20 settembre 2022 – Edith Bruck. una donna sopravvissuta alla shoah vs Orban

Viktor Mihály Orbán, (31 maggio 1963) è un politico ungherese,
Primo ministro dell’Ungheria dal 2010, carica che ha anche ricoperto precedentemente tra il 1998 e il 2002.
È leader del partito Fidesz – Unione Civica Ungherese.
Fidesz è un partito politico di destra, nazional-conservatore, populista e illiberale.  Dal 2018 ha la maggioranza assoluta alla Assemblea nazionale.

20 Settembre 2022Permalink

18 settembre 2022 – testo candidatura Honsell

Honsell candidato per centrosinistra nel collegio uninominale in Senato in FVG

Mi è stato proposto dalla federazione politica Europa Verde-Sinistra Italiana di candidarmi al Senato nel collegio uninominale per la coalizione di centrosinistra. Una proposta che mi onora e che è in linea con quanto ho sempre ritenuto importante e sempre cercato di realizzare, sia da Sindaco di Udine che da rappresentante di Open Sinistra FVG in Consiglio Regionale: dialogare con l’intera coalizione di centrosinistra e lavorare per rafforzare la componente di sinistra più attenta ai temi dell’ambiente, dell’uguaglianza e dei diritti.
Il collegio uninominale comporta uno sforzo di sintesi politica e programmatica per dare voce a un intero territorio – nel mio caso vastissimo – e lavorare in collaborazione con tutte le forze politiche della coalizione di centrosinistra, cercando di rappresentare non solo un punto di sintesi ma anche un valore aggiunto.
Si confronteranno in queste poche settimane due idee di Friuli Venezia Giulia, di Italia e di Europa. Quella della Destra, tutta chiusura, conservazione, paura del nuovo e quella del centrosinistra, aperta al futuro, consapevole delle sfide della trasformazione tecnologica e del cambiamento climatico, inclusiva sul piano dei diritti, della rappresentanza e convinta del valore dell’uguaglianza. Io cercherò di dare voce a questa seconda idea di società, con l’aiuto degli amici e delle amiche e dei compagni e delle compagne di Europa Verde e Sinistra Italiana e assieme a tutti gli altri soggetti della coalizione, a cominciare dalle diverse candidate nei collegi uninominali della Camera.

18 Settembre 2022Permalink

16 settembre 2022 – Cuore di mamma (una testimonianza dal Corriere della sera)

REGNO UNITO   14 settembre 2022 – 18:21
Carlo III non dovrà pagare la tassa di successione sul patrimonio di Elisabetta
di Luigi Ippolito

LONDRA — Un re «esentasse»: Carlo non dovrà versare imposte sulla fortuna che ha appena ereditato dalla madre Elisabetta. Lo stabilisce una legge passata nel 1993 dal governo conservatore di John Major, che assolve i beni passati «da sovrano a sovrano» dalla normale tassa di successione, che in Gran Bretagna ammonta al 40% su tutto ciò che eccede la soglia di 325 mila sterline (375 mila euro al cambio attuale).

Dalla regina appena scomparsa Carlo ha ereditato innanzitutto i possedimenti della Corona, il cui valore è stimato a oltre 15 miliardi di sterline e include anche le collezioni di dipinti e gli archivi reali. In realtà, il tesoro della Corona non è veramente di Carlo, che ne è solo in un certo senso il «custode» e non ne può disporre a suo piacimento: è per questo che il governo aveva ritenuto «inappropriato» che un sovrano ci pagasse sopra le tasse. In cambio, il 25% dei profitti ricavati dalle proprietà della Corona viene versato dal governo alla famiglia reale per le loro spese.

Quello che era patrimonio privato di Elisabetta e che ora è passato nelle mani di Carlo è invece il ducato di Lancaster, un insieme di terreni e proprietà sparsi in tutta l’Inghilterra che l’anno scorso aveva fruttato alla regina un introito pari a 25 milioni di euro. Ma anche su questi possedimenti il nuovo re non pagherà tasse, in modo da preservare «un livello di indipendenza finanziaria dal governo».

Finché era erede al trono, Carlo possedeva il ducato di Cornovaglia, che ora è passato al figlio William e che l’anno scorso aveva anch’esso generato un reddito superiore ai 20 milioni.

In teoria, i sovrani britannici sono esentati dalle tasse sul reddito: ma dal 1992 la regina aveva accettato di pagarle, dopo una polemica sui costi della ricostruzione del castello di Windsor, devastato quell’anno da un incendio. Anche Carlo ha promesso che avrebbe seguito l’esempio della madre e già l’anno scorso aveva pagato 6 milioni di imposte sul reddito del ducato di Cornovaglia.

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, i reali britannici non sono particolarmente ricchi. Il patrimonio personale della regina, ossia quello di cui poteva realmente disporre, ammontava a poco più di 400 milioni di euro, il che la collocava circa al 370esimo posto fra le persone più facoltose della Gran Bretagna (molto al di sotto di un Paul McCartney o di una JK Rowling, per capirci, per non parlare dei veri miliardari come Richard Branson e compagni).

Ed è noto che Carlo era solito lamentarsi di essere un poveraccio a confronto degli sceicchi arabi con i quali si trovava ad aver a che fare.

 

 

https://www.corriere.it/esteri/22_settembre_14/carlo-iii-tassa-successione-patrimonio-elisabetta-9e0a8290-3408-11ed-84b2-7a0a86c6b31e_amp.html

15 Settembre 2022Permalink

11 settembre 2022 – Sicurezze: i bambini garantiti invisibili alla prossima legislatura

Premessa / Sfogo

Quando mi capita di svegliarmi di notte  –  e capita tutte le notti – ho imparato a non affannarmi.
Guardo il cellulare  vado sulla G che presumo indichi google e, fra tante scemenze,  trovo cose interessanti. Poi torno a dormire.
Questa notte ho trovato un articolo del giornalista Marco Politi, tratto da Il Fatto Quotidiano.
Invita all’abbonamento  – tutti i quotidiani ormai invitano all’abbonamento on line,  capita che lo facciano con offerte accattivanti  che non accetto per paura di trovarmi in trappola quando cesserà il tempo del vantaggio proposto. Così cerco di esercitare l’arte piratesca della copia.
Questa notte un conforto enorme.  Parecchie delle  osservazioni  autorevoli che trovo nell’articolo del vaticanista Marco Politi corrispondono ad osservazioni mie che avevo fatto ragionando sulla legge che nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier . (Grazie in particolare al riferimento di Hitler – 1933, me lo tengo –mia certezza  ignorata – da qualche anno).
Tentando di comunicare con chi si dice attento ai diritti – e aver constatato che sono i diritti di chi si vede da cui è escluso chi è occultato – mi sono presa sberle varie a partire dal ridicolo del testo da scartare perché troppo lungo a .. ma lasciamo perdere.
Io mi aggrappo alla mia doverosa utopia che vuole  sostenere il diritto degli invisibili per legge per constatare che fra scemenze, sostegni impropri  anche a on. furbastri  caratterizzati da silenzi colpevoli e parole ambigue che piacciono, di fatto la legge infame che nel 2009 ha insozzato  il nostro panorama di regole democraticamente  inaccettabili passa alla prossima legislatura intatta,  beffarda  e indiscussa.
E’ una certezza  che non viene incrinata  neppure   da un lavoro critico che pure nella società civile c’è stato ma è stato soffocato, messo in disparte, estraniato dal dibattito  politico e dall’informazione che conta.
Così i bambini invisibili si fanno innominabili nella beffa sostenuta da chi se lo permettere  e asservisce altri a  scelte crudeli.
Così alla copia dell’articolo di Marco Politi premetto  l’articolo 6/2 del  Testo Unico sull’immigrazione  (dlgs 286/1998) dove i nati in Italia che non possono essere registrati nei registri di stato civ ile brillano per la loro assenza fra le eccezioni  previste per la presentazione del permesso di soggiorno 

  1. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie,(2) i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
    (2) Parole inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.

E ORA FINALMENTE L’ARTICOLO DI MARCO POLITI

Marco Politi  Scrittore e giornalista

Papa Francesco e l’allarme contro i sovranisti: così ha scelto di non restare a guardare

E’ una stagione di elezioni cruciali in varie parti del mondo, una stagione di scelte radicali, e papa Bergoglio lancia l’allarme contro i “salvatori” sovranisti. Il pontefice argentino, contrariamente a quanto affermato nel comunicato emesso per rabbonire il governo ucraino, continua a produrre messaggi politici, a fare politica, perché come molti suoi illustri predecessori (da Paolo VI a Giovanni Paolo II) è consapevole che la Santa Sede non vive in un vuoto pneumatico e i suoi moniti etici – si tratti della decolonizzazione o dell’invasione americana dell’Iraq – riguardano situazioni geopolitiche o sociali precise.

Si profilano importanti appuntamenti elettorali in Italia, Brasile e Stati Uniti. In tutti e tre i paesi i sovranisti autoritari sono all’attacco: la Lega di Salvini e l’aspirante premier neofascista Meloni in Italia, il presidente reazionario Bolsonaro che cerca la rielezione in Brasile, il fronte sovranista e suprematista di Trump mobilitato in America per le elezioni midterm con la speranza di controllare il Congresso. Francesco non resta a guardare passivamente l’evolversi della situazione.

La sua messa in guardia l’ha infilata nell’omelia per la beatificazione di Giovanni Paolo I e lì per lì pochi se ne sono accorti. Di papa Luciani Francesco ha lodato un pontificato, che ha presentato una Chiesa dal volto sorridente, non arcigno, non lamentosa. Ma spiegando il Vangelo il pontefice argentino è entrato nel vivo dell’attuale stagione politica. “Gesù – ha detto – attirava una folla numerosa ma non si comportava da astuto leader manipolatore”. Capita invece oggi, “specialmente nei momenti di crisi personale e sociale, quando siamo più esposti a sentimenti di rabbia o siamo impauriti da qualcosa che minaccia il nostro futuro”. E’ il momento in cui si diventa più vulnerabili, “e così, sull’onda dell’emozione, ci affidiamo a chi con destrezza e furbizia sa cavalcare questa situazione…”. In questa congiuntura – ammonisce Bergoglio – qualcuno si presenta “promettendoci di essere il ‘salvatore’ che risolverà i problemi mentre in realtà vuole accrescere… il proprio potere… la propria capacità di avere le cose in pugno”.

Da tempo Francesco ha colto il pericolo di crisi delle democrazie nell’emisfero occidentale. Era il 32 febbraio 2020, la pandemia del Covid si stava rapidamente espandendo, e a Bari – al convegno dei vescovi cattolici del Mediterraneo – il pontefice esclamava di ascoltare con paura gli slogan del populismo reazionario così simili “ai discorsi che seminavano paura e odio nel decennio ’30 del secolo scorso”. Cambiano i capri espiatori, ieri ebrei e rom, oggi i migranti o gli islamici. Il segno distintivo del populismo sovranista è di spaccare la società e indicare obiettivi di odio.

E’ da cinque anni che Bergoglio denuncia l’onda nera del sovranismo populista. Nel 2017, in un’intervista al quotidiano spagnolo Pais ammonì a non trascurare gli effetti dei messaggi di paura diffusi nelle società ad opera di partiti e movimenti. Negli anni Trenta del Novecento, sottolinea, di fronte alla crisi sociale e psicologica della società tedesca si presenta Adolf Hitler e proclama “Io posso”. E succede che coglie la vittoria alle elezioni del 1933. Hitler – ricorda Bergoglio – non rubò il potere, fu votato dal suo popolo… (e poi) distrusse il suo popolo”.

Parve a tanti uomini di Chiesa e del mondo politico che l’allarme lanciato da Francesco
a  Bari fosse una riflessione solitaria, tanto che nessun cardinale o arcivescovo tornò sull’argomento in appoggio al papa.

Poi, neanche un anno dopo, il presidente Trump aizzò la folla a Washington agitando la grande menzogna della “vittoria elettorale” rubata e si vide l’assalto brutale a Capitol Hill per impedire la proclamazione del nuovo presidente Biden. L’impensabile – nella più antica democrazia dell’Occidente – era accaduto. E improvvisamente si capì che nulla era al sicuro per sempre. Non si tratta dell’avvento di camicie nere o brune, ma di classi dirigenti che distorcono la democrazie.

L’Unione europea, negli ultimi anni, ha già conosciuto l’avvento di democrazie illiberali e nazional-clericali: Polonia e Ungheria. Ora in Italia, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale – unico caso in Europa – sta per affacciarsi al governo un partito (FdI) impregnato di cultura neofascista. Messa sotto schiaffo dalla stampa straniera Giorgia Meloni ha condannato da “soppressione della democrazia” durante il Ventennio, ma non ha ripudiato il simbolo della fiamma che scaturisce dalla tomba di Mussolini. Né ha avuto il coraggio di dichiarare che tra la Repubblica sociale e la rivolta partigiana, la parte giusta era dalla parte dei partigiani. Per non parlare della cultura dell’odio che traspare da molti suoi interventi.

Draghi, nel suo discorso al Meeting di Cl, è sembrato disinteressarsi della questione. Gli interessa solo l’allineamento atlantico e il rispetto dei patti economici europei. Francesco guarda più lontano. Parlando per grandi linee, avverte che i “salvatori”, di qua e di là dell’Atlantico, vogliono solo afferrare il potere. Bartolomeo Sorge, un celebre gesuita che ha segnato il cattolicesimo postconciliare italiano, rimarcava che il populismo – e specie il populismo sovranista – mitizza e idolatra il popolo ma in realtà cela il “dominio dei pochi” e non tutela affatto il bene comune. Peggio di tutti, nell’ottica bergogliana, è il “teopopulismo” che ammanta di religiosità la voglia di dominio. I crocifissi branditi da Salvini come l’aggressiva proclamazione di “cristiana” da parte di Meloni sono segnali evidenti.

 

11 Settembre 2022Permalink

1 settembre 2022 – calendario settembre 2022

 

.1 settembre 1939 -…     . La Germania invade la Polonia
……..…………………… ……E’ l’inizio della seconda guerra mondiale
.1 – 3 settembre 2004 –   Strage di Beslan (Ossezia del Nord)…                [NOTA  1].
.2 settembre 1944 –         Anna Frank e la sua famiglia vengono caricati sul treno per
Auschwitz
.2 settembre 1945 – …… Ho Chi Minh dichiara l’indipendenza del Vietnam dalla Francia
.3 settembre 1982 – ……  Assassinio del gen. Della Chiesa, della moglie Emanuela
………………………………………………….. e dell’agente di scorta Domenico Russo.
.4 settembre 1965 – ……  Morte di Albert Schweitzer medico, filosofo, musicista, teologo
………………………………………………………e premio Nobel per la pace nel 1953.
.5 settembre 1938 –…….. Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390,
………………………………….Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista.
……………………………….. Convertito in legge senza modifiche con .L 99/1939.   NOTA 2]
.5 settembre 1972 – ……. .Germania –irruzione di Settembre Nero nel villaggio olimpico
.5 settembre 2010 – …….  Assassinio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica,
il ‘sindaco  pescatore’
..7 settembre 1986 – ……. Desmond Tutu – primo vescovo nero a guidare la chiesa
……………………………………………anglicana in Sudafrica.
.8 settembre 1943 – …….. Armistizio dell’Italia con Inghilterra e Stati Uniti
.8 settembre 2013 –……. . Liberazione dell’inviato de La Stampa Domenico Quirico,
…………………………………………….sequestrato in Siria
.9 settembre 1943 –……… In Italia Nasce il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN)
.9 settembre 1976 – ………Morte di Mao Tse Tung
.9 settembre 2020 – ………Amos Luzzatto muore a Venezia

.9 settembre 2022-            morte della regina Elsabetta II
10 settembre 2022- ……….La senatrice Liliana Segre compie 92 anni
11 settembre 1973 – ……..Colpo di stato in Cile
11 settembre 2001 – ……..New York – attentato alle Torri Gemelle
12 settembre 1977 – ………Muore nelle carceri sudafricane Stive Biko .
.(attivista anti-apartheid)
13 settembre 1321 – …….. Ravenna – morte di Dante Alighieri
15 settembre 1970 – ……. .Scomparsa di Mauro De Mauro
15 settembre 1993 – ………Assassinio di don Pugliesi
16 settembre 1976 –           Argentina.  Notte delle matite spezzate
16 settembre 1982 – …….. .Libano – massacro di Sabra e Shatila
16 settembre 2016 -………. Morte di Carlo Azeglio Ciampi
17 settembre 1978 – …….. .Accordi di pace di Camp David fra Egitto e Israele
18 settembre 1938 – ……… Discorso Mussolini a Trieste- rivendicazione razzismo italiano
18 settembre 1961 – ………. Muore Dag Hammarskjöld in probabile attentato         .[NOTA 3]
19 settembre 1943 – ……… Strage nazista a Boves (Cuneo)
19 settembre  2020 -………. Morte di Rossanna Rossanda
20 settembre 1870 – ……..  Breccia di Porta Pia
21 settembre – ……………….Giornata mondiale della pace
21 settembre 1990 – ……   Assassinio del giudice Rosario Angelo Livatino
22 settembre 1980 –………L’Iraq invade l’Iran
23 settembre 1939 –………Morte di Sigmund Freud
23 settembre 1973 – ……….Morte di Pablo Neruda
24 settembre 1961 – ……   Prima marcia della pace Perugia Assisi, promossa da Aldo Capitini
25 settembre 2919 _           Sentenza della consulta sul suicidio assistito
25  settembre 2022-           Rosh haShana  (termina la sera   del 28 settembre)
La sera del 25 settembre inizia l’anno ebraico 5783   .[NOTA 4]
26 settembre 1988 – ……….Assassinio di Mauro Rostagno
27 settembre 1970 -……… santa Teresa d’Avila,  dottore della Chiesa                     [NOTA 5]
27 settembre 1996 –……….Afghanistan: i talebani occupano Kabul
27 settembre 2015 – ……….Morte di Pietro Ingrao
28 settembre 1978 – ………..Morte di papa Giovanni Paolo I
28 settembre 2016 – …………Morte di Simon Peres
29 settembre 1944 – ………..Strage nazista a Marzabotto
30 settembre 2015 – ……. .. All’ONU viene issata la bandiera palestinese               [NOTA 6]

[NOTA 1]
3 settembre: La strage di Beslan è il massacro avvenuto fra il 1° e il 3 settembre 2004 nella scuola Numero 1 di Beslan, nell’Ossezia del Nord, una repubblica autonoma della federazione russa nella regione del Caucaso, dove un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupò l’edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, fu l’inizio di un massacro che causò la morte di più di trecento persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti.

[NOTA 2]    5 settembre    http://old.cdec.it/dsca/Leggi/DL1630.htm

[NOTA 3]
Dag Hjalmar Agne Carl Hammarskjö  (Jönköping, 29 luglio 1905 – Ndola, 18 settembre 1961)
E’ stato un diplomatico, economista, scrittore e pubblico funzionario svedese. Fu presidente della Banca di Svezia, ma divenne noto internazionalmente quale segretario generale delle Nazioni Unite, carica ricoperta per due mandati consecutivi, dal 1953 fino alla sua morte nel 1961, occorsa a causa di un incidente aereo avvenuto in Africa meridionale durante una missione di pace.

[NOTA 4]
Rosh haShana (in ebraico ראש השנה, letteralmente capo dell’anno) è il capodanno religioso, uno dei tre previsti nel calendario ebraico. Nella Torah vi si fa riferimento definendolo “il giorno del suono dello Shofar” (Yom Terua, Levitico 23:24)
5783 ( ebraico  : ה’תשפ”ג , abbr.: תשפ”ג ) è un anno ebraico che inizierà alla vigilia della sera del 26 settembre 2022 e terminerà il 15 settembre 2023 . Quest’anno avrà 355 giorni.
Nell’anno 5783, lo Stato di Israele celebrerà i suoi 75 anni di indipendenza.

[NOTA 5]
Teresa di Gesù, o d’Avila, al secolo Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada (Avila, 28 marzo 1515 – Alba de Tormes, 15 ottobre 1582), è stata una religiosa e mistica spagnola. Entrata nel Carmelo di Avila a vent’anni, fuggita di casa, dopo un travagliato percorso interiore che la condusse a quella che definì in seguito la sua “conversione” (a trentanove anni), divenne una delle figure più importanti della Riforma cattolica grazie alla sua attività di scrittrice e fondatrice delle monache e dei frati Carmelitani Scalzi, e grazie alla fondazione di monasteri in diversi luoghi di Spagna, e anche oltre (prima della sua morte venne fondato un monastero di Scalzi a Lisbona).
E’ stata proclamata dottore della chiesa da Paolo VI

[NOTA 6]
(ANSA) – NEW YORK, 30 SET – “E’ una giornata di orgoglio per i palestinesi di tutto il mondo”: così il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, alla cerimonia per l’alzabandiera della Palestina al Palazzo di Vetro. Ban ha poi precisato: “Dobbiamo realizzare le aspirazioni che questa bandiera rappresenta, ossia Israele e Palestina che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza”.

1 Settembre 2022Permalink

1 settembre 2022 – Un mio contributo alla campagna elettorale di Furio Honsell

Ieri Furio Honsell, già rettore dell’Università di Udine e sindaco della città,  ha aperto la sua campagna elettorale come  candidato  uninominale al senato, indipendente  nella federazione Europa verde Sinistra italiana, presente nella coalizione di #CentroSinistra.
Trascrivo il suo discorso pronunciato a Tricesimo il 25 aprile perchè vi leggo l’importanza di una memoria  che entra nella nostra storia di oggi come indicazione di un percorso che non può essere interrotto e perchè ha colto, in quella storia,  il significato del nome che identifica ognuno di noi e che è negato per legge a un gruppo di piccole vittime artatamente costruito.
Ne segnalo in grassetto  il punto specifico per cui Furio Honsell si è già reso operativo in consiglio regionale.

25 aprile: discorso Honsell a Tricesimo

Cittadine e cittadini antifascisti, liberati da 77 anni,
studentesse e studenti,
familiari dei partigiani, dei deportati, e dei caduti di tutte le guerre,
Sindaci di Tricesimo Giorgio Baiutti,
Presidente del Comitato Tricesimano tra le Associazioni Combattentistiche e d’Arma Enore Sbuelz e loro rappresentanti, oggi orgogliosamente presenti con i propri labari,
Presidente della Sezione di Tricesimo dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Gianni Felice,    Autorità,

mi sento umile e grato per il privilegio che mi è concesso oggi, qui a Tricesimo, di prendere la parola in occasione della celebrazione del 77° Anniversario della Liberazione!

È sufficiente, per dare il senso della partecipazione a questa giornata, riflettere all’indirizzo di saluto con il quale mi sono a voi rivolto: “Cittadine e cittadini antifascisti liberati da 77 anni”! Se oggi possiamo non dirci sudditi ma cittadini e rivendicare il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà di espressione e di parola, alla libera associazione, all’autodeterminazione, alla piena realizzazione della nostra personalità ciò è dovuto solamente perché la Repubblica, nata con il Referendum del 2 giugno 1946, e la Costituzione, che prese forma dalla Resistenza, promulgata il 1 gennaio del 1948, ne sono i garanti. È possibile solamente perché da 77 anni è solamente il popolo italiano ad avere piena sovranità, libero e antifascista.

Le manifestazioni per il 25 aprile sono il rito collettivo più importante nella vita democratica della nostra Repubblica, perché ne celebrano l’evento fondatore: la Liberazione dal Fascismo. Non dobbiamo quindi viverle con superficiale retorica, in modo convenzionale, con ipocrisia, ma come un momento rigeneratore di significati e impegni sia civili che politici.

In primo luogo va espressa la nostra riconoscenza ai Partigiani e reso omaggio alla Resistenza, a quella pura luce (come la chiamò Pasolini nella sua raccolta di poesie La religione del mio tempo), a quella presa di coscienza collettiva dal basso, a quel riscatto etico dalla carestia morale di un ventennio che permise agli italiani la rinascita civile! La Resistenza antifascista fu nuovo umanesimo. Così Calamandrei, padre costituente, si espresse: nessuna vittoria militare, per quanto schiacciante, nessuna epurazione, per quanto inesorabile, potrà essere sufficiente a liberare il mondo dalla pestilenza fascista, se prima non si rifaranno nelle coscienze le premesse morali, la cui mancanza ha consentito a tante persone di associarsi senza ribellione a questi orrori, di adattarsi senza protesta a questa belluina concezione del mondo.

I valori che ci sono stati consegnati dalla Resistenza antifascista sono: giustizia, libertà, solidarietà, pace, uguaglianza di diritti, pari opportunità. Perché non c’è cosa al mondo che non possa dividersi in modo equo. I diritti o sono di tutti o non sono! La pandemia ha dimostrato quanto ciò sia vero per quanto riguarda la salute; le atrocità della guerra in Ucraina, i cui segnali premonitori non abbiamo voluto riconoscere in tempo, nella quale siamo oggi coinvolti, come le altre tremende guerre che facciamo finta di non vedere: in Siria, Libia, Myanmar, Yemen, Mali, Tigrai dimostrano la verità per quanto riguarda la pace.

Essere antifascisti significa considerare il pluralismo e le diversità tra le persone, da quelle di opinione a quelle che nascono dalle fragilità, un patrimonio. L’antifascismo è pratica di inclusione: è il non lasciare mai indietro nessuno, è rifiuto dell’indifferenza. Fascismo, invece, è sinonimo di omologazione, di massificazione passiva, di intolleranza, di emarginazione, di sopraffazione violenta del diverso, fino alla sua eliminazione. Essere antifascisti vuol dire resistere ad ogni deriva totalitaria e autoritaria, sia essa perpetrata nel nome di un nazionalismo sovranista, di un regionalismo razzista o di un individualismo egoista. Antifascismo è lotta per la libertà non per il liberismo, contro l’opportunismo spregiudicato e vigliacco del “cortigiano”!

Celebriamo con gioia dunque la Liberazione, avvenuta 77 anni fa. Fu liberazione dalla feroce, ma allo stesso tempo meschina, barbarie della dittatura fascista, liberazione da quella indifferenza, e dai quei disvalori del bullismo, della prepotenza, dell’arroganza che l’avevano alimentata, liberazione da quella banalità del male che aveva trasformato in mostri disumani persone comuni. Il fascismo aveva privato gli italiani dei diritti civili e delle libertà democratiche, obbligato ad un conformismo totalitario. Il fascismo aveva soppresso l’opposizione, i partiti e i sindacati, represso il dissenso politico, varato vergognose leggi razziali, e infine condotto l’Italia in sciagurate guerre di aggressione, perpetrando atti di terrorismo contro i civili, anche con armi chimiche, come in Etiopia, o con bombardamenti indiscriminati sulla popolazione. Fu proprio l’aviazione italiana a lanciare il primo bombardamento su civili in Europa il 31 maggio del 1938 a Granollers in Catalogna. Quand’ero Sindaco di Udine ho conosciuto il sindaco di quella città, che proprio per quel bombardamento è vicepresidente dell’associazione Mayors for Peace (sindaci per la pace), il cui presidente è il Sindaco di Hiroshima. Ascoltata la storia della sua città ho provato orrore e ho sentito il dovere di scusarmi con la sua comunità. Spero che il nostro paese l’abbia fatto ufficialmente! Il fascismo si unì a fianco del nazismo in vergognose guerre imperialiste: invase la Jugoslavia il 4 aprile 1941 senza un ultimatum, dichiarò nel giugno del 1941 guerra all’Unione Sovietica, aggredendo e invadendo l’Ucraina con la propria armata alpina (come suonano amare oggi quelle imprese – ed è tragico che la Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini votata lo scorso 5 aprile dal Senato, sia stata fatta coincidere proprio con un la ricorrenza di quella sciagurata e vergognosa campagna). Il fascismo infine cedette la sovranità sul Friuli Venezia Giulia alla Germania.

Rendiamo omaggio alla Resistenza antifascista, che fu lotta armata coraggiosa, ma anche resistenza civile. Onoriamo con riconoscenza e ammirazione i Partigiani, autentici profeti di civiltà, libertà e democrazia. Furono oltre ventimila: donne e uomini friulani, molti giovanissimi, che prima di altri capirono come l’indifferenza o il non-dissenso al fascismo e persino l’attesa fossero già complicità e scelsero di non rimanere spettatori passivi, facendosi carico del bene collettivo. Il prezzo di questa assunzione di responsabilità fu tremendo: oltre 2.600 morti, 1.600 feriti e 7.000 deportati. Furono oltre 12.000 i prigionieri politici passati nel carcere di via Spalato.

La Resistenza in Friuli consegnò alla Storia esperienze straordinarie come la Repubblica Partigiana della Carnia e la Zona Libera del Friuli Orientale, che anticiparono il nostro stato democratico fondandosi su principi di libertà, uguaglianza e solidarietà. Si diedero forme di autogoverno che videro al voto per la prima volta in Italia le donne, promossero la tutela dei lavoratori, l’educazione pubblica e sancirono il valore dell’ambiente come bene comune. Onoriamo la memoria dei coraggiosi Gruppi di Azione Patriottica, che furono tra i primi ad iniziare la Resistenza nell’Isontino, le divisioni partigiane Garibaldi e Osoppo, l’intendenza clandestina Montes che sosteneva quei combattenti e fu tra le più grandi e organizzate d’Italia. E celebriamo le tante donne attive sia nella resistenza armata che in quella civile, il cui ruolo per tanto tempo è stato dimenticato! Per quell’epopea che sa di leggenda, come recita la motivazione, la città di Udine fu insignita della Medaglia d’oro al valor militare per la Lotta di Liberazione a nome di tutto il Friuli, quindi anche a nome di Tricesimo!

I cittadini di Tricesimo pagarono un tributo di sangue e sofferenze incalcolabile nel 1944 e 1945. Questo territorio, per l’asse stradale della SS 13 Pontebbana, la Tresemane, che tutt’ora la attraversa e che si connette con la SS 52 a Tolmezzo, aveva un’importanza strategica fondamentale per la logistica delle truppe tedesche, cosacche e repubblichine.

Ricordiamo dunque i Partigiani di Tricesimo le cui vite furono spezzate per il loro coraggioso impegno nella Lotta di Liberazione: Giovanni Bertoldi “Congo” fucilato a Cassacco a 24 anni dalle SS; Giuseppe Carnelutti  morto a 34 anni poco dopo la fine della guerra per le torture subite nelle carceri di Udine; Gian Nicola Castenetto “Nicola” ucciso dai cosacchi a 20 anni a Nimis; Luciano Del Fabbro “Mino” ucciso a 17 anni, appena compiuti, durante l’offensiva nazifascista che portò all’annientamento della Zona Libera del Friuli Orientale; Alberto Garzoni “Berto” ucciso a 23 anni dai militi repubblichini; l’infermiera Angelina Gerussi uccisa a 23 anni combattendo tra le file dei partigiani jugoslavi; Attilio Venicio Giordano “Bill” fucilato presso le mura del Cimitero di Udine a 25 anni; Ettore Lazzaro ucciso a 21 anni combattendo contro i tedeschi e gli Ustascia fascisti in Jugoslavia; Riccardo Marchiol partigiano ferroviere ucciso a  24 anni; Luigi Tami “Eros” fucilato a 21 anni dalle SS; Ugo Toso “Ghebba” ucciso a 25 anni in azione; Sergio Zin “Gim” fucilato dai cosacchi a 17 anni nel 1944.

Nel ricostruire queste vicende storiche lascia ammutoliti non solamente la ferocia degli aguzzini e la barbarie delle truppe fasciste repubblichine, naziste e cosacche, ma anche il fatto che persino il nome delle vittime, che è il primo e fondamentale segno della nostra condizione umana, a causa della sciatteria sprezzante dei carnefici e la cancellazione degli archivi, ha rischiato di perdersi per sempre. La difficoltà con la quale gli storici, come Luigi Raimondi Cominesi, hanno saputo ricostruire nell’incertezza questi nomi e le date esatte delle loro eroiche azioni fa cogliere quale enorme patrimonio di legami personali, di affetti, di ricordi vengano spezzati da una guerra, legami che non saranno mai più riallacciati lasciando sul baratro di un’angosciosa quanto inutile attesa i familiari. Lo spregio e la superficialità dei carnefici nel registrare i nomi esatti delle vittime aggiunge orrore all’orrore. Questo è particolarmente agghiacciante nella ricostruzione di quella vicenda che vide la fucilazione di 16 partigiani prelevati dalle carceri di via Spalato a Udine a fine gennaio del 1945 per essere fucilati in tre momenti diversi a Gemona, Tarcento e Tricesimo: fucilati solamente per incutere il terrore lungo la Tresemane, come monito affinché non ci fossero azioni volte a comprometterne la percorrenza. Spesso questi crimini vengono chiamate rappresaglie. Ma io mi sono sempre rifiutato di chiamarle tali perché sono azioni preventive, vere e proprie azioni di guerra ai civili, che i comandanti tedeschi dell’Adriatische Künstenland avevano già perpetrato in Europa Orientale prima di venire mandati a Trieste. Presso il muro del cimitero di Tricesimo sono ancora visibili i segni delle pallottole di quella vergognosa esecuzione di sei tra questi partigiani, molti dei quali furono poi finiti con un colpo di pistola alla testa perché non morirono con le prime raffiche. Ricordiamo i loro nomi come tributo di riconoscenza: Giovanni Pietro Bortolussi, o Bartolussi, o Bortoluzzi di anni 19, pietro Bugat “Barba” di anni 45; Mario Favot o Secondo Favot “Tom” di anni 21; Renato Lardini “Duna” di anni 19; Ivo Lovisa “Prin” di anni 20; Angelo Zilli di anni 19.

E qui voglio segnalare, parlando di nomi perduti, quanto sia grave che l’Italia non abbia ancora raggiunto sul piano legislativo il Target 16.9 dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, ovvero, fornire l’identità giuridica per tutti, compresa la registrazione delle nascite. Vige ancora, la L. 94/ 2009, “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, che modificò la L. 286/1998 e nega di fatto il diritto dei bambini ad avere una certificazione anagrafica quando i genitori siano migranti privi del permesso di soggiorno. Anche se attualmente esiste una via d’uscita burocratica basata su una circolare ministeriale, c’è un grave rischio che nel nostro paese ci siano “bambini invisibili e nascosti” se non si modifica la legge, come lo furono tanti figli di migranti friulani in Svizzera! Abbiamo presentato in Consiglio Regionale una Proposta di Legge Nazionale al riguardo perché la normativa attuale viola anche l’Art. 22 della Costituzione e la Convenzione sui diritti del fanciullo dell’ONU.

Ringrazio l’ANPI, per la sua fermezza nell’affermare quel “diritto/dovere alla Resistenza” che alcuni padri della Costituzione volevano addirittura comparisse esplicitamente nella Carta, ma che fu giudicato non necessario in quanto ne informa tutto l’impianto. L’ANPI, unica tra le associazioni combattentistiche, è sempre pronta a stigmatizzare e condannare coraggiosamente i tentativi di rinascita di movimenti neofascisti e a prendere posizione nella difesa della verità storica dell’antifascismo quando vengono fatti oggetto di ignobili insinuazioni. Esempi di rigurgiti neofascisti avvengono troppo frequentemente, come pochi mesi fa a Roma con l’assalto della sede della CGIL, oppure come nell’occupazione del Consiglio Regionale nel 2019 da parte di facinorosi di CasaPound che inneggiavano a misure razziste contro i migranti. Vergogna a chi vuole alterare la Storia e infangare nomi di eroi come Giovanni Padoan “Vanni” e a Mario Fantini “Sasso”, azzerando le differenze tra chi guardò dall’altra parte quando venivano perpetrati crimini fascisti, o addirittura ne prese parte, e chi invece ebbe il coraggio di opporvisi. La pietà umana per i morti non deve mai venire meno, ma si deve condannare chi si adattò al nazifascismo divenendone complice, chi non si ribellò. Oggi, paradossalmente, viene data più risonanza ai vergognosi tentativi di chi vuol dimenticare questi crimini, che tra l’altro sono per lo più rimasti impuniti, come quelli che della fucilazione a Tricesimo del gennaio 1945, perché il nostro paese non ha mai avuto una Norimberga che abbia punito i crimini di guerra (di cui oggi tanto si parla relativamente all’Ucraina), o a chi continua a manipolare ignobilmente documenti per diffamare la Resistenza, piuttosto che alla chiarezza degli esiti delle indagini storiche che smontano immancabilmente queste mistificazioni.

Nella Resistenza gli Italiani maturarono quei principi civili e politici che oggi sono espressi mirabilmente nel fondamento giuridico della nostra Repubblica Democratica: la Costituzione Italiana. L’unica legge che agisce dal basso verso l’alto, diversamente dalle altre che agiscono dall’alto verso il basso, imponendo limiti all’autorità!

Cittadine e cittadini per affrontare eticamente le formidabili sfide della contemporaneità dobbiamo ritrovare le grandi utopie resistenziali che ispirarono la nostra Costituzione. I suoi Principi Fondamentali devono essere la nostra stella polare! Purtroppo con preoccupazione noto che non è ancora patrimonio comune la volontà di affermare l’antifascismo come fondamento primo di ogni nostro statuto civile!

Calamandrei chiamò la Costituzione la grande incompiuta non solamente per l’amarezza che non fosse ancora completamente attuata, ma anche in un altro senso più sottile e positivo. La Costituzione è incompiuta perché la Costituzione è una pratica di democrazia che non deve concludersi mai, ma essere rinnovata quotidianamente nell’impegno di tutti. La Costituzione è sempre attuale se viene fatta vivere. I suoi articoli non sono affatto remoti ma toccano i temi più importanti del nostro tempo.

In attuazione degli Articoli 2 e 3 della Costituzione, che assegnano alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, il Parlamento ha finalmente sancito pari diritti agli omosessuali varando la L. 76/2016 che istituisce le unioni civili. Pensate, solo nel 1990 l’OMS ha derubricato definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Sono numerose e toccanti le unioni che ho avuto il privilegio di celebrare, e sono ancora addolorato dalla violenza di alcuni paladini di una legalità ingiusta che mi condannarono quando anni prima della legge trascrissi i primi matrimoni omosessuali. E il fatto che l’omosessualità sia punita in paesi come la Russia e l’Ungheria avrebbe già dovuto essere stata oggetto di sanzioni verso quei paesi molti anni fa. Ma il percorso che conduce alla libertà di orientamento sessuale non è completo nemmeno in Italia, manca ancora l’approvazione di una legge contro l’omo-trans-fobia, come raccomanda l’UE.

Ispirati dall’Articolo 6, riconosciamo ed esercitiamo i diritti linguistici delle minoranze. Ricordiamoci che il Friulano è una delle Lingue della Resistenza.

La nostra Costituzione fu tra le prime nel mondo a tutelare il paesaggio nell’Art. 9, e usò quel lessico di allora anche per ciò che oggi chiamiamo, ambiente. L’8 febbraio 2022 la Camera dei Deputati ha quindi approvato una Proposta di Legge Costituzionale che ne ha arricchito la formulazione aggiungendo: Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali. La Camera è intervenuta anche sull’Art. 41 esplicitando che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in danno della salute e dell’ambiente. Dobbiamo combattere il riscaldamento globale, contrastando le logiche alienanti e spregiudicate delle multinazionali dell’energia e del cibo che stanno azzerando la biodiversità, e che oggi stanno vergognosamente strumentalizzando la pandemia e la guerra in Ucraina per maturare utili vergognosi di centinaia di miliardi come Exxon, Mobil, Chevron, BP, Aramco, Gazprom. Ma anche l’italiana ENI, partecipata dallo Stato italiano, non è da meno: si calcola che nel 2021 abbia fatto circa 12,000 euro al minuto di utili.

Dobbiamo esprimere la nostra solidarietà ai giovani dei Fridays for Future, spesso vilipesi da negazionisti moralmente corrotti. Questi giovani sono stati tra i primi a denunciare la tremenda contraddizione che stiamo vivendo: sappiamo che il nostro stile di vita non è sostenibile ma non facciamo nulla per modificarlo profondamente. Come si possono negare i mutamenti climatici qui in Friuli. Basta guardare a nordest il massiccio maestoso del Canin. C’era un ghiacciaio fino a qualche decina di anni fa, oggi semplicemente non esiste più. Da Sindaco di Udine nel 2009 firmai lo European Covenant of Mayors for Energy and Climate Change che prevedeva la riduzione delle emissioni di CO2 da fonti fossili del 20% entro il 2020 Questo obiettivo fu raggiunto già nel 2018, ma oggi, quando l’UE, si è posta l’obiettivo di riduzione del 55% entro il 2030, pochissimi sono i Comuni di questa regione impegnati nel nuovo accordo.

Il terzo capoverso dell’Art. 10 “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica” ci obbliga ad accogliere chi, profugo, fugga dalla miseria che deriva da guerre e dai mutamenti climatici chiedendo protezione umanitaria. Dobbiamo essere orgogliosi che qui in Italia accogliamo dignitosamente i profughi della rotta balcanica e non tutti sono indifferenti all’ecatombe di migranti economici nel Mediterraneo. Non dobbiamo fare differenze tra migranti di serie A e di serie B come avviene altrove nella UE. (Si pensi solo al vergognoso uso che ne ha fatto la Bielorussia e al comportamento della Polonia.) Quotidianamente, mi oppongo alle scelte moralmente inaccettabili dell’attuale Giunta Regionale del FVG che ancora parla di respingimenti, quando questi sono costituzionalmente illegali, e spende soldi pubblici per realizzare reti di fototrappole! Sì, proprio con questo nome agghiacciante si compiacciono di chiamarle.

L’Art. 10 ci impone anche la cura dei minori stranieri non accompagnati sostenendoli nella ricostruzione di un progetto di vita. Le loro famiglie spesso hanno speso tutto il loro patrimonio perché uno dei figli possa realizzare il sogno dell’Europa al prezzo di 15.000 dollari e a rischio della vita! Dobbiamo essere riconoscenti a tutti i cittadini di questa Regione che a fronte di questo imponente fenomeno migratorio internazionale hanno saputo non venire meno alla loro umanità. Vergogna a chi con diabolica leggerezza etica e senza scrupoli continua a speculare su questa tremenda vicenda umana in chiave elettorale.

Nel rispetto dell’Art. 32, nel 2009 abbiamo aiutato alla Quiete di Udine, un padre coraggioso e una figlia ad ottenere il diritto alla giustizia. La richiesta di Eluana e Beppino Englaro, come sentenziò la Corte di Appello di allora non era eutanasia, né accanimento terapeutico, era solo rendere esigibile il diritto sancito dal secondo capoverso dell’Art. 32: il diritto rifiutare le cure nel rispetto della persona umana. Grazie a quella vicenda oggi disponiamo della L.19/2017 sul Consenso informato e Disposizioni Anticipate di Trattamento. Ma dobbiamo completare il percorso legislativo che possa garantire il pieno diritto all’autodeterminazione in casi come quello del DJ Fabo, o di Luca Coscioni, e di tanti altri sofferenti, come la Corte Costituzionale da anni sta chiedendo al Parlamento.

E veniamo infine all’articolo oggi più attuale di fronte agli agghiaccianti eventi in Ucraina: l’Art. 11. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Pur nel disorientamento delle post-verità, delle contro-informazioni, delle fake-news, questo articolo non può che indicare un’unica strada: non rispondere alla barbarie con altra barbarie, ovvero con le armi! Non basta dire come fanno in tanti oggi “non aumentiamo le spese militari” quando tutti, dico proprio tutti coloro che sono stati al governo negli ultimi anni le hanno aumentate. Urliamo invece “RIDUCIAMO LE SPESE MILITARI”! Ascoltiamo Tolstoi, Gandhi, il Dalai Lama che ebbi l’onore di ospitare a Udine, Giovanni XXIII, e Francesco. Pensate, le spese militari in Italia sono già parecchie volte maggiori di quelle per l’Università!

Mi conforta una frase del grande economista Tommaso Padoa-Schioppa pronunciata nella lectio doctoralis per la laurea honoris causa che gli conferimmo all’Università di Udine il 10/3/2006: “Il dialogo non deve mai essere interrotto perché alla lunga nessuno è disposto ad essere irragionevole.” Ricordate ogni ragionamento è un piccolo contributo alla Pace, l’invio di ogni arma, invece, ce la fa allontanare.

Dobbiamo adoperarci a costruire ponti e condannare chi invece costruisce muri. Il nostro simbolo deve essere quel muro a Berlino i cui tratti ancora eretti sono diventati spazi per murales civili, ponti dunque. Come quello che ritrae Giulio Regeni, che la Signora Paola Deffendi, mamma di Giulio, ci mostrò in una foto un toccante 25 gennaio a Fiumicello.

Dobbiamo trovare sempre la forza di scandalizzarci della diplomazia basata su chi ha la bomba più “potente” o il muro più lungo o più alto. Dobbiamo praticare la diplomazia della Ragione.

La strategia fin qui perseguita anche dall’Italia, di inviare armi in Ucraina per risolvere la tremenda controversia sul Donbass, sulla Crimea e sull’ingresso di quel paese nella sfera di influenza della NATO, deve essere rifiutata perché troppo semplicistica, perché disumana. Di fronte all’aggressione russa si deve ricordare quanto Socrate disse a Polo nel dialogo del Gorgia di Platone “Io non preferirei né l’una né l’altra cosa, ma se fosse necessario fare o ricevere ingiustizia, sceglierei piuttosto il ricevere che non il fare ingiustizia.

In nome dei diritti umani e civili sanciti dalla nostra Costituzione non dobbiamo rimanere indifferenti ai fascismi, alle ingiustizie e a tutte le guerre ancora tragicamente presenti nel mondo. I fascismi continuano a risorgere, e alimentano distopie terroristiche e populiste che provocano tante vittime innocenti e trucidano i giovani più coraggiosi e idealisti, come Giulio Regeni, figlio del Friuli, ma cittadino del mondo, selvaggiamente e crudelmente ammazzato dopo terribili torture, colpevole solamente di anelare alla liberazione dei tanti popoli di questo pianeta ancora oppressi da totalitarismi. Ricordiamo qui il partigiano Luciano Rapotez instancabile nel trasmettere ai giovani il messaggio di dignità e libertà della Resistenza. Rapotez morì prima di vedere approvata la L. 110/2017 per la quale si era battuto tutta la vita che introduceva il reato di tortura nella nostra legislazione, lui che l’aveva subìta addirittura da un’Italia liberata, ma ancora grondante di restaurazione. E ricordiamo i quasi 500 morti per tortura nella famigerata caserma Piave di Palmanova ad opera delle milizie naziste e repubblichine come la X Mas.

Ebbi il privilegio di premiare Giulio Regeni una decina di anni fa quale studente modello di quell’istituzione democratica fondamentale che è la Scuola Pubblica italiana, sancita dall’Art. 33 della Costituzione. Giulio maturò proprio in questa Scuola quei valori di libertà e dignità dei popoli. La nostra indignazione di fronte ai depistaggi da parte delle autorità egiziane non deve però assopirsi e dobbiamo continuare a spronare il nostro governo affinché si impegni per ottenere la VERITÀ PER GIULIO REGENI, lo dobbiamo per lui, per la sua famiglia ma anche per tutti i cittadini egiziani! In nome della nostra Costituzione dobbiamo fare di tutto il pianeta la nostra patria.

Dobbiamo rinnovare l’impegno per costruire quella meravigliosa utopia antifascista, che è l’Europa dei popoli, degli Stati Uniti di Europa, concepita al confino fascista di Ventotene da uomini come Spinelli, Rossi e Colorni. Confino al quale fu condannato anche il partigiano Giuseppe Felice “Polo” padre del Presidente Gianni. Vi raccomando di leggere il suo libro di memorie “Un operaio comunista tra Friuli, Francia e Spagna”.  Manifesta una freschezza di ideali, di coraggio e di impegno politico di cui abbiamo molto bisogno. L’Europa nata a Ventotene è quella di un continente unito nelle diversità. Un’Europa quindi, diametralmente opposta a quella nazifascista basata sull’imperialismo razzista, sull’omologazione e lo sterminio dei diversi. Con grande preoccupazione vediamo oggi abbandonare questa utopia, ed emergere forze xenofobe e razziste che alzano muri e tirano fili spinati, e promuovono nuovi nazionalismi, isolazionisti, sovranismi e autonomie differenziate. Il nazionalismo è stato l’intossicazione che ha devastato l’Europa nel secolo breve. Dobbiamo difendere strenuamente l’ideale di Europa nato dall’antifascismo, ma per fare ciò dobbiamo superare le logiche meramente finanziarie che oggi la stanno soffocando!

Cittadine e cittadini antifascisti di Tricesimo dobbiamo essere uniti come seppero esserlo i partigiani e il CLN e scongiurare il riaffiorare di demagogie e populismi nazionalistici che sono l’anticamera del Fascismo. Ma non dobbiamo combattere più solamente il totalitarismo fascista, quello fondato sul mito millenarista del superuomo, il totalitarismo dello Stato che schiaccia l’individuo, che rifiuta il pluralismo e nega la piena realizzazione della personalità. Oggi dobbiamo resistere ad un nuovo ma altrettanto forte e più subdolo totalitarismo, a nuovi fascismi: quello del liberismo individualista ed egoista, nell’idolatria della libera concorrenza della massificazione consumistica che si traduce nell’oligarchia delle multinazionali. Questo totalitarismo, pur essendo di natura apparentemente diversa, invece, proprio come aveva fatto il fascismo, si manifesta azzerando la storia e il senso dei sindacati, indebolendo le tutele dei lavoratori e il ruolo dei partiti. Questo nuovo totalitarismo, è un fascismo alla rovescia, è il totalitarismo del privato, degli interessi personali, che schiacciano e azzerano lo Stato e disprezzano le Istituzioni e la Politica. È il totalitarismo dell’élite autocratica, oligarchica, cleptocrate, che cavalca l’antipolitica, che fa perdere di vista, anzi saccheggia, il bene comune, la cosa pubblica.

A fronte del profondo cambiamento derivante dalla nuova globalizzazione, diversa da quella coloniale ma alimentata da analoghi imperialismi ed alla crisi economica cha ha tolto con la certezza di un lavoro dignitoso anche la dignità di una cittadinanza, dobbiamo essere vigili e pronti a non lasciare mai indietro nessuno.

Anche nel nostro paese stanno crescendo le disuguaglianze, come sta drammaticamente avvenendo nel mondo. Attenti quindi a salutare con entusiasmo tante misure che spesso celano delle ingiustizie e disparità, come il 110 % che dà a chi già ha una casa, come la “benzina agevolata” che dà di più a chi consuma di più. Ancora una volta bisogna riconoscere che il benessere è di tutti oppure non è. Solamente in uno stato veramente equo ciò può avvenire. Ma il senso di questa affermazione non è quello banale: se ci sono più disparità ci sono allora anche tante persone escluse in più. Il senso autentico è più sottile: in uno stato dove ci sono tanti esclusi le stesse persone privilegiate stanno peggio.

E la più grande disparità della nostra epoca è il lavoro sempre più precario e insicuro. Impressionante è il numero di incidenti anche mortali. Non penso proprio che dall’indebolimento del sindacato possano derivare nuove strategie di dignità occupazionale. Credo invece che il lavoro possa rinascere solamente dalla solidarietà e dall’innovazione sostenibile, dall’attenzione alla salute di tutti intesa come benessere fisico, mentale e relazionale. Dobbiamo combattere l’illusione dell’antipolitica che indebolisce le istituzioni attraverso una cittadinanza attiva e responsabile, l’antipolitica ha la stessa matrice fascista che un secolo fa portò all’azzeramento dei partiti.

In conclusione, vorrei infine citare la frase di Calamandrei scolpita sul monumento, alla Resistenza, concepito dall’architetto Gino Valle nel 1969, che rappresenta simbolicamente che qualsiasi giogo, non importa quanto pesante, possa essere sollevato dal popolo facendo appello ai principi cosmici della nostra comune umanità: “Quando io considero questo misterioso e meraviglioso moto di popolo […] che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia […] per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica […] che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio.”

L’oggi sembra privo di certezze, incapace di progettare un futuro schiacciato da un ipertrofico eterno presente. Dobbiamo quindi ritornare agli ideali e alle utopie della Resistenza: quello del dovere alla verità, del rifiuto dell’imbroglio, e della mistificazione, della lotta alle disparità planetaria riaffermando il primato del bene comune, la responsabilità ambientale nei confronti delle future generazioni, perché il progresso o è collettivo, o è di tutti, oppure non è. Questo è il nostro dovere ma è anche la nostra unica speranza!

Cittadini e cittadine di Tricesimo, celebriamo con rinnovata emozione, gioia e orgoglio, la Festa del 25 Aprile quest’anno che segna i 75 anni dall’elaborazione della Costituzione, uniti alle nostre famiglie nell’impegno di far vivere i valori della Resistenza che sono tanto facili da perdere ma sono stati così difficili da riconquistare!

Un grazie ai giovani studenti per il fresco idealismo dei loro contributi!

Viva la pace, che o è per tutti oppure non è.

Viva la Resistenza! Vivano le utopie dei Partigiani!

Viva Repubblica Italiana e la Sua Costituzione, che da queste sono nate!

1 Settembre 2022Permalink

20 agosto 2022 – A proposito dell’aggressione razzista subita dal dr. Andi Nganso

Quello che  vorrei  non dover pubblicare.
Con il tag violenza&non, con la categoria  razzismo  si raggiungono altre pagine del mio blog e non  saranno le ultime.
Insieme alla rinnovata solidarfietà al dott. Andi  Nganso, un pensiero a chi deve subire in silenzio per il potere di chi dirige un sistema dove esiste una ‘gerarchia’  che tutela anche l’infamia  e agita lo spettro del posto di lavoro  che chi subisce non  può mettere in discussione, o per la forza di un’opinione pubblica indifferente e anche beffarda.
Il link che trascrivo  porta a un documento con una interessante analisi ben articolata.
Pone anche il problema importantissimo della dignità del nome, che mai deve essere taciuto sempre che ciò non  porti danno a chi deve tacere ciò che subusce (e penso ancora alla gerarchia interna a sistemi che la prevedono)
20 Agosto 2022Permalink

19 agosto 2022 – Razzismo al Pronto Soccorso

Il comunicato del consigliere regionale  Furio Honsell

“Non solamente dimostra arroganza e ingratitudine verso chi è disponibile a dare un servizio medico indispensabile e immediato, ma è la prova di quanto abbia fatto presa il discorso di #odio che viene cavalcato dai partiti di destra a tutte le elezioni politiche da oltre dieci anni.”

“Che senso ha che l’Assessore Riccardi, nominato da Fedriga, adesso voglia stringere la mano al medico, quando la foto di Fedriga che stringe la mano a Salvini compare da giorni sui furgoni elettorali e sui manifesti appesi ai muri? Ricordiamo – sottolinea Honsell – cosa diceva Salvini nelle dirette Facebook da Gradisca.”

“La Destra ha fatto leva sull’odio per i migranti senza rendersi conto che possono invece essere gli unici che la notte ci aiutino quando abbiamo bisogno. Gli Andi Nganso sono la maggioranza, indispensabile al nostro sistema sociale ed economico. Andi Nganso ha saputo, malgrado le umiliazioni, dare un aiuto generoso e umano e non ha allungato la lista d’attesa o ha detto di rivolgersi al privato, come ormai avviene troppo spesso nella Sanità di Riccardi e Fedriga.”

“Il rischio di vedere vincere il discorso d’odio è però molto serio. È necessario – conclude il Consigliere di Open Sinistra FVG – diffondere un discorso di valori diametralmente opposti per riuscire ad affrontare insieme i problemi del #futuro.       Grazie Andi Nganso.”

 La parola al dott. Andi Nganso 

Andiamo ai fatti: intorno alle 4 di notte entrava al presidio un’ambulanza con  un  paziente sessantenne che riportava presunte lesioni multiple , conseguenti ad una lite avvenuta poco prima in centro Città.
Dopo aver ricevuto le consegne dall’infermiera che lo aveva soccorso e che già  lamentava lesioni  verbali misogine  nei suoi confronti, ho provato ad entrare in comunicazione con il paziente , e da lì una valanga verbale di ogni tipo è iniziata.

Considerata la gravità di questa violenza ho ritenuto opportuno chiamare da subito le forze dell’ordine che sono intervenute in tempi brevi.

Il mio aggressore ha spesso citato il Presidente Zaia, suggerendo che il Presidente della sua regione, il Veneto, mi avrebbe “eliminato “: rimozione forzosa del corpo  di  una persona, e di una umanità (la mia) definita più volte sporca e schifosa.  Le istituzioni non possono permettere che il loro linguaggio possa rassicurare la violenza del pensiero razzista e fascista.

IL razzismo è nell’aria. Lo respiriamo quotidianamente in ogni luogo della nostra società.
La rappresentazione mediatica, le strumentalizzazioni politiche, le narrazioni tossiche in ambito educativo e la mancanza di una sincera discussione sugli effetti del passato increscioso coloniale di questo Paese sono tutti gli ingredienti che contribuiscono a  mantenere questo status quo di dolore per le persone nere e razzializzate in Italia.

Le aggressioni verbali e fisiche  nei confronti di soggetti neri in questo Paese stanno aumentando e, per tutti noi ormai, il timore di essere il prossimo Alika, brutalmente soffocato in  piena luce, è sempre più reale.

 

 

19 Agosto 2022Permalink

17 agosto 2022 – Pasolini e la Cittadella di Assisi

Tira aria nuova?
Speriamo ne esca una qualche documentazione-
Sempre dalla preziosa Adista,  copio anche il link

Adista News – Pasolini e la Cittadella di Assisi. Al via il corso di studi della Pro Civitate Christiana

Pasolini e la Cittadella di Assisi. Al via il corso di studi della Pro Civitate Christiana

ASSISI (PG)-ADISTA. «L’importanza di questo Corso di studi della Pro Civitate Christiana in collaborazione col Comune sta anche nel far comprendere che in Assisi la cultura e l’arte hanno trovato un terreno fertile e hanno avuto modo di riflettere e confrontarsi – ha affermato Stefania Proietti nel corso della presentazione dell’80° Corso di studi cristiani che viene completamente dedicato all’avventura assisana di Pier Paolo Pasolini – Un percorso che non deve fermarsi ma piuttosto ha bisogno d’essere rafforzato e arricchito – ha detto la sindaco”. Il programma, che si può vedere sul sito www.cittadella.org, è ricco di interventi qualificati che rendono questo evento unico nel panorama delle molteplici iniziative di celebrazione del centenario della nascita del genio friulano. Veronica Cavallucci, assessora alla cultura, ha fatto eco alle dichiarazioni del sindaco impegnando l’amministrazione comunale a rendere questo appuntamento annuale perché “sempre di più Assisi venga riconosciuta città pasoliniana come Casarsa, Bologna, Roma e Matera”. Dal canto suo Tonio Dell’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana, rimarca “l’azzardo di quell’incontro tra Pasolini e don Giovanni Rossi in un tempo di forte contrapposizioni ideologiche: fu proprio grazie a quella scommessa che nacque un capolavoro cinematografico come Il Vangelo secondo Matteo e una stima che ha generato un vero e proprio cammino culturale dell’anima”. A riflettere su Pasolini dal 22 al 27 agosto ci saranno tra gli altri il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, Ascanio Celestini, Ivano Dionigi, già magnifico rettore dell’Alma Mater, Roberto Mancini, Goffredo Fofi, Francesca Tuscano, Roberto Chiesi e Franco Zabagli. La sessione autunnale vedrà la presenza di Dacia Maraini, Giovanna Marini e Franco Lorenzoni. A tutti sarà offerta la possibilità di sperimentare un itinerario espositivo tra le testimonianze della presenza di Pier Paolo Pasolini in Assisi e della sua frequentazione feconda della Biblioteca, dell’archivio, della Galleria d’arte e della Fonoteca della Cittadella. In particolare saranno i giovani delle scuole di Assisi e d’Italia in visita di istruzione fino al 31 dicembre prossimo a fare questa esperienza di immersione nel mondo di Pasolini. Pezzo forte del percorso, il testo originario della sceneggiatura de Il Vangelo secondo Matteo con le interessanti annotazioni a margine.

17 Agosto 2022Permalink

9 agosto 2022 – Preservativi sessuali e preservazioni ecclesiali. da Adista

Adista News – “Preservativi sessuali e preservazioni ecclesiali”: Il teologo Grillo sul divieto della “pillola”

Preservativi sessuali e preservazioni ecclesiali”:
Il teologo Grillo sul divieto della “pillola”                                                 
Redazione 07/08/2022, 08:43

«Una singolare analogia permette di scoprire come, attorno alla questione degli anticoncezionali, la dottrina cattolica del matrimonio e della sessualità abbia subìto una trasformazione e una polarizzazione del tutto in contrasto con quasi due millenni di storia. Potremmo dire che, di fronte alle nuove sfide che il XIX e XX secolo proponevano alla Chiesa, la Chiesa abbia reagito accettando una polarizzazione e una semplificazione della dottrina matrimoniale e sessuale che ha quasi sfigurato la sua tradizione». Così apre la riflessione del teologo Andrea Grillo (“Preservativi sessuali e preservazioni ecclesiali. La questione sistematica”) su un argomento ecclesiale di grande attualità: il tentativo della teologia accademica (e forse della gerarchia di cui questa è espressione) di superare il niet dell’enciclica Humanae vitae di Paolo VI all’uso di contraccettivi non naturali. Basta ricordare il seminario interdisciplinare promosso dalla Pontificia Accademia della Vita circa un anno fa, i cui atti sono raccolti nel libro Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche (Libreria Editrice Vaticana) e l’articolo su Civiltà Cattolica, a firma del gesuita Jorge José Ferrer (v. Adista Notizie n. 26/22), nonché il richiamo alla posizione aperturista di quel Albino Luciani che poi diventò papa Giovanni Paolo I in un articolo di Vatican News del 21 giugno scorso.

Nella discussione attuale sulla contraccezione non è in gioco un mutamento della dottrina, ma una migliore fedeltà alla relazione complessa che nel generare stringe in un solo nodo l’azione di Dio e l’azione dell’uomo. Rispettare il nodo, anziché tagliarlo o scioglierlo, è il compito di questa fase della migliore teologia sistematica cattolica». Questa la conclusione di Grillo. Per le argomentazioni e le analisi che lo portano fino a qui, l’integrale è al seguente link.

PRESERVATIVI SESSUALI E PRESERVAZIONI ECCLESIALI
La questione sistematica di Andrea Grillo
Pubblicato il 7 agosto 2022 nel blog: Come se non

Una singolare analogia permette di scoprire come, attorno alla questione degli anticoncezionali, la dottrina cattolica del matrimonio e della sessualità abbia subìto una trasformazione e una polarizzazione del tutto in contrasto con quasi due millenni di storia. Potremmo dire che, di fronte alle nuove sfide che il XIX e XX secolo proponevano alla Chiesa, la Chiesa abbia reagito accettando una polarizzazione e una semplificazione della dottrina matrimoniale e sessuale che ha quasi sfigurato la sua tradizione. In particolare, le parole d’ordine che hanno guidato la reazione, prima alla fine dell’Ottocento e poi nella prima metà del Novecento, hanno introdotto un modo di guardare alla realtà che ha creato una assoluta distanza tra Dio e uomo. In realtà questa lettura è stata guidata da un’urgenza che non è teologica ma politico-ecclesiastica, ossia dal bisogno di una difesa ad oltranza dell’autorità ecclesiastica su matrimonio e sessualità. In questo modo una teologia schiettamente ecclesiastica, e quindi preoccupata di operare sul piano della autorevolezza e del potere, ha largamente dimenticato la ricchezza di pensiero con cui la tradizione ha pensato questi temi.

Origine remota (Tametsi 1563)
Ciò che accade tra Ottocento e Novecento trova la sua premessa nella grande svolta costituita dal decreto Tametsi, con cui la Chiesa cattolica intende requisire in sé tutta l’esperienza matrimoniale e sessuale. È interessante che la parola che dà titolo al decreto – “tametsi”- segnali che i Padri tridentini erano consapevoli dell’azzardo che proponevano, ossia del superamento di tutte le forme di matrimonio irregolare o clandestino che sempre erano state riconosciute come valide. In quel “tametsi” c’è il segno di una svolta istituzionale che introduce una competenza totalizzante in capo alla Chiesa, primo tra gli stati moderni a burocratizzare il rapporto con matrimonio e sessualità. Ciò che accade 50 anni dopo nel Rituale del 1614 è sorprendente: mentre prima il consenso restava sullo sfondo e l’atto ecclesiale era la benedizione, ora il centro del rito del matrimonio è il consenso e la benedizione diventa marginale. Questa è la premessa di una autocoscienza ecclesiale che ritiene di avere in sé le competenze su tutti i livelli di esperienza matrimoniale e sessuale. Si noti che è una cosa del tutto nuova, che comincia 1500 anni dopo la nascita della Chiesa.

Crisi tardo-moderna
Col sorgere degli stati liberali nasce anzitutto una nuova competenza sull’unione tra i coniugi. La prima reazione della Chiesa è negare ogni competenza diversa dalla propria. Dal punto di vista sistematico, però, è interessante vedere quali argomenti si utilizzano per giustificare questa negazione. Colpisce molto il fatto che si dica che è Dio che unisce i coniugi e non l’uomo. In questo modo viene spostato sul piano teologico lo scontro tra Chiesa e Stato: la Chiesa custodisce il primato di Dio, mentre lo Stato tenta di imporre il primato dell’uomo. Lo stesso avviene qualche decennio dopo, ai primi del Novecento, sul piano della generazione: è Dio che fa nascere i bambini, non l’uomo, perciò ogni metodo anticoncezionale è negazione di Dio e affermazione dell’egoismo umano. Questo modo di argomentare non si trova mai nella tradizione precedente ed è il frutto di una pressione culturale e contingente in cui la Chiesa cattolica perde la ricchezza della tradizione. Se c’è una cosa chiara nella tradizione precedente è che le logiche di unione e di generazione non sono mai né del tutto divine né del tutto umane. Spaccare in due la realtà è molto utile per far fronte alle difficoltà, ma non è un grande esercizio di intelligenza e di prudenza. Questo modo di ragionare continua fino ad oggi e se ne può leggere il documento insieme tragico e comico di quel teologo americano, se teologo vogliamo chiamarlo, che dice che la contraccezione è più grave dell’aborto: infatti, mentre il secondo sopprime il frutto di generazione voluto da Dio e da Dio realizzato, la prima osa sottrarre a Dio la possibilità stessa di generare. I sofismi antimodernisti che attraversano questa regione del sapere teologico sono pericolosissimi.

Il dibattito attuale
Troviamo dunque una serie di posizioni ufficiali che costellano l’ultimo secolo e nelle quali la contraccezione o paternità/maternità responsabile viene spesso ricondotta a questi argomenti minori e fragili. Il punto di vista sistematico chiede nuova coerenza tra comprensione del fenomeno e risposta teologica. Per prendere questa strada è importante recuperare la grande tradizione su matrimonio e sessualità, che è stata molto più libera e audace di quanto pensiamo, se proviamo a leggerla senza gli occhiali del decreto Tametsi. In sostanza, si tratta di riconciliare in modo articolato i tre livelli che la teologia sistematica scolastica ha identificato nella generazione: essere generati per la natura, essere generati per la città e essere generati per la Chiesa sono tre esperienze che non si lasciano unificare in un sol punto. Ed è curioso che, nella nota argomentazione con cui Paolo VI ha strutturato Humanae vitae, la dimensione ecclesiale può trovare una piccola via d’uscita dal proprio imbarazzo solo nei “metodi naturali”, come se l’esperienza civile, con la sua creatività e la sua autonomia, fosse semplicemente una deriva sospetta e pericolosa del generare. Un modello di uomo naturalizzato e quindi privato di quelle caratteristiche di parola, di coscienza e di manualità che lo rendono unico, viene utilizzato per uscire dalla crisi. Ma anche qui, come ha sottolineato Peter Hünermann, una teologia del matrimonio semplificata implica una lettura dell’uomo troppo stilizzata e senza vera soggettività. Nella discussione attuale sulla contraccezione non è in gioco un mutamento della dottrina, ma una migliore fedeltà alla relazione complessa che nel generare stringe in un solo nodo l’azione di Dio e l’azione dell’uomo. Rispettare il nodo, anziché tagliarlo o scioglierlo, è il compito di questa fase della migliore teologia sistematica cattolica.

9 Agosto 2022Permalink