8 febbraio 2026 – Ricordare gli Obama dimenticare Trump

Sperando ,  temo inutilmente, ,  che la presidente  del  Consiglio  prenda nota della volgarità razzista del suo amico Trump

 

ANSA) – WASHINGTON, 07 FEB – Barack e Michelle Obama seguono il principio reso famoso dalla stessa ex First Lady, “quando loro vanno verso il basso noi voliamo alto”, e decidono di ignorare il video razzista pubblicato da Donald Trump. Nonostante le polemiche continuino ad infuriare, l’ex coppia presidenziale ha scelto il silenzio e si è limitata a postare sui social il loro in bocca al lupo alla squadra Usa che da oggi partecipa alle Olimpiadi di Milano-Cortina. “A tutti gli atleti che rappresentano il Team Usa: siamo così orgogliosi di voi. Il vostro talento e la vostra perseveranza vi hanno portato a questo momento. Io e Michelle ci uniremo agli americani di tutto il Paese per fare il tifo per voi”, hanno scritto gli Obama. (ANSA).

8 Febbraio 2026Permalink

1 febbraio 2026 – Calendario di febbraio

  • .1 febbraio 1945 –   Decreto Legislativo Luogotenenziale 1 febbraio 1945,
    ………………………….n. 23 – ….Riconosciuto il diritto di voto alle donne.
    .1 febbraio 1979 –    L’ayatollah Khomeini torna in Iran dopo l’esilio.
    1 febbraio   2026  –   48ª Giornata Nazionale per la Vita   [ Nota  1 ]
    .2 febbraio                 festa della Candelora  (Presentazione di Gesù
    —————————- al Tempio)
    .2 febbraio 2017 –     Muore Predrag Matvejevic
    .2 febbraio 2020 –     E’ stato isolato il virus del Covid
    ..2 febbraio 2024 –  L’università di Padova conferisce la laurea ad
    ……………………………..  .honorem  in ingegneria biomedica alla
  • ………………………………………memoria di Giulia Cecchettin
    .3 febbraio 1985 –    Sudafrica. Desmond Tutu è il primo vescovo
    …………………………….. anglicano nero.
    .3 febbraio 1998 –    Strage del Cermis
    .3 febbraio 2016 –    Ritrovamento della salma di Giulio Regeni
    .3 febbraio 2022 –    Giuramento del presidente Mattarella per il
    …………………………….secondo  mandato
    ..4 febbraio 1913 –     Nasce Rosa Parks
    .4 febbraio 1945 –    Si apre a Yalta la Conferenza tra Roosevelt,
    ……………………………….…Churchill  e Stalin
    .4 febbraio 1906 –   Nasce Dietrich Bonhoeffer
    .4 febbraio 2019 –    Viaggio del papa ad Abu Dhabi
    .5 febbraio 62 –         Terremoto di Pompei
    .5 febbraio 1848 –   Processo a Marx ed Engels per attività sovversiva
    .6 febbraio 1992       Muore David Maria Turoldo
    .6 febbraio –             Giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali
    …………………………………Femminili
    .9 febbraio   2009 -..Muore Eluana Englaro
    10 febbraio –           Giorno del ricordo” – vittime delle foibe (legge
    …………………………………92/2004)
    10 febbraio 1990 – Sud Africa: De Klerk annuncia la liberazione di
    …………………………………Mandela
    11 febbraio –            Giornata internazionale delle ragazze e delle donne
    …………………………………nella scienze……………….          (Nota  2)
    11 febbraio 1929 – Firma dei Patti Lateranensi
    11 febbraio 2011 – Egitto, dimissioni di Mubarak
    12 febbraio 1938 – Anschluss, le truppe tedesche entrano in Austria
    15 febbraio 1945 – Aerei USA bombardano Dresda
    15 febbraio 1967 – Uccisione Camillo Torres
    16 febbraio 2024-  Strage operai a Firenze in supermercato Slunga in
    ……………………………………. costruzione.
    17 febbraio 1600 – Roma – Rogo di Giordano Bruno, condannato per
    …………………………………… eresia
    17 febbraio 1848 – Lettere Patenti, decreto con cui il re Carlo Alberto,
    ………………………………………..concedeva  i diritti civili ai valdesi e,
    …………………………………………successivamente, agli ebrei.
    18 febbraio 1564 – Morte di Michelangelo
    18 febbraio 1943 – Monaco – arresto fratelli Scholl e altri membri della
    …………………………………Rosa Bianca
    18 febbraio 1984 – Firma del Nuovo Concordato fra Italia e Santa Sede
    18 febbraio 2018 – Muore Giacometta Limentani
    19 febbraio 1937 – Strage italiana in Etiopia – Giorno dei martiri  etiopici
    …………………………………… ……………………………….. (Nota  3 )
    19 febbraio 2016 – Morte di Umberto Eco
    20 febbraio 1958 – Approvazione della legge Merlin
    20 febbraio 2016 – Muore Fernando Cardenal
    21  febbraio 1984 – Stipula dell’intesa fra lo stato italiano e la chiesa
    …………………………………………valdese
    21 febbraio 2015 – Caduta governo Letta                             (Nota 4)
    21 febbraio 1965 – A New York viene ucciso Malcom X
    22 febbraio 1943 – Esecuzione capitale dei membri della ‘rosa bianca’
    22 febbraio 2021 – Vengono assassinati nel Congo orientale
    ……………………………l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere
    :…………………………  della sua scorta Vittorio Iacovacci  e
    ……………………………………..Mustapha Milambo, l’autista.
    23 febbraio 1903 – Cuba affitta ‘in perpetuo’ agli USA la baia di
    ……………………………….Guantanamo
    24 febbraio 1990 – Morte di Sandro Pertini
    24 febbraio 2024 – Nasce la giornata del manganello
    25 febbraio 2014 – Fiducia al governo Renzi – Ieri al senato oggi alla
    ……………………………. Camera  finirà il 12 dicembre 2016
    25 febbraio 2018 – Chiusura Santo Sepolcro
    26 febbraio 1991 – Si scioglie il patto di Varsavia
    27 febbraio 1933 – Incendio del Reichstag
    27 febbraio 1960-  Morte Adriano Olivetti
    28 febbraio 1986 – Assassinio del primo ministro svedese Olaf Palme
    28 febbraio 2013 – Abdicazione papa Benedetto XVI
    28 febbraio 2018 – Riapertura Santo Sepolcro

 

  • NOTA 1
    La 48ª Giornata Nazionale per la Vita si celebrerà il 1° febbraio 2026, con il tema “Prima i bambini!”, per sottolineare l’importanza di proteggere e valorizzare la vita umana, in particolare quella dei più vulnerabili.
    Il nome ufficiale  di Giornata nazionale per la vita  aveva cominciato ad essere sottotraccia.  Quest’anno torna a farsi rilevante
  • NOTA  2:
    19 febbraio Fu istituita dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015.
    Ricordo che delle materie STEM si parla anche nel Recovery Plan
    (STEM acronimo dall’inglese di Science, Technology, Engineering and Mathematics)
  • NOTA 3:
    A seguito di un attentato al maresciallo Graziani le truppe italiane in Etiopia perpetrarono una delle tante stragi che caratterizzarono quella occupazione.
    Per qualche informazione:
    https://win.storiain.net/arret/num146/artic5.asp
  • NOTA 4:
    Il governo Letta è stato il sessantaduesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il primo della XVII legislatura. Il governo rimase in carica dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014

 

2 Febbraio 2026Permalink

15 gennaio 2026 – Si discutono le definizioni . Bene

Antisemitismo, la logica distorta da Israele

"Ebrei contro l'apartheid in Palestina!", manifestazione a San Paolo, Brasile (AP Photo/Tuane Fernandes)

“Ebrei contro l’apartheid in Palestina!”, manifestazione a San Paolo, Brasile – (AP Photo/Tuane Fernandes)

Bisogna congratularsi con Zoharan Mamdani che, nel suo primo giorno da sindaco di New York, ha revocato l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Ihra disposta dal suo predecessore, Eric Adams. Nel tentativo di raccogliere qualche voto in più tra l’elettorato ebraico in vista delle elezioni a sindaco, Adams ha firmato un ordine esecutivo l’8 giugno 2025, che adottava la definizione dell’Ihra. È stato l’ennesimo gesto disperato e insensato: non ha accresciuto il rispetto nei suoi confronti né lo ha aiutato alle urne.

Questa definizione, più che contrastare l’antisemitismo, funziona come uno strumento per fissare i confini del discorso sull’operato del governo israeliano, mettere a tacere le voci critiche su Israele sul sionismo e limitare la libertà di espressione. In questo senso, la definizione ha prodotto danni incalcolabili alla lotta contro l’antisemitismo reale. L’ha trasformata in una questione politicamente controversa e ha finito per offrire, implicitamente, una sorta di immunità agli antisemiti dichiarati, purché sostengano la politica israeliana contro i palestinesi.

Perciò Zoharan Mamdani ha fatto bene a liberarsi di questa definizione dannosa, che simboleggia tutto ciò che è sbagliato e falso nel discorso che Israele e i suoi alleati alimentano attorno al concetto di «antisemitismo».

LA DEFINIZIONE in questione nasce nei primi anni Duemila, in un contesto segnato dal moltiplicarsi di episodi antisemiti in diversi paesi europei e dalla volontà di alcune organizzazioni ebraiche di monitorarli in modo sistematico. Erano gli anni della Seconda Intifada: in quel periodo si registravano attacchi contro ebrei e istituzioni ebraiche, soprattutto in Europa, sullo sfondo di quanto avveniva in Palestina/Israele.

In quel quadro, alcune organizzazioni elaborarono una definizione operativa condivisa, concepita come strumento di lavoro per l’attività di monitoraggio. La definizione fu formulata dal giurista Kenneth Stern insieme al rabbino Andrew Baker dell’American Jewish Committee (Ajc), che la presentò all’Osservatorio dell’Unione europea sui fenomeni di razzismo e xenofobia (Eumc, oggi Agenzia per i diritti fondamentali).

La definizione venne pubblicata sul sito dell’Eumc, ma in seguito fu rimossa, perché già allora molti ne avevano riconosciuto i limiti e i potenziali effetti dannosi. Lo stesso Stern, autore principale della definizione, divenne in seguito uno dei più netti oppositori della sua adozione come strumento normativo destinato a regolare o sorvegliare il dibattito su Israele, in particolare negli ambienti universitari.

Arrivò a testimoniare con fermezza contro l’adozione della definizione davanti al Congresso degli Stati uniti nel novembre 2017. A suo avviso, sin dall’inizio, la funzione della definizione doveva rimanere circoscritta: creare un linguaggio comune tra gli organismi impegnati nel monitoraggio del fenomeno, e nulla più.

NONOSTANTE ciò, la definizione ha assunto una vita propria. Sempre più agenzie governative nel mondo, tra cui il Dipartimento di Stato statunitense, hanno iniziato a farvi riferimento. Una svolta particolarmente preoccupante si è verificata nel maggio 2016, quando un’organizzazione denominata International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) ha adottato la definizione.

L’Ihra è stata fondata nel 1998 con l’obiettivo di preservare e promuovere la memoria dell’Olocausto a livello globale; oggi conta 35 stati membri, in larga parte occidentali (tra cui, naturalmente, Israele). I principali attori che hanno spinto verso quella risoluzione erano riconducibili ad ambienti filo-israeliani. Fra essi, Marc Weizmann del Wiesenthal Center di Los Angeles: un’organizzazione che ha definito la decisione dell’Unione europea di etichettare i prodotti provenienti dagli insediamenti illegali israeliani come il terzo evento antisemita più grave del 2015, e che ha indicato come gli eventi antisemiti più gravi del 2016, sia la risoluzione delle Nazioni unite che condannava Israele per la costruzione di insediamenti, sia l’astensione dal voto dell’amministrazione Obama.

Il voto interno all’Ihra su questa definizione è stato tutt’altro che lineare. Alcuni paesi hanno sostenuto la sola definizione di base, non gli esempi applicativi, e – secondo i regolamenti – per la decisione era necessario un consenso unanime. Eppure, elementi di forza, tra cui Marc Weizmann, hanno creato l’impressione che l’intera definizione fosse stata accettata dall’Ihra, e questa interpretazione si è imposta come la verità. Da quel momento, gli stati membri hanno iniziato ad adottarla a loro volta e, contemporaneamente, a promuoverla presso enti pubblici e privati: dalle città e dalle università alle squadre di calcio e alle compagnie aeree.

IL RISULTATO è stato catastrofico. La possibilità di parlare e protestare contro le politiche israeliane è diventata sempre più limitata, perché, per definizione, quasi ogni critica politica a Israele o al sionismo può essere interpretata come antisemita. Il filosofo israeliano Adi Ophir l’ha definita «una Cupola di Ferro discorsiva». E non c’è nemmeno bisogno di attivarla ogni volta: la sua sola esistenza produce un effetto paralizzante. Dopotutto, chi vorrebbe esporsi al rischio di un’accusa di antisemitismo? Inoltre, Israele e i suoi sostenitori sono riusciti a spostare il terreno della discussione. Non si parla più dell’apartheid, della Nakba, dell’occupazione e dell’annessione (anche prima del genocidio), ma della legittimità stessa di discuterne: se farlo sia lecito o se sia, in realtà, un’espressione di antisemitismo.

Logica distorta

Qual è, dunque, il meccanismo operativo di questa «Cupola di Ferro» discorsiva? La definizione di antisemitismo dell’Ihra include una definizione di base piuttosto macchinosa: «L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto».

Poiché è praticamente impossibile ricavare chiarezza da una formulazione così ambigua – che, proprio per la sua ambiguità, fa più male che bene – sono stati aggiunti undici esempi esplicativi. Sette di questi riguardano Israele: in pratica, la definizione finisce per identificare l’antisemitismo di oggi soprattutto con la critica politica a Israele, e non con l’ostilità, la discriminazione e la violenza contro gli ebrei nel mondo.

C’è poi un secondo problema. La definizione separa l’antisemitismo da qualsiasi contesto universale: lo tratta come un fenomeno a sé stante, non collegato ad altre manifestazioni di discriminazione, razzismo e odio. Di conseguenza, anche la lotta contro l’antisemitismo viene disancorata da trattati e organismi internazionali pensati per combattere questi fenomeni. Come se l’antisemitismo fosse un fenomeno sui generis, un’eccezione che trascende ogni altro problema di razzismo, discriminazione e odio. In altre parole, il presupposto diventa una sorta di «supremazia ebraica» nella gerarchia delle lotte antirazziste.

MA IL NODO più grave è l’identità che questa definizione costruisce tra ebraismo e sionismo. Uno degli esempi allegati afferma che «negare il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione» e «definire Israele come un progetto razzista» costituirebbe di per sé una forma di antisemitismo. Ne deriva che l’opposizione al sionismo sarebbe necessariamente antisemitismo, perché essere ebrei implicherebbe essere sionisti. È così che, ad esempio, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il genero e confidente di Donald Trump, Jared Kushner, hanno interpretato la definizione e l’hanno pubblicizzata su scala globale.

La logica che sostiene tutto questo è completamente distorta. Negare agli ebrei un diritto riconosciuto a ogni popolo – il diritto all’autodeterminazione – è presumibilmente discriminante e dunque antisemita. Ma come può Israele rivendicare una simile pretesa, quando esso stesso nega l’autodeterminazione a un altro popolo, quello palestinese, che non dispone certo di un documento analogo capace di “proteggere” il modo corretto in cui se ne dovrebbe parlare nel mondo?

E poi: l’accusa di razzismo contro uno Stato viene ripetuta ogni giorno contro molti paesi. Perché allora, quando si muovono le stesse accuse nei confronti di Israele – accompagnandole con prove empiriche solide e ragionamenti convincenti – ciò dovrebbe diventare antisemitismo? Le affermazioni secondo cui Israele mantiene un regime di apartheid o ha commesso un genocidio sono antisemite perché imputano razzismo a Israele, o sono descrizioni fattuali, realistiche e accurate?

INOLTRE, esistono molti ebrei – inclusi israeliani, tra cui l’autore di queste righe – che vivono e praticano la propria identità ebraica proprio nella critica a un regime ritenuto razzista e violento, e nel tentativo di trasformarlo radicalmente per un futuro migliore, tanto per gli ebrei quanto per i palestinesi. È accettabile che una definizione internazionale possa dichiarare illegittima questa identità e qualificarla come antisemita? Spetta davvero a istituzioni e stati stabilire come gli ebrei debbano realizzare la propria identità ebraica? Un intervento del genere sfiora già, di per sé, l’antisemitismo.

A ciò si aggiunge un altro punto che rende la definizione Ihra così problematica: l’idea che qualsiasi «doppio standard» verso Israele sia antisemita. È un’affermazione infondata, perché non esiste uno standard internazionale unico per misurare l’intensità della critica agli Stati. Come si può stabilire se le critiche contro gli Stati uniti durante il Vietnam, contro la Francia durante la guerra d’Algeria, contro il Sudafrica dell’apartheid o contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina siano state “equivalenti” – per intensità e diffusione – a quelle rivolte a Israele durante il genocidio di Gaza? E se non lo fossero, perché questa differenza dovrebbe diventare prova di antisemitismo?

Del resto, l’azione politica, per sua struttura, concentra energie su alcune cause e non su altre. Eppure, secondo la logica della definizione Ihra, chi dedica le proprie energie alla lotta per i diritti dei palestinesi criticando Israele viene esposto all’accusa di antisemitismo: «Hai già condannato Siria, Cina, Arabia saudita, Sudan…?». Se la risposta è no, allora devi tacere su Israele, altrimenti verrai etichettato come antisemita.

Trasformare il significato del concetto di antisemitismo

Tutto ciò suggerisce che la natura della definizione dell’Ihra sia tendenzialmente proiettiva. Ciò che Israele si consente – negare l’autodeterminazione ad altri e rivendicare privilegi nel codificare il discorso critico contro di sé – lo vieta agli altri. Lo si vede anche nella parte che qualifica come antisemitismo qualsiasi accenno a una somiglianza tra le azioni di Israele e quelle dei nazisti. Eppure, leader come Trump e molti altri sono stati paragonati ai nazisti; e anche ebrei e israeliani l’hanno fatto – come il grande intellettuale israeliano Isaiah Leibowitz, che parlò di «giudeo-nazisti» a proposito dei coloni negli insediamenti in Cisgiordania, o l’ex capo dello Shin Bet Avraham Shalom, che paragonò alcune forme di controllo israeliano alle forme di controllo naziste in Europa.

In Israele stesso, fin dalla fondazione dello Stato, l’analogia con i nazisti è stata spesso utilizzata contro i palestinesi e i loro leader. Di recente, molte personalità pubbliche israeliane, tra cui il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, hanno definito tutti i palestinesi «nazisti» per sostenere che nessuno di loro possa essere considerato innocente. Anche qui, ciò che Israele si permette viene proibito ai suoi oppositori.

LA LOGICA e lo spirito di questa definizione hanno trasformato il significato stesso del concetto di antisemitismo e l’importanza della lotta contro il fenomeno. La lotta contro l’antisemitismo nasce per proteggere una minoranza vulnerabile, e talvolta i suoi diritti, dalla tirannia dello Stato e della maggioranza. Ora, invece, la «lotta contro l’antisemitismo» viene impiegata come strumento potente da Israele come Stato e dagli ebrei al suo interno per vessare i palestinesi, un gruppo con diritti parziali o senza diritti, fino al punto di tentare di eliminarli.

Il danno prodotto da questa definizione e dal suo spirito è incommensurabile ed è documentato in numerosi articoli e in diverse banche dati complete. Non solo ha reso il discorso pubblico sulla Palestina estremamente cauto nella migliore delle ipotesi, e quasi impossibile nella peggiore. Ha anche permesso, per esempio, alla destra americana di coltivare un discorso apertamente antisemita senza che l’attenzione si concentrasse su di esso: perché il “vero” problema diventa «l’antisemitismo della sinistra islamista anti-israeliana».

Gli esempi sono noti: dai manifestanti di Charlottesville nel 2017 che gridavano: «Gli ebrei non ci sostituiranno», espressione diretta della teoria antisemita e cospirazionista della “sostituzione” prevalente nella destra americana; fino a figure come Nick Fuentes, negazionista dell’Olocausto che ha dichiarato di «amare Hitler» e di opporsi al «giudaismo talmudico», recentemente intervistato nel podcast – seguitissimo – di Tucker Carlson.

Oggi vediamo tutta la pericolosità di questa definizione nel modo in cui l’amministrazione Trump la utilizza, mentre la maggior parte delle principali organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti (e anche in Europa), nel quadro del loro sostegno a Israele, continua a sostenerla. Già nel dicembre 2019 Trump ha applicato agli ebrei la Sezione 6 dell’American Civil Rights Act, che proibisce la discriminazione, attraverso un decreto presidenziale; e ha definito la discriminazione proibita sulla base della definizione Ihra.

LA DEFINIZIONE è stata utilizzata anche nel recente attacco agli istituti di istruzione superiore e nelle reazioni alle proteste contro il genocidio a Gaza. Molte università sono state obbligate ad adottare la definizione Ihra come strumento per la revisione dei programmi accademici. Due dei principali studiosi della Columbia University – Marianne Hirsch, studiosa dell’Olocausto, e Rashid Khalidi, storico della Palestina – si sono rifiutati di insegnare nell’attuale anno accademico, temendo azioni disciplinari basate sulla definizione.

La definizione dell’Ihra ha suscitato un’enorme opposizione in tutto il mondo e diverse definizioni alternative sono state formulate al suo posto. Una di queste è la Jerusalem Declaration on Antisemitism (Jda) – della quale sono stato tra i promotori e redattori – che offre un approccio completamente diverso che separa, salvo prova contraria, la discussione critica su Israele e il sionismo dall’antisemitismo – poiché una tale sovrapposizione può certamente esistere, ma richiede prove concrete.

Collega, inoltre, la lotta contro l’antisemitismo alla più ampia lotta contro il razzismo e la discriminazione. La Jda è attualmente firmata da circa 400 studiosi di settori pertinenti e rappresenta in gran parte ciò che è accettato negli ambienti accademici e contribuisce persino, in casi concreti, a contrastare la definizione dell’Ihra, principalmente nelle università.

Un altro gruppo che ha formulato una definizione alternativa a quella dell’Ihra è un gruppo di accademici e attivisti della costa occidentale degli Stati uniti, chiamato Nexus Group. Va ricordato, come hanno sostenuto i critici, che anche queste definizioni affondano le radici anche in una posizione altrettanto problematica: l’idea che l’antisemitismo abbia uno status speciale e che sia l’unico fenomeno che richiede una definizione internazionale, formulata da ebrei ed europei, con l’effetto di limitare il modo in cui palestinesi e loro sostenitori parlano di Israele. Nel frattempo, non esiste una definizione equivalente capace di limitare il modo razzista e genocida in cui molti ebrei israeliani e altri parlano dei palestinesi.

QUESTO PUNTO è stato affrontato da un’altra definizione: la New Jersey Statement on Antisemitism and Islamophobia, che collega l’antisemitismo all’islamofobia e fa riferimento anche al pregiudizio antipalestinese. Non è però altrettanto nota né gode di un ampio sostegno politico. E, in realtà, nella maggior parte dei paesi non c’è nemmeno bisogno di una definizione specifica di antisemitismo: le leggi contro il razzismo, l’incitamento all’odio e la discriminazione sono sufficienti. Se queste definizioni hanno un’utilità, è soprattutto in ambito educativo.

È comunque interessante notare che, sullo sfondo del genocidio di Gaza, accanto al rafforzamento del sostegno alla definizione Ihra e al suo spirito nella destra americana e globale, compaiono anche segnali di indebolimento in altri ambienti. Il Brasile si è recentemente ritirato dall’Ihra, dove aveva lo status di osservatore. Il partito tedesco Die Linke ha adottato la Dichiarazione di Gerusalemme e molte organizzazioni si oppongono alla definizione Ihra.

A tutto ciò si aggiunge il passo, necessario e coraggioso, del sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha annullato la validità della definizione in città, ha separato l’antisemitismo dalle dure critiche a Israele e dall’opposizione al sionismo e ha riportato il dibattito sull’antisemitismo al suo posto, insieme a tutte le altre forme di discriminazione e odio. Una mossa tanto necessaria quanto urgente, soprattutto in questi giorni in cui i palestinesi sono sottoposti a una lotta genocida su più fronti per la loro stessa esistenza.

Yishar Koyach (dall’ebraico e dall’Yiddish, «ben fatto») Zohran.

***

Amos Goldberg è professore di studi dell’Olocausto e del genocidio presso il Dipartimento di Jewish History and Contemporary Jewry dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Insieme al politologo Bashir Bashir ha curato per Columbia University Press «The Holocaust and the Nakba: A New Grammar of Trauma and History» (New York, Columbia University Press, 2018),  edizione italiana «Olocausto e Nakba. Narrazioni tra storia e trauma» (Milano: Zikkaron, 2023).

15 Gennaio 2026Permalink

13 gennaio 2026_ Dichiarazione della famiglia Trentini dopo la liberazione di Alberto

famiglia di Trentini: ‘Notizia attesa da 423 giorni, grazie a tutti’

“Prigionia ha lasciato in Alberto e in noi ferite difficilmente guaribili”

12 gennaio 2026, 06:48

Redazione ANSA

ANSACheck

“Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”.

Lo afferma la famiglia Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini.
“Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci.

Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”, aggiungono i Trentini.

13 Gennaio 2026Permalink

9 gennaio 2026 – Un appunto per me da non dimenticare: papa e ambasciatori

Leone XIV agli ambasciatori confessa la sua paura perché stanno saltando le regole comuni: «Multilateralismo e diritto umanitario»                                 di Franca  Giansoldati

Il quinto secolo Papa Leone non lo vede poi così distante rispetto a quello che sta succedendo oggi. Usa il De Civitate Dei scritto da Sant’Agostino per ricordare che come allora «siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori, di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali». Papa Prevost agli ambasciatori accreditati in Vaticano confida di essere assai preoccupato per l’indebolimento delle regole comuni, dal multileralismo al diritto umanitario, mentre cresce in parallelo una orwelliana omologazione culturale.

In un altro passaggio rammenta in cosa consiste l’obiezione di coscienza. «Non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi. In questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quelli che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani. Tale libertà stabilisce, invece, un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale, sottolineando che una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale».

9 Gennaio 2026Permalink

9 gennaio 2026 _ Anna Foa: antisemitismo e razzismo da Il Manifesto

Anna Foa: «No a una legge per punire chi critica Israele»

Andrea Carugati

Intervista La storica: «L’antisemitismo va combattuto insieme al razzismo, non serve una norma ad hoc». «Il ddl Delrio? Parte da un presupposto errato: le contestazioni al governo di Tel Aviv non vanno confuse con l’odio antiebraico». «In Italia non c’è una emergenza antisemitismo, ma il fenomeno è cresciuto in alcune frange di sinistra che non distinguono tra ebrei e Netanyahu. Sbaglia chi criminalizza tutto il movimento propal»

Leggi anche

Ddl Delrio, in Senato il Pd porta anche il suo testo ’ufficiale’ sull’antisemitismo

Edizione 09/01/2026

Anna Foa, storica e autrice nel 2024 de Il suicidio di Israele per Laterza, è una degli esperti auditi nelle settimane scorse dalla commissione del Senato che sta trattando i disegni di legge contro l’antisemitismo. Insieme ad altri intellettuali, anche di origine ebraica, ha criticato il ddl Delrio per il rischio di censura alle posizioni propal.

Professoressa Foa, quali dovrebbero essere i capisaldi di una buona legge contro l’antisemitismo?

Una buona legge non dovrebbe basarsi sulla definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), perchè c’è il rischio di additare come antisemita chi critica il governo di Israele. Quella definizione di fatto equipara l’antisionismo all’antisemitismo e, non a caso, è stata utilizzata da Trump per contestare e censurare le manifestazioni propal nelle università americane. Al punto numero 10 mette all’indice chiunque paragoni il comportamento di Israele verso i palestinesi con la Shoah.

Eppure è stata adottata da oltre 20 stati europei. Perché?

Era stata criticata fin da subito da numerosi studiosi, e infatti sono nate successivamente le dichiarazioni di Gerusalemme e quella della Nexus Task Force. Diciamo che i governi l’hanno adottata perché, alcuni anni fa, la situazione in Medio Oriente era assai meno grave di quella di oggi. E dunque l’attenzione sui comportamenti del governo di Israele era più bassa. Non a caso la definizione di Gerusalemme (JDA) esclude l’identificazione tra antisionismo e antisemitismo, ed esclude che chi critica il governo di Tel Aviv possa essere tacciato di antisemitismo.

I firmatari del ddl Delrio sostengono che in quel testo non sono compresi i contestati esempi di antisemitismo di Ihra che in gran parte riguardano lo stato di Israele.

Ma quegli esempi sono parte integrante del documento Ihra, non se ne può adottare solo la premessa ignorando il resto. Se si parte da lì, e ricordo che quel testo è stato contestato da 3mila studiosi, si arriva al paradosso che Israele diventa l’unico paese al mondo che non può essere criticato. E questo non può che alimentare l’antisemitismo.

Nel testo del senatore Pd sono escluse conseguenze penali.

Ma non è questo il punto: bisogna evitare che lo stigma si abbatta su chi esprime libere opinioni, come è accaduto ad alcuni studiosi in Germania. Io stessa, per aver paragonato i bambini affamati di Gaza a quelli del ghetto di Varsavia, sarei a rischio di censura.

Serve una legge ad hoc su questo tema?

Non direi. C’è già la legge Mancino, che colpisce antisemitismo e razzismo, e non credo che questi due temi debbano essere separati. Anzi, vanno combattuti insieme.

E invece i promotori del ddl Delrio, ma anche dei testi delle destre e di Iv, sostengono che l’antisemitismo abbia una sua specificità, che non vada confuso con altre forme di odio e discriminazione.

Credo che una gran dei parte dei problemi che Israele vive oggi, compreso il suprematismo ebraico, derivi da questa ossessione dell’unicità. Non è sbagliato confrontare la Shoah, che pure è stato un fenomeno senza precedenti, con altri genocidi del Novecento, come quello degli armeni. Non bisogna farne un caso a parte solo perché ha riguardato gli ebrei. La storia, a differenza di quel che sostiene Netanyahu, non è un continuum di antisemitismo dagli albori del cristianesimo in poi. Ci sono state fasi diverse, alcune anche di pacifica convivenza e di dialogo tra ebrei e altre culture e etnie.

Delrio sostiene che «oggi l’antisemitismo è la vera emergenza del nostro paese». Condivide?

No, penso che le emergenze più gravi siano alte, come le diseguaglianze. L’antisemitismo esiste ed è un problema serio ma rischia di essere utilizzato, da forze politiche negli Usa e in Europa, per altri scopi, come limitare le accuse di genocidio e apartheid a Israele. E questo è grave.

Secondo lei negli ultimi due anni l’antisemitismo è cresciuto in Italia?

Sì, è cresciuto soprattutto nell’ultimo anno. In alcune frange della sinistra si è diffusa l’idea che tutti gli israeliani siano in fondo proni a Netanyahu, che non ci sia una vera opposizione, e così anche gli ebrei tout court, e che Israele non dovrebbe esistere. Una posizione assolutamente minoritaria, che perà esiste, soprattutto sui social: va vista e combattuta, senza mai attribuire queste posizioni a tutto il movimento per Gaza. Però devo dire che, nei miei numerosi interventi nelle scuole e nel dialogo con gli studenti, non ho mai ascoltato posizioni antisemite.

Come suggerirebbe di procedere al Senato?

Due cose fondamentali: non legiferare solo contro l’antisemitismo ma contro il razzismo in generale. E accantonare la definizione Ihra e partire da quella di Gerusalemme, che elimina ogni rischio di censura.

 

La definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto

Nello spirito della Dichiarazione di Stoccolma che afferma: “Con l’umanità ancora segnata da antisemitismo e xenofobia la comunità internazionale condivide una solenne responsabilità di combattere questi fenomeni dannosi” la commissione sull’antisemitismo e sulla negazione dell’Olocausto chiese alla Plenaria dell’IHRA, che si teneva a Budapest nel 2015, di adottare la seguente definizione operativa (di lavoro) di antisemitismo.

 

Aggiungo:

Antisemitismo e antisionismo: un confronto tra le definizioni IHRA e JDA8 Aprile 2021  di Claudio Vercelli

Che cos’è l’antisemitismo? Non di meno, chi è antisemita? Quando il bersaglio sono gli ebrei, entra in gioco anche il giudizio sullo Stato d’Israele? In caso affermativo, quando si può definire l’antisionismo non come una sgradevole manifestazioni di idee radicali ma in quanto concreta avversione nei riguardi degli ebrei medesimi?
Le questioni di fondo, dinanzi a questi quesiti, sono tante e per nulla di facile soluzione. Poiché si incontrano con una serie di temi che ben poco hanno a che fare con le sole definizioni astratte, rimandando semmai ad una pluralità di problemi concreti che accompagnano l’evoluzione del legame tra libertà e giustizia nelle nostre società. Il catalogo è ampio, per capirci. Nel 2016 l’International Holocaust Remembrance Alliance, organizzazione di rango intergovernativo, aveva dato origine ad una definizione operativa (working definition) di antisemitismo, adottata poi dal Parlamento europeo e, come tale, indirizzata a tutti gli Stati membri dell’Unione europea.
Uno dei fuochi di tale documento era costituito dall’accostamento critico tra antisemitismo e antisionismo. In realtà, tra i due fenomeni non veniva stabilita nessuna diretta sovrapposizione. Semmai si identificavano alcune complesse similitudini. Il testo dell’IHRA, infatti, denuncia le forme di demonizzazione di Israele, ovvero «la sua trasformazione in uno Stato paria perennemente messo in discussione e giudicato secondo standard che non si applicherebbero a nessun altro Stato» (David Meghnagi). La working definition non interviene nel merito del conflitto politico e territoriale che contrappone israeliani a palestinesi. Semmai raccoglie gli echi antisemitici che possono annidarsi in quell’antisionismo secondo il quale Israele, per il fatto stesso di esistere come prodotto storico, sarebbe di per sé non solo una forzatura ma soprattutto un obbrobrio morale ed un esercizio di abusivismo politico da emendare con la sua cancellazione fisica.
Ciò che l’IHRA licenziò a suo tempo non era comunque una formula “scientifica”, valida in qualsiasi contesto, bensì un’ipotesi di lavoro intesa come strumento di indirizzo culturale e politico fruibile in più contesti nazionali. Non un testo di legge, quindi, ma una cornice interpretativa. Come tale, soprattutto in grado di squarciare l’ipocrisia che separa ancora oggi la condanna del pregiudizio contro gli ebrei da quello contro il sionismo (laddove quest’ultimo sia equiparato in tutto e per tutto, come dottrina politica, al «colonialismo», all’«imperialismo», al «suprematismo», al medesimo «razzismo»).
Suddiviso in due parti, la prima, in quanto preambolo molto generico – in sé da molti giudicato ancora insufficiente – dedicato alla «percezione» negativa degli ebrei e la seconda, invece, ad undici indicatori di merito del pregiudizio (che richiamano, indirettamente, anche certe devianze di un antirazzismo identitario che ricorre a formulazioni universaliste per esaltare invece le appartenenze di gruppo e non di cittadinanza), ha raccolto diversi plausi ma anche alcuni dissensi. In ciò conta senz’altro il fatto che la dichiarazione rimanga il frutto di un lungo lavoro di mediazione diplomatica.

La Jerusalem Declaration on Antisemitism
Nel mese di marzo di quest’anno, a ricalco – sia pure critico – di tale lavoro si è affiancata, dopo circa un anno di discussioni, la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo (The Jerusalem Declaration on Antisemitism-JDA), firmata da più di duecento studiosi, tra cui alcuni italiani, in calce al documento prodotto dal Van Leer Institute di Gerusalemme. Rispetto al documento dell’IHRA è netta la presa di posizione critica contro agli accostamenti ritenuti indebiti.
Un esempio tra i diversi: «non è antisemita sottolineare la discriminazione razziale sistematica. In generale, le stesse norme di dibattito che si applicano ad altri Stati e ad altri conflitti sull’autodeterminazione nazionale si applicano nel caso di Israele e Palestina. Quindi, anche se controverso, non è antisemita, di per sé, confrontare Israele con altri casi storici, incluso il colonialismo dei coloni o l’apartheid».

Se la JDA (Qui la Dichiarazione) contiene una definizione di antisemitismo che riprende alcuni aspetti del documento dell’IHRA, di fatto dettagliandola in più punti, vi aggiunge l’affermazione per cui «c’è un bisogno ampiamente sentito di chiarezza sui limiti del discorso e dell’azione politica legittima riguardo al sionismo, ad Israele e alla Palestina». È infatti nelle quindici linee guida del documento che si manifesta la sua intelaiatura culturale di fondo.
I sottoscrittori argomentano sulla natura dell’antisemitismo, definito come «l’idea che gli ebrei siano legati alle forze del male. Questo [pensiero] è al centro di molte idealizzazioni antiebraiche, come la fantasia di una cospirazione ebraica in cui “gli ebrei” possiedono un potere nascosto che usano per promuovere la propria agenda collettiva a spese di altre persone». Non di meno, inseriscono il fenomeno antisemitico dentro le più ampie dinamiche razziste delle società contemporanee, offrendo di queste ultime alcuni lineamenti interpretativi di fondo. Dell’antisemitismo forniscono quindi una pluralità di esempi, richiamandosi a manifestazioni «dirette o indirette, esplicite o codificate», sia attraverso la violenza fisica, l’invettiva e gli insulti che per il tramite di simbolismi di senso comune.
Il fuoco della Dichiarazione è tuttavia l’attenzione posta alle ricadute dell’antisemitismo all’interno del groviglio mediorientale ed, in immediato riflesso, nel dibattito pubblico. Si denuncia senz’altro la pericolosa traslazione degli stereotipi antigiudaici in più aspetti del confronto in corso tra israeliani e palestinesi ma l’attenzione è accentuata verso la necessità di scindere le dinamiche ritenute propriamente razziste da quanto è da ascriversi alla libera discussione.
Ad esempio, non è reputato antisemitismo il «criticare o [l’] opporsi al sionismo come forma di nazionalismo, o sostenere una varietà di accordi costituzionali per ebrei e palestinesi nell’area tra il fiume Giordano e il Mediterraneo». Così com’è reputata legittima la «critica basata sull’evidenza di Israele come Stato. Ciò include le sue istituzioni e i principi fondanti. Include anche le sue politiche e le pratiche, nazionali e internazionali, come la condotta di Israele in Cisgiordania e Gaza, il ruolo che Israele gioca nella regione o qualsiasi altro modo in cui, come Stato, influenza gli eventi nel mondo». Il senso di questo passaggio va peraltro chiarito: si possono opinare le azioni politiche d’Israele, non solo attraverso le scelte dei suoi governi ma per l’insieme delle funzioni che vengono assunte dalle sue istituzioni rispetto alle dinamiche di quadro, ossia a livello mediorientale. Fare ciò, dicono i firmatari dell’JDA, in linea di principio non comporta alcuna intenzione antisemitica (la stessa cosa vale per «boicottaggio, disinvestimento e sanzioni [che] sono forme comuni e non violente di protesta politica contro gli Stati»).
In altre parole ancora, «il discorso politico non deve essere misurato, proporzionato, moderato o ragionevole per essere protetto […]. Le critiche che alcuni potrebbero considerare eccessive o controverse, o che riflettono un “doppio standard”, non sono, di per sé, antisemite. In generale, la linea tra discorso antisemita e non antisemita è diversa dalla linea tra discorso irragionevole e ragionevole». Per i firmatari del documento si tratta di «rafforzare la lotta contro l’antisemitismo chiarendo cos’è e come si manifesta», al pari del «proteggere uno spazio per un dibattito aperto sull’annosa questione del futuro di Israele-Palestina»
Al di là degli auspici, così come dei distinti contenuti, sono forse due gli elementi più importanti che separano il testo dell’IHRA da quello dell’JDA. Il primo di essi è l’impatto istituzionale; nel primo caso è rilevante, trattandosi del prodotto di un lungo percorso di lavoro intergovernativo contro l’antisemitismo; nel secondo, invece, si è in presenza di una dichiarazione di studiosi che interviene nel dibattito alimentatosi nel corso di questi ultimi due decenni. Allo stesso tempo, ed è l’elemento successivo, l’IHRA genera documenti e pratiche operative che implicano la mediazione tra figure politiche e civili, mentre l’JDA esprime delle posizioni sui punti più critici dell’analisi dell’antisemitismo, tuttavia in base ad un approccio prevalentemente culturale ed intellettuale. Anche per questo, se ne può stare certi, la parte più rilevante della Dichiarazione di Gerusalemme, quella che ancora una volta slega il pregiudizio antiebraico dall’arcipelago antisionista, sarà fonte di molte discussioni se non di rinnovate polemiche, soprattutto in campo ebraico.

 

9 Gennaio 2026Permalink

8 gennaio 2026- Gli USA e il Venezuela – Un contributo di Lucio Caracciolo

L’abolizione della sovranità  di Lucio Caracciolo

Deviazioni del 4 gennaio 2026

 Da ieri l’America considera il Venezuela sua proprietà. Il petrolio venezuelano sarà affidato ad aziende statunitensi, il governo civile e militare sarà esercitato da Washington fino a quando non sarà possibile una “sicura e appropriata transizione”. Esempio e monito per tutto l’Emisfero Occidentale, comprese città e territori statunitensi infestati da criminali, narcotrafficanti e politicanti inetti, “nemici di dentro” contro cui la Casa Bianca sta usando il pugno di ferro.

Questo è il “corollario Trump” alla dottrina Monroe, illustrato solennemente dallo stesso presidente dopo la felice conclusione del sequestro di Maduro e signora. Siamo molto oltre il dettato originale, risalente al 1823. La sovranità dei vicini inaffidabili non è limitata: è abolita. Il bollettino della vittoria vale da avvertimento per tutti i regimi non allineati agli Usa nel continente panamericano. Teorema peraltro applicabile secondo necessità al resto del mondo: toglietevi di mezzo, l’America è tornata.

Fin qui le intenzioni. Vedremo che cosa ne resterà alla prova dei fatti. Perché porre l’asticella tanto in alto significa esporsi al rischio del fallimento. Trump si gioca tutto, anche contro il sentimento di buona parte dei suoi elettori, che lo aveva votato per risolvere i problemi di casa. Come il presidente stesso aveva annunciato al ballo inaugurale del 25 gennaio scorso: “Misureremo il nostro successo non solo con le battaglie che vinceremo ma anche con le guerre che finiremo e — soprattutto — con le guerre in cui non entreremo”. Ancora a Capodanno Trump prometteva “pace in Terra”. Non proprio lo stile finora esibito nel suo secondo mandato, con interventi e bombardamenti a ripetizione, dall’Iran allo Yemen, dalla Somalia alla Siria, dalla Nigeria al Venezuela.

Nel 1895 l’America di Grover Cleveland affermò per la prima volta il suo diritto al dominio sul continente intervenendo nella disputa fra Gran Bretagna e Venezuela intorno al confine dell’Orinoco. Il segretario di Stato Richard Olney spiegò agli inglesi che la dottrina Monroe poggiava “sulle infinite risorse che ci rendono padroni della situazione, praticamente invulnerabili rispetto a qualsiasi potenza”. Non stupiremmo se nella mente del suo attuale successore, Marco Rubio, massimo ispiratore dell’impresa di Caracas, le parole di Olney risuonassero come un eccitante rosario. Venezuela 1895-2026, andata e ritorno.

L’operazione militare speciale con cui Donald Trump ha decapitato il regime venezuelano illustra l’aria del tempo. Scaduto il breve “momento unipolare”, siamo rientrati nella normalità. Ci si batte fra potenti per determinare le rispettive sfere d’influenza. In omaggio al principio per cui le maggiori potenze dispongono in quanto tali di un “cortile di casa” nel quale dettano legge e dal quale estraggono risorse a piacimento. Conseguenza della fine dell’egemonia globale a stelle e strisce, la ripartizione del pianeta apre una partita potenzialmente infinita, che promette conflitti e caos. In un ambiente reso molto più contendibile dalla fine dell’egemonia americana e dall’emergere o riemergere di soggetti di matrice e memoria imperiale, quali Turchia o Giappone. Gli avventori sono molti, i posti a tavola pochi.

Nel triangolo dei Grandi formato da Stati Uniti, Cina e (a distanza) Russia è in corso una competizione senza regole. Salvo una: i tre non vogliono né possono combattersi direttamente perché si autodistruggerebbero. Gli Stati Uniti non intendono più concedere a cinesi e russi di frequentare il proprio giardino. La punizione inflitta a Maduro valga come monito per Cuba, Messico, Colombia, Brasile e altri paesi latinoamericani oggi retti da leader avversi.

Avviandosi verso le celebrazioni dei 250 anni di indipendenza, gli Stati Uniti esibiscono un record di circa 240 fra guerre (12 le principali) e interventi militari di varia intensità e spessore in quasi tutti i paesi del mondo. In questa fase depressiva della nazione a stelle e strisce, il presidente che vuole “rifare grande l’America” non può certo rinunciare allo strumento militare. Si tratta pur sempre di giustificare spese per la difesa pari a quelle delle altre dieci maggiori potenze riunite. Per tacere della pressione degli apparati e della componente avventurista (neocon) dell’amministrazione, decisi a imporre la propria agenda neo-imperiale.

“Pace in terra” non è per domani, né l’America potrebbe stabilirla da sola. Sullo sfondo, l’obiettivo di Trump resta una pace/non guerra contrattata con Pechino e Mosca fondata sulla reciproca legittimazione delle rispettive sfere di influenza. Dunque sulla proliferazione di conflitti per determinarle. Sotto la soglia della terza guerra mondiale. O per avvicinarvisi, senza volerlo?

8 Gennaio 2026Permalink

5 gennaio – INFORMAZIONI RAPIMENTO MADURO

Maduro è atterrato sabato sera in un aeroporto di New York in seguito all’operazione che ha portato lui e la moglie Cilia Flores fuori dalla loro casa in una base militare nella capitale venezuelana, Caracas. Trump ha annunciato che gli Usa governeranno il Paese, ma non è chiaro come

Il leader venezuelano Nicolás Maduro è arrivato negli Stati Uniti ed è stato portato al Metropolitan Detention Centre di New York, dove ora attende il processo con l’accusa di narcoterrorismo.

5 Gennaio 2026Permalink

1 gennaio 2026 – CALENDARIO

.1 gennaio 1948 –     Italia, entra in vigore la Costituzione
.1 gennaio 1959 –    Inizio della rivoluzione cubana
.1 gennaio  2026-     Strage di Crans-Montana (Svizzera)
.2 gennaio 1979 –    Brasile, assassinio di Francisco Jentel,  difensore
………………………………………dei  contadini indios
.2 gennaio 2016 –    Entra in vigore l’accordo fra la Santa Sede e lo
……………………………..stato di   Palestina,  firmato il 26 giugno 2015
.2 gennaio 2026-      Trump fa rapire il dittatore Maduro e la moglie. [Nota 1]
………………………………..Vengono trasportati immediatamente negli USA
.3 gennaio 1964 –    New York, 500mila studenti in piazza contro
………………………………l’apartheid.
.4 gennaio 2005 –    La Corte Suprema del Cile autorizza il processo
a  Pinochet che morirà il 10 dicembre 2006
.5 gennaio 1942 –    Morte di Tina Modotti
. 5 gennaio 1948 –    Nasce Peppino Impastato.
……………………………….Cosa Nostra lo eliminerà il 9 maggio 1978..
.5 gennaio 1968 –    Inizio della primavera di  Praga      [nota 2]
.5 gennaio 1984 –    Cosa nostra’ uccide il giornalista Giuseppe Fava.
.5 gennaio 2017 –    Muore Tullio De Mauro
.6 gennaio 1907 –    Maria Montessori apre la prima casa dei  bambini.
.6 gennaio 1980 –    Assassinio del presidente della regione Sicilia,
……………………………….Piersanti  Mattarella                          [ nota 3]
.6 gennaio 1992 –    Il Consiglio di sicurezza dell’ONU condanna
………………………………all’unanimità Israele per il  piano di
…..…………………………. deportazione  dei Palestinesi
……………………………… (risoluzione n. 726)              [nota 4]
.7 gennaio – ……    ..Natale ortodosso e copto
.7 gennaio 2015 –     Parigi, strage alla redazione di Charlie Hebdo
.8 gennaio 1642 –     Morte di Galileo
.8 gennaio 1913 –    Sudafrica: Nasce l’African National Congress
……………………………..(ANC)
.8 gennaio 2015 –    Romero è riconosciuto ‘martire’ dalla chiesa
…………………………cattolica..( assassinato il 24 marzo 1980).
……………………………………………………………………………[ nota 5]
.9 gennaio 2025-       Liberazione di Cecilia Sala
10 gennaio 1948 –   Prima assemblea generale delle Nazioni Unite
………………………………a Londra
11 gennaio 1947 –    Scissione di Palazzo Barberini (nascita Psdi)
11 gennaio 2014 –    Morte di Ariel Sharon
12 gennaio 1948 –   La Corte Suprema USA dichiara l’uguaglianza
……………………………..fra neri e bianchi
14 gennaio – ……. ..Capodanno ortodosso e copto
14 gennaio 2011 –   Tunisia, cade il regime di Ben Alì
14 gennaio 2019 –   On  Calderoli è condannato per le offese alla
………………………..on Kyenge. Riconosciuta l’aggravante  razziale
……………………… La condanna sarà annullata  in giugno.
15 gennaio 1919 –    Assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht
15 gennaio 1929 –   Nascita di Martin Luther King
15 gennaio 1993 –    Arresto di Totò Riina
16 gennaio 1992 –   Accordi di pace in El Salvador
16 gennaio 2023_    Cattura di Matteo Messina Denaro
16  gennaio 2023_   Morte di Gina Lollobrigida
17 gennaio 1961 –    Congo, assassinio di Patrice Lumumba
17 gennaio 1991 –    Inizia la prima Guerra del Golfo  [ nota 6]
18 gennaio 1919 –   Luigi Sturzo fonda il Partito Popolare Italiano
17 gennaio 2025 –   Firma della tregua fra Israele  e Hamas
18 gennaio 2017 –   Valanga a Rigo piano – distruzione albergo
19 gennaio 1969 –   Praga, Jan Palach si dà fuoco in piazza
……………………………..San Venceslao
20 gennaio 1996 –   Arafat eletto presidente dell’Anp
20 gennaio 2020 –    Muore Tito Maniacco
21 gennaio 1924 –    Morte di Lenin
21 gennaio 1984 –    Brasile: nasce il Movimento Sem Terra
24 gennaio 1979 –    Assassinio di Guido Rossa
25 gennaio 2015 –    Rapimento di Giulio Regeni
26 gennaio 1564 –    Pubblicazione delle conclusioni del Concilio di
………………………… Trento
27 gennaio -………. . Giornata mondiale in memoria delle vittime
……………………………….della Shoa
29 gennaio 1895 –    José Martì inizia la guerra per l’indipendenza
……………………………….di Cuba
30 gennaio 1948 –    Assassinio di Gandhi a Nuova Delhi
31 gennaio 1929 –    L’Urss esilia Lev Trotsky
31 gennaio 2015 –    Sergio Mattarella, 12mo presidente della
………………………………Repubblica .
………………………………Secondo mandato il 29 gennaio 2022
31 gennaio 2018 –    Entra in vigore la legge  n. 219 /2017
……… …………………  .Norme in materia di consenso informato e
……………………………disposizioni  anticipate    di trattamento.

 

[ Nota 1  ] La notizia si trova nel messaggio successivo.
Preferisco metterla anche qui perchè voglio un promemoria  sicuro anche se avessi un vuoto  di memoria.
Sono preoccupata perchè ho posto, chiacchierando con conoscenti il problema della pena di morte che Trump ha ripristinato per i reati federali .
Persone che  stimo e conosco sono favorevoli alla pena di morte anche come deterrente  (?!) per i femminicidi e gli abusi su minori.
Inorridisco.

[nota 2]   La Primavera di Praga: iniziò quando il riformista slovacco Alexander Dubček salì al potere e proseguì fino al 20 agosto 1968.

[nota  3]   Alberto Panaro    Il 6 gennaio 1980 a Palermo veniva assassinato con otto colpi da un killer che si era avvicinato alla sua auto Piersanti MATTARELLA, 45 anni, presidente della regione Sicilia. Mattarella era sull’auto con la moglie e due figli. La fotografa Letizia Battaglia, che passava per caso, documentò gli attimi immediatamente successivi in una serie di foto: in questa si vede la moglie e la figlia, e, all’esterno. il fratello Sergio che tira fuori dall’auto il corpo e constaterà subito che non c’era più niente da fare. Oggi Sergio è Presidente della Repubblica italiana. Piersanti Mattarella fu ucciso su mandato di Cosa Nostra perché aveva cominciato decisamente a opporsi ai rapporti di affari fra la mafia e la pubblica amministrazione. Nel 1995 furono condannati all’ergastolo come mandanti Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Il killer non è mai stato ufficialmente individuato. Ma può essere cercato nell’ambito del neofascismo ,secondo un patto tra Mafia e estremismo nero.

[nota 4]  La Risoluzione 726 (1992) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna fermamente la deportazione di palestinesi da parte di Israele, chiedendo che i civili arabi trasferiti dalla zona smilitarizzata possano tornare immediatamente alle loro case e reinsediarsi sotto la supervisione della Commissione Mista di Armistizio.  Adottata il 6 gennaio 1992, riguarda la situazione nei territori occupati da Israele e sottolinea il diritto al ritorno dei palestinesi, in linea con il diritto internazionale.

[nota  5  Dopo una latenza della questione durata parecchi anni, il 14 ottobre 2018 papa Francesco proclama santo Oscar Romero.

[nota 6]   E io  restituisco la tessera del PCI  per la posizione tentennante  assunta a proposito della partecipazione alla guerra del Golfo

4 Gennaio 2026Permalink