazione, questione sociale e territoriale in Europa.
Non possiamo limitarci a programmare azioni che intervengano marginalmente, abbiamo l’opportunità di imprimere un’azione che restituisca una prospettiva di sviluppo e speranza a giovani e famiglie a basso reddito. Da troppi anni l’Italia fatica a esprimere il potenziale di sviluppo, cresce a ritmi molto inferiori rispetto a quelli che potrebbero garantire sviluppo armonico e sostenibile Ne ha risentivo la qualità della vita dei cittadini, la speranza dei giovani di perseguire i propri progetti, la garanzia di una terza età serena, la capacità di fornire beni pubblici di qualità. Occorre invertire questa tendenza attraverso un’azione coordinata sul piano interno ed europeo.

La politica interna e il lavoro
Sul piano interno la sfida è di aumentare la partecipazione alla vita lavorativa, soprattutto per giovani e donne particolarmente nel Mezzogiorno; vogliamo offrire loro opportunità di lavoro, salari adeguati, condizioni di vita degne di un Paese civile. Dobbiamo rimuovere gli ostacoli per il raggiungimento di questo obiettivo, riconducibili a varie cause: dinamiche fortemente condizionate dalla nostra storia economica, che non possono trovare soluzione immediate, ma richiedono una riflessione approfondita e sincera su come si è definito lo sviluppo dell’Italia post bellica, della crisi legata al nuovo ciclo della globalizzazione. Altre cause sono di più immediata evidenza e possono essere affrontate e risolte grazie a un’opera di riforma: scarsa formazione e carente dotazione di conoscenze, difficoltà di conciliare vita familiare e lavorativa; scuole e servizi di qualità saranno le prime leve sulle quali agire. Il primo, immediato intervento sarà sugli asili nido: non possiamo indugiare oltre, rafforzare l’offerta e la qualità dell’educazione fin dal nido è un investimento strategico per il futuro della società, perché combatte le diseguaglianze sociali, favorisce una completa integrazione delle donne nella comunità lavorativa. Dobbiamo contrastare la falsa mitologia per cui la cura della comunità familiare possa essere d’ostacolo a una partecipazione del mercato del lavoro: il simultaneo conseguimento di questi obiettivi è possibile con un’adeguata offerta di servizi alle famiglie, lotta alla discriminazione di genere, in particolare sul lavoro. Questo governo si adopererà con le regioni per azzerare totalmente le rette per la frequenza di asili nido e micronidi per il prossimo anno scolastico, per le famiglie svantaggiate, e per ampliare contestualmente l’offerta dei posti disponibili soprattutto nel Mezzogiorno. è una delle misure che introdurremo anche per sostenere la natalità.

La scuola e l’Università
Per la scuola, occorre migliorare la didattica, contrastare la dispersione scolastica, concentrandosi sulla professionalità dei docenti da valorizzare equamente in linea con gli altri paesi europei; occorre anche in questo contesto contrastare il precariato attraverso concorsi ordinari e straordinari che riconoscano il valore dell’esperienza e valorizzino al tempo stesso il merito. Per assicurare l’effettività del diritto allo studio valuteremo sostegni alle famiglie meno abbienti nell’ottica di innalzamento obbligo scolastico. Occorre valorizzare il sistema universitario e di ricerca per spingerci verso le più avanzate frontiere della conoscenza. Occorre avviare i nostri giovani alla formazione terziaria anche attraverso politiche adeguate di sostegno al diritto allo studio.
Il sistema di reclutamento va allineato ai migliori standard internazionali e va potenziato attraverso l’istituzione di un’agenzia nazionale sul modello di quelle istituite in altri Paesi europei per migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche sulla ricerca grazie a nuove forme di finanziamento e forme di partenariato pubblico-privato: è in gioco il futuro dei nostri giovani migliori. Tra le eccellenze del nostro Paese ve n’è una che stiamo esportando da anni: sono le ragazze e i ragazzi soprattutto del Sud, costretti ad abbandonare i loro territori per cercare nuove opportunità all’estero: occorre invertire questa tendenza, i giovani sono la spinta propulsiva senza la quale ogni tentativo di rinnovamento è vano.
La trasformazione digitale e gli investimenti
Questo è il governo più giovane della storia della repubblica: non può rinnegare se stesso, deve raccogliere e vincere questa sfida. L’Italia dovrà essere laboratorio di innovazione, opportunità ed idee per far rimanere i giovani hic et optime. Gli anni della globalizzazione ci hanno insegnato che il lavoro di qualità è l’unica garanzia contro la povertà: il tessuto del Paese deve essere altamente qualitativo, e si deve basare su qualità e innovazione dei prodotti. Perseguiamo un modello di sviluppo integrale e inclusivo, nella prospettiva di una crescita equa e solidale. La nostra forza è un sistema industriale in grado di far incontrare produzione di massa, personalizzazione e flessibilità: occorre rafforzare determinazione e impegno affinché questa vocazione possa essere sfruttata, dobbiamo coordinare in questa direzione intervento pubblico e iniziativa privata. L’azione pubblica deve favorire questo processo, rilanciando investimenti pubblici e creando condizioni che consentano investimenti e crescita: abbiamo voluto creare un ministero per innovazione tecnologica e digitalizzazione, che aiuti le imprese, oltre che la medesima PA, a trasformare l’Italia in una smart nation. Dobbiamo perseguire una strategia di azione che porti l’Italia a primeggiare a livello mondiale in tutte le sfide che caratterizzano la quarta rivoluzione industriale: una razionale politica di investimenti ci consentirà di crescere nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale. Questo impegno non riguarda solo l’industria: l’innovazione deve imprimere una nuova spinta per il rinnovamento di tutti i settori, con la PA in testa a questo processo. occorrono impegni concreti, dobbiamo lavorare perché i cittadini abbiano un’unica identità digitale in un anno. Dobbiamo implementare gli investimenti di venture capital, innovazione e tecnologia. L’innovazione non può realizzarsi tuttavia senza una rete di infrastrutture tradizionali di trasporti e servizi pubblici, senza una politica di difesa dell’ambiente. è necessario ravvivare la dinamica degli investimenti nella definizione delle priorità su cui concentrare nuove risorse. in questa prospettiva le infrastrutture sono essenziali per una crescita fondata sulla sostenibilità, per un sistema moderno, connesso, integrato e più sicuro. Renderemo più efficiente il sistema delle concessioni di beni e servizi pubblici, operando un’inesorabile revisione del sistema. Quanto in relazione alle concessioni autostradali a seguito della tragedia del Morandi, voglio chiarire che questo governo porterà avanti il procedimento senza sconti per gli interessi privati, avendo quale obiettivo esclusivo la tutela dell’interesse pubblico e, con esso, la memoria delle 43 vittime, una tragedia che rimarrà una pagina indelebile della nostra storia patria. Nella prospettiva di un’azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario sarà la realizzazione di un green new deal per rigenerazione urbana, riconversione energetica per un progressivo ricorso a fonti rinnovabili, protezione della biodiversità, contrasto ai cambiamenti climatici. Non consentiremo più il rilascio di nuove concessioni per le trivellazioni. Lo voglio dire chiaramente: chi verrà dopo di noi, se mai vorrà assumersi l’irresponsabilità di far tornare il paese indietro, dovrà farlo modificando questa nuova norma di legge.

La tutela dell’ambiente e la lotta alle disuguaglianze
È anche per evitare questi rischi che dci adopereremo affinché la tutela dell’ambiente e della sostenibilità siano inseriti tra i principi fondamentali del sistema costituzionale; tutto il sistema produttivo dovrà orientarsi in questa direzione, promuovendo prassi socialmente responsabili che renderanno più efficace la transizione ecologica e indirizzino il sistema verso un’economia circolare che dismetta la cultura del rifiuto e valorizzi la cultura del riciclo. D’altra parte dobbiamo essere consapevoli che siamo di fronte a cambiamenti epocali, che a tutti i livelli di governance bisogna ripensare modalità per creare nuove opportunità, ridurre le disuguaglianze, garantire l’equità intergenerazionale, non compromettere la qualità di vita delle generazioni future. Anche l’agricoltura rappresenta un comparto decisivo: è necessario sviluppare la filiera agricola e biologica, le migliori pratiche agronomiche, accrescere la qualità del territorio, sostenere le aziende, investire nella ricerca sulle coltivazioni, con particolare attenzione all’uso efficiente della risorsa idrica. riserveremo la massima attenzione al rafforzamento delle regole europee per etichettatura e tracciabilità degli alimenti. massima priorità assumeranno le politiche per il contrasto al disserto idrogeologico e la ricostruzione delle are terremotate che consenta di rendere più spedite le procedure, in particolare per la ricostruzione pubblica. ho incontrato una rappresentanza delle popolazioni colpite dal sisma durante le consultazioni: desidero ripetere in quest’Aula quanto già affermato. La ricostruzione sarà una questione prioritaria di questo governo. Il mio primo impegno pubblico in Italia sarà la visita ad alcuni comuni colpiti dal sisma: incontrerò sindaci e semplici cittadini; l’azione di rilancio degli investimenti passa necessariamente dall’abbattimento del divario tra nord e sud del paese, a questo scopo occorre rilanciare un piano straordinario di investimenti per il Mezzogiorno anche attraverso l’istituzione di una banca pubblica per gli investimenti che aiuti le imprese e dia impulso all’accumulazione di capitale fisico, umano, sociale e naturale del Sud. per le aree più disagiate dobbiamo promuovere il coordinamento degli strumenti normativi esistenti, e intervenire affinché i fondi europei siano utilizzati al meglio per valorizzare i territori.

Il tessuto produttivo italiano
Per rilanciare efficacemente il nostro sistema produttivo dobbiamo tenere conto dei suoi punti di forza e debolezza. Il nostro tessuto produttivo è composto per larga parte da PMI, dobbiamo introdurre misure che incentivino queste imprese a dimensionarsi in modo sempre più strutturato. La sfida della competizione è molto dura: piccolo è bello, ma il piccolo che è messo nelle condizioni di rafforzarsi è ancora più bello. Dobbiamo creare le premesse e condizioni affinché chi voglia crescere e competere possa farlo consolidando la propria posizione anche nei mercati globali; le evidenze ci dicono che quando l’impresa cresce retribuisce meglio i propri lavoratori: le imprese che crescono investono di più, offrono opportunità di lavoro anche ai giovani altamente qualificati. Consolidare le nostre imprese vuol dire favorirne l’internazionalizzazione e incentivare l’export: su questo fronte il governo perseguirà una strategia di rafforzamento degli strumenti che consentono alle nostre aziende di navigare meglio nella competizione globale, promuovendo il made in Italy, coinvolgendo le ambasciate, sostenendo le imprese esportatrici con consulenza giuridico ed economica, accesso a ventaglio di strumenti finanziari e assicurativi. Una visione coerente e integrata di internazionalizzazione non può trascurare il ruolo traino del turismo, settore chiave per il PIL, attraverso una serie revisione della sua governance pubblica. occorre promuovere i numerosi percorsi del turismo anche grazie alla valorizzazione del patrimonio naturale, artistico e culturale: obiettivi prioritari saranno al conservazione e valorizzazione del patrimonio racchiuso nei nostri territori. Dobbiamo investire anche nelle imprese che si fondano sulla creatività, che ampliano l’accesso ai consumi culturali: l’intera società ne trarrà beneficio in termini di ricchezza e occupazione.

La politica fiscale
La crescita delle nostre imprese dovrà essere incoraggiata da una politica fiscale che non sia disincentivante verso le imprese che assumono dimensioni più consistenti. Gli italiani hanno pieno diritto a confrontarsi su un fisco chiaro, amico di cittadini e imprese: bisognerà perseguire una riforma fiscale che tenda alla semplificazione per una più efficace alleanza tra contribuenti e amministrazione per alleggerire la pressione fiscale. Questo governo perseguirà una strategia chiara: tutti, ma proprio tutti, devono pagare le tasse, affinché tutti possano pagare meno, nella prospettiva di una graduale rimodulazione delle aliquote a sostegno dei redditi medi e bassi, in linea con il fondamentale principio della progressività della tassazione, l’obiettivo è ridurre le tasse sul lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale, e intendiamo operare questa riduzione a vantaggio dei lavoratori e individuare una retribuzione giusta, il cosiddetto salario minimo, garantendo le tutele massime a beneficio dei lavoratori anche attraverso il meccanismo dell’efficacia erga omnes dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali. Occorre procedere finalmente all’approvazione di una legge sulla rappresentanza sindacale, ovviamente sulla base di indici molto rigorosi: vogliamo individuare il giusto compenso anche per i lavoratori non dipendenti.
Ci prefiggiamo di introdurre una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni, è una battaglia che intendiamo portare a termine al più presto; intendiamo realizzare un piano strategico di prevenzione da infortuni sul lavoro e malattie professionali. Il numero ancora troppo elevato di morti sul lavoro non può essere tollerato. Non possiamo, nessuno, rassegnarsi al fatto che in Italia, nello svolgimento della propria attività lavorativa, si possa morire o subire gravi danni fisici. Occorre anche contrastare le odiose forme di sfruttamento dei lavoratori, che finiscono con l’essere ridotti in condizioni analoghe alla vera e propria schiavitù. Riporremo anche massima attenzione al problema della tutela dei risparmi dei cittadini: a tal fine occorre prendere atto che i tre comparti – bancario, finanziario e assicurativo – sono sempre più intrecciati, e le attività di vigilanza dovrebbero ispirarsi a minimi comuni denominatori con controlli maggiori e più efficaci, per garantire maggiore trasparenza e un più adeguato livello di informazioni.

La manovra economica
Questa è la nostra visione, che si sviluppa in un orizzonte temporale ampio, he abbraccia l’intero arco della legislatura. Realizzeremo la visione tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica e della sostenibilità del debito: in questo modo potremmo arrivare a liberare nuove risorse da investire per realizzare a fondo questa articolata stagione riformatrice. Come dimostra la sensibile riduzione dei tassi, i mercati finanziari stanno investendo con fiducia su questa nuova fase che stiamo affrontando: la definirei una vera e propria riforma strutturale perché ci permette di allentare quello che è stato il maggior freno allo sviluppo degli ultimi decenni. Ogni euro risparmiato sui tassi ci permette di eliminare il capitolo più improduttivo della nostra spesa pubblica, per liberare risorse da reinvestire in scuola, sanità, riduzione del carico fiscale. Il nostro è un progetto ambizioso e di lungo periodo, siamo consapevoli che questa manovra sarà impegnativa: la sfida più importante sarà evitare l’aumento dell’IVA e avviare un alleggerimento del cuneo fiscale. Le risorse saranno reperite con una strategia organica, articolata, che includerà un controllo rigoroso della qualità della spesa corrente e un riordino del sistema delle agevolazioni fiscali che salvaguardi la funzione sociale e redistributiva di questo strumento, nonché un’efficace strategia di contrasto all’evasione.
Il nostro progetto non si limita all’ambito economico finanziario ma si estende anche al tema dei diritti, della giustizia, della tutela dei beni comuni: promuoveremo una più efficace protezione dei diritti della persona, rimuovendo le forme di diseguaglianza che impediscono la crescita della persona nella vita del Paese. è necessario rafforzare la tutela e i diritti dei minori, i diritti delle famiglie, con particolare attenzione alle famiglie numerose e prive di adeguate risorse economiche. In una società sempre più frammentata, dominata da un individualismo che tende a esaltare i forti, il ruolo sociale della famiglia è sempre più insostituibile, dunque è doveroso realizzare una politica integrata per le famiglie anche a sostegno della natalità. Massima attenzione sarà riservata al tema della disabilità, per realizzare una riunificazione normativa della disciplina in tema di sostegno alla disabilità promuovendo politiche orientate all’inclusione sociale e all’esercizio di una cittadinanza attiva. Le deleghe sulla disabilità saranno in capo direttamente alla Presidenza del Consiglio.

La riforma Fraccaro e la legge elettorale
Per il tema delle riforme costituzionali, è nostra volontà inserire in calendario il disegno di legge che promuove la riduzione del numero dei parlamentari. Questa riforma dovrà essere affiancata da un percorso volto a incrementare le garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, anche favorendo l’accesso alle formazioni minori e assicurando il pluralismo politico e territoriale. In particolare, occorrerà avviare un percorso di riforma quanto più possibile condiviso del sistema elettorale; contestualmente è nostro obiettivo procedere a una riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo, nonché avviare una revisione costituzionale per assicurare maggiore equilibrio al sistema e far riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Sarà un percorso di ampio respiro, che caratterizzerà questa esperienza di governo e richiederà tempo, attenzione, competenza. Ogni intervento sulla Costituzione presuppone una scrupolosa verifica degli effetti che può produrre sul sistema di pesi e contrappesi; nel quadro delle riforme costituzionali è intenzione del governo portare a termine il processo che conduca a un’autonomia differenziata giusta e cooperativa, che salvaguardi il principio di coesione e la tutela dell’unità giuridica ed economica. Occorre definire i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, e anche i fabbisogni standard, perché bisogna dare attuazione completa al 5 comma dell’art 119 della Costituzione che, ricordo a me stesso, prevede l’istituzione di un fondo perequativo per garantire a tutti la medesima qualità dei servizi. Queste cautele consentiranno di evitare che questo sacrosanto processo riformatore possa contribuire a creare un Paese a due velocità, che aggravi il divario tra Nord e Sud. Lo sviluppo locale è un prezioso motore di crescita, e molti sono gli interventi che intendiamo fare per favorirlo. è necessario rivedere il testo unico degli enti locali, anche nel caso delle città metropolitane e di Roma Capitale, il cui assetto va riformato. Dobbiamo attuare la legge per la valorizzazione dei piccoli Comuni, sopprimendo gli enti inutili. In questo contesto occorre garantire e tutelare le autonomie a statuto speciale e le minoranze linguistiche; il nostro Paese necessita di una riforma della giustizia, anche attraverso una drastica riduzione dei tempi e di una riforma del metodo di elezione dei membri del consiglio superiore della magistratura. Questo piano riformatore dovrà salvaguardare il principio di indipendenza della magistratura dalla politica, potenziare la lotta alle organizzazioni mafiose, rendere più efficace il contrasto all’evasione fiscale anche inasprendo le pene. la tutela dei beni comuni è un valore essenziale, che dobbiamo presidiare a tutti i livelli: intendiamo approvare una legge sull’acqua pubblica completando l’iter legislativo in corso; allo stesso modo il governo si impegnerà a difendere la sanità pubblica e universale predisponendo un piano di assunzioni straordinarie di medici e infermieri. Questo governo sarà anche particolarmente sensibile nella promozione del pluralismo nell’informazione: ringrazio la stampa per il suo ruolo di termometro della democrazia. L’informazione libera e indipendente è uno dei nodi nevralgici che definiscono la tenuta del nostro Paese e delle sue istituzioni. La qualità del dibattito democratico dipende anche dal contributo critico offerto ai cittadini tramite i mezzi di comunicazione. Confido che i professionisti dell’informazione possano svolgere opera di stimolo affinché gli esponenti della politica si concentrino più sul merito che sulle polemiche verbali.

La politica estera e l’Unione Europea
L’Italia sarà protagonista di una fase di rilancio dell’Unione, che punti a costruire un’Europa più solida, inclusiva, vicina ai cittadini, attenta alla sostenibilità ambientale, alla coesione sociale e territoriale. Non si tratta di indicazioni astratte, ma di obiettivi fondanti delle istituzioni eurounitarie: per farlo è essenziale migliorare le politiche, rafforzare la governance economica per favorire crescita, innovazione, sostenibilità, coesione interna, competitività. Il governo realizzerà un piano di investimenti sostenibili, per riformare l’unione economica e bancaria a partire dall’istituzione di un bilancio e di una garanzia europea dei depositi. In questo quadro occorre migliorare il patto di stabilità e di crescita e la sua applicazione, evitando effetti prociclici e sostenendo gli investimenti. Un’impostazione di bilancio prociclica rischia di vanificare gli sforzi compiuti sul piano interno; è necessario infine attuare il pilastro europeo dei diritti sociali e rafforzare le politiche di contrasto all’evasione fiscale: i profitti devono essere tassati dove effettivamente sono realizzati. Dobbiamo infine contrastare pratiche di concorrenza sleale non solo in ambito commerciale, ma anche fiscale, attraverso l’introduzione di un’aliquota minima europea. Queste sfide possono essere affrontate con successo a beneficio dell’interesse nazionale se le Istituzioni dell’unione ne usciranno rafforzate: sui vari temi europei mi sono adoperato sin dalla mia passata esperienza per affermare e rivendicare quelle sensibilità ancora largamente diffuse tra i cittadini, volte a imprimere un salto di qualità circa il ruolo dell’Unione. Difendere l’interesse nazionale non significa abbandonarsi a sterili ripiegamenti isolazionistici: difendere l’interesse nazionale significa mettere la propria patria al di sopra di tutto, non farsi mai condizionare da pressioni di poteri economici e da indebite influenze esterne. È in questo modo che ho evitato due infrazioni difendendo l’interesse nazionale e offrendo il proprio contributo in un’ottica di costruttiva cooperazione e rispetto del quadro normativo vigente. Rimango fermamente convinto che è dentro, e non fuori l’Unione, che si deve operare alla ricerca del benessere degli Italiani, aggiornando e rivitalizzando un progetto che ha assicurato per decenni pace e prosperità, sempre maggiori opportunità per i cittadini. Nel momento in cui l’Europa appare bisognosa di rinnovarsi, occorre elaborare un progetto comune a cui tutti possono partecipare, in grado di intercettare il bisogno di cittadini e imprese per fornire risposte. In questa prospettiva potrebbe essere utile partecipare alla definizione di una conferenza sul futuro dell’Europa, per rilanciare un nuovo protagonismo del nostro Continente. Solo con un rigoroso impegno possiamo ambire a ottenere quei risultati verso i quali tutti aspiriamo. penso anche al fenomeno migratorio, da gestire con rigore e responsabilità, perseguendo una politica basata su un approccio strutturale, che affronti la questione nel suo complesso, anche attraverso la definizione di una normativa che persegua la lotta all’immigrazione clandestina, ma che allo stesso tempo si dimostri capace di affrontare i temi dell’immigrazione per coloro che hanno diritto a rimanere, e dei rimpatri per coloro che non hanno titolo per rimanere. Il che significa recuperare, nella sostanza, la formulazione originaria del più recente decreto legge prima che intervenissero le integrazioni che ne hanno compromesso l’equilibrio complessivo: in materia di immigrazione non possiamo prescindere da un’effettiva solidarietà tra gli Stati membri; questa solidarietà è stata affermata anche in documenti ufficiali, preannunciata nei fatti ma non realizzata. Ho rappresentato questa visione ai principali leader europei e continuerò a farlo con iniziative concrete, per farci uscire da gestioni emergenziali. Su questo le nostre strutture sono già al lavoro anche con azioni lucide e coerenti come il nostro approccio, come l’istituzione di corridoi umanitari europei. I contatti che ho avviato con la neopresidente Ursula Von Der Leyen mi fanno ben sperare: hanno consentito di individuare punti di convergenza promettenti. Le sfide globali in corso richiedono l’affermazione di un multilateralismo efficace, irrinunciabile riferimento per un Paese che vuole evitare di uscire ridimensionato da un confronto globale. Su questo aspetto l’Italia si muoverà con coerenza nelle sedi opportune, di concerto con gli altri stati membri a partire dai vertici del G7 e del G20. Ciò vale tanto per temi globali, quali il contrasto al cambiamento climatico, quanto per l’attuale dibattito in materia di commercio: il protezionismo non rappresenta una risposta adeguata, la difesa dei nostri interessi nazionali deve essere condotta con una battaglia comune insieme agli altri Paesi europei. Ispirato da questo convincimento, ho negoziato a Bruxelles per evitare una procedura di infrazione che sarebbe stata esiziale per il Paese. Ritengo che l’Italia debba proseguire lungo i tre assi fondamentali che storia, geografia, tradizione politico-culturale ci impongono, senza perdere di vista le opportunità offerte da nuove dinamiche istituzionali. Tali assi sono, oltre alla responsabilità, le relazioni transatlantiche e il rapporto con gli USA per lo sviluppo di un Mediterraneo allargato. Il Mediterraneo non è solo area di conflitti, ma anche di grandi opportunità.

I fenomeni migratori e la cittadinanza
Il mio impegno non intende fermarsi alla sponda sud del Mediterraneo: intende continuare ad avere grande attenzione sull’Africa, facendomi interprete in Europa del ruolo di questo continente delle dinamiche internazionali. Dobbiamo poi rilanciare allo stesso modo la nostra azione nei Balcani. L’azione di governo che oggi si avvia investirà su queste direttrici per realizzare le potenzialità che il nostro Paese esprime: questo è lo spirito con cui intendiamo portare avanti i rapporti con i grandi produttori globali, come India, Russia, Cina. Tali rapporti dovranno essere declinati sempre e comunque con modalità compatibili con la nostra vocazione euroatlantica. La difesa degli assi portanti della politica estera è tanto più importante perché è non scontata: essa non è più un automatismo, ma una scelta strategica sempre più consapevole che va perseguita con coerenza per assicurare massima credibilità al nostro ruolo internazionale. Anche la legge sull’acquisto della cittadinanza italiana da parte di cittadini residenti all’estero appare meritevole di una revisione, per eliminare elementi discriminatori e introdurre ulteriori criteri: ci aspetta un lavoro intenso, servono idee, determinazione e visione per procedere senza incertezze, nella consapevolezza che abbiamo un’occasione unica per migliorare il Paese in cui viviamo. I cittadini che in questi anni hanno vissuto gli effetti della crisi richiedono alle istituzioni coraggio e forza di mettere da parte egoismi e rancori, proiettando lo sguardo in avanti. Avviamo oggi una stagione di rilancio e speranza, fondata su dialogo e confronto a tutti i livelli, ascoltando le parti sociali, le associazioni di categoria, i rappresentanti del terzo settore, senza pregiudizi verso nessuno. A un analogo spirito costruttivo si ispireranno tutti i nostri interlocutori.

Una nuova stagione riformatrice
Nel corso del primo Consiglio dei Ministri l’ho ribadito: abbiamo un’opportunità per avviare una nuova stagione riformatrice, ma la sua riuscita dipende da noi, le forze politiche di maggioranza, e i ministri: una squadra competente proveniente da forze politiche differenti, che avrà l’onore e l’onere di offrire al Paese un governo stabile, autorevole. Dovremo mostrare coesione di spirito e unità di azione nel segno della collaborazione e della lealtà. Non sarà facile, dobbiamo esserne consapevoli, saremo chiamati ad affrontare momenti duri, in cui sarà forte la tentazione di indugiare sul particulare e abbandonarsi alle polemiche; le forze politiche a sostegno di questo governo hanno dato prova di coraggio, hanno messo da parte i pregiudizi, e hanno accettato di affidarsi ai giudizi, impegnandosi a sollecitare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni. Chiedo alle forze politiche, insieme con la fiducia, un impegno da assumere di fronte al Paese: non possiamo nei prossimi mesi dissipare il tempo a disposizione in scontri e litigi, i cittadini non comprenderebbero. Nell’interesse dei cittadini chiedo che il confronto sui temi, sulle proposte e sugli indirizzi da perseguire si svolga sempre nelle sedi istituzionali, nelle aule parlamentari, perché dobbiamo dimostrare ai cittadini che siamo impegnati a cambiare davvero il Paese senza lasciarci distrarre da valutazioni altre che non meritano di essere comprese nella dinamica politica. Lo rivendico come parte qualificante dell’indirizzo di governo: dobbiamo essere sobri nelle parole, operosi nelle azioni. Una sobrietà che mi auguro possa risultare contagiosa, orientare positivamente i comportamenti dei cittadini, a iniziare da un uso responsabile dei social network che non di rado sono ricettacolo di espressioni ingiuriose e accuse verbali. E a questo proposito non posso non stigmatizzare ancora una volta gli ignobili attacchi indirizzati a due ministre, la senatrice Teresa Bellanova, l’onorevole Paola De Micheli, alle quali rinnovo la mia partecipe vicinanza. Questo è il momento del coraggio ed è il momento della determinazione: il coraggio di disegnare un Paese migliore, la determinazione di perseguire questo obiettivo senza lasciarsi frenare ogni ostacoli.

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Settembre 10, 2019Permalink

28 luglio 2019 – Grazie a Abraham Yehoshua

27 luglio 2019 – La rivoluzione femminista non è terminata
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L’Osservatore Romano

Abraham Yehoshua è uno degli scrittori israeliani viventi più conosciuti al mondo: interrogato per Donne Chiesa Mondo su Gerusalemme, sulla questione femminile e sull’attuale significato della letteratura, ha condensato le sue risposte in tre testi che esemplificano i temi e lo stile propri dei suoi romanzi, dove contenuti esperienziali narrati in modo sommesso rimandano a potenti ed universali domande di senso.

Elena Buia Rutt, Francesca Bugliani Knox

La discriminazione della donna, il suo lungo matrimonio, la questione di Gerusalemme e il ruolo etico della letteratura.
Parla il grande scrittore israeliano.

Il conflitto israelo-palestinese ultimamente risulta sempre più evidente se letto su un piano religioso. Si tratta di un conflitto che si va rafforzando tra Islam radicale e fanatismo religioso che va crescendo sempre più nelle cerchie della società ebraica. In questa complessa costellazione si finisce per dimenticare i palestinesi di fede cristiana, sia all’interno dello stesso Israele che della West Bank occupata da Israele.

I palestinesi cristiani appartengono a una stirpe presente in Terrasanta dall’antichità. Anche dopo che il cristianesimo si è separato dalla nazione ebraica e il Vangelo di Paolo ha spiegato le sue ali dalla Terra d’Israele per rivolgersi a tutta l’umanità, gli ebrei convertitisi al cristianesimo sono rimasti fedeli alla Terra d’Israele quale loro patria storica. Essi hanno ricevuto uno status speciale che li vede non solo custodi dei luoghi santi, Betlemme, Gerusalemme, Nazareth, ma che anche conferma che il cristianesimo non viene a negare l’ebraismo bensì ad ampliarlo e ad arricchirlo di contenuti umani, importanti e innovativi che non sono asserviti ai precetti stabiliti dalla Torah e dalla Halacha (corpus di norme religiose ebraiche).

È vero che nel momento in cui tali ebrei si sono convertiti al cristianesimo hanno cessato di fare parte del popolo ebraico, ma, dal mio punto di vista, i palestinesi cristiani rivestono grande importanza per la memoria storica degli israeliani rispetto alla Terra di Israele. Pochissimi sono i siti archeologici ebraici, sia del periodo del Secondo Santuario che dei secoli successivi, sopravvissuti in Israele sino all’epoca contemporanea. Al contrario, proprio i monasteri e le chiese, costruiti nel corso dei numerosi secoli nei quali la presenza ebraica in Terra d’Israele era molto esigua, se non del tutto assente, insieme alla presenza cristiana del periodo dei crociati, conferiscono agli israeliani, oggi intenti a forgiare la loro identità attraverso la lingua ebraica e il territorio stesso, una ricchezza e un ulteriore punto di forza. Pertanto i simboli cristiani in Terra d’Israele divengono parte di un’identità nazionale che si va rinnovando e non c’è da stupirsi che molte delle opere d’arte e letteratura israeliane degli ultimi cent’anni facciano riemergere la figura di Gesù e degli altri discepoli. In Terra d’Israele, infatti, il Gesù cristiano non è un nemico degli ebrei, come nella diaspora, bensì, come ho spiegato, una parte dell’eredità che si va rinnovando nella lingua e nel territorio.

A Gerusalemme, soprattutto nella città vecchia la cui grandezza è di 1 km² in totale, ebrei, musulmani e cristiani vivono a stretto contatto. E in questo chilometro quadrato, più che in qualunque altro luogo al mondo, la maggior parte dei luoghi sacri di primaria importanza per le tre religioni monoteiste si trovano uno affianco all’altro. Oltre al fatto che, mentre la Cupola della Roccia, la Moschea di Al-Aqsa o il Santo Sepolcro sono siti belli e imponenti, il Muro del Pianto, ovvero le rovine delle mura esterne che circondavano il Secondo Tempio, è un sito a mio parere privo di profondità e bellezza religiosa, il cui significato sta tutto nella memoria della distruzione del santuario che non verrà mai ricostruito.

Israele detiene il controllo di Gerusalemme e i fanatici ebrei e musulmani sono in perenne conflitto. Pertanto i cristiani, e non importa se cattolici, maroniti, ortodossi o protestanti, devono unirsi per invitare le altre due religioni a un altro tipo di cooperazione, non su base etnica, ma religiosa e spirituale, per cercare di liberare questo luogo faticoso, nel quale sono presenti contraddizioni e conflitti che possono ancora sfociare in grave violenza, sino a tradursi drammaticamente in una tragedia capace di coinvolgere tutta la regione.

Solo i cristiani, soprattutto i cattolici sotto la guida del Vaticano, quali partner non coinvolti nel cuore del conflitto etnico-religioso in merito al Monte del Tempio e al Santuario distrutto, possono pretendere e imporre una voce più autorevole con l’appoggio dei paesi cattolici forti d’Europa, Sud America e Asia. Theodor Herzel, padre del sionismo e fondatore del contratto dello stato ebraico, ha affermato già alla fine del secolo XIX che Gerusalemme non appartiene a nessuno poiché appartiene a tutti.

Gli Stati Uniti evangelici d’altra parte non sono d’aiuto, anzi talvolta buttano ulteriore benzina sul fuoco, per una concezione distorta in base alla quale gli ebrei dovrebbero combattere l’Islam per riportare il messia cristiano, il quale non solo salverebbe il mondo intero dalle sofferenze, ma convertirebbe anche gli ebrei in cristiani credenti. Così che, allo stato politico attuale, negli Stati Uniti, i cristiani evangelici, che hanno molta influenza nelle cerchie del governo repubblicano, si trasformano in sostenitori dell’integralismo e della supremazia ebraica su Gerusalemme.

Per molti anni i governi vaticani hanno rifiutato di riconoscere lo Stato di Israele e di intessere relazioni con esso. Ora che le relazioni sono solide e produttive, il Vaticano ha pieno diritto di pretendere da Israele, che ha la supremazia su Gerusalemme, di tenere a bada i fondamentalisti etnico-religiosi e giungere a una convivenza rispettosa delle tre fedi. Tuttora la città vecchia di Gerusalemme, nella quale si trovano tutti i luoghi sacri, ha insito in sé un potenziale distruttivo fonte di conflitti sanguinosi e pertanto deve ricevere uno statuto differente, anche dopo che Trump l’ha riconosciuta, compresa la sua parte palestinese, quale capitale di Israele, e dal momento che è chiaro a tutti che Gerusalemme stessa non verrà ulteriormente divisa e che non sarà possibile far passare una linea di confine internazionale al suo interno. I cristiani del mondo, e soprattutto d’Europa, devono uscire dalla passività con la quale ultimamente si sono rapportati a tale questione e farsi custodi della santità e del giusto equilibrio tra le tre grandi religioni. Su questo argomento mi aspetterei che il Papa non fosse cauto, bensì che osasse e prendesse l’iniziativa, non solo tramite dichiarazioni, ma avanzando richieste concrete e assertive nei confronti dei governi israeliani.

Il popolo d’Israele (io preferisco questa denominazione originaria a quella di popolo ebraico) è un popolo di origini antiche che non ha vissuto nella propria terra nel corso dei millenni, e pertanto la sua identità esiste grazie a miti religiosi e nazionali, soprattutto collegati ai libri, motivo per cui viene chiamato anche al suo interno “popolo del libro”. Naturalmente è difficile mantenere un’identità nazionale solo tramite i libri, e pertanto la maggior parte del popolo ha subito un processo di assimilazione nel corso delle generazioni e, da 3 milioni all’inizio del i secolo d.C., si è notevolmente ridotto di numero, finendo per contare, all’inizio del secolo 18º, solamente 1 milione di persone. Il ritorno tardivo al rinnovamento e alla costruzione dell’identità nazionale anche tramite il territorio, ovvero il ritorno in Terra d’Israele, per lo più naturale per altri popoli, è invece rivoluzionario e complesso per il popolo ebraico. Se i vecchi miti, in particolare attraverso la religione, continuano ancora a essere importanti per l’identità storica, oltre al fatto che metà del popolo ebraico vive ancora nella diaspora, è pur vero d’altra parte che nel territorio antico-nuovo si sono aperti nuovi orizzonti storici. In tal modo nell’Israele di oggi operano in parallelo due forze che talvolta si amalgamano meravigliosamente l’una con l’altra e altre si scontrano: da una parte una modernità fonte di grande ispirazione per tutto ciò che riguarda l’esercito, l’industria, la medicina, il governo ecc., e dall’altra l’attaccamento agli antichi miti biblici, da cui deriva la prosecuzione dell’occupazione dei palestinesi nella West Bank, che crea a Israele problemi etici ed esistenziali gravi sia al suo interno che oltre i suoi confini.

Dal mio punto di vista, se ci separassimo dai miti che si trovano nei libri sacri per concentrarci su un’analisi nuova e creativa della realtà intorno a noi, potremmo trasformare la rivoluzione sionista, il cui significato è ritorno alla “normalità nazionale”, in una corretta e più giusta normalità per il mondo che va costantemente cambiando dinnanzi ai nostri occhi.

Dal mio punto di vista la “rivoluzione femminista” è la rivoluzione più importante della seconda metà del secolo XX: non è terminata e ha dinanzi a sé ancora molti ostacoli, ma non c’è dubbio che il segnale di apertura sia stato dato e la consapevolezza della discriminazione della donna nel corso dei millenni vada permeando la coscienza pubblica. Non c’è dubbio che il rallentamento dello sviluppo nella gran parte del mondo musulmano, in particolare arabo, derivi dallo status di inferiorità di una donna ancora sottomessa all’uomo. Così come non c’è dubbio, ad esempio, che l’incredibile progresso della Cina derivi dalla liberazione della donna e dal miglioramento della sua condizione sociale.

Io personalmente ho vissuto con grande soddisfazione e pienezza un matrimonio durato cinquantasei anni con mia moglie, che ora è morta. Penso che la chiave di tanta gioia e armonia sia consistita nel fatto che sin dall’inizio mi fosse stato chiaro il dover stabilire una piena uguaglianza riguardo ai nostri reciproci diritti e doveri. Proprio perché a casa dei miei genitori ero stato testimone del fatto che mia madre, pur detenendo un forte potenziale intellettuale e pratico, era stata costretta a rinunciare alla propria realizzazione per fare unicamente la casalinga, sono stato spinto, non solo a incoraggiare mia moglie a costruirsi una sua carriera, ma anche ad assumermi a pieno titolo e volontariamente il dovere di sostenere di fatto l’avanzamento di tale carriera in collaborazione con lei, occupandomi cioè della cura della casa e dei figli, talvolta anche a scapito del mio di lavoro.

La parola chiave è uguaglianza. Per ovvi motivi è molto facile violarla e altrettanto difficile risulta l’esserle fedeli. Pertanto, quando descrivo la vita coniugale nei miei racconti e romanzi, cerco, per quanto possibile, di mostrarne il potenziale positivo, nonostante le difficoltà e le liti. A differenza del rapporto con i propri figli o genitori, dove il legame poggia su una relazione biologica innegabile, la relazione coniugale, per quanto duratura e felice, si può distruggere in un solo colpo. Naturalmente non accolgo la posizione della Chiesa cattolica che nega fermamente il divorzio, ma sono d’accordo nell’opporsi a una rottura facile e immediata di tale unione. Mia moglie Rivka, di benedetta memoria, che era una psicologa clinica e psicoanalista, ha sempre combattuto a fianco dei suoi pazienti per salvare i loro matrimoni nei momenti di crisi. È facile distruggere e difficile costruire. Oltre al fatto che in molti casi entrambe le parti, in seguito alla separazione, riproducono in seguito lo stesso modello di relazione problematica.

Sul femminismo sono stati pubblicati numerosi studi e continua a essere un argomento caldo di pubblico interesse. Si oscilla tra due visioni: una che vede la donna come completamente pari all’uomo, e perciò non ci si aspetta dalla sua condotta politica, sociale, manageriale o accademica, niente che distingua in modo unico il suo operato e le sue abilità da quelle maschili, e un’altra visione in cui la donna, in veste di guida politica, economica, o giuridica, riesce a trarre dalla propria femminilità capacità diverse da quelle dell’uomo, riversando e incanalando la natura femminile tradizionale all’interno dei nuovi ruoli rivestiti. Naturalmente la rivoluzione non è terminata, non solo perché in molte culture la donna è ancora sottomessa sotto vari aspetti, ma perché anche nei paesi in cui l’attesa uguaglianza formale appare davvero raggiunta, bisogna tuttavia indagarne e approfondirne gli aspetti, affinché non venga percepita come unicamente formale, a scapito della natura, dei bisogni e delle particolari caratteristiche di ogni sesso.

Nella società religiosa israeliana esiste ancora una evidente discriminazione delle donne, che riceve la sua giustificazione da rabbini oscurantisti e integralisti. Pertanto la rivoluzione femminista non deve preoccuparsi solo delle donne presenti nei settori economici o accademici, ma anche per prima cosa dell’incessante e audace lotta per la libertà e l’uguaglianza di quest’ultima nel mondo religioso ebraico. Purtroppo, a causa del perenne conflitto tra la destra e la sinistra, l’ambito religioso finisce per rivestire una valenza politica che neutralizza gli interessi nazionali generali.

Ultimamente mi sembra che la letteratura, il cinema e il teatro abbiano perso parte del loro rilievo nel discorso pubblico; un’importanza considerata significativa in particolare nel XIX secolo e nella prima metà del secolo XX. La produzione di letteratura, romanzi e racconti, accanto al fiorire crescente di film e serie televisive è diventata più “facile” rispetto ai tempi passati. La tecnologia moderna ha reso molto più economica la possibilità di creare libri e film. I canali di comunicazione si sono notevolmente moltiplicati, il tempo libero delle persone è aumentato, e pertanto esse possono “consumare maggiore cultura”. Ciò nonostante, ma forse io guardo alla realtà dal punto di vista di un uomo anziano che non comprende pienamente il nuovo, mi sembra che tutta questa abbondanza di creatività e arte, nonostante le sofisticate pubbliche relazioni, non dia origine alla stessa carica emotiva, etica e politica emanata dalle opere eccellenti del secolo XIX, o dell’inizio del secolo XX. Non voglio, nell’ambito di un’intervista giornalistica, entrare in tutti i dettagli di tale questione, ma secondo me la letteratura, e in un certo senso anche il cinema e il teatro, hanno rinunciato alla necessità di porre dilemmi etici di bene e male al centro della scena, come si faceva ad esempio nelle opere di Tolstoj o Dostoevskij, o nelle opere di Faulkner, Thomas Mann, Pirandello e altri. La psicologia ha represso il giudizio etico, in base al paziente principio del “comprendere significa scusare”. Il sistema giuridico nel mondo moderno e democratico è divenuto l’autorità etica che stabilisce che tutto ciò che è legale diventa automaticamente etico. La comunicazione, nella sua velocità, benché svolga un lavoro di verifica e talvolta istituisca tribunali giudicanti su ciò che è buono o cattivo, non può sostituire la capacità dell’arte di dar vita a un laboratorio etico esperienziale nel quale il lettore o lo spettatore, tramite la loro capacità di profonda interiorizzazione e identificazione, vaglino situazioni etiche, vecchie e anche completamente nuove, al fine di raffinare la propria percezione e comprensione. La letteratura ultimamente ha rinunciato sia alla centralità del dibattito etico nelle sue opere che alla presa di posizioni etiche definite, a causa del sospetto di disattendere, anche solo parzialmente le teorie post-moderne che negano l’autorità degli uomini di stabilire regole etiche “superiori”, o a fronte della concezione del politically correct che fa emergere tutta una serie di nuove sensibilità che non si possono esaminare all’interno di categorie etiche definite.

In conclusione, io credo che la letteratura, il teatro e il cinema, debbano ritornare ad esprimere, almeno in parte, la necessità di sollevare dilemmi etici nuovi e audaci, ponendoli in prima linea. Quando insegnavo letteratura all’università ho selezionato ed esaminato diverse opere solo dal punto di vista etico. Ciò significa che non mi sono occupato di aspetti psicologici, storici, linguistici o biografici, ma mi sono riferito solo all’aspetto etico presente in esse. Ed ecco la rivelazione dinnanzi ai miei studenti di nuovi e rivoluzionari risvolti che mai si sarebbero aspettati.

Propongo perciò ai lettori di questa intervista di esaminare per proprio conto la storia di Caino e Abele. La narrazione del primo omicidio nella Bibbia termina in un modo in cui non solo l’omicida non viene punito, bensì al contrario la sua situazione personale va migliorando. Qual è il significato di tutto ciò? Perché solo un esame etico e profondo è in grado di rivelare il grave problema teologico che si nasconde dietro questa vicenda?

di Abraham Yehoshua

http://www.osservatoreromano.va/it/news/la-rivoluzione-femminista-non-e-terminata

https://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/2019/07/la-rivoluzione-femminista-non-e.html#more

 

Luglio 28, 2019Permalink

27 giugno 2019 – Metodo colonnelli argentini: dalla strage alla burocrazia

27 giugno 2019 Reggio Emilia, lavaggio del cervello e falsi documenti per allontanare bambini dai genitori.
Ricopio e lascio alla credibilità del link. 
In fondo mi consento un commento per chi volesse leggerlo

27 giugno 2019 Reggio Emilia, lavaggio del cervello e falsi documenti per allontanare bambini dai genitori
Diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, raggiunte da misure cautelari. Sono accusate di aver sottratto i minori alle famiglie per darli in affido retribuito a conoscenti. Tra gli affidatari anche titolari di sexy shop. Il premier Conte: “Sconvolgente”

REGGIO EMILIA – Ore e ore di intensi lavaggi del cervello durante le sedute di psicoterapia, bambini suggestionati anche con l’uso di impulsi elettrici, spacciati ai piccoli come “macchinetta dei ricordi”, un sistema che in realtà avrebbe “alterato lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari”. Sono alcune contestazioni che emergono dall’inchiesta Angeli e Demoni sulla rete dei servizi sociali della Val D’Enza, nel Reggiano, che ha portato a misure cautelari per diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Moncalieri, in provincia di Torino, perquisita questa mattina.

Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia. Il sindaco è agli arresti domiciliari. Uguale provvedimento per la responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val d’Enza, una coordinatrice del medesimo servizio, un’assistente sociale e due psicoterapeuti della Onlus torinese. Ulteriori otto misure di natura interdittiva (divieto temporaneo di esercitare attività professionali) sono state eseguite a carico di altrettanti dirigenti comunali, operatori socio-sanitari, educatori.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Valentina Salvi, ha dell’incredibile: vede al centro la rete dei servizi sociali della Val D’Enza, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti. E non solo.
Secondo il quadro accusatorio, quello che veniva spacciato per un modello istituzionale da emulare sul tema della tutela dei minori abusati, altro non era che un illecito business ai danni di decine e decine di minori sottratti alle rispettive famiglie. I destinatari delle misure cautelari sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso.
I minori venivano allontanati dalle rispettive famiglie attraverso le “più ingannevoli e disparate attività”. Tre queste, sempre secondo la ricostruzione dei militari, relazioni mendaci, disegni dei bambini artefatti attraverso la mirata “aggiunta” di connotazioni sessuali, terapeuti travestiti da personaggi “cattivi” delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male, falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati con gli elettrodi.
Il tutto durante, spiegano gli investigatori, i lunghi anni nei quali i Servizi sociali omettevano di consegnare ai bambini lettere e regali dati dai genitori naturali che i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato in un magazzino dove erano accatastati. Tra gli affidatari dei minori anche titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche e con figli suicidi. Infine secondo il quadro accusatorio ci sarebbero stati due casi di abusi sessuali presso le famiglie affidatarie ed in comunità, dopo l’illegittimo allontanamento.

Alcune vittime dei reati, oggi adolescenti, “manifestano profondi segni di disagio, tossicodipendenza e gesti di autolesionismo” evidenziano i carabinieri di Reggio Emilia, che hanno svolto gli accertamenti.
Le indagini sono iniziate alla fine dell’estate 2018 dopo un’anomala escalation di denunce all’Autorità Giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori. L’analisi dei fascicoli vedeva puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato. Da questo spunto si è sviluppata l’indagine che ha svelato numerosi falsi documentali, redatti secondo l’accusa dai servizi sociali in complicità con alcuni psicologi, “artatamente trasmessi all’Autorità Giudiziaria”.

Le reazioni. Conte: “Sconvolgente”
Da Osaka dove si trova per il G20 summit il premier Giuseppe Conte commenta la vicenda: “Tutto ciò che riguarda i bambini rischia di essere drammatico. Ho letto le notizie su Reggio Emilia. Se fossero confermate, si tratta di ipotesi accusatorie sconvolgenti e raccapriccianti”.
Il vicepremier Luigi Di Maio parla di “una galleria di atrocità assolute che grida vendetta” e ha dato indicazione ai suoi uffici di scrivere immediatamente una lettera al ministro Fontana per chiedere una verifica immediata di tutto il sistema di affidi nazionale, perchè “orrori simili non sono accettabili”. Di Maio attacca il Pd: “Quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello Emilia proposto dal Pd, si rivela oggi come un sistema da incubo”.
“Schifoso e orribile quanto emerge dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sulla gestione di minori. Si vada avanti, fino in fondo, per accertare le responsabilità, la verità e per punire i colpevoli senza esitazione. Patetici i tentativi di strumentalizzare politicamente questo dramma” scrive su Twitter il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti.
La giunta del Comune di Bibbiano esprime solidarietà al sindaco Andrea Carletti ora ai domiciliari: “Ha sempre dimostrato attenzione e cuore verso tematiche che anche noi riteniamo prioritarie: legalità, trasparenza e cura per le persone. Abbiamo assoluta certezza che Andrea abbia sempre operato nel rispetto delle norme. La nostra fiducia incondizionata va al lavoro della Magistratura, che ci auguriamo faccia luce sui fatti al più presto. Prima che come sindaco, conosciamo Andrea come uomo e siamo assolutamente convinti della sua estraneità ai fatti”.

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/06/27/news/reggio_emilia_falsi_documenti_per_allontanare_bambini_dalle_famiglie-229743324/?ref=RHPPLF-BH-I229744570-C8-P3-S1.8-T1

Commento concludendo
Quello che non trovo tollerabile è lo sconvolgimento e il raccapriccio del presidente Conte.
Verifichi il Presidente l’esistenza di una legge che dal 2009 nega il certificato di nascita ai nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno. Possono essere salvati a norma di circolare se mai viene pubblicizzata (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – Circolare 19/2009, emanata del Ministero dell’Interno –dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali).
Dice il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».
Se bambini di cui l’esistenza è riconosciuta possono correre di questi rischi quale sarà il livello di pericolo dei bambini nascosti, senza identità e senza protezione?
E non ce ne fosse nemmeno uno perché tenere in vita una legge intesa a crearli?
E’ partita nel 2009 con la benedizione del IV governo Berlusconi (ministro dell’Interno Maroni), è passata indenne durante oi governi Letta, Renzi, Gentiloni che l’ha consegnata nelle mani dell’attuale Presidente.
Provi a pensarci su (la modifica di legge non  richiede onere di spesa).

Giugno 27, 2019Permalink

22 giugno 2019 – Promemoria per Giulio Regeni

Un carteggio e due documenti.

Chi avesse la pazienza di scorrete la mia pagina troverà quella che per me è la frase chiave per comprendere la scelta del Presidente:
non ho fatto rimuovere lo striscione per più di un anno per non portare nell’agone politico la morte di un ragazzo”
Per quel che io capisco si vuol riportare la questione a un fatto privato: “ la dolorosa storia di un ragazzo morto all’estero” potrebbe essere un titolo adeguato al pensiero del Presidente

21 giugno 2019 ore 7.45 scrivo:

Con preghiera di consegna al presidente Massimiliano Fedriga

Presidente Fedriga, la prego ragioni su quel ‘mai più’ che ha dichiarato nel contesto della rimozione dello striscione dedicato a un giovane  friulano che vogliamo sia ricordato con giustizia e onore .
Le sembra da persona normalmente umana ipotecare il gesto imposto agli operatori addetti alla rimozione di striscioni in forma così assoluta e indefinita?
Il ‘mai più’ attiene al suo futuro qualche sia il tempo futuro di vita che le appartiene o sarà patrimonio imposto anche alle generazioni future?
Imprudenza nel rapporto con il tempo o rischio non valutato di supposta onnipotenza?
Faccia lei.
Augusta De Piero

PS: nel messaggio spedito c’era evidentemente anche l’indirizzo.

Alle 15 circa ricevo:
Relazioni Pubbliche Trieste (URP)

Gent.ma Sig.ra De Piero,

con riferimento alla Sua richiesta di chiarimenti in merito alla rimozione dello striscione per Giulio Regeni si comunica che lo stesso è stato rimosso definitivamente garantendo da parte dell’Amministrazione regionale una costante attenzione sugli sviluppi nella ricerca della verità attraverso i lavori della Commissione d’inchiesta della Camera istituita appositamente.

Cordiali saluti.
Marco Dagri

Marco Dagri
Coordinatore Uffici Relazioni Pubbliche
Ufficio Stampa e Comunicazione
Presidenza Regione AutonAutonoma Friuli Venezia Giulia
Piazza Unità d’Italia, 1 – Entrata Via dell’Orologio, 1
34121 TRIESTE
Tel.: 040-3773520 – 040-3773634
Fax: 040-3773614
e-mail : marco.dagri@regione.fvg.it

Così ho replicato
Da singola cittadina prendo atto della cortese risposta e spero che l’attenzione alla ricerca della verità diventi oggetto di comunicazione all’opinione pubblica che nello striscione rimosso vedeva (e continua a vedere negli striscioni che altri mantenga visibili) una civile partecipazione alla ricerca di una verità che è condizione imprescindibile di una dovuta giustizia.
Augusta De Piero

Ricercando oltre la mia comunicazione, ma ci tenevo a parlare anche in quanto singola persona, trovo nel sito di rainews le seguenti informazioni

“La mia attenzione per non urtare le sensibilità non ha pagato, e ci si sente pertanto legittimati a imporre con atteggiamenti prevaricatori cosa deve o non deve fare la Regione. Per questi motivi comunico, così da anticipare le polemiche che continueranno a susseguirsi ad ogni batter di ciglio, che lo striscione non verrà più esposto né a Trieste né in altre sedi di Regione Friuli Venezia Giulia” – si difende il Governatore in un post su Facebook – “Malgrado non condivida la politica degli striscioni e dei braccialetti, non ho fatto rimuovere lo striscione per più di un anno per non portare nell’agone politico la morte di un ragazzo. Evidentemente questa sensibilità non appartiene a tutti e ad ogni occasione non si perde tempo per alimentare polemiche”.

Serracchiani (Pd): “Striscione per chiedere verità e giustizia” Le parole di Fedriga gettano acqua sul fuoco. “Spero che Fedriga darà disposizione affinché lo striscione per Regeni sia riappeso, e non segua l’esempio del sindaco di Trieste che ha voluto toglierlo con le sue mani” tuona in una nota la deputata Pd, Debora Serracchiani. “Ho personalmente appeso lo striscione che ammonisce a ricordare la tragica scomparsa di Giulio Regeni e chiede verità e giustizia, a nome della comunità del Friuli Venezia Giulia”, ricorda Serracchiani.

Honsell (Open Arms): “Striscione messaggio forte di giustizia. Sbagliata rimozione”
Si dichiara sconcertato alla notizia della rimozione dello striscione anche il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, Furio Honsell. “Il motivo? Affiggere i manifesti per gli Europei under 21 di calcio- spiega il consigliere-. Sembra che ogni pretesto sia buono per eliminare un messaggio forte di giustizia e vicinanza alla famiglia, in particolare in questo momento di tensione dopo l’ondata di intimidazioni al Cairo nei confronti dei Regeni, dei loro avvocati e consulenti”, conclude Honsell, ricordando che lo scorso luglio il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione in favore della ricerca della verità e giustizia per Giulio. –

See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/regione-rimuove-striscione-regeni-scoppia-la-polemica-f33f5e6c-2995-431b-9d5b-2fb4c1ab352d.html

Giugno 22, 2019Permalink

21 giugno 2019 – Gli striscioni di Giulio Regeni: non lasciamoli strappare

Profeti dei nostri giorni                       [fonte 1]

e sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!

Quando il potere decide di non diventare triste: la priorità del calcio.
Il tradizionale manifesto giallo di Amnesty International con la scritta “Verità per Giulio Regeni”  – il ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto – è stato rimosso dal palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia in piazza Unità d’Italia, dove era stato esposto nel 2016.

i fantasmi del governatore
Il balcone del Palazzo del Lloyd, sede della Regione che si affaccia su piazza Unità a Trieste, dove è stato esposto lo striscione giallo di Amnesty International con la scritta “Verità per Giulio Regeni” a Trieste, 08 ottobre 2016.
ANSA/FRANCESCO DE FILIPPO

Alle immediate proteste – di cui danno notizia anche numerosi quotidiani italiani, notiziari radiofonici e televisivi – il governatore della regione FVG, Massimiliano Fedriga , replica e proclama: «Comunico che lo striscione non verrà più esposto né a Trieste né in altre sedi di Regione», anticipando, dice lui, «le polemiche che continueranno a susseguirsi ad ogni batter di ciglio».
Lo striscione è stato tolto per far spazio agli addobbi per il campionato calcistico europeo Under 21.
E proprio quella non casuale rimozione toglie invece all’evento che ci vorrebbe tutti allegri (un campionato calcistico!) ogni segno di gioia, come sottolinea l’immagine dove la rimozione è realizzata da due persone (gli striscioni non sono nuvolette leggere, pesano e non solo nelle coscienza cui fanno paura) ridotte a poco accattivanti ombre nere.
Non era ombra invece ma corpo ben visibile il capo del governo più lungo d’Italia che il 18 settembre 1938 vi si insediò per annunciare le leggi razziali.
Certo non era l’intreccio di immagini e ingombranti ricordi l’effetto voluto dall’indomito governatore ma è capitato in un momento in cui l’inconsapevolezza di una macchina si è fatta veicolo dell’innocenza del bambino della fiaba che grida ciò che vede: «Il re è nudo»                                                                                                      [fonte 2]

Una ragazzina lo ammonisce da 2000 anni…
… e precoce sposa gli ricorda che quel Dio che l’aveva voluta madre

Ha spiegato con forza la potenza del suo braccio,
i superbi ha disperso nei pensieri del loro cuore.
Ha rovesciato i potenti dai loro troni,
ha innalzato gli umili.                                                                                    [fonte 3]

Non mi risulta che un ministeriale tintinnar di rosari l’abbia zittita, spegnendo le speranze che la sua voce può suscitare se gli esseri umani sapranno farsene efficaci realizzatori, se decideranno di sfuggire al ruolo di scimmie sagge   cui, purtroppo, spesso si adeguano.

E scimmia saggia è stato il sullodato governatore quando lo scorso anno ha proclamato che
«per integrare bambini che vengono da paesi lontani non bisogna dar loro materiale ludico-didattico del paese d’origine. Questi bambini devono conoscere tradizione e cultura del territorio in cui si sono trasferiti a vivere. Questo è fare integrazione». [fonte 4]
Con questa grida il governatore Fedriga sosteneva una iniziativa del comune di Codroipo che limita l’accesso al nido dei piccoli dai tre mesi ai tre anni, se questi precoci bricconi si munissero di oggetti transizionali, quegli oggetti conforto psicologico al bambino che, nel momento del distacco sostituiscono progressivamente il legame madre-figlio nel cammino del piccolo verso l’autonomia che appartiene ad ogni essere umano. Gli esempi più comuni includono bambole, orsacchiotti o coperte.

linus

Bisogna riconoscere che la grida/Fedriga ha il merito di rendere chiaro il testo del regolamento del Comune di Codroipo che in sé risulta di complessa lettura .                                                                                                                               [fonte 5]
Dicono infatti gli articoli modificati del regolamento del nido di Codroipo:
Articolo 1 per cui il nido opera « …..con lo scopo di favorire in ogni bimbo la possibilità di svilupparsi ed esprimersi liberamente, contando su interventi educativi che gli consentano, senza inibirlo, di orientare le proprie energie verso comportamenti in cui egli riesca a stabilire proficue relazioni e a manifestare in modo costruttivo la propria iniziativa e inventiva, supportato da adeguati materiali ludico-didattici. »
E se non bastasse precisa all’articolo 2 che « Al nido ogni azione è svolta nel rispetto delle diverse fasi di crescita, dei personali ritmi di sviluppo di ciascun bambino garantendo a tutti i piccoli uguali possibilità di sviluppo e di mezzi espressivi e contribuendo a superare i dislivelli dovuti a differenze di stimolazioni ambientali e culturali. » [fonte 5]
Quell’ipocrita “rispetto delle diverse culture” richiama a un tema caro alla cultura diffusa dalla Lega non più solo nord per cui nel quadro di principi che si vorrebbero, nel rispetto della Costituzione, efficaci perché egualitari, si introducono invece, con i più vari pretesti, i germi della diseguaglianza.
I filoni di una nuova era di violenza anche istituzionale e che per me (non sono i soli, ma fra i tanti sono miei) hanno aperto una frana sempre più vistosa e pervasiva, cominciano nel 2009 quando il Ministro dell’Interno d’epoca –tale Maroni – estrapolò i nati in Italia, figli dei migranti irregolari – dal diritto al certificato di nascita altrimenti a tutti i nati dovuto.
Non finirò mai di dire che questo è offesa anche ai loro genitori che , in assenza del documento negato, tali giuridicamente non risultano perché non c’è luogo dove legittimamente tali possano essere dichiarati.
Di questa bestialità mi arriva la conferma dal successore dell’on. Maroni, tale ministro Salvini, che differenziando le madri rom dalle ‘altre’ considera la maternità come una concessione da condividere co n la prudenza che gli suggerisce il più turpe dei pregiudizi, quello che collega la colpa non al fare dell’individuo ma all’essere

Adulto confezionato a gloria dell’impero e a conforto di una cultura senza pudore

.
Mi permetto un lontano ricordo con l’immagine di una cartolina assicurata ai soldati italiani in Etiopia per corrispondere con i loro cari e per chi volesse saperne di più sull’opinione dell’on. Ministro in merito al discrimine ‘materno’ rinvio all’ultima nota.

[fonte 6]

 

E infine Giulio Regeni
Il ricordo di questo ragazzo massacrato ci è stato proposto dalla generosa costanza dei suoi genitori: un ragazzo che credeva nella forza della democrazia e forse, perché tale, fa ancora paura.

E per concludere, un video che ci riporta a quelli che ho chiamato “profeti dei nostri giorni”
https://www.youtube.com/watch?v=_TBwPcvfDWs

[fonte 1] Ho visto un re è un brano musicale con il testo composto da Dario Fo fu
pubblicato la prima volta, nel 1968.
La canzone fu censurata dalla Rai che vietò a Jannacci di
presentarla alla finale di Canzonissima del 1968
[fonte 2] Hans Christian Andersen I vestiti nuovi dell’imperatore 1837
[fonte 3] Vangelo secondo Luca 1, 5 sgg.
[fonte 4 e 5] 14 dicembre 2018 http://diariealtro.it/?p=6278
[fonte 6] https://www.repubblica.it/politica/2019/06/19/news/salvini_tweet_maledetta_ladra_in_carcere_tolti_i_bambini_dati_in_adozione_famiglie_per_bene-229161848/?ref=RHPPLF-BH-I229167040-C4-P7-S1.4-F4

Giugno 21, 2019Permalink

7 giugno 2019 – “Ragazzi studiate, fottiamoli”

Il monito di Gratteri: “Ragazzi studiate, fottiamoli”
Dovete studiare, comportarvi bene, essere educati. A 18 anni donare il sangue e andare a trovare gli anziani nelle strutture. Solo da voi può giungere il vero segnale di cambiamento della Calabria! Noi ce la stiamo mettendo tutta».
E noi, dobbiamo continuare a lottare perché negli occhi di un ragazzino che vede un’insegnante che dalla mattina alla sera sta a Scuola, e magari non ha neanche la patente come me, si serve di mezzi pubblici, e continua a credere nelle Istituzioni, nell’ agitazione dei nostri studenti, nel loro entusiasmo, nella loro forza e nella loro intelligenza, scelga il cambiamento, scelga la ragione, scelga la libertà. Ragazzi dobbiamo abbattere questo sistema: studiamo, pensiamo, curiamo l’ardore e la passione. Fottiamoli.
Nicola Gratteri

Un precedente che aiuta a capire

Redazione ANSA ANCONA 23 maggio 2019     19:02 News

(ANSA) – ANCONA, 23 MAG – “Il problema delle elite mafiose non è arricchirsi, ma giustificare la ricchezza”. Lo ha sottolineato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri intervenendo ad Ancona al convegno “Mafia e stragismo” organizzato nella giornata del 27/o anniversario dalla strage di Capaci. “Abbiamo decine e decine di imprenditori ‘ndranghetisti che sono nel Centro e Nord Italia – ha osservato – e offrono servizi con ribassi del 30% e 40%. E’ ovvio che l’imprenditoria locale non può dire che non sapeva che quello era un mafioso: se hai comprato un tondino di ferro da 50 anni allo stesso prezzo e ti arriva uno che lo offre al ribasso del 30%, non potevi non sapere, lo stesso per smaltimento di rifiuti o operai in nero e sottopagati”. Le organizzazioni, ha detto Gratteri a margine dell’incontro, “portano cocaina e cercano di comprare beni in vendita, la loro principale attività, riciclare. Non sono un esperto delle Marche – ha ammesso – però mi risulta che ‘ndranghetisti e camorristi sono presenti”.

http://www.ansa.it/marche/notizie/2019/05/23/gratteri-mafie-gia-ricche-ora-comprano_45df380b-5a17-435f-9731-6975c34d8df2.html

Chi è Gratteri  

Nicola Gratteri è un magistrato  italiano, dal 21 aprile 2016 Procuratore della Repubblica di Catanzaro, capoluogo della Regione Calabria

www.affaritaliani.it/cronache/gratteri-sotto-attacco-a-rischio-c-e-chi-vuole-trasferirlo-dalla-calabria-609060.html

https://zapping2017.myblog.it/2019/06/04/il-fantastico-monito-del-magistrato-nicola-gratteri-ragazzi-studiate-fottiamoli/?fbclid=IwAR3JceQfkJ_tq6fPrwWfEoiutNuDKlJZR3IOVNE_WiOPjSY_3wpi0DCYOPM

 

Giugno 7, 2019Permalink

2 giugno 2019 – Il discorso del Presidente della Repubblica

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del Concerto in onore del Corpo Diplomatico accreditato presso lo Stato Italiano
Palazzo del Quirinale, 01/06/2019

È per me un grande piacere rivolgere – insieme alle autorità della Repubblica presenti – il benvenuto e un saluto, pieno di amicizia, agli ambasciatori accreditati a Roma in questa occasione, la Festa della Repubblica italiana: vi ringrazio per aver accolto il nostro invito.
Il 2 giugno è la Festa degli Italiani, è il simbolo del ritrovamento della libertà e della democrazia da parte del nostro popolo. È un appuntamento che rinsalda da parte dei cittadini la loro adesione leale e il loro sostegno all’ordinamento repubblicano, nella sua articolazione, allo stesso tempo unitaria e rispettosa delle autonomie, sociali e territoriali.
Ringrazio il maestro Marco Angius e l’Orchestra Giovanile Italiana – il più giovane ha 18 anni, il meno giovane 27 – che, tra breve, ci offriranno uno splendido momento d’arte, che ascolteremo insieme a quanti ci seguono, attraverso la tv e la rete: a tutti loro, invio il saluto più cordiale.
Abbiamo appena celebrato in ventotto Paesi d’Europa un grande esercizio di democrazia: la elezione dei deputati al Parlamento Europeo, a conferma delle radici solide di una esperienza che stiamo, gradualmente, costruendo da ormai sessantadue anni. In realtà sessantotto dal momento dell’avvio del primo organismo comunitario, la Comunità del carbone e dell’acciaio.
L’Italia è stata guidata, in questo percorso, dalle indicazioni della sua Costituzione; dalla consapevolezza di una sempre più accentuata interdipendenza tra i popoli; dalla amara lezione dei sanguinosi conflitti del ventesimo secolo. Soltanto la via della collaborazione e del dialogo permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale.
La Repubblica italiana, con l’assunzione di responsabilità nel contesto globale, ha contribuito, per la sua parte, alla definizione di modelli multilaterali e di equilibri diretti a garantire universalmente pace, sviluppo, promozione dei diritti umani.
Anche per questo non possiamo sottovalutare le tensioni che si sono manifestate, e si manifestano, provocando conflitti e mettendo pesantemente a rischio la pace in tanti luoghi del mondo.
Va ricordato che – in ogni ambito – libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo.
I valori delle civiltà e delle culture di ogni popolo contrastano in modo radicale con quella deriva e fanno, invece, appello a salde fondamenta di umanità, per confidare nel progresso. Per quanto ci riguarda, in questo anno, cinquecentesimo dalla morte di Leonardo da Vinci, avvertiamo in modo ancor più esigente questa prospettiva.
Abbiamo bisogno di praticare attenzione e rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità internazionale, per avanzare sulla strada del progresso, con il dinamismo che contrassegna il mondo contemporaneo in cui viviamo.
Con l’auspicio che la convivenza internazionale sappia far propria l’armonia che la musica sa esprimere.
Auguri per la Festa della Repubblica italiana!

Il testo del discorso pronunciato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella  in occasione del concerto al Quirinale per il corpo diplomatico che apre le celebrazioni della Festa della Repubblica si  legge nel sito del Quirinale
https://www.quirinale.it/elementi/30111

Giugno 2, 2019Permalink

18 maggio 2019 – L’appello al voto di Mattarella e altri 20 capi di Stato:

9 maggio 2019   –   L’appello al voto di Mattarella e altri 20 capi di Stato:

“Vogliamo un’Europa forte e integrata”
“È la migliore idea che abbiamo mai avuto”. È questo il titolo dell’appello congiunto firmato da Sergio Mattarella insieme ad altri 20 capi di Stato europei in vista delle elezioni del 26 maggio. “Vogliamo un’Europa forte e integrata” scrivono i presidenti di 21 Paesi. “Abbiamo bisogno di un’Unione europea forte – si legge nel documento – un’Unione dotata di istituzioni comuni, un’Unione che riesamina costantemente con occhio critico il proprio lavoro ed è in grado di riformarsi, un’unione costruita sui propri cittadini e che ha nei suoi stati membri la propria base vitale”.

Quest’Europa, spiegano, “ha necessità di un vivace dibattito politico su quale sia la direzione migliore per il futuro, a partire dalla base fornita dalla Dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017. L’Europa è in grado di sostenere il peso di un dibattito che includa un’ampia gamma di opinioni e di idee. Ma non si deve ritornare a un’Europa nella quale i Paesi siano avversari piuttosto che partner alla pari”.

“La nostra Europa unita ha bisogno di un voto forte da parte dei popoli, ed è per questo che vi chiediamo di esercitare il vostro diritto a votare. È un voto sul nostro comune futuro europeo”, aggiungono.

“Le elezioni del 2019 hanno un’importanza speciale: siete voi, cittadini europei, a scegliere quale direzione prenderà l’Unione Europea. Noi, Capi di Stato di Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Austria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Finlandia, ci appelliamo quindi a tutti i cittadini europei che hanno diritto a farlo affinchè partecipino alle elezioni per il Parlamento europeo a fine maggio prossimo”, conclude l’appello.

Oltre a quella di Mattarella, seguono le firme del bulgaro Rumen Radev, il ceco Milo Zeman Presidente, il tedesco Frank-Walter Steinmeier, l’estone Kersti Kaljulaid, l’irlandese Michael D. Higgins, il greco Prokopios Pavlopoulos, il francese Emmanuel Macron, la croata Kolinda Grabar-Kitarovi, il cipriota Nicos Anastasiadis, il lettone Raimonds Vjonis Presidente della Repubblica di Lettonia, la lituana Dalia Grybauskait Presidente, l’ungherese Jànos der, il maltese George Vella, l’austriaco Alexander Van der Bellen, il polacco Andrzej Duda Presidente, il portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, il romeno Klaus Iohannis Presidente di Romania, lo sloveno Borut Pahor Presidente, lo slovacco Andrej Kiska, il finlandese Sauli Niinisto.

https://www.repubblica.it/dossier/politica/elezioni-europee-2019-ue-23-26-maggio/2019/05/09/news/appello_voto_europee_mattarella_e_20_capi_stato-225827579

Maggio 18, 2019Permalink

23 aprile 2019 — La voce di una richiedente asilo di ieri per i richiedenti asilo di oggi

Ho letto in un tweet della senatrice Segre:
Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi.”
L’occhio vigile è reso consapevole non solo dalla memoria della sua tragica esperienza di ragazzina ma anche dal continuo esercizio che ne ha fatto con il suo prezioso regalo a tutti noi e in particolare ai giovani con cui si è confrontata in tanti incontri.
Ha avuto la capacità di descrivere la sua tragedia con le parole dell’oggi , offrendo al nostro linguaggio un significato che trascende il tempo: «Quando mio padre decise – troppo tardi, purtroppo – la fuga dall’Italia, siamo stati dei richiedenti asilo respinti dalla Svizzera al confine».

Ho letto in un tweet di Bruno Segre.
«Quando suona a morto la campana della libertà non chiedere per chi suona, suona anche per te».
Ce lo aveva detto anche Martin Niemöller (1892-1984).
Gli costarono il campo di concentramento
«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»

Lo dice anche la mia tartarughina con  il suo tozzo collo mantenuto dritto a fronte del gallo bello e arrogante che la sovrasta minaccioso. E’ una bestia che ha successo e il suo successo suscita adesione. Ma la mia tartarughina sa che in democrazia la parola, anche un No consapevole, è più forte di  qualsiasi mitraglietta, il simulacro di chi non conosce la forza di quella  ragione il cui sonno genera mostri.

Aprile 23, 2019Permalink