28 ottobre 2018 – Il Nobel per la pace 2017

Il Nobel per la pace 2017 sarà assegnato all’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) [fonte 1]

Il prossimo 10 dicembre a Oslo l’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) riceverà il Premio Nobel per la Pace. A Oslo ci sarà anche una delegazione italiana, in rappresentanza di Rete Italiana per il Disarmo e Senzatomica, che aderiscono a ICAN. Tra loro, Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo.

Così i componenti della delegazione italiana che si recherà ad Oslo il prossimo 10 dicembre rispondono all’intervistatrice Sara De Carli [fonte 2]

Come vi state preparando?
La consegna del Premio Nobel è un momento formale importantissimo, che la campagna internazionale sta costruendo come momento di rinnovata attenzione alle campagna e ai suoi temi. Sia con una forte presenza a Oslo e sia con iniziative territoriali, il desiderio è che quel giorno venga celebrato in maniera forte <…>.
Ci saranno iniziative anche in Italia, ad esempio a Ivrea e Brescia.

Quali sono i momenti forti previsti?
Ovviamente la consegna del Premio Nobel, che verrà ritirato da Beatrice Fihn, direttrice di ICAN e da Setsuko Thurlow, una hibakusha *, sopravvissuta alla bomba atomica di Hiroshima, che aveva una dozzina d’anni quando scoppiò la bomba. È una scelta forte, non solo accettare il Nobel ma farlo chiedendo a una hibakusha di essere lì insieme a noi a ritirare il premio, che è un premio che va anche a tutti gli hibakusha che per settant’anni hanno chiesto con la loro carne di mettere al bando le armi nucleari. La Campagna internazionale ha invitato tutte le campagne nazionali a festeggiare, quindi la tradizionale fiaccolata che nel pomeriggio celebra la consegna del Premio Nobel per la Pace sarà la più grande mai fatta, perché a Oslo arriveremo davvero in molti. Un terzo momento sarà l’inaugurazione della mostra su ICAN, perché ogni nuovo Nobel ha una sezione dedicata: la mostra ripercorrerà la storia di ICAN, anche con i contributi delle campagne nazionali, sarà un modo per dire cosa è stato fatto e perché il Nobel per la Pace è stato assegnato a ICAN.
(nota * Hibakusha è il termine giapponese per designare i sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Letteralmente il termine significa “coloro che sono stati colpiti dal bombardamento” ed è composto da tre ideogrammi: riceve/subire, esplosione, persona).

Ce lo ha ricordato ieri peacelink con un appello di p. Zanotelli .[fonte 3]
Dalla Svezia agli USA – fra speranze di pace e certezza di stragi
Mentre si rinnovava l’attenzione alla prossima consegna formale al Nobel per la pace nella sinagoga ‘The Tree Live’ di Pittsburgh si consumava una strage antisemita [fonte 4]
Non è mancato l’agghiacciante commento del presidente Trump che, silente devoto custode del mercato delle armi, ne ha approfittato per proclamare con tempestivo cinismo : «Dobbiamo indurire la pena di morte, chi fa questo a degli innocenti deve pagare l’estremo prezzo».

Qualche sovranista nostrano si ricorderà di Cesare Beccaria?
Voglio tranquillizzare subito i signori sovranisti  (sia impudichi aggressivi che volonterosi proni in un pur mobile seguito ).
Non si affannino a farne ricerche sui social. Cesare Beccaria é’ morto nel 1794.
Lo troveranno in biblioteca con un’opera che fa onore alla cultura giuridica italiana: Dei delitti e delle pene.

FONTI:
[fonte 1] https://www.youtube.com/watch?v=AkcNDibD8K8
[fonte 2] http://www.vita.it/it/article/2017/12/06/ican-cosi-ci-prepariamo-a-ricevere-il-nobel-per-la-pace/145368/
[fonte 3] Un appello di peace link
https://www.peacelink.it/pace/a/45827.html?fbclid=IwAR3CQfUtsrimGI1fO7TbH_PEvv2Q1SntTtR5ioL4KmBciYjREj1UfalKlFg
[fonte 4]
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Attacco-armato-nella-Sinagoga-di-Pittsburgh-in-Pennsylvania-morti-77b04c90-cfb0-4419-8313-77c3255a4656.html

28 Ottobre 2018Permalink

25 ottobre 2018 – L’Italia, a modello Lega, esporta. Non tutti acquistano

Un parlamentare italiano a Strasburgo chiede:

STRASBURGO – “HO CALPESTATO (con una suola Made in Italy!!!) la montagna di BUGIE che Moscovici ha scritto CONTRO il NostroPaese !!! L’Italia merita RISPETTO e questi #EuroImbecilli lo devono capire, non ABBASSIAMO PIÙ LA TESTA !!! Ho fatto bene ???“. Lo scrive su Twitter l’europarlamentare della Lega Angelo Ciocca che oggi si è reso protagonista in sala stampa al Parlamento europeo a Strasburgo di una ‘performance’ alla fine della conferenza stampa del commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici, postando sul social network un video. Nelle immagini si vede l’europarlamentare che si avvicina al tavolo della conferenza degli oratori, prende i fogli della relazione del commissario e vi poggia sopra una scarpa. Poi porge la sua mano al Commissario, ma Moscovici non ricambia il gesto, lo guarda e se ne va. [fonte 1]

L’Europa risponde
ANSA Europa. 24 ottobre, 18:50 Moscovici, Ciocca? Si sorride ma rischio è fascismo
STRASBURGO – “L’episodio della scarpa made in Italy è grottesco. In un primo momento si sorride e si banalizza perché è ridicolo, poi ci si abitua a una sorda violenza simbolica e un giorno ci si sveglia con il fascismo. Restiamo vigili! La democrazia è un tesoro fragile”. Lo scrive su Twitter il Commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici commentando il gesto dell’eurodeputato leghista Angelo Ciocca che ha preso i fogli della relazione di Moscovici e vi ha poggiato sopra una scarpa.
Ciocca ha spiegato il suo gesto con un tweet: “HO CALPESTATO (con una suola Made in Italy!!!) la montagna di BUGIE che Moscovici ha scritto CONTRO il NostroPaese !!! L’Italia merita RISPETTO e questi #EuroImbecilli lo devono capire, non ABBASSIAMO PIÙ LA TESTA !!! Ho fatto bene ???”. Una montagna di commenti negativi ed alcuni insulti sono seguiti su Twitter al suo testo. [fonte 2]

‘l modo ancor m’offende. (Dante Inf. V, 73) – Mimando il poeta offende anche me

Volevo far memoria dell’imbarazzante episodio della scarpa brandita a Strasburgo ma la notizia che girava e gira, associata all’intervento del noto propagandista del lega-pensiero, comico di professione, offendeva il mio buon gusto , il mio senso del decoro, si accompagnava a insopprimibili ricordi di frasi storicamente già efficaci nella storia europea a dominio criminale e non volevo che da una pagina del mio blog altri eventuali lettori ne traessero altrettanto imbarazzo e fastidio.
Non è tollerabile che ci si muova con indifferente disinvoltura dentro un quadro irrimediabile di offese all’umanità e così ho raccolto dichiarazioni testimoniate dal linguaggio corretto dei comunicati stampa.-
Mi turba molto una frase che ho sentito spesso da aderenti – o almeno votanti – cinque stelle (che conosco come persone perbene adeguatamente acculturate).
Costoro, giustamente infastiditi dalle legislature a maggioranza Pd, e da politiche della medesima maggioranza nelle regioni e negli enti locali, mi hanno detto: «Intanto liberiamoci di quelli che hanno governato fin qui e poi faremo». «Faremo cosa? » – chiedevo io che non tollero mi si proponga un obiettivo che si presume politico, estraneo a qualsiasi progetto. Risposta: «Dopo vedremo».
Ora vediamo i segni devastanti di quel “dopo” ma a chi ci rivolgiamo se in questo momento tutto il panorama politico visibile appare come un residuo del passato, incerto fra l’arroganza e il tremolio, privi entrambi di ogni riferimento culturale che consenta la formazione di un’ipotesi che sia quadro politico di riferimento?
Più che in un nuovo che avanza mi sembra ci si muova fra avanzi.

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2018/10/23/manovraciocca-legacalpesta-con-scarpa-discorso-moscovici_ad3e2742-730a-4b3e-a53a-3b1fd1fee14c.html [fonte 1]

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2018/10/24/-moscovici-ciocca-si-sorride-ma-rischio-e-fascismo-_e83e1957-6948-45e5-b06f-acc515b48e2c.html [fonte 2]

25 Ottobre 2018Permalink

17 ottobre 2018 – Sindaci, sindache e presidi, rabbini, vescovi, iman, e patriarchi, pastori e una monaca buddista

Sperare è troppo ma un po’ di consolazione forse è possibile.

La sindaca di Monfalcone, trovando anche l’accordo di due istituti comprensivi, aveva definito il numero massimo di allievi stranieri nelle classi della scuola dell’infanzia per rimodularle poi secondo la percentuale concordata ma – oh guarda caso! –  quelli da trasferire fuori comune erano tutti stranieri.
Occorre commentare. Meglio di no [fonte 1]

La sindaca di Lodi, assunta all’onore delle cronache nazionali e confortata dal consenso del Ministro dell’Interno, aveva chiesto agli stranieri genitori di alunni delle scuole lodigiane (ammetto la frase è un po’ contorta ma scrivere stranieri vicino alla parola bambino è grottesco) un documento del paese d’origine per attestare il livello del loro reddito.
La richiesta della Croce Rossa e delle Nazioni Unite per qualche ora di tregua in cui gli uffici catastali degli stati in guerra potessero inviare i documenti richiesti con giusto rigore dell’indomita signora non era stata accolta anche perché – oh meraviglia – risultava che molti uffici erano stati bombardati.
La sindaca, scandalizzata dalla scortese disattenzione non cambia parere perché Lodi è comune che tira dritto.
Ergo ‘mensa diversificata’ per insegnare agli esclusi che quando si scappa da un paese in guerra è buona norma portare con sé una visura catastale e nello stesso tempo per insegnare ai figli di autoctoni a diversificare il loro stomaco da quello dei loro compagni con genitori così imprevidenti.
Ma risulta che un dirigente scolastico di una scuola di Lodi abbia però affermato:
«Ho capito che questi bambini dovevano restare fuori. Allora sì, ho sfondato. Non so se ho agito nel giusto ma so che sono andato incontro a delle famiglie in difficoltà. Famiglie straniere che con la nuova norma sono entrate automaticamente in fascia alta e che non potevano più permettersi di pagare i servizi scolastici a cui prima avevano accesso perché in fascia Isee più bassa». L’aggiramento della norma è stato possibile grazie ad una sentenza del consiglio di stato che prevede il diritto dei bambini di restare a scuola 8 ore: «E quindi perché non tenerceli? – commenta Merli – magari mangiavano il panino, ma almeno nella stessa sala mensa degli altri». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)
Per quel che io ricordo dei miei figli alle scuole elementari, in tempi ben lontani, mi viene il sospetto di baratti perché di solito i bambini preferiscono il panino alla mensa. [fonte 2]
A Trieste, in occasione della ormai famosa mostra ‘Razzismo in cattedra’ la Preside del Liceo Petrarca si rifiuta di modificare il manifesto con cui la mostra veniva proposta, mantenendo quindi il testo come uscito dal Progetto Alternanza Scuola Lavoro del Liceo Petrarca, in collaborazione con Dipartimento Studi Umanistici dell’Università di Trieste, del Museo Ebraico “Carlo e Vera Wagner”, dell’Archivio di stato. Dopodiché il successo della mostra (esibita in un museo civico) diventa inarrestabile [fonte 3]

San Giusto unisce le confessioni religiose
E infine il NO di rabbini, vescovi, iman, e patriarchi, pastori e una monaca buddista alla manifestazione di Casa Pound. Insieme recepiscono il fastidio del patrono a che nel giorno del suo ricordo si faccia il corteo di casa Pound [ fonte 4]
Ad oggi, 17 ottobre .14.12) firmano Eliahu Alexander Meloni, il Rabbino della Comunità Ebraica di Trieste; monsignor Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste; Nader Akkad, Imam di Trieste – Centro culturale islamico di Trieste; Aleksander Erniša, Pastore della Comunità Evangelica Luterana di Confessione Augustana; Dieter Kampen, Pastore delle Comunità Evangeliche Elvetica, Metodista e Valdese; Michele Gaudio, Ministro di Culto Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno; Padre Gregorios Miliaris, Archimandrita Greco Ortodosso; Padre Raško Radović, Protopresbitero Serbo Ortodosso; Padre Constantin Eusebia Negrea, Parroco della Parrocchia e Comunità Ortodossa Romena di Trieste; monaca ani Sherab Choden (Malvina Savio), presidente Centro Dharma Buddhista Tibetano Sakya Kunga Choling; Claudio Caramia, Membro del Comitato Direttivo Nazionale Religioni per la Pace Italia; si associano Alessandro Salonichio, Presidente della Comunità Ebraica di Trieste, Raul Matta, Presidente della Comunità Evangelica Metodista, Gianfranco Hofer della Chiesa valdese di Trieste e Dea Moscarda, del Centro Studi evangelico Albert Schweitzer.

E infine i nemici irrinunciabili: i neonati.
Di tante cose ci si è occupati in queste giornate un po’ frenetiche ma, con singolare unità di intenti, non una parola sui neonati cui è negato il certificato di nascita.
Come hanno fatto ad essere criminali incalliti appena nati tanto da non volerli parte del nostro consorzio (in)civile?
La prudenza insegna che è bene prevenire quindi … accontentiamoci di quanto ci disse Jannacci a Canzonissima 1968: Vengo anch’io! No, tu no…ma perché? Perché no!

[ fonte 1] https://diariealtro.it/?p=6131 sindaca Monfalcone 28 settembre
[fonte 2] http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2018/10/16/Lodi-bambini-di-nuovo-in-mensa-raccolti-60mila-euro-Scontro-a-distanza-fra-Salvini-e-Fico/844409/
[fonte 3] https://diariealtro.it/?p=6135 – annuncio della mostra
[fonte 4] San Giusto – 3 novembre
https://www.triesteprima.it/cronaca/rabbino-trieste-raduno-casa-pound-no-manifestazioni-ideologiche-16-ottobre-2018.html
http://www.ilfriuli.it/articolo/Politica/Trieste-points-_no_fermo_al_raduno_di_CasaPound/3/187542

17 Ottobre 2018Permalink

10 ottobre 2018 – Un incendio nei locali della chiesa battista di Varese

Verso le 5 del mattino di domenica 7 ottobre, mentre il buio avvolgeva ancora ogni cosa, ignoti si sono introdotti nei locali sussidiari della chiesa battista di via Verdi a Varese. Hanno rubato tastiere, mixer, microfoni e altre attrezzature tecnologiche. Poi, hanno appiccato il fuoco, che ha messo fuori uso l’impianto elettrico e bruciato ogni cosa. Il locale di culto non è stato direttamente interessato dal fuoco, ma i fumi hanno annerito tutte le pareti e il calore ha infranto tutti i vetri. «I locali sono completamente inagibili e i danni ancora da quantificare.

Ricopio il messaggio della pastora Lidia Maggi
Cari amici, grazie per la solidarietà, che da tanti luoghi è giunta per la chiesa di Varese. Avrò cura che raggiunga ogni fratello e ogni sorella colpiti dal disagio. L’inagibilità dei locali coinvolge ben tre comunità: La chiesa battista, ma anche la chiesa evangelica ganese e quella avventista che utilizzavano i locali.
Tre comunità che, al momento, non hanno un luogo dove potersi riunire per le loro funzioni. Tre comunità sfollate, senza un tetto sulla testa per potersi sentire a casa. L’angoscia della chiesa battista di varese è necessariamente triplicata dalla consapevolezza che questo danno impedisce anche alle altre due chiese sorelle, accolte, di riunirsi. Non sappiamo la matrice dell’atto vandalico.
Credo, tuttavia, che in tempi dove si soffia sul combustibile dello scontro identitario, nostra responsabilità è usare tutti gli strumenti in nostro possesso per spegnere gli incendi della rabbia e del rancore. E’ questo il tempo per verificare se l’evangelo è davvero la nostra bussola o se anche noi siamo rimasti contaminati dalla fuliggine dell’astio e del risentimento. I locali si possono riprestinare, ma i danni ai polmoni dell’anima sono permanenti. E’ tempo di imparare a vivere la chiamata ad amare i nostri nemici” e a vincere il male con il bene. Non so chi siano le persone che hanno devastato i locali della chiesa battista di Varese. So tuttavia che sono persone, creature di Dio: che mi piaccia o meno, sono i miei fratelli di cui io sono responsabile. Li immagino arrabbiati e disperati. Anche di questa povertà culturale e relazionale sono chiamata a farmi carico.
La chiesa battista di Varese ha perso i suoi locali, ma non è sola e può contare sulla solidarietà reciproca e su quella di tante persone attorno a lei. Probabilmente non è così per chi si ritrova a sporcare, saccheggiare, fino a bruciare spazi che non sente suoi.

https://riforma.it/it/articolo/2018/10/08/incendiati-i-locali-della-chiesa-battista-di-varese

La pastora: “La chiesa battista non è sola, chi vandalizza probabilmente si”

10 Ottobre 2018Permalink

9 ottobre 2018 – Quando aver ragione fa male

Ricopio u n recente comunicato ANSA
LA NOTA DEL QUIRINALE – “Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha emanato in data odierna il decreto legge in materia di Sicurezza e Immigrazione e ha contestualmente inviato una lettera al Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte”. E’ quanto si legge in una nota del Quirinale. “Avverto l’obbligo di sottolineare che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano “fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato”, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia”. E’ quanto scrive il capo dello Stato nella lettera al premier che accompagna la firma del dl sicurezza. L’articolo 10 della Costituzione espressamente richiamato dal presidente Sergio Mattarella nella lettera a Conte recita: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.

Nella violazione sistemica dell’art. 10 ci stanno anche i nati in Italia dal 2009 se figli di sans papier
Da anni vado dicendo che per ciò che concerne la negazione del certificato di nascita ai neonati a norma della volontà del legoministro Maroni, predecessore dell’omologo Salvini, si violano le norme internazionali, ratificate in legge anche nel nostro paese.
Quando pensavo a bambini senza nome, senza identità alcuna trattati a norma di una legge recente come i figli degli schiavi, mi suonavano alcuni campanelli d’allarme: i bambini rapiti dai colonnelli argentini dopo aver atteso il parto per ammazzare le loro madri e alle lotta delle nonne di piazza di maggio.
Ma, mi dicevo, quelli erano i colonnelli..
Poi mi capitò di vedere il film Philomena. Sapevo che era costruito su una storia realmente accadute ma, mi dicevo, in Irlanda, dominata da un cattolicesimo fanatico con suore custodi del peggio che il fanatismo può produrre … tutto poteva accadere a maggior gloria di Dio, s’intende..

Poi la Spagna, franchista e non solo.
Riporto tre narrazioni (con relativi link) e mi limito a segnalare nella prima storia un passaggio in grassetto da cui spunta l’importanza e il significato del certificato di nascita

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 “Il mio medico e le suore mi hanno fatto credere che mia figlia fosse nata morta”, la storia di una delle madri dei bambini rubati in Spagna
Dall’inizio del regime franchista fino agli anni Novanta, si stima che in Spagna siano stati “rubati” e venduti con la complicità di medici e religiosi circa 300mila bambini. María Bueno ha raccontato a TPI la sua storia  di Anna Ditta

È la fine del 1981. Dopo nove mesi di una gravidanza serena, María Bueno inizia ad avere delle piccole contrazioni e si reca dal ginecologo privato che l’ha seguita da quando è rimasta incinta.
Vive a La Línea de la Concepción, una città da circa 60mila abitanti che si trova al confine con Gibilterra, nella comunità autonoma dell’Andalusia
Dopo un controllo, il medico le dice che la sua bambina è morta e che lei è in pericolo di vita perché il feto può causarle un’infezione mortale.
“Ero così scioccata da quella strana notizia che potevo solo piangere”, racconta María, in un testo inviato a TPI.it. “Non riuscivo a dire nulla perché ero consapevole che la mia gravidanza era andata bene in ogni momento”.
Stranamente, anche se María Bueno è “in pericolo di vita”, non viene ricoverata fino alla mattina successiva. Non nella Residencia de la Seguridad Social, ma nell’ospedale municipale, gestito dalle Suore della Carità, una congregazione religiosa.
L’ospedale svolge attività di beneficenza ma anche un servizio privato. María viene ricoverata in una stanza privata, solo per lei, il cui costo non le verrà mai addebita
È il 24 dicembre e, dopo che gli infermieri e i medici hanno tentato di rompere le acque e indurle il parto per tutto il giorno, María viene portata in sala parto alle sette del pomeriggio. Non ricorda nulla di quei momenti, perché viene sedata.
Non si risveglia fino al mattino successivo. Anche se era stata sedata prima del parto, i medici non hanno eseguito un taglio cesareo.
María non ha mai visto la sua bambina. Né lo hanno fatto i suoi parenti, preoccupati più dello stato di salute della donna che della piccola, che il dottore aveva già dato per morta.
Solo anni dopo María ha messo insieme gli indizi e ha capito che qualcosa non quadrava.

I bambini rubati in Spagna
Dall’inizio del regime franchista, nel 1939, fino agli anni Novanta, si stima che in Spagna siano stati “rubati” e venduti con la complicità di medici e religiosi, preti e suore, circa 300mila bambini.
A far emergere lo scandalo dei bambini rubati in Spagna è stata un’inchiesta della Bbc pubblicata nel 2011 a partire dalle dichiarazioni di un padre che in punto di morte confessò al figlio, Jean Luis Moreno, di averlo comprato da un sacerdote a Saragozza nel 1969, per 150mila pesetas (poco meno di 50mila euro).
Anche nel caso di María il medico e le suore sembrano aver avuto un ruolo.
Il giorno del parto, fu il medico a dire alla sorella di María che l’ospedale si sarebbe occupato di tutto.
Lei insisté per vedere sua nipote, e così alla fine le mostrano una bambina morta avvolta in un lenzuolo, che lei ricorda “carina e con la faccia tonda”: una descrizione che non corrisponde ad un bambino morto nel pancia materna.
In teoria, la piccola è stata sepolta nel cimitero di La Línea de la Concepción il giorno dopo.
La mattina di Natale, mentre María si sta riprendendo nella sua stanza, una suora infermiera entra nella stanza chiedendo se il neonato le sia stato portato per allattarlo al seno.
“Ma che bambino? Se la mia bambina è nata morta”, le risponde María.
In quel momento lei non reagisce, ma quel dialogo è una delle stranezze che circonda il suo parto.
“Bacia Gesù bambino, ti consolerà”, le dice la suora porgendole il bambin Gesù di porcellana che ha tra le mani.

Inizia la ricerca
Anni dopo quel terribile episodio, e dopo aver sentito la notizia di numerosi casi di “bambini rubati” nella sua città – molti dei quali con lo stesso ginecologo – María scopre che non solo non esiste nessun documento che abbia registrato la sepoltura della sua bambina, ma non esiste neanche alcuna registrazione negli archivi ospedalieri del suo ricovero il giorno del parto, o della nascita della piccola nel registro dell’ospedale.
Nel certificato dell’anagrafe, che María ha ottenuto dopo aver lottato e atteso quattro mesi, ci sono dati falsi relativi alla data del parto. Si indica inoltre che lei partorì un feto di sette mesi, quando in realtà era al nono mese di gravidanza.
Come lei, sono migliaia le persone che oggi in Spagna cercano figli, fratelli, sorelle o genitori biologici. A sostenerli sono nate varie associazioni, diffuse a livello territoriale.
“Sto cercando mia sorella”, racconta a TPI.it Luna, presidente dell’associazione Save Our Souls Bebes Robados Comunitat Valenciana. “Era nata nel 1972 e anche se una suora aveva detto ai miei genitori che era morta, abbiamo saputo che in ospedale è registrata come viva”.
Non c’era un criterio specifico con cui i trafficanti di bambini sceglievano le loro vittime. Durante il regime di Franco, inizialmente, furono presi di mira gli oppositori politici. Poi il fenomeno proseguì per scopo di lucro.
A essere prese di mira, però, erano spesso famiglie povere. Per via della scarsa cultura, della mancanza di consapevolezza dei propri diritti e della mancanza di risorse per sostenere una causa legale, avevano il profilo ideale.
I bambini venivano quindi dati in adozione a famiglie più abbienti.

I tribunali
Dopo aver denunciato l’accaduto alla procura, il caso di María finisce in tribunale nel 2010, in una causa congiunta insieme ad altri casi simili al suo. Oggi María non sa nulla sul risultato delle indagini.
“Ho due figli, un nipote e il grande sostegno di mio marito, che è la forza che mi sostiene per continuare a combattere e che dedica ore e ore a fare tutto ciò che, per il mio grado di cecità, non posso fare o vedere”, dice María,che ha un’elevata disabilità biologica a causa di una malattia rara.
Da quando ha scoperto che sua figlia – o figlio, dal momento che nessuno può esserne sicuro – non è mai arrivata al cimitero e che la nascita non è mai stata registrata, si è fermata per un solo giorno nella sua ricerca.
Ha creato l’ALUMBRA, l’Associazione per la lotta delle madri dei bambini rubati in Andalusia, è stata fondatrice e presidente della Federazione nazionale delle vittime per i bambini rubati in Spagna COORDINADORA X-24.
A luglio 2017 ha fondato la Plataforma Foro Internacional de Víctimas por Desapariciones Forzadas Infantiles “Te Estamos Buscando” (“Ti stiamo cercando”) con sede nel Regno Unito e sedi distaccate nei Paesi Baschi, in Navarra, Catalogna, a Valencia, a Madrid e in Andalusia.
Secondo María, come per molti giuristi, il furto di neonati è un crimine contro l’umanità, imprescrittibile, dal momento che si tratta di sparizioni forzate di persone che oggi sono adulte che vivono con una falsa identità.
“Lotto per conoscere la verità sui nostri figli e figlie scomparsi, mi impegno per recuperare parte della storia della mia vita e restituire alla vita il ricordo di mia figlia”, dice.
Anche se non la conosce, a sua figlia ha dato un nome, il suo. Si chiama María, e lei non smette di cercarla.

https://www.tpi.it/2018/06/20/bambini-rubati-spagna/

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2018_06_26 _ Quei bambini “rapiti” in Spagna dal ginecologo cattolico
Spagna: si riapre il caso dei “niños robados“. Il ginecologo Eduardo Vela atteso oggi alla sbarra. In molti attendono giustizia e chiarezza sui rapimenti avvenuti sotto il regime di Francisco Franco
Giuseppe Aloisi – Mar, 26/06/2018 – 13:26

Eduardo Vela è un nome che ai lettori potrebbe non dire niente. In Spagna, però, la vicenda che lo riguarda è piuttosto nota: l’uomo è accusato di aver rapito una bambina nel 1969.
Questo è il motivo per cui dovrà presentarsi alla sbarra. Vela, che oggi ha ottantacinque anni, verrà giudicato dal tribunale di Madrid. Undici gli anni di carcere richiesti dalla Procura. Ma c’è molto di più.
Stando anche a quanto si legge su Dagospia, infatti, Vela, che all’epoca era un ginecologo ultracattolico, è stato riconosciuto come l’organizzatore di una rete dedita al rapimento di bambini. Il tutto sotto la dittatura di Francisco Franco. La storia è quella dei “niños robados”, cioè dei piccoli sottratti all’opposizione repubblicana al fine di ricevere un’educazione più contigua con la dittatura franchista. “Dio, patria e famiglia”, insomma. Pare che il ginecologo fosse coadiuvato nell’operazione da una suora: Maria Gomez Valbuena, che è a sua volta finita alla sbarra qualche anno fa, ma che è poi deceduta all’età di ottantasette anni, dopo essere stata sentita due volte dalla giustizia.
La Spagna riapre così un caso per il quale molti attendono giustizia. “Il meccanismo era sempre lo stesso: madri anestetizzate in sala parto, alle quali veniva sottratto il neonato per darlo a un’altra coppia, disposta anche a pagare una fortuna, spesso convinta che l’adozione fosse legale”, ha dichiarato Ines Madrigal, la donna che è riuscita nell’intento di far arrivare Vela a processo. Si ritiene che i “niños robados” siano stati almeno trentamila. Pare che alle donne, subito dopo il parto, venisse mostrata la foto di un bambino deceduto e riposto in congelatore per convincerle dell’impossibilità di rivedere il piccolo. A quel punto entravano in gioco delle altri nuclei familiari, convinti però di partecipare a una procedura d’adozione in piena regola. “Delle oltre duemila denunce di bambino rubati archiviate – ha scandito sempre la Madrigal – questo è il primo caso che arriva a giudizio, per cui è diventato un poco il processo di tutti”. Un caso simbolico, quindi, che potrebbe rappresentare il primo riscatto di coloro che continuano a chiedere verità per una vicenda emersa sulle cronache ormai trent’anni fa.
Ines Madrigal è una dei “niños robados”. Non ha mai conosciuto la sua madre biologica. La sua lotta, come si legge anche su Il Mattino, è stata supportata anche dai genitori adottivi. “Se non fosse stato per lei – ha sottolineato la Madrigal riferendosi alla madre adottiva – che ha dichiarato all’autorità giudiziaria la verità, che il mio certificato di nascita firmato da Vera era falso, perché lei non poteva avere figli, oggi non saremmo qui”. Vela, che continuerebbe a dichiararsi innocente, dovrà rispondere di una serie di accuse. Appare chiaro che la risoluzione di questo primo caso potrebbe raffigurare lo spartiacque decisivo per chiarire una vicenda aperta giudiziariamente solo nel 2011, anno nel quale suor Maria è stata ascoltata per la prima volta dai magistrati spagnoli. Vela, fino a ora, avrebbe provato a fuggire dal processo eccependo la demenza senile.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/quei-bambini-rapiti-spagna-ginecologo-cattolico-1545252.html

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19 ottobre 2011 – Spagna, inchiesta BBC: migliaia di neonati rubati durante il franchismo
A gestire il “traffico”, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati medici e religiosi
Oltre 300 mila neonati sarebbero stati sottratti ai genitori e venduti in Spagna durante la dittatura franchista fino agli anni Novanta. A far emergere lo scandalo dei “bambini rubati” un’inchiesta della Bbc, partita dalla rivelazione fatta in punto di morte di un “padre”, Jean Luis Moreno, che ha raccontato al “figlio” di averlo comprato da un prete a Saragozza. Una confessione che ha avuto effetti a catena e che ha permesso di far emergere dalle nebbie del passato migliaia e migliaia di casi analoghi.
Stando alle prime ricostruzioni, al centro del traffico preti e medici che lavoravano negli ospedali. Sarebbero stati loro a prelevare i bambini appena nati, dicendo alle famiglie naturali che i figli erano morti, per poi “affidarli” ad altri genitori. Questo è quanto teme le sia successo Manoli Pagador, che ha dato alla luce il suo primogenito nel 1971. «Una suora, che era anche un’infermiera, venne ad informarmi che mio figlio era morto», ma nessuno, stando alla sua testimonianza, le avrebbe mai fatto vedere il corpo. Nessuno parlava allora, ha detto la donna per giustificare il proprio silenzio, «non potevo accusarli perché «eravamo nella Spagna di Franco. Era una dittatura».

Come è accaduto in anni più recenti in Argentina con i figli dei desaparecidos, inizialmente in Spagna i neonati venivano tolti alle famiglie “sgradite” per motivi ideologici, ma col tempo poi iniziò a crearsi un vero e proprio mercato. Dopo mesi di richieste dalla Bbc il governo spagnolo ha concesso all’emittente britannica di parlare con un funzionario del ministero della giustizia, Angel Nunez, che ha ammesso l’esistenza del traffico di bambini ma non ha dato le cifre. «Dal volume delle indagini, suppongo che fossero molti», si è limitato a dire.

Nello scandalo, secondo la Bbc, sarebbe coinvolta la Chiesa, che durante il franchismo rivestiva un ruolo fondamentale nell’erogazione dei servizi negli ospedali e nelle scuole. Nella lista dei sospettati c’è il nome di Eduardo Vela. Nella sua clinica di Madrid, il 70% dei bambini sarebbero nati da “madre sconosciuta”, come riportato dai registri del 1981. Questa dicitura veniva usata per tutelare le ragazze madri, ma, secondo la Bbc, avrebbe offerto anche una copertura al traffico dei bambini.
L’amnistia che ha aiutato la Spagna nella transizione tra la dittatura e la democrazia, non è mai stata abrogata, e quindi i tentativi di denunciare il traffico dei bambini spagnoli come un crimine contro l’umanità sono sempre stati rigettati dai tribunali. «Sono passati 25 anni da quando è morto il dittatore» ha detto Nunez «evidentemente abbiamo ancora dei problemi con il nostro passato».
Il governo spagnolo finora non ha ritenuto di aprire un’inchiesta su questo scandalo, e le persone coinvolte stanno cercando di scoprire la verità da sole, come meglio possono. I primi test del Dna, riferisce la Bbc, sono riusciti a ricongiungere i genitori con i figli loro sottratti, ma la legge sulla protezione dei dati proibisce alle banche del Dna di fare ricerche incrociate o di scambiare informazioni.
http://www.lastampa.it/2011/10/19/vaticaninsider/spagna-inchiesta-bbc-migliaia-di-neonati-rubati-durante-il-franchismo-tI9CAivGNxt7i4pQZCRGPK/pagina.html

In Italia la legge del 2009 ci ha resi custodi dei primi passi legali per offrire i bambini a chi ne possa fare un qualsiasi uso abietto.
Se non esistono chi può tutelarli? Chi può difenderli?

CHE FARE?
Un tempo mi sarei detta ‘lo mando alla mia lista’.
Non me lo dico più.
Nove anni di esperienza fra una indifferente società civile e una politica che riesce a cavare voti dalla cura dell’indifferenza so che non serve a nulla.
Ma è una questione di principio.
Manderò questo pezzo solo ad alcune persone e lo metterò su facebook nella speranza che il sasso nello stagno chissà perché galleggi e si renda visibile.

9 Ottobre 2018Permalink

5 ottobre 2018 – Strappi di civiltà. Irrimediabili?

Correva l’anno 2008 – ricopio dal mio blog

Nel 2008 era in discussione quello che l’anno successivo sarebbe diventato il “pacchetto sicurezza” (legge 94/2009). Era prevista una norma che allora non passò: l’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare chi si presentasse per cure (o vi capitasse dopo un incidente) a un qualsiasi servizio sanitario pubblico senza permesso di soggiorno. Il compianto dr. Luigi Conte, allora Presidente, reagì col comunicato che riporto parzialmente di seguito (come reagì l’ordine dei medici a livello nazionale) e la norma indegna non arrivò nemmeno al dibattito parlamentare..
Fra tanta persistente barbarie fa piacere ricordare un gesto di civiltà che in Friuli Venezia Giulia fu sostenuto dalla Società Italina di Medicina delle Migrazioni.

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE
PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”

“Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.
Ma in particolare giudicava di estrema gravità l’abrogazione della norma che prevede infatti che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
“La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Si creerebbe inoltre una ‘clandestinità sanitaria-, pericolosa per l’individuo e per la collettività.
Ma soprattutto pretenderebbe di costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico.

Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione”.
OMCeO Udine – 20 novembre 2008”                          [fonte 1]

Temevo allora – e i fatti mi danno ragione – che la cultura che aveva ispirato la barbarie nel 2008 continuasse a produrre marciume sottotraccia. E infatti:
5 ottobre – Trento, medico del pronto soccorso non cura un immigrato e lo denuncia: lʼOrdine avvia attività disciplinare
L’Ordine dei medici ha avviato un’attività disciplinare nei confronti di un medico di un pronto soccorso di Trento che si è rifiutato di prestare le cure necessarie a un immigrato con il permesso di soggiorno scaduto e lo ha segnalato ai carabinieri. “Quando si parla di salute – ha commentato il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli – non abbiamo bisogno di tifosi”.
“Bene ha fatto l’Ordine di competenza ad avviare l’attività disciplinare nei confronti del medico – ha aggiunto Anelli – sia per dargli modo di fornire la sua ricostruzione dei fatti, sia per tutelare un principio: i medici devono rispettare, oltre alle leggi, le regole del Codice deontologico, e secondo tali regole deve essere valutato il loro comportamento”.

Prima di arrivare in ospedale l’uomo era già stato rifiutato dal medico di famiglia, sempre a causa del permesso di soggiorno scaduto. Giunto in pronto soccorso, non è stato visitato dal personale di turno ma segnalato alle forze dell’ordine in quanto irregolare sul territorio italiano.

Dalla parte del dottore il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che nei giorni scorsi ha scritto su Facebook: “Solidarietà al medico di Trento che ha segnalato ai carabinieri un immigrato marocchino irregolare. Abbiamo il dovere di garantire cure mediche a tutti, ma non possiamo dimenticare l’esigenza di contrastare l’immigrazione clandestina”. [fonte 2]

Una notizia positiva
5 ottobre Aperta la mostra “Razzismo in cattedra. Il Liceo Petrarca di Trieste e le leggi razziali del 1938”  
Trieste (TS) – È stata inaugurata ieri al Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovani XXIII, 1) la mostra “RAZZISMO IN CATTEDRA. Il Liceo F. Petrarca di Trieste e le leggi razziali del 1938”.

Il progetto della mostra è partito all’interno del Petrarca dalla ricerca dei nomi degli studenti e dei professori ebrei espulsi dal Liceo dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938, con lo scopo di ricostruire, attraverso i riferimenti dei materiali archivistici, il loro percorso di vita dal 1938 al 1945.
Allestita in coorganizzazione con il Comune di Trieste, la mostra è nata nell’ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro del Liceo Petrarca, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di studi umanistici, del Museo della Comunità Ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” e dell’Archivio di Stato.

In mostra documenti originali provenienti proprio dagli archivi del Liceo Petrarca e della Comunità ebraica, dall’Archivio di Stato e da numerosissimi archivi privati; a questi si affianca la proiezione di un video, prodotto dagli studenti, sulla posa delle “pietre d’inciampo” e sulle leggi razziali.
Ad illustrare genesi, contenuti e significato del progetto, nel corso dell’inaugurazione si sono susseguiti gli interventi delle rappresentanti della classe 5I del Petrarca, che ha svolto il lavoro, del professor Michele Sarfatti, già direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, della testimone professoressa Fulvia Levi, del Rabbino Capo della Comunità ebraica di Trieste Rav Alexandre Meloni, del Rettore dell’Università degli Studi di Trieste professor Maurizio Fermeglia, del dirigente tecnico dott. Dino Castiglioni in rappresentanza del Dirigente titolare dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Trieste Giorgio Rossi, della Direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici professoressa Elisabetta Vezzosi, della professoressa Tullia Catalan, docente di Storia contemporanea e Storia dell’Ebraismo presso l’Università degli studi di Trieste, della Dirigente del Liceo Petrarca professoressa Cesira Militello.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 14 ottobre da martedì a sabato con orario 10-13 e 16-19 e domenica con orario 10-19 a ingresso libero.
INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

Pensiamoci
I precedenti di quanto riporta il comunicato dell’Ufficio Stampa del comune di Trieste si trovano nel mio blog

18 settembre 2018: quando una critica “prudente” lascia a piedi una mostra sulle leggi razziali
Sulla mostra “Razzismo in cattedra”, tanto voluta dagli studenti del liceo Petrarca, è restatata per lungo tempo immutata la posizione del Comune che ha censurato il manifesto del progetto culturale. E così la rassegna non è stata inaugurata fino al 4 ottobre. La società civile si è battuta affinché ciò avvenisse. Tuttavia il 18 settembre 2018, ottant’anni dopo l’annuncio delle leggi razziali, Trieste si è dimostrata all’altezza della situazione: attraverso diverse manifestazioni è stato commemorato il tristissimo anniversario. Noi del Piccolo abbiamo avvolto il giornale in una speciale sovracopertina: per NON DIMENTICARE.

[fonte 1] https://diariealtro.it/?p=4831

[fonte 2]
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/trentino-alto-adige/trento-medico-del-pronto-soccorso-non-cura-un-immigrato-e-lo-denuncia-l-ordine-avvia-attivita-disciplinare_3167189-201802a.shtml
[fonte 2]
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/rifiuta-visitare-clandestino-azione-disciplinare-contro-1584318.html
[fonte 2]
https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/politica/18_ottobre_04/venezia-02-03-documentoacorriereveneto-web-veneto-53162baa-c7a0-11e8-a3aa-e07ad8dfcd3b.shtml

[fonte 3] I precedenti nel mio blog
30 settembre La scuola annuncia l’apertura della mostra https://diariealtro.it/?p=6135
15 settembre https://diariealtro.it/?p=6110
18 settembre https://diariealtro.it/?p=6126

[fonte 4]
Annuncio dell’Università
https://www.units.it/news/inaugurazione-della-mostra-razzismo-cattedra-il-liceo-f-petrarca-di-trieste-e-le-leggi-razziali

Cronaca de Il Piccolo
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/10/04/news/inaugurata-la-mostra-sulle-leggi-razziali-e-l-assessore-rossi-chiede-scusa-1.17317519

5 Ottobre 2018Permalink

18 settembre 2018 – LEGGI RAZZIALI, 1938-2018.

LEGGI RAZZIALI, 1938-2018: 80 ANNI FA IL DISCORSO DI MUSSOLINI A TRIESTE   Emanuele Forlivesi                                        (Link in calce)

Mattarella ricorda: «una delle pagine più brutte e tristi della nostra storia». Conte ammonisce: «ricordare per non dimenticare»; ma il caso della mostra contro il razzismo di un Liceo triestino accusata dal sindaco di centrodestra ci riporta a quel passato e fa riflettere.

Trieste – Sono passati 80 anni da quel 18 settembre 1938, quando Benito Mussolini, in una piazza dell’Unità gremita da 150mila persone annunciò la promulgazione delle leggi razziali, una serie di decreti regi e dichiarazioni che miravano a discriminare gli ebrei e limitarne la libertà. Fino alla fine della guerra l’Italia conobbe così una serie di provvedimenti legislativi e amministrativi applicati dal regime fascista contro gli ebrei e in difesa della “razza”. Oggi allora è una vigilia importante, poiché da quel giorno il destino di molti italiani venne segnato per sempre; circa 40mila ebrei italiani, avviata una spirale micidiale di violenza cui seguirono le deportazioni di massa, furono perseguitati. Le Leggi razziali in Italia sarebbero effettivamente entrate in vigore il 17 novembre 1938 a seguito dell’approvazione del Regio Decreto n. 1728, con l’appellativo provvedimenti per la difesa della “Razza italiana”.
A Trieste, questa mattina, si sono tenute le celebrazioni ufficiali, davanti alla targa in ricordo dell’evento di 80 anni fa, sul pavimento di piazza Unità. Erano presenti diverse autorità, tra le quali l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi, lo storico Roberto Spazzali, il vicario generale della Diocesi monsignor Pier Emilio Salvadè e il rabbino capo di Trieste Alexander Meloni. Venerdì 21 settembre invece, si terrà una cerimonia commemorativa organizzata dalla Comunità ebraica di Trieste con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e con il Comune di Trieste, in risposta al discorso tenuto nel medesimo luogo nel 1938 da Mussolini. Una cerimonia di commemorazione si svolgerà anche alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di sterminio in terra italiana, con la lettura dei messaggi inviati dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau alla Shoa, e dalla presidente delle Comunità Ebraiche italiane Noemi Di Segni. In questi appuntamenti per la memoria del passato degli italiani più nero ma ancora negato da molti, l’Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti (Aned) e l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) di Udine ritengono «doveroso chiamare i cittadini a un incontro di riflessione; sui rischi derivanti dal diffondersi in Italia e in Europa di idee e movimenti di ispirazione nazifascista, di fenomeni di violenza legati al razzismo e per riaffermare con forza e convinzione la propria ispirazione ai valori democratici sanciti dalla Costituzione repubblicana e l’opposizione ad ogni forma di fascismo, di violenza e di razzismo». Tutta la stampa nazionale si unisce al ricordo e al valore di questo anniversario: sull’edizione cartacea del quotidiano Il Piccolo di Trieste di questo martedì così significativo campeggia il titolo “No al razzismo 80 anni dopo”, con uno speciale che ricorda l’annuncio delle leggi razziali.

Molte la parole per ricordare di non dimenticare la nostra storia, soprattutto in un clima pericoloso di discordia e miseria tra popoli di una stessa Terra; molte anche le polemiche, in particolare a Trieste: il pomo della discordia sono state la mostra e il manifesto dei ragazzi del liceo Petrarca per ricordare le leggi razziali, co un botta e risposta tra Comune di Trieste e la dirigente scolastica dell’istituto. Oggi più che mai la cronaca nazionale e l’opinione pubblica devono affrontare un dibattito, per riflettere sulle sfide del futuro, insieme a quelle perse nel passato.

Le parole per non dimenticare
A ricordare le leggi razziali è intervenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ieri, durante l’inaugurazione dell’anno scolastico a Portoferraio (Livorno), ha sottolineato che si è trattato di «una delle pagine più brutte e tristi della nostra storia». E ha aggiunto rivolgendosi agli studenti: «Ottanta anni fa la stagione scolastica si apriva con l’espulsione dalla scuola pubblica di tutte le ragazze e i ragazzi, le bambine e i bambini ebrei e con il licenziamento dei professori di origine ebraica». Il Capo dello Stato ha poi citato Liliana Segre, senatrice a vita nominata proprio da Mattarella, che «ha ricordato in questi giorni il suo trauma di bambina esclusa dalla scuola che era e sentiva propria». «Questa è una lezione che non dobbiamo mai dimenticare. La scuola deve unire e non dividere o segregare», ha concluso il Presidente.
Il premier Giuseppe Conte su twitter ha scritto: «una pagina buia per il nostro paese. Mussolini, a Trieste, annunciò l’imminente promulgazione delle leggi razziali. L’inizio di una persecuzione di tantissimi innocenti. A 80 anni dall’accaduto dobbiamo serbare memoria di questa ferita. Ricordare per non dimenticare».
Il segretario regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia Salvatore Spitaleri ha lanciato un grido e un invito con le sue parole: «Non ci si deve stancare di fare memoria, anche quando è sgradevole e ci inchioda come popolo a responsabilità che non abbiamo mai riconosciuto fino in fondo come nostre. Gli 80 anni che ci separano dall’annuncio delle Leggi razziali sono un soffio nel respiro della storia: guai a chi finge di non sapere che il male cova sotto le ceneri».
«Il 18 settembre Trieste diventa la città simbolo di una storia scomoda e rimossa, che abbiamo il dovere morale e politico di guardare in faccia e raccontare tutta senza riserve. Mussolini è stato applaudito mentre annunciava che gli ebrei italiani non sarebbero stati più uguali agli altri cittadini, per forza di legge. Lo Stato si è piegato a un’ideologia perversa, accompagnato dal consenso» ha continuato; concludendo con un messaggio rivolto al PD: «Il Partito democratico si assume in pieno il peso di essere memoria e monito di quell’apice della vergogna che rese l’Italia complice della Shoah, abbraccia tutte le vittime mietute dall’intolleranza variamente colorata, si inchina a una terra di convivenza che è stata costretta a divenire crocevia di sangue e dittature. Lotteremo per difendere pace, diritti e verità».
Su Facebook il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga ha postato: «Sulle leggi razziali, sulla loro infamia, su ciò che hanno prodotto, è già stato detto tutto, eppure non è mai stato detto abbastanza. In questo 80° anniversario del loro annuncio, voglio ricordare quell’indelebile sfregio sul volto del Paese e di una città, Trieste, da quasi mille anni profondamente legata alla comunità ebraica, con le parole senza tempo di “Se questo è un uomo” di Primo Levi».
Infine il commento dell’eurodeputata del Pd Isabella De Monte, che nomina anche la mostra del Liceo Petrarca screditata dal Comune: «Guai a tacere, oggi più che mai, davanti a chi osa imbrattare la storia e davanti ai rigurgiti fascisti. E non ci suggeriscano di parlare a voce bassa, perché davanti alle fascinazioni neofasciste bisogna dire le cose forte e chiaro. Proprio in una città simbolo come Trieste oggi assistiamo alle ronde di Forza Nuova e si annunciano manifestazioni di Casa Pound, per non parlare di amministratori pubblici che si fanno i filmini mentre cacciano i profughi. Una città come Trieste, che purtroppo ha visto e patito tutti gli orrori del Novecento, non si merita questo. Il caso della mostra del liceo Petrarca non sostenuta dal Comune di Trieste, che ha gettato discredito sulla città ancora una volta a livello nazionale è la ciliegina sulla torta. E la cosa incredibile è che, in Comune, più parlano e peggio fanno».

Le leggi razziali e il discorso a Trieste
Il primo decreto legge fu autorizzato il 5 settembre 1938 e ordinò l’esclusione degli ebrei dalle scuole. Il re Vittorio Emanuele lo firmò nella sua villa nella tenuta di San Rossore in Toscana, dopo una colazione e una passeggiata fino al mare. Mussolini non subì la scelta, la preparò, la propose e la sostenne. Le leggi razziali furono una decisione deliberata, sostenuta e accettata da tutti gli apparati dello Stato, fin dai suoi vertici, compreso il capo di Casa Savoia.
Nell’agosto del 1938 era già nata la “Difesa della Razza”, un quindicinale sostenuto economicamente dal fascismo e diretto da uno dei giornalisti più attivi nella polemica antisemita, Telesio Interlandi. È lì che venne pubblicato per la seconda volta in due settimane il Manifesto della razza, firmato da 10 scienziati, due dei quali zoologi; la prima era stata sul Giornale d’Italia. Galeazzo Ciano, genero e ministro di Mussolini, poi scrisse sul suo diario: «Il Duce mi dice che in realtà, il manifesto, l’ha quasi completamente redatto lui».
Poi ecco il discorso a Trieste, il 18 settembre: «Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o peggio, a suggestioni (di Hitler), sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso, come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno».
Poche settimane dopo, il 6 ottobre, il Gran Consiglio del fascismo, approvò la “Dichiarazione sulla razza”. In 5 anni i decreti razziali saranno circa 180. I primi furono più vessatori di quelli in Germania: gli studenti ebrei in Italia furono espulsi dalle scuole prima di quelli in Germania. Nel novembre del ’38, si bandirono i matrimoni misti e si vietò agli ebrei di possedere aziende, terreni e immobili di un certo valore, di essere impiegati nell’amministrazione pubblica, enti, istituti e banche, prestare il servizio militare e svolgere professioni di carattere intellettuale.
L’ultimo caso scoppiato a Trieste

Sarebbe dovuta partire proprio in questi giorni a Trieste la mostra “Razzismo in cattedra”, a 80 anni esatti dal Regio Decreto che varò i provvedimenti contro gli ebrei italiani. Un tributo per ricordare una pagina infame della nostra storia, scritta da Benito Mussolini con l’avallo di re Vittorio Emanuele III. Ma la mostra organizzata dal liceo Petrarca di Trieste in collaborazione con l’Università cittadina, il Museo della Comunità ebraica e l’Archivio di Stato, non avrà luogo, a causa delle polemiche scoppiate tra gli organizzatori e il sindaco Roberto Dipiazza. Motivo dello scontro la locandina dell’evento, un immagine d’epoca che ritrae tre ragazze sorridenti in grembiule scolastico e i libri sotto braccio a cui è sovrapposta la prima pagina de “Il Piccolo” del settembre 1938 con il titolo “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”. Ma Dipiazza non ha apprezzato quel riferimento preciso ed esplicito a una delle leggi più inique del fascismo, dichiarando: «Quando ho visto quel titolo del Piccolo dell’epoca, così estremamente pesante, e quella scritta sul razzismo mi è sembrato esagerato. Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose?». Una frase choc, che ha scatenato polemiche, ma che non è stata messa molto in discussione dall’opinione pubblica e dai discorsi politico-mediatici. Da qui la convocazione della dirigente scolastica del Petrarca e la revoca delle sale comunali che avrebbero dovuto ospitare la mostra, con uno strascico amaro in cui si è inserito anche Enrico Mentana, con un post in risposta alle parole di Dipiazza: «Sì sindaco, oggi più che mai, e quelle sue parole feriscono. Non solo, ma non smetto di guardare quel manifesto, e non capisco con che cuore, con che animo e con che raziocinio lei lo abbia potuto definire esagerato. È storia, purtroppo. La nostra». Una storia che non può essere rimossa e che per la gravità delle sue conseguenze deve anzi esser ricordata e trasmessa alle nuove generazioni, anche con una mostra.

Emanuele Forlivesi
http://ilkim.it/leggi-razziali-1938-2018-80-anni-fa-il-discorso-di-mussolini-a-trieste/

20 Settembre 2018Permalink

20 settembre 2018 – Per tre mesi il taser sarà in prova in dodici città

Mentre il peggio avanza non dimentichiamo i vaccini
Il 13 agosto un medico modenese, Silvia Braccini, indirizza una lettera aperta alla vicepresidente del Senato Paola Taverna. Ricordiamola

Cara Senatrice Paola Taverna,
sono estremamente delusa come italiana, come cittadina e come medico, da quello che ha detto in materia di vaccini… Ha reso questo paese non più libero, ma oppresso dall’ignoranza e dalla cecità. Ogni anno milioni di volontari sanitari rischiano la vita in giro per il mondo per salvare migliaia di piccole vite da malattie che hanno decimato intere popolazioni.
E noi, del mondo ricco e civile, torniamo indietro di mille anni contro ogni ragione.
I nostri bambini non sono bestiame. Sono solo bambini a cui garantiamo un futuro. Perché non proibiamo anche tutte le altre scoperte scientifiche che hanno cambiato la sopravvivenza dell’uomo moderno e che hanno comunque possibili complicanze? Proibiamo tutte le chirurgie. Proibiamo il vaccino anti HPV contro i tumori della cervice uterina. Proibiamo le coronarografie con pci primarie che ogni giorno salvano la vita a centinaia di persone colpite da infarto. Proibiamo la trombolisi primaria per tutti i pazienti colpiti da ictus cerebri. Proibiamo le trasfusioni. Proibiamo gli antibiotici.
Spegniamo la luce, torniamo nel Medioevo.
Ma non chieda poi, a noi medici, di fare miracoli che volete distruggere. Non ci chieda di piangere la morte dei nostri bambini. La piangiamo da oggi. La piangeremo domani. Impotenti davanti ad una “politica” che riduce a voti politici e twittate la scienza.
Mi vergogno onorevole. Mi vergogno profondamente. Mi vergogno di essere rappresentata da lei e chi pensa sia giusto non vaccinare. Mi vergogno di stare in un paese in cui le decisioni sulla sanità e sicurezza pubblica, perché è di questo che si tratta, vengono prese da persone non preparate sulla materia, non adeguate nemmeno lontanamente al parlarne pubblicamente e criticamente. Per fare il mio lavoro, il medico anestesista rianimatore, ci vogliono 6 anni di università, 1 anno di abilitazione statale e 5 anni di scuola di specializzazione. Ci occupiamo di vite. È normale. Doveroso. Importante.
Per fare il suo lavoro Senatrice, basta prendere voti. Parlare sui social. Avere fortuna. Essere nel momento giusto con le persone giuste e al posto giusto. E questo non è giusto. Perché voi per un voto condannate il nostro paese al ritorno delle malattie che avremmo dovuto debellare. Condannate bambini al rischio di non poter crescere. Condannate noi a guardare il vostro irresponsabile scempio con responsabile impotenza.
È un mondo ingiusto il nostro, Senatrice. È un paese ingiusto il nostro. Ma soprattutto è ingiusto che chi come Lei, accompagnata da cattivi consigli ed ignoranza dovuta al suo non essere competente in immunologia e malattie infettive, non sarà costretta a vedere un bambino morire di morbillo.
Lei non lo farà.
Lei e i suoi colleghi politici amanti dei selfie, dei social, dei video mentre siete al lavoro, non li vedrete. E quando sarà il momento darete la colpa qualcun altro.
Dorma bene Senatrice stanotte.
Dorma bene Senatrice sempre.
Lo faccia anche per me. E per tutti i miei colleghi a cui ha tolto il sonno, la speranza, e la serenità.
Vorrei avere la sua ostentata sicurezza.
Vorrei poter credere ancora di poter fare il mio lavoro nel migliore dei modi in questo mio paese che non riconosco più…e di cui mi vergogno.
Dorma bene Senatrice.
E si ricordi sempre che il mio lavoro è un privilegio, e dovrebbe esserlo anche il suo.
Silvia Braccini
Semplicemente un medico

https://www.huffingtonpost.it/2018/08/13/senatrice-taverna-la-vostra-ignoranza-condanna-noi-medici-a-piangere-la-morte-dei-bambini_a_23501106/

20 Settembre 2018Permalink

15 settembre 2018 – L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento (art. 33 Cost.)

Il contesto
Leggo in un recentissimo comunicato dell’Agenzia ANSA       [14 settembre – Fonte 1]
“Sono una persona liberale e di fronte alla locandina, in accordo con il sindaco, ho scelto di muovermi con prudenza e memore di tutta una serie di precedenti” relativi ad altri manifesti di eventi”.
É la spiegazione che l’assessore Giorgio Rossi del Comune di Trieste, assessore alla cultura, sport, giovani, servizi finanziari, ha offerto per spiegare la chiusura della sala del comune che avrebbe dovuto ospitare una mostra organizzata da un liceo cittadino.
Nel merito è intervenuta la dirigente scolastica, Cesira Militello. Ha chiarito che il 31 agosto la referente del progetto era stata convocata dall’assessore comunale alla cultura, e, nel corso dell’incontro (c’è da supporre quindi una comunicazione solo verbale), le era stato chiesto di modificare il manifesto dell’iniziativa.
La stessa dirigente scolastica ha aggiunto: “Ho scritto chiedendo dettagli sulle modifiche, ma non ho ricevuto risposta” quindi “abbiamo rinunciato alla sala”. [Fonte 2]

A scuola si studia. Ma guarda un po’
Il liceo Petrarca – al termine di un lavoro svolto evidentemente anche dagli studenti- aveva organizzato una mostra dal tema “RAZZISMO IN CATTEDRA”
La mostra era stata promossa dal liceo Petrarca in collaborazione con il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università, il Museo della Comunità ebraica di Trieste, l’Archivio di Stato e, ovviamente, il Comune che ne ha preteso la modifica a fronte della coorganizzazione dell’evento e della concessione della sala. Ho copiato l’elenco e mi scuso, senza farmene responsabile, se qualcuno è stato dimenticato ………………………………………………………….. [Fonte 3]  

Io vorrei che questa iniziativa fosse resa nota mantenendo il suo carattere fondamentale di iniziativa nata in una scuola, elaborata da studenti per conoscere meglio la loro storia, la storia della loro città che fu occupata e di fatto  annessa al Territorio del Terzo Reich.
Infatti ll 23 settembre 1943 nacque la Repubblica di Salò cui  vennero sottratte due zone d’operazioni, costituite con ordinanza di Hitler del 10 settembre 1943:
a) la Zona d’Operazioni Prealpi (Operationszone Alpenvorland), con le province di Bolzano, Trento e Belluno) affidata al Gauleiter del Tirolo Franz Hofer in qualità di Commissario supremo e
b) la Zona d’Operazioni Litorale Adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland), che raggruppava le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Lubiana e le isole del Quarnaro. La Zona d’Operazioni Litorale Adriatico era governata dal Gauleiter della Carinzia, l’austriaco Friedrich Rainer, con il titolo di Commissario Supremo.

Il documento, citato come punto di partenza del discorso, è datato 3 settembre 1938, secondo quanto risulta da un articolo de Il Piccolo e dallo stesso comunicato dell’ANSA.
Non conosco la mostra ma quel 3 settembre suona come un avvertimento: due giorni dopo sarebbe stata promulgata la prima norma razzista intesa a cancellare con effetto immediato, la presenza ebraica nelle scuole del Regno. [Fonte 4]
Altro tipo di informazione ebbe la senatrice Liliana Segre che così ne scrive: ““Era stata per me – bambina che non veniva informata di quello che succedeva nella politica, degli annunci e delle tensioni che agitavano da mesi l’Italia – un’estate normale di una normale famiglia italiana, borghese e agiata. Ma quel giorno le facce di mio padre e dei miei nonni non erano normali, erano diverse dal solito.
‘Ti dobbiamo dire una cosa’, ripeté papà. ‘Non potrai tornare a scuola, a ottobre. Sei stata espulsa’”.

Vedremo la mostra?
Mentre spero che qualcuno assicuri ai ragazzi del Petrarca lo spazio per poter rendere noto il loro lavoro provo a scrivere una mia raccomandazione all’assessore che si è lasciato andare a costruire un così rozzo impedimento, garantito dal consenso del Sindaco.
Trattandosi di assessore alla cultura mi posso permettere una citazione latina.
Scrisse Quintiliano: maxima debetur puero reverentia .
Si tratta di una citazione che mi è cara e che ritroviamo in una sentenza, ripetuta in un verso di Giovenale (Satire XIV, 47), in cui si ammoniscono i padri a non dare il cattivo esempio ai proprî figli.
Riapro il vecchio ormai ingiallito dizionario Calonghi, uno dei primi acquisti che feci dopo la mia iscrizione all’università, che riprende la citazione di Quintiliano e fra le varie traduzione indica anche la parola ‘rispetto’.

[Fonte 1]
http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2018/09/14/shoah-manifesto-censurato-salta-mostra-su-leggi-razziali_c0e0f7cf-ac7f-4556-9623-9346a9ef59fe.html
[Fonte 2]
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/09/14/news/manifesto-censurato-a-trieste-salta-la-mostra-sulle-leggi-razziali-del-38-1.17247577?ref=twfpi&twitter_card=20180914094222
https://www.repubblica.it/cronaca/2018/09/14/news/trieste_locandina_censurata_salta_la_mostra_sulle_leggi_razziali-206425210/
https://trieste.diariodelweb.it/trieste/articolo/?nid=20180914-527868
https://ilmanifesto.it/trieste-anima-nera-del-sovranismo-municipale/

[Fonte 3 ]
http://www.triesteprima.it/cronaca/manifesto-censurato-salta-mostra-petrarca-14-settembre-2018.html
[Fonte 4]
5 settembre 1938 – Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 139
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

E ancora poiché il decreto era stato accuratamente preparato
– Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato, su ““Il Giornale d’Italia” il Manifesto degli scienziati razzisti
o Manifesto della razza.
– Il 5 agosto 1938 Fu pubblicato il primo numero della rivista La difesa della razza che uscì, con
cadenza quindicinale, fino al 20 giugno 1943. Ebbe fra i suoi redattori anche Giorgio Almirante
– Il RD del 5 settembre aveva garantito l’inizio dell’anno scolastico senza ebrei , né scolari, né
studenti, né insegnanti in tutte le scuole del Regno e venne integrato pochi mesi dopo dal
– RD-L 15 novembre 1938, n. 1779, Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già
emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana e infine confluì nel Testo Unico delle norme
emanate per la difesa della razza nella scuola italiana
L 5 gennaio 1939, n. 98, Conversione in legge del Regio decreto-legge 15 novembre 1938-XVll, n. 1779
– Il 18 settembre Mussolini stesso da Trieste (piazza Unità) pronunciò un famoso discorso in cui
urlò , secondo il suo stile, l’italianità delle leggi razziali

15 Settembre 2018Permalink