23 giugno 2024_ Satnam   e il dilemma della bimba torturata

Domenica 23  giugno – La stampa
Satnam   e il dilemma della bimba torturata

Editoriale di Andrea Malaguti   (segue a pag. 24)
Il testo inizia con una citazione di Fëdor  Dostoevskij da I fratelli Karamazov:

« “Supponiamo  che per costruire l’edificio della felicità, della  pace e della tranquillità  degli uomini, tu dovessi torturare una sola bambina, magari quella che hai visto prima piangere battendosi il petto con il pugno, costruiresti quell’edificio?” No, non lo farei, disse piano Alesa. »

E continua il giornalista Malaguti

Alla domanda che Ivan Karamazov  pone  al fratello Alesa abbiamo risposto uno stentoreo sì quando siamo nati. Alcuni senza saperlo. La  maggior parte di noi , diventando adulti, facendo finta di non sapere. Ce  ne freghiamo  se la bambina che piange viene torturata . Ci servono gli invisibili per continuare a vivere  come ci piace, per tenere bassa l’inflazione, per trovare la tranquillità che resta nel sempre più fragile e declinante edificio della civiltà  Occidentale.
I rider, quelli che si trovano all’alba in bicicletta  davanti alla stazione di Milano  e che ci portavano il cibo a casa durante il lockdown, i lavoratori della parte deteriore della logistica d’assalto che ci permettono con un’app di avere tutto e subito a prezzi di saldo, e, soprattutto, gli schiavi dei campi che ci fanno trovare pomodori freschi al supermercato e nei ristoranti.

Continua

Il testo è molto lungo e lo copierò  pian piano per conservarlo nel mio blog che è la mia memoria storica.
Qui posso solo consigliarne la lettura (quando le edicole chiudono a  Udine c’è la Biblioteca )

E ora continuo  io

A  Ivan abbiamo già detto SI’  per le ragioni elencate nel breve passo dell’editoriale di  Andrea Malaguti  trascritto sopra e  anche  per i nati cui   a precise condizioni – e facendoci beffa  del primo comma dell’arto 3 della Costituzione – abbiamo negato la registrazione dell’atto di nascita. approvando  la legge n. 94 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica n. 94
L’articolo che ci interessa nel coacervo di norme di quella legge è l’art. 1, comma 22 lettura G.
Prego tutti coloro che  sono  presi dall’impegno di superare la legge Bossi Fini di ricordare che la norma che cito non è la Bossi Fini, legge  che richiede evidentemente una radicale revisione

Ed ecco infine il negletto comma 1 dell’art.  3della Costituzione.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale  e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

 

23 Giugno 2024Permalink

22 giugno 2024 _ Dal Blog di Giancarla Codrignani- .L’orrore nell’informazione quotidiana

Dal  Blog di Giancarla  Codrignani-       newsletter del 22 giugno 2024
Sintesi della G7 del Presidente Mattarella: “Antichi fantasmi sono riapparsi nel mondo: non siamo qui insieme soltanto per un coordinamento economico, ma per trovare valori comuni”.

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Poi l’episodio che annulla ogni illusione e perfino ogni cinismo politico: la disumanità della mente schiavista e indegna che ha commesso un atto molto peggiore dell’omicidio (ma è stato anche omicidio). Non riesco neppure a descrivere l’oltraggio ad un braccio umano. E la fatica ad uscire dal silenzio dei compagni di lavoro sfruttati che diventavano complici per paura di perdere un lavoro nero. Sono migliaia, sotto caporalato…. Davvero parliamo di diritti?

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Questo ho  trascritto su   Facebook

22 Giugno 2024Permalink

16 giugno 2024 _ Ancora il caso Englaro: una sentenza da non dimenticare

 

A più di 15 anni dalla morte di Eluana Englaro, avvenuta il 9 febbraio nel 2009 a 39 anni, 17 dei quali trascorsi in stato vegetativo irreversibile dopo un gravissimo incidente stradale, la Corte dei Conti ha condannato in appello l’ex direttore generale della Sanità della Lombardia Carlo Lucchina a pagare all’erario circa 175 mila euro che la Regione aveva dovuto risarcire al padre, Beppino Englaro, che era stato costretto a trasferire la figlia in una struttura sanitaria in Friuli dove morì.

Fu una «concezione personale ed etica del diritto alla salute», scrive la Corte dei Conti, a spingere Lucchina a impedire che ad Eluana fosse interrotto il trattamento che la manteneva in stato vegetativo. «Non è stata un’obiezione di coscienza, ma sono state applicate le direttive arrivate anche dell’Avvocatura regionale», ha commentato l’ex dg, che valuterà se ricorrere in Cassazione. Beppino Englaro, che si batté anni e anni per rispettare le volontà della figlia, oggi dice all’ANSA che «sapevo di avere un diritto ed era chiaro che lo ostacolavano, tanto che sono dovuto uscire dalla regione. Ora sono problemi loro, io giustizia me la sono dovuta fare da me, sempre nella legalità e nella società, loro hanno commesso qualcosa che non dovevano commettere. Per me era tutto chiaro anche allora, li ho dovuti ignorare e andare per la mia strada».

Nel 2008, l’anno prima della morte di Eluana, suo padre si era visto negare la possibilità di interrompere l’alimentazione artificiale che teneva in vita la figlia dal dg Lucchina, nonostante nel 2007 la Cassazione avesse stabilito che ciascun individuo può rifiutare le cure alle quali è sottoposto se le ritiene insostenibili e degradanti, e nel 2008 la Corte d’appello di Milano aveva autorizzato l’interruzione del trattamento. Quando Beppino Englaro, in qualità di tutore, chiese la sospensione dell’alimentazione per la figlia, il dg firmò una nota che diceva che le strutture sanitarie si occupano della cura dei pazienti, il che comprende la nutrizione, e di conseguenza i sanitari che l’avessero sospesa sarebbero venuti «meno ai loro obblighi professionali».

Englaro si rivolse al Tar che accolse la sua richiesta, ma la Regione non diede corso alla sentenza e un mese dopo Eluana morì in una struttura di Udine. Per Gilda Sportiello, deputata del M5S, è una «condanna emblematica» mentre protesta Fratelli d’Italia: Ignazio Zullo, capogruppo in commissione Sanità di Palazzo Madama, spiega che la condanna di Lucchina «fa orrore» perché «impedì che ad Eluana Englaro fosse interrotto il trattamento che la manteneva in vita, difendendo il sacro diritto a vivere». «Sono passati quindici anni da quella drammatica vicenda e ancora non c’è una legge che regoli il fine vita», nota il capogruppo del Pd in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino

https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/eluana-englaro-condannato-ex-direttore-sanit%C3%A0-in-lombardia-la-tenne-in-vita-per-idee-personali/ar-BB1ny9k0?ocid=msedgdhp&pc=ENTPSP&cvid=20db8e8b53344912984407fdfb201678&ei=10

16 Giugno 2024Permalink

12 giugno 2024 – Ho trovato e copiato.

Da la rivista Il Regno
BLOG

In memoria di Jürgen Moltmann: io mi domando…

La teologia, ormai, o è ecumenica o non è. Questa consapevolezza è l’eredità che molti teologi e teologhe riconoscono di aver ricevuto da Jürgen Moltmann, che ci ha lasciato il 3 giugno. Il suo lavoro è stato tutto a favore di un’unità nella pluralità: lo stesso desiderio che muove anche il pensiero delle donne. Perciò anche le teologhe fanno memoria grata della vita di questo studioso cristiano.

Per chi, come me, ha studiato teologia negli anni ’70 del secolo scorso, la morte di Jürgen Moltmann rappresenta un vero e proprio lutto. Perché Jürgen Moltmann è entrato a far parte della mia vita. Certo, non la concreta vita di tutti i giorni, ma la vita del pensiero, e del pensiero teologico. La sua teologia della croce, la sua teologia della speranza ci hanno insegnato a ragionare, cioè a mettere in questione e al contempo a cercare soluzioni, per rispondere alle domande teologiche che qualsiasi generazione si porta dentro. A partire dal confronto con le generazioni dei Padri, ma pensando anche alla generazione dei Figli e delle Figlie.
Un lascito testamentario

Un pensiero di Moltmann gira in rete in questi giorni, forse perché sentiamo che rappresenta una sorta di lascito testamentario. Soprattutto per noi teologi europei, cattolici protestanti ortodossi:

“Il protestantesimo è solo la mia provenienza, l’ecumenismo è il mio futuro. Per questo non mi interessa se uno è cattolico, ortodosso o metodista: voglio formulare una teologia cristiana, perciò traggo volentieri spunto anche dal mondo cattolico e ortodosso”.

Perché lo considero un lascito testamentario di Moltmann alla mia generazione, a noi che siamo stati i suoi discepoli virtuali, a quelli che hanno recepito tutto il suo sforzo di ripensare i nodi fondamentali della teologia protestante? In questo momento noi – la generazione dell’ecumenismo, quella che ci ha creduto, quella che è stata educata a riconoscere che la teologia ormai era diventata ecumenica e non poteva che essere così – noi viviamo con grande dolore lo stallo dell’ecumenismo che dura ormai da molti anni. In Europa le chiese, tutte, non hanno più la capacità di trovare i punti di incontro, di far risaltare, come diceva Papa Giovanni e come il Concilio ha provato ad assumere nella filigrana delle proprie decisioni, quello che le unisce più che quello che le divide. Per noi, scoprire quello che ci unisce aveva rappresentato poter contare su una pista di lancio; insistere, soprattutto nei gesti e nelle pratiche, su quello che ci divide rappresenta invece la palude dello status quo. Le parole di Moltmann diventano allora un giudizio. E, anche, una provocazione.

Mi domando per esempio – ed è un pensiero che non mi lascia dal giorno in cui noi cattolici abbiamo celebrato la festa del Corpus Domini – quando finalmente la festa del Corpo di Cristo non sarà legata soltanto alla tradizione cattolica, con tutto il retaggio che secoli e secoli di devozione si portano dietro; quando non sarà una festa solo cattolico-romana, ma sarà finalmente il riconoscimento condiviso di tutto ciò che l’espressione “corpo di Cristo” comporta. E sarà quindi la festa dell’ospitalità eucaristica, almeno lì dove la compresenza di comunità di diverse tradizioni cristiane dovrebbe ormai imporre di ospitarsi reciprocamente alla mensa eucaristica. Perché si può ma, soprattutto, si deve.

Aprirsi a un futuro comune

E, vedendo qual è la situazione in cui versano le nostre chiese storiche in Europa, nell’Europa cosiddetta unita, mi domando ancora se la separazione tra le diverse tradizioni cristiane non contribuisce, oltre che al loro declino e alla loro difficoltà per riuscire a presentarsi ancora come un punto di riferimento soprattutto per le generazioni più giovani, anche a ostacolare la crescita di un’Europa finalmente  viva, finalmente forte, forte della sua storia, del suo pensiero, dei suoi errori, del faticoso cammino di purificazione a cui l’hanno costretta i suoi stessi errori. Mi domando se anche l’ecumenismo, cioè la capacità delle chiese di mettersi in discussione e di aprirsi a un futuro comune, non possa rappresentare un elemento in grado di contribuire a far crescere la consapevolezza delle proprie possibilità e delle proprie responsabilità. Ben sapendo che molto ancora c’è da lavorare per fare veramente dell’Europa la realizzazione del sogno che l’ha fatta nascere.

Jürgen Moltmann ha ragione: la nostra generazione non può dirsi né protestante, né cattolica né ortodossa. Può dirsi soltanto cristiana e, proprio per questo, ecumenica. Perché lui, Hans Küng, Karl Rahner, Edward Schillebeeckx, Luigi Sartori, Germano Pattaro e tanti altri ce lo hanno insegnato. Il loro sforzo di uscire dai recinti confessionali e di accettare il confronto è stato per noi il lievito che ha fatto fermentare la nostra riflessione teologica. Ha reso anche più salda la nostra opzione di fede e la nostra appartenenza ecclesiale.

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12 Giugno 2024Permalink

12 giugno 2024 – Razzismo innocente

Mentre incollavo il messaggio che avevo preparato (scrivere direttamente nello scorrere della pagina che impedisce di leggere nell’insieme il proprio testo è molto faticoso) ha telefonato una ascoltatrice che  ha ricordato di essere stata elettrice di Silvio Berlusconi.

Ha chiesto  perché la Rai abbia affidato una trasmissione alla giornalista Bianca Berlinguer che è figlia di un comunista.
Per la verità non  ha detto Rai ma ha nominato il partito di maggioranza che evidentemente la signora identificava con il governo secondo lei padrone del media entro cui aveva trovato voce.
Il mio sospetto che i fondamenti del razzismo si stiano insinuando nella cultura diffusa. si rafforza: una persona, una professionista può essere attaccata, criticata ma non perché figlia di suo padre o di sua madre, o nipote dei suoi nonni.
Sono inorridita tanto più che la signora parlava con tranquilla innocenza.

Costituzione Art. 3 comma 1 :
 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione
di sesso,  di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

 

12 Giugno 2024Permalink

8 giugno 2024 _ Una ‘piccola’ storia nella vita di un premio Nobel

Ho trovato questa storia nella pagina  Facebook di John Fischetti , l’ho condivisa e ora la copio nel mio blog. Di lì la invierò ad altri.

“Se siamo qui oggi è solo per la gentilezza di uno sconosciuto nei confronti di mio nonno”.

Chi parla è Arno Penzias, premio Nobel per la fisica, che deve la sua vita, e quindi quella dei suoi figli e nipoti, a uno sconosciuto che non ha mai incontrato.

Lo sconosciuto si chiama Barnet Yudin, che una sera del 1938, mentre sta tranquillo a casa, nel New Jersey, sente qualcuno bussare alla porta. È un giovane tedesco, immigrato negli Stati Uniti, che sta tentando qualcosa di disperato: suona alle porte di gente che non conosce, per chiedere solidarietà. Un suo amico, Karl Penzias vuole scappare dalla Germania con la moglie e i due bambini piccoli. Sono ebrei, e hanno capito benissimo che la situazione sta precipitando. Se restano in Germania per loro è la fine, ma per andare negli Stati Uniti occorrono visti, documenti e soprattutto qualcuno che garantisca per loro a livello finanziario. Il ragazzo tedesco fa il cameriere, non può essere credibile come sponsor. Per questo occorre qualcuno con uno stipendio più solido. E per questo sta bussando alle porte di gente che non conosce, per vedere se qualcuno è disposto ad aiutare una famiglia dall’altra parte del mondo.

Barmet Yudin non ci pensa due volte e firma tutti i documenti. Così Karl e la sua famiglia possono scappare negli Stati Uniti e salvarsi la vita.

Non è facile all’inizio, ma riescono da subito a lavorare e non avere mai bisogno del sostegno materiale del loro garante, che non hanno mai incontrato. Karl gli aveva scritto per ringraziarlo per la sua generosità e per promettere che non lo avrebbe mai né cercato, e ha mantenuto la promessa.

Ma a distanza di anni, il figlio di Karl, Arno Penzias, quel bambino piccolo che doveva scappare via dal destino atroce che lo inseguiva, scopre per la prima volta l’esistenza di un anonimo benefattore, e suo figlio si mette sulle sue tracce. Non riesce a trovare Barmet Yudin purtroppo, perché è morto negli anni Cinquanta. Ma riesce  a ricostruire tutta la storia. E scopre che se Arno Penzias, il bambino in pericolo nel 1938 è riuscito a vivere una vita serena negli Stati Uniti, a vincere il Nobel, ad avere figli e nipoti, è solo perché una sera di tanti anni fa uno sconosciuto ha accettato di salvare suo padre.

Uno sconosciuto che non si è girato dall’altra parte per dire, no, non mi riguarda.

Una gentilezza straordinaria che ha salvato vite umane.

🦋 La farfalla della gentilezza 🦋

7 Giugno 2024Permalink

1 giugno 2024 _ calendario di giugno

1 giugno 2018 –      Inizio XVIII legislatura
.1 giugno 2018 –      Spagna. Cade il governo Rajoy
.1 giugno 2021    –   Scarcerazione di  Giovanni Brusca
.2 giugno –                Festa della Repubblica
.2 giugno 2016 –      Il parlamento tedesco riconosce il genocidio armeno
.3 giugno 1963 –      Muore papa Giovanni XXIII   (eletto nel 1958)
.3 giugno 2016 –       Muore il pugile Cassius Clay – Muhammad Ali
.3 giugno 2016 –       Corleone – La processione del santo   locale si inchina
……………………………..alla  casa di   Salvatore Riina
.4 giugno 1994 –       Muore Massimo Troisi
.4 giugno  2024         Muore  Jürgen Moltmann
.5 giugno             –     Giornata mondiale in difesa   dell’ambiente
.5 giugno 1967   –      Israele – Inizio della guerra dei 6 giorni
.6 giugno 2015 –        Visita papa Francesco a Sarajevo
.7 giugno 1929 –        Il Vaticano pubblica la legge fondamentale che ne fa
……………………………..uno   stato    sovrano come previsto nel Trattato di
………………………………febbraio                                                           [Nota 1]
.9 giugno 2020 –        Funerali di George Floyd – Houston
10 giugno 1924 –       Assassinio di Giacomo Matteotti
10 giugno 1940 –       L’Italia dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra
11 giugno 1984 –      Morte di Enrico Berlinguer
12 giugno 1964 –      Condanna all’ergastolo di Nelson   Mandela   [Nota 2]
13 giugno 1960 –       Incontro  papa Giovanni XXIII e Juules   Isaac
14 giugno 1966 –       Il concilio Vaticano annuncia  l’abolizione dell’indice
……………………………………………………………………………..dei libri proibiti.
14 giugno 2022  –      Morte di  Avraham Yehoshua
15 giugno 2007 –       Morte di Giuseppe  Alberigo                         [Nota 3]
16 giugno 1976 –        Sudafrica: strage di Sowet5
16 giugno 2016 –        Assassinio della deputata laburista Jo  Fox  [Nota 4]
16 giugno 2024          Anno islamico  1444-Festa islamica del sacrificio
……………………………………………………………………  id Al Adha            [Nota 5]
18 giugno 1982 –        Londra: ritrovamento del cadavere di  Roberto Calvi
18 giugno 2015 –        Papa Francesco promulga l’Enciclica    Laudato sii
19 giugno –                  Giornata mondiale del rifugiato
19 giugno1945 –         Birmania_ Nascita di Aung San Suu   Kyi          [Nota 6]
19 giugno 2013 –        Viene approvata la legge di ratifica     della Convenzione
………………………………….di Istanbul                           (L.27 .giugno 2013, n. 77)
20 giugno 1979 –         Nilde Jotti è eletta presidente della Camera dei deputati,.
…………………………………………………prima donna     nella storia della Repubblica.
22 giugno 1633 –        Galileo è costretto all’abiura
22 giugno 2022 –         Morte di  Federico Carboni, primo    caso di suicidio
………………………………..assistito concluso  in Italia
22 giugno 2015 –        Papa Francesco visita il Tempio valdese   di Torino
23 giugno 1858 –       Papa Pio IX fa rapire il bambino ebreo
…………………………………….. Edgardo  Mortara.                               [Nota 7]
23 giugno 2016 –        Gran Bretagna: Il referendum decreta    la Brexit
24 giugno 2013 –        Sentenza processo  Ruby                          [Nota 8]
17 giugno 1991 –         Fine dell’apartheid in Sudafrica
25 giugno 1946 –        Inizio dei lavori dell’Assemblea    Costituente
26 giugno 1967 –        Morte di don Lorenzo Milani
27 giugno 1980 –         Ustica: esplosione del DC9.  Muoiono 81 persone
28 giugno 1914 –         Sarajevo Assassinio di Francesco  Ferdinando e della moglie.
28 giugno 1919 –        Trattato di Versailles.    Fine della prima guerra mondiale.
28 giugno  1969-         Moti di  Stonewall                                                  [Nota 9]
29 giugno 1934 –         Germania: notte dei lunghi   coltelli                     [Nota 10]
29 giugno 2013 –         Muore la scienziata Margherita   Hack                [Nota 11]
30 giugno 2005 –         Spagna: il Parlamento riconosce    matrimonio  omosessuale
30 giugno 2017 –          Muore Simone  Weil                                             [Nota 12]
30 giugno 2017 –           Muore Ettore Masina   [Nota 13]

NOTE

[Nota 1]
http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/archivio/documents/rc_seg-st_
19290211_patti-lateranensi_it.html

[Nota 2]    L’ergastolo di Nelson Mandela si concluse dopo 27 anni    di   prigionia
l’11 febbraio 1990
Nelson Mandela fu eletto Presidente del Sud Africa il  27 aprile 1994.
Il 10 maggio 1994 pronunciò il discorso che segnò la fine    dell’apartheid.

http://www.vita.it/it/article/2013/12/06/il-discorso-di-mandela-che-ha-segnato-la-fine-dellapartheid/125515/

[Nota 3] http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-alberigo_(Dizionario-Biografico)
[ Nota 4] assassinio  deputata Jo Fox
http://ltirreno.gelocal.it/italia-mondo/2016/06/19/news/omicidio-di-jo-fox-l-urlo-d-odio-del-killer-1.13688049

[Nota 5]   d Al Adha è il giorno nel quale i musulmani ricordano il sacrificio del Profeta Ibrahim as. In Ericordo del suo sacrificio e per aiutare i poveri e i bisognosi, eseguiamo il sacrificio   della Udhiya o del Qurbani.

[Nota 6]   https://it.wikipedia.org/wiki/Aung_San_Suu_Kyi

[Nota 7]   David Kertzer, “Prigioniero del papa Re”    http://www.davidkertzer.com/it/biografia
diariealtro:  1858 –
Quando il sovrano regnante  dello stato pontificio rapì un bambino ebreo. (diariealtro.it)

[Nota 8* 8   Il tribunale di Milano condanna in primo grado Silvio Berlusconi a 7 anni e alla interdizione perpetua  dai pubblici uffici per il reato di concussione e prostituzione minorile
hhttp://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-24/processo-ruby-berlusconi-giudici-130213.shtml?uuid=AbNsGw7H

[Nota 9]     La notte del 27 giugno 1969 iniziava la protesta passata alla storia con il nome di Moti di Stonewall, con cui  si  inaugurava il movimento di liberazione omossessuale.
L’anno seguente la marcia dal Greenwich Village a Central Park in commemorazione dei Moti di Stonewall segnò il primo gay pride.

[Nota 10]      http://www.artspecialday.com/9art/2018/06/30/la-notte-dei-lunghi-coltelli/
[Nota 11]      https://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_Hack
[Nota 12]        https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Veil
[Nota 13]         http://www.noisiamochiesa.org/?p

 

 

3 Giugno 2024Permalink

31 maggio 2024 – Cento anni fa Giacomo Matteotti pronunciava il suo ultimo discorso alla camera

A 100 anni dall’ultimo discorso di Giacomo Matteotti alla Camera – celebre perché denunciò le violenze fasciste alle elezioni del 6 aprile del 1924 -, le più alte cariche dello Stato si sono riunite a Montecitorio per commemorare «un uomo libero e coraggioso ucciso da squadristi fascisti per le sue idee». Così l’ha definito la premier Meloni, aggiungendo che «onorare il suo ricordo è fondamentale per ricordarci ogni giorno il valore della libertà di parola e di pensiero contro chi vorrebbe arrogarsi il diritto di stabilire cosa è consentito dire e pensare e cosa no». Ecco il testo integrale dello storico discorso pronunciato dal deputato 11 giorni prima di essere rapito e assassinato.

https://www.lettera43.it/giacomo-matteotti-testo-integrale-discorso-camera-10-giugno-1924/

Il testo integrale dell’ultimo discorso di Giacomo Matteotti alla Camera

Giacomo Matteotti.
Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a questa Assemblea, all’infuori credo dei componenti la Giunta delle elezioni, saprebbe ridire l’elenco dei nomi letti per la convalida, nessuno, né della Camera né delle tribune della stampa. (Vive interruzioni alla destra e al centro)Ora, contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti…

Voci al centro.
Ed anche più!

Cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è necessario (Interruzioni. Proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente: siano di quei capilista che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poiché nessuno ha udito i nomi, e non è stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono, e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della maggioranza (Rumori vivissimi). Vorrei pregare almeno i colleghi, sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto. (Vivi commenti – Proteste – Interruzioni alla destra e al centro) L’elezione, secondo noi, è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. In primo luogo abbiamo la dichiarazione fatta esplicitamente dal governo, ripetuta da tutti gli organi della stampa ufficiale, ripetuta dagli oratori fascisti in tutti i comizi, che le elezioni non avevano che un valore assai relativo, in quanto che il Governo non si sentiva soggetto al responso elettorale, ma che in ogni caso – come ha dichiarato replicatamente – avrebbe mantenuto il potere con la forza, Nessuno si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva a priori che, se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso.

Una voce a destra.
E i due milioni di voti che hanno preso le minoranze?

Roberto Farinacci.
Potevate fare la rivoluzione!

Maurizio Maraviglia.
Sarebbero stati due milioni di eroi!

Giacomo Matteotti.
A rinforzare tale proposito del Governo, esiste una milizia armata… (Applausi vivissimi e prolungati a destra e grida di “Viva la milizia”)

Voci a destra.
Vi scotta la milizia!

Giacomo Matteotti.
… esiste una milizia armata…

Voci
Basta! Basta!

Presidente.
Onorevole Matteotti, si attenga all’argomento.

Giacomo Matteotti.
Onorevole Presidente, forse ella non m’intende; ma io parlo di elezioni. Esiste una milizia armata… (Interruzioni a destra) la quale ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato Capo del Governo bene indicato e nominato nel Capo del fascismo e non, a differenza dell’Esercito, il Capo dello Stato. Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. In aggiunta e in particolare… (Interruzioni) mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia specialmente rurale abbiamo constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero…

Roberto Farinacci.
Erano i balilla!

Giacomo Matteotti.
È vero, on. Farinacci, in molti luoghi hanno votato anche i balilla!

Voce al centro.
Hanno votato i disertori per voi!

Giacomo Matteotti.
Dicevo dunque che, mentre abbiamo visto numerosi di questi militi in ogni città e più ancora nelle campagne (Interruzioni), gli elenchi degli obbligati alla astensione, depositati presso i Comuni, erano ridicolmente ridotti a tre o quattro persone per ogni città, per dare l’illusione dell’osservanza di una legge apertamente violata, conforme lo stesso pensiero espresso dal Presidente del Consiglio che affidava ai militi fascisti la custodia delle cabine. (Rumori) A parte questo argomento del proposito del Governo di reggersi anche con la forza contro il consenso e del fatto di una milizia a disposizione di un partito che impedisce all’inizio e fondamentalmente la libera espressione della sovranità popolare ed elettorale e che invalida in blocco l’ultima elezione in Italia, c’è poi una serie di fatti che successivamente ha viziate e annullate tutte le singole manifestazioni elettorali.

Paolo Greco.
Voi non rispettate la maggioranza e non avete diritto di essere rispettati.

Giacomo Matteotti.
La presentazione delle liste – dicevo – deve avvenire in ogni circoscrizione mediante un documento notarile a cui vanno apposte dalle trecento alle cinquecento firme. Ebbene, onorevoli colleghi, in sei circoscrizioni su quindici le operazioni notarili che si compiono privatamente nello studio di un notaio, fuori della vista pubblica e di quelle che voi chiamate “provocazioni”, sono state impedite con violenza. (Rumori vivissimi)

Voci dalla destra.

Non è vero, non è vero.

Giacomo Matteotti.
Volete i singoli fatti? Eccoli: ad Iglesias il collega Corsi stava raccogliendo le trecento firme e la sua casa è stata circondata…

Maurizio Maraviglia.
Non è vero. Lo inventa lei in questo momento.

Roberto Farinacci.
Va a finire che faremo sul serio quello che non abbiamo fatto!

Giacomo Matteotti.
Fareste il vostro mestiere! A Melfi… A Genova (Rumori vivissimi) i fogli con le firme già raccolte furono portati via dal tavolo su cui erano stati firmati

Voci.
Perché erano falsi.

Giacomo Matteotti.
Se erano falsi, dovevate denunciarli ai magistrati!

Roberto Farinacci.
Perché non ha fatto i reclami alla Giunta delle elezioni?

Giacomo Matteotti.
Ci sono. Io espongo fatti che non dovrebbero provocare rumori. I fatti o sono veri o li dimostrate falsi. Non c’è offesa, non c’è ingiuria per nessuno in ciò che dico: c’è una descrizione di fatti.

Attilio Teruzzi.
Che non esistono!

Giacomo Matteotti.
Da parte degli onorevoli componenti della Giunta delle elezioni si protesta che alcuni di questi fatti non sono dedotti o documentati presso la Giunta delle elezioni. Ma voi sapete benissimo come una situazione e un regime di violenza non solo determinino i fatti stessi, ma impediscano spesse volte la denuncia e il reclamo formale. Voi sapete che persone, le quali hanno dato il loro nome per attestare sopra un giornale o in un documento che un fatto era avvenuto, sono state immediatamente percosse e messe quindi nella impossibilità di confermare il fatto stesso. Già nelle elezioni del 1921, quando ottenni da questa Camera l’annullamento per violenze di una prima elezione fascista, molti di coloro che attestarono i fatti davanti alla Giunta delle elezioni, furono chiamati alla sede fascista, furono loro mostrate le copie degli atti esistenti presso la Giunta delle elezioni illecitamente comunicate, facendo ad essi un vero e proprio processo privato perché avevano attestato il vero o firmato i documenti! In seguito al processo fascista essi furono boicottati dal lavoro o percossi.

Voci a destra.
Lo provi.

Giacomo Matteotti.
La stessa Giunta delle elezioni ricevette allora le prove del fatto. Ed è per questo, onorevoli colleghi, che noi spesso siamo costretti a portare in questa Camera l’eco di quelle proteste che altrimenti nel Paese non possono avere alcun’altra voce ed espressione. (Applausi all’estrema sinistra) In sei circoscrizioni, abbiamo detto, le formalità notarili furono impedite colla violenza, e per arrivare in tempo si dovette supplire malamente e come si poté con nuove firme in altre provincie. A Reggio Calabria, per esempio, abbiamo dovuto provvedere con nuove firme per supplire quelle che in Basilicata erano state impedite.

Una voce al banco della giunta.
Dove furono impedite?

Giacomo Matteotti.
A Melfi, a Iglesias, in Puglia… devo ripetere? Presupposto essenziale di ogni elezione è che i candidati, cioè coloro che domandano al suffragio elettorale il voto, possano esporre, in contraddittorio con il programma del Governo, in pubblici comizi o anche in privati locali, le loro opinioni. In Italia, nella massima parte dei luoghi, anzi quasi da per tutto, questo non fu possibile. Su ottomila comuni italiani, e su mille candidati delle minoranze, la possibilità è stata ridotta a un piccolissimo numero di casi, soltanto là dove il partito dominante ha consentito per alcune ragioni particolari o di luogo o di persona. (Interruzioni, rumori) Volete i fatti? La Camera ricorderà l’incidente occorso al collega Gonzales. L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno la bocca.

Giacomo Matteotti.
Dicevo dunque che ai candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo al fatto dell’onorevole Gonzales, accennavo al fatto dell’onorevole Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo dell’opposizione costituzionale, l’onorevole Amendola, e che fu impedita… Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell’avversario, che è al Governo e dispone di tutte le forze armate! (Rumori) Che non fosse paura, poi, lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio, noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti, e nessuno dei nostri; perché, altrimenti, voi sapete come è vostro costume dire che “qualcuno di noi ha provocato” e come “in seguito a provocazioni” i fascisti “dovettero” legittimamente ritorcere l’offesa, picchiando su tutta la linea!

Un’altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi – anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante – risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo – e l’onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere – fu data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c’è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza – con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni…

Una voce, a destra.
Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!

Giacomo Matteotti.
Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal Presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente.

Giacomo Matteotti.
Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o dal fascio. (Vivi rumori interruzioni)

Giacomo Matteotti.
Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera) Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno… (Rumori) per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza.

Voci a destra.
Accettiamo (Vivi applausi a destra e al centro).

Giacomo Matteotti.
[…] Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni.

31 Maggio 2024Permalink

23 maggio 2024_ Una segnalazione probabilmente interessante

 

Fresco di stampa 

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La portata della crisi ambientale è giunta a sfidare la teologia in termini ignoti alla tradizione: in tutte le grandi famiglie ecclesiali è presente tale consapevolezza. Per questo il volume sceglie di presentare tre brevi monografie, nelle quali l’aspetto dialogico costituisce il presupposto dell’argomentazione. Il teologo cattolico Simone Morandini tratteggia la fede nel Creatore come qualificante l’esperienza credente del mondo, lo “sguardo- con cui essa lo coglie. Per Panaghiotis Ar. Yfantis, che ci introduce all’orizzonte della riflessione ortodossa, l’esistenza contemplativa costituisce lo spazio esistenziale entro il quale elaborare una teologia della trasparenza della creazione. Il saggio del sottoscritto delinea una teologia che si confronta con l’areligiosità occidentale, precisando la critica al cosiddetto “antropocentrismo”. Letti insieme, i tre saggi assumono l’aspetto di una conversazione, di un dialogo aperto, non convenzionale, ma vero.
23 Maggio 2024Permalink

15 maggio 2024 – Il testo integrale del discorso della Senatrice Liliana Segre 14 maggio 2024 e anche altro

 

“Signor Presidente, Care Colleghe, Cari Colleghi,

continuo a ritenere che riformare la Costituzione non sia una vera necessità del nostro Paese. E le drastiche bocciature che gli elettori espressero nei referendum costituzionali del 2006 e del 2016 lasciano supporre che il mio convincimento non sia poi così singolare.

Continuo anche a ritenere che occorrerebbe impegnarsi per attuare la Costituzione esistente. E innanzitutto per rispettarla.

Confesso, ad esempio, che mi stupisce che gli eletti dal popolo – di ogni colore – non reagiscano al sistematico e inveterato abuso della potestà legislativa da parte dei Governi, in casi che non hanno nulla di straordinariamente necessario e urgente.

Ed a maggior ragione mi colpisce il fatto che oggi, di fronte alla palese mortificazione del potere legislativo, si proponga invece di riformare la Carta per rafforzare il già debordante potere esecutivo.

In ogni caso, se proprio si vuole riformare, occorre farlo con estrema attenzione. Il legislatore che si fa costituente è chiamato a cimentarsi in un’impresa ardua: elevarsi, librarsi al di sopra di tutto ciò che – per usare le parole del Leopardi – “dall’ultimo orizzonte il guardo esclude”. Sollevarsi dunque idealmente tanto in alto da perdere di vista l’equilibrio politico dell’oggi, le convenienze, le discipline di partito, tutto ciò che sta nella realtà contingente, per tentare di scrutare quell’ “Infinito” nel quale devono collocarsi le Costituzioni. Solo da quest’altezza si potrà vedere come meglio garantire una convivenza libera e sicura ai cittadini di domani, anche in scenari ignoti e imprevedibili.

Dunque occorrono, non prove di forza o sperimentazioni temerarie, ma generosità, lungimiranza, grande cultura costituzionale e rispetto scrupoloso del principio di precauzione.

Non dubito delle buone intenzioni dell’amica Elisabetta Casellati, alla quale posso solo esprimere gratitudine per la vicinanza che mi ha sempre dimostrato. Poiché però, a mio giudizio, il disegno di riforma costituzionale proposto dal governo presenta vari aspetti allarmanti, non posso e non voglio tacere.

Il tentativo di forzare un sistema di democrazia parlamentare introducendo l’elezione diretta del capo del governo, che è tipica dei sistemi presidenziali, comporta, a mio avviso, due rischi opposti.

Il primo è quello di produrre una stabilità fittizia, nella quale un presidente del consiglio cementato dall’elezione diretta deve convivere con un parlamento riottoso, in un clima di conflittualità istituzionale senza uscita. Il secondo è il rischio di produrre un’abnorme lesione della rappresentatività del parlamento, ove si pretenda di creare a qualunque costo una maggioranza al servizio del Presidente eletto, attraverso artifici maggioritari tali da stravolgere al di là di ogni ragionevolezza le libere scelte del corpo elettorale.

La proposta governativa è tale da non scongiurare il primo rischio (penso a coalizioni eterogenee messe insieme pur di prevalere) e da esporci con altissima probabilità al secondo. Infatti, l’inedito inserimento in Costituzione della prescrizione di una legge elettorale che deve tassativamente garantire, sempre, mediante un premio, una maggioranza dei seggi a sostegno del capo del governo, fa sì che nessuna legge ordinaria potrà mai prevedere una soglia minima al di sotto della quale il premio non venga assegnato.

Paradossalmente, con una simile previsione la legge Acerbo del 1923 sarebbe risultata incostituzionale perché troppo democratica, visto che l’attribuzione del premio non scattava qualora nessuno avesse raggiunto la soglia del 25%.

Trattando questa materia è inevitabile ricordare l’Avvocato Felice Besostri, scomparso all’inizio di quest’anno, che fece della difesa del diritto degli elettori di poter votare secondo Costituzione la battaglia della vita. Per ben due volte la Corte Costituzionale gli ha dato ragione, cassando prima il Porcellum e poi l’Italicum perché lesivi del principio dell’uguaglianza del voto, scolpito nell’art. 48 della Costituzione. E dunque, mi chiedo, come è possibile perseverare nell’errore, creando per la terza volta una legge elettorale destina compressione della rappresentatività dell’assemblea parlamentare” ?

Ulteriore motivo di allarme è provocato dal drastico declassamento che la riforma produce a danno del Presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato infatti non solo viene privato di alcune fondamentali prerogative, ma sarebbe fatalmente costretto a guardare dal basso in alto un Presidente del Consiglio forte di una diretta investitura popolare.

E la preoccupazione aumenta per il fatto che anche la carica di Presidente della Repubblica può rientrare nel bottino che il partito o la coalizione che vince le elezioni politiche ottiene, in un colpo solo, grazie al premio di maggioranza.

Anzi, è addirittura verosimile che, in caso di scadenza del settennato posteriore alla competizione elettorale, le coalizioni possano essere indotte a presentare un ticket, con il n° 1 candidato a fare il capo del governo ed il n° 2 candidato a insediarsi al Quirinale, avendo la certezza matematica che – sia pure dopo il sesto scrutinio (stando all’emendamento del Sen. Borghi) – la maggioranza avrà i numeri per conquistare successivamente anche il Colle più alto.

Ciò significa che il partito o la coalizione vincente – che come si è visto potrebbe essere espressione di una porzione anche assai ridotta dell’elettorato (nel caso in cui competessero tre o quattro coalizioni, come è già avvenuto in un recente passato grado di conquistare in un unico appuntamento elettorale il Presidente del Consiglio e il governo, la maggioranza assoluta dei senatori e dei deputati, il Presidente della Repubblica e, di conseguenza, anche il controllo della Corte Costituzionale e degli altri organismi di garanzia. Il tutto sotto il dominio assoluto di un capo del governo dotato di fatto di un potere di vita e di morte sul Parlamento.

Nessun sistema presidenziale o semi-presidenziale consentirebbe una siffatta concentrazione del potere; anzi, l’autonomia del Parlamento in quei modelli è tutelata al massimo grado. Non è dunque possibile ravvisare nella deviazione dal programma elettorale della coalizione di governo – che proponeva il presidenzialismo – un gesto di buona volontà verso una più ampia condivisione. Al contrario, siamo di fronte ad uno stravolgimento ancora più profondo e che ci espone a pericoli ancora maggiori.

Aggiungo che il motivo ispiratore di questa scelta avventurosa non è facilmente comprensibile, perché sia l’obiettivo di aumentare la stabilità dei governi sia quello di far eleggere direttamente l’esecutivo si potevano perseguire adottando strumenti e modelli ampiamente sperimentati nelle democrazie occidentali, che non ci esporrebbero a regressioni e squilibri paragonabili a quelli connessi al cosiddetto “premierato”.

Non tutto può essere sacrificato in nome dello slogan “scegliete voi il capo del governo!” Anche le tribù della preistoria costituzionali hanno separazione dei poteri, controlli e bilanciamenti, cioè gli argini per evitare di ricadere in quelle autocrazie contro le quali tutte le Costituzioni sono nate.”

E neppure Elena Cattaneo tace

Riforme, il giorno delle senatrici a vita. “Non posso tacere” (agi.it)

Ma io  voglio ricordare  le due senatrici  anche per un gesto nobile di rispetto della professionalità di una professoressa palermitana, Rosa Maria Dell’Aria  e del  lavoro, dei suoi studenti svillaneggiato  con una denuncia  proveniente da persona presente nelle istituzioni .
Se ne tacessi il mio blog non mi perdonerebbe
Le senatrici i allora dichiararono: “l 31 maggio del 2019, quando il «caso» dei ragazzi di Palermo e della loro professoressa conquistò i titoli dei giornali, trascinato nel dibattito politico, abbiamo voluto accoglierli in Senato, per offrire loro un’occasione di riconciliazione con le istituzioni e di riflessione sui valori fondanti della nostra Costituzione”.  Ne scrissi molto nel mio blog e più volte.  Il link che trascrivo  contiene anche qualche riferimento ad altre   pagine
28 dicembre 2020 — Una storia finita come deve essere. Diari e altro non dimentica

15 Maggio 2024Permalink