11 dicembre 2022 – Un aggiornamento per non trascurare il significato del 10 dicembre

In una situazione di caos assoluto ho inserito da facebook  una pagina sensata

Oggi, leggasi riferimento al 10 dicembre 1948  _il grassetto è mio   augusta

“Oggi è il 74° anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei #DirittiUmani delle Nazioni Unite. È un’occasione per rileggere il suo preambolo e i suoi 30 articoli. È un’occasione per riflettere sulle violazioni di questi diritti che ancora vengono compiute nel mondo e interrogarci su quanto ciascuno di noi fa e potrebbe fare per evitarlo. Molta strada c’è da percorrere anche nel nostro paese per garantire la piena applicazione di questi principi. Ogni armamento venduto ad un paese che non rispetta i diritti umani è una violazione dei diritti umani. Tutto ciò che non promuove pari opportunità nel lavoro, nei servizi sociali, nell’educazione è una violazione dei diritti umani. Ogni discriminazione di salario nei confronti di lavoratori immigrati o irregolari è una violazione dei diritti umani. Ogni respingimento di un migrante è una violazione dei diritti umani. Ogni giorno che passa senza cancellare la norma che impedisce a tutti i bambini nati in questo paese ad avere un nome è una violazione dei diritti umani. Fino a quando vogliamo chiudere gli occhi per non vedere?”.
Così si è espresso #FurioHonsell consigliere regionale di #OpenSinistraFVG.

Mio commento:

Credo sia la prima volta che nel ricordo anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei #DirittiUmani delle Nazioni Unite si inserisce la questione dei neonati fantasma.
Ringrazio Honsell che ha capito e lo dice e cerco di non pensare alla opportunistica scelta del silenzio compiuta da parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, sostenuti da una società che ritengo si ostini a chiamarsi civile. I neonati sono evidentemente nemici pericolosi.

Aggiungo:

Ezechiele 12, 2:
“Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.”

 

Per leggere l’intera dichiarazione:

https://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-universale-dei-diritti-umani-1948/9

https://www.ohchr.org/en/universal-declaration-of-human-rights

 

 

11 Dicembre 2022Permalink

14 novembre 2022 — Quando i ministeri cambiano nome

 

MicroMega

Pari Opportunità: il ministero di Roccella le nomina ma ne cancella lo spirito

 

Il principio delle Pari opportunità fu sancito come un valore universale dalla Conferenza di Pechino nel 1995. Il ministero di Roccella le nomina solo per cancellarle.

l Ministero per le Pari Opportunità fu istituito nel 1996, dopo la IV conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne tenutasi l’anno prima a Pechino. Nella Dichiarazione e nella Piattaforma d’azione della Conferenza si affermava che i diritti delle donne sono diritti umani e che il principio di pari opportunità e di non discriminazione delle donne è un valore universale; si introducevano inoltre i concetti fondamentali di empowerment e gender mainstreaming.

Nel 2019, con il secondo governo Conte, il nome del Ministero fu cambiato in “Ministero per le Pari Opportunità e per le Politiche Familiari”. Questo cambiamento era stato fortemente sollecitato dal Presidente Mattarella, che sosteneva la necessità di affrontare la parità di genere anche attraverso la promozione di politiche familiari finalizzate ad affrancare le donne da una difficile conciliazione, troppo spesso un aut aut fra lavoro e famiglia.

Oggi, con il governo Meloni, il Ministero cambia nuovamente nome: diventa “Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità” e viene assegnato alla direzione di Eugenia Roccella, già militante radicale e femminista, diventata poi ultraconservatrice cattolica. Il cambiamento di nome è significativo, sia per il riordino delle componenti, con la collocazione in coda delle Pari opportunità che certamente non risponde alla necessità di rispettare l’ordine alfabetico, sia per l’introduzione del termine “Natalità”, che è una chiara indicazione delle intenzioni del nuovo governo. È evidente, infatti, che le politiche per la famiglia auspicate a suo tempo dal Presidente Mattarella, si svilupperanno in un preciso contesto ideologico, nel quale le donne sono chiamate ad un compito ben chiaro, quello di dare figli alla Nazione. Figli, beninteso, rigorosamente di stirpe italica; quelli degli altri, gli immigrati, dovranno invece essere respinti, fuori dal sacro suolo.

Le politiche per le Pari Opportunità devono essere subordinate a questo compito, e vengono ultime, nel nome del Ministero, perché deve essere chiaro che Famiglia e Natalità sono la “vocazione privilegiata” delle donne, l’orizzonte al quale dovrà volgere, sin d’ora, il loro sguardo.

Torna a risuonare l’eco della Lettera alle Donne, in cui Giovanni Paolo II, prendendo ad esempio la figura della Madonna, proprio alla vigilia della conferenza di Pechino esaltava il “genio della donna”: “La Chiesa vede in Maria la massima espressione del «genio femminile» (…). Maria si è definita «serva del Signore» (Lc 1, 38). È per obbedienza alla Parola di Dio che Ella ha accolto la sua vocazione privilegiata, ma tutt’altro che facile, di sposa e di madre della famiglia di Nazaret. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l’esperienza di un misterioso, ma autentico «regnare»”.

In questo quadro, si inserisce a pieno titolo la figura di Eugenia Roccella, che guiderà il nuovo dicastero e che è co-autrice di ben due libri sull’aborto. Nel primo (“Aborto, facciamolo da noi”, edizioni Roberto Napoleone, 1975), Roccella rivendicava il diritto delle donne all’aborto libero, sicuro e gratuito. Nel secondo, scritto a quattro mani con Assuntina Morresi (“La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486”, Franco Angeli editore, 2010), si scagliava invece contro l’aborto farmacologico, denunciandone la presunta pericolosità: oltre ai rischi per la salute fisica e psichica delle donne, l’uso della RU486 avrebbe infatti lasciato le donne sole di fronte al dramma di quello che Roccella definisce “il lato oscuro” della gravidanza. Una “solitudine” che, di fatto, già allora veniva valutata positivamente dalle donne negli altri paesi che applicavano da anni quella procedura, e che oggi viene liberamente scelta dalla stragrande maggioranza di coloro che si sottopongono ad un’interruzione volontaria di gravidanza, come riportato nella letteratura internazionale e come risulta dalla mia personale pratica clinica dell’aborto farmacologico “at home”.
Sebbene Roccella abbia più volte chiarito che non si occuperà di aborto, che non è materia del suo dicastero, la sua posizione sull’argomento è indicativa della impostazione che darà al lavoro del Ministero da lei diretto. È chiaro, infatti, come l’aborto sia una questione centrale, tuttora irrisolta, della cittadinanza di genere: non riconoscere alle donne il pieno diritto di scelta significa relegarle ad una cittadinanza di serie B, che certamente cozza anche con le azioni “minime” per affermare “parità” e “uguaglianza tra i sessi”.
D’altra parte, Roccella si colloca a pieno titolo nell’orizzonte culturale dei movimenti pro-life che si autoproclamano difensori delle donne, facendo propri temi e linguaggi del femminismo e delle battaglie per i diritti civili, reinterpretati in chiave paternalistica. Già nel 2009, quando era Sottosegretaria alla Salute, Roccella aveva più volte manifestato la sua ostilità all’aborto farmacologico, che fu allora ammesso in Italia con forti limitazioni, prive di qualunque fondamento scientifico. La stessa ostilità manifestata, undici anni dopo, nei confronti dell’aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali, che hanno ammesso la possibilità di eseguire la procedura in regime ambulatoriale. C’è da sperare che il Ministero che Roccella è chiamata a dirigere, rivendicando una coerenza con l’anti-scientificità di allora, non apra spazi alla pseudoscienza su cui si basano le campagne di disinformazione sulla salute riproduttiva, in particolare su aborto e contraccezione, come ha già fatto Donald Trump negli Stati Uniti (S. Mancini: Il canarino nella miniera del liberalismo: i diritti riproduttivi nell’America di Trump, BioLaw Journal- Rivista di biodiritto, n.2/2021).

Resta fuori dagli interessi del Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità la comunità LGBTQ+, in discontinuità polemica con coloro che la hanno preceduta: secondo Roccella, infatti, il suo Ministero “è nato sulla spinta del movimento delle donne, ma poi l’ombrello si è allargato, diventando un titolo generico sotto il quale rubricare un po’ di tutto”. Così Roccella vuole tornare ad occuparsi “delle tante ingiustizie che subiscono le donne”, senza fastidiose e inutili interferenze. Cominciando col garantire il “diritto delle donne a non abortire”, da lei rivendicato e che ci auguriamo possa portare a politiche di welfare che abbiano ricadute realmente significative sulla vita delle persone. Per questo le auguriamo sinceramente un buon lavoro.

Per gli altri diritti, invece, la preoccupazione è d’obbligo: mi sembra infatti che si stia preparando anche qui un significativo cambio di nome: non più diritti, ma privilegi per alcune/i e concessioni favori per altre/i.

Anna Pompili                                                                                                                                          1 Novembre 2022

 

https://www.micromega.net/pari-opportunita-roccella/

 

 

 

 

 

13 Novembre 2022Permalink

15 ottobre 2022 – No a gay, migranti e aborto

15 ottobre
No a gay, migranti e aborto: le crociate dell’ultracattolico che sfilava con i neonazisti        di Paolo Berizzi


Ultrà del Verona, Fontana recita 50 Ave Maria al giorno. E ha abbracciato Forza Nuova e Alba Dorata. Identikit del leghista eletto nuovo presidente della Camera

Dai convegni dei neonazisti veronesi di Fortezza Europa al tifo per Putin.
Dalle tirate anti-immigrati e no gender agli affondi contro la legge Mancino, la bestia nera dei neofascisti e dei razzisti. Dagli Ave Maria – ne recita 50 al giorno – alla curva sud del Bentegodi, il tempio pagano della “squadra a forma di svastica”, come la chiamano gli ultrà dell’Hellas che inneggiano a Hitler. “Sono abbonato in curva dal 1999”.
La Verona identitaria di Lorenzo Fontana è quella dei butèi: ultra-cattolici, ultrà. Molti di ultradestra. E in 42 anni ne ha fatta di strada il butèl Fontana: da Quinzano e Saval – periferie popolari – a Palazzo Montecitorio passando per Bruxelles e Strasburgo, e prima ancora palazzo Barbieri e la Gran Guardia, ossia il potere a Verona.

Le spade sguainate e “le foglie verdi d’estate”

“Chi difende la normalità oggi è un eroe”, scrive su Facebook, da vicesindaco. Anno 2018. Prima di diventare ministro per la Famiglia accoglie l’arrivo in città del “Bus della Libertà”, già ribattezzato il “pullman omotransfobico”. Il primo calco di quella architettura reazionaria e oscurantista che, un anno dopo, assumerà le forme del Congresso internazionale delle famiglie: i feti di plastica, i gay “malati”, l’aborto “omicidio”. Se la prima edizione italiana è ospitata a Verona è anche e soprattutto merito di Fontana. Cita Gilbert Keith Chesterton: “Verrà un tempo in cui le spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate”. Il vecchio colore della Lega, a cui il giovane Lorenzo si iscrive sedicenne. Sono gli anni di Bossi e però la fortuna del neo presidente della Camera, il vero trampolino, sarà l’incontro e l’amicizia con Matteo Salvini (sono stati coinquilini). “Veronese e cattolico”: su Twitter si presentava così.

Identikit del tifoso dell’ultradestra

Ma chi è, davvero, Fontana? Mai un politico, dalla città di Giulietta, era salito così in alto. “È sempre stato un nome marginale – chiosa un leghista della prima ora. Ma ha un talento: coltiva bene i rapporti fruttuosi”. Capo dei Giovani Padani e consigliere circoscrizionale a 22 anni (zona III, quella dello stadio), nel 2007 entra in consiglio comunale come ripescato – prima giunta Tosi. È il 2009: spinto dalla Lega veneta, sbarca a Bruxelles dove resterà fino al 2018 (nel 2014, altro ripescaggio: è il primo eletto alle Europee dietro a Tosi che rinuncia). Il resto è storia recente.

Operaio con tre lauree

Prima di fare il politico Fontana guidava il muletto all’Ente Fiera. Dopo la maturità scientifica prende tre lauree (Scienze politiche a Padova, Storia all’Università europea, filosofia all’Università pontificia San Tommaso d’Aquino Angelico) e sposa con rito tridentino una donna di Napoli. Sono gli anni in cui la Lega prende ancora di mira gli emigrati teròn, prima di passare agli immigrati. L’uomo che oggi dice “l’Italia non deve omologarsi” e “garantirò le minoranze” fino a ieri il sostegno l’ha garantito soprattutto a chi le minoranze le ha messe sotto le scarpe. Putin, di cui è stato fan incallito e indossò la maglietta anti-sanzioni; Orbàn (“grazie a lui il tasso di natalità è salito 3 figli per donna a 1,6”); Marine Le Pen; gli estremisti tedeschi di Afd e i neonazisti di Alba Dorata.
Gli “amici” ai quali, nel 2016, Fontana porta un saluto: “Siete dei combattenti…”.
Vero. Ad Atene pestavano gli immigrati e scatenavano risse in Parlamento. La Corte d’appello li ha definiti “organizzazione criminale”.

E il 25 aprile festeggia San Marco

Dai convegni dei neonazisti veronesi di Fortezza Europa al tifo per Putin. Dalle tirate anti-immigrati e no gender agli affondi contro la legge Mancino, la bestia nera dei neofascisti e dei razzisti. Dagli Ave Maria – ne recita 50 al giorno – alla curva sud del Bentegodi, il tempio pagano della “squadra a forma di svastica”, come la chiamano gli ultrà dell’Hellas che inneggiano a Hitler. “Sono abbonato in curva dal 1999”. La Verona identitaria di Lorenzo Fontana è quella dei butèi: ultra-cattolici, ultrà. Molti di ultradestra.
E in 42 anni ne ha fatta di strada il butèl Fontana: da Quinzano e Saval – periferie popolari –  a Palazzo Montecitorio passando per Bruxelles e Strasburgo, e prima ancora palazzo Barbieri e la Gran Guardia, ossia il potere a Verona.

“Immigrazione e teoria gender mirano a cancellare il nostro popolo”.

C’è stato un tempo in cui la terza carica dello Stato non faceva giri di parole: “I valori da difendere sono quelli della Chiesa cattolica, altrimenti aumenterà l’islamizzazione”. Ospite al primo “Festival per la Vita”, nel 2018 auspicava il ritorno a “un’Europa cristiana”. Un anno prima fece molto discutere la partecipazione a Verona a un convegno organizzato dai neonazi di Fortezza Europa. Si parlava di legittima difesa. Presentatore: Emanuele Tesauro, fondatore della rock band nazionalista Hobbit (“Ho il cuore nero, me ne frego e sputo”) con tatuaggio della Rsi sul braccio. Fontana, i fascisti, non li ha mai schivati. Al Verona Family Pride 2015 ha sfilato accanto al ras di Forza Nuova Luca Castellini, tra gli assaltatori della Cgil il 9 ottobre 2021. FN e Fortezza Europa sono da sempre contro l’aborto e la legge Mancino. Un caso? Così l’integralista Fontana, quattro anni fa: “Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”.

https://www.repubblica.it/politica/2022/10/14/news/dichiarazioni_lorenzo_fontana_lega-370085483/#:~:text=Dai%20convegni%20dei,foglie%20verdi%20d%27estate%22

https://www.repubblica.it/politica/2022/10/14/news/dichiarazioni_lorenzo_fontana_lega-370085483/

20 Ottobre 2022Permalink

1 settembre 2022 – Un mio contributo alla campagna elettorale di Furio Honsell

Ieri Furio Honsell, già rettore dell’Università di Udine e sindaco della città,  ha aperto la sua campagna elettorale come  candidato  uninominale al senato, indipendente  nella federazione Europa verde Sinistra italiana, presente nella coalizione di #CentroSinistra.
Trascrivo il suo discorso pronunciato a Tricesimo il 25 aprile perchè vi leggo l’importanza di una memoria  che entra nella nostra storia di oggi come indicazione di un percorso che non può essere interrotto e perchè ha colto, in quella storia,  il significato del nome che identifica ognuno di noi e che è negato per legge a un gruppo di piccole vittime artatamente costruito.
Ne segnalo in grassetto  il punto specifico per cui Furio Honsell si è già reso operativo in consiglio regionale.

25 aprile: discorso Honsell a Tricesimo

Cittadine e cittadini antifascisti, liberati da 77 anni,
studentesse e studenti,
familiari dei partigiani, dei deportati, e dei caduti di tutte le guerre,
Sindaci di Tricesimo Giorgio Baiutti,
Presidente del Comitato Tricesimano tra le Associazioni Combattentistiche e d’Arma Enore Sbuelz e loro rappresentanti, oggi orgogliosamente presenti con i propri labari,
Presidente della Sezione di Tricesimo dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Gianni Felice,    Autorità,

mi sento umile e grato per il privilegio che mi è concesso oggi, qui a Tricesimo, di prendere la parola in occasione della celebrazione del 77° Anniversario della Liberazione!

È sufficiente, per dare il senso della partecipazione a questa giornata, riflettere all’indirizzo di saluto con il quale mi sono a voi rivolto: “Cittadine e cittadini antifascisti liberati da 77 anni”! Se oggi possiamo non dirci sudditi ma cittadini e rivendicare il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà di espressione e di parola, alla libera associazione, all’autodeterminazione, alla piena realizzazione della nostra personalità ciò è dovuto solamente perché la Repubblica, nata con il Referendum del 2 giugno 1946, e la Costituzione, che prese forma dalla Resistenza, promulgata il 1 gennaio del 1948, ne sono i garanti. È possibile solamente perché da 77 anni è solamente il popolo italiano ad avere piena sovranità, libero e antifascista.

Le manifestazioni per il 25 aprile sono il rito collettivo più importante nella vita democratica della nostra Repubblica, perché ne celebrano l’evento fondatore: la Liberazione dal Fascismo. Non dobbiamo quindi viverle con superficiale retorica, in modo convenzionale, con ipocrisia, ma come un momento rigeneratore di significati e impegni sia civili che politici.

In primo luogo va espressa la nostra riconoscenza ai Partigiani e reso omaggio alla Resistenza, a quella pura luce (come la chiamò Pasolini nella sua raccolta di poesie La religione del mio tempo), a quella presa di coscienza collettiva dal basso, a quel riscatto etico dalla carestia morale di un ventennio che permise agli italiani la rinascita civile! La Resistenza antifascista fu nuovo umanesimo. Così Calamandrei, padre costituente, si espresse: nessuna vittoria militare, per quanto schiacciante, nessuna epurazione, per quanto inesorabile, potrà essere sufficiente a liberare il mondo dalla pestilenza fascista, se prima non si rifaranno nelle coscienze le premesse morali, la cui mancanza ha consentito a tante persone di associarsi senza ribellione a questi orrori, di adattarsi senza protesta a questa belluina concezione del mondo.

I valori che ci sono stati consegnati dalla Resistenza antifascista sono: giustizia, libertà, solidarietà, pace, uguaglianza di diritti, pari opportunità. Perché non c’è cosa al mondo che non possa dividersi in modo equo. I diritti o sono di tutti o non sono! La pandemia ha dimostrato quanto ciò sia vero per quanto riguarda la salute; le atrocità della guerra in Ucraina, i cui segnali premonitori non abbiamo voluto riconoscere in tempo, nella quale siamo oggi coinvolti, come le altre tremende guerre che facciamo finta di non vedere: in Siria, Libia, Myanmar, Yemen, Mali, Tigrai dimostrano la verità per quanto riguarda la pace.

Essere antifascisti significa considerare il pluralismo e le diversità tra le persone, da quelle di opinione a quelle che nascono dalle fragilità, un patrimonio. L’antifascismo è pratica di inclusione: è il non lasciare mai indietro nessuno, è rifiuto dell’indifferenza. Fascismo, invece, è sinonimo di omologazione, di massificazione passiva, di intolleranza, di emarginazione, di sopraffazione violenta del diverso, fino alla sua eliminazione. Essere antifascisti vuol dire resistere ad ogni deriva totalitaria e autoritaria, sia essa perpetrata nel nome di un nazionalismo sovranista, di un regionalismo razzista o di un individualismo egoista. Antifascismo è lotta per la libertà non per il liberismo, contro l’opportunismo spregiudicato e vigliacco del “cortigiano”!

Celebriamo con gioia dunque la Liberazione, avvenuta 77 anni fa. Fu liberazione dalla feroce, ma allo stesso tempo meschina, barbarie della dittatura fascista, liberazione da quella indifferenza, e dai quei disvalori del bullismo, della prepotenza, dell’arroganza che l’avevano alimentata, liberazione da quella banalità del male che aveva trasformato in mostri disumani persone comuni. Il fascismo aveva privato gli italiani dei diritti civili e delle libertà democratiche, obbligato ad un conformismo totalitario. Il fascismo aveva soppresso l’opposizione, i partiti e i sindacati, represso il dissenso politico, varato vergognose leggi razziali, e infine condotto l’Italia in sciagurate guerre di aggressione, perpetrando atti di terrorismo contro i civili, anche con armi chimiche, come in Etiopia, o con bombardamenti indiscriminati sulla popolazione. Fu proprio l’aviazione italiana a lanciare il primo bombardamento su civili in Europa il 31 maggio del 1938 a Granollers in Catalogna. Quand’ero Sindaco di Udine ho conosciuto il sindaco di quella città, che proprio per quel bombardamento è vicepresidente dell’associazione Mayors for Peace (sindaci per la pace), il cui presidente è il Sindaco di Hiroshima. Ascoltata la storia della sua città ho provato orrore e ho sentito il dovere di scusarmi con la sua comunità. Spero che il nostro paese l’abbia fatto ufficialmente! Il fascismo si unì a fianco del nazismo in vergognose guerre imperialiste: invase la Jugoslavia il 4 aprile 1941 senza un ultimatum, dichiarò nel giugno del 1941 guerra all’Unione Sovietica, aggredendo e invadendo l’Ucraina con la propria armata alpina (come suonano amare oggi quelle imprese – ed è tragico che la Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini votata lo scorso 5 aprile dal Senato, sia stata fatta coincidere proprio con un la ricorrenza di quella sciagurata e vergognosa campagna). Il fascismo infine cedette la sovranità sul Friuli Venezia Giulia alla Germania.

Rendiamo omaggio alla Resistenza antifascista, che fu lotta armata coraggiosa, ma anche resistenza civile. Onoriamo con riconoscenza e ammirazione i Partigiani, autentici profeti di civiltà, libertà e democrazia. Furono oltre ventimila: donne e uomini friulani, molti giovanissimi, che prima di altri capirono come l’indifferenza o il non-dissenso al fascismo e persino l’attesa fossero già complicità e scelsero di non rimanere spettatori passivi, facendosi carico del bene collettivo. Il prezzo di questa assunzione di responsabilità fu tremendo: oltre 2.600 morti, 1.600 feriti e 7.000 deportati. Furono oltre 12.000 i prigionieri politici passati nel carcere di via Spalato.

La Resistenza in Friuli consegnò alla Storia esperienze straordinarie come la Repubblica Partigiana della Carnia e la Zona Libera del Friuli Orientale, che anticiparono il nostro stato democratico fondandosi su principi di libertà, uguaglianza e solidarietà. Si diedero forme di autogoverno che videro al voto per la prima volta in Italia le donne, promossero la tutela dei lavoratori, l’educazione pubblica e sancirono il valore dell’ambiente come bene comune. Onoriamo la memoria dei coraggiosi Gruppi di Azione Patriottica, che furono tra i primi ad iniziare la Resistenza nell’Isontino, le divisioni partigiane Garibaldi e Osoppo, l’intendenza clandestina Montes che sosteneva quei combattenti e fu tra le più grandi e organizzate d’Italia. E celebriamo le tante donne attive sia nella resistenza armata che in quella civile, il cui ruolo per tanto tempo è stato dimenticato! Per quell’epopea che sa di leggenda, come recita la motivazione, la città di Udine fu insignita della Medaglia d’oro al valor militare per la Lotta di Liberazione a nome di tutto il Friuli, quindi anche a nome di Tricesimo!

I cittadini di Tricesimo pagarono un tributo di sangue e sofferenze incalcolabile nel 1944 e 1945. Questo territorio, per l’asse stradale della SS 13 Pontebbana, la Tresemane, che tutt’ora la attraversa e che si connette con la SS 52 a Tolmezzo, aveva un’importanza strategica fondamentale per la logistica delle truppe tedesche, cosacche e repubblichine.

Ricordiamo dunque i Partigiani di Tricesimo le cui vite furono spezzate per il loro coraggioso impegno nella Lotta di Liberazione: Giovanni Bertoldi “Congo” fucilato a Cassacco a 24 anni dalle SS; Giuseppe Carnelutti  morto a 34 anni poco dopo la fine della guerra per le torture subite nelle carceri di Udine; Gian Nicola Castenetto “Nicola” ucciso dai cosacchi a 20 anni a Nimis; Luciano Del Fabbro “Mino” ucciso a 17 anni, appena compiuti, durante l’offensiva nazifascista che portò all’annientamento della Zona Libera del Friuli Orientale; Alberto Garzoni “Berto” ucciso a 23 anni dai militi repubblichini; l’infermiera Angelina Gerussi uccisa a 23 anni combattendo tra le file dei partigiani jugoslavi; Attilio Venicio Giordano “Bill” fucilato presso le mura del Cimitero di Udine a 25 anni; Ettore Lazzaro ucciso a 21 anni combattendo contro i tedeschi e gli Ustascia fascisti in Jugoslavia; Riccardo Marchiol partigiano ferroviere ucciso a  24 anni; Luigi Tami “Eros” fucilato a 21 anni dalle SS; Ugo Toso “Ghebba” ucciso a 25 anni in azione; Sergio Zin “Gim” fucilato dai cosacchi a 17 anni nel 1944.

Nel ricostruire queste vicende storiche lascia ammutoliti non solamente la ferocia degli aguzzini e la barbarie delle truppe fasciste repubblichine, naziste e cosacche, ma anche il fatto che persino il nome delle vittime, che è il primo e fondamentale segno della nostra condizione umana, a causa della sciatteria sprezzante dei carnefici e la cancellazione degli archivi, ha rischiato di perdersi per sempre. La difficoltà con la quale gli storici, come Luigi Raimondi Cominesi, hanno saputo ricostruire nell’incertezza questi nomi e le date esatte delle loro eroiche azioni fa cogliere quale enorme patrimonio di legami personali, di affetti, di ricordi vengano spezzati da una guerra, legami che non saranno mai più riallacciati lasciando sul baratro di un’angosciosa quanto inutile attesa i familiari. Lo spregio e la superficialità dei carnefici nel registrare i nomi esatti delle vittime aggiunge orrore all’orrore. Questo è particolarmente agghiacciante nella ricostruzione di quella vicenda che vide la fucilazione di 16 partigiani prelevati dalle carceri di via Spalato a Udine a fine gennaio del 1945 per essere fucilati in tre momenti diversi a Gemona, Tarcento e Tricesimo: fucilati solamente per incutere il terrore lungo la Tresemane, come monito affinché non ci fossero azioni volte a comprometterne la percorrenza. Spesso questi crimini vengono chiamate rappresaglie. Ma io mi sono sempre rifiutato di chiamarle tali perché sono azioni preventive, vere e proprie azioni di guerra ai civili, che i comandanti tedeschi dell’Adriatische Künstenland avevano già perpetrato in Europa Orientale prima di venire mandati a Trieste. Presso il muro del cimitero di Tricesimo sono ancora visibili i segni delle pallottole di quella vergognosa esecuzione di sei tra questi partigiani, molti dei quali furono poi finiti con un colpo di pistola alla testa perché non morirono con le prime raffiche. Ricordiamo i loro nomi come tributo di riconoscenza: Giovanni Pietro Bortolussi, o Bartolussi, o Bortoluzzi di anni 19, pietro Bugat “Barba” di anni 45; Mario Favot o Secondo Favot “Tom” di anni 21; Renato Lardini “Duna” di anni 19; Ivo Lovisa “Prin” di anni 20; Angelo Zilli di anni 19.

E qui voglio segnalare, parlando di nomi perduti, quanto sia grave che l’Italia non abbia ancora raggiunto sul piano legislativo il Target 16.9 dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, ovvero, fornire l’identità giuridica per tutti, compresa la registrazione delle nascite. Vige ancora, la L. 94/ 2009, “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, che modificò la L. 286/1998 e nega di fatto il diritto dei bambini ad avere una certificazione anagrafica quando i genitori siano migranti privi del permesso di soggiorno. Anche se attualmente esiste una via d’uscita burocratica basata su una circolare ministeriale, c’è un grave rischio che nel nostro paese ci siano “bambini invisibili e nascosti” se non si modifica la legge, come lo furono tanti figli di migranti friulani in Svizzera! Abbiamo presentato in Consiglio Regionale una Proposta di Legge Nazionale al riguardo perché la normativa attuale viola anche l’Art. 22 della Costituzione e la Convenzione sui diritti del fanciullo dell’ONU.

Ringrazio l’ANPI, per la sua fermezza nell’affermare quel “diritto/dovere alla Resistenza” che alcuni padri della Costituzione volevano addirittura comparisse esplicitamente nella Carta, ma che fu giudicato non necessario in quanto ne informa tutto l’impianto. L’ANPI, unica tra le associazioni combattentistiche, è sempre pronta a stigmatizzare e condannare coraggiosamente i tentativi di rinascita di movimenti neofascisti e a prendere posizione nella difesa della verità storica dell’antifascismo quando vengono fatti oggetto di ignobili insinuazioni. Esempi di rigurgiti neofascisti avvengono troppo frequentemente, come pochi mesi fa a Roma con l’assalto della sede della CGIL, oppure come nell’occupazione del Consiglio Regionale nel 2019 da parte di facinorosi di CasaPound che inneggiavano a misure razziste contro i migranti. Vergogna a chi vuole alterare la Storia e infangare nomi di eroi come Giovanni Padoan “Vanni” e a Mario Fantini “Sasso”, azzerando le differenze tra chi guardò dall’altra parte quando venivano perpetrati crimini fascisti, o addirittura ne prese parte, e chi invece ebbe il coraggio di opporvisi. La pietà umana per i morti non deve mai venire meno, ma si deve condannare chi si adattò al nazifascismo divenendone complice, chi non si ribellò. Oggi, paradossalmente, viene data più risonanza ai vergognosi tentativi di chi vuol dimenticare questi crimini, che tra l’altro sono per lo più rimasti impuniti, come quelli che della fucilazione a Tricesimo del gennaio 1945, perché il nostro paese non ha mai avuto una Norimberga che abbia punito i crimini di guerra (di cui oggi tanto si parla relativamente all’Ucraina), o a chi continua a manipolare ignobilmente documenti per diffamare la Resistenza, piuttosto che alla chiarezza degli esiti delle indagini storiche che smontano immancabilmente queste mistificazioni.

Nella Resistenza gli Italiani maturarono quei principi civili e politici che oggi sono espressi mirabilmente nel fondamento giuridico della nostra Repubblica Democratica: la Costituzione Italiana. L’unica legge che agisce dal basso verso l’alto, diversamente dalle altre che agiscono dall’alto verso il basso, imponendo limiti all’autorità!

Cittadine e cittadini per affrontare eticamente le formidabili sfide della contemporaneità dobbiamo ritrovare le grandi utopie resistenziali che ispirarono la nostra Costituzione. I suoi Principi Fondamentali devono essere la nostra stella polare! Purtroppo con preoccupazione noto che non è ancora patrimonio comune la volontà di affermare l’antifascismo come fondamento primo di ogni nostro statuto civile!

Calamandrei chiamò la Costituzione la grande incompiuta non solamente per l’amarezza che non fosse ancora completamente attuata, ma anche in un altro senso più sottile e positivo. La Costituzione è incompiuta perché la Costituzione è una pratica di democrazia che non deve concludersi mai, ma essere rinnovata quotidianamente nell’impegno di tutti. La Costituzione è sempre attuale se viene fatta vivere. I suoi articoli non sono affatto remoti ma toccano i temi più importanti del nostro tempo.

In attuazione degli Articoli 2 e 3 della Costituzione, che assegnano alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, il Parlamento ha finalmente sancito pari diritti agli omosessuali varando la L. 76/2016 che istituisce le unioni civili. Pensate, solo nel 1990 l’OMS ha derubricato definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Sono numerose e toccanti le unioni che ho avuto il privilegio di celebrare, e sono ancora addolorato dalla violenza di alcuni paladini di una legalità ingiusta che mi condannarono quando anni prima della legge trascrissi i primi matrimoni omosessuali. E il fatto che l’omosessualità sia punita in paesi come la Russia e l’Ungheria avrebbe già dovuto essere stata oggetto di sanzioni verso quei paesi molti anni fa. Ma il percorso che conduce alla libertà di orientamento sessuale non è completo nemmeno in Italia, manca ancora l’approvazione di una legge contro l’omo-trans-fobia, come raccomanda l’UE.

Ispirati dall’Articolo 6, riconosciamo ed esercitiamo i diritti linguistici delle minoranze. Ricordiamoci che il Friulano è una delle Lingue della Resistenza.

La nostra Costituzione fu tra le prime nel mondo a tutelare il paesaggio nell’Art. 9, e usò quel lessico di allora anche per ciò che oggi chiamiamo, ambiente. L’8 febbraio 2022 la Camera dei Deputati ha quindi approvato una Proposta di Legge Costituzionale che ne ha arricchito la formulazione aggiungendo: Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. La Camera è intervenuta anche sull’Art. 41 esplicitando che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in danno della salute e dell’ambiente. Dobbiamo combattere il riscaldamento globale, contrastando le logiche alienanti e spregiudicate delle multinazionali dell’energia e del cibo che stanno azzerando la biodiversità, e che oggi stanno vergognosamente strumentalizzando la pandemia e la guerra in Ucraina per maturare utili vergognosi di centinaia di miliardi come Exxon, Mobil, Chevron, BP, Aramco, Gazprom. Ma anche l’italiana ENI, partecipata dallo Stato italiano, non è da meno: si calcola che nel 2021 abbia fatto circa 12,000 euro al minuto di utili.

Dobbiamo esprimere la nostra solidarietà ai giovani dei Fridays for Future, spesso vilipesi da negazionisti moralmente corrotti. Questi giovani sono stati tra i primi a denunciare la tremenda contraddizione che stiamo vivendo: sappiamo che il nostro stile di vita non è sostenibile ma non facciamo nulla per modificarlo profondamente. Come si possono negare i mutamenti climatici qui in Friuli. Basta guardare a nordest il massiccio maestoso del Canin. C’era un ghiacciaio fino a qualche decina di anni fa, oggi semplicemente non esiste più. Da Sindaco di Udine nel 2009 firmai lo European Covenant of Mayors for Energy and Climate Change che prevedeva la riduzione delle emissioni di CO2 da fonti fossili del 20% entro il 2020 Questo obiettivo fu raggiunto già nel 2018, ma oggi, quando l’UE, si è posta l’obiettivo di riduzione del 55% entro il 2030, pochissimi sono i Comuni di questa regione impegnati nel nuovo accordo.

Il terzo capoverso dell’Art. 10 “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica” ci obbliga ad accogliere chi, profugo, fugga dalla miseria che deriva da guerre e dai mutamenti climatici chiedendo protezione umanitaria. Dobbiamo essere orgogliosi che qui in Italia accogliamo dignitosamente i profughi della rotta balcanica e non tutti sono indifferenti all’ecatombe di migranti economici nel Mediterraneo. Non dobbiamo fare differenze tra migranti di serie A e di serie B come avviene altrove nella UE. (Si pensi solo al vergognoso uso che ne ha fatto la Bielorussia e al comportamento della Polonia.) Quotidianamente, mi oppongo alle scelte moralmente inaccettabili dell’attuale Giunta Regionale del FVG che ancora parla di respingimenti, quando questi sono costituzionalmente illegali, e spende soldi pubblici per realizzare reti di fototrappole! Sì, proprio con questo nome agghiacciante si compiacciono di chiamarle.

L’Art. 10 ci impone anche la cura dei minori stranieri non accompagnati sostenendoli nella ricostruzione di un progetto di vita. Le loro famiglie spesso hanno speso tutto il loro patrimonio perché uno dei figli possa realizzare il sogno dell’Europa al prezzo di 15.000 dollari e a rischio della vita! Dobbiamo essere riconoscenti a tutti i cittadini di questa Regione che a fronte di questo imponente fenomeno migratorio internazionale hanno saputo non venire meno alla loro umanità. Vergogna a chi con diabolica leggerezza etica e senza scrupoli continua a speculare su questa tremenda vicenda umana in chiave elettorale.

Nel rispetto dell’Art. 32, nel 2009 abbiamo aiutato alla Quiete di Udine, un padre coraggioso e una figlia ad ottenere il diritto alla giustizia. La richiesta di Eluana e Beppino Englaro, come sentenziò la Corte di Appello di allora non era eutanasia, né accanimento terapeutico, era solo rendere esigibile il diritto sancito dal secondo capoverso dell’Art. 32: il diritto rifiutare le cure nel rispetto della persona umana. Grazie a quella vicenda oggi disponiamo della L.19/2017 sul Consenso informato e Disposizioni Anticipate di Trattamento. Ma dobbiamo completare il percorso legislativo che possa garantire il pieno diritto all’autodeterminazione in casi come quello del DJ Fabo, o di Luca Coscioni, e di tanti altri sofferenti, come la Corte Costituzionale da anni sta chiedendo al Parlamento.

E veniamo infine all’articolo oggi più attuale di fronte agli agghiaccianti eventi in Ucraina: l’Art. 11. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Pur nel disorientamento delle post-verità, delle contro-informazioni, delle fake-news, questo articolo non può che indicare un’unica strada: non rispondere alla barbarie con altra barbarie, ovvero con le armi! Non basta dire come fanno in tanti oggi “non aumentiamo le spese militari” quando tutti, dico proprio tutti coloro che sono stati al governo negli ultimi anni le hanno aumentate. Urliamo invece “RIDUCIAMO LE SPESE MILITARI”! Ascoltiamo Tolstoi, Gandhi, il Dalai Lama che ebbi l’onore di ospitare a Udine, Giovanni XXIII, e Francesco. Pensate, le spese militari in Italia sono già parecchie volte maggiori di quelle per l’Università!

Mi conforta una frase del grande economista Tommaso Padoa-Schioppa pronunciata nella lectio doctoralis per la laurea honoris causa che gli conferimmo all’Università di Udine il 10/3/2006: “Il dialogo non deve mai essere interrotto perché alla lunga nessuno è disposto ad essere irragionevole.” Ricordate ogni ragionamento è un piccolo contributo alla Pace, l’invio di ogni arma, invece, ce la fa allontanare.

Dobbiamo adoperarci a costruire ponti e condannare chi invece costruisce muri. Il nostro simbolo deve essere quel muro a Berlino i cui tratti ancora eretti sono diventati spazi per murales civili, ponti dunque. Come quello che ritrae Giulio Regeni, che la Signora Paola Deffendi, mamma di Giulio, ci mostrò in una foto un toccante 25 gennaio a Fiumicello.

Dobbiamo trovare sempre la forza di scandalizzarci della diplomazia basata su chi ha la bomba più “potente” o il muro più lungo o più alto. Dobbiamo praticare la diplomazia della Ragione.

La strategia fin qui perseguita anche dall’Italia, di inviare armi in Ucraina per risolvere la tremenda controversia sul Donbass, sulla Crimea e sull’ingresso di quel paese nella sfera di influenza della NATO, deve essere rifiutata perché troppo semplicistica, perché disumana. Di fronte all’aggressione russa si deve ricordare quanto Socrate disse a Polo nel dialogo del Gorgia di Platone “Io non preferirei né l’una né l’altra cosa, ma se fosse necessario fare o ricevere ingiustizia, sceglierei piuttosto il ricevere che non il fare ingiustizia.

In nome dei diritti umani e civili sanciti dalla nostra Costituzione non dobbiamo rimanere indifferenti ai fascismi, alle ingiustizie e a tutte le guerre ancora tragicamente presenti nel mondo. I fascismi continuano a risorgere, e alimentano distopie terroristiche e populiste che provocano tante vittime innocenti e trucidano i giovani più coraggiosi e idealisti, come Giulio Regeni, figlio del Friuli, ma cittadino del mondo, selvaggiamente e crudelmente ammazzato dopo terribili torture, colpevole solamente di anelare alla liberazione dei tanti popoli di questo pianeta ancora oppressi da totalitarismi. Ricordiamo qui il partigiano Luciano Rapotez instancabile nel trasmettere ai giovani il messaggio di dignità e libertà della Resistenza. Rapotez morì prima di vedere approvata la L. 110/2017 per la quale si era battuto tutta la vita che introduceva il reato di tortura nella nostra legislazione, lui che l’aveva subìta addirittura da un’Italia liberata, ma ancora grondante di restaurazione. E ricordiamo i quasi 500 morti per tortura nella famigerata caserma Piave di Palmanova ad opera delle milizie naziste e repubblichine come la X Mas.

Ebbi il privilegio di premiare Giulio Regeni una decina di anni fa quale studente modello di quell’istituzione democratica fondamentale che è la Scuola Pubblica italiana, sancita dall’Art. 33 della Costituzione. Giulio maturò proprio in questa Scuola quei valori di libertà e dignità dei popoli. La nostra indignazione di fronte ai depistaggi da parte delle autorità egiziane non deve però assopirsi e dobbiamo continuare a spronare il nostro governo affinché si impegni per ottenere la VERITÀ PER GIULIO REGENI, lo dobbiamo per lui, per la sua famiglia ma anche per tutti i cittadini egiziani! In nome della nostra Costituzione dobbiamo fare di tutto il pianeta la nostra patria.

Dobbiamo rinnovare l’impegno per costruire quella meravigliosa utopia antifascista, che è l’Europa dei popoli, degli Stati Uniti di Europa, concepita al confino fascista di Ventotene da uomini come Spinelli, Rossi e Colorni. Confino al quale fu condannato anche il partigiano Giuseppe Felice “Polo” padre del Presidente Gianni. Vi raccomando di leggere il suo libro di memorie “Un operaio comunista tra Friuli, Francia e Spagna”.  Manifesta una freschezza di ideali, di coraggio e di impegno politico di cui abbiamo molto bisogno. L’Europa nata a Ventotene è quella di un continente unito nelle diversità. Un’Europa quindi, diametralmente opposta a quella nazifascista basata sull’imperialismo razzista, sull’omologazione e lo sterminio dei diversi. Con grande preoccupazione vediamo oggi abbandonare questa utopia, ed emergere forze xenofobe e razziste che alzano muri e tirano fili spinati, e promuovono nuovi nazionalismi, isolazionisti, sovranismi e autonomie differenziate. Il nazionalismo è stato l’intossicazione che ha devastato l’Europa nel secolo breve. Dobbiamo difendere strenuamente l’ideale di Europa nato dall’antifascismo, ma per fare ciò dobbiamo superare le logiche meramente finanziarie che oggi la stanno soffocando!

Cittadine e cittadini antifascisti di Tricesimo dobbiamo essere uniti come seppero esserlo i partigiani e il CLN e scongiurare il riaffiorare di demagogie e populismi nazionalistici che sono l’anticamera del Fascismo. Ma non dobbiamo combattere più solamente il totalitarismo fascista, quello fondato sul mito millenarista del superuomo, il totalitarismo dello Stato che schiaccia l’individuo, che rifiuta il pluralismo e nega la piena realizzazione della personalità. Oggi dobbiamo resistere ad un nuovo ma altrettanto forte e più subdolo totalitarismo, a nuovi fascismi: quello del liberismo individualista ed egoista, nell’idolatria della libera concorrenza della massificazione consumistica che si traduce nell’oligarchia delle multinazionali. Questo totalitarismo, pur essendo di natura apparentemente diversa, invece, proprio come aveva fatto il fascismo, si manifesta azzerando la storia e il senso dei sindacati, indebolendo le tutele dei lavoratori e il ruolo dei partiti. Questo nuovo totalitarismo, è un fascismo alla rovescia, è il totalitarismo del privato, degli interessi personali, che schiacciano e azzerano lo Stato e disprezzano le Istituzioni e la Politica. È il totalitarismo dell’élite autocratica, oligarchica, cleptocrate, che cavalca l’antipolitica, che fa perdere di vista, anzi saccheggia, il bene comune, la cosa pubblica.

A fronte del profondo cambiamento derivante dalla nuova globalizzazione, diversa da quella coloniale ma alimentata da analoghi imperialismi ed alla crisi economica cha ha tolto con la certezza di un lavoro dignitoso anche la dignità di una cittadinanza, dobbiamo essere vigili e pronti a non lasciare mai indietro nessuno.

Anche nel nostro paese stanno crescendo le disuguaglianze, come sta drammaticamente avvenendo nel mondo. Attenti quindi a salutare con entusiasmo tante misure che spesso celano delle ingiustizie e disparità, come il 110 % che dà a chi già ha una casa, come la “benzina agevolata” che dà di più a chi consuma di più. Ancora una volta bisogna riconoscere che il benessere è di tutti oppure non è. Solamente in uno stato veramente equo ciò può avvenire. Ma il senso di questa affermazione non è quello banale: se ci sono più disparità ci sono allora anche tante persone escluse in più. Il senso autentico è più sottile: in uno stato dove ci sono tanti esclusi le stesse persone privilegiate stanno peggio.

E la più grande disparità della nostra epoca è il lavoro sempre più precario e insicuro. Impressionante è il numero di incidenti anche mortali. Non penso proprio che dall’indebolimento del sindacato possano derivare nuove strategie di dignità occupazionale. Credo invece che il lavoro possa rinascere solamente dalla solidarietà e dall’innovazione sostenibile, dall’attenzione alla salute di tutti intesa come benessere fisico, mentale e relazionale. Dobbiamo combattere l’illusione dell’antipolitica che indebolisce le istituzioni attraverso una cittadinanza attiva e responsabile, l’antipolitica ha la stessa matrice fascista che un secolo fa portò all’azzeramento dei partiti.

In conclusione, vorrei infine citare la frase di Calamandrei scolpita sul monumento, alla Resistenza, concepito dall’architetto Gino Valle nel 1969, che rappresenta simbolicamente che qualsiasi giogo, non importa quanto pesante, possa essere sollevato dal popolo facendo appello ai principi cosmici della nostra comune umanità: “Quando io considero questo misterioso e meraviglioso moto di popolo […] che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia […] per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica […] che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio.”

L’oggi sembra privo di certezze, incapace di progettare un futuro schiacciato da un ipertrofico eterno presente. Dobbiamo quindi ritornare agli ideali e alle utopie della Resistenza: quello del dovere alla verità, del rifiuto dell’imbroglio, e della mistificazione, della lotta alle disparità planetaria riaffermando il primato del bene comune, la responsabilità ambientale nei confronti delle future generazioni, perché il progresso o è collettivo, o è di tutti, oppure non è. Questo è il nostro dovere ma è anche la nostra unica speranza!

Cittadini e cittadine di Tricesimo, celebriamo con rinnovata emozione, gioia e orgoglio, la Festa del 25 Aprile quest’anno che segna i 75 anni dall’elaborazione della Costituzione, uniti alle nostre famiglie nell’impegno di far vivere i valori della Resistenza che sono tanto facili da perdere ma sono stati così difficili da riconquistare!

Un grazie ai giovani studenti per il fresco idealismo dei loro contributi!

Viva la pace, che o è per tutti oppure non è.

Viva la Resistenza! Vivano le utopie dei Partigiani!

Viva Repubblica Italiana e la Sua Costituzione, che da queste sono nate!

1 Settembre 2022Permalink

28 luglio 2022 – Senatori e Senatrici, un voto segreto_ Quando il linguaggio inclusivo fa paura.

Premessa:

Ricopio il testo del comunicato Ansa  cui fan no seguito anche  alcuni interventi  di Senatrici e Senatori in Aula
Di mio c’è l’evidenziazione in grassetto di un passaggio el comunicato e la scelta di alcuni interventi (in uno dei quali c’è ancora un mio ‘grassetto’).
Tutto comunque si potrà leggere dal link finale.

Infine una mia storia personale                                                    

 

No del Senato alla parità di genere nel linguaggio ufficiale

L’Aula del Senato ha respinto l’emendamento della senatrice Maiorino che chiedeva la possibilità di adottare la differenza di genere nella comunicazione istituzionale scritta.

La proposta ha ottenuto 152 voti favorevoli, non sufficienti a raggiungere la maggioranza assoluta necessaria per questa votazione.

Esponenti del Pd, M5s e Italia viva hanno definito “gravissimo”, un “passo indietro” la bocciatura dell’emendamento.

La proposta Maiorino (M5s) puntava a introdurre nel Regolamento “l’utilizzo di un linguaggio inclusivo” è stata votata a scrutinio segreto e ha ottenuto nell’aula di Palazzo Madama 152 voti favorevoli, 60 contrari e 16 astenuti.

L’emendamento prevedeva che il “Consiglio di presidenza stabilisce i criteri generali affinché nella comunicazione istituzionale e nell’attività dell’amministrazione sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio attraverso l’adozione di formule e terminologie che prevedano la presenza di ambedue i generi attraverso le relative distinzioni morfologiche, ovvero evitando l’utilizzo di un unico genere nell’identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio della parità tra uomini e donne”.

Inoltre le proposte di adeguamento del testo sarebbero passate al vaglio della Giunta per il regolamento.

Cenni da emendamenti

Valente (Pd): “Gravissimo il voto sul linguaggio di genere”

“Ciò che è avvenuto oggi al Senato è gravissimo. Fratelli d’Italia con la complicità di tutta la destra ha manifestato cosa pensa del ruolo delle donne nella società, chiedendo il voto segreto sull’emendamento che avrebbe consentito di utilizzare la differenza di genere nel linguaggio ufficiale di un’istituzione importante come Palazzo Madama. I nodi vengono al pettine.

Il linguaggio è un fattore fondamentale di parità. Verbalizzare la differenza vuol dire riconoscerla, negarla vuol dire chiedere l’omologazione. Il ruolo non è neutro, è maschile. Impedire alle donne di essere riconosciute nel ruolo che svolgono significa dare per scontato che quel ruolo sia appannaggio maschile. Il tema non si è mai posto per maestra o infermiera, chiediamoci perché si pone per parlamentare o presidente. Negare questo passo di civiltà e di progresso a una delle più importanti istituzioni del Paede racconta molto dei rischi che una cultura reazionaria può innescare”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della commissione Femminicidio.

Malan (FdI): “No a ideologismi sul linguaggio”

“Fratelli d’Italia è l’unico grande partito della storia d’Italia ad essere guidato da una donna, e oltre a lei annovera molte donne in ruoli di spicco. Così si dimostra attenzione all’apporto femminile nel mondo delle istituzioni. Non con norme-manifesto ideologiche da campagna elettorale.
Ci siamo astenuti sull’emendamento Maiorino sul cosiddetto ‘linguaggio di genere’ perché riteniamo che l’evoluzione del linguaggio non si faccia per legge o per regolamento, ma attraverso l’evoluzione del modo di pensare e parlare dei popoli. Imporre che in tutti i documenti del Senato si debba scrivere, ad esempio, non più ‘i senatori presenti’ ma ‘i senatori e le senatrici presenti’, non più ‘i componenti della Commissione’ ma ‘le componenti ed i componenti’, ha davvero poco senso. Nessuno, infatti, né oggi né all’epoca della Costituente, ha mai pensato che quando la Costituzione dice che ‘I senatori sono eletti a suffragio universale’ si intende che le senatrici sono elette in un altro modo. Le donne si difendono con il criterio del merito, con adeguati sostegni a chi le assume, con città sicure dove possono uscire da sole, con attenzione a donne e uomini che si occupano della famiglia.

È curioso notare, infine, che quasi tutti i sostenitori del linguaggio ‘di genere’ hanno sostenuto il Ddl Zan, per il quale il ‘genere’ è opinabile, auto-attribuita e mutevole”.
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, componente della Giunta del Regolamento del Senato.

No del Senato alla parità di genere nel linguaggio ufficiale – Politica – ANSA

Una mia storia personale

Sono passati 34 anni dal giorno in cui, diventata inaspettatamente Vicepresidente del Consiglio Regionale (un ruolo che non mi piaceva ma accettai le ragioni della disciplina per cui quel posto spettava a un componente del PCI ed era il meno ambito), rifiutai la carta da lettere ufficiale per un articolo. Ero identificata come Il Vicepresidente, poi non c’era il nome: bastava il ruolo per mettermi al mio posto.

Ci voleva altro.

Il povero fattorino che arrivò nel mio ufficio con un carrello traboccante di carte, cartocini e buste non sapeva capacitarsi del mio rifiuto. Allora presi il carrello e mi fiondai nell’Ufficio del Presidente che aveva mandato quella abbondante sgrammaticatura.
La discussione fu piuttosto vivace ma quando gli dissi che quelle carte poteva tenersele per il mio successore (che, infatti cinque anni dopo fu un maschio) e che io avrei fatto stampare a mie spese la mia carta ufficiale con uguali caratteri ma con l’articolo ‘la’ cedette e il giorno dopo mi arrivò la carta corretta.
Colleghe, colleghi, donne varie fuori palazzo se ne infischiarono . Io no. E ci furono altri scontri per ragioni grammaticali. Anche divertenti, almeno per me che mi divertivo allo sconcerto di maschi e maschietti con poche e rigorosamente confuse competenze grammaticali e sintattiche

Oggi forse non ci sarei riuscita.

28 Luglio 2022Permalink

26 giugno 2022_NON ESISTONO MINORI DI SERIE B

Come faccio regolarmente riporto un mio scritto,  regolarmente firmato e pubblicato sul periodico Ho  un Sogno che esce  a Udine a cura dell’Associazione Proiezione Peters  Odv,  e  si propone come Strumento di informazione sulle risorse umane e sulle attività presenti in Friuli nel campo della pace e della cooperazione internazionale .  E’ arrivato al n. 268, n. 2 dell’anno XXXI.
Può essere richiesto a
asspp@iol.it e si trova in forma cartacea alla libreria Cluf in via Gemona 22 (Udine)

Oggi l’Alta Amministrazione dello  Stato è coinvolta in attività di accoglienza di minori non accompagnati  a partire dalla nomina della  Prefetto  Francesca Ferrandino a “Commissario delegato per il coordinamento delle misure e delle procedure finalizzate alle attività di assistenza nei confronti dei minori non accompagnati provenienti dall’Ucraina a seguito del conflitto in atto”.
Tale nomina non  si riferisce solo ai minori non accompagnati ucraini, ma fa capo al Piano ampio e articolato firmato dalla stessa Ferrandino, dove non  sono considerati segni distintivi tali da consentire una gerarchia che distingua, in una immaginaria lista d’attesa, i soggetti minori da accogliere.

Infatti il Piano muove dalla definizione di minore straniero non  accompagnato (come da art. 2 legge n.47/2017) “il minorenne non avente cittadinanza italiana o della Unione Europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana , privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alla leggi vigenti nell’ordinamento italiano”.

Non resta ora che ricordare l’indifferenza del parlamento che dal 2009 impone ai migranti non comunitari la presentazione del permesso di soggiorno anche quando richiedano la registrazione di un loro nato in Italia. Il rischio di manifestarsi irregolari di fronte a un ufficiale di stato civile può indurli a non registrarne la nascita,  sottraendo il loro nuovo nato  oltre che all’esistenza giuridica anche alla protezione genitoriale ed esponendolo quindi a tutti i rischi che si vogliono evitare si minori in arrivo. A questi piccoli manca la caratteristica dell’essere in fuga e ciò li rende invisibili nel quadro degli interventi di protezione che possono passare solo attraverso una proposta di legge la cui necessità sembra estranea, come si è detto, all’iniziativa parlamentare , pur nelle variegate maggioranze che si sono proposte dal 2009 ad oggi. Appare infatti molto grave che l’Italia non  abbia ancora raggiunto sul piano legislativo il target 16.9 dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo Sostenibile dell’ONU, ovvero “Entro il 2030, fornire l’identità giuridica per tutti, compresa la  registrazione delle nascite”.

Un ultimo tentativo, che vorremmo efficace, si deve alla proposta di legge regionale n.16 presentata in Regione che, se approvata, impegnerebbe il parlamento a una discussione. Da quanto abbiamo visto finora, seguendo il dibattito in commissione, alla già espressa negazione della giunta regionale sembra unirsi il silenzio dei partiti di opposizione: scarsa sensibilità o diffusa disattenzione? Speriamo di essere smentiti quando conosceremo l’esito finale della votazione.

26 Giugno 2022Permalink

1 giugno 2022 – Bambini invisibili per scelta differenziata

Scrivo sul mio diariealtro.it la lettera che invierò ad alcuni amici per farne e condividere memoria
Il mio povero blog è trascuratissimo perché l’affanno che mi prende a proposito della negazione della registrazione della nascita di chi nasce in Italia, figlio di migranti irregolari mi blocca anche nella attività di aggiornamento di questo povero blog
Far sintesi è difficile e non  parlo di quell’equivoco per cui si pretende che sintesi significhi esclusivamente  brevità, ma dell’esigenza di mettere insieme notizie, almeno quelle (e parlo per me) in cui nella congerie devastante per quantità disordinatamente ammucchiata  mi illudo di trovare un filo conduttore di collegamento.
A seguito della conclusione di un ciclo di audizioni in Commissione Giustizia al Senato, sui tanti disegni di legge sul doppio cognome presentati sin dall’inizio della legislatura da quasi tutti i partiti, ieri sono comparse notizie di rilevante significato per cui metterò quattro  files in calce riservando il seguito ad alcune indicazioni che mi interessano

ANSA) – ROMA, 31 MAG – Tutti i nuovi nati avranno il cognome di entrambi i genitori o, nel caso di accordo, solo quello di uno di loro.

Lo spiega la stessa Consulta nelle motivazioni della sentenza depositate  .
I giudici sottolineano che « l’automatica attribuzione del solo cognome paterno “si traduce nell’invisibilità della madre” ed è il segno di una diseguaglianza fra i genitori, che “si riverbera e si imprime sull’identità del figlio”».
Il cognome «collega l’individuo alla formazione sociale che lo accoglie » .
E ancora segnala nell’imposizione del cognome unico che:  «comporta la contestuale violazione degli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Non so quante volte abbiamo parlato dal 2009 ad oggi di bambini invisibili.
Se fosse possibile parlare di analogie  (so che non è una modalità attendibile) rileggerei la citazione e così:  « l’ostacolo che dal 2009 la legge oppone alla regolarità della registrazione dell’atto di nascita rende incerto (e legato a condizioni soggettive indotte: la paura dei genitori irregolari) il godimento di un diritto assoluto di ogni nuovo nato /a e determina l’invisibilità di chi è venuto  al mondo in queste condizioni».

E’ chiaro, mi sembra, che non  si può attribuire a migranti regolari o irregolari che siano la conoscenza di norme criptiche, costruite su citazioni, e del loro intreccio con circolari  (tutte conoscenze invece alla portata di chi si è battuto per il doppio cognome) .
Nel caso della nascita entrano in gioco diritti umani imprescindibili e ciononostante negati  a fronte dei quali l’inerzia del parlamento e l’indifferenza della società civile lasciano sgomenti.

Nel vuoto che ho sperimentato per anni a livello locale voglio ricordare il bollettino Ho un Sogno che  ha mostrato la dignità della coerenza al suo ruolo di “Strumento di informazione sulle risorse e sulle attività presenti in Friuli nel campo della pace e della cooperazione internazionale” e non ha mai mancato di segnalare la norma approvata per creare  “bambini invisibili”.
C’è però qualcosa di più. Da qualche tempo Ho un Sogno ospita un piccolo glossario, curato da Francesco Bilotta, docente di diritto privato all’Università di Udine, che così ha scritto a proposito del termine Solidarietà:
«La parola solidarietà ci sollecita subito considerazioni   di carattere morale. Non è immediato quasi per nessuno  associarla al diritto. <…e > avendo in mente la sua accezione morale, è piuttosto difficile disgiungerla dalla libertà di scegliere se assumere o meno un  atteggiamento solidale nei rapporti con gli altri.
Eppure, la nostra Costituzione è chiara al riguardo, quando all’articolo 2 parla di “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Quindi non solo doveri, ma  addirittura inderogabili, cioè doveri che nessuno ha il potere di cancellare in alcun modo. Doveri che caratterizzano trasversalmente tutto il nostro vivere collettivo, come ci ricordano i tre aggettivi, “politica, economica e sociale”»

Mi sembrano indicazioni sufficienti per delineare – in chi ha parola –l’obiettivo di  un quadro di solidarietà che intenda rendere visibili in  bambini invisibili  (come si sta facendo per le mamme dal nome negato).  Ma tutto è inutile.

In Parlamento la proposta 3048 (che, con tutte le insufficienze del caso, se approvata renderebbe al nato  anonimo  almeno il diritto di un’esistenza riconosciuta) resta pressoché ignorata e prevale invece -con la visibilità propria di un’azione politica seriamente intrapresa  una precisa scelta del pd, espressa pubblicamente dal segretario – per il ddl  che modifica la legge sulla cittadinanza del 1992 introducendo lo jus scholae.
Giusto obiettivo, a fronte del quale  resta ben fermo, quasi una beffa,   il no al certificato di nascita ai nati in Italia figli di migranti irregolari.
Giustamente nel comunicato stampa che vi ho già inviato il consigliere reginale Honsell afferma:
«L’Italia di fatto non rientra ancora nel novero di quei paesi che hanno raggiunto il target 16.9 degli Obiettivi sostenibili 2030 dell’ONU:
“fornire identità giuridica per tutti, inclusa la registrazione delle nascite” »

Ho  citato il consigliere regionale Honsell che  è riuscito a porre la questione della registrazione dell’atto di nascita dei figli dei sans papier all’interno di un dibattito in sede istituzionale.
Sperare che vada in porto è un dovere che sembra un azzardo (certamente il rifiuto dell’associazionismo organizzato a farsi carico  del problema non aiuta un reale tentativo di risolverlo) ma io non posso che contare sul fatto che  – comunque sia – questo impegno assicuri visibilità a ciò che si vuole occultare con ampia determinazione.
Sarà già un passo avanti

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/05/31/il-doppio-cognome-o-di-un-solo-genitore-a-tutti-i-nuovi-nati_51df6d3c-3160-44ec-8633-9dcaa67c1bc7.html

https://www.rainews.it/articoli/2022/05/cognome-dei-2-genitori-al-figlio-consulta-una-legge-per-evitare-danni-alla-funzione-identitaria–fd5f1082-7348-4f7f-9be6-7c8f9cbe85b8.html

Doppio cognome ai figli, da oggi c’è anche quello della madre (avvenire.it)

https://www.fanpage.it/politica/doppio-cognome-ai-figli-le-motivazioni-dellla-consulta-ora-una-legge-per-evitare-moltiplicazione/

Aggiungo anche il comunicato di Honsell citato sopra:

“Oggi (martedì 24 maggio) in Commissione Immigrazione del Consiglio Regionale si sono svolte le audizioni della proposta di Legge Nazionale n. 16, presentata da #OpenSinistraFVG, volta a ristabilire il diritto assoluto di ogni nata/o in Italia alla registrazione del loro nome alla nascita anche se figli di immigrati irregolari. Attualmente vige ancora la normativa del 2009 che nega questo diritto fondamentale sancito dal recepimento della Convenzione ONU del 1991 da parte dell’Italia. Questo autentico vulnus normativo che nega i diritti dei più deboli, i bambini, è compensato da una circolare ministeriale ‘interpretativa’ il cui utilizzo è legato alla buona volontà degli uffici di stato civile dei Comuni. L’Italia quindi di fatto non rientra ancora nel novero di quei paesi che hanno raggiunto il target 16.9 degli Obiettivi Sostenibili 2030 dell’ONU.

Il dibattito in aula ha dimostrato scarsa consapevolezza della problematica da parte di alcuni sindaci che hanno voluto fraintendere la norma parlando di ricongiungimento familiare, come il Sindaco di Monfalcone. Il tema riguarda invece i diritti fondamentali dell’individuo come giustamente hanno sottolineato i rappresentanti dell’associazione di Medicina delle Migrazioni e dell’ANUSCA, l’Associazione Nazionale Ufficiali di Stato Civile e d’Anagrafe. Ancora una volta la visione ideologica di alcuni esponenti non ha permesso di riconoscere il problema, che nulla a che fare con le norme sull’immigrazione, o sull’iscrizione all’anagrafe ma solo sul rispetto della Carta dei diritti del Fanciullo: il diritto ad avere un nome alla nascita, anche se i genitori sono irregolari.

Come Open Sinistra FVG proporremo degli emendamenti al nostro testo per scongiurare qualsiasi ulteriore fraintendimento su questa norma di civiltà, che è stata riconosciuta dallo stesso Ministero ancorché con una circolare”: così si è espresso il consigliere regionale #FurioHonsell.

1 Giugno 2022Permalink

8 novembre 2018. “Fra Trump e la Repubblica italiana – Un elemento significativo di solidale vicinanza – Primi segni di dignità sostenibile – Seconda puntata

Poco fa ho pubblicato  nel mio blog un pezzo intitolato
“Fra Trump e la Repubblica italiana – Un elemento significativo di solidale vicinanza”
[Nota 1]

Di recente sono emersi segni di dignità che potrebbero indurre a sperare in un cambiamento.  Speranza? Non so . Ma sono esempi di dignità cui voglio rendere onore.
So che resistere  per 12 anni è difficile, lo provo sulla mia pelle, ma so anche che la violazione di un diritto fondamentale, previsto in Costituzione e nella legislazione internazionale, ferisce anche tutti  coloro che non ne sono personalmente colpiti.
E’ un attentato alla nostra dignità di persone e cittadine/i: parlo evidentemente della registrazione della dichiarazione di nascita  negata ai nati in Italia se figli di migranti non comunitari.  Mi è noto che  la negazione di esistenza giuridicamente riconosciuta a questi neonati ha autorevoli sostenitori che confortano politici opportunisticamente asserviti  e organizzazioni della società civile che hanno scelto  di essere suddite .       [Nota 2]

Nel mare dell’indifferenza è consolante ritrovare i propri simili, capaci della dignità di dire NO anche se non conviene

 Nel 2014 anche con una forte presenza locale (GrIS  FVG) la Società di Medicina delle Migrazioni in un proprio congresso segnalò la necessità di cambiare la legge (94/2009 art. 1 comma 22 lettera G) che negava e nega la registrazione della dichiarazione di nascita dei figli dei Sans Papier.
In quell’anno, nell’ambito di un convegno della SIMM svoltosi a Udine avevamo, con la dott. Chiara Gallo,  costruito un panel per spiegare dettagliatamente cosa sia un  certificato di nascita.   Alcune di noi si illudevano ancora  sulla consapevolezza della funzione del certificato di nascita nella vita di ognuno. Fu così che Suzi Cucchini, forte di un certo  numero di manifesti che riproducevano quel panel,  decise di recarsi dove bacheche esposte al pubblico lo potevano accogliere. Ebbe qualche consenso ma anche inimmaginabili  rifiuti.
Per il resto silenzio che preferisco non documentare in chi lo sostenne e promosse:  per molti altrimenti insospettabili ci sono bambini cui  può essere negato il certificato di nascita.

E più o meno un anno fa la svolta

Giuseppina Trifiletti, che ama scrivere di teatro, volle esaminare assieme a me e a Giuliana Catanese la questione e ne scaturì un pezzo teatrale su cui si è misurato il  piccolo gruppo NonSoChe  che ha capito e per mesi ha dedicato il suo impegno a preparare la recita dello spettacolo “Nelle mani degli dei. L’odissea di un bambino invisibile”.
Quando tutto era pronto … il covid.
Nel periodo estivo fu possibile la rappresentazione (naturalmente nel rispetto delle norme di sicurezza) il 3 agosto nella sala della Comunità di San Domenico (che si era resa disponibile anche per le prove) e il 5 agosto al teatro San Giorgio.
Era la prima volta che un impegno culturale, segno di una dignità mantenuta e cercata, diventava strumento di diffusione della consapevolezza della dignità negata.
Intanto però maturava una possibilità nuova per cui devo riconoscimento e gratitudine all’amico Francesco Bilotta, docente all’Università di Udine di diritto civile e antidiscriminatorio, che mi ha confortato non solo con la pazienza dell’ascolto e il sostegno della sua competenza ma anche con l’inserimento dello spettacolo in una attività dell’Università di Udine.
Il 25 settembre infatti lo spettacolo andava in scena nella sala Madrassi g.c. di via Gemona (Udine), anche qui nel rispetto puntuale di tutte le misure di sicurezza,  nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile cui aderisce l’Università di Udine , presentato dai proff. Marina Brollo e Francesco Bilotta.                                                                                  [Nota 3]
Trascrivo in una successiva puntata  i testi dei loro interventi pronunciati in apertura.
Ricordo anche il mensile genovese il Gallo   che ha dato ampia informazione sull’argomento e il periodico Ho un Sogno (reperibile presso  la libreria CLUF di via Gemona 22 – Udine) che non si è mai negato all’informazione sull’argomento.
Infine non voglio dimenticare la mozione presentata  dal consigliere prof. Furio Honsell in consiglio regionale di cui dirò di più in una prossima puntata.
Ed è con vero piacere che segnalo il link a un sito di Martignacco che consente di vedere l’odissea di un bambino  invisibile                                                                      [Nota 4]

[Nota 1]               https://diariealtro.it/?p=7516

[Nota 2]    Si veda il mio post del 13 giugno :  “Quando i Vescovi non dicono il vero”

https://diariealtro.it/?p=7334

[Nota 3]

https://qui.uniud.it/notizieEventi/citta/festival-dello-sviluppo-sostenibile-eventi-e-conferenze-all2019universita-di-udine

[Nota 4]   www.martignaccospazioaperto.it

8 Novembre 2020Permalink

19 settembre 2020 – Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia – Una proposta di legge singolare

 

Relazione Honsell sul DDL 91 abbinato in discussione con Pdl 11 su Solitudine

“Solitudine”

Ma le mie urla
feriscono
come fulmini
la campana fioca
del cielo

Sprofondano
Impaurite

Santa Maria La Longa, 26 gennaio 1917

Questa Legge ricomprende sofferenze assordanti come quelle espresse nei versi di Ungaretti sulla solitudine violenta della guerra, o quelle silenziose dei manicomi e dei borghi abbandonati a cui hanno dato voce il poeta di Andreis, Federico Tavan (2007) in “Spopolamento”:

Uchì
murî
al éis deventât
un mout
come un altre
par tirâ indenant

e il nostro poeta Pierluigi Cappello, nell’incipit di “Sonno estivo” (2010):

Seduti, le gambe allungate nel silenzio,
uno a uno ci siamo portati i nostri giorni
solitudine con solitudine, impazienza e attesa

[…]

Non siamo tutti poeti però, e la solitudine è sofferenza, non musa, per i più…

A oltre due anni da quando presentammo nell’agosto del 2018, la Proposta di Legge 11 per prevenire e contrastare il fenomeno della solitudine, finalmente siamo ad un passo per arricchire il corpus normativo della Regione Friuli Venezia Giulia con un testo che ne delinea le problematicità e traccia direttive su come prevedere azioni concrete di contrasto.

Questa legge è il frutto della mediazione tra la PDL 11 e il DDL presentato dalla Giunta all’inizio di quest’anno, avvenuta in vari incontri quest’estate. Ritengo questa sintesi molto soddisfacente e per questo ringrazio i miei collaboratori di segreteria, dott. Cucchini, che mi aiutò a preparare il testo iniziale, lo staff del gruppo che mi ha assistito nel percorso  (con il capo segreteria Vanin e gli addetti di segreteria Albrizio e Reverdito), i Colleghi Consiglieri della III Commissione, soprattutto Liguori, Santoro e Ussai, che firmarono con me la PDL 11, il Presidente della III Commissione Moras e il suo staff tecnico diretto dal dott. Negro, e l’Assessore Riccardi e i suoi collaboratori guidati dalla dott.ssa Zamaro.

È paradossale che in un pianeta nel quale la popolazione sta per raggiungere gli 8 miliardi e nel quale il sovraffollamento è un’esperienza sempre più frequente, emerga invece drammatica la sofferenza della solitudine. La solitudine è diffusa non solamente presso gli anziani ma anche presso i giovani e giovanissimi. Tremende sono poi le nuove solitudini urbane, quelle della marginalizzazione e della dissociazione, o quelle dello spopolamento nelle aree montane. Preoccupante è la solitudine digitale e quella degli espulsi dal mondo del lavoro che spinge loro verso l’inattività. Le reti sociali e con esse, spesso, anche le alleanze familiari sono lacerate e non riescono più a mitigare queste sofferenze contemporanee che si sono manifestate con ancora maggiore evidenza durante il confinamento, dovuto all’emergenza epidemiologica e al distanziamento che ne è stata l’evoluzione.

Questa legge dà una prima risposta a queste sofferenze.

Nei suoi primi articoli assegna con chiarezza alla Regione il compito di affrontare e contrastare ogni esclusione, disconnessione e marginalizzazione sociale, senza distinzione di età, favorendo lo sviluppo di reti di comunità e di cittadinanza attiva e sostenendo azioni di sussidiarietà orizzontale volte a perseguire il benessere relazionale. Delineati gli obiettivi, la legge si sviluppa prevedendo interventi sia diretti sia con il coinvolgimento del terzo settore, del sistema scolastico, dell’università e della ricerca, e degli enti locali.

Certamente, avremmo preferito mantenere separate le due leggi, ovvero la L.R. 22/2014, la prima in Italia sull’Invecchiamento attivo, e questa sul contrasto alla solitudine. I destinatari di quest’ultima, come specificato nell’art. 4, sono drammaticamente molti di più di quelli della prima. Avremmo preferito che il tema del contrasto alla solitudine fosse anche inserito nella L.R. 6 del 2006 Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale, e in particolare in un nuovo comma nel TITOLO III, che descrive le aree di intervento dei Piani di Zona, e si fossero utilizzati gli osservatori previsti nell’art. 26. Avremmo preferito inserire, altrimenti, un osservatorio in questa stessa legge che potesse rilevare le buone pratiche nonché i bisogni. Infine, avremmo preferito che venissero esplicitate misure specifiche per contrastare quelle tipologie di solitudine derivanti dall’isolamento forzato a seguito di emergenze epidemiologiche, come quella del COVID-19. Fosse stato così, questa legge sarebbe stata la prima ad affrontare tali problematiche e avrebbe costituito un punto di riferimento per futuri atti normativi. Così purtroppo non è stato.

Vista però la serietà della problematica e l’urgenza di affrontare la solitudine, abbiamo scelto di non dividere o frenare il Consiglio Regionale su un tema cruciale, ma contribuire costruttivamente soprattutto negli articoli dall’2 al 5, su finalità ed obiettivi, sui quelli riguardanti i destinatari e sulla partecipazione e sul coinvolgimento degli altri attori di rete. Siamo così riusciti ad arrivare prima ad un atto concreto e condiviso.

La nostra Proposta di Legge 11 nasceva nell’ambito della preparazione all’importante Convegno Internazionale dell’IFOTES International Federation of Telephone Emergency Services che poi si svolse con successo nel 2019 a Udine e che ha visto oltre un migliaio di rappresentanti dei telefoni amici di tutta Europa ritrovarsi per discutere il tema di come contrastare anche a livello normativo i flagelli della solitudine e del suicidio che ne costituisce lo sbocco più drammatico. In qualità di Sindaco di Udine avevo promosso tale convegno, ma a causa della fine del mandato non ho potuto partecipare. Riconosco però che l’Assessore Regionale ha colto l’importanza dell’evento e gli do atto di aver raccolto il testimone e portato a conclusione questo importante iter legislativo.

L’aver fuso questo DDL alla L.R. 22/2014 non dovrebbe compromettere né il funzionamento delle norme precedenti né quelle aggiuntive. Anzi il complesso delle norme generali comuni mi sembra che irrobustisca entrambi gli articolati specifici. Certamente l’efficacia di questa legge dipenderà dalle risorse che le verranno attribuite nelle prossime Leggi di Stabilità o di assestamento. Spero che la sensibilità maturata presso tutti i livelli di governo regionale, nelle discussioni in III Commissione, al CAL e nelle audizioni, che hanno visto indistintamente un generale apprezzamento per le leggi in questione, possa concretarsi in risposte adeguate alla vastità dei bisogni. Auspico pertanto che risorse vengano aggiunte e non certo sottratte alla legge precedente.

Auspico inoltre che tale sensibilità possa anche informare coloro che redigeranno i nuovi Piani di Zona ai sensi della L.R. 6/2006. Infine spero che l’assenza dell’osservatorio possa essere compensata dall’ampiezza e cura dei bandi previsti da questa norma per il sostegno ad iniziative, in modo che le buone pratiche e i bisogni possano emergere in sede di presentazione delle domande.

In conclusione esprimo la soddisfazione per questa legge e anche l’orgoglio, come cittadino di questa Regione, per il fatto che il FVG è la prima regione in Italia che affronti con una norma specifica il tema della solitudine, senza ipocrisie.

Penso che i tre poeti citati all’inizio ci avrebbero approvati!

Qui il testo del DDL 91 approvato in Commissione | Qui il testo della PDL 11

 

19 Settembre 2020Permalink

26 gennaio 2020 – 1 maggio 1945. Una data poco chiara e molto fluttuante

«Gli alleati liberarono Udine, non i partigiani» dice il Sindaco Fontanini
Non bastando va oltre e promuove un evento il 2 maggio: la sfilata della “Colonna della Libertà”, (carri armati, camion e quant’altro di mezzi bellici in movimento) , iniziativa proposta dalla associazione “Cingoli e ruote per conoscere la storia”.
Se il sindaco avesse avuto l’accortezza di alzare il naso dalla sua scrivania avrebbe visto i ritratti dei suoi predecessori e avrebbe letto, sotto la fotografia del Sindaco Giovanni Cosattini, la data del suo insediamento:
1 maggio 1945.
Tra l’altro domenica 19 gennaio abbiamo posto una pietra di inciampo davanti alla sua casa di Udine, in ricordo del figlio Luigi morto a Buchenwald, dove era stato deportato per aver partecipato alla Resistenza.
I carri armati alleati sarebbero arrivati il giorno successivo accolti da un sindaco legittimato dal mandato del Comitato di Liberazione Nazionale.
Se avesse voluto onorare i caduti inglesi, neozelandesi, americani avrebbe potuto pensare a una atto di omaggio riconoscente al cimitero militare di Tavagnacco dove si trovano le tombe di coloro che erano venuti a combattere per stroncare la minaccia del nazismo considerato ormai minaccia per tutto il mondo.

Presa da curiosità vado a vedere cos’è è Cingoli e ruote per conoscerne la storia che non mi tranquillizza. Leggo: “Questo sito è indirizzato a collezionisti ed appassionati di mezzi militari, divise ed armi ed è bandita ogni forma di ideologia politica o razziale”
E leggo ancora la loro proposta nel loro sito: “Perché non festeggiare assieme e seguendo la linea storica di quel giorno e non fare una giornata unica sia essa il 25 il 1 o il 2 Maggio? La mattina le celebrazioni istituzionali mentre il pomeriggio la festa con l’arrivo dei mezzi alleati… ”
Al sindaco va bene. A me (e non credo di essere la sola), NO.

26 Gennaio 2020Permalink