9 agosto 2022 – Preservativi sessuali e preservazioni ecclesiali. da Adista

Adista News – “Preservativi sessuali e preservazioni ecclesiali”: Il teologo Grillo sul divieto della “pillola”

Preservativi sessuali e preservazioni ecclesiali”:
Il teologo Grillo sul divieto della “pillola”                                                 
Redazione 07/08/2022, 08:43

«Una singolare analogia permette di scoprire come, attorno alla questione degli anticoncezionali, la dottrina cattolica del matrimonio e della sessualità abbia subìto una trasformazione e una polarizzazione del tutto in contrasto con quasi due millenni di storia. Potremmo dire che, di fronte alle nuove sfide che il XIX e XX secolo proponevano alla Chiesa, la Chiesa abbia reagito accettando una polarizzazione e una semplificazione della dottrina matrimoniale e sessuale che ha quasi sfigurato la sua tradizione». Così apre la riflessione del teologo Andrea Grillo (“Preservativi sessuali e preservazioni ecclesiali. La questione sistematica”) su un argomento ecclesiale di grande attualità: il tentativo della teologia accademica (e forse della gerarchia di cui questa è espressione) di superare il niet dell’enciclica Humanae vitae di Paolo VI all’uso di contraccettivi non naturali. Basta ricordare il seminario interdisciplinare promosso dalla Pontificia Accademia della Vita circa un anno fa, i cui atti sono raccolti nel libro Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche (Libreria Editrice Vaticana) e l’articolo su Civiltà Cattolica, a firma del gesuita Jorge José Ferrer (v. Adista Notizie n. 26/22), nonché il richiamo alla posizione aperturista di quel Albino Luciani che poi diventò papa Giovanni Paolo I in un articolo di Vatican News del 21 giugno scorso.

Nella discussione attuale sulla contraccezione non è in gioco un mutamento della dottrina, ma una migliore fedeltà alla relazione complessa che nel generare stringe in un solo nodo l’azione di Dio e l’azione dell’uomo. Rispettare il nodo, anziché tagliarlo o scioglierlo, è il compito di questa fase della migliore teologia sistematica cattolica». Questa la conclusione di Grillo. Per le argomentazioni e le analisi che lo portano fino a qui, l’integrale è al seguente link.

PRESERVATIVI SESSUALI E PRESERVAZIONI ECCLESIALI
La questione sistematica di Andrea Grillo
Pubblicato il 7 agosto 2022 nel blog: Come se non

Una singolare analogia permette di scoprire come, attorno alla questione degli anticoncezionali, la dottrina cattolica del matrimonio e della sessualità abbia subìto una trasformazione e una polarizzazione del tutto in contrasto con quasi due millenni di storia. Potremmo dire che, di fronte alle nuove sfide che il XIX e XX secolo proponevano alla Chiesa, la Chiesa abbia reagito accettando una polarizzazione e una semplificazione della dottrina matrimoniale e sessuale che ha quasi sfigurato la sua tradizione. In particolare, le parole d’ordine che hanno guidato la reazione, prima alla fine dell’Ottocento e poi nella prima metà del Novecento, hanno introdotto un modo di guardare alla realtà che ha creato una assoluta distanza tra Dio e uomo. In realtà questa lettura è stata guidata da un’urgenza che non è teologica ma politico-ecclesiastica, ossia dal bisogno di una difesa ad oltranza dell’autorità ecclesiastica su matrimonio e sessualità. In questo modo una teologia schiettamente ecclesiastica, e quindi preoccupata di operare sul piano della autorevolezza e del potere, ha largamente dimenticato la ricchezza di pensiero con cui la tradizione ha pensato questi temi.

Origine remota (Tametsi 1563)
Ciò che accade tra Ottocento e Novecento trova la sua premessa nella grande svolta costituita dal decreto Tametsi, con cui la Chiesa cattolica intende requisire in sé tutta l’esperienza matrimoniale e sessuale. È interessante che la parola che dà titolo al decreto – “tametsi”- segnali che i Padri tridentini erano consapevoli dell’azzardo che proponevano, ossia del superamento di tutte le forme di matrimonio irregolare o clandestino che sempre erano state riconosciute come valide. In quel “tametsi” c’è il segno di una svolta istituzionale che introduce una competenza totalizzante in capo alla Chiesa, primo tra gli stati moderni a burocratizzare il rapporto con matrimonio e sessualità. Ciò che accade 50 anni dopo nel Rituale del 1614 è sorprendente: mentre prima il consenso restava sullo sfondo e l’atto ecclesiale era la benedizione, ora il centro del rito del matrimonio è il consenso e la benedizione diventa marginale. Questa è la premessa di una autocoscienza ecclesiale che ritiene di avere in sé le competenze su tutti i livelli di esperienza matrimoniale e sessuale. Si noti che è una cosa del tutto nuova, che comincia 1500 anni dopo la nascita della Chiesa.

Crisi tardo-moderna
Col sorgere degli stati liberali nasce anzitutto una nuova competenza sull’unione tra i coniugi. La prima reazione della Chiesa è negare ogni competenza diversa dalla propria. Dal punto di vista sistematico, però, è interessante vedere quali argomenti si utilizzano per giustificare questa negazione. Colpisce molto il fatto che si dica che è Dio che unisce i coniugi e non l’uomo. In questo modo viene spostato sul piano teologico lo scontro tra Chiesa e Stato: la Chiesa custodisce il primato di Dio, mentre lo Stato tenta di imporre il primato dell’uomo. Lo stesso avviene qualche decennio dopo, ai primi del Novecento, sul piano della generazione: è Dio che fa nascere i bambini, non l’uomo, perciò ogni metodo anticoncezionale è negazione di Dio e affermazione dell’egoismo umano. Questo modo di argomentare non si trova mai nella tradizione precedente ed è il frutto di una pressione culturale e contingente in cui la Chiesa cattolica perde la ricchezza della tradizione. Se c’è una cosa chiara nella tradizione precedente è che le logiche di unione e di generazione non sono mai né del tutto divine né del tutto umane. Spaccare in due la realtà è molto utile per far fronte alle difficoltà, ma non è un grande esercizio di intelligenza e di prudenza. Questo modo di ragionare continua fino ad oggi e se ne può leggere il documento insieme tragico e comico di quel teologo americano, se teologo vogliamo chiamarlo, che dice che la contraccezione è più grave dell’aborto: infatti, mentre il secondo sopprime il frutto di generazione voluto da Dio e da Dio realizzato, la prima osa sottrarre a Dio la possibilità stessa di generare. I sofismi antimodernisti che attraversano questa regione del sapere teologico sono pericolosissimi.

Il dibattito attuale
Troviamo dunque una serie di posizioni ufficiali che costellano l’ultimo secolo e nelle quali la contraccezione o paternità/maternità responsabile viene spesso ricondotta a questi argomenti minori e fragili. Il punto di vista sistematico chiede nuova coerenza tra comprensione del fenomeno e risposta teologica. Per prendere questa strada è importante recuperare la grande tradizione su matrimonio e sessualità, che è stata molto più libera e audace di quanto pensiamo, se proviamo a leggerla senza gli occhiali del decreto Tametsi. In sostanza, si tratta di riconciliare in modo articolato i tre livelli che la teologia sistematica scolastica ha identificato nella generazione: essere generati per la natura, essere generati per la città e essere generati per la Chiesa sono tre esperienze che non si lasciano unificare in un sol punto. Ed è curioso che, nella nota argomentazione con cui Paolo VI ha strutturato Humanae vitae, la dimensione ecclesiale può trovare una piccola via d’uscita dal proprio imbarazzo solo nei “metodi naturali”, come se l’esperienza civile, con la sua creatività e la sua autonomia, fosse semplicemente una deriva sospetta e pericolosa del generare. Un modello di uomo naturalizzato e quindi privato di quelle caratteristiche di parola, di coscienza e di manualità che lo rendono unico, viene utilizzato per uscire dalla crisi. Ma anche qui, come ha sottolineato Peter Hünermann, una teologia del matrimonio semplificata implica una lettura dell’uomo troppo stilizzata e senza vera soggettività. Nella discussione attuale sulla contraccezione non è in gioco un mutamento della dottrina, ma una migliore fedeltà alla relazione complessa che nel generare stringe in un solo nodo l’azione di Dio e l’azione dell’uomo. Rispettare il nodo, anziché tagliarlo o scioglierlo, è il compito di questa fase della migliore teologia sistematica cattolica.

9 Agosto 2022Permalink

2 agosto 2022 _ Fra violenza agita e violenza parlata.

L’orrore che non vorremmo vedere

Alika, nigeriano venditore ambulante cammina appoggiandosi a una stampella.
Si apre un diverbio con un italiano che gli prende la stampella, lo getta a terra e – con quella – lo ammazza di botte. La scena è documentata dalle solite foto dei telefonini
Non voglio associarmi alle descrizioni. Inserirò alla fine alcun i link che mi consentiranno di ricordare un episodio che difficilmente dimenticherò.

Voglio invece trascrivere  subito ciò che la moglie ha detto.
Lo  riprendo da un  post su facebook che aggiunge un commento che mi interroga:
« L’avevo visto uscire di casa la mattina. Nel pomeriggio mi ha chiamato una persona, mi ha detto che un uomo di colore era stato appena ucciso a bastonate e che aveva una stampella. Ho collegato subito la descrizione ad Alika e purtroppo ho avuto conferma che era lui.
Voglio guardare quell’uomo negli occhi e chiedergli perché l’ha fatto. Perché ha ucciso mio marito? Perché? »
“Da ore non riesco a scrollarmi di dosso le parole fortissime di questa donna, Charity Oriachi, moglie di Alika. La sua profonda dignità.
Vorrei solo che in tanti guardassero negli occhi questa donna, non solo chi ha ammazzato Alika con una stampella.
Anche chi lo ha ammazzato, per anni, a parole. Chi lo ha ammazzato con l’indifferenza.
Chi lo ha ammazzato con l’omertà. Chi lo ha ammazzato col silenzio”.

Voglio segnalare ancora una reazione inusuale da non ignorare:
« Non ci sarà nessuna omelia alla Messa domenicale, domani, nelle chiese dell’arcidiocesi di Fermo, nel cui territorio è avvenuto ieri il delitto di Alika, ambulante di origini nigeriane ucciso a bastonate per un diverbio in strada. La nostra Chiesa locale e le parrocchie di Civitanova – si legge nel comunicato dell’arcidiocesi, guidata da monsignor Rocco Pennacchio – di fronte all’uccisione di Alika scelgono l’atteggiamento del silenzio per lasciarci ferire il cuore e sconvolgere dell’accaduto».
Nella arcidiocesi di Fermo si è voluto scavare nella violenza riconoscendola in qualche modo un male radicato in una profondità indicibile e, a fronte di questo silenzio dal significato penitenziale,  mi preoccupa il tentativo immediato e diffuso di presentare l’assassino come un caso psichiatrico.
Anche se lo fosse  c’è il rischio che assumere questa ipotesi  come chiave di lettura  esclusiva del massacro di Alika possa farne strumento per  trasferire  la violenza in una dimensione altra, che non ci appartiene. E se non ci appartiene  possiamo anche non vederla.

Ci appartiene invece, senza riserve né dubbi,  la violenza di un silenzio che si fa elemento di continuità nella Fine (indecente) della 19ma legislatura della Repubblica.

Mi astengo da considerazioni generali, che ci  verranno sbattute  addosso in un tempo di campagna elettorale breve ma che non è difficile supporre feroce e volgare, per concentrarmi sui bambini  fantasma , riconosciuti anche nel volume collettaneo   Lessico della Dignità (Forum 2021 Editrice Universitaria Udinese) . Così ne scrive Francesco Bilotta nel saggio Responsabilità (pag. 242):
«Si pensi alla totale negazione della dignità (umana, personale e sociale) che subiscono i c.d. ‘bambini fantasma’ , ossia quei bambini nati in Italia da genitori che, non essendo in possesso del permesso di soggiorno, non si recano presso gli uffici anagrafici a denunciarne la nascita per timore di ritorsioni nei propri confronti. La mancata iscrizione nei registri di stato civ ile determina una condizione di invisibilità giuridica con ricadute gravi sulla possibilità per quei bambini di godere dei loro diritti fondamentali»

Potrebbero essere riconosciuti in  dignità e uguaglianza con una semplice legge che qualcuno ha auspicato ma la società organizzata  per essere solidale, almeno quella che sono riuscita a raggiungere, si è ben guardata dal volerlo e dal dirlo  con forza e determinazione consapevole.
E’ senza dubbio significativo  il silenzio ufficiale della  dalla Conferenza Episcopale Italiana che nel 2015   aveva indetto il  Sinodo  “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Il Sinodo si concluse  con la relazione finale “al Santo Padre Francesco” che, segnalando le più varie criticità per le più varie situazioni , quando si trattò dei bambini riuscì a non nominare quelli che, senza registrazione, famiglia non potevano e non  possono avere.
E devo purtroppo riconoscere il peso dell’autorevolezza della CEI anche sulla società politica.
(in calce il link  press vatican ecc_ il punto relativo ai bambini è il n. 26)

Così il silenziatore legale dei bambini  passerà dalla 18ma  alla prossima legislatura e sarà ancora la condanna alla non esistenza giuridica delle piccole vittime della ‘violenza legislativa’, efficace violenza della parola apparentemente neutra  e del silenzio che non è rispetto ma censura.

Quel silenziatore  si legge nel Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 . Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. (Entrata in vigore del decreto: 2-9-1998  Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 20/05/2022)
Così si esprime all’art. 6/2

«Fatta  eccezione  per  i  provvedimenti  riguardanti  attività sportive e ricreative a carattere temporaneo ,  per  quelli  inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35  e  per quelli  attinenti  alle  prestazioni  scolastiche   obbligatorie,   i documenti inerenti al soggiorno  di  cui  all’articolo  5,  comma  8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica  amministrazione  ai fini del rilascio di licenze,  autorizzazioni,  iscrizioni  ed  altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati»

Fra chi è  ‘eccezione’ cui non è chiesto di presentare “i documenti inerenti al soggiorno  di  cui  all’articolo  5,  comma  8” – non ci sono i non comunitari che si rechino in comune a registrare la nascita di un figlio per assicurargli l’iscrizione nei registri di stato  civ ile.
E questo dall’entrata in vigore della legge 94/2009, 8 agosto 2009.

La morte che ha  cancellato la vita di  Alika può disturbare,  e  chiamare caso psichiatrico il suo massacratore può rappresentare un tentativo  di renderci estranea la violenza visibile che ci sconvolge, mentre la cancellazione  di questi piccoli sembra invece non essere elemento di disturbo.
Purtroppo i vescovi italiani uniti nella CEI nel 2015 non solo li hanno silenziati ma ne hanno anche rinnovato il silenziatore strumentalizzandoli ad altri scopi.
Ne ho scritto nel mio blog il  13 giugno 2022

La società civile (nel caso assumendo anche la propria responsabilità politica) ha trovato finalmente voce nel coraggioso tentativo finale del consigliere regionale Honsell di presentare una legge nazionale nella forma inconsueta di testo da approvarsi al consiglio regionale.
Non so che ne sarà: temo sia reso vano dalla scomparsa per fine legislatura del destinatario ,
il confuso e confusionario parlamento italiano, ma voglio segnalare una voce  finalmente responsabile.
Riporto il titolo della Proposta di Legge Nazionale N. 16
<<Modifica all’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno>>

CEI_bambini esclusi

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

E ancora nel mio blog diariealtro
13 giugno 2020 – Quando i Vescovi non dicono il vero (diariealtro.it)

Due link che descrivono la morte di Alika

AVVENIRE
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/alika-ucciso-a-bastonate-in-centro-civitanova-marche-aggressione-choc

AGENSIR  _  don ALBANESE, comunità di Capodarco
https://www.agensir.it/italia/2022/07/30/nigeriano-aggredito-a-morte-a-civitanova-marche-don-albanesi-ucciso-da-una-rabbia-ancestrale-e-trattato-peggio-di-un-animale/

2 Agosto 2022Permalink

1 agosto 2022 – Calendario di agosto

.1 agosto 1944 –       Rivolta del ghetto di Varsavia contro l’occupazione tedesca.
.1 agosto 1990 –       L’Iraq invade il Kuwait
.1 agosto 2014 –       Entra in vigore la Convenzione di Istanbul            [sintesi  nota 1]
.2 agosto           –      Giornata europea in memoria del PORRAJMOS, genocidio Rom
……………………………………………………………………………………………………..[nota 2]
.2 agosto 1980 –       Strage alla stazione di Bologna
.3 agosto 1940 –       L’Italia invade la Somalia britannica
.4 agosto 1974 –       Bomba sul treno Italicus vicino a Bologna
.5 agosto 1938 –       In Italia viene pubblicato il Manifesto della razza   [testo – nota 3]
.5 agosto 1981 –        Viene approvata la legge 442.
……………………………Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore. [nota 4]
.6 agosto 1945 –       Gli USA sganciano la bomba atomica su Hiroschima
.6 agosto 1978 –       Morte di Paolo VI
.7 agosto  2016 -.      Digiuno del mese di Av                                                      [nota 5]
.8 agosto 1945 –       Gli USA sganciano la bomba atomica su Nagasaki
.8 agosto 1956 –       Tragedia nella miniera di Marcinelle
.8 agosto  2022 –       Ashura                                                                                [nota 6]
12 agosto 1944 –       Strage nazista a Sant’Anna di Stazzema
13 agosto 1961 –       Inizia costruzione muro di Berlino
13 agosto  2021 –       Muore Gino Strada
14 agosto 1945 –        Resa del Giappone e fine della seconda guerra mondiale
14 agosto 1947 –        India – Dichiarazione di indipendenza
14 agosto  2018 –       Genova. Crollo del ponte Morandi.
15 agosto 1867 –        Regno d’Italia – Legge 15 agosto 1867, n. 3848
…………………………….…Legge per la liquidazione dell’asse ecclesiastico   [nota 7]
15 agosto 2009 –        Approvazione della legge 15 luglio 2009, n. 94
………………………………..”Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”
15 agosto 1917 –         Nascita del vescovo Romero
16 agosto 1924 –         Ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti
17 agosto 1893  –        Strage di Aigües Mortes                                               [nota 8]
17 agosto 1945 –         L’Indonesia si proclama indipendente dai Paesi Bassi
18 agosto 1936 –         Assassinio di Federico Garcia Lorca
18 agosto 2015 –         Assassinio di Khaled al Asaad
…………………………………direttore del sito archeologico  di Palmira
19 agosto 1954 –        Morte di Alcide De Gasperi
20 agosto 1960 –        Dichiarazione di indipendenza del Senegal
20 agosto  2019-         Dimissioni governo Conte 1
21 agosto 1940 –        Assassinio di Lev Trotsky
21 agosto 1964 –        Morte di Palmiro Togliatti
21 agosto 1968 –        L’URSS invade la Cecoslovacchia                              [nota 9]
23 agosto 1923 –        Assassinio di don Minzoni ad Argentea (FE)
23 agosto 1927 –        USA esecuzione di Sacco e Vanzetti
24 agosto 2004 –        Assassinio di Enzo Baldoni in Iraq
24 agosto 2016 –        Colombia. accordo governo-Farc
24 agosto 2016 –        Terremoto in centro Italia
25 agosto 1900 –         Morte di Friedrich Nietzsche
25 agosto 1989 –         Assassinio di Jerry Masslo a Villa Literno (Caserta)  [nota 10]
26 agosto 1769 –          Francia: Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino
26 agosto 1978 –         Elezione di papa Luciani (Giovanni Paolo I)
26 agosto 2018 –         Apertura Sinodo dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi
27 agosto 1999 –         Morte di Helder Camara – Brasile
28 agosto 1963 –         Martin Luther King guida la marcia su Washington per i diritti civili.
29 agosto 1991 –         La mafia uccide l’imprenditore Libero Grassi a Palermo
31 agosto 1994 –         Irlanda – L’IRA dichiara la cessazione di tutte le operazioni militari

NOTE:
[nota 1] Convenzione di Istanbul – contenuti
https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/750635/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h2_h22

[nota 2]
Porajmos o Porrajmos (pronuncia italiana: poràimos; in romaní: [pʰoɽai̯ˈmos]; traducibile come “grande divoramento” o “devastazione”) è il termine con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.

[nota 3] Manifesto della razza:
http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/07/14/il-manifesto-della-razza-ecco-il-testo-per-non-dimenticare-80-anni-dopo_94f44111-b55a-4545-93cd-05c829211a4e.html

[nota 4]       Alla fine del 1965 venne rapita una ragazza di Alcamo,  Franca  Viola.
Fu la prima donna in Italia a rifiutare il matrimonio riparatore.
Iniziò così il lungo processo che portò, il 5 agosto 1981 alla approvazione della legge  442  che cancellava dal codice penale italiano il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.
Per arrivare a riconoscere lo stupro reato contro la persona dovettero  passare ancora parecchi anni e solo con la legge n. 66 del 15 febbraio 1996, “Norme contro la violenza sessuale”, si affermò il principio per cui lo stupro è un crimine contro la persona, che viene coartata nella sua libertà sessuale, e non contro la morale pubblica.

[nota 5]
Av è  l’undicesimo mese del calendario ebraico. 9 di Av, è il giorno del ricordo della distruzione del Primo e del Secondo Tempio, un giorno di lutto e digiuno nel calendario religioso .  

[nota 6]
Muharram  è il primo mese del calendario islamico.
Il 10° giorno di Muharram è il giorno di Ashura, evento celebrato nel mondo islamico con modalità diverse

[nota 7]
Legge per la liquidazione dell’asse ecclesiastico
Locuzione adoperata per indicare i beni degli enti ecclesiastici nella legislazione eversiva delle proprietà ecclesiastiche, dal 1855 (anno della l. piemontese 878, con la quale ebbero inizio le soppressioni), al 1929 (Concordato lateranense), di cui è fondamentale la l. 3096/7 luglio 1866.
Per approfondire link all’articolo di A.C.Jemolo (1929)
https://treccani.it/enciclopedia/asse-ecclesiastico_(Enciclopedia-Italiana)

[nota 8]
17 agosto 1893 dieci operai italiani delle saline vennero uccisi a Aigues-Mortes, in Camargue, perché si era diffusa la falsa notizia che avevano ucciso  quattro  francesi.
L’odio per gli emigrati italiani che “rubavano il lavoro” scatenò il massacro e così un paese intero si scatenò contro gli operai italiani.

[nota 9]
Il 21 agosto del 1968 le truppe del Patto di Varsavia entrarono nella Cecoslovacchia per soffocare la stagione della Primavera di Praga che era iniziata  5 gennaio 1968, quando il riformista slovacco Alexander Dubček salì al potere, proseguendo fino al 20 agosto dello stesso anno, quando un corpo di spedizione dell’Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia (ad eccezione della Romania) invase il paese.

[nota 10]
Riporto il link all’articolo di   Paolo Naso per l’esplicita connessione con il Sinodo della chiesa valdese e metodista aperto il 26 agosto 2021.
https://www.nev.it/nev/2019/08/21/tutto-inizio-con-jerry-masslo/
violenza&nonUncategorizedEdit

1 Agosto 2022Permalink

29 luglio 2022 – La dottrina della Scoperta. Una ‘scoperta’ del Papa in Canada

Con il mio grazie ad Adista, prima di ricopiare la notizia annunciata  copio una citazione dalla Pacem in Terris
di papa Giovanni 23mo. L’enciclica  è del 1963.precede di pochi mesi la morte del papa.
“Segni dei tempi.  46….. gli esseri umani, nell’epoca moderna, hanno acquistato una coscienza
più viva della propria dignità: coscienza che, mentre li sospinge a prendere parte attiva
alla vita pubblica, esige pure che i diritti della persona — diritti inalienabili e inviolabili —
siano riaffermati negli ordinamenti giuridici positivi;  ed esige inoltre che i poteri pubblici
siano formati con procedimenti stabiliti da norme costituzionali, ed esercitino
le loro specifiche funzioni nell’ambito di quadri giuridici”.

Se evessimo l’attenzione dovuta

Willy-Brandt_davanti-al-monumento-che-ricorda-la-rivolta-del-Ghetto-diVarsavia

(che appartiene a tutti, soprattutto
quando i  fatti sono  in essere
ma anche quando ci accostiamo
con rispetto alla storia  liberata
dai luoghi comuni)
forse faremmo altre ‘scoperte’
di quelle che comportano una volontà
operativa che non può essere scaricata
(con comodo di deresponsabilizzazione )
al papa..
Ricordo Wlly Brandt , cancelliere tedesco
e uomo della Resistenza, inginocchiato
a Varsavia davanti al monunento che ricorda
il ghetto della città e la sua tragedia.
Ne avevo già scritto in questo blog
il 2 novembre 2019)
https://diariealtro.it/?p=6963

 

La dottrina della scoperta.

I vescovi canadesi vogliono che il Vaticano emetta una dichiarazione di condanna della Dottrina della Scoperta

Redazione 28/07/2022, 15:12

I vescovi canadesi vogliono che la Chiesa cattolica rilasci una dichiarazione che prenda le distanze dalla cosiddetta Dottrina della Scoperta e per questo stanno «lavorando in Vaticano», riferisce nationalpost.com il 27 luglio. La Dottrina della Scoperta, una sorta di patrimonio giuridico di princìpi discriminatori basati su bolle papali risalenti al XV secolo, è stata in uso presso i poteri europei per centinaia di anni per giustificare l’occupazione, il saccheggio e l’espansione nelle terre colonizzate. Nata con la bolla Romanus pontifex del 1455, questa dottrina ha dato vita al concetto di terra nullius, sancendo il principio secondo cui ogni monarca cristiano che scopriva terre non cristiane aveva il diritto di proclamarle sue perché non appartengono a nessuno. In Canada, leader cattolici, comunità religiose, indigeni e laici hanno pubblicato documenti di ripudio della dottrina, anche in sostegno della “Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni” adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il13 settembre 2007 in cui si riconosce che le «scuole residenziali» erano «vettori essenziali della riduzione in schiavitù dei primi popoli».

La notizia del passo dei vescovi canadesi emerge mentre è ancora in atto la visita di papa Francesco in Canada presso le popolazioni indigene (24-30 luglio). Il pontefice, pur chiedendo ripetutamente perdono per la deprecabile politica assimilazionista messa in atto da molte scuole residenziali cattoliche, non ha menzionato direttamente la Dottrina della Scoperta, suscitando molte critiche. Leader indigeni e sopravvissuti alle scuole residenziali avevano sperato che papa Francesco condannasse apertamente tale Dottrina.

In soccorso al pontefice, Laryssa Waler, portavoce della visita papale, ha affermato che il Vaticano ha già affermato che le bolle papali legate alla dottrina «non hanno autorità legale o morale» all’interno della chiesa. «Tuttavia, comprendiamo – ha scritto in una e-mail il 27 luglio – il desiderio che parli di questi testi, che si riconosca il loro impatto negativo e si rinunci ai concetti ad essi associati», ha scritto in una e-mail. «Galvanizzati dagli appelli dei nostri partner indigeni e dalle osservazioni del Santo Padre, i vescovi canadesi stanno lavorando con il Vaticano e con coloro che hanno studiato questo problema, con l’obiettivo di rilasciare una nuova dichiarazione della Chiesa», ha aggiunto. Waler ha sostenuto che, nelle sue richieste di perdono, il papa ha affermato di «condannare direttamente» le politiche legate alla Dottrina della Scoperta. Per esempio, secondo Waler, quando ha detto che «molti membri della Chiesa e delle comunità religiose hanno collaborato, anche con la loro indifferenza, a progetti di distruzione culturale e di assimilazione forzata promossi dai governi».

Adista News – I vescovi canadesi vogliono che il Vaticano emetta una dichiarazione di condanna della Dottrina della Scoperta

 

 

 

 

29 Luglio 2022Permalink

28 luglio 2022 – Senatori e Senatrici, un voto segreto_ Quando il linguaggio inclusivo fa paura.

Premessa:

Ricopio il testo del comunicato Ansa  cui fan no seguito anche  alcuni interventi  di Senatrici e Senatori in Aula
Di mio c’è l’evidenziazione in grassetto di un passaggio el comunicato e la scelta di alcuni interventi (in uno dei quali c’è ancora un mio ‘grassetto’).
Tutto comunque si potrà leggere dal link finale.

Infine una mia storia personale                                                    

 

No del Senato alla parità di genere nel linguaggio ufficiale

L’Aula del Senato ha respinto l’emendamento della senatrice Maiorino che chiedeva la possibilità di adottare la differenza di genere nella comunicazione istituzionale scritta.

La proposta ha ottenuto 152 voti favorevoli, non sufficienti a raggiungere la maggioranza assoluta necessaria per questa votazione.

Esponenti del Pd, M5s e Italia viva hanno definito “gravissimo”, un “passo indietro” la bocciatura dell’emendamento.

La proposta Maiorino (M5s) puntava a introdurre nel Regolamento “l’utilizzo di un linguaggio inclusivo” è stata votata a scrutinio segreto e ha ottenuto nell’aula di Palazzo Madama 152 voti favorevoli, 60 contrari e 16 astenuti.

L’emendamento prevedeva che il “Consiglio di presidenza stabilisce i criteri generali affinché nella comunicazione istituzionale e nell’attività dell’amministrazione sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio attraverso l’adozione di formule e terminologie che prevedano la presenza di ambedue i generi attraverso le relative distinzioni morfologiche, ovvero evitando l’utilizzo di un unico genere nell’identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio della parità tra uomini e donne”.

Inoltre le proposte di adeguamento del testo sarebbero passate al vaglio della Giunta per il regolamento.

Cenni da emendamenti

Valente (Pd): “Gravissimo il voto sul linguaggio di genere”

“Ciò che è avvenuto oggi al Senato è gravissimo. Fratelli d’Italia con la complicità di tutta la destra ha manifestato cosa pensa del ruolo delle donne nella società, chiedendo il voto segreto sull’emendamento che avrebbe consentito di utilizzare la differenza di genere nel linguaggio ufficiale di un’istituzione importante come Palazzo Madama. I nodi vengono al pettine.

Il linguaggio è un fattore fondamentale di parità. Verbalizzare la differenza vuol dire riconoscerla, negarla vuol dire chiedere l’omologazione. Il ruolo non è neutro, è maschile. Impedire alle donne di essere riconosciute nel ruolo che svolgono significa dare per scontato che quel ruolo sia appannaggio maschile. Il tema non si è mai posto per maestra o infermiera, chiediamoci perché si pone per parlamentare o presidente. Negare questo passo di civiltà e di progresso a una delle più importanti istituzioni del Paede racconta molto dei rischi che una cultura reazionaria può innescare”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della commissione Femminicidio.

Malan (FdI): “No a ideologismi sul linguaggio”

“Fratelli d’Italia è l’unico grande partito della storia d’Italia ad essere guidato da una donna, e oltre a lei annovera molte donne in ruoli di spicco. Così si dimostra attenzione all’apporto femminile nel mondo delle istituzioni. Non con norme-manifesto ideologiche da campagna elettorale.
Ci siamo astenuti sull’emendamento Maiorino sul cosiddetto ‘linguaggio di genere’ perché riteniamo che l’evoluzione del linguaggio non si faccia per legge o per regolamento, ma attraverso l’evoluzione del modo di pensare e parlare dei popoli. Imporre che in tutti i documenti del Senato si debba scrivere, ad esempio, non più ‘i senatori presenti’ ma ‘i senatori e le senatrici presenti’, non più ‘i componenti della Commissione’ ma ‘le componenti ed i componenti’, ha davvero poco senso. Nessuno, infatti, né oggi né all’epoca della Costituente, ha mai pensato che quando la Costituzione dice che ‘I senatori sono eletti a suffragio universale’ si intende che le senatrici sono elette in un altro modo. Le donne si difendono con il criterio del merito, con adeguati sostegni a chi le assume, con città sicure dove possono uscire da sole, con attenzione a donne e uomini che si occupano della famiglia.

È curioso notare, infine, che quasi tutti i sostenitori del linguaggio ‘di genere’ hanno sostenuto il Ddl Zan, per il quale il ‘genere’ è opinabile, auto-attribuita e mutevole”.
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, componente della Giunta del Regolamento del Senato.

No del Senato alla parità di genere nel linguaggio ufficiale – Politica – ANSA

Una mia storia personale

Sono passati 34 anni dal giorno in cui, diventata inaspettatamente Vicepresidente del Consiglio Regionale (un ruolo che non mi piaceva ma accettai le ragioni della disciplina per cui quel posto spettava a un componente del PCI ed era il meno ambito), rifiutai la carta da lettere ufficiale per un articolo. Ero identificata come Il Vicepresidente, poi non c’era il nome: bastava il ruolo per mettermi al mio posto.

Ci voleva altro.

Il povero fattorino che arrivò nel mio ufficio con un carrello traboccante di carte, cartocini e buste non sapeva capacitarsi del mio rifiuto. Allora presi il carrello e mi fiondai nell’Ufficio del Presidente che aveva mandato quella abbondante sgrammaticatura.
La discussione fu piuttosto vivace ma quando gli dissi che quelle carte poteva tenersele per il mio successore (che, infatti cinque anni dopo fu un maschio) e che io avrei fatto stampare a mie spese la mia carta ufficiale con uguali caratteri ma con l’articolo ‘la’ cedette e il giorno dopo mi arrivò la carta corretta.
Colleghe, colleghi, donne varie fuori palazzo se ne infischiarono . Io no. E ci furono altri scontri per ragioni grammaticali. Anche divertenti, almeno per me che mi divertivo allo sconcerto di maschi e maschietti con poche e rigorosamente confuse competenze grammaticali e sintattiche

Oggi forse non ci sarei riuscita.

28 Luglio 2022Permalink

27 luglio 2022 – Si chiamava profezia. Forse

Saper leggere il presente con una mente libera da pregiudizi, conoscendo il passato per ” vedere’ il futuro.

Apro una pagina di Facebook (anche i social possono stimolare la conoscenza) e trovo un richiamo a Pasolini che mi rimanda a una vecchia pagina di giornale di cui  avevo conservato
il ricordo.  Ricopio  completo con un  link (che, per chi lo desideri può aprire a molte  altre  letture accessibili).
Pasolini sarebbe morto il 2 novembre di quell’anno

https://pasolinilepaginecorsare.blogspot.com/…/il-nudo

L’intervista  di Luisella Re risale al primo settembre 1975. Paolini sarebbe morto in novemnre

1975 01 09 * Stampa sera * Il nudo e la rabbia * Luisella Re

Il nudo e la rabbia Cinema, aborto, anticonformismo in un dialogo con lo scrittore Progetti per il futuro? “Il libro-summa delle mie esperienze”

Pier Paolo Pasolini è stato a Torino per poche ore. Il tempo di incontrare i dirigenti della casa editrice Einaudi che stamperà in futuro i suoi libri, di presenziare alla proiezione del film “Accattone”; presentato al San Paolo in occasione della rassegna “Cinema italiano degli Anni 60”, e di rispondere, tra un impegno e l’altro, a qualche domanda.

— Un’intervista agli spettatori della prima torinese del suo ultimo film, ispirato a “Le mille e una notte” ha dato risultati inaspettati. Hanno stupito, soprattutto, le reazioni degli uomini. Non erano né sbalorditi, né annoiati, né ironici. Erano, semplicemente, pieni di rabbia…
“Mi meraviglia, è una cosa che non mi sarei mai aspettato. Considero questo mio film il più tranquillo, quello meglio accettato. Non ho avuto noie, insomma. Può darsi però che, sentendo gli spettatori uno per uno, ci si sia potuto accorrere che le cose erano diverse. In ogni caso, la spiegazione è semplice. Oggi si vedono al cinema cose tremende, di una volgarità spaventosa.
Ma la nudità assoluta si è vista, per la prima volta, solo nel mio film. Lì, il tabù del sesso era localizzato nel suo punto preciso. Senza ombre, senza ipocrite e grossolane approssimazioni. Senza paura. E così la rabbia degli spettatori diventa spiegabilissima. E’ stata, se c’è stata, un’azione di rimozione. Sappiamo tutti che niente più che la rabbia aiuta a dar sicurezza, a far tacere la paura”…

— Lei ha il destino “di scandalizzare. Sempre. Persino quando sembra adeguarsi alle posizioni più tradizionali, più tipicamente borghesi. L’aborto, per esempio. Lei ha detto che è contrario. Come la Chiesa, come la maggioranza dell’opinione pubblica ufficiale. Eppure questa sua presa di posizione ha suscitato un’infinità di polemiche. Quasi fosse una specie di “boutade” irriverente…
“Credo che questo mio punto di vista non sia stato ancora chiarito in maniera sufficiente. Su questo argomento, ho in progetto di scrivere presto una serie di articoli. Spero così di chiarire in maniera definitiva che il mio non è affatto il punto di vista che hanno in proposito la Chiesa o i conservatori. Mi ha affascinato ultimamente il libro di un pronipote di Nievo, che parla delle ricerche da lui effettuate per il ritrovamento del corpo del suo avo sprofondato nel mare di Napoli. A mio parere, si tratta di una splendida metafora, quella del regresso, ovviamente in chiave psicanalìtica, nel grembo materno.
Per me è lo stesso. Sogno spesso di nuotare in fondo al mare: una sensazione di libertà, di volo, di disponibilità naturale che mi rende ogni volta felice. Soprattutto perché so che questo non è un sogno fuori della mia vita, ma dentro: io, nel grembo di mia madre, ero vivo, e non lo dimentico. Si tratta di un’esperienza fondamentale, non posso rinnegarla. Se mia madre avesse deciso di rinunciare alla vita che si portava dentro avrebbe ucciso me: io lo so. Per questo, ritengo che il problema demografico vada affrontato in tutt’altra maniera. Per questo, considero l’aborto come una prova di falso, colpevole realismo”.

— Chi è, per Pasolini, un anticonformista?
“E’ uno che si comporta in una maniera differente dagli altri senza volerlo, senza esserci preparato. Uno che va controcorrente senza presupporlo, pagandolo di persona sulla sua pelle.. Tutti lo accusano: lui ogni volta si sorprende e si smarrisce. Perché non lo sa, un vero anticonformista, di essere così com’è. E quasi gli dispiace, a volte. Ma è troppo tardi! Soprattutto per imparare a fingere”.

— La colpisce, normalmente, la cattiveria della gente?
“Ci sono malvagità che mi toccano poco. Anche se devo confessare che, ogni volta che ad esempio mi capita di leggere su un giornale qualcosa di gratuito contro di me, ne soffro. Ma son ferite che passano subito. Ben diverse da quelle che restano, quelle che lasciano la cicatrice. Le mie ferite più gravi dipendono da particolari circostanze di tempo, di luogo, di persona. Non mi importa invece del genere di accusa o di cattiveria – che mi si rivolge. Forse perché, da tanto tempo, ho capito che; mi si rimprovereranno sempre le stesse cose”.

— Ha qualche previsione per il futuro?
“Per me, un progetto. Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di “summa” di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie.  basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta diPer me e per tutti gli altri, invece, ho una paura. Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica del qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come”.

Per quelle strane coincidenze che io trovo stimolanti mi capita sott’occhio una citazione recente di Beppe Severgnini, giornalista di vaglia ora editorialista del Corriere della sera.  Trascrivo

Salutare l’alieno che faceva il premier

« Il leader che indica e affronta i problemi è ammirevole ma irritante; i leader che parlano d’altro sono più simpatici.
L’estate sembra fatta apposta per alimentare la rimozione collettiva e incoraggiare deliziose illusioni. Le cicale nazionali amano questa stagione.
Serate lunghe, progetti a breve.
Ma poi, si sa, arrivano autunno e inverno. Chi ci ha illuso, si sa, a quel punto, sarà seduto comodo nei nuovi uffici, e ci dirà dalla tivù: «Ci dispiace, avete capito male. Ora zitti e buoni».
Beppe Severgnini.   Corriere della sera, 24 luglio

Sarà come Severgnini prevede, ne sono certa; ma se imparassimo a non stare zitte e buone?

Ciò che è avvenuto oggi al Senato è gravissimo.

Fratelli d’Italia con la complicità di gran parte della destra ha manifestato cosa pensa del ruolo delle donne nella società, chiedendo il voto segreto sull’emendamento che avrebbe consentito di utilizzare la differenza di genere nel linguaggio ufficiale di un’istituzione importante come Palazzo Madama.

I nodi vengono al pettine. Il linguaggio è un fattore fondamentale di parità. Verbalizzare la differenza vuol dire riconoscerla, negarla vuol dire chiedere alle donne l’omologazione a modelli maschili. Il ruolo declinato al maschile non è neutro, è semplicemente maschile e nega la differenza.

Impedire alle donne di essere riconosciute nel ruolo per quello che sono vuol dire continuare a concepire quei ruoli e quelle funzioni come qualcosa unicamente appannaggio degli uomini, e presentarli come neutri è sbagliato oltre che furbesco.

Il tema non si è mai posto per maestra o infermiera, chiediamoci perché si pone per parlamentare o presidente.

Negare questo passo di civiltà e di progresso a una delle più importanti istituzioni del paese racconta molto dei rischi che una cultura reazionaria può innescare.
(Post condiviso su facebook)

27 Luglio 2022Permalink

26 luglio 2022 _ Leggere il presente con Dietrich Bonhoeffer

Il Regno  15 luglio 2022   Mariapia Veladiano   Rimane il rischio

Il Prologo di Resistenza e resa (Queriniana, Brescia, 2002. Traduzione di Maria Cristina Laurenzi) si intitola Dieci anni dopo (pp. 21-40), e in poche pagine densissime Dietrich Bonhoeffer riflette su che cosa abbia portato al disastro assoluto dell’avvento del nazismo. I dieci anni sono quelli trascorsi da quando Hitler ha preso il potere. In questi anni Bonhoeffer si è separato dalla Chiesa nella quale si era formato, traditrice e asservita al Führer, si è speso nella Chiesa confessante – quella parte della Chiesa protestante che attraverso un lungo e sofferto percorso di chiarificazione si staccò dalla Chiesa del Reich – è entrato a far parte della resistenza dell’Ammiraglio Canaris. Senza sforzo le pagine folgoranti di Bonhoeffer possono essere rilette con uno sguardo rivolto al nostro tempo.

– «La grande mascherata del male ha scompaginato tutti i concetti etici. Per chi proviene dal mondo concettuale della nostra etica tradizionale il fatto che il male si presenti nella figura della luce, del bene operare, della necessità storica, di ciò che è giusto socialmente, ha un effetto semplicemente sconcertante». All’epoca il bene operare era il sogno della rivincita tedesca, la riconquista e l’espansione come spazio vitale del popolo, con Dio al proprio fianco, Gott mit Uns.

Nei nostri tempi secolarizzati Dio non lo invoca nessuno e chi lo fa spesso lo fa con malizia e strumentalmente, ma il resto c’è. Il mito di un progresso che diventa rapina, verso la massa dei poveri, eppure continua, che inquina e si mangia il pianeta, eppure continua, che crea ingiustizie crescenti, eppure continua, perché questa è la modernità, brilla come fosse luce e bene e ci ottunde il giudizio. La mascherata del male.

– Poi c’è «il “fanatismo etico”. Il fanatico crede di potersi opporre al potere del male armato della purezza del principio». I nostri principi non negoziabili, vivisezionati e isolati dalla storia che sola li rende intelligibili, di volta in volta piegati a qualche demagogia che vuol salvare il mondo negandone la complessità. Ma non c’è purezza del principio, c’è la storia, la bellezza multiforme di una storia che chiede di esser ascoltata e accolta con le sue ombre.

– «L’uomo della coscienza – invece – si difende solitario dallo strapotere delle situazioni di emergenza davanti alle quali è richiesta la decisione». Ma non ce la fa, perché sono «troppo innumerevoli e seducenti» i travestimenti del male e si perde da solo e allora finisce con il mentire a sé stesso per non disperarsi: «Una cattiva coscienza può essere più salutare e più forte di una coscienza ingannata».

– Poi c’è il dovere. «Ciò che viene ordinato appare in questo contesto come la cosa più certa; dell’ordine è responsabile solo chi lo impartisce, non chi lo esegue». Nessuna responsabilità personale, la disumanizzazione burocratica degli uffici pubblici contemporanei, non dipende da me, non dipende da me. La spersonalizzazione dei poteri, per cui non si sa nemmeno a chi si sta obbedendo.

Poi «c’è chi, sfuggendo al confronto pubblico, sceglie il rifugio della virtù privata. Ma costui deve chiudere occhi e bocca davanti all’ingiustizia che lo circonda». Il ritiro nel privato, il mio bene, non rubo, non picchio, non uccido. Il perbenismo assopito di una classe (media) che coltiva il proprio, dentro il recinto di casa. Operazione impossibile perché la complessità della realtà intanto uccide i poveri, avvelena il pianeta, e fa bruciare il mondo e chissà se si salverà.

– E la ragione? «Palese è il fallimento delle persone “ragionevoli” che, animate dalle migliori intenzioni ma misconoscendo ingenuamente la realtà, credono di poter rimettere in piedi tutta la dissestata impalcatura servendosi di una dose di ragione». Qui c’è la diffidenza di Bonhoeffer verso la ragione che è sempre ragione caduta e quindi incapace di sollevarsi sopra sé stessa. Non basta a salvare il mondo dal male, serve qualcosa di straordinario.

Ma c’è ancora tempo? O abbiamo perso troppo tempo? Certo, essere pessimisti sembra più saggio, scrive, perché non espone al ridicolo del pronostico fallito, ma «nessuno deve disprezzare l’ottimismo inteso come volontà di futuro, anche quando questo dovesse condurre cento volte all’errore». Il pessimismo blocca l’azione responsabile, non va bene pensare che tutto è perduto. Quanto al tempo, «tempo perduto è il tempo non messo a frutto, il tempo vuoto», scrive Bonhoeffer.

Chissà che cosa direbbe oggi, ma quello che scrive nel 1943 sembra ancora una risposta per noi: «La memoria e la riconsiderazione della lezione appresa fanno parte di una vita responsabile». Lo straordinario che serve al mondo soffocato dal male per lui è chiaramente l’azione di fede responsabile: «Io credo che Dio può e vuole far nascere il bene da ogni cosa… Io credo che in ogni situazione critica Dio vuole darci tanta capacità di resistenza quanta ci è necessaria… In questa fede dovrebbe essere vinta ogni paura del futuro».

Qualsiasi cosa abbiamo perso, quel che resta è l’azione responsabile che rischia, rischia la coscienza, il dovere, la virtù, per chi crede rischia anche di dover uscire dai binari sicuri del preservarsi una dimensione di santità. Rischia e si affida alla misericordia.

Ci sono cristiani così nel tempo presente? O stiamo scappando? La lettera del 30 aprile 1944, quella in cui annuncia il tema del mondo non-religioso, Bonhoeffer chiude con la citazione di Pr 24,11ss: «Libera quelli che sono condotti alla morte/e salva quelli che sono trascinati al supplizio. / Se tu dicessi: “Io non lo sapevo”, / credi che l’intenda colui che pesa i cuori? / Colui che veglia sulla tua vita lo sa; egli renderà a ciascuno secondo le sue opere».

Nessuna fuga possibile per il cristiano, dice Bonhoeffer, nessun ritiro dalla responsabilità spacciata per devozione.

 

https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2022/07/mariapia-veladiano-rimane-il-rischio.html

26 Luglio 2022Permalink

24 luglio 2022 – Ucraina: direttissimo Sigonella – Mar Nero

https://www.adista.it/articolo/68428

Adista è un settimanale di informazione indipendente «su mondo cattolico e realtà religiose» (il nome Adista è l’acronimo di “Agenzia Di Informazioni STAmpa”).

Antonio Mazzeo 23/07/2022, 11:29

Questo articolo è stato pubblicato sul blog di Antonio Mazzeo il 21 luglio 2022

Vola, individua, spia e spara. È il “gioiello” di guerra della Marina militare degli Stati Uniti d’America a cui è stato dato il nome del dio del mare e delle catastrofi dei terremoti e dei maremoti. È il pattugliatore multi missione P-8A “Poseidon”, realizzato dall’holding industriale aerospaziale Boeing per la lotta antisommergibile ed antinave e per le attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Il velivolo è stato consegnato nel 2014 e dal settembre 2016 opera stabilmente dalla grande base militare siciliana di Sigonella sotto il comando e il controllo di un distaccamento del Patrol Squadron 45 di US Navy appositamente trasferito in Sicilia da Jacksonville, Florida.

“Sigonella consente lo schieramento dei P-8A in uno scacchiere geostrategico che comprende il Mediterraneo, l’Africa settentrionale e l’Europa orientale a supporto del Comando delle forze armate USA in Europa e nel continente africano”, spiega il Pentagono. Per i nuovi pattugliatori sono state ampliate a NAS Sigonella le aree di parcheggio e le piste ed è stato realizzato un maxi-hangar con annesso centro di manutenzione del costo di 26,5 milioni di dollari, inaugurato ufficialmente a metà gennaio 2022. “Progettato per ospitare simultaneamente due P-8A Poseidon, l’hangar di 56.000 piedi quadrati offre uno spazio per gli squadroni aerei trasferiti a rotazione e per le operazioni della Commander Task Force 67 di US Navy”, spiega il Dipartimento della Difesa. “Lo scorso anno, la parte dell’hangar già completata, è stata utilizzata come luogo di transito per i cittadini afgani evacuati prima del loro trasferimento definitivo in altri paesi”.

Insieme ai droni “Global Hawk” di US Navy e AGS NATO – anch’essi con quartier generale Sigonella – i pattugliatori “Poseidon” hanno assunto un ruolo chiave nelle operazioni militari di Washington e dell’Alleanza Atlantica a sostegno del governo di Kiev contro l’occupazione russa di ampie regioni ucraine. Una specie di occhio e orecchio non poi tanto segreto contro le manovre dell’esercito di Mosca e una sorta di consigliere-guida della controffensiva delle forze armate ucraine che ha già consentito di ottenere sul campo rilevanti e sanguinosi “successi” sugli avversari.

Droni e pattugliatori decollano da Sigonella verso l’Europa orientale e il Mar Nero con frequenza ormai quotidiana e lo fanno da molto prima dell’invasione russa del 24 febbraio. Un servizio dell’emittente statunitense CNN andato in onda il 16 febbraio ha riferito di un incontro ravvicinato nel cieli del Mediterraneo tra alcuni cacciabombardieri russi Sukhoi SU-35 e un P-8 “Poseidon” proveniente dallo scalo siciliano. “Non sono state fornite informazioni dal Pentagono sul punto esatto in cui è avvenuto l’incontro, ma le manovre aeree dei russi sono state definite pericolose e scarsamente professionali”, riferiva la CNN. Con lo scoppio della guerra e l’escalation militare di USA, NATO e UE in Est Europa, gli analisti indipendenti di ItaMilRadar hanno documentato la crescita progressiva delle operazioni dei velivoli-spia, con e senza pilota, in Mar Nero e ai confini con Ucraina, Russia e Bielorussia e nel Mediterraneo orientale in prossimità del porto di Tartus, Siria, utilizzato per le soste tecniche della flotta militare russa.

E un “Poseidon” ha avuto un ruolo importantissimo in quella che ad oggi, per il valore politico-simbolico ma soprattutto per le sue drammatiche conseguenze in termini di vite umane, rappresenta una delle azioni di guerra più significative: l’affondamento dell’incrociatore russo Moskva a largo di Odessa, mercoledì 13 aprile, presumibilmente dopo essere stato colpito dai militari ucraini con uno o più missili anti-nave. Sono ancora fittissimi i misteri sulle dinamiche e sulle unità protagoniste dell’attacco, così come è ancora ignoto il numero delle vittime. E’ tuttavia certo che l’operazione militare contro la nave ammiraglia russa nel Mar Nero è stata “monitorata” e registrata a poche miglia di distanza da un Boeing P-8A di US Navy decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. Il 12 aprile, ItaMilRadar ha pubblicato un breve post segnalando che “per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, stiamo tracciando una missione di un Boeing P-8A di US Navy sul Mar Nero”.

Incontri ravvicinati sulla pelle della gente

“Da quando è iniziata la guerra non ci sono state missioni di sorveglianza sul Mar Nero da parte di velivoli con pilota e questo tipo di operazioni sono state lasciate ai droni”, aggiungeva ItaMilRadar. “Oggi, tuttavia, un Poseidon di Sigonella sta svolgendo una missione di pattugliamento a largo delle coste della Romania e della Bulgaria, E’ interessante notare che l’aereo è giunto a 20 km dall’isola del Serpente (Snake Island), attualmente occupata dalla Marina russa, pur rimanendo nello spazio aereo rumeno. Questo è certamente l’incontro più ravvicinato sin dall’inizio della guerra tra un velivolo NATO e le truppe russe direttamente coinvolte nel conflitto. Va anche sottolineato che il P-8A ha spento il transponder ADS-B mentre stava volando sul mare”.

Un articolo comparso il 20 aprile sull’autorevole quotidiano londinese The Times, prontamente ripreso dal francese Le Figaro ha fornito una descrizione delle evoluzioni aeree del pattugliatore “Poseidon” prima e durante l’attacco contro l’incrociatore lanciamissili russo. “Un Boeing P8 era a meno di 100 miglia dal Moskva il giorno che l’incrociatore russo ha subito un danneggiamento catastrofico”, esordisce The Times. “Si crede che centinaia di marinai siano morti quando l’unità ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero è stata colpita da almeno un missile ucraino anti-nave Neptune. Il suo affondamento ha drammaticamente ridotto la probabilità di un assalto anfibio su Odessa e ha inferto un colpo all’operatività della Russia nel Mar Nero”.

Il quotidiano londinese ha ricostruito dettagliatamente il volo del pattugliatore marittimo di US Navy sin dal decollo dallo scalo siciliano. “Il 13 aprile, un P8, identificato con il codice AE681B, ha lasciato la base aeronavale USA di Sigonella, per dirigersi verso il Mar Nero”, rivela The Times. “Esso è stato tracciato per la prima volta in volo sul Mediterraneo alle ore 13.32 (fuso orario di Kiev). I dati forniti da FlightRadar24 mostrano che il P8 ha sorvolato i Balcani e la Bulgaria, per poi raggiungere la costa rumena sul Mar Nero nelle prime ore del pomeriggio”.

“Il velivolo è stato localizzato per l’ultima volta mentre volava sulla città di Valea Nucarilor in Romania, a circa 12 miglia dalla frontiera con l’Ucraina, alle ore 15.27”, prosegue il quotidiano. “A quel punto il P8 era a meno di un centinaio di miglia da dove è stato colpito l’incrociatore Moskva. All’ora in cui è scomparso ai monitor di FlightRadar24, il P8 si era abbassato in volo da un’altitudine di 29.000 piedi a 11.900 (da 8.840 a 3.627 metri, nda)”. Sempre secondo The Times, nelle successive tre ore è stato impossibile per i radar tracciare la rotta del pattugliatore di US Navy. “Alla fine esso è riapparso alle ore 18.23, mentre volava sulla costa del Mar Nero in prossimità della città di Casimcea in Romania, a circa 37 miglia dalla sua ultima posizione documentata”, spiega la testata. “Dopo 19 minuti, il P8 ha spento ancora una volta il suo transponder, per riapparire 42 minuti più tardi vicino Abrud, nella Romania meridionale, alle ore 19.24, per poi rientrare alla base di Sigonella. Il primo report noto su quanto stava accadendo al Moskva risale alle ore 20.42, quando un volontario ucraino con legami con i militari ha postato un messaggio su Facebook. Alle 22.31 il governatore ucraino di Odessa ha fornito la prima conferma ufficiale sullo strike”.

La disinformazione italiana

Amelia Smith, analista statunitense indipendente, ha spiegato a The Times che la presenza del P8 in vicinanza dell’unità russa “era inusuale, ma non del tutto fuori dall’ordinario”. “L’analista ha anche detto che in quella giornata c’è stato un numero leggermente maggiore di velivoli USA che hanno sorvolato le coste del Mar Nero”, aggiunge The Times. “Il Segretario della Difesa USA, Lloyd Austin, ha ammesso questo mese che gli Stati Uniti stanno fornendo intelligence ai militari ucraini nella regione del Donbass, la prima ammissione pubblica che sono state condivise informazioni classificate con Kiev”. A conclusione, il quotidiano inglese si sofferma sulle caratteristiche tecniche del pattugliatore. “Il Boeing P8 Poseidon è il più sofisticato velivolo dell’arsenale USA per individuare i sottomarini e le unità da guerra di superficie; esso utilizza sonoboe contro le unità nemiche e può essere equipaggiato pure con sofisticati radar APY-10”, scrive The Times. “Anche se le sue capacità operative sono secretate, è parere degli esperti che un P8 può mappare con i radar un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia, è ciò significa che il Moskva poteva essere tracciato perfettamente il giorno del suo affondamento”.

Il quotidiano francese Le Figaro si è spinto ancora oltre rivelando un particolare assai inquietante: “Il P8 Poseidon è pure armato con missili antinave AGM-84 Harpoon e siluri Mark 54. Sono simili ai sistemi impiegati a bordo del velivolo equivalente francese ATL2, utilizzato con il gruppo aeronavale da febbraio ad aprile 2022 (nel Mediterraneo orientale, nda), guidato dalla portaerei Clémenceau”. In verità altri analisti militari hanno scartato l’ipotesi che i missili che hanno colpito la nave russa siano partiti dal pattugliatore USA. Secondo uno dei massimi esperti di intelligence e questioni militari, l’ex vice-sottosegretario alla difesa statunitense Stephen Bryen “non esiste alcuna evidenza che il P-8A abbia lanciato qualsiasi dispositivo d’arma”. Se ciò fosse accaduto, aggiunge Bryen in un lungo articolo apparso su Asia Times, “sarebbe stata superata una linea assai sensibile e ciò avrebbe spinto gli USA direttamente alla guerra in Ucraina senza l’autorizzazione del Congresso o della Presidenza”. “Certo, ogni cosa è possibile”, commenta in conclusione. “Sicuramente, se il P-8A era lì, inseguendo le navi e i sottomarini russi, non avrebbe non potuto testare i differenti sistemi presenti a bordo contro le maggiori unità da guerra della Marina russa. Il P-8A ha una sofisticata suite di contromisure elettroniche AN/ALR-55 realizzata da BAE Systems. Questi sono sistemi nuovi di zecca e se si trovano sui pattugliatori P-8 che operano nell’arena del Mar Nero, dovrebbero essere stati installati lo scorso anno o anche nell’ultimo paio di mesi. Molto di ciò che l’ALR-55 può fare è sottoposto a segreto, ma si sa che è capace di disturbare i radar nemici o, possibilmente, di annullarne i segnali. Tuttavia è teoricamente possibile che se il P-8A di US Navy era connesso in tempo reale o quasi agli operatori ucraini del Neptune, esso potrebbe aver oscurato e annullato i sistemi radar a bordo delle navi russe. Ci sono pochi dubbi che il P-8A non si sia coordinato con gli ucraini, forse direttamente o attraverso connessioni satellitari, o possibilmente dopo il passaggio tra le forze USA e NATO e poi a quelle ucraine”. In un servizio pubblicato il 5 maggio dal New York Times sono state citate fonti ufficiali statunitensi e ucraine che avrebbero riferito anche di una possibile “distrazione” del Moskva con un drone “Bayraktar” di produzione turca ma in possesso delle forze armate di Kiev.

Da Sigonella direttamente sul Mar Nero

Le operazioni dei pattugliatori “Poseidon” sono proseguite anche nei giorni successivi all’affondamento della nave ammiraglia. ItaMilRadar ne ha documentato una il 15 aprile sul Mediterraneo orientale e un’altra ancora il giorno successivo. “Nel pomeriggio abbiamo tracciato una nuova missione sul Mar Nero di un USN Boeing P-8A partito da NAS Sigonella”, recita il report del 16 aprile. “Dopo una lunga sospensione (sin dall’inizio della guerra in Ucraina), nell’ultimo paio di giorni abbiamo registrato diverse nuove missioni dei Poseidon a largo delle coste bulgare e rumene (la prima il 12 aprile). Coincidenza (o no?), le missioni sono state riesumate appena prima dell’affondamento dell’incrociatore Moskva. Molto probabilmente essi stanno monitorando la situazione nel Mar Nero di fronte ad Odessa per comprendere le intenzioni della flotta russa riguardo a un possibile sbarco vicino la città ucraina”.

Nella mattinata del 19 aprile ItaMilRadar ha tracciato il decollo da Sigonella di un pattugliatore ATR P-72A dell’Aeronautica Militare italiana poi direttosi in missione nel mar Ionio e, subito dopo, di un Boeing P-8A di US Navy che ha raggiunto il Mar Nero per poi rientrare in serata nella base siciliana. “Durante il volo sul Mar Nero l’aereo ha spento il transponder ma possiamo affermare con certezza che la missione si è svolta di fronte alla Romania e alla Bulgaria, in una zona (specialmente quella settentrionale) che è ad appena un paio di miglia di distanza dall’area delle operazioni della flotta della Marina russa”. Un “Poseidon” ha operato nel Mediterraneo orientale pure tutta la giornata del 20 aprile, a breve distanza da un pattugliatore marittimo Lockheed CP-140 “Aurora” dell’Aeronautica militare del Canada, anch’esso decollato da Sigonella. E poi ancora il  24 aprile per l’ennesima missione top secret in Mar Nero (con il transponder spento per sfuggire al controllo radar) e nella serata di giorno 26, contemporaneamente a un’operazione vicina al confine occidentale dell’Ucraina di un drone “Global Hawk” dell’US Air Force (nome in codice Forte10) anch’esso decollato da NAS Sigonella.

Mentre in Italia nessuna grande rete televisiva né tanto meno un quotidiano di tiratura nazionale ha provato ad approfondire la vicenda relativa all’affondamento del Moskva e al ruolo assunto dal “Poseidon” decollato dalla Sicilia, il 5 maggio due importanti emittenti Tv degli Stati Uniti hanno fornito ulteriori dettagli sull’azione di guerra consumatasi in mare a metà aprile. La CNN ha riferito che “sono stati gli Stati Uniti a fornire le informazioni di intelligence che hanno aiutato a colpire l’incrociatore russo”. “Un funzionario statunitense – che ha parlato in forma anonima – ha affermato che l’Ucraina da sola ha deciso di prendere di mira e affondare l’ammiraglia della flotta russa del Mar Nero, usando i propri missili anti-nave”, ha aggiunto la CNN. “Tuttavia, visti i continui attacchi della Russia dal mare verso la costa ucraina, gli Stati Uniti hanno fornito una serie di informazioni, compresa l’ubicazione delle navi”.

“Dopo aver avvistato una nave da guerra russa nel Mar Nero, Kiev ha chiamato i suoi contatti americani per avere conferma che si trattasse del Moskva”, aggiunge l’emittente. “Gli Stati Uniti hanno confermato che era l’incrociatore e hanno fornito informazioni sulla sua posizione. Non è chiaro se gli USA sapessero che l’Ucraina avrebbe attaccato e non sono stati coinvolti nella decisione, hanno sottolineano le fonti militari”. Le rivelazioni della CNN sono state prontamente smentite dal portavoce del Pentagono, John Kirby. “Non abbiamo fornito all’Ucraina informazioni specifiche per affondare l’incrociatore russo Moskva”, ha dichiarato il funzionario alla CNN. “Non siamo stati coinvolti nella decisione degli ucraini di colpire l’imbarcazione o nell’operazione che hanno effettuato. Non eravamo a conoscenza dell’intenzione dell’Ucraina di colpire la nave (…) Gli ucraini hanno le loro capacità di intelligence per tracciare e colpire imbarcazioni russe come hanno fatto in questo caso”.

Sempre il 5 maggio anche l’NBC riportava quanto dichiarato da “alcune fonti ufficiali secretate”: “L’intelligence statunitense ha aiutato l’Ucraina ad affondare l’ammiraglia russa Moskva, dicono i funzionari”, riportava l’emittente televisiva. “L’attacco è avvenuto dopo che le forze armate ucraine hanno chiesto informazioni agli americani sull’unità in navigazione nel Mar Nero a sud di Odessa, hanno spiegato gli ufficiali USA ad NBC News. Gli statunitensi l’hanno identificata nel Moskva, hanno dichiarato gli ufficiali, e li hanno aiutati a confermare la sua localizzazione, dopo il quale gli ucraini hanno mirato alla naveGli USA non sapevano al momento che l’Ucraina stava per colpire il Moskva, hanno aggiunto, e non sono stati coinvolti nella decisione di colpirlaL’intelligence navale viene scambiata con gli ucraini per aiutarli nella difesa contro gli attacchi delle navi russe, hanno aggiunto gli ufficiali. Il ruolo USA nell’affondamento non era stato ammesso in precedenza. Ma NBC News aveva documentato il mese scorso come l’intelligence americana scambiata con l’Ucraina fosse stata strumentale nei successi riportati dall’Ucraina fino ad oggi, incluso l’aiuto agli ucraini per prendere di mira le forze armate russe ed evitare i suoi attacchi. Gli ufficiali statunitensi hanno espresso preoccupazione che le prove sullo scambio di intelligence USA con l’Ucraina possano far arrabbiare Putin e provocare una risposta imprevedibile. La politica odierna statunitense proibisce espressamente lo scambio di intelligence per colpire in modo letale i leader civili e militari russi, hanno spiegato ai due ufficiali statunitensi che hanno voluto rispondere a NBC News. Nei primi giorni di conflitto, il Moskva è stato protagonista di ciò che è divenuto un incidente iconico quando i militari a bordo ordinarono di arrendersi alle guardie di frontiere ucraine presenti a Snake Island. Nave da guerra russa, vaffan.., risposero le guardie”.

Il vaffanculo urlato contro l’incrociatore russo è divenuto uno degli immancabili ingredienti chiave della macchina da propaganda di guerra del governo di Kiev. Quando l’1 aprile 2022 attraversammo con la Carovana della Pace Stop The War la frontiera tra Polonia e Ucraina diretti a Leopoli, ci trovammo di fronte un cartellone gigante con al centro la siluette della cittadella del Cremlino disegnata a mo’ di nave da guerra, piegata su un fianco, mentre affonda in un lago di sangue. Sopra, a caratteri cubitali, in cirillico, Mosca vaffanculo!!! Cartelloni simili per demonizzare, dissacrare e disumanizzare un’intera città, un popolo, una lingua, una storia, una cultura, riempivano le piazze del centro storico di Leopoli, patrimonio dell’umanità. Un manifesto-icona per fomentare odio e intolleranza, altro che legittima resistenza alla brutale aggressione dell’esercito di Putin. Tragicamente profetico.

Adista News – Ucraina: direttissimo Sigonella – Mar Nero

 

 

 

24 Luglio 2022Permalink

22 luglio 2022 – Non è il tempo di scherzare

Chi non c’è non  si vede e chi non si vede non c’è

E ci apprestiamo , in un’estate rovente piena di disgrazie, ad affrontare la XIX legislatura (elezioni fra due mesi!). A causa di un parlamento che ha scelto di non impegnarsi nella rimozione di una  pesante norma di inciviltà, per l’ottava volta il governo cadente la passerà al nuovo che in qualche modo arriverà.
Eppure si trattava (e si tratterebbe) di un impegno parlamentare senza vincolo di spesa, semplice nella formulazione ma … assoggettarsi opportunisticamente al pregiudizio sembra una voglia inarrestabile dei nostri parlamentari e, temo , a 360°.
E non posso negare che questa voglia imperversi anche nella società civile che altrimenti si dichiara paladina dei diritti umani.
Mi spiego: regnante con il suo quarto governo quel tale on. B. che oggi sembra essere stato fra i registi della dissennatezza che ha portato alla caduta del governo Draghi pochi mesi prima della sua fine naturale (marzo 2023),  fu votata una legge che meritò il voto di fiducia voluto dal ministro dell’Interno tale on. Roberto Maroni (Lega allora Nord): era la legge 94/2009.
La norma che voglio segnalare  si rotolò per sette governi fino all’attuale e, intatta, passerà al prossimo quale che sia. Nel dlgs 286/1998 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) così si esprime (art. 6/2):
Fatta  eccezione  per  i  provvedimenti  riguardanti  attività sportive e ricreative a carattere temporaneo ,  per  quelli  inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35  e  per quelli  attinenti  alle  prestazioni  scolastiche   obbligatorie,   i  documenti inerenti al soggiorno  di  cui  all’articolo  5,  comma  8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica  amministrazione  ai fini del rilascio di licenze,  autorizzazioni,  iscrizioni  ed  altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.

Per capire bisogna leggere quel che non c’è. Nella norma si elencano le eccezioni alla presentazione del  (semplifico) permesso di soggiorno  ma non  ci sono i genitori dei nati in Italia che si presentino allo sportello del comune a registrarne la nascita privi appunto di quel documento.
Potrebbero quindi, per la paura di essere identificati come irregolari, astenersi da quell’atto dovuto, negando al loro piccolo il certificato di nascita che gli spetta come diritto personale.
Nella legge precedente alla 9/2009 c’erano (cd Turco Napolitano).  Nel 2009 sono stati esclusi dalle eccezioni elencate.
Nel 2020 un  piccolo gruppo teatrale friulano (NonSoChe) si impegnò in uno spettacolo costruito ad hoc e si impegnò volontariamente ad informare, con l’antico mezzo dello spettacolo teatrale; sul problema della negazione del certificato di nascita a una categoria artatamente  precostituita (i “figli di…”) appunto.
Il 22 aprile 2021 la capogruppo del Pd alla Camera presentò la pdl 3048  “Modifica all’articolo 6 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno”  che avrebbe dovuto, se approvata, rimuovere l’ostacolo della presentazione del permesso di soggiorno anche peri migranti non  comunitari ,.
A questo punto però fece una giravolta tutt’altro che apprezzabile: anziché impegnarsi nel dibattito parlamentare dichiarò volerla presentare in una trasmissione Tv mattutina chiamata agorà.
Non  so se tanto sia accaduto: disgustata ho lasciato perdere. In questa vicenda già squallida ci mancava la propaganda tv.
Poco tempo dopo il segretario del suo partito (on. Letta) dichiarava da parlamentare il suo impegno per lo ius scholae.
Entrambi gli onorevoli, per  questa vicenda tutt’altro che onorabili, fingevano di non sapere che
”La richiesta di cittadinanza italiana  non può essere accolta in assenza di un  certificato di nascita”.
Dovrebbero arrivarci da soli  ma, nel caso, li informa il 12mo Rapporto sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in  Italia.
Possono andare a leggere il punto 11 del VI  capitolo del Rapporto e, se credono, lo possono verificare anche nel precedente Rapporto (novembre 2020) .

Conclusione personale, tanto per chiarire.
Non sono una persona che si nega agli impegni nella società civile  e anche alla battaglia politica che in questa può svolgersi, ma mai mi impegnerò in qualcosa che sia presa in giro di diritti fondamentali di chi non  può difendersi da sé.
Onorevoli del Pd e simili, fate chiarezza prima che la campagna elettorale cominci. Valgo solo uno ma credo che vi servano anche gli spiccioli.

22 Luglio 2022Permalink

16 luglio 2022_Discriminato l’agente di Polizia Locale obiettore di coscienza

L’articolo che segue, pubblicato nel sito equal  uniud Giurisprudenza a firma
Anna Piovesana – 8 Luglio 2022-
propone  l’obiezione di coscienza  in  una forma non ambigua e mi ricorda antiche battaglie per arrivare alla 
Legge 15 dicembre 1972, n. 772.  Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza,
allora una novità reale nel panorama culturale italiano.
Certamente oggi la realtà impone l’attenzione a situazioni nuove ma il  filo conduttore dagli anni precedenti il 1972, quando  l’impegno era conoscere, dire e dirsi pubblicamente , ad oggi c’è e io sono contenta di leggerlo  nel quadro di una memoria (anche personale)  lontana..

Nel maggio 2020, il Comune di Ferrara adottava un nuovo Regolamento del Corpo di Polizia Locale, ivi introducendo una disposizione che rendeva incompatibile l’appartenenza al predetto Corpo, con lo status di obiettore di coscienza. Il Regolamento stabiliva inoltre l’assegnazione “in via continuativa”, “a tutti gli appartenenti al Corpo in possesso della qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza”, di “una pistola semiautomatica … congiuntamente a un idoneo quantitativo di munizioni”.

A seguito di tale mutamento di disciplina, un dipendente, agente di P.S., adibito sin dal 2007 alla funzione di Vigile di Quartiere, mansione da sempre svolta senza portare armi, si vedeva assegnato d’ufficio alla Centrale Radio Operativa, in ragione del fatto di avere, in passato, manifestato l’obiezione di coscienza, rifiutando di prestare il servizio militare in occasione della chiamata alla leva. Non avendo rinunciato alla sua posizione di obiettore, l’amministrazione non gli aveva assegnato l’arma di ordinanza e lo aveva rimosso dalle sue mansioni operative.

Nel frattempo, tutti gli altri agenti di polizia locale, muniti della qualifica di agenti di P.S., si vedevano consegnata la pistola di ordinanza, senza essere stati messi nella condizione di poter manifestare formalmente il proprio convincimento personale in materia di porto d’armi. Ciò accadeva con particolare riferimento al gruppo delle donne, che non essendo soggette alla leva obbligatoria, non avevano potuto, neppure in passato, esprimersi sul punto.

L’agente e la CGIL Federazione Pubblica adivano, quindi, il Giudice del Lavoro di Ferrara, con ricorso ex art. 28 d.lgs. 150/2011, chiedendo che: A) venisse accertato il carattere discriminatorio delle disposizioni del Regolamento di Polizia Locale, che avevano introdotto l’incompatibilità dell’appartenenza al Corpo di Polizia Locale con lo status di obiettore, nonché la discriminatorietà della condotta del Comune, consistita nel mancato riconoscimento ai propri agenti della facoltà di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza all’uso delle armi e dell’ordine di servizio con il quale il ricorrente era stato rimosso dalle precedenti mansioni esterne; B) fosse ordinato al Comune di riassegnare l’agente di P.S. anche a servizi esterni che non richiedono l’uso necessario delle armi e di consentire agli agenti di manifestare formalmente la propria obiezione di coscienza; C) fosse condannato il Comune al risarcimento del danni in favore sia dell’organizzazione sindacale, che del lavoratore obiettore.

Il Tribunale di Ferrara, con ordinanza del 15.04.2022, ha accolto il ricorso.

Il Giudice, dopo aver effettuato un’approfondita disamina della normativa in materia di obiezione di coscienza e di quella in materia di porto d’armi nel settore della polizia municipale (l. 7.03.1986, n. 65l. 1.04.1981, n. 121 e D.M. 4.03.1987, n. 145), ha ritenuto non condivisibile la tesi del Comune, secondo cui lo status di obiettore di coscienza è sempre incompatibile con l’appartenenza al Corpo di Polizia Locale. Secondo il magistrato, tale incompatibilità può sorgere solo “se lo stabilisce il regolamento” che, però, all’epoca dell’assunzione del poliziotto locale, non prevedeva l’obbligo porto d’armi, entrato in vigore nel 2020.

L’ordinanza prosegue affermando che “l’introduzione del porto continuativo dell’arma, sia in attività esterne sia in attività interne, e della regola della incompatibilità dello status di obiettore, non può essere imposto con effetti retroattivi nei confronti del personale”, sicché il Comune non poteva imporre al vigile di osservare un “obbligo che all’epoca [della sua entrata nel Corpo] non esisteva e che ora era invece in grado di toccare, almeno potenzialmente, il nucleo profondo dei suoi convincimenti etici e religiosi”.

Il Giudice ha altresì precisato che “il bilanciamento degli interessi e degli obiettivi, perseguiti dal Comune attraverso la scelta di armare il Corpo e le conseguenti esigenze organizzative che ne conseguono, può e deve essere contemperato con quello di tali dipendenti a esprimersi sulle modalità di svolgimento di servizi di competenza della polizia municipale che, per scelta del legislatore primario, non risultano necessariamente connessi con il porto dell’arma”.

Alla luce di quanto sopra, il Tribunale ha ritenuto che il comportamento posto in essere dal Comune nei confronti della generalità degli agenti di Polizia Locale (cioè l’imposizione agli stessi dell’obbligo del porto d’armi, senza consentire loro di esprimersi al riguardo) costituisce una discriminazione indiretta non solo per “convinzioni personali”, ma anche per ragioni di “genere”, considerato l’elevato numero di dipendenti di sesso femminile che, in quanto non chiamate alla leva, non avevano potuto esprimere obiezione di coscienza.

Nei confronti del ricorrente, il Tribunale ha invece ravvisato la sussistenza di una discriminazione diretta per convinzioni personali, in relazione allo status “conclamato” del lavoratore di obiettore. Il Giudice, dopo aver ribadito che il ricorrente era stato assunto nel Corpo di Polizia Locale in un’epoca in cui non era prevista alcuna incompatibilità “per obiezione di coscienza”, sicché la nuova disposizione del Regolamento non poteva essere allo stesso applicata, ha evidenziato che l’assegnazione allo stesso da parte del Comune di “mansioni interne” (Centrale Operativo), aveva comportato per il lavoratore anche la perdita dell’indennità di servizio esterno pari ad € 9,00 giornalieri.

Accertata dunque la natura discriminatoria diretta e indiretta degli atti/disposizioni/comportamenti sopra menzionati il Giudice ha condannato il Comune ad adottare uno specifico piano di rimozione delle discriminazioni (ex art. 28, c. 5, d.lgs. 150/2011) nonché a risarcire il danno patrimoniale al ricorrente e non patrimoniale in favore del sindacato (sul punto richiama Cass. S.U. 21.07.2021, n. 20819).

L’ordinanza costituisce in un importante precedente in un settore, quale quello della Polizia locale, ove spesso è molto difficile contemperare esigenze diverse, quali quella di garantire il diritto all’obiezione di coscienza

16 Luglio 2022Permalink