27 giugno 2019 – Metodo colonnelli argentini: dalla strage alla burocrazia

27 giugno 2019 Reggio Emilia, lavaggio del cervello e falsi documenti per allontanare bambini dai genitori.
Ricopio e lascio alla credibilità del link. 
In fondo mi consento un commento per chi volesse leggerlo

27 giugno 2019 Reggio Emilia, lavaggio del cervello e falsi documenti per allontanare bambini dai genitori
Diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, raggiunte da misure cautelari. Sono accusate di aver sottratto i minori alle famiglie per darli in affido retribuito a conoscenti. Tra gli affidatari anche titolari di sexy shop. Il premier Conte: “Sconvolgente”

REGGIO EMILIA – Ore e ore di intensi lavaggi del cervello durante le sedute di psicoterapia, bambini suggestionati anche con l’uso di impulsi elettrici, spacciati ai piccoli come “macchinetta dei ricordi”, un sistema che in realtà avrebbe “alterato lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari”. Sono alcune contestazioni che emergono dall’inchiesta Angeli e Demoni sulla rete dei servizi sociali della Val D’Enza, nel Reggiano, che ha portato a misure cautelari per diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Moncalieri, in provincia di Torino, perquisita questa mattina.

Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia. Il sindaco è agli arresti domiciliari. Uguale provvedimento per la responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val d’Enza, una coordinatrice del medesimo servizio, un’assistente sociale e due psicoterapeuti della Onlus torinese. Ulteriori otto misure di natura interdittiva (divieto temporaneo di esercitare attività professionali) sono state eseguite a carico di altrettanti dirigenti comunali, operatori socio-sanitari, educatori.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Valentina Salvi, ha dell’incredibile: vede al centro la rete dei servizi sociali della Val D’Enza, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti. E non solo.
Secondo il quadro accusatorio, quello che veniva spacciato per un modello istituzionale da emulare sul tema della tutela dei minori abusati, altro non era che un illecito business ai danni di decine e decine di minori sottratti alle rispettive famiglie. I destinatari delle misure cautelari sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso.
I minori venivano allontanati dalle rispettive famiglie attraverso le “più ingannevoli e disparate attività”. Tre queste, sempre secondo la ricostruzione dei militari, relazioni mendaci, disegni dei bambini artefatti attraverso la mirata “aggiunta” di connotazioni sessuali, terapeuti travestiti da personaggi “cattivi” delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male, falsi ricordi di abusi sessuali ingenerati con gli elettrodi.
Il tutto durante, spiegano gli investigatori, i lunghi anni nei quali i Servizi sociali omettevano di consegnare ai bambini lettere e regali dati dai genitori naturali che i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato in un magazzino dove erano accatastati. Tra gli affidatari dei minori anche titolari di sexy shop, persone con problematiche psichiche e con figli suicidi. Infine secondo il quadro accusatorio ci sarebbero stati due casi di abusi sessuali presso le famiglie affidatarie ed in comunità, dopo l’illegittimo allontanamento.

Alcune vittime dei reati, oggi adolescenti, “manifestano profondi segni di disagio, tossicodipendenza e gesti di autolesionismo” evidenziano i carabinieri di Reggio Emilia, che hanno svolto gli accertamenti.
Le indagini sono iniziate alla fine dell’estate 2018 dopo un’anomala escalation di denunce all’Autorità Giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori. L’analisi dei fascicoli vedeva puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato. Da questo spunto si è sviluppata l’indagine che ha svelato numerosi falsi documentali, redatti secondo l’accusa dai servizi sociali in complicità con alcuni psicologi, “artatamente trasmessi all’Autorità Giudiziaria”.

Le reazioni. Conte: “Sconvolgente”
Da Osaka dove si trova per il G20 summit il premier Giuseppe Conte commenta la vicenda: “Tutto ciò che riguarda i bambini rischia di essere drammatico. Ho letto le notizie su Reggio Emilia. Se fossero confermate, si tratta di ipotesi accusatorie sconvolgenti e raccapriccianti”.
Il vicepremier Luigi Di Maio parla di “una galleria di atrocità assolute che grida vendetta” e ha dato indicazione ai suoi uffici di scrivere immediatamente una lettera al ministro Fontana per chiedere una verifica immediata di tutto il sistema di affidi nazionale, perchè “orrori simili non sono accettabili”. Di Maio attacca il Pd: “Quello che viene spacciato per un modello nazionale a cui ispirarsi sul tema della tutela dei minori abusati, il modello Emilia proposto dal Pd, si rivela oggi come un sistema da incubo”.
“Schifoso e orribile quanto emerge dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sulla gestione di minori. Si vada avanti, fino in fondo, per accertare le responsabilità, la verità e per punire i colpevoli senza esitazione. Patetici i tentativi di strumentalizzare politicamente questo dramma” scrive su Twitter il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti.
La giunta del Comune di Bibbiano esprime solidarietà al sindaco Andrea Carletti ora ai domiciliari: “Ha sempre dimostrato attenzione e cuore verso tematiche che anche noi riteniamo prioritarie: legalità, trasparenza e cura per le persone. Abbiamo assoluta certezza che Andrea abbia sempre operato nel rispetto delle norme. La nostra fiducia incondizionata va al lavoro della Magistratura, che ci auguriamo faccia luce sui fatti al più presto. Prima che come sindaco, conosciamo Andrea come uomo e siamo assolutamente convinti della sua estraneità ai fatti”.

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/06/27/news/reggio_emilia_falsi_documenti_per_allontanare_bambini_dalle_famiglie-229743324/?ref=RHPPLF-BH-I229744570-C8-P3-S1.8-T1

Commento concludendo
Quello che non trovo tollerabile è lo sconvolgimento e il raccapriccio del presidente Conte.
Verifichi il Presidente l’esistenza di una legge che dal 2009 nega il certificato di nascita ai nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno. Possono essere salvati a norma di circolare se mai viene pubblicizzata (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g – Circolare 19/2009, emanata del Ministero dell’Interno –dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali).
Dice il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».
Se bambini di cui l’esistenza è riconosciuta possono correre di questi rischi quale sarà il livello di pericolo dei bambini nascosti, senza identità e senza protezione?
E non ce ne fosse nemmeno uno perché tenere in vita una legge intesa a crearli?
E’ partita nel 2009 con la benedizione del IV governo Berlusconi (ministro dell’Interno Maroni), è passata indenne durante oi governi Letta, Renzi, Gentiloni che l’ha consegnata nelle mani dell’attuale Presidente.
Provi a pensarci su (la modifica di legge non  richiede onere di spesa).

Giugno 27, 2019Permalink

22 giugno 2019 – Promemoria per Giulio Regeni

Un carteggio e due documenti.

Chi avesse la pazienza di scorrete la mia pagina troverà quella che per me è la frase chiave per comprendere la scelta del Presidente:
non ho fatto rimuovere lo striscione per più di un anno per non portare nell’agone politico la morte di un ragazzo”
Per quel che io capisco si vuol riportare la questione a un fatto privato: “ la dolorosa storia di un ragazzo morto all’estero” potrebbe essere un titolo adeguato al pensiero del Presidente

21 giugno 2019 ore 7.45 scrivo:

Con preghiera di consegna al presidente Massimiliano Fedriga

Presidente Fedriga, la prego ragioni su quel ‘mai più’ che ha dichiarato nel contesto della rimozione dello striscione dedicato a un giovane  friulano che vogliamo sia ricordato con giustizia e onore .
Le sembra da persona normalmente umana ipotecare il gesto imposto agli operatori addetti alla rimozione di striscioni in forma così assoluta e indefinita?
Il ‘mai più’ attiene al suo futuro qualche sia il tempo futuro di vita che le appartiene o sarà patrimonio imposto anche alle generazioni future?
Imprudenza nel rapporto con il tempo o rischio non valutato di supposta onnipotenza?
Faccia lei.
Augusta De Piero

PS: nel messaggio spedito c’era evidentemente anche l’indirizzo.

Alle 15 circa ricevo:
Relazioni Pubbliche Trieste (URP)

Gent.ma Sig.ra De Piero,

con riferimento alla Sua richiesta di chiarimenti in merito alla rimozione dello striscione per Giulio Regeni si comunica che lo stesso è stato rimosso definitivamente garantendo da parte dell’Amministrazione regionale una costante attenzione sugli sviluppi nella ricerca della verità attraverso i lavori della Commissione d’inchiesta della Camera istituita appositamente.

Cordiali saluti.
Marco Dagri

Marco Dagri
Coordinatore Uffici Relazioni Pubbliche
Ufficio Stampa e Comunicazione
Presidenza Regione AutonAutonoma Friuli Venezia Giulia
Piazza Unità d’Italia, 1 – Entrata Via dell’Orologio, 1
34121 TRIESTE
Tel.: 040-3773520 – 040-3773634
Fax: 040-3773614
e-mail : marco.dagri@regione.fvg.it

Così ho replicato
Da singola cittadina prendo atto della cortese risposta e spero che l’attenzione alla ricerca della verità diventi oggetto di comunicazione all’opinione pubblica che nello striscione rimosso vedeva (e continua a vedere negli striscioni che altri mantenga visibili) una civile partecipazione alla ricerca di una verità che è condizione imprescindibile di una dovuta giustizia.
Augusta De Piero

Ricercando oltre la mia comunicazione, ma ci tenevo a parlare anche in quanto singola persona, trovo nel sito di rainews le seguenti informazioni

“La mia attenzione per non urtare le sensibilità non ha pagato, e ci si sente pertanto legittimati a imporre con atteggiamenti prevaricatori cosa deve o non deve fare la Regione. Per questi motivi comunico, così da anticipare le polemiche che continueranno a susseguirsi ad ogni batter di ciglio, che lo striscione non verrà più esposto né a Trieste né in altre sedi di Regione Friuli Venezia Giulia” – si difende il Governatore in un post su Facebook – “Malgrado non condivida la politica degli striscioni e dei braccialetti, non ho fatto rimuovere lo striscione per più di un anno per non portare nell’agone politico la morte di un ragazzo. Evidentemente questa sensibilità non appartiene a tutti e ad ogni occasione non si perde tempo per alimentare polemiche”.

Serracchiani (Pd): “Striscione per chiedere verità e giustizia” Le parole di Fedriga gettano acqua sul fuoco. “Spero che Fedriga darà disposizione affinché lo striscione per Regeni sia riappeso, e non segua l’esempio del sindaco di Trieste che ha voluto toglierlo con le sue mani” tuona in una nota la deputata Pd, Debora Serracchiani. “Ho personalmente appeso lo striscione che ammonisce a ricordare la tragica scomparsa di Giulio Regeni e chiede verità e giustizia, a nome della comunità del Friuli Venezia Giulia”, ricorda Serracchiani.

Honsell (Open Arms): “Striscione messaggio forte di giustizia. Sbagliata rimozione”
Si dichiara sconcertato alla notizia della rimozione dello striscione anche il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, Furio Honsell. “Il motivo? Affiggere i manifesti per gli Europei under 21 di calcio- spiega il consigliere-. Sembra che ogni pretesto sia buono per eliminare un messaggio forte di giustizia e vicinanza alla famiglia, in particolare in questo momento di tensione dopo l’ondata di intimidazioni al Cairo nei confronti dei Regeni, dei loro avvocati e consulenti”, conclude Honsell, ricordando che lo scorso luglio il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione in favore della ricerca della verità e giustizia per Giulio. –

See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/regione-rimuove-striscione-regeni-scoppia-la-polemica-f33f5e6c-2995-431b-9d5b-2fb4c1ab352d.html

Giugno 22, 2019Permalink

21 giugno 2019 – Gli striscioni di Giulio Regeni: non lasciamoli strappare

Profeti dei nostri giorni                       [fonte 1]

e sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!

Quando il potere decide di non diventare triste: la priorità del calcio.
Il tradizionale manifesto giallo di Amnesty International con la scritta “Verità per Giulio Regeni”  – il ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto – è stato rimosso dal palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia in piazza Unità d’Italia, dove era stato esposto nel 2016.

i fantasmi del governatore
Il balcone del Palazzo del Lloyd, sede della Regione che si affaccia su piazza Unità a Trieste, dove è stato esposto lo striscione giallo di Amnesty International con la scritta “Verità per Giulio Regeni” a Trieste, 08 ottobre 2016.
ANSA/FRANCESCO DE FILIPPO

Alle immediate proteste – di cui danno notizia anche numerosi quotidiani italiani, notiziari radiofonici e televisivi – il governatore della regione FVG, Massimiliano Fedriga , replica e proclama: «Comunico che lo striscione non verrà più esposto né a Trieste né in altre sedi di Regione», anticipando, dice lui, «le polemiche che continueranno a susseguirsi ad ogni batter di ciglio».
Lo striscione è stato tolto per far spazio agli addobbi per il campionato calcistico europeo Under 21.
E proprio quella non casuale rimozione toglie invece all’evento che ci vorrebbe tutti allegri (un campionato calcistico!) ogni segno di gioia, come sottolinea l’immagine dove la rimozione è realizzata da due persone (gli striscioni non sono nuvolette leggere, pesano e non solo nelle coscienza cui fanno paura) ridotte a poco accattivanti ombre nere.
Non era ombra invece ma corpo ben visibile il capo del governo più lungo d’Italia che il 18 settembre 1938 vi si insediò per annunciare le leggi razziali.
Certo non era l’intreccio di immagini e ingombranti ricordi l’effetto voluto dall’indomito governatore ma è capitato in un momento in cui l’inconsapevolezza di una macchina si è fatta veicolo dell’innocenza del bambino della fiaba che grida ciò che vede: «Il re è nudo»                                                                                                      [fonte 2]

Una ragazzina lo ammonisce da 2000 anni…
… e precoce sposa gli ricorda che quel Dio che l’aveva voluta madre

Ha spiegato con forza la potenza del suo braccio,
i superbi ha disperso nei pensieri del loro cuore.
Ha rovesciato i potenti dai loro troni,
ha innalzato gli umili.                                                                                    [fonte 3]

Non mi risulta che un ministeriale tintinnar di rosari l’abbia zittita, spegnendo le speranze che la sua voce può suscitare se gli esseri umani sapranno farsene efficaci realizzatori, se decideranno di sfuggire al ruolo di scimmie sagge   cui, purtroppo, spesso si adeguano.

E scimmia saggia è stato il sullodato governatore quando lo scorso anno ha proclamato che
«per integrare bambini che vengono da paesi lontani non bisogna dar loro materiale ludico-didattico del paese d’origine. Questi bambini devono conoscere tradizione e cultura del territorio in cui si sono trasferiti a vivere. Questo è fare integrazione». [fonte 4]
Con questa grida il governatore Fedriga sosteneva una iniziativa del comune di Codroipo che limita l’accesso al nido dei piccoli dai tre mesi ai tre anni, se questi precoci bricconi si munissero di oggetti transizionali, quegli oggetti conforto psicologico al bambino che, nel momento del distacco sostituiscono progressivamente il legame madre-figlio nel cammino del piccolo verso l’autonomia che appartiene ad ogni essere umano. Gli esempi più comuni includono bambole, orsacchiotti o coperte.

linus

Bisogna riconoscere che la grida/Fedriga ha il merito di rendere chiaro il testo del regolamento del Comune di Codroipo che in sé risulta di complessa lettura .                                                                                                                               [fonte 5]
Dicono infatti gli articoli modificati del regolamento del nido di Codroipo:
Articolo 1 per cui il nido opera « …..con lo scopo di favorire in ogni bimbo la possibilità di svilupparsi ed esprimersi liberamente, contando su interventi educativi che gli consentano, senza inibirlo, di orientare le proprie energie verso comportamenti in cui egli riesca a stabilire proficue relazioni e a manifestare in modo costruttivo la propria iniziativa e inventiva, supportato da adeguati materiali ludico-didattici. »
E se non bastasse precisa all’articolo 2 che « Al nido ogni azione è svolta nel rispetto delle diverse fasi di crescita, dei personali ritmi di sviluppo di ciascun bambino garantendo a tutti i piccoli uguali possibilità di sviluppo e di mezzi espressivi e contribuendo a superare i dislivelli dovuti a differenze di stimolazioni ambientali e culturali. » [fonte 5]
Quell’ipocrita “rispetto delle diverse culture” richiama a un tema caro alla cultura diffusa dalla Lega non più solo nord per cui nel quadro di principi che si vorrebbero, nel rispetto della Costituzione, efficaci perché egualitari, si introducono invece, con i più vari pretesti, i germi della diseguaglianza.
I filoni di una nuova era di violenza anche istituzionale e che per me (non sono i soli, ma fra i tanti sono miei) hanno aperto una frana sempre più vistosa e pervasiva, cominciano nel 2009 quando il Ministro dell’Interno d’epoca –tale Maroni – estrapolò i nati in Italia, figli dei migranti irregolari – dal diritto al certificato di nascita altrimenti a tutti i nati dovuto.
Non finirò mai di dire che questo è offesa anche ai loro genitori che , in assenza del documento negato, tali giuridicamente non risultano perché non c’è luogo dove legittimamente tali possano essere dichiarati.
Di questa bestialità mi arriva la conferma dal successore dell’on. Maroni, tale ministro Salvini, che differenziando le madri rom dalle ‘altre’ considera la maternità come una concessione da condividere co n la prudenza che gli suggerisce il più turpe dei pregiudizi, quello che collega la colpa non al fare dell’individuo ma all’essere

Adulto confezionato a gloria dell’impero e a conforto di una cultura senza pudore

.
Mi permetto un lontano ricordo con l’immagine di una cartolina assicurata ai soldati italiani in Etiopia per corrispondere con i loro cari e per chi volesse saperne di più sull’opinione dell’on. Ministro in merito al discrimine ‘materno’ rinvio all’ultima nota.

[fonte 6]

 

E infine Giulio Regeni
Il ricordo di questo ragazzo massacrato ci è stato proposto dalla generosa costanza dei suoi genitori: un ragazzo che credeva nella forza della democrazia e forse, perché tale, fa ancora paura.

E per concludere, un video che ci riporta a quelli che ho chiamato “profeti dei nostri giorni”
https://www.youtube.com/watch?v=_TBwPcvfDWs

[fonte 1] Ho visto un re è un brano musicale con il testo composto da Dario Fo fu
pubblicato la prima volta, nel 1968.
La canzone fu censurata dalla Rai che vietò a Jannacci di
presentarla alla finale di Canzonissima del 1968
[fonte 2] Hans Christian Andersen I vestiti nuovi dell’imperatore 1837
[fonte 3] Vangelo secondo Luca 1, 5 sgg.
[fonte 4 e 5] 14 dicembre 2018 http://diariealtro.it/?p=6278
[fonte 6] https://www.repubblica.it/politica/2019/06/19/news/salvini_tweet_maledetta_ladra_in_carcere_tolti_i_bambini_dati_in_adozione_famiglie_per_bene-229161848/?ref=RHPPLF-BH-I229167040-C4-P7-S1.4-F4

Giugno 21, 2019Permalink

7 giugno 2019 – “Ragazzi studiate, fottiamoli”

Il monito di Gratteri: “Ragazzi studiate, fottiamoli”
Dovete studiare, comportarvi bene, essere educati. A 18 anni donare il sangue e andare a trovare gli anziani nelle strutture. Solo da voi può giungere il vero segnale di cambiamento della Calabria! Noi ce la stiamo mettendo tutta».
E noi, dobbiamo continuare a lottare perché negli occhi di un ragazzino che vede un’insegnante che dalla mattina alla sera sta a Scuola, e magari non ha neanche la patente come me, si serve di mezzi pubblici, e continua a credere nelle Istituzioni, nell’ agitazione dei nostri studenti, nel loro entusiasmo, nella loro forza e nella loro intelligenza, scelga il cambiamento, scelga la ragione, scelga la libertà. Ragazzi dobbiamo abbattere questo sistema: studiamo, pensiamo, curiamo l’ardore e la passione. Fottiamoli.
Nicola Gratteri

Un precedente che aiuta a capire

Redazione ANSA ANCONA 23 maggio 2019     19:02 News

(ANSA) – ANCONA, 23 MAG – “Il problema delle elite mafiose non è arricchirsi, ma giustificare la ricchezza”. Lo ha sottolineato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri intervenendo ad Ancona al convegno “Mafia e stragismo” organizzato nella giornata del 27/o anniversario dalla strage di Capaci. “Abbiamo decine e decine di imprenditori ‘ndranghetisti che sono nel Centro e Nord Italia – ha osservato – e offrono servizi con ribassi del 30% e 40%. E’ ovvio che l’imprenditoria locale non può dire che non sapeva che quello era un mafioso: se hai comprato un tondino di ferro da 50 anni allo stesso prezzo e ti arriva uno che lo offre al ribasso del 30%, non potevi non sapere, lo stesso per smaltimento di rifiuti o operai in nero e sottopagati”. Le organizzazioni, ha detto Gratteri a margine dell’incontro, “portano cocaina e cercano di comprare beni in vendita, la loro principale attività, riciclare. Non sono un esperto delle Marche – ha ammesso – però mi risulta che ‘ndranghetisti e camorristi sono presenti”.

http://www.ansa.it/marche/notizie/2019/05/23/gratteri-mafie-gia-ricche-ora-comprano_45df380b-5a17-435f-9731-6975c34d8df2.html

Chi è Gratteri  

Nicola Gratteri è un magistrato  italiano, dal 21 aprile 2016 Procuratore della Repubblica di Catanzaro, capoluogo della Regione Calabria

www.affaritaliani.it/cronache/gratteri-sotto-attacco-a-rischio-c-e-chi-vuole-trasferirlo-dalla-calabria-609060.html

https://zapping2017.myblog.it/2019/06/04/il-fantastico-monito-del-magistrato-nicola-gratteri-ragazzi-studiate-fottiamoli/?fbclid=IwAR3JceQfkJ_tq6fPrwWfEoiutNuDKlJZR3IOVNE_WiOPjSY_3wpi0DCYOPM

 

Giugno 7, 2019Permalink

2 giugno 2019 – Il discorso del Presidente della Repubblica

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del Concerto in onore del Corpo Diplomatico accreditato presso lo Stato Italiano
Palazzo del Quirinale, 01/06/2019

È per me un grande piacere rivolgere – insieme alle autorità della Repubblica presenti – il benvenuto e un saluto, pieno di amicizia, agli ambasciatori accreditati a Roma in questa occasione, la Festa della Repubblica italiana: vi ringrazio per aver accolto il nostro invito.
Il 2 giugno è la Festa degli Italiani, è il simbolo del ritrovamento della libertà e della democrazia da parte del nostro popolo. È un appuntamento che rinsalda da parte dei cittadini la loro adesione leale e il loro sostegno all’ordinamento repubblicano, nella sua articolazione, allo stesso tempo unitaria e rispettosa delle autonomie, sociali e territoriali.
Ringrazio il maestro Marco Angius e l’Orchestra Giovanile Italiana – il più giovane ha 18 anni, il meno giovane 27 – che, tra breve, ci offriranno uno splendido momento d’arte, che ascolteremo insieme a quanti ci seguono, attraverso la tv e la rete: a tutti loro, invio il saluto più cordiale.
Abbiamo appena celebrato in ventotto Paesi d’Europa un grande esercizio di democrazia: la elezione dei deputati al Parlamento Europeo, a conferma delle radici solide di una esperienza che stiamo, gradualmente, costruendo da ormai sessantadue anni. In realtà sessantotto dal momento dell’avvio del primo organismo comunitario, la Comunità del carbone e dell’acciaio.
L’Italia è stata guidata, in questo percorso, dalle indicazioni della sua Costituzione; dalla consapevolezza di una sempre più accentuata interdipendenza tra i popoli; dalla amara lezione dei sanguinosi conflitti del ventesimo secolo. Soltanto la via della collaborazione e del dialogo permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale.
La Repubblica italiana, con l’assunzione di responsabilità nel contesto globale, ha contribuito, per la sua parte, alla definizione di modelli multilaterali e di equilibri diretti a garantire universalmente pace, sviluppo, promozione dei diritti umani.
Anche per questo non possiamo sottovalutare le tensioni che si sono manifestate, e si manifestano, provocando conflitti e mettendo pesantemente a rischio la pace in tanti luoghi del mondo.
Va ricordato che – in ogni ambito – libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo.
I valori delle civiltà e delle culture di ogni popolo contrastano in modo radicale con quella deriva e fanno, invece, appello a salde fondamenta di umanità, per confidare nel progresso. Per quanto ci riguarda, in questo anno, cinquecentesimo dalla morte di Leonardo da Vinci, avvertiamo in modo ancor più esigente questa prospettiva.
Abbiamo bisogno di praticare attenzione e rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità internazionale, per avanzare sulla strada del progresso, con il dinamismo che contrassegna il mondo contemporaneo in cui viviamo.
Con l’auspicio che la convivenza internazionale sappia far propria l’armonia che la musica sa esprimere.
Auguri per la Festa della Repubblica italiana!

Il testo del discorso pronunciato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella  in occasione del concerto al Quirinale per il corpo diplomatico che apre le celebrazioni della Festa della Repubblica si  legge nel sito del Quirinale
https://www.quirinale.it/elementi/30111

Giugno 2, 2019Permalink

18 maggio 2019 – L’appello al voto di Mattarella e altri 20 capi di Stato:

9 maggio 2019   –   L’appello al voto di Mattarella e altri 20 capi di Stato:

“Vogliamo un’Europa forte e integrata”
“È la migliore idea che abbiamo mai avuto”. È questo il titolo dell’appello congiunto firmato da Sergio Mattarella insieme ad altri 20 capi di Stato europei in vista delle elezioni del 26 maggio. “Vogliamo un’Europa forte e integrata” scrivono i presidenti di 21 Paesi. “Abbiamo bisogno di un’Unione europea forte – si legge nel documento – un’Unione dotata di istituzioni comuni, un’Unione che riesamina costantemente con occhio critico il proprio lavoro ed è in grado di riformarsi, un’unione costruita sui propri cittadini e che ha nei suoi stati membri la propria base vitale”.

Quest’Europa, spiegano, “ha necessità di un vivace dibattito politico su quale sia la direzione migliore per il futuro, a partire dalla base fornita dalla Dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017. L’Europa è in grado di sostenere il peso di un dibattito che includa un’ampia gamma di opinioni e di idee. Ma non si deve ritornare a un’Europa nella quale i Paesi siano avversari piuttosto che partner alla pari”.

“La nostra Europa unita ha bisogno di un voto forte da parte dei popoli, ed è per questo che vi chiediamo di esercitare il vostro diritto a votare. È un voto sul nostro comune futuro europeo”, aggiungono.

“Le elezioni del 2019 hanno un’importanza speciale: siete voi, cittadini europei, a scegliere quale direzione prenderà l’Unione Europea. Noi, Capi di Stato di Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Austria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Finlandia, ci appelliamo quindi a tutti i cittadini europei che hanno diritto a farlo affinchè partecipino alle elezioni per il Parlamento europeo a fine maggio prossimo”, conclude l’appello.

Oltre a quella di Mattarella, seguono le firme del bulgaro Rumen Radev, il ceco Milo Zeman Presidente, il tedesco Frank-Walter Steinmeier, l’estone Kersti Kaljulaid, l’irlandese Michael D. Higgins, il greco Prokopios Pavlopoulos, il francese Emmanuel Macron, la croata Kolinda Grabar-Kitarovi, il cipriota Nicos Anastasiadis, il lettone Raimonds Vjonis Presidente della Repubblica di Lettonia, la lituana Dalia Grybauskait Presidente, l’ungherese Jànos der, il maltese George Vella, l’austriaco Alexander Van der Bellen, il polacco Andrzej Duda Presidente, il portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, il romeno Klaus Iohannis Presidente di Romania, lo sloveno Borut Pahor Presidente, lo slovacco Andrej Kiska, il finlandese Sauli Niinisto.

https://www.repubblica.it/dossier/politica/elezioni-europee-2019-ue-23-26-maggio/2019/05/09/news/appello_voto_europee_mattarella_e_20_capi_stato-225827579

Maggio 18, 2019Permalink

23 aprile 2019 — La voce di una richiedente asilo di ieri per i richiedenti asilo di oggi

Ho letto in un tweet della senatrice Segre:
Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi.”
L’occhio vigile è reso consapevole non solo dalla memoria della sua tragica esperienza di ragazzina ma anche dal continuo esercizio che ne ha fatto con il suo prezioso regalo a tutti noi e in particolare ai giovani con cui si è confrontata in tanti incontri.
Ha avuto la capacità di descrivere la sua tragedia con le parole dell’oggi , offrendo al nostro linguaggio un significato che trascende il tempo: «Quando mio padre decise – troppo tardi, purtroppo – la fuga dall’Italia, siamo stati dei richiedenti asilo respinti dalla Svizzera al confine».

Ho letto in un tweet di Bruno Segre.
«Quando suona a morto la campana della libertà non chiedere per chi suona, suona anche per te».
Ce lo aveva detto anche Martin Niemöller (1892-1984).
Gli costarono il campo di concentramento
«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»

Lo dice anche la mia tartarughina con  il suo tozzo collo mantenuto dritto a fronte del gallo bello e arrogante che la sovrasta minaccioso. E’ una bestia che ha successo e il suo successo suscita adesione. Ma la mia tartarughina sa che in democrazia la parola, anche un No consapevole, è più forte di  qualsiasi mitraglietta, il simulacro di chi non conosce la forza di quella  ragione il cui sonno genera mostri.

Aprile 23, 2019Permalink

3 aprile 2019 – Il diritto di sorridere

La ragazza della foto si chiama Alice Brine ed il suo post contro lo stupro è diventato virale su Facebook.

L’attrice ironizza acutamente facendo un paragone molto banale ma efficace.

“Ho iniziato ad andare a casa di alcuni ragazzi molto ubriachi e a rubare tutta la loro roba. Tutto ciò che avevano. Non è colpa mia…erano molto ubriachi. Dovevano farci attenzione. Di solito riesco a farlo il 90% delle volte ma quando un uomo coraggioso mi trascina in tribunale, mi difendo dicendo che non ero sicura di cosa intendesse dire quando ha affermato: ‘Non rubare la mia Audi’.

Semplicemente non avevo capito bene il significato. Gli ho detto: ‘Posso rubare il tuo orologio di Gucci per favore?’. Lui mi ha detto: ‘No’, ma io non ero sicura di cosa intendesse.

Era ubriaco. Si è cacciato lui in questa situazione. Potete vedere da soli come era vestito in discoteca, quelle magliette costose e quelle scarpe. Che messaggio stava lanciando?! Pensavo che volesse che io andassi da lui e lo derubassi di tutta la sua roba. Era ciò che stava chiedendo.
Quando ha detto ‘no’ alla mia richiesta di portargli via tutte le sue cose non capivo cosa intendesse dire.
‘No’ non è qualcosa di abbastanza oggettivo, può significare qualsiasi cosa”.

Ovviamente è solo un paragone per far capire quanto possa essere stupido incolpare la vittima dell’abuso o pensare che se la sia cercata.
Che cosa fare se non applaudire.
Source: The Huffington Post

Aprile 3, 2019Permalink

19 marzo 2019 – Girovagando fra i paradossi e una lettera aperta

Il Prefetto di Gorizia mette il veto sulla presenza di Serena Pellegrino perché contraria alla linea di governo. Salta il convegno di Agende Rosse a Monfalcone .

Cara Serena,
Leggo nell’articolo di Fabio Folisi –opportunamente ricco di numerose citazioni:
“La relatrice Pellegrino, che non ho il piacere di conoscere personalmente, mi risulta specializzata nella trattazione e conoscenza dei risvolti ambientali della materia “mafia”, non ho fatto riferimento a precedenti giudiziari, che non mi risultano sul suo conto, ma solo a valutazioni politiche che la stessa ha fatto nel passato nei confronti delle strutture governative anche di Gradisca”.
Così scrive il prefetto di Gorizia

Serena mia, ti ho sempre pensato come una professionista nel tuo lavoro, una normale signora. una donna che da parlamentare ha rappresentato anche me.
Mai ti avrei immaginato tale da far paura persino a un prefetto. Il che di questi tempi mi sembra un riconoscimento sul tuo impegno in materia di ambiente.
Però la tua pericolosità è successo e, trasecolando, ti chiedo rispettosamente : “Devo darti del lei?”
In attesa di un tuo chiarimento sul problema leggo con te il comma 1 dell’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“.
Il link alla fonte della mia informazione è in calce dopo un altro paradosso che ancora una volta segnalo
Un abbraccio
augusta

Il paradosso del Comma 22 grossolanamente rielaborato e aggiornato al 2009
*1 Ogni nato in Italia ha il diritto al certificato di nascita e a vivere con i suoi genitori –
*2 ma se nel momento di richiedercene la registrazione della nascita la sua mamma e il suo papà si scoprono privi del certificato di soggiorno vengono legalmente espulsi –
*3 Lo stato in questione deve assicurare l’attuazione di questo diritto –
*4 Necessità di perfezionare lo status dei nati in Italia, figli di irregolari (vulgo clandestini) come soggetti nel percorso dell’espulsione.

NOTE per precisare
Riferimento alla fonte storica: Joseph Heller Catch-22 Tradotto Comma 22, romanzo 1961 – film 1970

1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
(Fonte: Art. 7/1 della Legge 27 maggio 1991, n. 176
Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989)

2. “l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, con Legge n. 94/2009, in combinato disposto con gli ex artt. 361-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migranti”
Fonte : http://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2012/08/PAR1_capIII.pdf

Fonte del riferimento di legge:
n.94/2009 art. 1 comma 22 lettera g –
presente nel Testo Unico sull’ immigrazione – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2

Segnalazione di augusta: la dizione comma 22 dell’art. 1 del cd ‘pacchetto sicurezza’ non dipende dal romanzo di Heller ma è solo uno scherzo dovuto all’ironia della storia.

Capita, signore e signori i parlamentari e donne e uomini di governo, capita … nell’approvare la legge non ve ne siete accorti. Se aveste consuetudine alla letteratura avreste avuto la meglio sull’ironia che la storia si consente, invece…..

3. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide
Fonte: Art. 7/2 della Legge 27 maggio 1991, n. 176

*4. Se si volesse precisare lo statura dei nati in Italia figli di ‘sans papier’ basterebbe togliere l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno al momento della richiesta di dichiarazione di nascita che ha luogo all’apposito sportello del comune, cosa che non  viene fatta e non è stata fatta nel corso di dieci anni perché la modifica di legge non è problema che sfiori la società civile.
Che meglio dell’indifferenza per non  occuparsi di soggetti fragili, indifesi che non contano nulla e non assicurano ammirazione e consenso?

https://friulisera.it/il-prefetto-di-gorizia-mette-il-veto-sulla-presenza-di-serena-pellegrino-perche-contraria-alla-linea-di-governo-salta-il-convegno-di-agende-rosse-a-monfalcone/

Marzo 19, 2019Permalink

23 febbraio 2019 _ Le parole del Papa sulla donna, la teologa Perroni: “Svolta storica. Il clero si apra al mondo” Domenico Agasso jr Città del Vaticano

La biblista: «Ora serve più partecipazione»

Marinella Perroni è biblista, fondatrice del Coordinamento Teologhe italiane.

Professoressa, il Papa ha detto che «tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa», ma ascoltando una donna, Linda Ghisoni, «ho sentito la Chiesa parlare di se stessa»: che cosa ne pensa?
«È molto bello che il Pontefice faccia capire che il rischio del linguaggio del clero è parlare “sulle cose”, anche “sulla Chiesa”. Le donne invece hanno imparato a parlare partendo da sé, dalla loro realtà, non in senso narcisistico, ma realistico».

È stato così importante che una donna abbia parlato al summit sugli abusi?
«Sì. Molte lo avevano richiesto e ci speravano. E sarà ancora più bello quando le donne in contesti ecclesiastici come questo non dovranno essere “invitate speciali”: dovrebbe essere un diritto la loro presenza, non conseguenza di un invito, una “concessione”. Non dovrà più fare notizia».

Ma il femminismo è un «machismo con la gonna»?
«Io credo che ci voglia ancora uno sforzo degli uomini di Chiesa per non equiparare il femminismo al machismo. Bisogna fare attenzione a evitare l’ideologia della sostituzione. Forse su questo ascoltare di più tante donne sarebbe utile e opportuno».

Bergoglio ha detto che bisogna integrare la donna «come figura della Chiesa nel nostro pensiero»: quali cambiamenti potrà portare questa affermazione?
«Se finora solo la maschilità ha fatto da modello per la Chiesa, l’idea che possa diventare figura della Chiesa anche la realtà delle donne mi sembra una prospettiva di ampio respiro, tutta da approfondire e rilanciare. E potrà essere una svolta».

E pensare la Chiesa «con le categorie di una donna»?
«Suppone la capacità di ripensare e far ripensare la Chiesa alle donne, attraverso le loro categorie, che sono molto più ricche e differenziate di quanto fin qui è stato percepito. Le donne sono madri, ma non solo madri, sono capaci di esprimere relazione e amore in molti modi. È l’altra componente della possibile svolta».

Che cosa non l’ha convinta delle parole del Papa di ieri sera?
«Quando nella Chiesa si comincerà a parlare non “della donna”, ma “delle donne”, significherà che quanto il Pontefice stesso chiede, cioè di pensare con categorie femminili, potrà diventare una dinamica piena di frutti positivi per tutti».

Ci spiega il motivo?
«Perché parlare “della donna” è un’astrazione, mentre parlare “delle donne” vuol dire riconoscere le singole specificità concrete, che sono la realtà della vita e fanno la differenza».

Il tema dei ruoli: sono sempre poche le donne ai posti chiave nella Chiesa. È un limite?
«Su questo ha perfettamente ragione il Papa: non è che tutto si risolve con una nomina, che diventa solo lo specchietto per le allodole. Il problema della Chiesa è sistemico a livello di partecipazione.
Il Concilio Vaticano II ha cominciato a far capire che c’era una questione da affrontare rispetto al ruolo dei laici, ma sulle donne non è che avesse particolari prospettive, e i prelati se ne rendevano conto. Immediatamente dopo, però, a quella dei laici si è andata a sommare la questione delle donne, delle religiose. Questa ebollizione che c’è da decenni è stata sempre un po’ silenziata».

Da questo punto di vista come descrive il pontificato di Bergoglio?
«Il magistero di Francesco sulle donne è attivo e attento, il Papa certamente ha toccato vari punti in diverse occasioni: per esempio, uno su tutti, quello dell’ingiustizia sul piano retributivo per il lavoro delle donne».

Che cosa consiglia al Pontefice?
«Io farei un Sinodo sui battezzati maschi e femmine. Aprirei la questione dei maschi, perché o i maschi accettano di essere una parte dell’umanità e allora si capiscono dentro l’umanità come parte di essa, oppure siamo sempre alla pretesa di parlare delle donne, sopportare le donne, aver pazienza che le donne facciano i loro percorsi».

Si parla molto delle riforme di Francesco: che cosa si augura?
«La riforma prima è quella delle coscienze, dei comportamenti. Ci aggiungerei una riforma del coraggio. Francesco lo dice: una Chiesa che si trincera, fa solo del male; c’è bisogno di stare nel mondo e di capirlo. Anche per ciò che riguarda la realtà “delle donne”».

Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione odierna del quotidiano La Stampa

https://www.lastampa.it/2019/02/23/vaticaninsider/le-parole-del-papa-sulla-donna-la-teologa-perroni-una-svolta-storicail-clero-si-apra-al-mondo-VjxciHlvBtM5O2K0XXHlZK/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Febbraio 24, 2019Permalink