24 dicembre 2018 – Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Così diceva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, morto nel 1993.
Dal 2007 è in corso un processo di beatificazione e lo scorso 20 aprile, giorno del suo 25º anniversario di morte, Papa Francesco si è recato sulla sua tomba.

Agli auguri scomodi di don Tonino, espressioni forti di speranze condivisibili, aggiungo una speranza mia:
Ci si renda conto che negare a un bambino il nome è un delitto.

Vivente “don Tonino” il problema in Italia non esisteva, dal 2009 urge, ignorato per lo più per scelta determinata cui appartengono indifferenza e violenza che ha fatto propria l’arma della burocrazia, oggi, ieri (Eichmann!) e non solo in Italia.
Infatti dal 2009 la legge 94 nega il certificato di nascita ai nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno, imponendo ai genitori l’esibizione del documento che non hanno e quindi esponendoli al rischio di espulsione, mentre assicurano al nuovo nato ciò che gli è dovuto.
Lo strumento sono i loro piccoli che una scelta infame e condivisa trasforma in spie utili per far danno ai loro genitori e a se stessi.
A don Tonino unisco la voce di Kant: insieme li considero pilastri di un’Europa rispettosa di sé che consenta di convivere alla dignità che l’illuminismo promosse e alle radici cristiane che insieme le appartengono:
“agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.”
Mi si opporranno le tragiche contraddizioni di una cultura laica cui si unisco le tragiche contraddizioni di una cultura che si è proclamata cristiana.
La storia però non è fatta per essere esibita come un fossile in un museo: il suo corso può essere orientato alla scelta del meglio e del peggio. La scelta è nostra. Nessun leader può assicurare risultati automatici alle nostre scelte.

Il documento di ‘don Tonino’
“Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, il progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.”
(Don Tonino Bello)

Dicembre 24, 2018Permalink