23 gennaio 2023 – Leggo oggi da pagine ebraiche che ricevo costantemente

“Israele, una lotta fatale”

Più di centomila persone in piazza, a Tel Aviv, contro la riforma della giustizia annunciata da Netanyahu. Tra gli oratori lo scrittore David Grossman, di cui Repubblica traduce l’intervento pronunciato sul palco della manifestazione. Questo il suo incipit: “Incontro sempre più persone, soprattutto giovani, che non vogliono continuare a vivere qui. Che si sentono alienati da quanto accade e ciò li rende, a malincuore, degli estranei in patria. Israele come lo conosciamo oggi ha smesso di essere la loro casa e, per non soffrire a causa di questo senso di estraneità, si sono rifugiati in una sorta di ‘esilio interiore’. È una sensazione che comprendo, ma fa male”. Secondo Grossman il Paese sarebbe di fronte “a una lotta fatale sulla propria identità: sui tratti della sua democrazia, sul ruolo dello Stato di diritto, sui diritti umani, sulla libertà di creazione e sulla libertà di espressione artistica, sull’autonomia dell’informazione pubblica”.

Su Libero un’intervista al presidente del Senato Ignazio La Russa.
“Ho sempre perseguito l’antisemitismo, che purtroppo è trasversale agli schieramenti politici, e sono sempre stato amico del popolo ebraico, tanto che a volte ho danneggiato qualche esponente di primo piano della comunità ebraica, che ha dovuto giustificarsi per essere in buoni rapporti con me”, afferma la seconda carica dello Stato. “D’altronde – prosegue – il mio primo gesto da presidente del Senato è stato abbracciare Lilliana Segre, cosa che mi ha fatto immenso piacere”.
Viene chiesto a La Russa se abbia ancora con sé il busto di Mussolini esibito in passato davanti alle telecamere. “Guardi che l’ho mostrato io, non è che me l’hanno scoperto in casa i partigiani. È un pezzo d’arte, un ricordo di mio padre che non vedo perché dovrei buttare”, la sua risposta. “Ma perché lo ha fatto vedere?”, chiede ancora Libero. “È appeso alla parete, se fossi ipocrita l’avrei nascosto”. Del suo secondo nome Benito dice: “Lo porto senza problemi perché testimonia la libertà di pensiero di mio padre”.

“È al bagno popolare Cedas, a Barcola, che ho letto per la prima volta Isaac Bashevis Singer, il racconto ‘Il non veduto’, che mi ha cambiato la vita. Mezz’ora dopo averlo finito e dopo un ultimo tuffo in mare sono andato a comperare una busta e carta da lettere e gli ho scritto, su una panchina vicino al mare, una lettera per dirgli il mio amore per quel racconto che stava incidendo, così fortemente, il mio modo di vedere l’amore, la fedeltà e l’infedeltà, la morte”.
È uno degli aneddoti del germanista Claudio Magris, parte di un intervento che sarà letto a Venezia e che il Corriere anticipa nell’area della Cultura.

Il Corriere presenta anche Hometown, documentario nelle sale da mercoledì che segue il ritorno a Cracovia di Roman Polanski e Ryszard Horowitz (nascosto da una famiglia cattolica il primo, sopravvissuto ad Auschwitz il secondo). Un film, si sottolinea, “che va molto al di là del documentario che voleva essere per diventare una riflessione sul senso della memoria e sul confronto con il proprio passato”. Nel suo intervento del lunedì sul Corriere Alessandro D’Avenia si sofferma invece sul significato, per le nuove generazioni, del diario di Etty Hillesum. Nel concludere il suo ragionamento osserva: “La forma della memoria: ciò che non possiamo dimenticare per avere, in qualsiasi situazione ed età, una vita grande, buona, attraente ed eterna”.

“Noi italiani — vale anche per i polacchi, i croati e gli ucraini — abbiamo collaborato perché gli ebrei fossero perseguitati, catturati, sterminati. Un antigiudaismo dottrinale presente nel cristianesimo fin dai padri della Chiesa si è insinuato in profondità nei cristiani, paralizzandoli e rendendoli incapaci di discernere il ‘deicidio’ che essi stessi stavano compiendo, perché uccidendo Israele uccidevano il Dio dell’alleanza”. Così Enzo Bianchi, ex priore di Bose, in una riflessione su Repubblica.

“Dentro di me non sento nessun odio, nessun rimprovero. Provo un’immensa pena per gli esseri umani, anche i peggiori. Non mi sono mai disumanizzata. E di questo ringrazio, anche se non so chi”. Sono parole di Edith Bruck affidate allo speciale Edith, scritto dalla Testimone stessa, che andrà in onda su La7 con una introduzione di Andrea Purgatori (a parlarne è il Corriere). Nello spazio che il quotidiano dedica agli appuntamenti televisivi di giornata si invita alla visione della puntata odierna di Geo – A Spasso Con Te su Rai Tre, con ospite di Fiamma Satta il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni. Il colloquio con rav Di Segni è presentato dalla giornalista e conduttrice sulle pagine della Gazzetta dello Sport, con al centro uno degli argomenti della loro conversazione: lo Shabbat.

Il Corriere recensisce “Foto di classe senza ebrei” (edizioni Biblion), a cura di Patrizia Baldi, Enrico Palumbo, Gianguido Piazza. Il volume prende in esame gli effetti delle leggi razziste su diciassette istituti scolastici cittadini e si presenta come “un lavoro accurato di comparazione fra i dati dei registri e le mancate iscrizioni con informazioni provenienti da altre fonti”. A contribuire a questo lavoro Fondazione CDEC e Anpi Milano.

Nella sua edizione romana il Corriere racconta il progetto nelle scuole contro l’antisemitismo che vede schierate insieme Roma e Lazio, le due squadre della Capitale. È riportato al riguardo il pensiero della presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello: “Gli stadi non possono essere zone franche della società italiana dove l’antisemitismo viene sdoganato e legittimato”.

In evidenza sul Gazzettino le considerazioni del presidente della Comunità ebraica veneziana Dario Calimani durante la cerimonia istituzionale per il Giorno della Memoria. “Fascismo e politica, l’affondo di Calimani”, titola il giornale nel dare conto dell’iniziativa svoltasi al Teatro La Fenice. Nel suo discorso Calimani ha espresso, tra gli altri, questo concetto: “È ovviamente più facile concedere un tardivo giudizio sull’infamia delle leggi razziali – lo diciamo a chi ci governa – piuttosto che ricordare lo sterminio della Shoah, e le responsabilità, le connivenze, i silenzi e i milioni di morti”.

A Torino un concerto per la Memoria in programma stasera vedrà la presenza di Niklas Frank, figlio del criminale nazista Hans che fu tra i più stretti collaboratori di Hitler e governatore della Polonia. Da anni, scrive La Stampa, “continua a fare i conti con la figura di un uomo che ha incarnato il male assoluto, dichiarando più volte pubblicamente: ‘Grazie a Dio mio padre è stato impiccato’”.

È scomparsa all’età di 99 anni Laura Wronowski, partigiana e nipote di Matteotti. La sua lotta civile, iniziata al tempo della Resistenza, “è continuata dopo la guerra, per la parità di genere, contro la mafia o per l’ambiente” (Corriere).

Adam Smulevich

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23 Gennaio 2023Permalink

22 gennaio 2023 – Approvazione mozione Segre – Istituzione commissione straordinaria

 Prima della trascrizione della votazione per l’istituzione della commissione Segre ricordo c he nel mio blog si trova materiale storico relativo all’argomento specifico  (reperibile con la  voce Segre)  e più ampio  (reperibile con la voce razzismo)   –  www.diariealtro.it  –  Augusta

20 dicembre 2022 – LE CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE SEGRE VANNO RESE OPERATIVE

 Legislatura 19ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 030 del 19/01/2023 (Definitivo) 

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XIX LEGISLATURA —— 
30aSEDUTA PUBBLICA  RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 19 GEN3NAIO 2023

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Presidenza del presidente LA RUSSA,  indi del vice presidente CENTINAIO  e del vice presidente ROSSOMANDO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.

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RESOCONTO STENOGRAFICO   Presidenza del presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,10)..

Discussione e approvazione della mozione n. 1 sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza (ore 10,16)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00001, presentata dalla senatrice Segre e da altri senatori, sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Ha facoltà di parlare la senatrice Segre per illustrarla.

SEGRE (Misto). Signor Presidente, care colleghe, cari colleghi, quella di oggi è una seduta importante del Senato della Repubblica, una seduta che ci vede impegnati nella discussione e approvazione della mozione che istituisce, anche per questa legislatura, la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Abbiamo svolto un lavoro utile e proficuo durante la scorsa legislatura, abbiamo approfondito e analizzato aspetti fondamentali di una delle questioni più importanti e sensibili del nostro tempo: la diffusione dei social media e il rischio, purtroppo sempre incipiente, di favorire la diffusione dell’hate speech e di campagne mirate alla discriminazione, al pregiudizio e alla diffusione tossica di fake news.

I lavori della Commissione nei mesi scorsi sono andati avanti in modo proficuo e partecipato, con decine di audizioni e approfondimenti. Si sono infine conclusi con l’approvazione all’unanimità di un documento che riassume il senso complessivo del nostro lavoro e dà utili indicazioni per l’impostazione dell’attività che resta ancora da fare, perché resta ancora molto da fare, sia a livello di approfondimento dei temi, sia per favorire una nuova produzione legislativa che si armonizzi con le novità importanti nella normativa europea che noi abbiamo sempre seguito e sostenuto con attenzione.

Nel luglio scorso il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza la nuova legge sui servizi digitali (digital services act: DSA) e la legge sui mercati digitali (digital markets act: DMA), leggi che affrontano gli effetti sociali ed economici del settore tecnologico, in sostanza delle grandi piattaforme social, stabilendo regole chiare per le modalità di funzionamento e di fornitura dei servizi. Tutte questioni evidentemente di rilevante valore economico, ma anche valoriale, da cui dipende la qualità della nostra vita civile e quindi delle nostre democrazie. Non a caso, da alcuni anni, si è cominciato a parlare di algoretica, cioè di etica degli algoritmi: il fine di questo nuovo campo di ricerca è proprio contribuire a regolare l’attività delle grandi piattaforme social sulla base di valori e diritti irrinunciabili per tutti i cittadini e le cittadine dell’Unione europea, vale a dire per tutti gli esseri umani.

Dunque, la mozione che oggi siamo chiamati a discutere e approvare riguarda questioni cruciali, come la libertà di espressione e la tutela della dignità della persona: due esigenze che, come numerose audizioni svolte la scorsa legislatura ci hanno ricordato, non sono alternative, ma complementari, perché è certo che non ci può essere libertà di espressione senza il rispetto dell’altro, della libertà altrui di essere e di esprimere la propria personalità in un ambiente virtuale e reale, libero da aggressioni e discriminazioni: libertà e dignità insieme.

A partire da questi punti fermi, politici, documentali e di civiltà, dobbiamo immaginare la ripresa dei lavori della Commissione anche in questa legislatura.

La nostra bussola dovrà essere sempre la Costituzione repubblicana, che proprio in questo gennaio 2023 celebra il settantacinquesimo anniversario dell’entrata in vigore. Anche questa volta, infatti, il lavoro di scavo e conoscenza in materia di discorsi di odio dovrà svolgersi recuperando in pieno lo spirito e i valori della nostra Carta fondamentale, ma con l’impegno anche ad attuarla, a promuovere leggi di inclusione, ad estendere diritti sociali e civili. Tutto questo, però, avendo sempre chiara consapevolezza, in quanto parlamentari e rappresentati della Nazione, che esiste anche un nesso tra malessere sociale e utilizzo dei discorsi di odio e che si tratta di qualcosa che impatta direttamente sul senso e sul lavoro di una Commissione come quella che ci accingiamo a votare.

In questi mesi di passaggio dalla XVIII alla XIX legislatura sono accadute cose importanti, con riferimento ai temi di interesse della Commissione, su scala generale internazionale. C’è stata, infatti, negli ultimi mesi del 2022, una grave crisi dell’universo dei social, del sistema, cioè, che ha cambiato il nostro modo di comunicare, informarci, comprare, vendere, garantire la sicurezza e la privacy. Ebbene, in questo mondo ci sono state decine di migliaia di licenziamenti di lavoratori e manager, un processo di crisi che ha investito media quali Meta e Twitter, ma anche realtà globali come Amazon o Uber. Si tratta di una crisi seria, profonda e preoccupante, se non certo la fine dei social media e della diffusione online, come qualcuno ha detto, sicuramente un passaggio a cui guardare con attenzione e senso di responsabilità.

Tutto questo dovrà necessariamente riguardare anche la Commissione che ci accingiamo a ricostituire, perché il fatto che le grandi piattaforme vivano un periodo di difficoltà e cambiamento ha effetti diretti sui milioni di messaggi che circolano in rete, sulla loro quantità e anche qualità. I discorsi di odio, infatti, conoscono sempre un’impennata nei momenti di crisi economica e sociale, interna e internazionale. In questi periodi, infatti, la crescita delle tensioni e del risentimento può spingere le piattaforme a una minore attenzione all’opera di contrasto di forme di discorsi d’odio che comunque attirano e trattengono utenti. Analizzare, dunque, lo status dei maggiori media ed i rischi connessi al fatto che le grandi piattaforme possano venire meno ai doveri di contrasto e rimozione tempestiva dei discorsi di odio dovrà essere uno dei compiti – io credo – della nuova stagione di lavori della Commissione antidiscriminazione.

Per questo insieme di ragioni, che definirei di natura strategica, credo che sia utile e opportuno ricostituire anche nella XIX legislatura la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Care colleghe e cari colleghi, dalla mozione che ci troviamo ad approvare conoscete tutti i particolari per la costituzione della Commissione e per la migliore organizzazione dei lavori. Quello che tengo a dire alla fine di questo intervento è che considero ancora oggi come quattro anni fa, di grande momento le ragioni a sostegno di una Commissione per la lotta ai discorsi di odio e ad ogni forma di discriminazione.

Nella mia veste di Presidente della Commissione nella scorsa legislatura mi sono battuta perché i lavori avessero una conclusione unitaria e condivisa e che il documento finale fosse approvato all’unanimità. (Applausi). Il risultato alla fine fu raggiunto e mi auguro vivamente che quello spirito venga recuperato oggi.

È di grande significato, infine, che questa nostra votazione si tenga nell’imminenza del prossimo 27 gennaio, Giorno della Memoria. Molto più, infatti, di tante celebrazioni che rischiano di apparire rituali, la ricostituzione di una Commissione che accoglie nel suo stesso statuto i valori della difesa della dignità delle persone e della promozione del rispetto delle minoranze, attraverso la concreta prevenzione delle campagne di odio e pregiudizio, rappresenta – non solo per me, ma credo per tutti – un segnale importante e positivo.

L’approvazione della istituzione della nostra Commissione sarà così il modo migliore per onorare il Giorno della memoria. (Vivi applausi. L’Assemblea si leva in piedi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 1, presentata dalla senatrice Segre e da altri senatori.

(Segue la votazione). Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco la votazione dell’articolo 1 del disegno di legge n. 442, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Ai sensi dell’articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell’articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l’appello nominale.

(È estratto a sorte il nome del senatore Matera).    Invito il senatore Segretario a procedere all’appello, iniziando dal senatore Matera.

VALENTE,segretario, fa l’appello.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell’articolo 1, sull’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti 187
Senatori votanti 186
Maggioranza 93
Favorevoli 109
Contrari 76
Astenuti 1

Il Senato approva. (Applausi).


 MOZIONI

Mozione sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza

(1-00001) (25 ottobre 2022)

SegreNapolitanoMontiCattaneoAlberti CasellatiBerniniBevilacquaCalendaCasiniCastelloneCroattiCucchiDamanteDe CristofaroDi GirolamoAurora FloridiaBarbara FloridiaFregolentGelminiEttore Antonio LicheriLombardoLopreiatoLoreficeMagniMalpezziNaturaleNaveNicitaPaitaPeraPirovanoPirroRenziSbrolliniScalfarottoTrevisiVerducciVersaceUnterbergerSpagnolliMusolinoRubbiaDurnwalderPattonMieliMalanSperanzonSallemiZeddaTerzi Di Sant’AgataRomeoStefaniPucciarelliBergesioBizzottoCantùDreostoMinasiMurelliPotentiTestor. –

Approvata

Il Senato,                       premesso che:

il 30 ottobre 2019, nella seduta n. 160 dell’Assemblea della XVIII Legislatura, il Senato approvò la mozione 1-00136;

il 22 giugno 2022 la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, così costituita, approvava all’unanimità, all’esito dell’indagine conoscitiva sulla natura, cause e sviluppi recenti del fenomeno dei discorsi d’odio, con particolare attenzione all’evoluzione della normativa europea in materia, il Documento XVII, n. 6;

considerato che la condivisione del documento ha riguardato, nel merito:

  1. a) la denuncia della “pervasività dei discorsi d’istigazione all’odio legata alla capacità di propagazione della rete”;
  2. b) la riaffermazione della “libertà di odiare, che attiene alla sfera dei sentimenti ed è fuori dai confini di questa indagine”, ma che va distinta dai discorsi d’odio, che costituiscono una forma di incitamento all’odio e alla discriminazione nei confronti di una categoria-bersaglio: “la necessità di contrastare i discorsi d’istigazione all’odio non deve mai scontrarsi o confliggere con la necessità di tutelare la libertà di espressione”;
  3. c) l’esigenza di “dettagliare con nettezza il confine tra i discorsi che sono tollerati e quelli che sono intollerabili”, ricordando che “il discorso d’odio non va confuso con l’ingiuria, la minaccia, le molestie on line e off line, il discorso aggressivo, o con altre fattispecie”;
  4. d) la richiesta di dare la risposta più forte possibile contro i discorsi d’istigazione all’odio: essa “è in primo luogo attuare la Costituzione, promuovere leggi d’inclusione, che estendano diritti sociali e civili, che sono tutt’uno e si rafforzano vicendevolmente. C’è un nesso tra malessere sociale e utilizzo dei discorsi d’odio che va affrontato”;
  5. e) l’impossibilità per le minoranze di esprimersi, “un problema che va ben al di là dei singoli – seppur numerosi – episodi di discriminazione e istigazione all’odio, inserendosi in un più ampio contesto generale segnato dall’avvento della rete e dei social network, determinando così contraccolpi massicci sul funzionamento delle nostre democrazie”;
  6. f) l’auspicio che, nell’attesa che a livello sovranazionale si giunga ad una definizione giuridicamente vincolante dei discorsi d’odio, si metta a punto “una forte e condivisa iniziativa politica e legislativa, intorno ad alcune misure dirimenti che possono essere messe in campo per contrastare la diffusione dei discorsi d’odio”;

considerato altresì che l’iniziativa politica testé auspicata, volta a rimettere al centro del dibattito pubblico il problema del razzismo e delle discriminazioni, contribuirebbe senz’altro alla prosecuzione dei lavori nella presente Legislatura della Commissione citata, la cui attività: 1) rimedierebbe alla scarsità dei dati che riguardano i discorsi d’odio, sollecitando una raccolta dati più mirata, da conseguire con l’emersione delle denunce penali e delle azioni civili e con un loro censimento più continuo e periodico da parte dell’Istituto nazionale di statistica; 2) contribuirebbe alla ricerca del miglior “intervento normativo per una definizione di discorsi d’odio, che permetta di contrastare efficacemente un fenomeno che può erodere le basi della nostra democrazia” (Documento XVII, n. 6, p. 62), ponendo i risultati del suo approfondimento a disposizione di tutti i Gruppi e del potere di iniziativa legislativa dei singoli senatori,

delibera di istituire per la XIX Legislatura una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, costituita da 20 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi; la Commissione elegge tra i suoi membri l’Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due vice presidenti e da due segretari; la Commissione ha compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche. Essa controlla e indirizza la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale relativi ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e di istigazione all’odio e alla violenza, nelle loro diverse manifestazioni di tipo razziale, etnico-nazionale, religioso, politico e sessuale. La Commissione svolge anche una funzione propositiva, di stimolo e di impulso, nell’elaborazione e nell’attuazione delle proposte legislative, ma promuove anche ogni altra iniziativa utile a livello nazionale, sovranazionale e internazionale. A tal fine la Commissione: a) raccoglie, ordina e rende pubblici, con cadenza annuale: 1) normative statali, sovranazionali e internazionali; 2) ricerche e pubblicazioni scientifiche, anche periodiche; 3) dati statistici, nonché informazioni, dati e documenti sui risultati delle attività svolte da istituzioni, organismi o associazioni che si occupano di questioni attinenti ai fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di cosiddetto hate speech; b) effettua, anche in collegamento con analoghe iniziative in ambito sovranazionale e internazionale, ricerche, studi e osservazioni concernenti tutte le manifestazioni di odio nei confronti di singoli o comunità. A tale fine la Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi, nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri, anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per il contrasto all’intolleranza, al razzismo e all’antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di hate speech; c) formula osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente al fine di assicurarne la rispondenza alla normativa dell’Unione europea e ai diritti previsti dalle convenzioni internazionali in materia di prevenzione e di lotta contro ogni forma di odio, intolleranza, razzismo e antisemitismo; la Commissione, quando necessario, può svolgere procedure informative ai sensi degli articoli 46, 47 48 e 48-bis del Regolamento; formulare proposte e relazioni all’Assemblea, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell’esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell’articolo 39, comma 4, del Regolamento; entro il 30 giugno di ogni anno, la Commissione trasmette al Governo e alle Camere una relazione sull’attività svolta, recante in allegato i risultati delle indagini svolte, le conclusioni raggiunte e le proposte formulate; la Commissione può segnalare agli organi di stampa ed ai gestori dei siti internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche, quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche, richiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca.

22 Gennaio 2023Permalink

21 gennaio 2023 – Il Senato italiano guarda ai diritti umani

Il 19 gennaio nella 30ma seduta pubblica  della 19ma legislatura il Senato ha approvato all’unanimità due mozioni. Per me è stata una emozione profonda perché riguardano temi di cui mi ero interessata nel corso degli ultimi  anni.
In particolare mi ha coinvolto profondamente  l’approvazione della mozione n. 5  “Discussione e approvazione della mozione n. 5 sull’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani “
Concludevo l’anno con un pezzo che avevo intitolato “31 dicembre 2022. Cerco di poter sperare nel nuovo anno  dove con molta fatica avevo inserito la parola speranza perché quella che mi veniva in mente era disperazione. Dal 2009 è in vigore una legge  che , con una formula tanto subdola quanto abile, nega ai nati in Italia, se figli di migranti non comunitari irregolari , l’iscrizione nei registri di stato civile .
Come scrivevo nel mio saluto a un purtroppo indimenticabile 2022 (un anno che si è chiuso con una guerra in atto, una fra le tante che  non è stato possibile fingere di non vedere)  i  miei contatti  con l’associazionismo in regione  sono diventati irrimediabilmente deludenti: il no alla legge negazionista non è stato pronunciato con chiarezza fatta eccezione della posizione presa dal consigliere regionale Furio Honsell  .
Rinviando di pochissimo (spero basterà un giorno) il mio personale esame della mozione n. 1 perché il mio blog possa farne memoria, e  riporto il link per leggere integralmente il resoconto stenografico di cui trascrivo  la presentazione della mozione n. 5 (senatrice Elena Cattaneo) ed il dispositivo su cui il senato si è espresso all’unanimità.
Saprà la “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani” porre fine alla vergogna che ha assicurato finora al parlamento di tenere in vita una legge che nega ad alcuni nato in Italia un’esistenza riconosciuta?
Esistere è un diritto umano, anzi “il diritto ad avere diritti”, come diceva Stefano Rodotà ma l’indifferenza sperimentata nell’assenza delle organizzazioni della società civile su questo problema mi sgomenta.
Proverò a fare quello che mi sarà possibile

  Legislatura 19ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 030 del 19/01/2023 (Definitivo)

 

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XIX LEGISLATURA ——
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aSEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO  GIOVEDÌ 19 GENNAIO 2023

Discussione e approvazione della mozione n. 5 sull’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (ore 11,42)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00005, presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori, sull’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

Ha facoltà di parlare la senatrice Cattaneo per illustrarla. (Brusio). Prego i colleghi di prendere posto. Se qualcuno vuole uscire dall’Aula, lo faccia in silenzio; gli altri sono pregati di consentire alla senatrice Cattaneo di illustrare la mozione in questione in un clima di ascolto.

Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 11,43)

CATTANEO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, colleghi, vi ringrazio davvero per i vostri interventi di ieri sera e questa mattina, che hanno davvero evidenziato i pensieri e le riflessioni da cui dovremmo partire ogni volta in quest’Aula per meglio operare nell’interesse del Paese. Ringrazio il senatore Guidi per il suo intervento. Lavorando anch’io sulle malattie neurologiche che, ancora prima della sofferenza legata alla disabilità conseguente alla malattia, sono colpite dallo stigma e dalla discriminazione, devo dire che tante volte anch’io mi sono chiesta: da dove nasce quell’inferno innominabile di cui lei ci ha parlato? Mi sono risposta, studiando le tante tragedie umane e magari sbagliando che l’inferno innominabile divampa quando non c’è conoscenza. Quando non c’è conoscenza l’uomo deraglia, ragiona per pregiudizi e può essere molto pericoloso per altri uomini; va verso direzioni sbagliate.

Come combattiamo l’inferno della cattiveria umana?

Lo combattiamo studiando e parlando nelle scuole di diritti umani, parlando in pubblico di diritti umani. E lo combattiamo qui dentro, perché qui abbiamo la possibilità di sviluppare gli antidoti per disinnescare la cattiveria umana. È proprio per creare questi antidoti che l’Assemblea, a partire dal 2001, e quindi da oltre vent’anni, si è veramente distinta, dotandosi di una Commissione ad hoc per la tutela e la promozione dei diritti umani in Italia e nel mondo. Quindi, da oltre venti anni l’Assemblea è diventata lo spazio istituzionale di ascolto degli ultimi della terra, vicini e lontani, dando voce alla denuncia di storie, di vissuti e di violazioni dei diritti, che altrimenti, probabilmente, sarebbero rimasti sotterranei e nascosti. Questa istituzione ha oltre venti anni di storia, che possiamo e dobbiamo continuare.

Sono andata a guardare i temi che sono stati trattati nelle passate legislature dalle precedenti Commissioni, che veramente ci toccano e riguardano tutte le riflessioni che abbiamo fatto in queste ore – l’abolizione della pena di morte nel mondo, la lotta alla tratta degli esseri umani, la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione delle minoranze, la tutela delle persone con disabilità e anziane, il divieto di mutilazioni genitali femminili, il fenomeno dei matrimoni forzati – a dimostrazione davvero di come questa materia necessiti di una attività estesa nel tempo, trasversale e organica, a livello nazionale e internazionale.

Presentare anche in questa legislatura una mozione per l’istituzione di una Commissione speciale per la tutela e la promozione dei diritti umani mi sembra quindi un atto dovuto, che appartiene a tutti noi, a tutto il Senato, nell’interesse primario dei cittadini. Questo spirito che abbraccia l’intera istituzione è stato davvero testimoniato dal sostegno unanime dei Presidenti dei Gruppi, oltre che dalle decine di colleghi che hanno apposto la propria firma. Sono felice e davvero ringrazio la Conferenza dei Capigruppo, che non solo ha deciso di portare la mozione alla discussione dell’Assemblea così tempestivamente, ma che ha anche voluto calendarizzarla oggi, insieme alla mozione della senatrice Liliana Segre sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Mi sembra che queste due mozioni siano complementari, nell’affinità di argomento, in quanto, se ci pensate, entrambe sono legate alla nostra volontà, alla volontà di tutti i senatori, di spendere la più alta sovranità dello Stato, quella parlamentare, a presidio dei diritti fondamentali dei cittadini, come declinato dalla Costituzione e dai trattati sulla materia.

Onorevoli colleghi, questo è certamente un periodo storico travagliato e interconnesso, che ogni giorno ci colpisce con quanto accade di disumano, in Iran, in Afghanistan, in Ucraina, sulle travagliate sponde del Mediterraneo, nella piena e sistematica violazione dei diritti umani. Ecco perché credo sia importante che i cittadini italiani possano avere al più presto notizia della costituzione della Commissione che oggi andiamo a deliberare, affinché tutti sappiano di poter contare su un luogo istituzionale, in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata settantacinque anni fa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, possa vivere e rinnovarsi ogni giorno nelle azioni dell’istituzione parlamentare che ci rappresenta. (Applausi).

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo del 17 gennaio, la discussione sarà limitata alle sole dichiarazioni di voto, per un tempo di dieci minuti per ciascun Gruppo.

Chiedo al rappresentante del Governo se intende intervenire.

CASTIELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. No, signor Presidente.

PRESIDENTE.  Passiamo dunque alla votazione.

Mozione sull’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani

(1-00005) (16 novembre 2022)

CattaneoNapolitanoSegreMontiPianoRubbiaMalanMalpezziRomeoBarbara FloridiaRonzulliPaitaUnterbergerDe PoliDe CristofaroPucciarelli,
CraxiGuidolinNaturaleMaiorinoTerzi Di Sant’AgataAlfieriAstorreBassoBevilacquaBiancofioreCamussoCroattiD’EliaDelrioDurnwalderFinaAurora FloridiaGiacobbeGiorgisGuidiLoreficeMagniMartellaNicitaPattonPirovanoRandoRossomandoScalfarottoSironiSpagnolliVerducciVeriniZambito,
ZampaZulloMusolinoSabrina Licheri. –

Il Senato,
premesso che:

la tutela dei diritti umani rappresenta uno degli elementi fondanti dell’ordinamento nazionale, configurandosi altresì quale patrimonio comune della comunità internazionale e dell’umanità nel suo insieme;

a partire dalla conclusione del secondo conflitto mondiale gli Stati democratici hanno elaborato complessi sistemi istituzionali di tutela e promozione dei diritti, contribuendo a diffondere progressivamente la cultura e la consapevolezza necessarie al loro sviluppo nella complessa società contemporanea, che presenta continuamente nuove sfide sul piano della dignità della persona;

sul piano internazionale ed europeo gli atti e le convenzioni sottoscritti dal nostro Paese sono innumerevoli: su tutti, per quanto concerne gli strumenti giuridicamente non vincolanti, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, rispetto alla quale molte clausole sono divenute obbligatorie per gli Stati in quanto diritto internazionale consuetudinario; tra gli strumenti vincolanti, la convenzione sul genocidio del 1948, la convenzione sui rifugiati del 1951, i due patti delle Nazioni Unite del 1966 (sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali), la convenzione contro la tortura del 1984; sul piano europeo la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sul rispetto della quale vigila la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che, ai sensi dell’articolo 6 del Trattato sull’Unione europea, ha il medesimo valore giuridico dei trattati fondativi;

l’articolo 2 della Costituzione italiana recita “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;

le Camere, costituendo gli organi di rappresentanza dei cittadini, rappresentano il luogo primario in cui tale tutela deve avere piena espressione;

il Senato ha da sempre mostrato particolare sensibilità e attenzione verso il tema dei diritti umani, attraverso la costituzione di Comitati e Commissioni specifici: si ricordano, in tal senso, il Comitato contro la pena di morte istituito nella XIII Legislatura e le Commissioni straordinarie per la tutela e la promozione dei diritti umani nella XIV, XV, XVI, XVII e XVIII Legislatura, che hanno di volta in volta operato attraverso il confronto con rappresentanti di Governo, enti locali e altre istituzioni nazionali, europee e internazionali e il contributo della società civile, di associazioni e organizzazioni non governative;

i temi principali sviluppati nel corso delle Legislature sono stati l’abolizione della pena di morte nel mondo, l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura, la tutela dei diritti del fanciullo, le garanzie per chi si trovi privato delle libertà, la promozione e l’attuazione del diritto di asilo, la lotta alla tratta degli esseri umani, la lotta contro il razzismo, la xenofobia, la discriminazione delle minoranze; la tutela delle persone con disabilità e di quelle anziane; il divieto di mutilazioni genitali femminili e il fenomeno dei matrimoni forzati, a dimostrazione di come tale materia necessiti di un’attività estesa nel tempo, che guardi quanto avviene a livello nazionale e internazionale e che sia altresì trasversale e organica;

nelle ultime Legislature la Commissione per i diritti umani del Senato ha seguito da vicino i tre cicli di revisione periodica universale (UPR) del nostro Paese (nel 2010, 2017 e 2019), una procedura prevista dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per esaminare la situazione dei diritti umani in tutti i Paesi membri, che si conclude con una serie di raccomandazioni rivolte allo Stato in esame; l’azione svolta dalla Commissione, in tal senso, è stata preziosa in questi anni, mantenendo elevato il monitoraggio e intensa l’attività di indirizzo sui temi della promozione e della tutela dei diritti fondamentali della persona;

rilevata per tutti i suddetti motivi l’esigenza di istituire, anche in questa Legislatura, un organismo che rappresenti per il nostro Paese la volontà di difendere e sviluppare i diritti umani sia all’interno che al di fuori dei confini nazionali,

            delibera di istituire una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, costituita da 20 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi. La Commissione elegge tra i suoi membri l’Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due Vice Presidenti e da due Segretari. La Commissione ha compiti di studio, osservazione e iniziativa, per lo svolgimento dei quali può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi e con organismi internazionali; a tal fine, la Commissione può effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per la promozione dei diritti umani o per favorire altre forme di collaborazione. Per il raggiungimento di queste finalità essa, quando lo ritenga utile, può svolgere procedure informative, ai sensi degli articoli 46, 47 e 48 del Regolamento; formulare proposte e relazioni all’Assemblea, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell’esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell’articolo 39, comma 4, del Regolamento.

 PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 5, presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi)

 

20 Gennaio 2023Permalink

3 gennaio 1923 – Per cominciar l’anno con voce di donne

30 dicembre 2022  –  La stampa Marinella Perroni.  Il Dio bambino, ostaggio dei pagani

Mi stupisce che l’articolo di Michela Murgia apparso per Natale su La Stampa abbia creato tanto sconcerto: qualche giorno prima ho letto un articolo su Le Monde che è molto più radicale ed esplosivo di quello di Murgia e per il quale nessuno si è sentito di gridare allo scandalo. Né teologi si sono spesi per rassicurare che le schegge vaganti non minano il sistema che resta impavidamente sempre uguale a sé stesso.

Dopo teologi ben noti da tempo anche al grande pubblico ho deciso di intervenire nel dibattito perché mi sembra che l’attenzione sia stata catturata più dal sasso che dallo stagno. Lo faccio da biblista e teologa e non perché Murgia ne abbia bisogno e nemmeno per solidarietà tra donne, nonostante ne meriti tanta, visto che viene fatta oggetto di un odio sociale che ha pochi eguali: se Murgia fosse un maschio, sarebbe gratificata dall’appellativo di polemista, nobile mestiere anche all’interno della grande tradizione letteraria cristiana. Ma, non lo è.

E’ la compattezza di prospettiva da parte di teologi del calibro di Mancuso, Forte e Bianchi che mi ha fatto seriamente pensare. Innanzi tutto perché si sono espressi con autorevolezza, ma sembra non abbiano capito che l’intento di Murgia era quello di difenderci da un’omiletica natalizia che, nobilitando devozionalmente l’infantilismo, concorre a omologare il Natale-cristiano alla paccottiglia pagana o, nel migliore dei casi, ad allontanare i credenti dalla messa natalizia. Forse per noi donne è più facile percepirlo, visto che siamo costrette a stare sempre «al di qua», cioè lì dove la parola autorevole della predicazione deve essere solo ascoltata e mai può essere pronunciata. Lì dove, cioè, si è prese in ostaggio da un’omiletica in cui la retorica del Dio-bambino, quando non irrita, scoraggia.

Anche papa Francesco fa ricorso alla logica del Dio-bambino, ma almeno lo fa con la forza di una tradizione spirituale che rispetta l’esigenza etica dell’annuncio messianico: forse, vuole ben dire qualcosa che la sapienza liturgica della Chiesa ci invita a celebrare, il 26 dicembre, Stefano, primo martire cristiano, e il 28 i santi innocenti come prospettive assolutamente irrinunciabili per comprendere l’evento della nascita del Messia. Troppo fedele al Vangelo di Matteo e in contrapposizione all’irenismo di quello di Luca? Se così fosse, sarebbe bene che i predicatori lo spiegassero, no? È troppo chiedere che chi esercita l’alto ministero della predicazione studi un po’ prima di prendere la parola? Non bastano le chiese sempre più vuote?

Quanto mi sta più a cuore è, però, altro. Non possiamo far finta di non sapere che, dai quattro Vangeli che fin dall’antichità la Chiesa ha considerato canonici, come anche da Paolo, non viene riconosciuta alcuna rilevanza teologica agli avvenimenti della nascita di Gesù e ciò significa che appartengono al bagaglio della tradizione come valore aggiunto, importante, certo, ma sempre aggiunto. Della predicazione di Gesù e del racconto della sua passione, cioè dei fatti di Pasqua, non si può in nessun modo fare a meno, mentre tutto ciò che riguarda quanto può essere avvenuto prima del ministero pubblico di Gesù va capito come frutto dell’enorme sforzo da parte dei suoi seguaci di rendere ragione della fede nella sua risurrezione. In ogni momento culturale la trasmissione della fede cristiana ha messo alla prova la credibilità del suo annuncio. E i due cosiddetti «Vangeli dell’infanzia» di Matteo e Luca non vogliono raccontare fatti, ma tentare di tradurre in termini narrativi la potenza della dichiarazione giovannea «e il verbo si è fatto carne».

Gli storici sanno molto bene che il riferimento al censimento di Augusto ha per l’evangelista Luca ben altro valore che non quello di una notizia di cronaca. Come per Matteo, quanto fa di Gesù il figlio di David, cioè il Messia, è l’appartenenza di Giuseppe alla casa di David e non il fatto di essere nato a Betlemme. Il 25 dicembre, il freddo e il gelo, il bue e l’asino e tutto il resto, non sono nemmeno valore aggiunto, sono semplicemente aggiunte.

Il concetto di incarnazione va maneggiato con cura, e non richiede di storicizzare i singoli racconti contenuti nei Vangeli dell’infanzia, ma impone di rendere ragione del rapporto che sempre esiste tra storia e narrazione. Altrimenti non possiamo stupirci che gli adolescenti si allontanino da quanto hanno ricevuto durante il catechismo come hanno fatto nei confronti di Babbo Natale. Senza poi pensare che il delicatissimo e indispensabile sforzo di dialogo ebraico-cristiano richiede una coraggiosa revisione delle nostre convinzioni, come lo richiederebbero le acquisizioni in ambito biblico che non possono più consentire troppo facili espropri dall’Antico Testamento. Il ricorso ai bisogni della religiosità popolare, poi, è a volte perfino offensivo. I Vangeli dell’infanzia di Matteo e Luca sono, infatti, il risultato di una raffinatissima tessitura che si realizza sulla sottile linea di confine tra teologia e letteratura che il popolo ha capito sempre prima e meglio delle tante formule astratte che ha dovuto accettare di mandare a memoria.

La drammatica situazione attuale fuori e dentro le chiese è un monito: oggi la fede richiede intelligenza critica. E posso assicurare che la ricezione delle parole di Michela Murgia da parte anche di molte comunità cristiane è stata quanto mai positiva. Perché pensare può significare uscire dal sistema, ma mai attentare alla fede.

Marinella Perroni “Il Dio bambino ostaggio dei pagani” (alzogliocchiversoilcielo.com)

 

23  dicembre – Cosa ha detto Michela Murgia  –  solo audio

https://www.lastampa.it/audio/audioarticoli/2022/12/23/audio/i_cattolici_amano_un_dio_bambino_perche_rifiutano_la_complessita-12430568/

 

4 agosto 2022 _  Marinella Perroni “Lo sproposito di dottorar le donne

È stato davvero un piacere leggere nei giorni scorsi su SettimanaNews, il portale dei Dehoniani, un bellissimo pezzo di Anita Prati dal titolo Lo sproposito di dottorar le donne. Con malcelata ironia, Prati contrappone l’accesso delle donne agli studi accademici, una realtà di fatto che – sia pure a fatica se solo si pensa che ha avuto inizio nel Seicento – si va
comunque imponendo, a una  ferma convinzione del santo cardinale Gregorio Barbarigo. Al centro dell’interesse di Anita Prati c’è Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, intellettuale veneziana e oblata benedettina. La sua vicenda è ben conosciuta soprattutto dalle teologhe per il suo carattere rivoluzionario prima ancora che per il suo valore esemplare: a Elena Lucrezia i notabili del Sacro Collegio dell’Università di Padova, il 25 giugno 1678, attribuiscono il titolo di magistra et doctrix in philosophia e le consegnano le insegne del dottorato. La prima al mondo. Non però – come avrebbe voluto – in teologia: quando, per volere del padre di Elena, venne fatta richiesta all’Università di Padova di riconoscerle la laurea in teologia, la reazione del vescovo Barbarigo fu senza appello: «È uno sproposito dottorar una donna, ci renderebbe ridicoli a tutto il mondo».

A lui, come a tanti altri come lui, la storia non ha dato né darà ragione. Con buona pace della misoginia, ecclesiastica e non solo, ancora imperante.

Una nuova memoria collettiva: la materia c’è…. 

C’è voluto del tempo però, e – come Anita Prati mette in risalto con grande finezza – è stata necessaria la convergenza tra la filantropia di Mary Clark Thompson, che nel 1906 dona alla  Biblioteca del Vassar College di Poughkeepsie una vetrata nella quale è raffigurata la scena del conferimento del dottorato, l’acume della badessa benedettina Mechtild Pynsent, che a fine ’800 pubblica una sua biografia in lingua inglese e, soprattutto, l’impegno appassionato di Ruth Crawford, che all’inizio del ’900 restituisce alla vicenda umana e intellettuale di Elena Cornaro spessore storico sullo sfondo del protagonismo femminile nel Seicento veneziano.

Un filo memoriale della sua riscoperta, dunque, che si snoda lungo secoli e senza il quale la storia di questa donna si sarebbe andata a perdere nel silenzio «come è accaduto per infinite altre storie di donne». Perché non i fatti tessono la storia, ma la memoria. Il filo memoriale va però intessuto nell’ordito di una memoria collettiva che conferisce consapevolezza identitaria a qualsiasi gruppo umano.

In molte ci siamo fatte carico dell’entusiasmante fatica della memoria, sempre più convinte che la storia delle donne non può che essere la ricostruzione di un’immensa mappa genealogica. Per noi teologhe cristiane, poi, questo ha significato recuperare gli infiniti reperti di protagonismo femminile presenti nella Bibbia e portarli alla luce nella loro autenticità, liberarli cioè dalle scorie secolari di un’interpretazione sessista o, per dirlo con la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, dal pericolo di un’unica storia, quella maschile.

… eppure non passa

Un lavoro arduo, sempre scandito da una domanda martellante: perché non passa? Perché il filo memoriale delle donne bibliche che abbiamo ricostruito non ce la fa a diventare patrimonio comune delle nostre Chiese nelle quali domina ancora un’interpretazione dei testi biblici del tutto funzionale al mantenimento di un sistema fondato sulla gerarchia dei sessi?

Anita Prati ha ragione quando ricorda che l’arco di tempo che ha visto le donne impegnate a sanare gli spaventosi vuoti di memoria che riguardano la loro storia è ancora molto breve, e cita le parole con cui, nel 1622, Marie de Gournay stigmatizza le conseguenze di una cultura fondata sulla gerarchia dei sessi:«Beato te lettore, se non appartieni al sesso cui tutti i beni sono vietati, con la privazione della libertà, nell’intento di costituirgli come sola felicità, come virtù sovrane e uniche: l’essere ignorante, fare la sciocca e servire».

È vero che la lunga esperienza cristiana è saldamente radicata nella persona e nel messaggio di colui che è venuto “non per farsi servire, ma per servire” (Mc 10,45) e che ha posto il servizio come regola aurea della vita della sua comunità discepolare (Gv 13,12-17).

Si tratta però del servizio, non dell’asservimento a cui sono state sottoposte le donne, prigioniere dei molti servizi, ma private di ogni forma di diaconia ecclesiale pubblicamente riconosciuta. Anche, e soprattutto, la diaconia dell’intelligenza della fede e della potenza della sua trasmissione. Evocando Barbarigo potremmo dire che ci sono ancora tanti “santi” uomini che considerano uno sproposito “dottorar le donne”.

E ancora “la donna accoglie, l’uomo orienta”

La domanda continua a martellare: come è possibile che, ancora oggi, nel recente documento della Cei che viene consegnato alle Chiese locali per orientare il secondo anno del Cammino sinodale, dal titolo I cantieri di Betania, si ratificano e si veicolano dolorosi stereotipi che, oltre tutto, alterano seriamente la comprensione del racconto evangelico della visita di Gesù alle sorelle di Betania?

Viene fatto di sfuggita, in sordina, ma, forse, è inquietante proprio questa assenza di consapevolezza.

In tutto il documento si fa riferimento al testo di Luca in termini metaforici e, insieme, esemplari, e l’attribuzione di significati prende sempre più le distanze dal senso proprio del racconto evangelico. Nel paragrafo “Il cantiere dell’ospitalità e della casa” l’accento cade sulla necessità, anche da parte di Gesù stesso, di una famiglia per sentirsi amato e sul fatto che, nei primi secoli, «l’esperienza cristiana ha una forma domestica». Fin qui, forse, poco da obbiettare.

Ma perché poi, quando si delineano i caratteri della chiesa domestica, si afferma che in essa la comunità vive «una maternità accogliente e una paternità che orienta»? Senza rendersi conto che questa considerazione apre in realtà uno squarcio sugli stereotipi di genere che pesano come un macigno sulle nostre Chiese e «voce dal sen fuggita poi richiamar non vale» (Metastasio).

La strada da percorrere è ancora lunga e, forse, per ora c’è solo da sperare che un numero crescente di padri (e di madri) orientino le figlie allo studio, senza paura di “dottorar le donne”. La rivoluzione, infatti, è un’onda che viene da molto lontano

https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2022/08/marinella-perroni-lo-sproposito-di.html

 

 

3 Gennaio 2023Permalink

30 dicembre 2022 – Se il Natale era triste,  questo Capodanno in arrivo è desolato

Alla fine d’anno si tirano i conti e i miei fanno capo alla memoria, intristita da tante vicende  testimoniate anche dal mio blog .
La più significativa, grondante di inutili narrazioni , è il tentativo di affrontare la questione della registrazione di tutti i nati in Italia nei registri di stato civile, un atto dovuto e tradito che ha una  storia da non dimenticare.

Nel 1998  fu approvata la legge 40 (così detta Turco Napolitano)  che fu base per la formazione del   “Decreto Legislativo 25 luglio  1998  n. 286
Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
Inutile entrare nei particolari, tante volte narrati e comunque reperibili nel mio blog, diariealtro.it,  con  le  parole chiave  : anagrafe, bambini, nascite, razzismo. In questo mio tristissimo tirar le somme, mi limiterò ai problemi concernenti chi nasce  ma chi volesse documentarsi sui matrimoni può
servirsi  del termine stesso come parola  chiave per  far ricerche anche in questo campo.
E’ chiaro che il testo unico raccoglie le norme che via via si pongono nella materia che gli è propria e, nella prima fase, il legislatore  testimoniò una misura saggia: ferma restando l’importanza del permesso di soggiorno in tante situazioni dell’esistenza, stabiliva che per la richiesta di accesso agli atti di stato civile il permesso non dovesse venir richiesto.
E’ ben evidente  che, chi non possa presentare il permesso essendone privo, si dichiara con ciò stesso irregolare  e tanto può indurlo a non registrare la nascita di un figlio in Italia

Certamente questa ovvietà non sfuggì all’occhiuta presenza del Ministro  dell’interno Roberto Maroni che nel 2009  (siamo nei tempi del quarto governo Berlusconi) ,  modificando la norma precedente , impose il voto di fiducia su una legge costituita da un coacervo di norme confusamente ammucchiate  che attribuisce la funzione di autodenuncia ai genitori non comunitari privi di permesso di soggiorno quando si presentino in comune a registrare (come deve essere fatto) la nascita di un  figlio in Italia, un neonato dal 2009 ridotto a spia.
Quindi è legittimo temere che vi siano neonati non registrati nei registri di stato civile e quindi inesistenti.                                                                                                                  [Link 1]

Purtroppo nonostante un impegno realizzato nella società civ ile  a diffondere la conoscenza di questo gioco, per quanto legale,  incivile e perverso, nulla avvenne nelle istituzioni salvo un caso recente che documenterò più avanti

Particolarmente interessante un caso accaduto a Trieste nel quadro di una attività scuola/lavoro dove una classe del liceo Petrarca documentò la cacciata  da scuola di due studentesse ebree con un  lavoro emozionante e di assoluta chiarezza.  Ancora una volta il mio blog si fa memoria                                                                                                                                                       [Link 2]

Mi fa piacere illustrare ancora una volta questo evento, che non ebbe l’onore che meritava anche per una inadeguata informazione e una scarsa disponibilità dei comuni a replicare la mostra  (se ben ricordo ciò avvenne a Milano).

Mi chiedo se, una condivisione aperta e consapevole di quella mostra non avrebbe potuto aiutarci allora e non potrebbe aiutarci oggi a identificare il virus maligno che nel secolo scorso portò all’orrore di ciò che mente umana non avrebbe potuto prevedere  e invece avvenne

Un passo  avanti importante sarebbe potuta essere l’approvazione delle legge regionale  proposta dal consigliere Honsell con una  procedura insolita ma ineccepibile per garantire il principio di universalità  nella registrazione degli atti di nascita.                                                                                                   [Link 3]

 

Link 1  Legge 94/2009. Disposizioni in materia di sicurezza pubblica.
note: Entrata in vigore del provvedimento: 8/8/2009
Art. 1, comma 22, lettera G
all’articolo 6, comma 2, le parole:  “e  per  quelli  inerenti agli atti di stato civile o  all’accesso  a  pubblici  servizi”  sono  sostituite dalle seguenti: “, per quelli  inerenti  all’accesso  alle  prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per  quelli  attinenti  alle prestazioni scolastiche obbligatorie”;che così si legge nel testo unico Testo unico sull’immigrazione (aggiornato al 2022)
Decreto legislativo, testo coordinato, 25/07/1998 n° 286, G.U. 18/08/1998
Articolo 6 Facoltà ed obblighi inerenti al soggiorno.
(Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 6; R.D. 18 giugno 1931, n. 773, artt. 144, comma 2, e 148)
art. 6/
2. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, (2) i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
(2) Parole inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.
In questo testo è scomparsa la citazione degli atti di stato civile come situazioni in cui non debba essere richiesto di presentate il permesso di soggiorno  e quindi ne sia cinicamente ovvia la richiesta di presentazione .

Link 2
17 maggio 2019 – La memoria del presente: ieri a Trieste oggi a Palermo (diariealtro.it)

Link 3

https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne/Portale/IterLeggi/IterLeggiDettaglio.aspx?Leg=5&ID=19-m17

30 Dicembre 2022Permalink

11 dicembre 2022 – Un aggiornamento per non trascurare il significato del 10 dicembre

In una situazione di caos assoluto ho inserito da facebook  una pagina sensata

Oggi, leggasi riferimento al 10 dicembre 1948  _il grassetto è mio   augusta

“Oggi è il 74° anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei #DirittiUmani delle Nazioni Unite. È un’occasione per rileggere il suo preambolo e i suoi 30 articoli. È un’occasione per riflettere sulle violazioni di questi diritti che ancora vengono compiute nel mondo e interrogarci su quanto ciascuno di noi fa e potrebbe fare per evitarlo. Molta strada c’è da percorrere anche nel nostro paese per garantire la piena applicazione di questi principi. Ogni armamento venduto ad un paese che non rispetta i diritti umani è una violazione dei diritti umani. Tutto ciò che non promuove pari opportunità nel lavoro, nei servizi sociali, nell’educazione è una violazione dei diritti umani. Ogni discriminazione di salario nei confronti di lavoratori immigrati o irregolari è una violazione dei diritti umani. Ogni respingimento di un migrante è una violazione dei diritti umani. Ogni giorno che passa senza cancellare la norma che impedisce a tutti i bambini nati in questo paese ad avere un nome è una violazione dei diritti umani. Fino a quando vogliamo chiudere gli occhi per non vedere?”.
Così si è espresso #FurioHonsell consigliere regionale di #OpenSinistraFVG.

Mio commento:

Credo sia la prima volta che nel ricordo anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei #DirittiUmani delle Nazioni Unite si inserisce la questione dei neonati fantasma.
Ringrazio Honsell che ha capito e lo dice e cerco di non pensare alla opportunistica scelta del silenzio compiuta da parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, sostenuti da una società che ritengo si ostini a chiamarsi civile. I neonati sono evidentemente nemici pericolosi.

Aggiungo:

Ezechiele 12, 2:
“Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.”

 

Per leggere l’intera dichiarazione:

https://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-universale-dei-diritti-umani-1948/9

https://www.ohchr.org/en/universal-declaration-of-human-rights

 

 

11 Dicembre 2022Permalink

23 novembre 2022 – Una serata a Cervignano il 2 dicembre

Musica, matematica e pace
Un mix affascinante
Penso alla ‘mia’ legge  sulla cultura della pace, Un’iniziativa così avrebbe avuto un finanziamento. Chissà se è ancora in vigore!
Sono  passati tanti anni!

𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟐 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 / 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟗 / 𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐜/𝐨 𝐋𝐚𝐫𝐠𝐨 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐆𝐚𝐥𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐁𝐫𝐚𝐝𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 – 𝐂𝐞𝐫𝐯𝐢𝐠𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐅𝐫𝐢𝐮𝐥𝐢

“𝐒𝐞 𝐯𝐮𝐨𝐢 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞”: da quando il mondo, e l’Europa in modo specifico, si stanno riarmando, questo imperativo richiede un’urgente concretizzazione, proprio perché sono i discorsi di guerra a prevalere sia nei mezzi di comunicazione sia in una larga parte della politica europea e italiana che essi raccontano. Si è diffuso un più convincente “prepara la guerra” che ripercorre passi di una Storia mai finita, quella in cui l’ultima parola sembra che spetti alle armi, peraltro ormai ampiamente capaci di distruzione totale.

La matematica si è certamente in parte prestata alla guerra, ma è molto più affine alla pace, la sa dire, praticare, suggerire. Molti matematici (e matematiche) si sono occupati e si occupano di pace, hanno individuato modelli per la risoluzione non violenta dei conflitti, hanno seguito e seguono un imperativo etico che li ha portati a fare della pace il centro del proprio agire. Sono stati fondati centri in cui studiosi/e di discipline scientifiche e no fanno ricerca sui temi della pace, sui suoi argomenti, a partire da come la pace possa essere definita.
Discuteremo su alcuni di questi nomi e sul loro lavoro, su perché matematica, scienza, democrazia, pace e giustizia siano ambiti collegati, a volte così profondamente da apparire coincidenti nel metodo. Attraverso esempi concreti cercheremo vie che la matematica è capace di offrire, strumenti per aprire porte dove vie d’uscita sembra non ci siano.

Ne parleremo con Giorgio Gallo e Furio Honsell. Moderatrice: Dianella Pez.

23 Novembre 2022Permalink

14 novembre 2022 — Quando i ministeri cambiano nome

 

MicroMega

Pari Opportunità: il ministero di Roccella le nomina ma ne cancella lo spirito

 

Il principio delle Pari opportunità fu sancito come un valore universale dalla Conferenza di Pechino nel 1995. Il ministero di Roccella le nomina solo per cancellarle.

l Ministero per le Pari Opportunità fu istituito nel 1996, dopo la IV conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne tenutasi l’anno prima a Pechino. Nella Dichiarazione e nella Piattaforma d’azione della Conferenza si affermava che i diritti delle donne sono diritti umani e che il principio di pari opportunità e di non discriminazione delle donne è un valore universale; si introducevano inoltre i concetti fondamentali di empowerment e gender mainstreaming.

Nel 2019, con il secondo governo Conte, il nome del Ministero fu cambiato in “Ministero per le Pari Opportunità e per le Politiche Familiari”. Questo cambiamento era stato fortemente sollecitato dal Presidente Mattarella, che sosteneva la necessità di affrontare la parità di genere anche attraverso la promozione di politiche familiari finalizzate ad affrancare le donne da una difficile conciliazione, troppo spesso un aut aut fra lavoro e famiglia.

Oggi, con il governo Meloni, il Ministero cambia nuovamente nome: diventa “Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità” e viene assegnato alla direzione di Eugenia Roccella, già militante radicale e femminista, diventata poi ultraconservatrice cattolica. Il cambiamento di nome è significativo, sia per il riordino delle componenti, con la collocazione in coda delle Pari opportunità che certamente non risponde alla necessità di rispettare l’ordine alfabetico, sia per l’introduzione del termine “Natalità”, che è una chiara indicazione delle intenzioni del nuovo governo. È evidente, infatti, che le politiche per la famiglia auspicate a suo tempo dal Presidente Mattarella, si svilupperanno in un preciso contesto ideologico, nel quale le donne sono chiamate ad un compito ben chiaro, quello di dare figli alla Nazione. Figli, beninteso, rigorosamente di stirpe italica; quelli degli altri, gli immigrati, dovranno invece essere respinti, fuori dal sacro suolo.

Le politiche per le Pari Opportunità devono essere subordinate a questo compito, e vengono ultime, nel nome del Ministero, perché deve essere chiaro che Famiglia e Natalità sono la “vocazione privilegiata” delle donne, l’orizzonte al quale dovrà volgere, sin d’ora, il loro sguardo.

Torna a risuonare l’eco della Lettera alle Donne, in cui Giovanni Paolo II, prendendo ad esempio la figura della Madonna, proprio alla vigilia della conferenza di Pechino esaltava il “genio della donna”: “La Chiesa vede in Maria la massima espressione del «genio femminile» (…). Maria si è definita «serva del Signore» (Lc 1, 38). È per obbedienza alla Parola di Dio che Ella ha accolto la sua vocazione privilegiata, ma tutt’altro che facile, di sposa e di madre della famiglia di Nazaret. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l’esperienza di un misterioso, ma autentico «regnare»”.

In questo quadro, si inserisce a pieno titolo la figura di Eugenia Roccella, che guiderà il nuovo dicastero e che è co-autrice di ben due libri sull’aborto. Nel primo (“Aborto, facciamolo da noi”, edizioni Roberto Napoleone, 1975), Roccella rivendicava il diritto delle donne all’aborto libero, sicuro e gratuito. Nel secondo, scritto a quattro mani con Assuntina Morresi (“La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486”, Franco Angeli editore, 2010), si scagliava invece contro l’aborto farmacologico, denunciandone la presunta pericolosità: oltre ai rischi per la salute fisica e psichica delle donne, l’uso della RU486 avrebbe infatti lasciato le donne sole di fronte al dramma di quello che Roccella definisce “il lato oscuro” della gravidanza. Una “solitudine” che, di fatto, già allora veniva valutata positivamente dalle donne negli altri paesi che applicavano da anni quella procedura, e che oggi viene liberamente scelta dalla stragrande maggioranza di coloro che si sottopongono ad un’interruzione volontaria di gravidanza, come riportato nella letteratura internazionale e come risulta dalla mia personale pratica clinica dell’aborto farmacologico “at home”.
Sebbene Roccella abbia più volte chiarito che non si occuperà di aborto, che non è materia del suo dicastero, la sua posizione sull’argomento è indicativa della impostazione che darà al lavoro del Ministero da lei diretto. È chiaro, infatti, come l’aborto sia una questione centrale, tuttora irrisolta, della cittadinanza di genere: non riconoscere alle donne il pieno diritto di scelta significa relegarle ad una cittadinanza di serie B, che certamente cozza anche con le azioni “minime” per affermare “parità” e “uguaglianza tra i sessi”.
D’altra parte, Roccella si colloca a pieno titolo nell’orizzonte culturale dei movimenti pro-life che si autoproclamano difensori delle donne, facendo propri temi e linguaggi del femminismo e delle battaglie per i diritti civili, reinterpretati in chiave paternalistica. Già nel 2009, quando era Sottosegretaria alla Salute, Roccella aveva più volte manifestato la sua ostilità all’aborto farmacologico, che fu allora ammesso in Italia con forti limitazioni, prive di qualunque fondamento scientifico. La stessa ostilità manifestata, undici anni dopo, nei confronti dell’aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali, che hanno ammesso la possibilità di eseguire la procedura in regime ambulatoriale. C’è da sperare che il Ministero che Roccella è chiamata a dirigere, rivendicando una coerenza con l’anti-scientificità di allora, non apra spazi alla pseudoscienza su cui si basano le campagne di disinformazione sulla salute riproduttiva, in particolare su aborto e contraccezione, come ha già fatto Donald Trump negli Stati Uniti (S. Mancini: Il canarino nella miniera del liberalismo: i diritti riproduttivi nell’America di Trump, BioLaw Journal- Rivista di biodiritto, n.2/2021).

Resta fuori dagli interessi del Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità la comunità LGBTQ+, in discontinuità polemica con coloro che la hanno preceduta: secondo Roccella, infatti, il suo Ministero “è nato sulla spinta del movimento delle donne, ma poi l’ombrello si è allargato, diventando un titolo generico sotto il quale rubricare un po’ di tutto”. Così Roccella vuole tornare ad occuparsi “delle tante ingiustizie che subiscono le donne”, senza fastidiose e inutili interferenze. Cominciando col garantire il “diritto delle donne a non abortire”, da lei rivendicato e che ci auguriamo possa portare a politiche di welfare che abbiano ricadute realmente significative sulla vita delle persone. Per questo le auguriamo sinceramente un buon lavoro.

Per gli altri diritti, invece, la preoccupazione è d’obbligo: mi sembra infatti che si stia preparando anche qui un significativo cambio di nome: non più diritti, ma privilegi per alcune/i e concessioni favori per altre/i.

Anna Pompili                                                                                                                                          1 Novembre 2022

 

https://www.micromega.net/pari-opportunita-roccella/

 

 

 

 

 

13 Novembre 2022Permalink

11 novembre 2022 , a Palermo – 20 novembre 2008, a Udine.

Quando il rispetto della propria professione  si fa civiltà condivisa

 

Il Comitato Etico Palermo 1 di fronte alle critiche sollevate dal Governo nei confronti dell’operato di medici e psicologi che hanno consentito lo sbarco di tutti i migranti pervenuti in Sicilia sente di dover affermare quanto segue:

– I concetti di vulnerabilità e fragilità, ben evidenziati dagli operatori che hanno constatato le condizioni dei migranti, non si applicano solo a patologie organiche o funzionali ma anche a condizioni di forte disagio psichico qual è quello sperimentato da tutti i migranti (non solo donne e bambini) col forte vissuto di perdita che li caratterizza (affetti, patria, lavoro, relazioni). Il pervenire a un “porto sicuro”, anche se solo momentaneamente in vista di future destinazioni, costituisce un’importante riposta umana a tale condizione che gli operatori hanno saputo ben comprendere.

– Esiste un obbligo etico e deontologico da parte dei medici (e collateralmente anche degli psicologi) di intervenire in aiuto della vita umana in qualunque condizione politica, etnica, religiosa, sessuale, si trovi. Non farlo significherebbe contraddire il mandato specifico della propria professione per cui nessuno è autorizzato a criticare chi svolge al meglio tale compito, nel rispetto dei principi etici universali e delle propria professione in particolare.

– La relazione d’aiuto che si esplicita nel comportamento assunto dai suddetti operatori non può essere fatta oggetto di critiche soprattutto se velate da una certa ironia del tutto fuori luogo (“bizzarra decisione” è stata definita) o di espressioni offensive per la dignità umana quali “carico residuale” applicato a persone che in un modo o nell’altro soffrono. Operare per il bene dell’altro non può essere mai oggetto di biasimo e se questo dovesse confliggere con precise scelte politiche, queste andranno discusse in altra sede non interferendo con l’aiuto da dare a chi si trova in condizione di bisogno. E, in ogni caso, nel rispetto dei principi e valori etici universali, quelli stessi che medici, psicologici, volontari hanno messo in atto.

– Condannare un comportamento di forte valenza etica significa al tempo stesso ampliare il campo alla critica di altri comportamenti umanitari che in condizione di precarietà esistenziale siamo chiamati a mettere in atto. Questo potrebbe avere un forte impatto sulle nuove generazioni e sugli stessi assetti legislativi ove si considerino le valenze pedagogiche dell’esemplarità sui giovani e della stessa legislazione.

Palermo 10 novembre 2022

Comitato Etico Palermo 1

Dr. Salvino Leone Presidente

 

Al documento del comitato  etico di Palermo1  associo una pagina del mio blog

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

 

11 Novembre 2022Permalink