27 ottobre 2017 – Sedicesima giornata del dialogo cristiano-islamico

Seguono l’appello, pubblicato il 21 luglio nel sito www.ildialogo.org, e la lettera agli uomini e donne di buona volontà di Karima Angionila Campanelli

Appello
Le stragi compiute in questi ultimi anni in diverse città europee, hanno incrementato la paura e la diffidenza nei confronti dei musulmani, in gran parte di origine straniera. Sommando l’islam all’immigrazione, i partiti e i movimenti ultranazionalisti e xenofobi sono riusciti ad incrementare il proprio consenso popolare, focalizzando la loro propaganda politica sulla presunta minaccia che incomberebbe sull’identità culturale e religiosa dell’Europa, rappresentata come “bianca” e “giudaico-cristiana”.
La realtà è che il vecchio continente oggi ha un tessuto sociale irreversibilmente multietnico, multiculturale e multireligioso, come dimostra chiaramente la presenza di cittadini europei di origine straniera all’interno delle istituzioni statali di molti stati europei e a tutti i livelli dei vari organismi istituzionali, dal livello comunale ai parlamenti nazionali e allo stesso parlamento europeo. Questa presenza costruttiva nella vita politica e istituzionale in molti Paesi europei, compresa l’Italia, è destinata a crescere e a fungere sempre di più da ponte di dialogo sociale.
Ciononostante, il problema del terrorismo, che è parte integrante della guerra in corso dall’11 settembre 2001, della sicurezza e la crisi socio-economica, che toccano oggi molti Paesi europei, stanno rendendo molto difficile il dialogo. Di fronte al razzismo e alla discriminazione cresce il sentimento di paura e di insicurezza in seno alle minoranze culturali e religiose. Questa dicotomia favorisce la tendenza alla ghettizzazione, che a sua volta diviene terreno fertile per forme di devianze sociali, tra le quali la radicalizzazione religiosa. In tal senso la minoranza musulmana – la prima minoranza in termini numerici in Italia e in molti Paesi europei – rischia l’auto-isolamento con tutto quello che ciò comporta. Per contrastare questo pericolo occorre tenere vivo e soprattutto proattivo il canale di dialogo con i musulmani.
Nel quadro del clima sociale che si respira oggi in Italia, la Giornata Ecumenica del Dialogo Cristiano-Islamico, nata nel 2001, è più che mai indispensabile. A 16 anni dalla sua costituzione, la Giornata oggi è di fronte a una grande sfida culturale e sociale: quella di potenziare il dialogo rendendolo proattivo. E, affinché ciò possa avvenire, occorre un maggiore sforzo di tutti coloro che in tutti questi anni hanno creduto e sostenuto questa esperienza di grande interesse, dalle istituzioni religiose, alle realtà laiche, a quelle dei giovani e delle donne.
Il contributo delle donne è fondamentale, ma non è abbastanza interpellato e incoraggiato. In tal senso la Giornata di quest’anno – venerdì 27 ottobre 2017 – sarà dedicata al ruolo delle donne nel dialogo interculturale e interreligioso.
Chiediamo a tutte le comunità cristiane e musulmane uno sforzo comune per la pace e la salvezza dell’umanità.
Comitato promotore nazionale della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Roma 21/07/2017

Trascrivo le adesioni del 21 luglio
1. Giovanni Sarubbi, Monteforte Irpino, il: 2017-07-21 – 19:03:31
Messaggio : Direttore del sito www.ildialogo.org
2. Francesca Del Corso, Pisa, il: 2017-07-21 – 19:45:45
3. Gemma Jeva, Legnano (MI), il: 2017-07-21 – 20:01:28
4. Augusta De Piero, Udine, il: 2017-07-21 – 22:34:36

 

Lettera agli uomini e alle donne di buona volontà in occasione della sedicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico di Karima Angiolina Campanelli

Bi-smi ‘llāhi al-Rahmāni al-RahÄ«mi
La lode sia resa ad Allah (Dio) in principio e alla fine.

Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Fra i punti di contatto tra le religioni abramitiche vi è una “regola d’oro”: Rabbi Hillel (Shabbat 31a): «non fare agli altri quello che non vuoi che essi facciano a te»; Gesù (Mt 7,12, Lc 6,31): «tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro»; Muhammad (40 ʾaḥādÄ«the di an-Nawawi 13): «nessuno di voi è un credente fino a quando non desidera per il suo fratello quello che desidera per se stesso». Se rinunciamo al dialogo non sarà più possibile vivere insieme in un mondo libero, rispettoso delle diversità, dove vi sia giustizia per tutti.
Come musulmana desidero ardentemente un confronto dialettico, lo stesso che l’Islàm illuminato introdusse nei secoli passati all’interno del pensiero e della civiltà occidentale, per oppormi con il dialogo, la cultura e la bellezza dell’arte, al dramma e alle tensioni politiche che oggi, come in altre epoche oscure, separano uomini e popoli, seminando odio e paura tra le diversità etniche-culturali e religiose. Prego che l’Italia divenga presto una nazione vibrante di vita, edificata da un nuovo Rinascimento che la riporti alla fama mondiale di fucina di arte e bellezza, di pluralità, cultura, accoglienza, generosità, tolleranza e condivisione. Mi rivolgo a tutte le donne e uomini di buona volontà, ai coraggiosi e coraggiose, a tutti coloro che vogliono lavorare uniti per creare una civiltà della giustizia e della pietas. Perché rivolgo il mio appello ai coraggiosi e coraggiose? Perché ci vogliono coraggio e volontà per trasmutare la realtà in cui viviamo; l’epoca di Babele, l’epoca del non ascolto, del linguaggio contorto, dello sproloquio, delle offese, della rabbia, della mistificazione. Razzisti e xenofobi dai teleschermi incitano quotidianamente all’odio, alla paura del diverso. Questi inoculatori di veleni sono diventati i nuovi profeti, i valorosi patrioti che lottano per difendere i confini della nostra “civiltà”.
Dalla politica alla finanza, dalle istituzioni ai media, nella strada o nelle banali discussioni domestiche , assistiamo (e partecipiamo) al suicidio della comunicazione e della verità. L’odio impera mentre continue interferenze e interruzioni, più o meno aggressive, impediscono l’ascolto “ dell’altro “. L’altro non è più un abitante del pianeta, è un alieno, è il diverso: quello da temere, quello che non parla come me, che non mangia come me, che non prega come me, che non ha il mio odore e colore. E’ il “nemico” da mettere in ridicolo, quello a cui dobbiamo imporre il nostro punto di vista, quello da minacciare o mettere in guardia, quello da ricattare moralmente! Gli uomini costruiscono muri sempre più invalicabili. Guerre di inciviltà in ogni angolo del pianeta ci svegliano ad ogni alba con le grida delle vittime innocenti sacrificate al dio denaro. C’è forza vendicativa in una parte del pianeta che opprime, e una disperazione nell’altra parte del pianeta che subisce. Non facciamo altro che domarci “Perché qualcuno non fa qualcosa per cambiare la situazione”. Quando prenderemo consapevolezza che quel qualcuno siamo NOI!! Abbiamo dimenticato che la grande ricchezza dell’umanità sta nella cooperazione, nella solidarietà!
Non ci sentiamo ascoltati e non ascoltiamo. Eppure, tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita la profonda frustrazione, l’ irritazione e dispiacere quando parlando con qualcuno ci accorgiamo che non presta attenzione alle nostre parole, ai nostri accorati appelli.Ascoltiamo selettivamente, prediligendo solo alcune parti dei discorsi, così che i nostri timori, prevenzioni e paranoie possano subito formulare giudizi inappellabili. Così facendo perdiamo irrimediabilmente la comprensione dei contenuti e delle emozioni. La condizione primaria perché il dialogo sia possibile tra gli umani è il rispetto! Reciprocamente abbiamo il dovere di comprendere l’altro lealmente nelle sue intenzioni e esternazioni. I dialoghi umani stanno diventando conversazioni senza capo ne coda, dialoghi tra sordi. Dovremmo ascoltare la vita e i nostri fratelli e sorelle nell’umanità come ascoltiamo la musica, mettendo in campo tutta la sensibilità, l’attenzione, la comprensione, l’intelligenza, l’empatia di cui siamo capaci. Potremmo scoprire universi splendenti dentro di noi se solo attivassimo l’audace telescopio del cuore, scrutando senza timore gli infiniti cieli che completano le creature umane su questo pianeta. Se aprissimo le nostre orecchie al vero ascolto, alle inarrestabili melodie che ogni uomo e donna, nella gioia e nel dolore, nelle diversità dei credo, nel colore che i diversi idiomi intonano, la nostra vita diverrebbe col permesso del Misericordioso un opera d’arte di mirabile bellezza.
Mi rivolgo a tutti, e con affetto alle donne, sorelle, amiche, compagne. La donna ha un ruolo di grande responsabilità nell’educazione dei cittadini che sono il presente e il futuro dell’umanità, noi donne di tutte le nazioni, atee o di diverse professioni di fede dobbiamo recuperare in noi stesse e insegnare ai nostri figli il valore del dono, della gratuità, della solidarietà. Questo capitalismo venefico ci ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento sfrenato senza rispetto per il pianeta e per le diverse forme di civiltà, senza salvaguardare le persone nelle loro naturali innate diversità. Questo meccanismo di ingiustizia sociale e di negazione dell’altro è la crisi che stiamo vivendo, è la barriera che ci separa, la catastrofe che ci annienterà!
Qualcuno disse che la nostra società è molto simile a una volta di pietre: cadrebbe, se le pietre non si sostenessero reciprocamente…. «Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre». »… Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, (Vangelo secondo Luca,19,39-40-41-42-43-44)
La produzione deve servire ai bisogni reali degli uomini, non alle esigenze di questo malsano e devastante sistema economico; niente di quel che capita agli uomini è estraneo alla nostra esistenza. Siamo tutti uniti saldamente da legami invisibili: non si può umiliare e ferire una vita umana , senza umiliare e ferire l’anima dell’umanità. Dobbiamo instaurare tra gli uomini nuovi rapporti di collaborazione anziché di sfruttamento. Come il ricorso alla forza o alla violenza è espressione di debolezza, così la capacità di ascolto e dialogo è lo strumento e la ricchezza dei forti . Don Andrea Gallo diceva che dal dialogo con i laici, con gli atei, con gli agnostici, con i credenti di altre religioni non possono che nascere curiosità, rispetto, tolleranza e amicizia.
Quando l’odio diventa codardo, se ne va mascherato in giro per il mondo e si fa chiamare guerra per portare la “democrazia”
Salam shalom pace namasté
Karima Angiolina Campanelli
Regista, pittrice, autrice, musulmana

ottobre 27, 2017Permalink

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