13 maggio 2022 – Gli alpini fra infiltrati e solidarietà diffusa

Vorrei lasciar perdere e invece è doveroso far memoria per misurare via via il degrado e osservare se spunta la speranza di una risalita.

Vado malvolentieri su facebook ma lo faccio per vedere che si pensa di ciò che accade e interessa i social. Non uso i ‘mi piace’ né le piccole icone spiritose, sia perché non sempre capisco il significato di quelle innumerevoli faccine sia perché non  mi va di esprimere pareri sommari in un mondo traballante e a mio parere insicuro. Se decido di intervenire lo faccio cercando di essere breve e chiara.

Trovo una frase che mi lascia attonita e trascrivo a fatica Mame vonde  tete mi baste le gavete…, ho letto di normale praticata baldoria ma devono aver cancellato perché non ritrovo e passo al Messaggero Veneto, quotidiano diffuso in Friuli  (pag. 8 ) articolo a firma Chiara Baldi.
A questo punto l’indignazione diventa disagio e sofferenza.

Copio perché è doveroso ricordare:
Sonia Alvisi, coordinatrice delle donne dem di Rimini, doveva essere diventata ingombrante. Si è dimessa dopo aver pubblicamente sostenuto l’importanza della “denuncia formale” da parte delle donne molestate (alcune nel corso della loro attività lavorativa)  per essere più credibili e aver inviato un  messaggio di solidarietà agli alpini . Mah!
Intervengono la ministra Bonetti (pari opportunità?!) e l’on Serracchiani: “Sospendere il raduno sarebbe come arrendersi a un pugno di violenti ” (dixit).
L’assessora alle pari opportunità del Veneto dichiara: “Se uno mi fa un  sorriso e mi fischia dietro io sono pure contenta”. Stia lieta signora assessora Elena Donazzan, stia lieta: è affar suo ma rispetti chi “dietro” non ha conosciuto solo fischi e comunque poteva non  gradire nemmeno quelli.
Quello che però mi turba di più (ed è una obiezione ricorrente) è il continuo ricorso dal sapore assolutorio a misteriosi   infiltrati.
Vorrei poter prescindere dalla barocca situazione immaginata di maschi (giocherelloni? fischiatori o ???)  che si infilano nelle file adamantine della adunata alpina  per molestare le donne senza che ci sia notizia di una reazione offesa di chi l’infiltrazione avrebbe subito all’interno di un raggruppamento ordinato, discreto nel linguaggio  e  non solo, notoriamente sobrio,  guardando lo spettacolo fra le proprie file , ma  non riesco ad arrendermi al ridicolo perché ho un altro più serio e doloroso problema.
Come è possibile che donne adulte, intelligenti, acculturate, consapevoli dei propri diritti (parlo a ragion veduta) sentendo di molestie e violenze, poiché sono state dichiarate  nel quadro di una adunata alpina,  pensino agli infiltrati piuttosto che alla solidarietà alle proprie simili,  riservando se mai a un momento successivo l’ipotesi ‘infiltrati’?
Lesa  maestà, l’ombra di una sorta di sacralità  che copre e tutela gli alpini? Mi fermo qui anzi no.
Alcune di queste donne hanno ricordato che sono state molestate nel corso del proprio lavoro e di essersi trovate quindi in una situazione di disagio aggravato.
Vi immaginate una cameriera che denuncia un cliente, certa della solidarietà  dei presenti magari  irritati dal ritardo della pizza, e della solidarietà  del datore di lavoro? Sicurezza del lavoro .. ah già! Ma che c’entra?!  Qualche volta mi confondo.

13 Maggio 2022Permalink

12 maggio 2022 –    In una foto  il “no alla guerra”  (da L’Osservatore Romano)

Un’emozione di anni lontani che luna fotografia dal Vietnam rinnova implacabilmente nel dolore per le sporche guerre dei giorni nostri

Kim e Nick la guerra la conoscono bene. Vietnam, 8 giugno 1972: fuoco sul villaggio di Trang Bàng, 40 chilometri a ovest di Saigon. Dall’alto cadono bombe al napalm. Nick Ut “ferma” in uno scatto la disperazione della piccola Kim Phúc Pahn Thi che corre, avvolta dal napalm, con i vestiti evaporati per il fosforo.

Quella fotografia è diventata una delle immagini più iconiche della storia del Novecento.

Quasi mezzo secolo dopo eccoli qui, insieme, Kim e Nick, in piazza San Pietro, con Papa Francesco. A dire che la guerra è una follia. Per questo hanno donato al Pontefice una copia, con le loro due firme, della foto che da cinquant’anni dice “no alla guerra”.

E quel “no alla guerra” che arriva dal Vietnam, Papa Francesco lo ha rilanciato, stamani, accogliendo due giovani donne che stanno conoscendo gli orrori di un altro conflitto, stavolta in Ucraina. Sono le mogli di militari ucraini del battaglione Azov asserragliato nell’acciaieria di Mariupol. Francesco, alzandosi in piedi, ha stretto le loro mani nel gesto della preghiera.

Già, la guerra. Racconta Kim che oggi ha 59 anni: «A distanza di mezzo secolo, da sopravvissuta, mi permetto di dire che non vogliamo la guerra ma la pace perché il mondo ha bisogno di pace». E proprio con questo impegno per la pace stanno lavorando, sempre insieme, al documentario La bambina del napalm.

«Quella mattina piovevano bombe sul villaggio, scappavano tutti» ricorda Nick, oggi 71 anni, che era in prima linea come fotoreporter. «Ho visto una bomba far esplodere una pagoda: pensavo che dentro non ci fosse nessuno invece, tra il fumo, ho intravisto la nonna di Kim che stringeva un bimbo, morto fra le sue braccia. E subito dopo ho visto Kim che urlava “aiutatemi!”. Ho smesso di fotografare dopo uno scatto, “quello” scatto: dovevo agire. Ho preso l’acqua e gliel’ho gettata addosso. Ho caricato tanti bambini sul furgone e li ho portati all’ospedale».

Rientrato nel suo ufficio a Saigon, Nick sviluppò la foto divenuta subito «lo scatto che racconta la guerra in Vietnam». Vinse anche il premio Pulitzer.

Essenziale il racconto di Kim: «Quell’immagine continua a ricordarmi che ho perso la mia infanzia. Solo col tempo, però, ne ho compreso il valore. All’inizio l’ho odiata, ci vedevo un’umiliazione: una bimba esposta al mondo mentre, nuda, grida disperata. Sono stata anche aiutata, curata: 14 mesi di ospedale e 17 operazioni chirurgiche, senza pagare nulla».                                                                                                                                                                        di GIAMPAOLO MATTEI

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2022-05/quo-107/in-una-foto-il-no-alla-guerra.html

12 Maggio 2022Permalink

1 maggio 2022 – Calendario di maggio

.1 maggio 2021  – Calendario di maggio
.1 maggio            – Giornata internazionale del lavoro        [fonte 1]
.1 maggio 1947     Strage di Portella della Ginestra.          [fonte 2 ]
.2 maggio 1519 –  Morte in Francia di Leonardo Da Vinci
.2 maggio 2011     Uccisione di Osama Bin Laden ad Abbottabad
……………………………(Pakistan) .Operazione Neptune Spear
.2 maggio 2017 –   Muore il giornalista Valentino Parlato
.2 maggio 2022 –   fine dell’anno islamico 1443                 [fonte  3]
.3 maggio             – Giornata internazionale della libertà di stampa
.3 maggio 1476 –   Nascita di Nicolò Machiavelli
.4 maggio 1949 –    L’Italia entra ufficialmente nella NATO
.5 maggio 1818 –   Nasce Karl Marx
.5 maggio 1981 –    Morte di Bobby Sand (Irlanda del Nord)
.6 maggio 1976 –   Terremoto del Friuli
.6 maggio 2016 –   Elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra
……………………….(avvocato, figlio di immigrati pachistani).
.7 maggio 1999 –   La Nato bombarda l’ambasciata cinese a Belgrado
.7 maggio 2017 –  Liberazione di 83 ragazze rapita da Boko Aram  [fonte 4]
.8 maggio 1936 –   Mussolini proclama la fondazione dell’impero.
.8 maggio 1945     Resa della Germania nazista ……………  …….[fonte 5]
.9 maggio               Giornata dell’Europa                                          [fonte 6]
.9 maggio 1921     Nascita di Sophie Scholl
.9 maggio 1978 – Ritrovamento del corpo di Aldo Moro
.9 maggio 1978 –  Omicidio di Peppino Impastato
10 maggio 1933 – Berlino. Rogo delle opere considerate “non tedesche”
[fonte 7]
10 maggio 1994 –  Primo governo Berlusconi
11 maggio 1960 –  Argentina: il Mossad rapisce il nazista Eichmann
11 maggio 2016 –  Il parlamento approva la legge sulle Unioni Civili
………………………….Legge 20 maggio 2016, n. 76
Regolamentazione delle unioni civili tra persone
…………………….. dello stesso sesso e disciplina delle convivenze.
12 maggio 1974 –  Referendum sull’istituto del divorzio
12 maggio 1977 –   Assassinio di Giorgiana Masi
13 maggio 1888 –   Brasile: abolizione della schiavitù
13 maggio 1978 –  Approvazione della legge 13 maggio 1978 n.180
“Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e
…………………………..obbligatori”, nota come ‘legge Basaglia’.
13 maggio 2015 –  Il Vaticano apre alla Palestina
15 maggio             –  Giornata internazionale per l’Obiezione di coscienza
15 maggio 2015 –    Condanna a morte di Dzhokhar Tsarnaev, attentatore
………………              nella maratona di Boston del 15 aprile 2013. [fonte 8]
15 maggio 2022 –    Morte Pierluigi Di Piazza  – Centro Balducci – Zugliano
16 maggio 1916 –    Accordo Sykes Picot                                      [fonte 9]
16 maggio 1944 –   Rivolta di Rom e Sinti ad Auschwitz
16 maggio 2015 –   Condanna a morte dell’ex presidente egiziano Morsi

17 maggio     –         Giornata contro l’omotransfobia                    [fonte 10]
17 maggio 1961 –   Inizia l’embargo USA contro Cuba
17 maggio 1972 –   Assassinio del commissario Calabresi
17 maggio 2013 –    Morte in carcere di Jorge Rafael Videla ,
ex presidente dell’Argentina
18 maggio 1872 –   Nascita di Bertrand Russel
19 maggio 1296 –    Muore papa Celestino V
19 maggio 1975 –    Viene approvata la legge 19 maggio 1975, n. 151.
…………………………..Riforma del diritto di famiglia
19 maggio 2016 –    Muore Marco Pannella
20 maggio 1999 –   Le Nuove Brigate Rosse uccidono Massimo D’Antona
22 maggio 1978 –    Approvazione della legge 22 maggio 1978 n. 194
……………………….………Norme per la tutela sociale della maternità e
………………        …………sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Era stato proposto un referendum abrogativo
22 maggio 2017 –     Strage di Manchester                             [fonte 11]
23 maggio 1992 –    Strage di Capaci
23 maggio 2015 –     Beatificazione di mons Romero (assassinato nel 1980)
24 maggio 1915 –    L’Italia entra nella prima guerra mondiale
25 maggio 2020 –      Minneapolis_morte dell’afro-americano George Loyd_
………………………..inizio disordine in tutti gli           [fonte 12]
26 maggio 2011 –      Arresto dell’ex generale serbo Ratko Mladic
26 maggio 2018 –       Irlanda, referendum sull’aborto –
27 maggio 1564 –       Morte di Giovanni Calvino
27 maggio 1993 –        Firenze – attentato di via dei Georgofili      [fonte 13]
28 maggio 1926 –        Colpo di Stato in Portogallo: prende il potere Salazar
28 maggio 1974 –       Strage di piazza della Loggia a Brescia
28 maggio 1980 –        Viene assassinato Walter Tobagi, giornalista e scrittore
29 maggio 2005 –       Referendum in Francia. Bocciata la Costituzione europea
29 maggio 2013 –       Morte di Franca Rame
30 maggio 1967 –        Secessione del Biafra dalla Nigeria: inizia la guerra civile
31 maggio 1972 –        Strage di Peteano                                          [fonte 14]
31 maggio 2019 –        La prof  Rosa Maria Dell’Aria sospesa viene ricevuta
in Senato con i suoi alunni, ospite delle senatrici
Liliana  Segre e Elena Cattaneo.                [fonte 15]

NOTE:

[fonte 1]
L’origine della festa del Primo Maggio appartiene alla storia degli Usa.
In Europa fu ufficializzata nel 1889 (Seconda Internazionale)  In Italia fu istituita nel 1891,
soppressa nel 1925 e istituita nuovamente nel 1945.

[fonte 2]
Sebbene sia scaduto il termine della segretazione di documenti di stato sulla strage di Portella della Ginestra e le sue conseguenze gravano ancora molte oscurità.

[fonte 3]
Il conto degli anni secondo il calendario islamico prende le mosse dal venerdì 16 luglio 622, in cui fu compiuta l’Egira dal profeta dell’Islam Muhammad,e si snoda in 12 mesi lunari di 29 o 30 giorni.
L’anno, quindi, dura per lo più 354 giorni e al massimo 355, evento che si verifica circa ogni tre anni.
convertitore: http://www.arab.it/calendario/conv_home.htm

[fonte 4]
http://www.globalist.it/world/articolo/215489/mutilate-e-maltrattate-i-retroscena-delle-ragazze-liberate-in-nigeria.html

[fonte 5 ]
La giornata della vittoria in Europa (conosciuta nei paesi anglosassoni come “Victory in Europe Day” o con la sigla “V-E Day”), fu proclamata l’8 maggio 1945, data in cui si concluse la seconda guerra mondiale in Europa.
Fu il giorno in cui gli alleati accettarono formalmente la resa incondizionata delle forze armate della Germania nazista, con l’entrata in vigore dell’armistizio tra la Germania e le forze alleate.
Il 30 aprile Adolf Hitler si era tolto la vita durante la battaglia di Berlino, così la resa fu autorizzata dal presidente tedesco l’ammiraglio Karl Dönitz a capo di una amministrazione passata alla storia come il governo di Flensburg. L’atto di capitolazione militare venne firmato il 7 maggio a Reims, in Francia, e ripetuto l’8 maggio a Berlino alla presenza di una delegazione dell’Unione Sovietica

[fonte 6]
9 maggio L’Unione europea festeggia la Giornata dell’Europa.
Si tratta della data della Dichiarazione Schumann del 1950, considerata come l’atto di nascita di ciò che oggi chiamiamo Unione europea.
https://www.coe.int/it/web/portal/international-and-european-days
COE: Conseil de l’Europe – Council of Europe

[fonte 7]
«Quando i libri verranno bruciati, alla fine verranno bruciate anche le persone».
È una frase del poeta ottocentesco tedesco Heinrich Heine, riportata sul monumento di Bebelplatz
a Berlino che ricorda il rogo dei libri “non tedeschi” voluto ed effettuato dai nazisti.

Il 10 maggio 1933 l’Associazione studentesca della Germania organizzò fiaccolate nelle principali città universitarie tedesche. Furono dati alle fiamme migliaia di volumi: le opere delle teorie marxiste, quelle che attaccavano i fondamenti della religione o morale, ma anche quelle di scrittori considerati di sinistra come Bertold Brecht e Thomas Mann, e degli autori ebraici, da Albert Einstein a Sigmund Freud.
Quel giorno segnò di fatto l’inizio della censura nazista.

http://www.linkiesta.it/it/article/2013/05/10/berlino-80-anni-fa-la-follia-del-rogo-dei-libri/13574/

[fonte 8]
Negli Stati Uniti una corte d’appello federale ha annullato la condanna a morte di Dzhokhar Tsarnaev, il terrorista kirghiso-americano di origine cecena che era stato condannato per il sanguinoso attentato alla maratona di Boston del 2013. La giuria, composta da tre giudici, ha deciso dopo più di 6 mesi di valutazione del caso, affermando che “il giudice che ha supervisionato il caso non ha esaminato sufficientemente i giurati per pregiudizi”. Il 15 aprile 2013 l’attacco costò la vita a 3 persone e causò il ferimento di altre 260, tra le quali anche bambini e giovanissimi. Tuttavia, precisa la stampa locale, la decisione non significa che il terrorista uscirà dalla prigione di Florence in Colorado in cui si trova. Finirà lì i suoi giorni, ma al momento è escluso che la sua morte sarà dovuta alla pena capitale.

https://www.fanpage.it/esteri/usa-annullata-la-condanna-a-morte-per-lattentatore-della-maratona-di-boston/

[fonte 9]
Accordo Intesa segreta (1916) fra l’Inghilterra, rappresentata da M. Sykes (1879-1918), e la Francia, rappresentata da F. Georges-Picot (1870-1951), con l’assenso della Russia zarista, per decidere le rispettive sfere d’influenza e di controllo in Medio Oriente, dopo il crollo ritenuto imminente dell’impero ritenuto imminente dell’impero ottomano. All’Inghilterra fu riconosciuto il controllo, diretto e indiretto, di un’area comprendente la Giordania attuale e l’Iraq meridionale, con l’accesso al mare attraverso il porto di Haifa, mentre la Francia avrebbe avuto la regione siro-libanese, l’Anatolia sudorientale e l’Iraq settentrionale, e la Russia Costantinopoli con gli stretti e l’Armenia ottomana. Il resto della Palestina sarebbe stato sotto il controllo internazionale.
L’intesa, che smentiva l’Accordo Husain-McMahon (1915), fu poi parzialmente modificata dai trattati del primo dopoguerra.
www.treccani.it/enciclopedia/accordo-sykes-picot_%28Dizionario-di-Storia%29/

[fonte 10]
Ventidue anni dopo la decisione dell’Organizzazione mondiale della Sanità, di togliere l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, l’Unione Europea sceglie il 17 maggio come giorno di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell’omofobia.

[fonte 11 ]
L’attentato di Manchester del 22 maggio 2017 è stato un attacco suicida avvenuto alla Manchester Arena alle ore 22:31 locali, al termine del concerto della cantante statunitense Ariana Grande. L’esplosione provocò 23 morti (incluso l’attentatore) e 250 feriti.

[fonte 12]
https://www.ilsole24ore.com/art/minneapolis-continuano-disordini-la-morte-george-loyd-ADJ0Y7T

[fonte 13]
In via dei Georgofili a Firenze, un attentato dinamitardo di origine mafiosa provoca la morte di cinque persone. Una Fiat Fiorino imbottita di esplosivo viene fatta esplodere nei pressi della torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili. Anche gli Uffizi subiscono dei danni. L’attentato viene fatto risalire alla reazione dal parte del clan dei corleonesi di Totò Riina all’applicazione dell’articolo 41 bis che prevede carcere duro e isolamento per i mafiosi.
La sede dei Georgofili sarà ricostruita nel 1996.

http://www.raistoria.rai.it/articoli/firenze-attentato-in-via-dei-georgofili/13178/default.aspx

[fonte 14]
Strage di Peteano.
In un paesino in provincia di Gorizia una pattuglia composta da tre carabinieri cade vittima di un agguato terroristico e salta per aria con una bomba fatta esplodere presumibilmente da militanti di estrema destra appartenenti al gruppo “Ordine Nuovo”. La strage di Peteano si inserisce in quella che è stata poi chiamata la strategia della tensione. Quello stesso mese, il 7 maggio le elezioni politiche anticipate avevano consegnato nuovamente il paese nelle mani di Giulio Andreotti, mentre il 17 maggio veniva ucciso il commissario Calabresi.
La strage di Peteano – Storia – Rai Cultura

[fonte 15]
Segre e Cattaneo invitano prof sospesa al Senato

Le senatrici a vita denunciano la ‘ferita democratica’ dell’intervento della polizia

“Siamo preoccupate per la vicenda della sospensione di 15 giorni della insegnante di Palermo per ‘omessa vigilanza’ sul lavoro dei suoi giovani alunni che per la giornata della memoria, hanno fatto un raffronto tra le leggi razziali e la nuova disciplina in tema di diritto d’asilo introdotto dal cd. decreto sicurezza”. E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta delle senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo.

“Sono, inoltre, del tutto incomprensibili -aggiungono la testimone della Shoah e la scienziata- le ragioni che, stando alle notizie di oggi, vedono gli organi di polizia entrare nella scuola per ‘ricostruire l’accaduto’. Alla ferita democratica inferta da una articolazione dello stato deputata all’ordine pubblico che entra in una scuola per interessarsi di un lavoro didattico frutto della libera elaborazione di alcuni studenti nell’ambito delle attività per il Giorno della Memoria vorremmo rispondere con l’invito che rivolgiamo alla Prof.ssa e ai suoi alunni presso il Senato per accoglierli nel cuore dell’istituzione repubblicana che sulla Costituzione e i suoi valori trova il suo fondamento”.

“Insieme -concludono- saremo felici di riflettere del valore della memoria e della sua attualizzazione che, pur nella semplificazione che può esservi stata, autonomamente e meritoriamente i ragazzi hanno fatto. Nei prossimi giorni provvederemo alla formalizzazione dell’invito alla Prof.ssa Rosa Maria Dell’Aria affinché con i suoi alunni possa essere nostra graditissima ospite”.

1 Maggio 2022Permalink

7 aprile 2022 – Giancarla Codrignani fra l’ecumenismo velleitario e l’elogio di Erasmo da Rotterdam

QUALE BILANCIO DEL NOSTRO VELLEITARIO ECUMENISM?                          Aprile 2022
Giancarla Codrignani

Li chiamiamo “fratelli ortodossi” ma oggi, per colpa di una guerra, chi sono davvero per noi? Francesco conferma l’abbraccio ai “fratelli”, ma non può, anche se vorrebbe, ripetere la mediazione che fu possibile a Giovanni XXIII quando il mondo rabbrividì per il pericolo dell’istallazioni di missili balistici sovietici a Cuba, una provocazione piena di minacce per gli Usa di Kennedy e la Russia di Krusciov: era il 1962 e la logica delle sfide e relativo onore da salvare – che connota i maschi e anche i governi (oggi contagia anche la vicepresidente americana Pamela Harris)- imponeva la risposta armata, un’altra guerra “mondiale” vent’anni dopo la “seconda”.
A nulla erano valsi i tentativi e i Due Grandi – che non volevano arrivare all’amato ok corral anche nel Far West americano – trovarono non indecoroso cedere al Papa.
Oggi Francesco non può permetterselo. La chiesa ortodossa ha sofferto il dramma dello scisma del patriarcato di Kiev che nel 2019 si è proclamato “autocefalo” ottenendo la legittimazione del patriarcato di Alessandria e degli ortodossi greci, non dal patriarcato istituzionale di Costantinopoli.  L’azione anarchica e, soprattutto, nazionalista dell’ortodossia ucraina si è di fatto resa responsabile del distacco politico dal patriarcato di Mosca da cui dipendeva.
Una vertenza sull’autocefalia non fa ridere, tanto più in questo momento e nonostante il buon senso che vorrebbe le chiese disimpegnate dagli interessi dei governanti. In questi giorni non si tratta più, infatti, di questioni teologiche, ma di quel potere che non è solo giuridico e canonico, ma amministrativo e politico. Il patriarca di Mosca Kiril nega la legittimazione del patriarcato di Kiev nel momento in cui è chiara la sua opposizione alla Russia di Putin e allo stesso modo il dittatore post sovietico intende recuperare a gloria della Santa Madre Russia, l’impero russo zarista con la benedizione del patriarca di Mosca. Solo che la fraternità e la comunione se ne vanno senza Cristo dietro la guerra.

intanto anche noi siamo rimasti fuori dal cuore dell’ecumenismo. Bisogna che confessiamo di essere clericali: preghiamo, studiamo (pochi) teologia ecumenica, facciamo bellissimi convegni.
In realtà siamo sempre noi (cattolici) la maggioranza; inevitabile, ma anche poco sensibili alla solitudine ignara del mondo cattolico di base non coinvolto nella ricerca di una fraternità confessionale di reciproca libertà. In genere nelle parrocchie non si conosce neppure il significato dell’impegno: siamo prigionieri della tradizione “colta” di una pratica detta “ecumenica”, che, se vuol dire universale, sarebbe meglio tradurla. Ma, di fatto, mi sento – proprio per il mio interesse rimasto di nicchia oggi più di quando il Sae prese il volo con Maria Vingiani – in difficoltà: sono arrivati tanti ortodossi in questo mese di guerra, tutti accolti con emozione condivisa, per la libertà dell’Ucraina. Ma la maggioranza degli arrivati trova qui da noi i/le parenti che lavorano in Italia: molte badanti hanno potuto accogliere la madre o la sorella con i bambini per la generosità delle famiglie dove da anni curano un nostro anziano.

Ma non le abbiamo mai viste alle nostre riunioni.

Ai margini, per chi cerca di dare senso all’ecumenismo, c’era stato il caso di Bose.
La formula postconciliare della Comunità monastica di Enzo Bianchi si è modificata diventando “monastero”, una trasformazione chiaramente alternativa anche sul piano della spiritualità e delle tematiche di studio. La Comunità era nata mista, comprensiva di uomini e di donne, non era riservata a soli presbiteri (l’abate Enzo Bianchi non lo è) e nemmeno ai soli cattolici. Infatti nell’attività di ricerca privilegiava la relazione e lo studio dell’ortodossia. Ricordando questa “fratellanza” sempre aperta alla partecipazione, non si può non pensare all’importanza che poteva avere la relazione con i vari patriarcati nella tragedia della guerra attuale che ha sciaguratamente approfondito il solco tra Kiev e Mosca anche sul versante religioso cristiano. La chiesa di Mosca invece di accogliere l’unità di fede come sostegno comune nella situazione blasfema della guerra, ha scelto di accettare la sfida e seguire la tradizione conservatrice che vuole l’Occidente corrotto e immorale e il primato della madre Russia. Anche se Papa Francesco, dopo essere stato bloccato dalla tensione tra i patriarcati, riuscirà, senza interferire in casa altrui, a richiamare Kiril all’abbraccio cristiano con il papa cattolico romano, la guerra estrema farà pagare cari i suoi costi, tra cui la frustrazione di quando i conflitti entrano nelle chiese.

LA GUERRA 12  è passato un mese dall’inizio  Giancarla Codrignani

La storia che abbiamo alle spalle, ma anche la testimonianza della libertà di opinione:

Nel 1511 esce l’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam .

Non si usa più far miracoli: roba d’altri tempi. Insegnare ai fedeli è faticoso; interpretare le Sacre Scritture è lavoro da farsi a scuola; pregare è una perdita di tempo; spargere lacrime è misero e femmineo; vivere in povertà̀ è spregevole. Turpe la sconfitta e indegna di chi a mala pena ammette il re al bacio dei suoi piedi beati: infine, spiacevole la morte, e infamante la morte sulla croce.

Rimangono solo le armi e le “dolci  benedizioni” di cui parla san Paolo, e di cui fanno uso con tanta larghezza: interdetti, sospensioni, condanne aggravate, anatemi, esposizione di ritratti a titolo di vergogna, e quella tremenda folgore con cui, a un cenno del capo, mandano le anime dei mortali all’inferno e oltre. Di quella folgore, i santissimi padri in Cristo, e di Cristo vicari, si servono col massimo della violenza, soprattutto contro coloro che, per diabolico impulso, tentano di rimpicciolire e rosicchiare il patrimonio di Pietro. Benché́ le parole dell’Apostolo nel Vangelo siano: “Abbiamo abbandonato tutto e ti abbiamo seguito”, essi identificano il patrimonio di Pietro con i campi, le città, i tributi, i dazi, il potere. E mentre, accesi dall’amore di Cristo, combattono per queste cose col ferro e col fuoco, non senza grandissimo spargimento di sangue cristiano, credono di difendere apostolicamente la Chiesa, sposa di  Cristo, annientando da valorosi quelli che chiamano i nemici.

Come se la Chiesa avesse nemici peggiori dei pontefici empi; di Cristo non fanno parola: fosse per loro, svanirebbe nell’oblio; legiferando all’insegna dell’avidità, lo mettono in catene; con le loro interpretazioni forzate ne alterano l’insegnamento; coi loro turpi costumi lo uccidono.

Poiché́ la Chiesa cristiana è stata fondata, rafforzata e ingrandita col sangue, ora, come se Cristo fosse morto lasciando i fedeli senza una protezione conforme alla sua legge, governano con la spada, e, pur essendo la guerra una cosa tanto crudele da convenire alle belve più che agli uomini, tanto pazza che anche i poeti hanno immaginato fossero le Furie a scatenarla, così rovinosa da portare con sé la totale corruzione dei costumi, tanto ingiusta da offrire ai peggiori predoni la migliore occasione di affermarsi, tanto empia da non avere nulla in comune con Cristo, tuttavia, trascurando tutto il resto, fanno solo la guerra. Si possono vedere vecchi decrepiti che, inalberando un vigoroso spirito giovanile, non si sgomentano davanti alle spese, non cedono alle fatiche, non indietreggiano di un pollice se si trovano a mettere a soqquadro le leggi, la religione, la pace, l’intero genere umano. Né mancano colti adulatori, pronti a chiamare questa evidente follia zelo, pietà, fortezza, escogitando stratagemmi che permettono d’impugnare il ferro mortale e di immergerlo nelle viscere del fratello senza venir meno a quella suprema carità̀ che secondo il dettato di Cristo un cristiano deve al suo prossimo.

7 Aprile 2022Permalink

1 aprile 2022 – Calendario di aprile

.1 aprile 1939 –      Inizio della dittatura franchista in Spagna
.1 aprile 2015 –      Accordo Losanna su nucleare iraniano
.2 aprile 2005 –     Morte di papa Giovanni Paolo II.
.2 aprile 2018 –     Muore Winnie Mandela per 38 anni moglie di Nelson
………………………Mandela
.2  aprile 2022-     mese sacro del Ramadan_ anno islamico  1442  [fonte 1]
.4 aprile 1949 –     Fondazione della NATO – Washington [fonte 2]
.4 aprile 1968 –     Assassinio di Martin Luther King.
.5 aprile 1943 –      Arresto di Dietrich Bonhoeffer
.6 aprile 1992 –      Inizio dell’assedio di Sarajevo
.6 aprile 2009 –     Terremoto de L’Aquila.
.7 aprile 2017 –       Attentato a Stoccolma..
.9 aprile 1945 –      Impiccagione di Dietrich Bonhoeffer a Flossemburg
11 aprile 1963 –     Giovanni XXIII promulga la Pacem in terris
11 aprile 1987 –       Muore Primo Levi
13 aprile 2016 –      Muore Pietro Pinna
14 aprile 2014 –      Rapimento di 200 studentesse nigeriane da parte di
………………………  ….Boko Haram.
15 aprile 1912 –       Affonda il Titanic
15 aprile 2019 –      Incendio Notre-Dame
15 aprile 2022 –     Primo giorno di Pesah anno ebraico 5782   [fonte 3]
16 aprile 1995 –      Pakistan: assassinio del sindacalista Iqbal Masih.
…………………………..Aveva 12 anni
16 aprile 2020  –   Luis Sepulveda muore di coronavirus
17 aprile 1961 –      Cuba. Fallisce lo sbarco di anticastristi nella Baia dei  Porci
18 aprile  1389_     Massacro degli ebrei di Praga
19 aprile 2003 –     Elezione di papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)
20 aprile 570 –       Nascita del profeta Muhammad
20 aprile 1946 –     Morte di Ernesto Buonaiuti
20 aprile 2017 –     Attentato terroristico agli Champs Elysées
21 aprile 1967 –      Grecia – colpo di stato dei colonnelli
22 aprile 1616 –      Morte di Cervantes
23 aprile 1564 –     Anniversario della nascita e morte di Shakespeare
…………………….(1564 – 1616?)
23 aprile 2022 –     Ultimo  giorno di Pesach  anno ebraico 5782
24 aprile 1915-       Genocidio degli Armeni.
24 aprile 2021        Il presidente degli USA  riconosce il genocidio armeno
24 aprile 2013 –      Crollo fabbrica Rana Plaza, Bangladesh
24 aprile 2021 –      Morte di Milva
25 aprile – ………..   Festa della liberazione
25 aprile 1974. –     Portogallo: rivoluzione dei garofani
26 aprile 1986 –     Ucraina: scoppia il reattore nucleare di Chernobyl
27 aprile 1937 –     Morte di Antonio Gramsci
28 aprile 1969 –    Charles de Gaulle si dimette da presidente della Francia
28 aprile 2013 –    Governo Letta
28 aprile 2013 –    Attentato a palazzo Chigi
28 aprile 2017 –    Visita del papa in Egitto
28 aprile 2022 –    Yom HaShoah (יום השואה yom hash-sho’āh), o “Giornata del ricordo
dell’Olocausto”.                                                          [fonte 4]
29 aprile 1944 –    Rivolta del ghetto di Varsavia
29 aprile 2918 –    Elezioni regionali FVG – Elezioni comune Udine e altri
29 aprile 2018 –    Muore Filippo Gentiloni
30 aprile 1982 –    Cosa Nostra uccide Pio La Torre

[Fonte 1]  Ramadan 2022 (Italia). Anno islamico 1442_
Dalla sera di  sabato  2 aprile a lunedì  2 maggio
Calendario hijri  Il calendario islamico, chiamato anche calendario higiriano,
inizia nel 622 perché è la data dell’HIjra (esilio) del profeta Maometto
dalla Mecca a Medina.

[Fonte 2]  Fondazione Nato Sigla di North Atlantic treaty organization,
alleanza militare istituita con il trattato del 4 apr. 1949 ( Patto atlantico)
sotto l’egida statunitense e con l’adesione di altri 11 Stati occidentali,
ai quali se ne aggiunsero altri nel corso del tempo, fino a raggiungere
un totale di 28 Paesi membri (2009).

[Fonte 3]  Pèsach o Pesah (ebraico פסח),  detta anche erroneamente
Pasqua ebraica, è una festività ebraica che dura otto giorni
(sette nel solo Israele) e che ricorda la liberazione del popolo ebraico
dall’Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa.

[Fonte 4] Yom  HaShoah, o “Giornata del ricordo dell’Olocausto”,
ricorre il ventisettesimo giorno di Nissan, nel calendario ebraico.
Si tiene ogni anno in ricordo degli ebrei che furono uccisi durante l’Olocausto.
Questo è un giorno di “vacanza nazionale” in Israele

 

 

 

1 Aprile 2022Permalink

31 marzo 2022 – Sintetizzo alcune documentazioni che ho raccolto nel mio blog nei giorni precedenti e nel 2020

Per correttezza riporto i link anche alle pagine del mio blog, oltre che alle fonti.

30  marzo 2022  Da Il Mulino  12 marzo:
Le chiese in Ucraina e la sfida della pace ?                        di Adalberto Mainardi
https://www.rivistailmulino.it/a/le-chiese-in-ucraina-e-la-sfida-della-pace
https://diariealtro.it/?p=7895

Da Il Foglio  29 marzo 2022  Quella di Putin è la prima dichiarazione di guerra ufficiale all’omosessualità                di  Adriano  Sofri
https://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2022/03/29/news/quella-di-putin-e-la-prima-dichiarazione-di-guerra-ufficiale-all-omosessualita–3853885/
https://diariealtro.it/?p=7893

Avevo sfiorato l’argomento (in un contesto evidentemente diverso ) nel 2020 e riporto quanto scritto nel mio blog:

« 13 giugno 2020   Quanto i vescovi non dicono il vero
Provo a scrivere le mie sempre più sconsolate considerazioni in merito all’intreccio pericoloso e per me inaccettabile sulle motivazioni con cui i Vescovi italiani si oppongono alla proposta di legge
“ … contrasto dell’omofobia e della transfobia  nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (C 107) .
I vescovi non attaccano frontalmente la proposta, la aggirano affermando –  che “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni»..
https://diariealtro.it/?p=7334

L’affermazione precedente non è vera:  la violenza omofobica è sempre presente e documentata  e il vuoto normativo c’è:  ci sono nati in Italia cui viene negato per legge il nome e l’identità riconosciuta.
E anche questa (a mio parere) è violenza.

Le “nuove disposizioni” che chiedo da anni (devo dire in un clima di sconsolante isolamento quale spetta a una vecchia pensionata)  riguardano l’abrogazione dell’art. 1 comma 22 lettera  G della legge 94/2009 (“Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”) . Tale norma , imponendo la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione dell’atto di nascita di un figlio  in Italia ,  può  ridurre  genitori non comunitari irregolari a uno stato di paura tale da  indurli a  non registrare  la nascita di un loro bambino per non scoprire la loro condizione.
Esiste una circolare che consente ciò che la legge nega  ma è ben chiaro che non si può chiedere ai migranti di destreggiarsi fra leggi e circolari. Inoltre la circolare che porta il n. 19/2009 (Ministero dell’interno) NON è in alcun  modo diffusa.
Mentre preciso che l’abrogazione di cui ho scritto non comporta onere di spesa ed è sostanzialmente  la ripresentazione  del testo della cd legge Turco Napolitano, segnalo che ho ottenuto dalla consapevole cortesia del direttore della   Caritas  Italiana una informazione importante che mi ha consentito di proporre in un mio pubblico intervento, trascritto anche nel sito equal uniud diritto antidiscriminatorio dell’Università di Udine lo scorso gennaio.

Copio:
« Il dr. Forti, questo il suo nome, ha scritto ribadendo l’iscrizione alla nascita come diritto costituzionalmente garantito ma testimoniando nel contempo il fatto che l’efficacia della circolare non è assoluta.
Leggo  e trascrivo: “Ad oggi purtroppo non tutte la anagrafi seguono pedissequamente la citata circolare che stabilisce: Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».

 

 

 

31 Marzo 2022Permalink

30 marzo 2022 – LE CHIESE IN UCRAINA E LA SFIDA DELLA PACE

LE CHIESE IN UCRAINA E LA SFIDA DELLA PACE

12 MARZO 2022           Le chiese in Ucraina si presentano all’appuntamento della storia tragicamente divise. Chi sono e come vedono se stessi i cristiani in Ucraina? Come le chiese hanno risposto al conflitto?
Che cosa è cambiato con la guerra?                                                         di Adalberto Mainardi

Il panorama religioso dell’Ucraina contemporanea vede oltre cinquanta religioni ufficialmente registrate. Chiesa maggioritaria è la Chiesa ortodossa ucraina, canonicamente parte del Patriarcato di Mosca, ma con uno statuto di ampia autonomia accordato nel concilio episcopale del 1990 e confermato dal concilio locale della Chiesa ortodossa russa del 2009 (lo stesso che elesse l’attuale patriarca Kirill). Capo della Chiesa ortodossa ucraina è il metropolita di Kiev, consacrato dal patriarca di Mosca ma eletto dall’episcopato ucraino (l’attuale metropolita Onufrij Berezovskii è stato eletto nel 2014).

Nel 1992 si era però formata la Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Kiev, con un seguito di alcuni milioni di fedeli, non riconosciuta dalle altre chiese ortodosse. Inoltre nel 1990, dopo l’incontro con Giovanni Paolo II, Gorbačev legalizzò la Chiesa greco-cattolica ucraina, che poté uscire dalla clandestinità cui era stata costretta da Stalin nel 1946. La convivenza delle tre comunità negli anni Novanta fu caratterizzata da tensioni ed episodi di violenza, che si riverberarono sullo stesso dialogo teologico cattolico-ortodosso, con una lunga battuta d’arresto fino al 2006.

Ma è l’autocefalia della Chiesa ucraina il nodo attorno a cui si stringono i problemi dell’ortodossia contemporanea. Nel 2016 il concilio panortodosso di Creta non riusciva ad affrontare il problema di quale Chiesa avesse il diritto di concedere a un’altra l’autocefalia (cioè la piena indipendenza):
il patriarca ecumenico di Costantinopoli? O la Chiesa madre? O l’insieme delle Chiese ortodosse? Per motivi diversi, quattro Chiese ortodosse disertarono l’assise di Creta: Mosca, Antiochia, la Chiesa ortodossa bulgara e la Chiesa di Georgia. A livello panortodosso, il problema canonico della concessione dell’autocefalia rimase irrisolto e lo scisma della Chiesa ucraina drammaticamente aperto.

Dopo l’annessione russa della Crimea e la destabilizzazione del Donbass nel 2014, la spinta politica a creare una Chiesa ucraina autocefala «canonica» crebbe considerevolmente. La metropolia di Kiev, culla storica della Chiesa ortodossa russa, dipendeva canonicamente dal patriarca di Costantinopoli fino alla fine del XVII secolo, quando la situazione politica ne provocò il passaggio al patriarcato di Mosca (eretto nel 1589). Nel 2018, il patriarca ecumenico Bartolomeo ritenne di revocare il tomos patriarcale del 1686 che concedeva al patriarca di Mosca il privilegio di consacrare il metropolita di Kiev. I fedeli fino ad allora ritenuti scismatici della Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Kiev e della minoritaria Chiesa ortodossa autocefala ucraina furono accolti nella comunione con Costantinopoli e in un concilio, alla presenza di due esarchi nominati dal patriarca ecumenico, costituirono la Chiesa ortodossa d’Ucraina (15 dicembre 2018).

A questa Chiesa, nel gennaio 2019, Bartolomeo concesse l’autocefalia. L’evento fu salutato dall’allora presidente ucraino Petro Poroshenko, che l’aveva fortemente voluto, come un nuovo «battesimo della Rus’», e la nascita di «una Chiesa senza Putin, ma una Chiesa con Dio e con l’Ucraina». Il Patriarcato di Mosca reagì rompendo la comunione eucaristica con Costantinopoli  e con le Chiese che successivamente riconobbero la Chiesa ortodossa d’Ucraina (la Chiesa greca, il Patriarcato di Alessandria e la Chiesa di Cipro).

La Chiesa ortodossa ucraina, rimasta fedele a Mosca, fu oggetto di attacchi e discriminazioni. Un progetto di legge imponeva di rinominarla «Chiesa ortodossa russa in Ucraina» (una disposizione che avrebbe potuto privarla dell’antichissimo monastero delle Grotte di Kiev). Il capo delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Ilarion Alfeev, nell’aprile 2021 protestò energicamente: «Il centro di questa Chiesa non è Mosca, ma Kiev: è una Chiesa indipendente, elegge i propri vescovi e il proprio primate. Non è una Chiesa di russi, ma di ucraini».

La guerra di Putin ha agito come detonatore in una situazione ecclesiale attraversata da tensioni irrisolte.  Le reazioni delle Chiese le hanno rese manifeste

Non sorprendono i toni del primate della Chiesa ortodossa d’Ucraina, metropolita Epifanij («un cinico attacco […] nostro comune compito è respingere il nemico, difendere la patria, il nostro futuro dalla tirannia dell’aggressore»), o dell’Arcivescovo maggiore della Chiesa greco cattolica ucraina, Svjatoslav Sevchuk («il nemico fraudolento ha invaso il suolo ucraino, portando con sé morte e devastazione […] è sacro dovere di ciascuno difendere la patria […] La vittoria dell’Ucraina sarà la vittoria della potenza di Dio sulla bassezza e l’insolenza dell’uomo»).

Ma se Putin, che ancora il 21 febbraio definiva la Chiesa ortodossa ucraina «perseguitata» dal regime di Kiev, si aspettava da essa un appoggio, si sbagliava. In un appassionato appello «al presidente della Russia» nel giorno dell’invasione, il metropolita Onufrij chiede di «fermare immediatamente la guerra fratricida […] Una guerra simile non ha giustificazione né per Dio né per l’uomo». Se individua la responsabilità del presidente russo, il messaggio di Onufrij non cede alla tentazione di invocare da Dio la vittoria sul nemico. Non c’è un nemico da distruggere, ma un fratello che non abbiamo il diritto di uccidere.

Le parole di Onufrij hanno reso più imbarazzante il silenzio del patriarca Kirill, che solo la sera del 24 febbraio si rivolge ai «fedeli figli della Chiesa ortodossa russa» senza parlare di guerra («questi eventi», «sventura») ed esortando «tutte le parti in conflitto a fare il possibile per evitare vittime civili». La cautela di Kirill, del resto, è condivisa. L’Unione dei battisti russi nel suo appello per la pace sostituisce la parola «guerra» con l’espressione «situazione complicata ai confini con l’Ucraina».

La dichiarazione del patriarca è parsa insufficiente al suo stesso clero, se oltre 250 preti e monaci hanno sottoscritto un appello in cui chiedono «la cessazione della guerra fratricida in Ucraina»,
di non perseguire per legge chi manifesta per la pace, «perché questo è il comandamento divino: “Beati gli operatori di pace”». Il 28 febbraio il sinodo della Chiesa ortodossa ucraina domanda con insistenza al patriarca di Mosca di «dire la sua parola di primate sulla cessazione del versamento fratricida di sangue in Ucraina». Il 2 marzo il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese di Ginevra, Ioan Sauca, ortodosso romeno, chiede ufficialmente a Kirill «di mediare perché la guerra possa essere fermata», e di «far sentire la sua voce per i fratelli e le sorelle che soffrono».

Nell’omelia della Domenica del perdono (6 marzo), che precede l’inizio della Quaresima, il patriarca Kirill sembra rispondere a queste sollecitazioni. Parla del «deterioramento della situazione nel Donbass» e individua come ragione dell’ostilità verso la Repubblica separatista il suo intransigente rifiuto al gay pride, biglietto di ingresso nel felice mondo del consumismo e dell’apparente «libertà» (un’eco del discorso di Ivan Karamazov contro la teodicea della modernità?). La guerra in corso, sembra dire il patriarca, è una lotta escatologica tra il bene e il male, ne va «della salvezza umana, di dove l’umanità si colloca», tra i sommersi o i salvati, «alla destra o alla sinistra di Dio Salvatore, che viene nel mondo come Giudice e Datore della ricompensa». Non tutti se ne rendono conto, prosegue. Bisogna chiamare peccato ciò che è peccato. L’omosessualità è un peccato. Negarlo è defraudare Dio del suo ruolo di giudice.
Da otto anni, nel silenzio dell’Occidente, è in corso un genocidio nel Donbass (una guerra dimenticata che ha già fatto 19.000 vittime). La sofferenza degli abitanti del Donbass è la sofferenza dei martiri. Si tratta di «una lotta che non ha un significato fisico ma metafisico».

L’omelia del patriarca ha lasciato stupefatti molti commentatori. Certo, mentre chiede di pregare per il popolo ortodosso del Donbass, Kirill dimentica che in Ucraina c’è un altro popolo ortodosso che è il suo stesso gregge; quando ricorda che perdonare è cessare di odiare il nemico, non si accorge che sta costruendo un nemico «esterno» (l’Occidente corrotto) addossandogli la responsabilità «più pesante», cioè di allargare «l’abisso tra i fratelli, colmandolo di odio, malizia e morte» (la guerra tra Russia e Ucraina), e sta assolvendo il presidente russo.

Ma la sua parola non deve stupire. Non è, banalmente, la degradazione dell’ideale evangelico a poltiglia ideologica. È il coerente sviluppo dell’idea del «mondo russo» (Russkij mir), costruita all’inizio degli anni Duemila. Un’idea di civiltà e insieme un’impresa politica, che tiene insieme eredità culturale e valori religiosi, principi etici tradizionali e capacità performativa post-secolare, una versione 2.0 della «Idea russa» combinata con l’ideale romantico della «Santa Rus’», di cui sarebbero portatori i popoli usciti dal battesimo nel Dniepr, russi, ucraini, bielorussi, come un’unica civiltà con una specifica missione: testimoniare un’alternativa valoriale allo smarrimento etico dell’Occidente, che dietro l’ipocrita difesa dei diritti umani nasconde l’idolo unico del profitto. Non è casuale la consonanza con la persuasione putiniana che russi e ucraini (e bielorussi) siano un unico popolo, fratelli che non possono e non devono abitare in case straniere. Il patriarca del resto ha salutato con favore gli emendamenti alla Costituzione russa del 2020, che introducono la menzione di Dio (art. 67,1 comma 2), la difesa del matrimonio come unione tra uomo e donna (72, comma 1), la promozione dei valori tradizionali della famiglia (114, comma 1).

Il conflitto ucraino sta brutalmente mostrando che il «mondo russo» non è più armonico del mondo occidentale. L’unità religiosa non è rafforzata dalle bombe ma polverizzata. Numerose parrocchie e vescovi della Chiesa ortodossa ucraina hanno cessato di menzionare il nome del patriarca nell’anafora eucaristica. Il solco scavato dalla guerra tra il patriarca di Mosca e la Chiesa ortodossa ucraina sta però anche segnalando che le ragioni della divisione tra le Chiese in Ucraina non sono così profonde. Non toccano l’essenza della fede. Forse la tragedia della guerra può aiutare le Chiese a comprendere che il Vangelo chiede un parlare chiaro: sì, sì, no, no. Chiede di chiamare la guerra «guerra», il peccato «peccato». Di dire che la divisione è un peccato, che la guerra è un peccato. Che solo l’amore salva. Che l’invocazione della pace deve radicarsi nella verità e nella giustizia, nella promozione della libertà e della vita dell’altro.

https://www.rivistailmulino.it/a/le-chiese-in-ucraina-e-la-sfida-della-pace

30 Marzo 2022Permalink

30 marzo 2022 – Quella di Putin è la prima dichiarazione di guerra ufficiale all’omosessualità

Quella di Putin è la prima dichiarazione di guerra ufficiale all’omosessualità

ADRIANO SOFRI  29 MAR 2022

Il capo del Cremlino, il suo cappellano militare Kirill, i suoi consigliori Aleksandr Dugin e Natalya Narochnitskaya: tutti hanno indicato “l’orientamento sessuale non tradizionale” come il cuore profondo dell’occidente

Bisogna guardarsi dalle frasi a effetto, ma è il momento di dire che, attraverso l’Ucraina, Putin ha dichiarato guerra all’omosessualità. L’hanno indicata, lui, il suo cappellano militare Kirill, i suoi consigliori Aleksandr Dugin e Natalya Narochnitskaya, come il cuore profondo dell’occidente. Le “parate del gay pride” come cimento metafisico della salvezza umana secondo Kirill si potevano ancora catalogare fra le sbronze dell’incenso patriarcale. Ma il Putin che, sperando addirittura di cattivarsi Joanne Rowling, ne rivendica l’estraneità ai “diritti di genere”, imprime il suo sigillo sul programma. Ed evoca, per esemplificare la volontà di cancellazione della millenaria cultura russa, i nomi magnifici di Tchaikovsky e Rachmaninoff, non so quanto deliberatamente, dal momento che fu drammaticamente omosessuale il primo e imprudentemente sospetto il secondo.

Nei regimi dispotici le cose non hanno diritto al proprio nome, come la guerra di oggi. La terminologia politicamente corretta in russo è: “Persone di orientamento non tradizionale”, ricorda un brillante saggio satirico del 2007, “E’ l’HOMO quello che l’OMON vede allo specchio?” (Omon è l’unità speciale antiterrorismo dunque antigay).

Ci eravamo dimenticati troppo presto della legge russa cosiddetta contro la propaganda omosessuale, strumento di repressione delle persone e delle associazioni, dichiarate emanazioni di “agenti stranieri”. Abbiamo dedicato pochissima attenzione alla micidiale persecuzione delle persone gay nella Cecenia di Kadyrov, il quale peraltro assicura che “questa cosa non esiste da noi”. (Purtroppo, la soppressione infamante delle differenze sessuali è, là e altrove, ben più profondamente radicata che nella pagliaccesca e sanguinaria tirannide di Kadyrov). C’è un film documentario impressionante di David France, “Welcome to Chechnya. Inside the Russian Republic’s Deadly War on Gays” (“Benvenuti in Cecenia. Nella guerra mortale della Repubblica russa contro i gay”, su Hbo, Amazon ecc.), presentato al Sundance Festival del 2020.

Ora ci troviamo davanti alla promozione dell’omofobia a geopolitica. Ma come, mi sono chiesto, hai tanto insistito sulla intima posta delle guerre contemporanee, combattute per e sul corpo delle donne, e ora ne vuoi spostare il centro su un aspetto particolare come la differenza delle scelte sessuali? In realtà non c’è alcuna contraddizione, e l’omosessualità – lasciatemi usare questa parola in un’accezione generale, come farebbe il Cremlino – è il termine, tutt’altro che parziale, di misura della virilità “tradizionale”, della resistenza del rapporto “naturale” con le donne. L’omosessualità è occidentale – è l’occidente. A Mosca e a San Pietroburgo, dov’è larga, brillante e audace, è decretata come una, la più vergognosa, importazione straniera.

Del resto, quando si segnala un isolamento attuale della Russia di Putin, sarebbe istruttivo fare il conto di quanta parte del mondo contemporaneo condivide l’omofobia e pratica, di diritto o di fatto, discriminazione e persecuzione delle persone Lgbt+. E’ sfuggito ai più che lo scorso 1° marzo la Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, addebitando la guerra d’Ucraina al regime mafioso degli Stati Uniti, ha precisato: “C’è una grave degradazione morale nel mondo di oggi, l’omosessualità e cose di cui non si può nemmeno parlare. Si è giustamente definita la civiltà occidentale come una nuova èra di ignoranza”. Si curino i dettagli. Alla voce pertinente sulla Russia di Wikipedia si ricorda il governatore della regione di Tambov, Oleg Betin, che nel 2008 dichiarò pubblicamente che “gli omosessuali dovrebbero essere fatti a pezzi e lanciati in aria”. Fantasticheria volatile di certa presa, accostata alla consuetudine islamista di scaraventare i gay giù dai tetti.

Devo comunque già correggermi: non è mia la rivelazione sulla guerra in Ucraina di Putin contro l’omosessualità, com’era prevedibile. “I gay” lo sapevano. Sulla Boston Review del 14 marzo è uscito un saggio di Emil Edenborg intitolato appunto “La guerra anti-gay di Putin contro l’Ucraina”, di cui raccomando la lettura: “Nella retorica del Cremlino e dei media allineati i diritti Lgbt, il femminismo, il multiculturalismo e l’ateismo sono dichiarati non solo come estranei ai valori della Russia, ma come minacce fatali alla nazione”.  Vi si citava il discorso inaugurale di Putin del 24 febbraio, per l’“operazione speciale militare”: “Hanno cercato di distruggere i nostri valori tradizionali e di imporci i loro falsi valori che eroderebbero noi e la nostra gente dall’interno, gli atteggiamenti che hanno imposto in modo aggressivo ai loro paesi, e che portano direttamente al degrado e alla degenerazione, perché contrari alla natura umana. Non accadrà. Nessuno è mai riuscito a farlo, né ci riusciranno ora”.

Zelensky, quanto a lui, inadatto alla taccia di genere, si merita quella di “drogato”: un attore, dopotutto. Le donazioni raccolte da coraggiose associazioni Lgbt russe in favore delle persone e dei gruppi Lgbt ucraini sono passibili di condanne fino a 20 anni. La guerra di Troia passò per guerra di uomini per una donna. Gratta la scorza infame della denazificazione, e ci trovi la prima guerra ufficialmente dichiarata contro l’omosessualità e il suo fantasma, che si aggira per la Russia.

https://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2022/03/29/news/quella-di-putin-e-la-prima-dichiarazione-di-guerra-ufficiale-all-omosessualita–3853885/

30 Marzo 2022Permalink

27 marzo 2022 – Utopie, impegni e speranze anche in Friuli

   Una voce dall’Università di Udine

Negli ultimi quattro mesi il piccolo periodico Ho un  sogno,  strumento d’informazione sulle  risorse e sulle attività presenti in Friuli  nel campo della pace e della cooperazione intenzionale, ha pubblicato  interventi di Francesco Bilotta  (Docente di diritto privato, Università di Udine)  in una rubrica  creata ad hoc:  Lessico della dignità  .
Ecco l’ultimo intervento:

UGUAGLIANZA                                                       HUS  267 –  marzo 2022

I principi sono regole indeterminate nel loro contenuto. Solitamente essi fissano un obiettivo da raggiungere, mentre non ci indicano precisamente né a chi sono rivolti né quali siano i contesti specifici in cui vadano applicati.
Prendiamo l’esempio del principio di uguaglianza.  Se leggiamo l’art. 3 della Costituzione, al primo comma  troviamo l’affermazione che tutti hanno pari dignità  sociale e sono eguali davanti alla legge senza che possa assumere rilevanza una certa condizione personale e sociale.
Il comando implicito è che qualsiasi relazione  giuridicamente rilevante dovrà essere improntata al rispetto della pari dignità sociale e dell’uguaglianza dei protagonisti della relazione stessa.
Non ci viene detto come si possa ottenere questo risultato, né cosa voglia dire in concreto, né  se ci siano precisi destinatari di questo comando, né quali siano le conseguenze della sua  mancata osservanza.   Non sappiamo praticamente niente.
Sappiamo solo che la pari dignità sociale e l’uguaglianza “devono” improntare tutte le nostre relazioni giuridiche  e ovviamente informare l’azione delle istituzioni che sovraintendono l’organizzazione della nostra società.  Si tratta di una regola trasversale – di un principio – che permea tutto il nostro sistema giuridico tanto in ambito privato, tanto in ambito pubblico.
Vista la sua indeterminatezza, sarebbe facile giustificare  la mancata osservanza di un principio semplicemente adducendo l’impossibilità di percepire in cosa consista il comportamento doveroso. A chi ci chiedesse conto delle nostre azioni contrastanti con il  principio di uguaglianza, potremmo eccepire di non sapere che ci riguardasse, o ancora di non essere riusciti a capire  cosa fare in concreto dal momento che né la Costituzione né il legislatore  si sono espressi con precisione. Tuttavia, è facile constatare dalla lettura del testo costituzionale che è nostro preciso dovere mettere in atto tutto quanto è nelle nostre possibilità per realizzare l’obiettivo, anche qualora sia necessario letteralmente “inventare” modalità relazionali mai sperimentate prima.
Soprattutto al secondo comma dell’art. 3 della Costituzione, ove viene imposto a chiunque svolga una funzione organizzatrice del nostro stare insieme  il  dovere di rimuovere gli ostacoli che impediscano la piena partecipazione delle persone alla vita politica, economica e sociale del Paese, è chiaramente delineato un progetto sociale inclusivo e di sovversione dello «Stato monoclasse», per usare le parole di M.S. Giannini, uno dei due autori del testo insieme a Lelio Basso.
Il progetto è chiaro, ma da  solo non si potrà realizzare mai. Il dovere di trasformarlo  in realtà grava su ognuno/a di noi.                                                                                                                                                            Francesco Bilotta

Per leggere anche  la  voce  solidarietà,  il post pubblicato  lo scorso dicembre , come   copiato nel mio blog, andare a

https://diariealtro.it/?p=7798

26 dicembre 2021 – Per una riscrittura dell’art. 3 della Costituzione: non tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (diariealtro.it)

27 Marzo 2022Permalink

15 marzo – Giornata internazionale per combattere l’islamofobia

L’Onu dichiara il 15 marzo Giornata Mondiale contro l’islamofobia
19/03/2022, 17:59
L’Onu ha adottato martedì 15 marzo 2022 una risoluzione proposta dall’Organizzazione per designare il 15 marzo la  Giornata internazionale per combattere l’islamofobia. La risoluzione è stata presentata dal Pakistan a nome dell’Organizzazione per la cooperazione islamica. L’adozione della risoluzione segue anni di discussioni, iniziate nel 2019 in seguito agli attacchi alla moschea della Nuova Zelanda.
L’Iran, insieme a Pakistan, Turchia, Arabia Saudita, Giordania e Indonesia, ha guidato i colloqui. La risoluzione condanna qualsiasi incitamento all’odio e violenza contro i musulmani e chiede di rafforzare gli sforzi internazionali per promuovere la tolleranza e la pace .Presentando formalmente la risoluzione, l’inviato pakistano delle Nazioni Unite, Munir Akram, ha affermato che l’islamofobia è diventata una “realtà” che sta “proliferando in diverse parti del mondo”.
“Tali atti di discriminazione, ostilità e violenza nei confronti dei musulmani – individui e comunità – costituiscono gravi violazioni dei diritti umani e violano la libertà di religione e credo”, ha affermato Akram nella Sala dell’Assemblea Generale.
“È particolarmente allarmante in questi giorni, perché è emersa come una nuova forma di razzismo caratterizzata da xenofobia, profili negativi e stereotipi sui musulmani”, ha aggiunto.
La risoluzione riconosce “con profonda preoccupazione” ciò che ha affermato essere “un aumento generale dei casi di discriminazione, intolleranza e violenza, indipendentemente dagli attori, diretti contro membri di molte comunità religiose e di altre comunità”.
Sostiene che il terrorismo “non può e non deve essere associato ad alcuna religione, nazionalità, civiltà o gruppo etnico” e chiede “sforzi internazionali rafforzati per promuovere un dialogo globale sulla promozione di una cultura di tolleranza e pace a tutti i livelli”.
https://www.adista.it/articolo/67760

19 Marzo 2022Permalink