26 giugno 2022_NON ESISTONO MINORI DI SERIE B

Come faccio regolarmente riporto un mio scritto,  regolarmente firmato e pubblicato sul periodico Ho  un Sogno che esce  a Udine a cura dell’Associazione Proiezione Peters  Odv,  e  si propone come Strumento di informazione sulle risorse umane e sulle attività presenti in Friuli nel campo della pace e della cooperazione internazionale .  E’ arrivato al n. 268, n. 2 dell’anno XXXI.
Può essere richiesto a
asspp@iol.it e si trova in forma cartacea alla libreria Cluf in via Gemona 22 (Udine)

Oggi l’Alta Amministrazione dello  Stato è coinvolta in attività di accoglienza di minori non accompagnati  a partire dalla nomina della  Prefetto  Francesca Ferrandino a “Commissario delegato per il coordinamento delle misure e delle procedure finalizzate alle attività di assistenza nei confronti dei minori non accompagnati provenienti dall’Ucraina a seguito del conflitto in atto”.
Tale nomina non  si riferisce solo ai minori non accompagnati ucraini, ma fa capo al Piano ampio e articolato firmato dalla stessa Ferrandino, dove non  sono considerati segni distintivi tali da consentire una gerarchia che distingua, in una immaginaria lista d’attesa, i soggetti minori da accogliere.

Infatti il Piano muove dalla definizione di minore straniero non  accompagnato (come da art. 2 legge n.47/2017) “il minorenne non avente cittadinanza italiana o della Unione Europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana , privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alla leggi vigenti nell’ordinamento italiano”.

Non resta ora che ricordare l’indifferenza del parlamento che dal 2009 impone ai migranti non comunitari la presentazione del permesso di soggiorno anche quando richiedano la registrazione di un loro nato in Italia. Il rischio di manifestarsi irregolari di fronte a un ufficiale di stato civile può indurli a non registrarne la nascita,  sottraendo il loro nuovo nato  oltre che all’esistenza giuridica anche alla protezione genitoriale ed esponendolo quindi a tutti i rischi che si vogliono evitare si minori in arrivo. A questi piccoli manca la caratteristica dell’essere in fuga e ciò li rende invisibili nel quadro degli interventi di protezione che possono passare solo attraverso una proposta di legge la cui necessità sembra estranea, come si è detto, all’iniziativa parlamentare , pur nelle variegate maggioranze che si sono proposte dal 2009 ad oggi. Appare infatti molto grave che l’Italia non  abbia ancora raggiunto sul piano legislativo il target 16.9 dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo Sostenibile dell’ONU, ovvero “Entro il 2030, fornire l’identità giuridica per tutti, compresa la  registrazione delle nascite”.

Un ultimo tentativo, che vorremmo efficace, si deve alla proposta di legge regionale n.16 presentata in Regione che, se approvata, impegnerebbe il parlamento a una discussione. Da quanto abbiamo visto finora, seguendo il dibattito in commissione, alla già espressa negazione della giunta regionale sembra unirsi il silenzio dei partiti di opposizione: scarsa sensibilità o diffusa disattenzione? Speriamo di essere smentiti quando conosceremo l’esito finale della votazione.

26 Giugno 2022Permalink

27 marzo 2022 – Utopie, impegni e speranze anche in Friuli

   Una voce dall’Università di Udine

Negli ultimi quattro mesi il piccolo periodico Ho un  sogno,  strumento d’informazione sulle  risorse e sulle attività presenti in Friuli  nel campo della pace e della cooperazione intenzionale, ha pubblicato  interventi di Francesco Bilotta  (Docente di diritto privato, Università di Udine)  in una rubrica  creata ad hoc:  Lessico della dignità  .
Ecco l’ultimo intervento:

UGUAGLIANZA                                                       HUS  267 –  marzo 2022

I principi sono regole indeterminate nel loro contenuto. Solitamente essi fissano un obiettivo da raggiungere, mentre non ci indicano precisamente né a chi sono rivolti né quali siano i contesti specifici in cui vadano applicati.
Prendiamo l’esempio del principio di uguaglianza.  Se leggiamo l’art. 3 della Costituzione, al primo comma  troviamo l’affermazione che tutti hanno pari dignità  sociale e sono eguali davanti alla legge senza che possa assumere rilevanza una certa condizione personale e sociale.
Il comando implicito è che qualsiasi relazione  giuridicamente rilevante dovrà essere improntata al rispetto della pari dignità sociale e dell’uguaglianza dei protagonisti della relazione stessa.
Non ci viene detto come si possa ottenere questo risultato, né cosa voglia dire in concreto, né  se ci siano precisi destinatari di questo comando, né quali siano le conseguenze della sua  mancata osservanza.   Non sappiamo praticamente niente.
Sappiamo solo che la pari dignità sociale e l’uguaglianza “devono” improntare tutte le nostre relazioni giuridiche  e ovviamente informare l’azione delle istituzioni che sovraintendono l’organizzazione della nostra società.  Si tratta di una regola trasversale – di un principio – che permea tutto il nostro sistema giuridico tanto in ambito privato, tanto in ambito pubblico.
Vista la sua indeterminatezza, sarebbe facile giustificare  la mancata osservanza di un principio semplicemente adducendo l’impossibilità di percepire in cosa consista il comportamento doveroso. A chi ci chiedesse conto delle nostre azioni contrastanti con il  principio di uguaglianza, potremmo eccepire di non sapere che ci riguardasse, o ancora di non essere riusciti a capire  cosa fare in concreto dal momento che né la Costituzione né il legislatore  si sono espressi con precisione. Tuttavia, è facile constatare dalla lettura del testo costituzionale che è nostro preciso dovere mettere in atto tutto quanto è nelle nostre possibilità per realizzare l’obiettivo, anche qualora sia necessario letteralmente “inventare” modalità relazionali mai sperimentate prima.
Soprattutto al secondo comma dell’art. 3 della Costituzione, ove viene imposto a chiunque svolga una funzione organizzatrice del nostro stare insieme  il  dovere di rimuovere gli ostacoli che impediscano la piena partecipazione delle persone alla vita politica, economica e sociale del Paese, è chiaramente delineato un progetto sociale inclusivo e di sovversione dello «Stato monoclasse», per usare le parole di M.S. Giannini, uno dei due autori del testo insieme a Lelio Basso.
Il progetto è chiaro, ma da  solo non si potrà realizzare mai. Il dovere di trasformarlo  in realtà grava su ognuno/a di noi.                                                                                                                                                            Francesco Bilotta

Per leggere anche  la  voce  solidarietà,  il post pubblicato  lo scorso dicembre , come   copiato nel mio blog, andare a

https://diariealtro.it/?p=7798

26 dicembre 2021 – Per una riscrittura dell’art. 3 della Costituzione: non tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (diariealtro.it)

27 Marzo 2022Permalink