26 ottobre 2022    –   Una segnalazione alLA Presidente Meloni

Gentile Signora
da due giorni Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana.
Le scrivo dopo aver scoperto il suo indirizzo ufficiale ma non so se il mio messaggio per quella strada le arriverà e per questo  ne farò l’uso più  pubblico che sia possibile a una vecchia signora in pensione.
Lei ha parlato del suo passato personale con leggerezza che voleva essere sincerità  nei confronti della sua storia personale “ non ho mai provato simpatia o vicinanza nei confronti dei regimi antidemocratici; per nessun regime, fascismo compreso, esattamente come ho sempre reputato le leggi razziali del 1938 il punto più basso della storia italiana, una vergogna che segnerà il nostro popolo per sempre”.
Tralascio altri passaggi interessanti e mi limito a un altro passo : “Da allora, la comunità politica da cui provengo ha compiuto sempre passi in avanti, verso una piena e consapevole storicizzazione del Novecento, ha assunto importanti responsabilità di Governo, giurando sulla Costituzione Io mi limito a segnalarle repubblicana, come abbiamo avuto l’onore di fare ancora poche ore fa”.
A questo punto potrei concludere con un augurio di buon lavoro.
E invece no..
Voglio segnalarle una legge in vigore, la legge 94/del 2009, un coacervo confuso e in cui evidenzio un solo articolo dalla scrittura criptica: arti. 1 comma 22 lettera G.
Quella legge fu voluta dall’allora Ministro dell’Interno on Roberto Maroni (espressione della Lega allora Nord) che volle blindarla con la certezza del voto di fiducia e appartiene quindi al tempo del IV governo del suo predecessore Silvio Berlusconi (oggi senatore della Repubblica).
Quella legge dice che chi si presenti allo sportello del comune di pertinenza per assicurare la registrazione della nascita di una figlia/di un figlio nei registri di stato civile , registrazione che ne farà persona giuridicamente riconosciuta ,  debba presentare il permesso di soggiorno.
È ben chiaro che chi non ne disponga può essere indotto dalla paura di scoprirsi irregolare di fronte a un Ufficiale di Stato Civile ad evitare quel passaggio e, umiliato nella sua dignità di persona, a non garantire al suo nato, alla sua nata di questo atto fondante dell’esistenza.
Ben poco è stato fatto a livello di scelta politica dai parlamenti trascorsi dalla approvazione di quella legge che lo scorso mese di agosto ha compiuto 13 anni e quel non onorevole poco è stato cancellato dall’avvento della XIX legislatura che si apre con il  governo che Lei presiede.
Personalmente ritengo (e se scrivo qualche cosa che possa essere legalmente improponibile me ne assumo la responsabilità)  che quella norma sia razzista, pur se espressa nella forma di una discriminazione indiretta.
Mentre un suo ministro si scatena contro chi arriva dai paesi della violenza, della sete e della fame, nulla è stato fatto di visibile nei confronti dei nati che non ci sono: basti il non esserci per non vederli, clandestini per volontà dello stato italiano.
Ma è davvero accettabile e opportuno per uno stato avere nel suo territorio persone invisibili ma pur vive?
So bene che potrà rispondermi che il governo non è legislatore: io ho voluto solo segnalarle qualche cosa che  temo possa permettersi di non sapere .
Non posso augurarle buon lavoro, né compiacermi  del suo essere prima donna in  Italia  Presidente del Consiglio finché ci sarà quella norma , un disonore per tutte noi umiliate/i a  una memoria storica che è diventata paurosamente banale.
Augusta De Piero

26 Ottobre 2022Permalink

20 settembre 2022 – Edith Bruck. una donna sopravvissuta alla shoah vs Orban

Viktor Mihály Orbán, (31 maggio 1963) è un politico ungherese,
Primo ministro dell’Ungheria dal 2010, carica che ha anche ricoperto precedentemente tra il 1998 e il 2002.
È leader del partito Fidesz – Unione Civica Ungherese.
Fidesz è un partito politico di destra, nazional-conservatore, populista e illiberale.  Dal 2018 ha la maggioranza assoluta alla Assemblea nazionale.

20 Settembre 2022Permalink

11 settembre 2022 – Sicurezze: i bambini garantiti invisibili alla prossima legislatura

Premessa / Sfogo

Quando mi capita di svegliarmi di notte  –  e capita tutte le notti – ho imparato a non affannarmi.
Guardo il cellulare  vado sulla G che presumo indichi google e, fra tante scemenze,  trovo cose interessanti. Poi torno a dormire.
Questa notte ho trovato un articolo del giornalista Marco Politi, tratto da Il Fatto Quotidiano.
Invita all’abbonamento  – tutti i quotidiani ormai invitano all’abbonamento on line,  capita che lo facciano con offerte accattivanti  che non accetto per paura di trovarmi in trappola quando cesserà il tempo del vantaggio proposto. Così cerco di esercitare l’arte piratesca della copia.
Questa notte un conforto enorme.  Parecchie delle  osservazioni  autorevoli che trovo nell’articolo del vaticanista Marco Politi corrispondono ad osservazioni mie che avevo fatto ragionando sulla legge che nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier . (Grazie in particolare al riferimento di Hitler – 1933, me lo tengo –mia certezza  ignorata – da qualche anno).
Tentando di comunicare con chi si dice attento ai diritti – e aver constatato che sono i diritti di chi si vede da cui è escluso chi è occultato – mi sono presa sberle varie a partire dal ridicolo del testo da scartare perché troppo lungo a .. ma lasciamo perdere.
Io mi aggrappo alla mia doverosa utopia che vuole  sostenere il diritto degli invisibili per legge per constatare che fra scemenze, sostegni impropri  anche a on. furbastri  caratterizzati da silenzi colpevoli e parole ambigue che piacciono, di fatto la legge infame che nel 2009 ha insozzato  il nostro panorama di regole democraticamente  inaccettabili passa alla prossima legislatura intatta,  beffarda  e indiscussa.
E’ una certezza  che non viene incrinata  neppure   da un lavoro critico che pure nella società civile c’è stato ma è stato soffocato, messo in disparte, estraniato dal dibattito  politico e dall’informazione che conta.
Così i bambini invisibili si fanno innominabili nella beffa sostenuta da chi se lo permettere  e asservisce altri a  scelte crudeli.
Così alla copia dell’articolo di Marco Politi premetto  l’articolo 6/2 del  Testo Unico sull’immigrazione  (dlgs 286/1998) dove i nati in Italia che non possono essere registrati nei registri di stato civ ile brillano per la loro assenza fra le eccezioni  previste per la presentazione del permesso di soggiorno 

  1. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie,(2) i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
    (2) Parole inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.

E ORA FINALMENTE L’ARTICOLO DI MARCO POLITI

Marco Politi  Scrittore e giornalista

Papa Francesco e l’allarme contro i sovranisti: così ha scelto di non restare a guardare

E’ una stagione di elezioni cruciali in varie parti del mondo, una stagione di scelte radicali, e papa Bergoglio lancia l’allarme contro i “salvatori” sovranisti. Il pontefice argentino, contrariamente a quanto affermato nel comunicato emesso per rabbonire il governo ucraino, continua a produrre messaggi politici, a fare politica, perché come molti suoi illustri predecessori (da Paolo VI a Giovanni Paolo II) è consapevole che la Santa Sede non vive in un vuoto pneumatico e i suoi moniti etici – si tratti della decolonizzazione o dell’invasione americana dell’Iraq – riguardano situazioni geopolitiche o sociali precise.

Si profilano importanti appuntamenti elettorali in Italia, Brasile e Stati Uniti. In tutti e tre i paesi i sovranisti autoritari sono all’attacco: la Lega di Salvini e l’aspirante premier neofascista Meloni in Italia, il presidente reazionario Bolsonaro che cerca la rielezione in Brasile, il fronte sovranista e suprematista di Trump mobilitato in America per le elezioni midterm con la speranza di controllare il Congresso. Francesco non resta a guardare passivamente l’evolversi della situazione.

La sua messa in guardia l’ha infilata nell’omelia per la beatificazione di Giovanni Paolo I e lì per lì pochi se ne sono accorti. Di papa Luciani Francesco ha lodato un pontificato, che ha presentato una Chiesa dal volto sorridente, non arcigno, non lamentosa. Ma spiegando il Vangelo il pontefice argentino è entrato nel vivo dell’attuale stagione politica. “Gesù – ha detto – attirava una folla numerosa ma non si comportava da astuto leader manipolatore”. Capita invece oggi, “specialmente nei momenti di crisi personale e sociale, quando siamo più esposti a sentimenti di rabbia o siamo impauriti da qualcosa che minaccia il nostro futuro”. E’ il momento in cui si diventa più vulnerabili, “e così, sull’onda dell’emozione, ci affidiamo a chi con destrezza e furbizia sa cavalcare questa situazione…”. In questa congiuntura – ammonisce Bergoglio – qualcuno si presenta “promettendoci di essere il ‘salvatore’ che risolverà i problemi mentre in realtà vuole accrescere… il proprio potere… la propria capacità di avere le cose in pugno”.

Da tempo Francesco ha colto il pericolo di crisi delle democrazie nell’emisfero occidentale. Era il 32 febbraio 2020, la pandemia del Covid si stava rapidamente espandendo, e a Bari – al convegno dei vescovi cattolici del Mediterraneo – il pontefice esclamava di ascoltare con paura gli slogan del populismo reazionario così simili “ai discorsi che seminavano paura e odio nel decennio ’30 del secolo scorso”. Cambiano i capri espiatori, ieri ebrei e rom, oggi i migranti o gli islamici. Il segno distintivo del populismo sovranista è di spaccare la società e indicare obiettivi di odio.

E’ da cinque anni che Bergoglio denuncia l’onda nera del sovranismo populista. Nel 2017, in un’intervista al quotidiano spagnolo Pais ammonì a non trascurare gli effetti dei messaggi di paura diffusi nelle società ad opera di partiti e movimenti. Negli anni Trenta del Novecento, sottolinea, di fronte alla crisi sociale e psicologica della società tedesca si presenta Adolf Hitler e proclama “Io posso”. E succede che coglie la vittoria alle elezioni del 1933. Hitler – ricorda Bergoglio – non rubò il potere, fu votato dal suo popolo… (e poi) distrusse il suo popolo”.

Parve a tanti uomini di Chiesa e del mondo politico che l’allarme lanciato da Francesco
a  Bari fosse una riflessione solitaria, tanto che nessun cardinale o arcivescovo tornò sull’argomento in appoggio al papa.

Poi, neanche un anno dopo, il presidente Trump aizzò la folla a Washington agitando la grande menzogna della “vittoria elettorale” rubata e si vide l’assalto brutale a Capitol Hill per impedire la proclamazione del nuovo presidente Biden. L’impensabile – nella più antica democrazia dell’Occidente – era accaduto. E improvvisamente si capì che nulla era al sicuro per sempre. Non si tratta dell’avvento di camicie nere o brune, ma di classi dirigenti che distorcono la democrazie.

L’Unione europea, negli ultimi anni, ha già conosciuto l’avvento di democrazie illiberali e nazional-clericali: Polonia e Ungheria. Ora in Italia, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale – unico caso in Europa – sta per affacciarsi al governo un partito (FdI) impregnato di cultura neofascista. Messa sotto schiaffo dalla stampa straniera Giorgia Meloni ha condannato da “soppressione della democrazia” durante il Ventennio, ma non ha ripudiato il simbolo della fiamma che scaturisce dalla tomba di Mussolini. Né ha avuto il coraggio di dichiarare che tra la Repubblica sociale e la rivolta partigiana, la parte giusta era dalla parte dei partigiani. Per non parlare della cultura dell’odio che traspare da molti suoi interventi.

Draghi, nel suo discorso al Meeting di Cl, è sembrato disinteressarsi della questione. Gli interessa solo l’allineamento atlantico e il rispetto dei patti economici europei. Francesco guarda più lontano. Parlando per grandi linee, avverte che i “salvatori”, di qua e di là dell’Atlantico, vogliono solo afferrare il potere. Bartolomeo Sorge, un celebre gesuita che ha segnato il cattolicesimo postconciliare italiano, rimarcava che il populismo – e specie il populismo sovranista – mitizza e idolatra il popolo ma in realtà cela il “dominio dei pochi” e non tutela affatto il bene comune. Peggio di tutti, nell’ottica bergogliana, è il “teopopulismo” che ammanta di religiosità la voglia di dominio. I crocifissi branditi da Salvini come l’aggressiva proclamazione di “cristiana” da parte di Meloni sono segnali evidenti.

 

11 Settembre 2022Permalink

1 settembre 2022 – Un mio contributo alla campagna elettorale di Furio Honsell

Ieri Furio Honsell, già rettore dell’Università di Udine e sindaco della città,  ha aperto la sua campagna elettorale come  candidato  uninominale al senato, indipendente  nella federazione Europa verde Sinistra italiana, presente nella coalizione di #CentroSinistra.
Trascrivo il suo discorso pronunciato a Tricesimo il 25 aprile perchè vi leggo l’importanza di una memoria  che entra nella nostra storia di oggi come indicazione di un percorso che non può essere interrotto e perchè ha colto, in quella storia,  il significato del nome che identifica ognuno di noi e che è negato per legge a un gruppo di piccole vittime artatamente costruito.
Ne segnalo in grassetto  il punto specifico per cui Furio Honsell si è già reso operativo in consiglio regionale.

25 aprile: discorso Honsell a Tricesimo

Cittadine e cittadini antifascisti, liberati da 77 anni,
studentesse e studenti,
familiari dei partigiani, dei deportati, e dei caduti di tutte le guerre,
Sindaci di Tricesimo Giorgio Baiutti,
Presidente del Comitato Tricesimano tra le Associazioni Combattentistiche e d’Arma Enore Sbuelz e loro rappresentanti, oggi orgogliosamente presenti con i propri labari,
Presidente della Sezione di Tricesimo dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Gianni Felice,    Autorità,

mi sento umile e grato per il privilegio che mi è concesso oggi, qui a Tricesimo, di prendere la parola in occasione della celebrazione del 77° Anniversario della Liberazione!

È sufficiente, per dare il senso della partecipazione a questa giornata, riflettere all’indirizzo di saluto con il quale mi sono a voi rivolto: “Cittadine e cittadini antifascisti liberati da 77 anni”! Se oggi possiamo non dirci sudditi ma cittadini e rivendicare il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà di espressione e di parola, alla libera associazione, all’autodeterminazione, alla piena realizzazione della nostra personalità ciò è dovuto solamente perché la Repubblica, nata con il Referendum del 2 giugno 1946, e la Costituzione, che prese forma dalla Resistenza, promulgata il 1 gennaio del 1948, ne sono i garanti. È possibile solamente perché da 77 anni è solamente il popolo italiano ad avere piena sovranità, libero e antifascista.

Le manifestazioni per il 25 aprile sono il rito collettivo più importante nella vita democratica della nostra Repubblica, perché ne celebrano l’evento fondatore: la Liberazione dal Fascismo. Non dobbiamo quindi viverle con superficiale retorica, in modo convenzionale, con ipocrisia, ma come un momento rigeneratore di significati e impegni sia civili che politici.

In primo luogo va espressa la nostra riconoscenza ai Partigiani e reso omaggio alla Resistenza, a quella pura luce (come la chiamò Pasolini nella sua raccolta di poesie La religione del mio tempo), a quella presa di coscienza collettiva dal basso, a quel riscatto etico dalla carestia morale di un ventennio che permise agli italiani la rinascita civile! La Resistenza antifascista fu nuovo umanesimo. Così Calamandrei, padre costituente, si espresse: nessuna vittoria militare, per quanto schiacciante, nessuna epurazione, per quanto inesorabile, potrà essere sufficiente a liberare il mondo dalla pestilenza fascista, se prima non si rifaranno nelle coscienze le premesse morali, la cui mancanza ha consentito a tante persone di associarsi senza ribellione a questi orrori, di adattarsi senza protesta a questa belluina concezione del mondo.

I valori che ci sono stati consegnati dalla Resistenza antifascista sono: giustizia, libertà, solidarietà, pace, uguaglianza di diritti, pari opportunità. Perché non c’è cosa al mondo che non possa dividersi in modo equo. I diritti o sono di tutti o non sono! La pandemia ha dimostrato quanto ciò sia vero per quanto riguarda la salute; le atrocità della guerra in Ucraina, i cui segnali premonitori non abbiamo voluto riconoscere in tempo, nella quale siamo oggi coinvolti, come le altre tremende guerre che facciamo finta di non vedere: in Siria, Libia, Myanmar, Yemen, Mali, Tigrai dimostrano la verità per quanto riguarda la pace.

Essere antifascisti significa considerare il pluralismo e le diversità tra le persone, da quelle di opinione a quelle che nascono dalle fragilità, un patrimonio. L’antifascismo è pratica di inclusione: è il non lasciare mai indietro nessuno, è rifiuto dell’indifferenza. Fascismo, invece, è sinonimo di omologazione, di massificazione passiva, di intolleranza, di emarginazione, di sopraffazione violenta del diverso, fino alla sua eliminazione. Essere antifascisti vuol dire resistere ad ogni deriva totalitaria e autoritaria, sia essa perpetrata nel nome di un nazionalismo sovranista, di un regionalismo razzista o di un individualismo egoista. Antifascismo è lotta per la libertà non per il liberismo, contro l’opportunismo spregiudicato e vigliacco del “cortigiano”!

Celebriamo con gioia dunque la Liberazione, avvenuta 77 anni fa. Fu liberazione dalla feroce, ma allo stesso tempo meschina, barbarie della dittatura fascista, liberazione da quella indifferenza, e dai quei disvalori del bullismo, della prepotenza, dell’arroganza che l’avevano alimentata, liberazione da quella banalità del male che aveva trasformato in mostri disumani persone comuni. Il fascismo aveva privato gli italiani dei diritti civili e delle libertà democratiche, obbligato ad un conformismo totalitario. Il fascismo aveva soppresso l’opposizione, i partiti e i sindacati, represso il dissenso politico, varato vergognose leggi razziali, e infine condotto l’Italia in sciagurate guerre di aggressione, perpetrando atti di terrorismo contro i civili, anche con armi chimiche, come in Etiopia, o con bombardamenti indiscriminati sulla popolazione. Fu proprio l’aviazione italiana a lanciare il primo bombardamento su civili in Europa il 31 maggio del 1938 a Granollers in Catalogna. Quand’ero Sindaco di Udine ho conosciuto il sindaco di quella città, che proprio per quel bombardamento è vicepresidente dell’associazione Mayors for Peace (sindaci per la pace), il cui presidente è il Sindaco di Hiroshima. Ascoltata la storia della sua città ho provato orrore e ho sentito il dovere di scusarmi con la sua comunità. Spero che il nostro paese l’abbia fatto ufficialmente! Il fascismo si unì a fianco del nazismo in vergognose guerre imperialiste: invase la Jugoslavia il 4 aprile 1941 senza un ultimatum, dichiarò nel giugno del 1941 guerra all’Unione Sovietica, aggredendo e invadendo l’Ucraina con la propria armata alpina (come suonano amare oggi quelle imprese – ed è tragico che la Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini votata lo scorso 5 aprile dal Senato, sia stata fatta coincidere proprio con un la ricorrenza di quella sciagurata e vergognosa campagna). Il fascismo infine cedette la sovranità sul Friuli Venezia Giulia alla Germania.

Rendiamo omaggio alla Resistenza antifascista, che fu lotta armata coraggiosa, ma anche resistenza civile. Onoriamo con riconoscenza e ammirazione i Partigiani, autentici profeti di civiltà, libertà e democrazia. Furono oltre ventimila: donne e uomini friulani, molti giovanissimi, che prima di altri capirono come l’indifferenza o il non-dissenso al fascismo e persino l’attesa fossero già complicità e scelsero di non rimanere spettatori passivi, facendosi carico del bene collettivo. Il prezzo di questa assunzione di responsabilità fu tremendo: oltre 2.600 morti, 1.600 feriti e 7.000 deportati. Furono oltre 12.000 i prigionieri politici passati nel carcere di via Spalato.

La Resistenza in Friuli consegnò alla Storia esperienze straordinarie come la Repubblica Partigiana della Carnia e la Zona Libera del Friuli Orientale, che anticiparono il nostro stato democratico fondandosi su principi di libertà, uguaglianza e solidarietà. Si diedero forme di autogoverno che videro al voto per la prima volta in Italia le donne, promossero la tutela dei lavoratori, l’educazione pubblica e sancirono il valore dell’ambiente come bene comune. Onoriamo la memoria dei coraggiosi Gruppi di Azione Patriottica, che furono tra i primi ad iniziare la Resistenza nell’Isontino, le divisioni partigiane Garibaldi e Osoppo, l’intendenza clandestina Montes che sosteneva quei combattenti e fu tra le più grandi e organizzate d’Italia. E celebriamo le tante donne attive sia nella resistenza armata che in quella civile, il cui ruolo per tanto tempo è stato dimenticato! Per quell’epopea che sa di leggenda, come recita la motivazione, la città di Udine fu insignita della Medaglia d’oro al valor militare per la Lotta di Liberazione a nome di tutto il Friuli, quindi anche a nome di Tricesimo!

I cittadini di Tricesimo pagarono un tributo di sangue e sofferenze incalcolabile nel 1944 e 1945. Questo territorio, per l’asse stradale della SS 13 Pontebbana, la Tresemane, che tutt’ora la attraversa e che si connette con la SS 52 a Tolmezzo, aveva un’importanza strategica fondamentale per la logistica delle truppe tedesche, cosacche e repubblichine.

Ricordiamo dunque i Partigiani di Tricesimo le cui vite furono spezzate per il loro coraggioso impegno nella Lotta di Liberazione: Giovanni Bertoldi “Congo” fucilato a Cassacco a 24 anni dalle SS; Giuseppe Carnelutti  morto a 34 anni poco dopo la fine della guerra per le torture subite nelle carceri di Udine; Gian Nicola Castenetto “Nicola” ucciso dai cosacchi a 20 anni a Nimis; Luciano Del Fabbro “Mino” ucciso a 17 anni, appena compiuti, durante l’offensiva nazifascista che portò all’annientamento della Zona Libera del Friuli Orientale; Alberto Garzoni “Berto” ucciso a 23 anni dai militi repubblichini; l’infermiera Angelina Gerussi uccisa a 23 anni combattendo tra le file dei partigiani jugoslavi; Attilio Venicio Giordano “Bill” fucilato presso le mura del Cimitero di Udine a 25 anni; Ettore Lazzaro ucciso a 21 anni combattendo contro i tedeschi e gli Ustascia fascisti in Jugoslavia; Riccardo Marchiol partigiano ferroviere ucciso a  24 anni; Luigi Tami “Eros” fucilato a 21 anni dalle SS; Ugo Toso “Ghebba” ucciso a 25 anni in azione; Sergio Zin “Gim” fucilato dai cosacchi a 17 anni nel 1944.

Nel ricostruire queste vicende storiche lascia ammutoliti non solamente la ferocia degli aguzzini e la barbarie delle truppe fasciste repubblichine, naziste e cosacche, ma anche il fatto che persino il nome delle vittime, che è il primo e fondamentale segno della nostra condizione umana, a causa della sciatteria sprezzante dei carnefici e la cancellazione degli archivi, ha rischiato di perdersi per sempre. La difficoltà con la quale gli storici, come Luigi Raimondi Cominesi, hanno saputo ricostruire nell’incertezza questi nomi e le date esatte delle loro eroiche azioni fa cogliere quale enorme patrimonio di legami personali, di affetti, di ricordi vengano spezzati da una guerra, legami che non saranno mai più riallacciati lasciando sul baratro di un’angosciosa quanto inutile attesa i familiari. Lo spregio e la superficialità dei carnefici nel registrare i nomi esatti delle vittime aggiunge orrore all’orrore. Questo è particolarmente agghiacciante nella ricostruzione di quella vicenda che vide la fucilazione di 16 partigiani prelevati dalle carceri di via Spalato a Udine a fine gennaio del 1945 per essere fucilati in tre momenti diversi a Gemona, Tarcento e Tricesimo: fucilati solamente per incutere il terrore lungo la Tresemane, come monito affinché non ci fossero azioni volte a comprometterne la percorrenza. Spesso questi crimini vengono chiamate rappresaglie. Ma io mi sono sempre rifiutato di chiamarle tali perché sono azioni preventive, vere e proprie azioni di guerra ai civili, che i comandanti tedeschi dell’Adriatische Künstenland avevano già perpetrato in Europa Orientale prima di venire mandati a Trieste. Presso il muro del cimitero di Tricesimo sono ancora visibili i segni delle pallottole di quella vergognosa esecuzione di sei tra questi partigiani, molti dei quali furono poi finiti con un colpo di pistola alla testa perché non morirono con le prime raffiche. Ricordiamo i loro nomi come tributo di riconoscenza: Giovanni Pietro Bortolussi, o Bartolussi, o Bortoluzzi di anni 19, pietro Bugat “Barba” di anni 45; Mario Favot o Secondo Favot “Tom” di anni 21; Renato Lardini “Duna” di anni 19; Ivo Lovisa “Prin” di anni 20; Angelo Zilli di anni 19.

E qui voglio segnalare, parlando di nomi perduti, quanto sia grave che l’Italia non abbia ancora raggiunto sul piano legislativo il Target 16.9 dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, ovvero, fornire l’identità giuridica per tutti, compresa la registrazione delle nascite. Vige ancora, la L. 94/ 2009, “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, che modificò la L. 286/1998 e nega di fatto il diritto dei bambini ad avere una certificazione anagrafica quando i genitori siano migranti privi del permesso di soggiorno. Anche se attualmente esiste una via d’uscita burocratica basata su una circolare ministeriale, c’è un grave rischio che nel nostro paese ci siano “bambini invisibili e nascosti” se non si modifica la legge, come lo furono tanti figli di migranti friulani in Svizzera! Abbiamo presentato in Consiglio Regionale una Proposta di Legge Nazionale al riguardo perché la normativa attuale viola anche l’Art. 22 della Costituzione e la Convenzione sui diritti del fanciullo dell’ONU.

Ringrazio l’ANPI, per la sua fermezza nell’affermare quel “diritto/dovere alla Resistenza” che alcuni padri della Costituzione volevano addirittura comparisse esplicitamente nella Carta, ma che fu giudicato non necessario in quanto ne informa tutto l’impianto. L’ANPI, unica tra le associazioni combattentistiche, è sempre pronta a stigmatizzare e condannare coraggiosamente i tentativi di rinascita di movimenti neofascisti e a prendere posizione nella difesa della verità storica dell’antifascismo quando vengono fatti oggetto di ignobili insinuazioni. Esempi di rigurgiti neofascisti avvengono troppo frequentemente, come pochi mesi fa a Roma con l’assalto della sede della CGIL, oppure come nell’occupazione del Consiglio Regionale nel 2019 da parte di facinorosi di CasaPound che inneggiavano a misure razziste contro i migranti. Vergogna a chi vuole alterare la Storia e infangare nomi di eroi come Giovanni Padoan “Vanni” e a Mario Fantini “Sasso”, azzerando le differenze tra chi guardò dall’altra parte quando venivano perpetrati crimini fascisti, o addirittura ne prese parte, e chi invece ebbe il coraggio di opporvisi. La pietà umana per i morti non deve mai venire meno, ma si deve condannare chi si adattò al nazifascismo divenendone complice, chi non si ribellò. Oggi, paradossalmente, viene data più risonanza ai vergognosi tentativi di chi vuol dimenticare questi crimini, che tra l’altro sono per lo più rimasti impuniti, come quelli che della fucilazione a Tricesimo del gennaio 1945, perché il nostro paese non ha mai avuto una Norimberga che abbia punito i crimini di guerra (di cui oggi tanto si parla relativamente all’Ucraina), o a chi continua a manipolare ignobilmente documenti per diffamare la Resistenza, piuttosto che alla chiarezza degli esiti delle indagini storiche che smontano immancabilmente queste mistificazioni.

Nella Resistenza gli Italiani maturarono quei principi civili e politici che oggi sono espressi mirabilmente nel fondamento giuridico della nostra Repubblica Democratica: la Costituzione Italiana. L’unica legge che agisce dal basso verso l’alto, diversamente dalle altre che agiscono dall’alto verso il basso, imponendo limiti all’autorità!

Cittadine e cittadini per affrontare eticamente le formidabili sfide della contemporaneità dobbiamo ritrovare le grandi utopie resistenziali che ispirarono la nostra Costituzione. I suoi Principi Fondamentali devono essere la nostra stella polare! Purtroppo con preoccupazione noto che non è ancora patrimonio comune la volontà di affermare l’antifascismo come fondamento primo di ogni nostro statuto civile!

Calamandrei chiamò la Costituzione la grande incompiuta non solamente per l’amarezza che non fosse ancora completamente attuata, ma anche in un altro senso più sottile e positivo. La Costituzione è incompiuta perché la Costituzione è una pratica di democrazia che non deve concludersi mai, ma essere rinnovata quotidianamente nell’impegno di tutti. La Costituzione è sempre attuale se viene fatta vivere. I suoi articoli non sono affatto remoti ma toccano i temi più importanti del nostro tempo.

In attuazione degli Articoli 2 e 3 della Costituzione, che assegnano alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, il Parlamento ha finalmente sancito pari diritti agli omosessuali varando la L. 76/2016 che istituisce le unioni civili. Pensate, solo nel 1990 l’OMS ha derubricato definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Sono numerose e toccanti le unioni che ho avuto il privilegio di celebrare, e sono ancora addolorato dalla violenza di alcuni paladini di una legalità ingiusta che mi condannarono quando anni prima della legge trascrissi i primi matrimoni omosessuali. E il fatto che l’omosessualità sia punita in paesi come la Russia e l’Ungheria avrebbe già dovuto essere stata oggetto di sanzioni verso quei paesi molti anni fa. Ma il percorso che conduce alla libertà di orientamento sessuale non è completo nemmeno in Italia, manca ancora l’approvazione di una legge contro l’omo-trans-fobia, come raccomanda l’UE.

Ispirati dall’Articolo 6, riconosciamo ed esercitiamo i diritti linguistici delle minoranze. Ricordiamoci che il Friulano è una delle Lingue della Resistenza.

La nostra Costituzione fu tra le prime nel mondo a tutelare il paesaggio nell’Art. 9, e usò quel lessico di allora anche per ciò che oggi chiamiamo, ambiente. L’8 febbraio 2022 la Camera dei Deputati ha quindi approvato una Proposta di Legge Costituzionale che ne ha arricchito la formulazione aggiungendo: Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. La Camera è intervenuta anche sull’Art. 41 esplicitando che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in danno della salute e dell’ambiente. Dobbiamo combattere il riscaldamento globale, contrastando le logiche alienanti e spregiudicate delle multinazionali dell’energia e del cibo che stanno azzerando la biodiversità, e che oggi stanno vergognosamente strumentalizzando la pandemia e la guerra in Ucraina per maturare utili vergognosi di centinaia di miliardi come Exxon, Mobil, Chevron, BP, Aramco, Gazprom. Ma anche l’italiana ENI, partecipata dallo Stato italiano, non è da meno: si calcola che nel 2021 abbia fatto circa 12,000 euro al minuto di utili.

Dobbiamo esprimere la nostra solidarietà ai giovani dei Fridays for Future, spesso vilipesi da negazionisti moralmente corrotti. Questi giovani sono stati tra i primi a denunciare la tremenda contraddizione che stiamo vivendo: sappiamo che il nostro stile di vita non è sostenibile ma non facciamo nulla per modificarlo profondamente. Come si possono negare i mutamenti climatici qui in Friuli. Basta guardare a nordest il massiccio maestoso del Canin. C’era un ghiacciaio fino a qualche decina di anni fa, oggi semplicemente non esiste più. Da Sindaco di Udine nel 2009 firmai lo European Covenant of Mayors for Energy and Climate Change che prevedeva la riduzione delle emissioni di CO2 da fonti fossili del 20% entro il 2020 Questo obiettivo fu raggiunto già nel 2018, ma oggi, quando l’UE, si è posta l’obiettivo di riduzione del 55% entro il 2030, pochissimi sono i Comuni di questa regione impegnati nel nuovo accordo.

Il terzo capoverso dell’Art. 10 “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica” ci obbliga ad accogliere chi, profugo, fugga dalla miseria che deriva da guerre e dai mutamenti climatici chiedendo protezione umanitaria. Dobbiamo essere orgogliosi che qui in Italia accogliamo dignitosamente i profughi della rotta balcanica e non tutti sono indifferenti all’ecatombe di migranti economici nel Mediterraneo. Non dobbiamo fare differenze tra migranti di serie A e di serie B come avviene altrove nella UE. (Si pensi solo al vergognoso uso che ne ha fatto la Bielorussia e al comportamento della Polonia.) Quotidianamente, mi oppongo alle scelte moralmente inaccettabili dell’attuale Giunta Regionale del FVG che ancora parla di respingimenti, quando questi sono costituzionalmente illegali, e spende soldi pubblici per realizzare reti di fototrappole! Sì, proprio con questo nome agghiacciante si compiacciono di chiamarle.

L’Art. 10 ci impone anche la cura dei minori stranieri non accompagnati sostenendoli nella ricostruzione di un progetto di vita. Le loro famiglie spesso hanno speso tutto il loro patrimonio perché uno dei figli possa realizzare il sogno dell’Europa al prezzo di 15.000 dollari e a rischio della vita! Dobbiamo essere riconoscenti a tutti i cittadini di questa Regione che a fronte di questo imponente fenomeno migratorio internazionale hanno saputo non venire meno alla loro umanità. Vergogna a chi con diabolica leggerezza etica e senza scrupoli continua a speculare su questa tremenda vicenda umana in chiave elettorale.

Nel rispetto dell’Art. 32, nel 2009 abbiamo aiutato alla Quiete di Udine, un padre coraggioso e una figlia ad ottenere il diritto alla giustizia. La richiesta di Eluana e Beppino Englaro, come sentenziò la Corte di Appello di allora non era eutanasia, né accanimento terapeutico, era solo rendere esigibile il diritto sancito dal secondo capoverso dell’Art. 32: il diritto rifiutare le cure nel rispetto della persona umana. Grazie a quella vicenda oggi disponiamo della L.19/2017 sul Consenso informato e Disposizioni Anticipate di Trattamento. Ma dobbiamo completare il percorso legislativo che possa garantire il pieno diritto all’autodeterminazione in casi come quello del DJ Fabo, o di Luca Coscioni, e di tanti altri sofferenti, come la Corte Costituzionale da anni sta chiedendo al Parlamento.

E veniamo infine all’articolo oggi più attuale di fronte agli agghiaccianti eventi in Ucraina: l’Art. 11. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Pur nel disorientamento delle post-verità, delle contro-informazioni, delle fake-news, questo articolo non può che indicare un’unica strada: non rispondere alla barbarie con altra barbarie, ovvero con le armi! Non basta dire come fanno in tanti oggi “non aumentiamo le spese militari” quando tutti, dico proprio tutti coloro che sono stati al governo negli ultimi anni le hanno aumentate. Urliamo invece “RIDUCIAMO LE SPESE MILITARI”! Ascoltiamo Tolstoi, Gandhi, il Dalai Lama che ebbi l’onore di ospitare a Udine, Giovanni XXIII, e Francesco. Pensate, le spese militari in Italia sono già parecchie volte maggiori di quelle per l’Università!

Mi conforta una frase del grande economista Tommaso Padoa-Schioppa pronunciata nella lectio doctoralis per la laurea honoris causa che gli conferimmo all’Università di Udine il 10/3/2006: “Il dialogo non deve mai essere interrotto perché alla lunga nessuno è disposto ad essere irragionevole.” Ricordate ogni ragionamento è un piccolo contributo alla Pace, l’invio di ogni arma, invece, ce la fa allontanare.

Dobbiamo adoperarci a costruire ponti e condannare chi invece costruisce muri. Il nostro simbolo deve essere quel muro a Berlino i cui tratti ancora eretti sono diventati spazi per murales civili, ponti dunque. Come quello che ritrae Giulio Regeni, che la Signora Paola Deffendi, mamma di Giulio, ci mostrò in una foto un toccante 25 gennaio a Fiumicello.

Dobbiamo trovare sempre la forza di scandalizzarci della diplomazia basata su chi ha la bomba più “potente” o il muro più lungo o più alto. Dobbiamo praticare la diplomazia della Ragione.

La strategia fin qui perseguita anche dall’Italia, di inviare armi in Ucraina per risolvere la tremenda controversia sul Donbass, sulla Crimea e sull’ingresso di quel paese nella sfera di influenza della NATO, deve essere rifiutata perché troppo semplicistica, perché disumana. Di fronte all’aggressione russa si deve ricordare quanto Socrate disse a Polo nel dialogo del Gorgia di Platone “Io non preferirei né l’una né l’altra cosa, ma se fosse necessario fare o ricevere ingiustizia, sceglierei piuttosto il ricevere che non il fare ingiustizia.

In nome dei diritti umani e civili sanciti dalla nostra Costituzione non dobbiamo rimanere indifferenti ai fascismi, alle ingiustizie e a tutte le guerre ancora tragicamente presenti nel mondo. I fascismi continuano a risorgere, e alimentano distopie terroristiche e populiste che provocano tante vittime innocenti e trucidano i giovani più coraggiosi e idealisti, come Giulio Regeni, figlio del Friuli, ma cittadino del mondo, selvaggiamente e crudelmente ammazzato dopo terribili torture, colpevole solamente di anelare alla liberazione dei tanti popoli di questo pianeta ancora oppressi da totalitarismi. Ricordiamo qui il partigiano Luciano Rapotez instancabile nel trasmettere ai giovani il messaggio di dignità e libertà della Resistenza. Rapotez morì prima di vedere approvata la L. 110/2017 per la quale si era battuto tutta la vita che introduceva il reato di tortura nella nostra legislazione, lui che l’aveva subìta addirittura da un’Italia liberata, ma ancora grondante di restaurazione. E ricordiamo i quasi 500 morti per tortura nella famigerata caserma Piave di Palmanova ad opera delle milizie naziste e repubblichine come la X Mas.

Ebbi il privilegio di premiare Giulio Regeni una decina di anni fa quale studente modello di quell’istituzione democratica fondamentale che è la Scuola Pubblica italiana, sancita dall’Art. 33 della Costituzione. Giulio maturò proprio in questa Scuola quei valori di libertà e dignità dei popoli. La nostra indignazione di fronte ai depistaggi da parte delle autorità egiziane non deve però assopirsi e dobbiamo continuare a spronare il nostro governo affinché si impegni per ottenere la VERITÀ PER GIULIO REGENI, lo dobbiamo per lui, per la sua famiglia ma anche per tutti i cittadini egiziani! In nome della nostra Costituzione dobbiamo fare di tutto il pianeta la nostra patria.

Dobbiamo rinnovare l’impegno per costruire quella meravigliosa utopia antifascista, che è l’Europa dei popoli, degli Stati Uniti di Europa, concepita al confino fascista di Ventotene da uomini come Spinelli, Rossi e Colorni. Confino al quale fu condannato anche il partigiano Giuseppe Felice “Polo” padre del Presidente Gianni. Vi raccomando di leggere il suo libro di memorie “Un operaio comunista tra Friuli, Francia e Spagna”.  Manifesta una freschezza di ideali, di coraggio e di impegno politico di cui abbiamo molto bisogno. L’Europa nata a Ventotene è quella di un continente unito nelle diversità. Un’Europa quindi, diametralmente opposta a quella nazifascista basata sull’imperialismo razzista, sull’omologazione e lo sterminio dei diversi. Con grande preoccupazione vediamo oggi abbandonare questa utopia, ed emergere forze xenofobe e razziste che alzano muri e tirano fili spinati, e promuovono nuovi nazionalismi, isolazionisti, sovranismi e autonomie differenziate. Il nazionalismo è stato l’intossicazione che ha devastato l’Europa nel secolo breve. Dobbiamo difendere strenuamente l’ideale di Europa nato dall’antifascismo, ma per fare ciò dobbiamo superare le logiche meramente finanziarie che oggi la stanno soffocando!

Cittadine e cittadini antifascisti di Tricesimo dobbiamo essere uniti come seppero esserlo i partigiani e il CLN e scongiurare il riaffiorare di demagogie e populismi nazionalistici che sono l’anticamera del Fascismo. Ma non dobbiamo combattere più solamente il totalitarismo fascista, quello fondato sul mito millenarista del superuomo, il totalitarismo dello Stato che schiaccia l’individuo, che rifiuta il pluralismo e nega la piena realizzazione della personalità. Oggi dobbiamo resistere ad un nuovo ma altrettanto forte e più subdolo totalitarismo, a nuovi fascismi: quello del liberismo individualista ed egoista, nell’idolatria della libera concorrenza della massificazione consumistica che si traduce nell’oligarchia delle multinazionali. Questo totalitarismo, pur essendo di natura apparentemente diversa, invece, proprio come aveva fatto il fascismo, si manifesta azzerando la storia e il senso dei sindacati, indebolendo le tutele dei lavoratori e il ruolo dei partiti. Questo nuovo totalitarismo, è un fascismo alla rovescia, è il totalitarismo del privato, degli interessi personali, che schiacciano e azzerano lo Stato e disprezzano le Istituzioni e la Politica. È il totalitarismo dell’élite autocratica, oligarchica, cleptocrate, che cavalca l’antipolitica, che fa perdere di vista, anzi saccheggia, il bene comune, la cosa pubblica.

A fronte del profondo cambiamento derivante dalla nuova globalizzazione, diversa da quella coloniale ma alimentata da analoghi imperialismi ed alla crisi economica cha ha tolto con la certezza di un lavoro dignitoso anche la dignità di una cittadinanza, dobbiamo essere vigili e pronti a non lasciare mai indietro nessuno.

Anche nel nostro paese stanno crescendo le disuguaglianze, come sta drammaticamente avvenendo nel mondo. Attenti quindi a salutare con entusiasmo tante misure che spesso celano delle ingiustizie e disparità, come il 110 % che dà a chi già ha una casa, come la “benzina agevolata” che dà di più a chi consuma di più. Ancora una volta bisogna riconoscere che il benessere è di tutti oppure non è. Solamente in uno stato veramente equo ciò può avvenire. Ma il senso di questa affermazione non è quello banale: se ci sono più disparità ci sono allora anche tante persone escluse in più. Il senso autentico è più sottile: in uno stato dove ci sono tanti esclusi le stesse persone privilegiate stanno peggio.

E la più grande disparità della nostra epoca è il lavoro sempre più precario e insicuro. Impressionante è il numero di incidenti anche mortali. Non penso proprio che dall’indebolimento del sindacato possano derivare nuove strategie di dignità occupazionale. Credo invece che il lavoro possa rinascere solamente dalla solidarietà e dall’innovazione sostenibile, dall’attenzione alla salute di tutti intesa come benessere fisico, mentale e relazionale. Dobbiamo combattere l’illusione dell’antipolitica che indebolisce le istituzioni attraverso una cittadinanza attiva e responsabile, l’antipolitica ha la stessa matrice fascista che un secolo fa portò all’azzeramento dei partiti.

In conclusione, vorrei infine citare la frase di Calamandrei scolpita sul monumento, alla Resistenza, concepito dall’architetto Gino Valle nel 1969, che rappresenta simbolicamente che qualsiasi giogo, non importa quanto pesante, possa essere sollevato dal popolo facendo appello ai principi cosmici della nostra comune umanità: “Quando io considero questo misterioso e meraviglioso moto di popolo […] che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia […] per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica […] che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio.”

L’oggi sembra privo di certezze, incapace di progettare un futuro schiacciato da un ipertrofico eterno presente. Dobbiamo quindi ritornare agli ideali e alle utopie della Resistenza: quello del dovere alla verità, del rifiuto dell’imbroglio, e della mistificazione, della lotta alle disparità planetaria riaffermando il primato del bene comune, la responsabilità ambientale nei confronti delle future generazioni, perché il progresso o è collettivo, o è di tutti, oppure non è. Questo è il nostro dovere ma è anche la nostra unica speranza!

Cittadini e cittadine di Tricesimo, celebriamo con rinnovata emozione, gioia e orgoglio, la Festa del 25 Aprile quest’anno che segna i 75 anni dall’elaborazione della Costituzione, uniti alle nostre famiglie nell’impegno di far vivere i valori della Resistenza che sono tanto facili da perdere ma sono stati così difficili da riconquistare!

Un grazie ai giovani studenti per il fresco idealismo dei loro contributi!

Viva la pace, che o è per tutti oppure non è.

Viva la Resistenza! Vivano le utopie dei Partigiani!

Viva Repubblica Italiana e la Sua Costituzione, che da queste sono nate!

1 Settembre 2022Permalink

20 agosto 2022 – A proposito dell’aggressione razzista subita dal dr. Andi Nganso

Quello che  vorrei  non dover pubblicare.
Con il tag violenza&non, con la categoria  razzismo  si raggiungono altre pagine del mio blog e non  saranno le ultime.
Insieme alla rinnovata solidarfietà al dott. Andi  Nganso, un pensiero a chi deve subire in silenzio per il potere di chi dirige un sistema dove esiste una ‘gerarchia’  che tutela anche l’infamia  e agita lo spettro del posto di lavoro  che chi subisce non  può mettere in discussione, o per la forza di un’opinione pubblica indifferente e anche beffarda.
Il link che trascrivo  porta a un documento con una interessante analisi ben articolata.
Pone anche il problema importantissimo della dignità del nome, che mai deve essere taciuto sempre che ciò non  porti danno a chi deve tacere ciò che subusce (e penso ancora alla gerarchia interna a sistemi che la prevedono)
20 Agosto 2022Permalink

19 agosto 2022 – Razzismo al Pronto Soccorso

Il comunicato del consigliere regionale  Furio Honsell

“Non solamente dimostra arroganza e ingratitudine verso chi è disponibile a dare un servizio medico indispensabile e immediato, ma è la prova di quanto abbia fatto presa il discorso di #odio che viene cavalcato dai partiti di destra a tutte le elezioni politiche da oltre dieci anni.”

“Che senso ha che l’Assessore Riccardi, nominato da Fedriga, adesso voglia stringere la mano al medico, quando la foto di Fedriga che stringe la mano a Salvini compare da giorni sui furgoni elettorali e sui manifesti appesi ai muri? Ricordiamo – sottolinea Honsell – cosa diceva Salvini nelle dirette Facebook da Gradisca.”

“La Destra ha fatto leva sull’odio per i migranti senza rendersi conto che possono invece essere gli unici che la notte ci aiutino quando abbiamo bisogno. Gli Andi Nganso sono la maggioranza, indispensabile al nostro sistema sociale ed economico. Andi Nganso ha saputo, malgrado le umiliazioni, dare un aiuto generoso e umano e non ha allungato la lista d’attesa o ha detto di rivolgersi al privato, come ormai avviene troppo spesso nella Sanità di Riccardi e Fedriga.”

“Il rischio di vedere vincere il discorso d’odio è però molto serio. È necessario – conclude il Consigliere di Open Sinistra FVG – diffondere un discorso di valori diametralmente opposti per riuscire ad affrontare insieme i problemi del #futuro.       Grazie Andi Nganso.”

 La parola al dott. Andi Nganso 

Andiamo ai fatti: intorno alle 4 di notte entrava al presidio un’ambulanza con  un  paziente sessantenne che riportava presunte lesioni multiple , conseguenti ad una lite avvenuta poco prima in centro Città.
Dopo aver ricevuto le consegne dall’infermiera che lo aveva soccorso e che già  lamentava lesioni  verbali misogine  nei suoi confronti, ho provato ad entrare in comunicazione con il paziente , e da lì una valanga verbale di ogni tipo è iniziata.

Considerata la gravità di questa violenza ho ritenuto opportuno chiamare da subito le forze dell’ordine che sono intervenute in tempi brevi.

Il mio aggressore ha spesso citato il Presidente Zaia, suggerendo che il Presidente della sua regione, il Veneto, mi avrebbe “eliminato “: rimozione forzosa del corpo  di  una persona, e di una umanità (la mia) definita più volte sporca e schifosa.  Le istituzioni non possono permettere che il loro linguaggio possa rassicurare la violenza del pensiero razzista e fascista.

IL razzismo è nell’aria. Lo respiriamo quotidianamente in ogni luogo della nostra società.
La rappresentazione mediatica, le strumentalizzazioni politiche, le narrazioni tossiche in ambito educativo e la mancanza di una sincera discussione sugli effetti del passato increscioso coloniale di questo Paese sono tutti gli ingredienti che contribuiscono a  mantenere questo status quo di dolore per le persone nere e razzializzate in Italia.

Le aggressioni verbali e fisiche  nei confronti di soggetti neri in questo Paese stanno aumentando e, per tutti noi ormai, il timore di essere il prossimo Alika, brutalmente soffocato in  piena luce, è sempre più reale.

 

 

19 Agosto 2022Permalink

27 gennaio 2022 – Il ricordo di una mamma a Majdenek

Trovo e trascrivo il racconto di Lidia Maksymowicz, deportata a tre anni con la sua mamma.
Così ha narrato alla trasmissione Che tempo che fa:

Avevo 3 anni, arrivammo ad Auschwitz in un carro bestiame, il fatto di essere stata separata da mia madre è stato molto doloroso. I bambini venivano messi in una baracca e venivano usati da Mengele per i suoi esperimenti. Noi bambini cercavamo di scappare in un nascondiglio in basso per non essere visti da lui.
Mia madre veniva strisciando alla mia baracca per portarmi da mangiare e farmi ricordare il mio nome. Non ricordavo più il suo viso, ma solo le sua mani che mi portavano da mangiare Tra i bambini non c’era solidarietà ma solo una lotta per la sopravvivenza

».

Dei bambini nei campi di sterminio mi sono occupata tante volte ma oggi – giorno della memoria – voglio riportare un post scritto nel mio blog il 1r4 dicembre 2018 nel ricordo della mia visita a Majdanek, uno dei luoghi della Shoah

«Majdanek è una località situata a circa quattro chilometri ad est di Lublino in Polonia.
Sarebbe restrittivo definirlo un museo, è un campo di concentramento praticamente rimasto com’era dai tempi del nazismo. I pannelli esplicativi e gli oggetti esibiti all’interno delle baracche sono più che sufficienti per rivivere l’orrore di questo campo. Sono visibili anche i forni crematori, nonché le camere a gas in cui veniva usato il famigerato Zyclon B.
In quel campo, che visitai qualche anno fa, vidi ordinati in una bacheca i bambolotti di ‘celluloide’ (ai miei tempo si chiamava così) li conoscevo bene perché ci giocavo anch’io come i miei piccoli coetanei cui furono sottratti prima che fossero gasati e bruciati, ceneri nel vento.
Per far memoria della malvagità idiota quei bambolotti furono trattati come bottino di guerra e conservati tanto da poter essere esibiti anche oggi all’orrore di chi pensa a quali abissi di disvalore aggiunto possa arrivare la crudeltà, specialmente se organizzata».

Quei bambolotti per quei bambini rappresentavano una relazione , forse confortante , comunque l’ultimo briciolo di umanità consentito a quei piccoli esseri umani distinti per ‘razza’ (e sappiamo bene che in quei campi razza era anche l’essere ‘rom o sinti’ la cui strage ha un nome proprio da non dimenticare: Porrajmos) .
Altro da distruggere erano anche i disabili, gli omosessuali, gli avversari politici.
La memoria però non può consentirci un rifiuto nel passato, a puntello dell’indifferenza che ci consente di vivere l’oggi in una confortante rinnovata innocenza.
Si comincia dalle piccole cose, così piccole che si possono rendere banali, invisibili.
Tolleriamo senza scrupoli né consapevolezze adeguate la legge che dal 2009 impone ai migranti non comunitari la presentazione dei permesso di soggiorno per registrare la nascita di un figlio in Italia. La paura di esporsi irregolari di fronte a un ufficiale di stato civile può indurli a nascondere il loro nato negandogli, in una speranza di sicurezza, il certificato di nascita e anche la relazione primaria della genitorialità che, se non è documentata, non è.
Così quei piccoli diventano fantasmi senza nome e senza identità

La mamma di Lidia Maksymowicz che strisciava per portare un tozzo di pane alla sua bambina sfidava la violenza nazista per vincolare la sua piccola alla memoria del suo nome.
Pensiamoci se l’indifferenza non ci induce ad oscurare anche quella tragica, grande donna.

27 Gennaio 2022Permalink

1 luglio 2021 – Ho un sogno 264

CIUFFETTO  e IO
Dopo anni di diffuso silenzio sul problema dei bambini invisibili qualche cosa si sblocca.
Nell’era precovid  uno spettacolo teatrale aveva dato una scossa alla scelta del silenzio socio/politico
ma poi il covid sembrava aver  fermato tutto.
Diarie altro continuava però a vigilare
Segnalo in particolare il post del 20 marzo dello scorso anno, in cui si intrufola CIUFFETTO, la creatura nata dalla fantasia di Giuseppina Trifiletti che è diventato il simbolo dei bambini fantasma.
In quel periodo si è consolidato il rapporto con  i creatori del sito Equal  Uniud e, con l’uscita del n 264 di Ho Un Sogno (che da anni segue il problema con costanza, avendo a monte seria documentazione), qualcosa di significativo comincia ad aprirsi e a rompere il muro del silenzio.
Ricopio  di seguito  gli articoli più pertinenti nel n. 264 del prezioso foglietto che  si trova  alla libreria CLUF  di via Gemona 22

FINALMENTE LA PROPOSTA DI LEGGE

Chi non c’è non si vede
e chi non si vede non c’è.

La prima legge organica in materia di migrazioni,  la cd Turco Napolitano,  istituendo il permesso di soggiorno aveva indicato  anche i casi in cui dovesse e in cui non  dovesse essere esibito e fra questi spiccava l’accesso agli atti di stato civile. Purtroppo questo indirizzo  venne rovesciato dalla legge 94/2009,  che ne impose comunque la presentazione, creando le occasioni  perché venisse svelata  nei fatti  l’irregolarità di chi di permesso di soggiorno fosse privo.
Uno di questi casi  –  forse il più significativo per chi si soffermi a considerarne le conseguenze –  è la richiesta della registrazione della nascita di un figlio in Italia. La legge 94 infatti trasformò il luogo in cui si afferma per ogni nato il diritto ad avere dei diritti  in una trappola per il genitore irregolare.
Lo segnalano gli annuali rapporti di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.  Richiesta reiteratamente  la modifica della legge 94/2009 precisano che invece  “continua a essere in vigore, rischiando di indurre in errore genitori in posizione irregolare,  portandoli così a non provvedere alla registrazione alla nascita dei figli, per paura di essere identificati” malgrado le reiterate richieste di modifica.
E’ ben vero che contestualmente alla legge venne  emanata la circolare n.19/2009 che afferma – almeno per il caso di registrazione di nascita – non  doversi presentare il permesso di soggiorno ma la circolare (comunque strumento di rango inferiore alla legge) ha ormai undici anni,  è poco nota, sembra che neppure le associazioni che si occupano di cittadini stranieri irregolarmente presenti abbiano l’accortezza di informarne gli interessati.
Non possiamo quindi che accogliere con favore la presentazione di una  proposta di legge (AC3048 – prima firmataria on. Debora Serracchiani) – che, se approvata, rimedierebbe alla attuale confusa situazione inserendo gli atti di stato civile  tra quelli  per cui non devono essere esibiti i documenti di soggiorno.
Al termine ‘naturale’ della XVIII legislatura mancano due anni: se il parlamento vuole, la legge (che non comporta onere alcuno di spesa) può essere approvata .
Non c’è che da sperare in una decisione politica coerente e in una espressione forte di un’opinione pubblica non inquinata da pur diffusi pregiudizi.                                  ADP

DIGNITA’

Ho un sogno si occupa c on continuità del tema dei diritti delle persone, per esempio denunciando nel corso  di questi ultimi anni la norma che dal 2009 nega ai figli dei migranti irregolari il certificato di nascita e riguardo alla quale segnaliamo qui sopra l’avvio di un iter parlamentare che potrebbe portare al suo superamento, assicurando  una identità riconosciuta a ogni nato in Italia.
Da questo numero  iniziamo ad ospitare un approfondimento del tema dei diritti partendo da un’ottica diversa, quella della dignità.
Lo stimolo viene dalla pubblicazione di una raccolta di saggi, Lessico della dignità, a cura di Marina Brollo, Francesco Bilotta, Anna Zilli, pubblicata per i tipi di Forum Editrice Universitaria Udinese, che declina secondo diverse prospettive il concetto di ‘dignità’.
Ne affidiamo la presentazione a Francesco Bilotta, uno dei curatori del volume .

RIVOLUZIONE DELLA DIGNITÀ

La dignità è il valore di cui ogni persona è portatrice. È questa la conclusione cui si può giungere attraverso le riflessioni di intellettuali e filosofi moderni e contemporanei. Nel secondo dopoguerra, la parola dignità è entrata esplicitamente in molte convenzioni internazionali e in molte costituzioni, tanto da indurre Stefano Rodotà a coniare l’espressione “rivoluzione della dignità”. Si è trattato di una reazione agli orrori a cui l’umanità è stata esposta nel corso del secondo conflitto mondiale: la sistematica cancellazione fisica di bambini, donne e uomini nei campi di sterminio ha dimostrato che i precetti religiosi, la riflessione filosofica e perfino la persuasione morale erano stati presidi insufficienti. Ma che vuol dire tutelare la dignità delle persone?

Secondo il pensiero kantiano, la tutela della dignità umana coincide con la tutela dell’umanità dell’uomo. La violazione della dignità, in tal senso, coincide con la cancellazione radicale dell’esistenza umana, con l’abbrutimento violento e crudele, con la deumanizzazione assoluta della vittima. Tuttavia, la tutela dignità può non coincidere con la tutela “dell’idea” di essere umano, perché occorre considerare la persona nella sua quotidianità, nelle sue libere aspirazioni, sulla linea tracciata dalla Costituzione italiana, prima e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, poi. Dobbiamo distinguere, dunque, la dignità “umana”, che si riferisce alla persona in quanto appartenente alla specie umana dalla dignità “personale o individuale”, che mette in luce la dimensione relazione dell’essere umano e, infine, dalla dignità “sociale”, che rinvia all’appartenenza di classe, ai bisogni concreti, materiali di ciascuno. Il concetto di dignità ci consente di affrontare questioni come il rifiuto delle cure di fronte a una diagnosi di malattia terminale, la richiesta dell’accesso al matrimonio da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso, l’impegno dello Stato nella lotta contro la povertà e contro le discriminazioni.
O ancora, rende più comprensibile la  condizione dei c.d. ‘bambini fantasma’, ossia quei bambini nati in Italia da genitori che, non essendo in possesso del permesso di soggiorno, non si recano presso gli uffici anagrafici a denunciarne la nascita per il timore di ritorsioni nei propri confronti. La mancata denuncia della loro nascita determina una condizione di invisibilità sociale e giuridica che ci rende impossibile riconoscerli come persone portatrici di valore. Il concetto di dignità, dunque, assume un rilievo concreto per la nostra quotidianità, che è impossibile disconoscere e altrettanto impossibile affidare solo alle cure dei giuristi.

Francesco Bilotta – docente di diritto privato, Università di Udine

 A completamento del testo ‘dignità’ notizie sul portale Equal Uniud

Nel 2018, l’Ateneo di Udine ha investito nell’innovazione didattica promuovendo “un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento” per tutte e tutti (ONU, Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, obiettivo n. 4). EQUAL è uno dei risultati di quegli investimenti.
L’idea di costruire un portale internet è nata a margine di alcuni progetti sviluppati sia nell’ambito del Tavolo per l’innovazione didattica (TID), sia nell’ambito del Piano Strategico di Dipartimento (PSD) del Dipartimento di scienze giuridiche (DiSG) dell’Università degli studi di Udine.
Ideare EQUAL è stata la naturale evoluzione di un percorso di ricerca interdisciplinare che condividiamo da tempo, il cui focus principale è il diritto antidiscriminatorio. Proprio l’approccio interdisciplinare ha reso possibile il coinvolgimento di un gruppo di ricerca più largo e composito, da qualche anno attivo presso il DiSG di Udine, denominato Laboratorio lavoro, guidato da Marina Brollo.

Il portale ha due principali finalità:

  •  far circolare notizie, documenti, ricerche, anche non strettamente giuridiche, sulla lotta alle discriminazioni;
  • sollecitare i nostri studenti, in particolar modo quelli che animano la Clinica legale di diritto antidiscriminatorio, a produrre ricerche e scritti sul diritto antidiscriminatorio.

21 aprile 2021

Da qualche giorno la Forum editrice ha pubblicato il volume dal titolo Lessico della dignità, curato da Marina Brollo, Anna Zilli e Francesco Bilotta. Si tratta del frutto di una ricerca interdisciplinare, che ha coinvolto prima di tutto studiose e studiosi del Dipartimento di Scienze giuridiche di Udine, si è poi aperto ad altri Dipartimenti dell’Ateneo friulano e, infine, ha coinvolto ricercatrici e ricercatori che lavorano in Italia e all’estero.

Il Progetto di ricerca da cui nasce il libro si intitola “La dignità umana: colloqui attraverso i millenni” e si iscrive nell’ambito del Piano di ricerca del Dipartimento di scienze giuridiche di Udine, che l’Ateneo di Udine ha finanziato nel 2017.

Le Autrici e gli Autori hanno scelto un tema, utilizzandolo come lente per esaminare il concetto di dignità. In tal modo, è stato possibile restituire la pluralità degli approcci (anche disciplinari) riversati nel volume.

Il volume è gratuitamente scaricabile dal sito della casa editrice.

 DESCRIZIONE

Chi voglia ragionare attorno al concetto di dignità si trova immediatamente a fare i conti con una pluralità di categorizzazioni. In alcune letture la dignità è considerata un principio, in altre un valore, in altre ancora un diritto soggettivo. Per i non giuristi tutto ciò è poco significativo, però va subito chiarito che ogni opzione tra quelle ricordate ha un risvolto concreto nella quotidianità. L’approccio realistico allo studio del diritto, adottato in questa ricerca interdisciplinare, implica la necessità di farsi carico dell’impatto sociale effettivo delle proprie scelte teoriche. La pubblicazione, attraverso la forma del lemmario, mette in mostra le parole che danno senso e pienezza al concetto di dignità, dimostrando che le questioni oggetto di studio non sono appannaggio dei soli cultori del diritto. Optando per un uso della parola non specialistico, il Lessico si fa linguaggio comune e strumento di reciproca comprensione e vicinanza, invece che raffinato mezzo di distanziamento e controllo delle dinamiche sociali. Il Lessico ricorda a tutti che, se il diritto è il meccanismo attraverso il quale organizziamo la società, la dignità è il motore di tale congegno.

 https://forumeditrice.it/percorsi/storia-e-societa/tracce-itinerari-di-ricerca/lessico-della-dignita

 

 

1 Luglio 2021Permalink

9 maggio 2021 – Dal 25 aprile al 9 maggio- Un viaggio nel tempo , difficile ma non impossibile

Anniversario della Liberazione            domenica, 25 Aprile

Il 25 aprile è sempre stata una festa bella .
Al momento ufficiale di piazza libertà seguiva il  trasferimento a piazza 26 luglio.
Al centro il monumento che,  quando lo si pratichi all’interno,  svela uno spazio simbolico prezioso, dominato da una scritta di Piero Calamandrei che ricopio

« Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio. Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.»

Il monumento fu inaugurato nel 1969,  dopo non poche discussioni.
Calamandrei era scomparso nel 1956  quindi nessuna malizia nell’accettare il neutro universale dell’espressione uomini (il politicamente corretto è importante ma va praticato con una capacità di storicizzazione e senza fanatismi).
Voglio piuttosto soffermarmi sul « vivere da uomini», sottolineando il significato di una lotta di liberazione cui si deve  il tempo opportuno  per scrivere la Costituzione della Repubblica, un testo che si  proietta al futuro,  cui appartiene anche il nostro presente.
Quindi siamo eredi e nel contempo ‘signori’ di quel testo che sta a noi vivere e trasmettere.

Se non c’è figlio non c’è mamma
e se non c’è mamma non c’è bambino

In quel testo c’è un articolo, l’articolo 3,  che indica principi fondamentali, che nascono dalla dignità consapevole che ogni essere umano può scoprire nel fondo di sé, quei principi che la scritta di Piero Calamandrei ricorda nella sintesi straordinaria dello scritto: « l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.»

Ma oggi non mi basta la sintesi e ricopio l’intero articolo con rimandi ad altri della Costituzione  e soprattutto nell’angoscia che mi prende pensando ai tradimenti che  si propongono  in una fase oscura della nostra  vita che mi sento di definire tale ,  al di là di ogni melensaggine psicologica e fanatismo di coscienze  militarizzate.

Art. 3

« Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. »

Tradimenti .. appunto al plurale ma qui mi soffermo su un tradimento che si connette alla beffarda giornata della festa della mamma (incentivo al mercato … se mamma c’è).

Sappiamo (o fingiamo di non sapere,  scelta diffusa di una indifferenza praticata e furbescamente non proclamata)  che  dal 2009 la legge 94 (art. 1 comma 22 lettera G),  obbligando i migranti non comunitari a denunciare la nascita di un figlio in Italia presentando il permesso di soggiorno,  li espone al rischio che propongo con le parole  dell’11° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.
 « Inoltre, sempre in riferimento alla Legge 94/2009, che ha introdotto il reato d’ingresso e soggiorno irregolare e successivo obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio, è emerso il rischio di mancata registrazione alla nascita per i minorenni nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Nonostante la Circolare esplicativa n. 19/2009 del Ministero dell’Interno, nonché la successiva Legge 67/2014 che ha depenalizzato il reato autorizzando il Governo a convertire la fattispecie in una sanzione   <…> la Legge 94/2009 continua a essere in vigore, rischiando di indurre in errore genitori in posizione irregolare, portandoli così a non provvedere alla registrazione alla nascita dei figli, per paura di essere identificati. »
(20 novembre 2020. Cap. 3.1  – diritto di registrazione e cittadinanza
Per opportuna verifica ecco il link in http://gruppocrc.net/documento/11-rapporto-crc/)

Non c’è verso di trasformare questa segnalazione in una trasparente e pubblica richiesta di modifica della legge che  abbia una forte visibilità e un pubblico riscontro, richiesta ovviamente  da proporsi  in forma associata riconosciuta  autorevole e non solo da singole persone che possono esser ignorate se non beffate.

Io so che nella piazza del 25 aprile 2021 ancora una  volta c’erano le condizioni perché si aggirassero i fantasmi di neonati umiliati a spie di chi, non potendo provvedere alla garanzia della loro esistenza giuridicamente fondata, non può dirsi genitore.

E io dovrei sentirmi a mio agio in una piazza inaccessibile a chi  come me è madre  ma in piazza non può dichiararsi tale perché una legge ha deciso che suo figlio non ha da essere?
Essere madri è un diritto – uguale per tutte – non un  privilegio

La crepa aperta nel nostro sistema da una norma infame se non  viene cancellata  ne aprirà altre:
è una deriva che  l’Europa ha già conosciuto in quelli che ritenevamo essere i suoi anni peggiori e, favoleggiavamo,  chiusi.
Possiamo ancora permetterci di considerarli i peggiori (per ora), sapendo però che non sono chiusi.

Per chi volesse sapere qualche cosa di più sul monumento alla Resistenza di Udine.

http://eliovarutti.blogspot.com/2016/06/marconi-spiega-il-monumento-alla.html

9 Maggio 2021Permalink

30 dicembre 2020 – In Italia, carceri per piccoli fantasmi

Oggi  – per cominciare con l’espressione di dignità di cui sono stati capaci tre senatori – propongo  il testo  dell’interrogazione  c he la senatrice Segre ha presentato il 17 scorso insieme ai colleghi  De Petris (gruppo Misto  – LEU) e Marilotti (Gruppo per le autonomie).

Atto n. 3-02185 (con carattere d’urgenza)
Pubblicato il 17 dicembre 2020, nella seduta n. 284

SEGRE , DE PETRIS , MARILOTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. –

Premesso che:

a breve avrà inizio la campagna di vaccinazione di massa per arginare la drammatica pandemia in corso e tutelare il maggior numero possibile di cittadini e cittadine;

la campagna di somministrazione del vaccino è stata opportunamente organizzata secondo alcune riconosciute priorità: dal personale medico e infermieristico, alle persone di età superiore a sessant’anni, ai malati cronici e affetti da più patologie, ad insegnanti e forze di polizia e comunque a quanti vivano o lavorano in condizioni in cui è impossibile assicurare il distanziamento sociale;

appare, altresì, necessario comprendere anche le persone affette da fragilità o comunque in condizioni tali da comportare un’elevata complessità assistenziale, nonché beneficiarie dell’amministrazione di sostegno ai sensi della legge 9 gennaio 2004, n. 6;

considerato che:

nelle circa 200 carceri italiane vivono e lavorano oltre 100.000 persone, oltre a detenuti e detenute, anche operatori di Polizia penitenziaria, personale socio-sanitario, amministrativo e di direzione;

dai dati forniti dal Ministero della giustizia e ripresi dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e dall’Osservatorio Carcere dell’Unione camere penali italiane, risultavano a metà dicembre 2020, 1.023 persone contagiate, per lo più asintomatiche, di cui solo 31 ospedalizzate. Mentre fra il personale amministrativo e gli agenti di Polizia penitenziaria risultano rispettivamente 810 e 72 contagiati;

appare drammaticamente evidente come il carcere, nonostante le misure predisposte per il contenimento, sia uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di contagio e diffusione, anche all’esterno, del contagio stesso;

considerato infine che al momento, in ambito carcerario risulta prevista la prioritaria vaccinazione anti COVID soltanto del personale di Polizia penitenziaria, in quanto personale delle forze dell’ordine, previsione che per altro non tiene adeguato conto del fatto che lo Stato ha un preciso obbligo di garanzia nei confronti delle persone che sono affidate alla sua custodia durante tutto il periodo della detenzione negli istituti di pena,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo non ritengano urgente la predisposizione di un piano vaccinale per detenuti e personale che lavora nelle carceri;

se non si ritenga altresì che, proprio per i rischi congeniti, l’insieme delle persone che vivono e lavorano nelle carceri debba essere inserito sin dall’inizio fra le categorie sottoposte con priorità alla campagna di vaccinazione.

Dai ricordi della senatrice Segre  al carcere per piccoli fantasmi

Ho cercato e trovato il testo dell’interrogazione dopo che questa mattina ne ho letto notizia su La Repubblica (link 1 in calce) dove  si può leggere una considerazione della senatrice Segre  a proposito dell’unica espressione di solidarietà che conobbe , quando uscì dal carcere di san Vittore per essere deportata,   e che le fu offerta dai carcerati.

E a questo punto mi permetto di segnalare  la solidarietà che può esprimersi – e si esprime per alcuni anche in buone pratiche – nella cura, nell’attenzione, nel richiamo ai diritti violati sul corpo visibile di adulti – o dei loro figli – ma è negata ai diritti di chi nasce in Italia, figlio di migranti irregolari.
Lo scrivo da più di dieci anni  inutilmente ma ora lo segnalo rifacendomi alla fonte che chiunque può consultare : “Undicesimo rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia” (link 2 in calce – la nota che ricopio a pag. 50) dove nel cap. 3.1 si legge:
“sempre in riferimento alla Legge 94/2009, che ha introdotto il reato d’ingresso e soggiorno irregolare e successivo obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio, è emerso il rischio di mancata registrazione alla nascita per i minorenni nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Nonostante la Circolare esplicativa n. 19/2009 del Ministero dell’Interno […] amministrativa, la Legge 94/2009 continua a essere in vigore, rischiando di indurre in errore genitori in posizione irregolare, portandoli così a non provvedere alla registrazione alla nascita dei figli, per paura di essere identificati”.

Ho sempre ritenuto indegna questa norma  che nega  un diritto fondamentale (e perciò universale) di chi nasce (anche)  in Italia e riduce scientemente i loro genitori alla paura, replicando consapevolmente un atteggiamento di molti italiani quando  la tessera del fascio si chiamava – ed era –  la “tessera del pane”.
E’  il valore aggiunto  della paura di madri e padri impediti a dire che il loro nato è il loro figlio.
A tanto silenzio si è associata la Conferenza Episcopale Italiana, riconosciuta autorevole  credo anche per opportunismo, che nelle conclusioni del Sinodo sulla famiglia del 2015 elencò  tutte le criticità possibili da porre all’attenzione del papa, escludendo con cura il riferimento ai nati in Italia cui una norma scellerata nega la famiglia (Link 3 – si veda il paragrafo n.26).
I piccoli nascosti vivono certamente come in un carcere, troppo piccoli per esserne consapevoli.
Chi li  vuole confinati a non  esistere sa che oggi significa anche non rientrare  fra coloro che possono essere vaccinati: i fantasmi non hanno muscoli in cui sia possibile infilare un ago.

Link 1

https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/12/17/news/liliana_segre_vaccino_covid_carcerati_interrogazione_milano-278793721/

Link 2

XIrapportoCRC2020_compressed.pdf

Link 3

Synod15 – Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015) (vatican.va)

 

30 Dicembre 2020Permalink